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Perle fra i giorni

marzo 25, 2014

Dunque, niente da segnalare sugli ultimi giorni:

Giovedì cena con le associazioni italiane a Bruxelles.

Venerdì è arrivato Johannes e siamo andati a cena a Le Tournant, che mi ha un po’ deluso.

Sabato colazione veloce, mercato, mega-brunch a Saint-Gilles, km a piedi, tè con Moheb ed altri afghani, aperitivo con concerto, spettacolo circense che non ci ha esaltato, questo qua: http://cirk.be/upfestival/Lento.

Domenica mega brunch a casa, poi caffè, poi Johannes ha preso il treno e io prima son passata da casa mia vecchia e poi son rientrata a casa mia nuova per preparare le linguine zucchine e stracchino e guardare “Inside Llewyn Davis” sul divano con Orso.

Ieri shopping al supermercato (Orso era in ritardo e nei dintorni non c’erano negozi aperti, solo un Carrefour!), veloce cena indiana e poi altro spettacolo della biennale di circo, molto bello: http://cirk.be/upfestival/Extension.

Ecco.

In questi giorni abbastanza normali ci sono però state due perle.

La prima perla è stato l’incontro, Giovedì scorso, con Alberto Israel, un distinto signore classe 1927 originario di Rodi che parla nove lingue e che ha scritto un libro in cui racconta la sua vita, vita che è passata dalla Polonia, per la precisione da Auschwitz. Non so voi, ma io non avevo mai incontrato nessuno che avesse preso domicilio ad Auschwitz, ne fosse uscito vivo e avesse voglia di raccontarlo. Alberto invece quasi non parla d’altro. E lo fa con naturalezza, come se fosse parte della vita, e certo che lo è, ma quanto è difficile rendersene conto? E proprio per questo, proprio perché ci si renda conto che è successo tutto davvero e non se ne perda la memoria, Alberto parla nelle scuole, parla ai ragazzi qua in Belgio, a quelli già grandicelli, quelli che riescono a seguirlo in un viaggio che per loro è talmente lontano nel tempo da sembrare un miraggio. Alberto parla alle nuove generazioni perché l’oblio non lasci spazio a un nuovo orrore. “Sapete qual è la cosa più importante che ho imparato? Vivere in una democrazia è importante!”, ci ha detto. E a qualcuno che gli ha chiesto se conoscesse Elie Wiesel ha risposto, con naturalezza, “Eccerto che lo conosco, eravamo morti insieme!”.
E’ stata una serata di un’intensità difficile da descrivere. Il suo libro ce l’ho sul comodino, ancora non ho avuto il coraggio di leggerlo, lo farò.

La seconda perla, completamente su un altro piano ma pur sempre una perla, è stato lo spettacolo circense che abbiamo visto ieri sera. Uno spettacolo comico e acrobatico buffo, sorprendente, irriverente. In breve si basava sulla storia di tre ragazzi in un cantiere, due bulletti che si fanno beffe di un disabile finché quest’ultimo non si impadronisce di una ruspa che utilizza per sollevarli e lanciarli nell’aria. Acrobazie a go-go e show completamente politically incorrect, col povero disabile che deve raggiungere la sedia a rotelle di cui è stato privato strisciando e che viene poi infilato in un secchio dai due teppisti e va avanti muovendosi solo con le braccia.
E poi lo show è finito e il pubblico applaudiva e i teppistelli facevano inchini e la vittima non si alzava dalla ruspa, ed è stato a quel punto che mi sono resa conto che non era lo spettacolo ad essere incorrect, era la realtà.
Sono loro e sono in tour, se per caso passano dalla vostra città ve li raccomando: http://www.inextremiste.com/

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2 commenti leave one →
  1. marzo 25, 2014 10:25 pm

    Avere una settimana meravigliosa! Cheers!

  2. marzo 26, 2014 10:52 am

    ehm, scusa? non vuol dire niente in italiano…

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