Skip to content

Il gelido vento del Nord (3)

novembre 19, 2012

Il terzo giorno si è alzato il vento. Che non si è placato in fretta, ma è andato avanti per giorni e giorni.

E così, ai -5° si è aggiunto questo vento terribile. Ci siamo coperti tantissimo, ma non bastava. Il nevischio ci schiaffeggiava, la sabbia ci frustava, il sale ci seccava la pelle.

E nonostante ciò.

E nonostante ciò, è stato il giorno più fantastico sulla penisola.

Coraggiosi, ci siamo messi 7 maglie – 3 sciarpe – 3 cappelli – i guantoni – gli stivali, e ci siamo avventurati fuori presto, che stava albeggiando.

Abbiamo iniziato col villaggetto vicino, in cui avrebbe dovuto esserci una sorgente naturale di acqua calda. Dico avrebbe perché, avete presente la favola dei vestiti nuovi dell’imperatore, che nessuno poteva vedere perché non esistevano? Ecco, abbiamo passato un’ora a girare, alla fine abbiamo chiesto informazioni (a scuola, perché in giro non c’era un’anima) e ci siamo trovati con l’unica insegnante e l’unico scolaro che ci dicevano “E’ là, proprio là, la vedete?”, e noi “Uh..?”. Insomma, non l’abbiamo trovata!
Abbiamo fatto qualche foto ai giochi di sole sui cavalli al risveglio e abbiamo proseguito.

La tappa successiva è stata la caverna nel ghiacciaio. Il ghiacciaio è lo Snæfellsjökull, quello da cui inizia il viaggio al centro della terra di Jules Verne. Nella caverna abbiamo molto cantato, ma poco fotografato perché non si vedeva una mazza. Ad avere una torcia ci saremmo potuti addentrare di più, ma non ce l’avevamo…

Dopo il freddo del ghiacciaio c’era un gran bisogno di scaldarsi, e quindi, cioccolata calda nella stessa caffetteria del giorno precedente e poi via, di nuovo in marcia!

Nuovo giro, nuove avventure. Bram mi ha portato a vedere la balena morta. La balena morta non era niente di che, ma la cosa carina era che per trovarla bisognava veramente seguire un cartello di legno, dipinto a mano, su cui era scritto “DEAD WHALE →”!

Abbiamo proseguito con l’idea di raggiungere il faro e a un certo punto ci siamo ritrovati a costeggiare una spiaggia di lava nera che era a un livello più basso rispetto a quello della strada. Con mio orrore (faceva freddooooo) Bram si è voluto fermare. E si è rivelata l’idea migliore della vacanza.

La spiaggia era in basso, quindi dietro non c’era la strada, ma c’erano delle grotte di basalto. Dunque la spiaggia era in una sorta di conca, aperta da un lato verso l’oceano. Il mare aveva bagnato la sabbia e poi si era ritirato lasciandola bagnata, e il cielo vi si rifletteva creando dei giochi di luce magnifici. C’eravamo solo noi. Non so quanto tempo siamo rimasti su quella spiaggia nonostante il freddo e il vento, tanto, era bellissima…

Bello, eh?

Dalla spiaggia ci siamo staccati a malincuore, e abbiamo proseguito in direzione di un piccolo faro arancione appollaiato in cima a un colle (Bram ha bestemmiato non poco per arrivarci). E l’abbiamo trovato. Il faro era proprio nel mezzo del nulla. Intorno, una distesa infinita di campi giallo dorato. Per scaldarci, per il gusto di correre, per la gioia di essere vivi ed essere lì, abbiamo corso a perdifiato per tutto il campo, fino al punto in cui si affacciava sul mare. Siamo tornati indietro piano piano, per mano, nel giallo, nel niente.

E mentre cammminavamo in silenzio, il cellulare di Bram si è messo a squillare.

Bram come suoneria ha una canzone che amiamo molto. Sentirla suonare in quel momento, in quel contesto, è stato così surreale che io e lui ci siamo guardati, perplessi, attoniti, e poi tutti e due, d’istinto nello stesso momento e senza consultarci, in mezzo a qual campo dorato, ci siamo messi a ballare!

Abbiamo ballato e cantato finché lo sfortunato chiamante ha deciso di lasciar perdere e ha attaccato, e la musica si è bruscamente interrotta. Delusi, ci siamo guardati, abbiamo guardato il telefono, e poi in coro, abbiamo implorato “Chiama ancora, chiama ancora!”!

Dal faro ci siamo spostati verso la costa Nord, quella più abitata e meno interessante. Abbiamo dato un’occhiata al paesino di Ólafvsík, abbiamo mangiato qualcosa a Grundarfjördur, siamo andati a trovare il pescatore a Bjarnarhöfn (Bram mi ha costretto ad assaggiare lo squalo secco, è disgustoso), abbiamo raggiunto l’estrema punta di Stykkishólmur, la capitale della regione, villaggetto di pescatori che sembrava molto grazioso ma che non abbiamo visitato perché era già buio e perché c’era veramente troppo vento.

Un motivo in più per ritornarci!

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: