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Rieccomi

agosto 16, 2013

Ma com’è che tutti vanno in vacanza ad Agosto? Fa un caldo boia e tutto costa di più!
E anche: ma com’è che su Facebook è un fiorire di foto di sole e mare? E’ per far rodere chi è rimasto a casa? Verrebbe da pensare che chi è in ferie non se le stia godendo poi così tanto se passa il tempo su Facebook pure in vacanza…

Comunque, io le ferie le ho fatte, per quest’anno sono più o meno finite e sono contenta così. Ho fatto una scorpacciata di sole, caldo e mare che dovrebbe assicurarmi la sopravvivenza nel freddo Nord Europa per i mesi a venire. E non ho messo neanche una foto su Facebook ;-)

Prima c’è stata la Sicilia, con Bram. Da Palermo a Mazara passando per Monreale, la Riserva dello Zingaro, Custonaci, Erice, Marsala, le Saline di Trapani, Trapani. E poi Pantelleria, Marettimo, Favignana, Ustica. E di nuovo Palermo.

Ci siamo stupiti nello scoprire l’anima popolare di Palermo, presente ovunque, e nel sentire il dialetto, così vivo, parlato da tutti. Abbiamo visto i monumenti principali e abbiamo passato tanto tempo ai mercati. Ci siamo riempiti gli occhi di bellezza e la bocca di sapori. Abbiamo partecipato a u festinu, e per l’occasione Bram si è fatto tagliare i capelli da un barbiere nel mezzo del mercato di Ballarò. Guidati dai fantastici proprietari del nostro b&b (questo qua, che raccomando abbestia) siamo finiti a mangiare (bene) fra il rosa e il nero. Abbiamo sentito la gente parlare della mafia come se fosse una cosa normale e presente nel quotidiano, e anche questo ci ha stupito purtroppo.

A Monreale abbiamo guardato gli affreschi, ma poi siamo dovuti correre a Scopello perché dovevamo assolutamente assaggiare il pane cunzato, e ne è valsa la pena.

Ci siamo fatti tutta la Riserva dello Zingaro sotto il sole a picco e siamo arrivati a Cala Torre dell’Uzzo verso le 17, quando l’acqua turchese e i ciottoli bianchi scintillavano solo per noi e il gioco di luci la faceva sembrare una spiaggia caraibica. Un incanto. La spiaggia più bella che io abbia mai visto.

Abbiamo passeggiato all’interno delle grotte Mangiapane e poi via, di corsa a perderci fra i vicoletti di Erice, che mi ha ricordato la mia Toscana. Un cannolo buonissimo (io credevo che i cannoli non mi piacessero!) ci ha riportato con i piedi per terra, un aperitivo su una terrazza al tramonto ci ha inchiodato lì…

E poi Marsala. Abbiamo camminato, siamo andati in giro a regalare cocomero (ne avevamo comprato troppo) e poi siamo saliti sulle colline, e che sorpresa! Così verdi, e le fattorie, e una ricottina di pecora appena fatta che abbiamo fatto fuori sul momento, con il cucchiaino. E chi se l’aspettava tanto verde nel mezzo della Sicilia? Dobbiamo ringraziare Celsa, decisamente.

Mazara. Il quartiere arabo, delizioso. La statua del Satiro Danzante, e la sua storia. Un forno minuscolo con dentro un vecchietto che fa una pizza buonissima. E la panchina su cui non riuscivamo a stare da soli perché ogni poco arrivava un anziano a chiacchierare. Un po’ bello e un poco triste.

E poi la magia delle Saline, il giro in barca intorno a Mozia e il barcarolo che ci racconta tutta la storia, mettendoci del suo forse ma la sua storia era molto più bella di quella riportata dalla guida!

E i profumi e i colori di Pantelleria. E il caldo, e l’ancora che si incaglia e Bram che deve tuffarsi per ripescarla. E gli aperitivi sotto il mandorlo, e la signora Maria, pantesca nell’animo, così innamorata della sua isola da portarci a vedere lo Specchio di Venere alle 2 del mattino perché assolutamente non possiamo perdercelo! A Pantelleria torneremo, mi sa. Fuori stagione, però. Nel frattempo ci consoliamo con i capperi, e con la bruschetta pantesca.

Una serata a Trapani. La gentilezza di Giuseppe e il fascino della città. Un aperitivo perfetto seguito da una cena perfetta, buon cibo, buon vino e ospitalità di altri tempi, digestivo offerto con calma nonostante fossimo rimasti gli ultimi e storia del locale in omaggio… favoloso. E buoni consigli, la passeggiata notturna sulle mura non la dimenticheremo.

Di nuovo in barca ed eccoci a Marettimo. Marettimo che ci ha sopreso con le sue casette bianche e azzurre, come in Grecia. Marettimo con le sue due anime, marina e montana. La cordialità della signora Franca. Arrivare in spiaggia, puntare l’unico angolino all’ombra e dirigersi a braccia aperte verso gli occupanti sperando che se ci mostriamo amichevoli ci facciano spazio (ha funzionato).
E la sera, in montagna con Nino e i suoi asinelli! La quiete e la bellezza dei monti. Gli asini che se ti fermi vicino a una staccionata iniziano immediatamente a sgranocchiare il legno, imperturbabili. La mulattiera a dorso d’asino, stretta stretta, in alto in alto, e un po’ di vertigine. Chiudere gli occhi pensando che forse così andrà meglio, scoprire che va peggio, riaprirli di scatto ed essere abbagliati dal mare blu, che luccica lontano lontano. Aggrapparsi alla certezza che l’asino non vuole cadere e che quindi non cadrai neanche te. E poi Nino che ti dice che bisogna tornare a Maggio, allora sì che fa fresco e si possono fare dei bei trekking!
E il giorno dopo, dalla montagna al mare, in barca con Marco, che da capitano di nave ha viaggiato il mondo e che ti dice che no, non si può tornare a Maggio, siamo mica matti, a Maggio l’acqua è fredda!

Favignana. Brulla e turistica, ma le spiagge sono favolose, e i gamberi rossi pure. E la piccola enoteca col signore che ci ha fatto da appassionata guida nel regno dei vini siciliani. Il valore aggiunto di questa vacanza sono state le persone, decisamente.

Ustica. L’ospitalità della famiglia Tranchina. Il delizioso villaggio, le fantastiche spiagge e la camminata in montagna, col terrore dei falchi che volavano un po’ troppo bassi per i miei gusti, che stessero venendo a prendermi? E il gelo di melone, e i vini dell’isola, e Pippo che fa da taxi per tutti! E Bram che per una volta anziché meduse fotografa stelle marine, grandi, sempre in due. Anche a Ustica mi piacerebbe tornare, mi sa.

Una valigia rosa a pois (davvero) e via all’aeroporto, con i kg che sono troppi e allora bisogna fare un gioco di prestigio, ma ci riusciamo, e tutto il mio pesto di pistacchio adesso è qua, evviva.

Giusto il tempo di sfare e rifare la valigia e via di nuovo! Destinazione Balcani stavolta, con miei amici Valentina e Stefano, e senza Bram.

La Slovenia l’abbiamo solo attraversata, senza fermarci. Belle montagne e l’autogrill migliore della storia.

La Croazia interna, Zagabria. Il mio primo couchsurfing, ed è stato perfetto. E quella che è stata a furor di popolo eletta la cena più buona di tutta la vacanza… il gulash di polpo, mamma mia…

E poi Bosnia, bella e selvaggia, con i segni della guerra ancora forti, e Sarajevo con i parchi trasformati in cimiteri. Ti chiedi veramente cosa ci sia di sbagliato nella razza umana. E Sarajevo comunque ti incanta, e dovevamo starci due giorni e ci siamo stati tre, perdendoci fra campanili e minareti, assistendo alle celebrazioni per la fine del Ramadan e mangiando in un minuscolo ristorantino con un signore che fa tutto sui suoi due fornelli, il locale si chiama “To be or not to be” ma durante la guerra il not era stato cancellato perché al not non ci si voleva pensare. Sarajevo, così colpita e così viva. L’orrore di Srebrenica. E il resto della Bosnia: Banja Luka, Goražde, Višegrad (con i suoi 47 gradi), e le gole più profonde che avessi mai visto, con lontana lontana la gente sul fiume che fa il bagno e la grigliata.

E poi la Serbia. Scappati dalla turistica Zlatibor, siamo saliti su un altopiano e ci siamo ritrovati in un altro mondo. La montagna saliva piano piano e intorno solo campi, con l’erba dorata dalla luce del tramonto. Due ubriaconi con una bottiglia di grappa. Un contadino sdentato fra due covoni che ci ha indicato la via, e probabilmente ci ha anche detto “Ma che c***o ci andate a fare a Gostilje?”, e in effetti non c’era niente di niente. Una pastora che ci ha rivolto uno stupefatto sorriso sdentato, fra le pecore. E infine un villaggio vero, Sirogojno. Una stanza per tre con doccia e bagno per niente. Un solo ristorante, menù incomprensibile, fate voi, ed ecco per magia del pane caldo, prosciutto locale, formaggi, insalate, e un arrosto che per capire di che animale fosse abbiamo dovuto giocare a Pictionary. E la notte, tutte le stelle del mondo. E la mattina, sempre grazie alle incomprensioni linguistiche, siamo finiti in un kebab per colazione!
E poi Guča, e ci credereste? Quello che era lo scopo del viaggio si è rivelato una delusione, ma tutto ciò che non lo era è stato una fantastica scoperta.

E quindi, via in Montenegro, e anche qua, montagne, e chi se lo aspettava il canyon? E i pochi abitanti che vedendo la targa sorridevano e ci urlavano “Buongiorno!”, in italiano. E poi giù al mare, alla baia di Kotor, molto molto carina anche se trovarsi fra luci e rumori dopo il silenzio e la quiete della campagna e delle montagne è stato surreale.

E di nuovo Croazia, Dubronvik (Ragusa) all’alba e poi Split (Spalato), troppo, troppo turistiche.

E la notte in traghetto, Ancona, e poi Lucca, casa.

E badate, non è finita qua. Perché anche il weekend a Lucca merita di essere raccontato.
Sabato pomeriggio a casa, tante chiacchiere col mio babbo e con Roberto e Ilaria, e Sofia che non mi ha riconosciuto.
Sabato sera cena con Silvia e Ilaria, le mie amiche storiche, chiacchiere e poi in Pizzorna a non veder le stelle, serata tranquilla ma io non ho bisogno d’altro. Forse ci sarebbe stata un’ultima bevuta ma dopo la nottata in traghetto stavo crollando…
Domenica mare con mamma e Ale, Castiglioncello, venticello fresco e Estate. Chiacchiere. La focaccia dopo il bagno. Il mare al mattino e poi per pranzo a casa a mangiare gli spaghetti al pomodoro fresco, ma da quanti anni non lo facevo, io che al mare di solito solo dopo le 16? E la sera festival di arti di strada a Rosignano, bello bello bello.

E finalmente sono rientrata. Bruxelles, con i suoi 18 gradi e il sole e soprattutto Bram, che lontani così a lungo non ci eravamo mai stati, e che in mia assenza ha aperto tutti gli scatoloni e mi ha fatto trovare un cesto di frutta tropicale!
E non abbiamo bisogno di tanto, e quindi Martedì sera una pasta fredda a casa e un film, “Les folles aventures de Simon Konianski”. E Mercoledì aperitivo e pizza e un altro film, “Il Gattopardo”, mi sono addormentata a metà e sognavo, e quando Bram mi ha svegliato gli ho detto “Se ti chiedono se lo vuoi tagliato devi dire di no”, stavo sognando di essere un pane! E ieri, che era festa, brunch, e poi lui a camminare nella foresta e stavolta io a aprire scatoloni, e ho cucinato pure, e la sera sono venuti a cena Alex e Wim ed ecco con cosa abbiamo inaugurato la terrazza:

  • salamini di cinghiale e pecorino al tartufo
  • salvia fritta
  • tortine con pomodorini e cipolla rossa caramellata
  • pasta alla Norma

e li ho mandati via con dei muffin al cioccolato e banana per stamattina a colazione.

E non finisce, eh? Che oggi sono al lavoro, ma stasera dopo il lavoro si parte per Edimburgo, noi.

E’ una bella Estate :-)

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2 commenti leave one →
  1. agosto 21, 2013 1:29 pm

    Mi viene quasi da piangere dall’invidia. In ferie vado le prime due di settembre (ma sto a casa, ci concediamo solo 2 giorni a Mirabilandia col Nano) e se agosto non finisce penso che diventerò una serial killer!

  2. agosto 21, 2013 1:36 pm

    oddio mi dispiace! però pensa che vivo in belgio dove il tempo fa perennemente schifo, è per quello che ho concentrato tutte le vacanze in estate, per poter sopravvivere al tempo che c’è qua tutto l’anno… tipo che adesso tutte le mie amichette in toscana staranno programmando aperitivi e sagre e serate all’aperto mentre io sono qua con la sciarpa… e poi tu abiti in toscana, sai quante cose belle potete fare semplicemente spostandovi in macchina la sera o nel weekend? ho portato bram in toscana un bel po’ di volte e ancora sono lontanissima dall’avergliela fatta vedere tutta!

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