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Una Domenica diversa

febbraio 13, 2014

Ed ecco l’e-mail che ho mandato a Elisa e Jessica:

Ciao care,

Grazie ancora per la bella serata di Venerdì!

Volevo dirvi che ieri ho inaugurato la vostra teiera e vorrei raccontarvi come.

Dunque, sapete no la storia degli Afghani che erano in Belgio da vari anni come rifugiati, con lavoro e tutto, e a cui di recente il Belgio ha revocato lo status di rifugiati con la conseguenza che si sono trovati da un giorno all’altro per strada senza documenti (e senza lavoro, i bambini senza scuola, ecc.)?

Ecco, qualche mese fa il prete della chiesa del Béguinage, vicno casa mia, ha loro aperto le porte della chiesa, e da allora vivono lì nella speranza che la situazione si sblocchi e che non li rimandino in Afghanistan. Sono in tanti e non hanno praticamente niente, quindi chi può si è attivato per aiutarli in vari modi, dal portare vestiti (e come vestiti adesso sono a posto) o cibo al manifestare per loro (non con loro perché se solo ci provano il governo belga li lancia immediatamente sull’aereo) al dare loro la possibilità di farsi una doccia.

Dopo essermi informata su cosa servisse io ci ero passata Sabato e avevo portato loro un po’ di spesa molto basica: carta igienica (!), frutta, pane, latte. Parlando con Moheb, un ragazzo di 23 (23!!!) anni che parla inglese, siamo finiti a parlare del problema lavarsi, e allora ho detto che volendo qualcuno poteva venire a fare la doccia da me.

Quindi ieri Moheb è venuto, insieme a un tizio sulla quarantina che parlava solo afghano e a un tizio più anziano che parlava… olandese :-(

Abbiamo preso un tè (con la teiera nuova!), si sono fatti la doccia, poi abbiamo mangiato un piatto di pasta, poi abbiamo fatto un dolce (essendo io una pippa dal punto di vista politico non riesco più di tanto ad aiutarli in quel senso, so fare i dolci però) e insomma siamo stati lì 3 orette buone a smangiucchiare e chiacchierare. Poi io sono rimasta nella mia casa al calduccio e loro sono tornati nella loro chiesa senza riscaldamento. Che magone…

Mi è preso un po’ male a parlarci. Moheb mi taccontava che lui avrebbe voluto studiare ingegneria ma in Afghanistan non era possibile, allora ha studiato inglese ed è venuto in Belgio, ha imparato anche l’olandese e ha trovato lavoro in un ristorante. Ma adesso gli hanno tolto i documenti e quindi non può più lavorare e passa le giornate a girarsi i pollici. C’è da impazzire credo! Gli ho offerto dei libri di inglese per passare il tempo ma mi ha detto che in chiesa non legge perché a star fermo ha troppo freddo. La cosa che mi è sembrata la peggiore di tutte è stata non il freddo o la povertà ma il vuoto, vuoto nel senso di mancanza di prospettive, di un futuro.

Quello di mezzo, sulla quarantina, parlava solo afghano, e mi ha fatto chiedere da Moheb se non conoscessi nessuno che dà lavoro in nero. E anche questo mi ha sconvolto, io che la mattina mi alzo e penso “Che palle devo andare a lavorare”.

Quello più anziano l’ha rimproverato, gli ha detto che non sono domande da farsi. E poi mi ha raccontato, un po’ in olandese e un po’ con Moheb che traduceva, che prima è stato 3 anni in Grecia dove puliva le strade e che poi si è spostato in Belgio perché il Belgio riconosceva lo status di rifugiato e la Grecia no, ma che adesso non sa cosa fare e non ha neanche più voglia di studiare le lingue perché tanto sa che lo rimanderanno in Afghanistan.

Mi son sentita così triste e impotente, sono un po’ i discorsi che si facevano Venerdì, è così assurdo che abbiamo vite tanto diverse e non perché loro hanno fatto qualcosa di male ma solo perché io sono nata in Italia e loro in Afghanistan!

Bon, scusate se vi ho ammorbato, avevo un po’ bisogno di condividere. Jessica ho la guida di Ginevra, fammi sapere quando te la posso portare!

Buona settimana!

Fra’

2 commenti leave one →
  1. sally permalink
    febbraio 14, 2014 9:44 am

    …quanto siamo fortunate e quanto poco ce ne rendiamo conto ….
    un bacio zietta a distanza :)

  2. robi permalink
    febbraio 14, 2014 12:55 pm

    mi fai bestemmiare…Robi

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