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Le avventure di un Orso e una Piccolina a Cipro

maggio 20, 2014

Inizio a scrivere di Cipro, piano piano, poco alla volta.

Dunque, sono partita Mercoledì 23 Aprile, la mattina presto presto. Partenza un po’ rock & roll visto che:
avevo prenotato il taxi per le 4:30 del mattino
alle 4:20, mentre ancora mi stavo lavando i denti, il taxista mi ha fatto uno squillino (che in linguaggio taxi belga significa “scendi”)
alle 4:25 sono scesa di corsa (con ancora la schiuma del dentifricio in bocca)
il taxi non c’era
normalmente l’avrei aspettato in strada
ma
giusto giusto davanti alla porta di casa mia c’era un briao che vomitava.

Sono quindi rientrata pensando “E mo’ che faccio?” e proprio mentre stavo telefonando a Orso svegliandolo e chiedendogli di scendere ad aspettare con me sono arrivati sia la fidanzata del briao che il taxi.
Io ho detto a Orso “Niente, non importa”
Orso ha risposto “Zzzzzzzzzzzzzzzzzz”
Il tassista ha chiesto alla fidanzata del briao “Tutto bene?”
La fidanzata ha risposto “Sì, sì. Dove va?”
Il tassista ha risposto “All’aeroporto”
Io sono uscita e ho chiesto al briao “Tutto bene?”
Il briao a questo punto ha avuto un moto d’orgoglio e si è tirato su, ha sollevato l’indice e agitandolo a mo’ di ammonimento ha proclamato: “Noi non andiamo all’aeroporto!”.

Quindi all’aeroporto ci sono andata da sola col tassista. Niente braio.

Fra una cosa e l’altra sono arrivata all’hotel verso le 17. E’ un viaggio lungo un bel po’! L’hotel in cui alloggiavo, che poi era anche quello in cui si teneva il meeting, era questo:
http://www.fourseasons.com.cy/

L’hotel più lussuoso in cui io sia mai stata in vita mia. Va da se’ che viaggiando da me non l’avrei mai scelto, ma questo era un viaggio di lavoro (leggi non pagavo io). In ordine acquatico: vasca con idromassaggio in camera, svariate piscine coperte e non, spiaggia privata… Ovvio che essendo lì per lavoro io tutte queste cose me le sono godute molto poco, però un pochino sì. La cosa che più mi ha impressionato? Il cibo! Era fantastico!!!

Ora, però. Lì mi hanno messo e lì sono stata, e mentirei se dicessi di non essermi goduta il lusso. Ma dirò anche che quando a fine meeting Orso mi ha raggiunto con la macchina abbiamo mollato l’albergo e siamo scappati ad esplorare l’isola, che fra l’altro è bella grossotta. Ma c’era gente che era lì in vacanza! Che si faceva una settimana a Cipro senza mai uscire dall’albergo e senza vedere assolutamente niente dell’isola! Ecco, io questo proprio non lo capisco.

Giovedì 24 è stata giornata di meeting, quindi poco da segnalare. Per cena ci hanno portato nella zona vecchia di Limassol, proprio accanto al castello (che con mia grande delusione non abbiamo visitato). Abbiamo mangiato cibo abbastanza pessimo e abbiamo assistito allo spettacolo acrobatico più kitsch della storia. Il giorno dopo mi sono trovata in ascensore con un professore tedesco e quando qualcuno gli ha chiesto “Allora, egregio professore, ha apprezzato lo spettacolo?” lui ha risposto “Sì, sì, così tanto che sono scappato”! Insomma si stava meglio al Four Seasons ;-) Sicuramente si mangiava meglio!

Venerdì 25 ancora meeting, era il giorno della mia presentazione che è andata bene. Finito il meeting ho fatto un tuffo in piscina e nel tardo pomeriggio Orso è arrivato! Siamo stati un po’ in piscina a rilassarci, poi ci siamo fatti una doccia e siamo usciti a cena con la mia collega Dagmara e suo marito Demmy. Il resto del gruppo andava a cena in un resort e la serata prevedeva danze tradizionali cipriote, grazie ma no! Cena tradizionale (meze), gli involtini di foglie di vite più buoni della vacanza li ho mangiati lì!

Rientrati in albergo abbiamo trovato sul comodino l’ennesimo regalino da parte del Four Seasons. Il primo giorno si era trattato di due mele e un’arancia, il secondo giorno si erano aggiunti dei cioccolatini, il terzo, con gioia e delizia di Orso, un barattolo di miele. Fossimo stati un altro giorno ci avrebbero donato un cinghiale arrosto?

Sabato 26 Aprile

Partenza! Il meeting è finito e la vacanza è iniziata. On the road!

On the road molto ben forniti fra l’altro, grazie a Orso che è tanto dolce ma quando si incazza aiuto. Aveva prenotato la macchina lui, e aveva prenotato un’Opel Corsa con al massimo 3 anni. Gli hanno consegnato una macchinina minuscola e piena di graffi con 10 anni di servizio. Io me ne sarei andata mugugnando ma non avrei detto nulla, Orso invece si è arrabbiato, si è fatto dare il nome dell’impiegato e ha detto che avrebbe parlato col suo manager, e mentre si stava incastrando a fatica nella mini-macchinina una vettura migliore è magicamente comparsa! Molto migliore: una Suzuki Jimny! E cioè una jeep! E cioè 4 ruote motrici, con cui siamo riusciti ad andare ovunque ovunque ovunque! Viva Orso!

Il primo giorno l’abbiamo presa abbastanza con calma. Abbiamo visitato la parte vecchia di Limassol ed il castello, un po’ deludenti. Poi… ecco… allora, in pratica la guida diceva che poco fuori dal centro c’era un parco bellissimo, con piante tropicali e fontane e animali. E io ci volevo andare. Quindi ci siamo andati. Solo che invece il parco faceva caa’. Epperò venendo via io ho intravisto dei fenicotteri. E quindi ci siamo tornati e abbiamo pagato il biglietto per entrare nella parte con i fenicotteri per poi renderci conto che era né più né meno che uno ZOO! Ora, io sono contrarissima al concetto di zoo, mi fa una gran pena vedere tutti quei poveri animali in gabbia. E io ho pagato il biglietto per visitare uno zoo! Shame on me.

Dopo lo zoo siamo scesi lungo la penisola che sta a Sud-Ovest di Limassol (Akrotiri peninsula). Selvaggia e bellissima. Abbiamo costeggiato la spiaggia di Lady’s Mile e siamo arrivati fino in fondo (Jimny ha trovato pane per i suoi denti!), fino al monastero di Agios Nikolaos ton Gaton. E cioè San Nicola dei Gatti, e ci hanno fatto da guida dei gatti pulciosi indeed! C’è anche un lago salato nella penisola, e noi l’abbiamo costeggiato al tramonto e abbiamo visto quelli che sembravano dei fenicotteri, in libertà stavolta. Ma se li chiamassi col nome inglese? Flamingo suona troppo più poetico di fenicottero! Quindi, abbiamo visto dei forse flamingos :-)

A dormire siamo andati a Pissouri. Per la precisione qui:
http://www.thebunchofgrapesinn.com/

Ovviamente ci si è scaricato il navigatore proprio mentre stavamo cercando il B&B! Alla fine però l’abbiamo trovato, ed era troppo carino. Sotto a un pergolato di viti il ristorante dove veniva anche servita la colazione (all’aperto ovviamente), in alto le camere (e una doccia favolosa!). Gestito da una famiglia gentilissima che ci ha fatto sentire a casa. Pagato poco perché bassa stagione, prenotata inizialmente una notte e poi deciso di prolungare. Oddio mi manca!!

A cena siamo rimasti lì. Eravamo molto indecisi fra un meze, e cioè tantissimi assaggini di cose diverse, e alcuni piatti che ci ispiravano. Alla fine abbiamo scoperto che il meze li comprendeva e quindi meze è stato. Ed era buonissimo!

Anche la bottiglia di vino che ci siamo scolati era buonissima. Così buona che dopo cena siamo rimasti mezz’ora sul letto a guardarci e a scoppiare a ridere di continuo!

Domenica 27 Aprile

Ci siamo svegliati

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e abbiamo fatto colazione!

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Poi siamo partiti, destinazione montagne, la parta bassa delle Trodoos.

Abbiamo iniziato con Lofou, un grazioso paesino di montagna rinomato per… l’offerta gastronomica! Paesino carino e pieno di turisti (locali) visto che era un giorno festivo e tutti erano saliti verso i monti alla ricerca del fresco (fa così strano scriverlo adesso che sono in uffico con la sciarpa!). Abbiamo fatto quattro passi giusto per farci venire fame e poi ci siamo fermati in una delle taverne raccomandate. La quale proponeva solo menù completi, e noi non eravamo così affamati! Abbiamo provato a camminare fuori dal tracciato e ci siamo ritrovati a pagare 32 euro per due spremute d’arancia e un piattino di formaggio fritto. Mai più!

Siamo scappati a Vouni, carino pure ma in abbandono, rinomato questo per la famosissima associazione Amici degli Asini. Una serie di domande e telefonate ci hanno portato alla scoperta dell’amara verità: l’associazione Amici degli Asini si è trasferita e gli asinelli non si possono più visitare, ih-oh!

Tappa successiva Vasa, una sfilata di casette bianche popolate ormai solo da anziani. Ci siamo seduti insieme a loro all’ombra della chiesa e abbiamo sorseggiato un succo di frutta osservando le rondini lavorare ai nidi. Nel venire via ci siamo imbattuti in una fantastica chiesa del XIV secolo, un po’ nascosta. Eccola qua.

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Ed ecco a voi: un grazioso angoletto di un grazioso paesino. Ma non mi chiedete quale!

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L’ultimo paesino che abbiamo visitato, e che è stato decisamente l’highlight della giornata, è stato Omodos. E di Omodos mi sono innamorata! Piccolino, con un monastero collegato con la piazza centrale (abbastanza straordinario credo, di solito i monasteri sono isolati) e tante stradine di acciottolato.
Io adoro questi paeselli e da un lato sono sfigata perché venendo dalla Toscana ho già visto il meglio del meglio, ma dall’altro sembrano non stancarmi mai!
Omodos è anche raccomandato come meta per comprare il vino dolce locale, il Commandaria. Quindi abbiamo fatto quattro passi e poi siamo entrati in un ristorante chiedendo se potevamo soltanto bere un bicchiere di vino. Ci hanno fatto accomodare e poi è venuto fuori che il Commandaria non ce l’avevano, ma avevano un vino bianco loro e abbiamo bevuto quello ed era buonissimo! E il posto era così carino! E senza che chiedessimo niente ci hanno portato un piattino con delle arance sbucciate e delle fragole! E a quel punto io non volevo più venire via e volevo lasciar perdere il programma per il resto della giornata e rimanere lì a cena (anche il menù era spettacolare) e possibilmente per sempre. Secondo la mia logica il vantaggio di una vacanza con niente di prenotato in anticipo è proprio quello, che se trovi un posto che ti piace ci puoi rimanere… no???
Ma Orso non si è fatto convincere e mi ha trascinato via, con la promessa di tornarci e rimanere a cena proprio lì però!
Sulla via ci siamo fermati a comprare il vino in un posto che ci avevano consigliato. E che però era chiuso! Un altro motivo per tornarci!
Il ristorante era questo qua, hanno anche camere (da cui il mio diabolico piano: ci torniamo a cena e ci restiamo a dormire il giorno in cui visitiamo la parte alta delle Troodos!). Carino, no??
http://www.omodosvillagecottage.com/index.php?page=restaurant

Quindi, siamo ripartiti e dalle montagne ci siamo diretti verso la costa lungo la valle del fiume Diarizos che secondo la guida doveva essere un’esplosione di verde. In realtà a Cipro non pioveva da mesi e quindi il fiume era completamente secco, e di conseguenza l’erba non così verde. Ad essere fantastici erano però i riflessi dorati del sole che man mano calava sulla vallata…

… fantastici, e stressanti, perché io e Orso volevamo vedere il tramonto e non lo volevamo vedere da un posto qualunque ma da Petra tou Romiou, la spiaggetta di Venere! Abbiamo raggiunto la costa proprio un attimo prima che il sole tramontasse e non appena abbiamo visto un cartello con scritto “Petra tou Romiou” e qualcos’altro a cui non abbiamo prestato attenzione ci siamo precipitati.
Il tramonto sul mare l’abbiamo visto, ma il pietrone da cui dovrebbe essere nata Venere non siamo riusciti ad individuarlo. Tornando verso la macchina abbiamo rivisto o’ cartello e ci siamo accorti che l’intera dicitura riportava (più o meno): “Petra tou Romiou – area picnic” e poi “La spiaggetta è più in là”!
Abbiamo quindi ripreso la nostra jeep e ci siamo avviati nella direzione giusta, un po’ scornati.
Però, la verità? La spiaggetta giusta pullulava di russi che si facevano selfie (sto sviluppando un odio feroce per i selfie e per lo show off in generale) col pietrone sullo sfondo, e il pietrone era… un pietrone. Né più né meno. Quindi alla fine è andata bene così!

Siamo rientrati a Pissouri stanchi morti (ma felici). Ci siamo rifocillati con una delicatissima fish pie e delle altrettanto delicate zucchine fritte con uova fritte e siamo morti fino al mattino dopo!

Lunedì 28 Aprile

Sveglia presto e via, verso l’Akamas Peninsula con nostro Jimny!

Ci siamo fermati a vedere un paesino che secondo la guida doveva essere bellino e pieno di fiori e che in realtà era un sobborgo tipo – Capannori per i lucchesi – Molenbeek per i belgici – e abbiamo proseguito. No, vabbè, siamo onesti: nella piazza principale del sobborgo c’era una chiesa del IX secolo! Eccola qui:

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Quindi, dicevo, abbiamo proseguito. Meta: Lara’s beach, apparentemente un paradiso per gli Orsi a Cui Piace Guardare i Pesci.

Epperò. Epperò Orso aveva visto sulla guida che in un paesino poco prima di Lara’s beach c’era un fantastico ristorante di pesce e quindi aveva pensato che potesse essere interessante vedere i pesci anche da quel punto di vista.

Epperò. Epperò erano tipo le 11 e avevamo fatto colazione alle 10 e era un po’ presto per mangiare.

E quindi siamo passati dal paesino, che per la cronaca era Agios Georgios, e abbiamo individuato il ristorante, proprio sul mare, e Orso è sceso e ha avuto la seguente conversazione col cameriere:
“Salve, volevamo sapere fino a che ora siete aperti.”
“Ora!”
“Ehm, sì, ma ora è un po’ presto… se andiamo a Lara’s beach a fare una nuotata e poi torniamo vi ritroviamo aperti?”
“No problema!”
“Bene, grazie. Dobbiamo prenotare?”
“No problema!”
“Ah, d’accordo. Posso usare il bagno?”
“No problema!”

Quindi Orso è andato in bagno e poi è rimontato in macchina e ha acceso il motore e io ho detto “Ma ci sarebbero delle belle anticaglie…” (c’erano i resti di una basilica del VI secolo!) e Orso mi ha risposto “No problema, le vediamo dopo!” e siamo partiti alla volta della vicina Lara’s beach. Adesso voi ricordatevi la frase “vicina ‘sta ceppa di m*****a” mentre io vado avanti col racconto.

Quindi, guidiamo, guidiamo (cioè Orso guida, a sinistra btw) e man mano l’asfalto diminuisce e lo sterrato aumenta e più andiamo avanti e più ci rendiamo conto che senza jeep non ce l’avremmo fatta, e la strada diventa sempre peggiore e la spiaggia non appare e a un certo punto ci attraversa la strada un SERPENTE il che rende la possibilità che io scenda di macchina pari a ZERO. Poi più andiamo avanti (io col finestrino chiuso da quando ho visto il serpente, sia mai che salga in macchina) più io mi rendo conto che non torneremo mai indietro per andare a mangiare al ristorante, perché chi si fa di nuovo tutto quello sterrato?
E ‘sti cazzo di ciprioti NON METTONO I CARTELLI. Quindi noi guidiamo per km e km, a 10 all’ora perché quella è la velocità concessa dalle condizioni della strada, e non sappiamo se la spiaggia è ancora lontanissima o se magari l’abbiamo già passata e non ce ne siamo accorti.
Finché, dopo quelle che a me sembrano ore, non arriviamo davanti a un sentierino sterrato che sembra indeed andare verso la spiaggia. Dei tizi in costume stanno arrivando dal sentierino.
Orso: “Scusate, la spiaggia è lì?”
Tizio: “Sì, c’è da camminare un pochino ma è lì.”
Piccolina: “Scusi, Signore. Ehy, Signore! Sono qui! In basso! Senti, Signore. Ci sono i serpenti sulla spiaggia?”
Tizio: “No, Piccolina. Non ci sono i serpenti sulla spiaggia.”

Mmmh… poco convinta, eseguo un tuffo carpiato che dalla macchina mi catapulta direttamente sul sentierino sabbioso (evitando così lo sterrato dove sicuramente si sono nascosti tutti i SERPENTI) e con Orso

ci avviamo

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e raggiungiamo la spiaggia

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e Orso fa questo

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mentre io faccio questo

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Uahahah, mi sono appena accorta di avere accanto, nella foto, un contenitore che sembra contenere un hamburger. In realtà c’era una nespola!

Quindi, restiamo sulla spiaggia un bel po’ e io leggo e piano piano mi rassegno all’idea di saltare il pranzo (mi consolo con la nespola) e Orso nuota.

Ma non da solo! Nel mare davanti a Lara’s beach, il 28 Aprile 2014, Orso ha nuotato insieme a una tartaruga marina grossa quanto lui! Non è forse fantastico tutto ciò? Hanno nuotato insieme per poco però, perché non appena Tartaruga si è accorta della presenza di Orso è scappata a gambe levate! Gli Orsi non mangiano le Tartarughe, ma forse lei era una Tartaruga giovane e non lo sapeva.

Dopo un paio d’ore siamo venuti via e col nostro Jimny siamo andati in su, in su, in su, verso la punta della penisola, sempre più selvaggio e sterrato e… semplicemente bello :-)

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Lungo la via abbiamo incontrato diversi Animali: oltre al serpente delle caprette selvatiche (che un po’ mi affascinano e un po’ mi spaventano, dando luogo a frasi del tipo: “Una capra! Frena! No, scappa! No, frena! No, scappa!”), delle grosse lucertolone di nome Agama e tantissimi uccellini gialli che sembravano indicarci la via!

Non siamo arrivati fino a Cape Arnaoutis (sto mettendo tutti i nomi in inglese perché ho la guida in inglese!) che è proprio la punta estrema della penisola ma fino a Fontana Amorosa, poco prima. Da lì siamo scesi verso Polis seguendo la costa e oltrepassando la Blue Lagoon e siamo sbucati ai Baths of Aphrodite, un posto meraviglioso di cui non sono riuscita a fare una foto decente, cercatelo su gugol se volete!
http://ladyhiker.com/for-a-bag-of-oranges%E2%80%A6/photo-2-aphrodites-bath/

Poi ci siamo finalmente rifocillati. Una baklava cattivella per me e un toast per Orso. E poi siamo andati verso il posto che avevamo prenotato per dormire, e cioè questo qua:
http://www.bougainvillea.com.cy/
Siamo arrivati e il signore che ci ha accolto ci ha detto: “Ah, sì, avevate prenotato un piccolo studio, ma è bassa stagione e non ho molti ospiti quindi vi ho dato un appartamento grande.”. Fantastico! :-)

Quindi, doccia e fuori a cena. Essendo in zona di mare ci siamo buttati su un meze di pesce. GRAVE ERRORE. Contrariamente a qullo che si potrebbe pensare i ciprioti non sono pescatori di tradizione ma pastori, e di conseguenza il pesce NON LO SANNO CUCINARE. Il meze di pesce consisteva nel solito immancabile (e immutabile) antipasto di salsine da spalmare sulla pita (taxini, tarama e tzanziki, non si scappa) con la solita insalata greca, del polpo grigliato gommoso e una padellata di pesce fritto. Il tutto accompagnato da patate fritte che, surreale a dirsi, erano la cosa più buona. Delusione!

A risollevare la serata è stata tuttavia la bottiglia di vino bianco locale. Quello sì che era buono, e buffo anzi che no, ci ha fatto ridere un sacco invero. Risate che hanno toccato l’apice quando Orso ha preso in mano la sua macchina fotografica e ha detto “Ma insomma, ma la lente è sempre piena di ditate, ma sei te che tocchi la lente?” e io ho risposto “No no no, assolutamente, ma come ti permetti, io mai mai mai mai mai”, e poi abbiamo guardato l’ultima foto fatta da me ed era Paesaggio con Pollice!

Martedì 29 Aprile

Ci siamo alzati presto e abbiamo fatto un giretto a Polis (carino ma turisticissimo) per procurarci una mappa e dei panini. Concetto di panino non pervenuto, abbiamo ripiegato su… della pita con taxini, tarama e tzanziki!
A Polis ci siamo anche imbattuti in un MISTERO. In pratica girandola in macchina abbiamo visto dei cartelli che indicavano “Angelika Patisserie”. Abbiamo provato a seguirli ma a un certo punto i cartelli finivano e la pasticceria non appariva. Ogni volta che Orso girava un angolo io speravo di trovarla, ma niente! Non pervenuta.

In compenso alla fermata successiva, Latsi, abbiamo scovato un piccolo caffè delizioso gestito da due ragazzi inglesi (che chiudono alle 15 perché il pomeriggio devono preparare le torte!). Ci siamo fermati per un caffè e siamo venuti via con un caffè, una fetta di torta e tantissimi consigli per il resto della vacanza!

E poi siamo tornati verso la penisola, a piedi questa volta, per fare trekking. Abbiamo seguito l’Aphrodite Trail, 7.5 km di sentieri di montagna e paesaggi mozzafiato sul mare. Bellissimo!

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E un altro modo di vivere la penisola. L’avevamo esplorata con Jimny in lungo e in largo ma a piedi è un’altra cosa, si colgono un sacco dettagli, profumi e colori in più. E animali, anche! Abbiamo incontrato tantissime caprette e pure un muflone e c’era anche un Orso che cantava la canzone dei mufloni che una volta erano 15 e adesso sono molti di più.

Un Orso con una braccio a pois, fra parentesi. Orso si è rivelamente decisamente allergico a un qualche ingrediente della cucina locale, ma non siamo riusciti a capire quale! Il principale indiziato è al momento la tarama.

Finito il trekking era ancora presto e Orso aveva voglia di fare snorkeling, così abbiamo seguito il consiglio degli inglesi e siamo andati a Pomos, un piccolo paesino con una minuscola spiaggia vicina al porto. Ci siamo impossessati di due lettini abbandonati e poi Orso è andato a fare snorkeling mentre io mi sono ribaltata! Non so come sia potuto succedere, volevo prendere il libro e mi sono sporta e all’improvviso ero per terra col lettino in testa! Fra l’altro nelle vicinanze c’era un piccolo gruppo di giovani teppisti, fortuna che non mi hanno visto sennò non mi passava più. Ritorno lungo la costa al calar del sole, meraviglioso, ci saremmo volentieri fermati per un aperitivo se avessimo trovato qualcosa di aperto…

Rientrati a Polis si è verificata la seguente scena.
Orso: “Per tutti i barattoli di miele! Ho sbagliato strada!”
Piccolina: “L’Angelika Patisserie!”
Trovata :-)

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Quindi, ritorno a Polis, doccia e a seguire secondo tentativo di cena di pesce, questa volta in un posto consigliatoci dagli inglesi che si è rivelato migliore del precedente ma comunque mooolto lontano dallo standard a cui siamo abituati (e cioè Motorino a Livorno!).

Ma siamo scemi noi, una volta capito che il pesce non lo sanno cucinare ci saremmo dovuti rassegnare. E invece neanche la conversazione che riporto sotto, e che avrebbe dovuto insospettirci, ci ha fermato!

Noi: “Potreste consigliarci un vino locale?”
Cameriere: “Cosa volete mangiare?”
Noi: “Pesce!”
Cameriere: “Allora vi consiglio un vino bianco!”
E va via.

E nonostante ciò, duri, abbiamo ordinato zuppa di pesce per entrambi e poi gamberoni grigliati per Orso e pesce alla griglia con verdurine miste per me. Un pochino insospettita però mi ero, perché ho insistito tantissimo col cameriere che le verdure venissero cotte insieme al pesce e non bollite da sole.

Arriva la zuppa. Sa di minestrone. La prova? Tutti i gatti del vicinato, che stanno piangendo ed implorando intorno agli altri tavoli, a noi ci schifano.

Zuppa terminata, arrivano i gamberoni di Orso (niente di esaltante tranne il prezzo) e il mio pesciotto, che viene servito con, indovinate un po’? Patate lesse. Punto. Neanche un po’ d’olio e sale. Dico io, l’isola pullula di pomodori, zucchine e melanzane, cosa ne fate? Cosa??

E col pesce arrivano i gatti. Ce ne saranno una quindicina e all’improvviso sono tutti interessati a noi. All’inizio li ignoriamo, poi iniziamo piano piano a lanciare qualche scarto, di nascosto, quando il cameriere non guarda. Fra i gatti c’è una chiara gerarchia, non si azzuffano, uno è il capo e prima tocca a lui, poi possono avvicinarsi gli altri. Io ne trovo uno che mangia le patate lesse e diventa il mio beniamino. Dopo un po’ siamo diventati degli esperti di lanci sotto al tavolo, come il cameriere volta la testa lische e pelle (e patate!) prendono il volo.

Finché non abbiamo più o meno finito e il cameriere arriva, indica i gusci dei gamberoni e chiede a Orso “Non li mangi?” e quando Orso fa cenno di no prende il piatto e lo lancia ai gatti!
“Meglio a loro che nel pattume”, commenta. E se ne va.

Arriva il conto. La coppia seduta dietro di noi non è stata contenta del servizio e se ne è andata senza mangiare niente e strillando “Non vi daremo un Galeone!”. Noi abbiamo mangiato tutto, ma magari potremmo dire anche noi “Non vi daremo un Galeone” e andarcene senza pagare??

Mercoledì 30 Aprile

Questo è stato il giorno più carino di tutta la vacanza!

Io mi sono svegliata felice perché saremmo andati verso le montagne e cioè verso Omodos e cioè verso il mio ristorante!

Ci siamo messi in macchina e siamo andati verso la Cedar Valley. Carina, non l’abbiamo visitata a piedi ma l’abbiamo attraversata in macchina. C’erano anche dei mufloni ma in una riserva, quindi non contano come Animali Visti.

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L’unica cosa brutta della Cedar Valley è che non c’è un bar manco a pagarlo oro. E noi eravamo partiti molto presto e verso le 11 quanto ci sarebbe stato bene un caffè? Ma niente.

Abbiamo guidato e guidato (cioè Orso ha guidato e guidato) e i cartelli “caduta massi” sono stati sostituiti dai cartelli “caduta alberi” (?) (io per sicurezza ho chiuso il finestrino) e un certo punto abbiamo visto un cartello scritto tipo a mano che indicava una stradina secondaria e diceva “caffè”.

L’abbiamo seguito e ci siamo trovati a casa di questa vecchietta che aveva un forno di pietra e un orticello e un maiale nero e che ci ha fatto un caffè e degli asparagi selvatici con le uova e un’insalata buonissima e che ci ha fatto visitare tutto il suo giardino e ci ha raccontato della sua vita e ci ha detto che i mufloni di notte scendono dalla montagna per mangiare le sue verdure! All’inizio volevamo stare solo per un caffè, poi io sono andata in bagno e dal bagno ho mandato un sms a Orso con scritto “E se si rimanesse a pranzo qui?” e Orso mi ha risposto “Ma sì, dai!” e alla fine ci siamo rimasti due ore!
Venendo via ci siamo fermati a guardare l’orto e su una pianta c’erano degli insetti strani e io ho chiesto a Orso “Cosa sono?” e Orso ha risposto “Pidocchi…” e non ha fatto in tempo ad aggiungere “… delle piante” che io ero già scappata a chilometri e chilometri di distanza!

Prima di venire via Orso si è connesso con il cellulare per prenotare da dormire a Omodos, e con mia grossa delusione il posto del ristorante era troppo caro per dormirci e allora abbiamo deciso di dormire da un’altra parte. Adesso, la conversazione che sto per riportare ricordatevela perché risulterà di un’importanza fondamentale.
“Prenotiamo almeno il ristorante?” ho chiesto io.
“Ma no, è un giorno lavorativo, chi vuoi che ci sia!” ha risposto Orso.

Quindi ci siamo rimessi in macchina (io grattandomi tutta solo al pensiero dei pidocchi) e ci siamo diretti verso la meta successiva: il monastero di Kykkos.
Stavamo visitando la chiesetta interna quando io ho avvertito un prurito altezza lonze. Mi sono sollevata la maglia e ho visto un insettaccio nero! D’istinto l’ho spazzolato via con la mano, poi però ho pensato che sarebbe stato Saggio scoprire di che insetto si trattasse e ho passato mezz’ora a cercarlo sdraiata sul pavimento della chiesa. Non l’ho trovato. Non ditelo a Orso, ma col senno di poi forse era un neo!
Orami però ero entrata nella Paranoia da Insetto e quindi appena usciti dal monastero ho improvvisato uno spogliarello per controllare bene di non avere bestioline da nessuna parte.

Ci siamo ritrovati verso la macchina che erano solo le 16 e in programma avevamo solo Omodos. “Che si fa?” ho chiesto io. “O se si andasse a fare un trekking di 7 km sul monte Olimpo?”, ha proposto Orso. “O giù, andiamo!” ho approvato io. E siamo andati.

Il trekking era bello anche se non tanto bello quanto il precedente, e in più io l’ho fatto tutto di corsa perché volevo andare a vedere anche delle cascate prima di arrivare ad Omodos. Eravamo più in alto delle nuvole, guardate:

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Mentre tornavamo quella gran merdaccia di Orso mi ha detto “Ecco Piccolina, abbiamo camminato in montagna, adesso stasera dobbiamo controllarci a vicenda per vedere di non aver preso delle zecche” alimentando così in maniera irreversibile le mie paranoie insettesche. Nella foto sotto, quella gran merdaccia di Orso tutto felice della sua trovata mentre io sto meditando di buttarmi dal monte!

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Ma le avventure non sono finite qui!

Siamo scesi, di nuovo con una bella luce dorata sulle montagne, e ci siamo diretti verso le Kalidonia Falls. Cerca, cerca, dopo un po’ ci siamo resi conto di dover camminare 1 km per arrivarci. Che non è tanto, ma dopo il trekking non ci andava.

Ci siamo allora diretti verso le Myllomeris Falls. Abbiamo trovato un cartello che diceva “Myllomeris Falls”. Abbiamo preso il sentierino indicato e ci siamo ritrovati a camminare lungo un fiumiciattolo.

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La passeggiata è stata molto carina. E meno male che è stata carina, perché le cascate non le abbiamo trovate nonostante abbiamo camminato per chilometri e chilometri e chilometri! E alla fine si stava facendo buio e stavano uscendo le zanzare e a me scappava la pipì abbestia e allora ci siamo guardati e ci siamo detti “Ma tanto noi abbiamo visto Foz do Iguaçu!” e siamo tornati indietro.

Siamo arrivati ad Omodos che erano quasi le 20. Io ero stanca morta, infreddolita e vedevo insetti ovunque e l’unica cosa che volevo era farmi una doccia calda e poi andare a mangiare al nostro ristorante. Ci vengono consegnate le chiavi dell’appartamento e contestualmente 1) ci viene comunicato che non c’è acqua calda, 2) scopriamo che non c’è l’asciugacapelli e 3) Orso chiama il ristorante per chiedere fino a che ora sono aperti e gli viene risposto che non hanno aperto perché non avevano nemmeno una prenotazione!
Ecco, lì c’è stato l’unico attimo di crisi di tutta la giornata. Io mi sono fatta una doccia fredda e poi sono andata a cena con i capelli bagnati (nonché i coglioni girati) nel ristorante del nostro B&B.

Solo che il ristorante si è rivelato spettacolare.
C’eravamo solo noi e tutto lo staff era lì per servirci.
Il menù era diverso! Per la prima volta in tutta la vacanza, niente pita con taxini, tarama e tzanziki!
Abbiamo ordinato, e nell’attesa ci è stato chiesto di assaggiare una nuova insalata di loro invenzione che era buonissima!
Il cibo era spettacolare (e il vino pure!).
Tutti sono venuti a chiacchierare con noi e a darci consigli, sul cibo e sulle avventure!
Insomma, è stata una serata fantastica.

Il posto è questo qua:
http://omodosevents.com/

Giovedì 1 Maggio

Se quella precedente è stata la giornata più carina della vacanza, questa è invece stata probabilmente la peggiore. Ma andiamo con ordine.

La giornata era invero partita bene assai, con colazione all’aperto nel “nostro” ristorante (che normalmente non serve colazioni, ma ha fatto un’eccezione per noi e la colazione si è rivelata all’altezza della cena!) e giretto per Omodos.

Solo dopo le cose hanno iniziato a precipitare.

Come andò la storia dei maccheroni villaggio

Dunque dunque, lasciamo Omodos e ci dirigiamo verso la parte centrale di Cipro. A proposito di tale parte centrale la guida recita: “I turisti non ci vanno e non capiamo perché, è così bellina..!”. Tale frase ha immediatamente esaltato il mio lato esploratore e quindi ho sfrantumato i coglioni, ehm, ho gentilmente insistito con Orso finché non l’ho convinto ad andarci.

Prima tappa è stata la chiesa di Timios Stavros, poco fuori Agros. Chiusa al pubblico, contiene dei dipinti antichi e se becchi il vecchietto che ha le chiavi la puoi visitare. Io e Orso l’abbiamo beccato.
La farò breve: questo vecchietto novantenne sdentato che non parlava una parola di inglese e che si limitava ad indicare i dipinti strillando “Maria!” e “Jesus!” si è rivelato un gran porcone che con la scusa di indicarmi la direzione continuava a prendermi per la vita e che quando, all’uscita, gli ho teso la mano per salutarlo, mi ha afferrato e mi ha stretto e ha pure provato a toccarmi le tette!
Per carità, non è successo nulla, mi sono divincolata e ho chiamato Orso e un secondo dopo ero fuori e la porta della chiesaccia era chiusa come se niente fosse mai successo. Però insomma non è che sia proprio stata l’esperienza più piacevole della vacanza!

Tappa successiva l’orribile villaggio di Agros. Abbiamo iniziato a capire come mai i turisti non visitano la parte centrale: fa caa’!

Tuttavia secondo la guida c’era la possibilità di fare un bucolico percorso di trekking fra Agros e Kato Mylos. Si parlava di piacevole camminata fra roseti e vigneti. E noi, cretini, ci siamo cascati.

Si è rivelato il trekking più orripilante della mia vita. Non so neanche da dove iniziare.

Il percorso era composto da pietre rotolanti. In pratica bisognava camminare in discesa su dei sassetti completamente instabili che continuavano a spostarsi con costante rischio di sfracellamento.

Il percorso era inoltre secco e pietroso e quindi ovviamente cosa c’era? I serpenti.

Il percorso a un certo punto finiva e ti trovavi all’improvviso su uno stradone asfaltato dove non passava un’anima e dove non c’erano cartelli.

Per terra c’erano delle cartucce, indi in quella zona si caccia, indi mica mi scambieranno per un cinghiale?

Dei cartelli segnalavano la presenza di selvaggina. E se invece il cinghiale sbuca e mi mangia??

A un certo punto ci siamo persi. Siamo finiti davanti a una fattoria con dei cani incazzatissimi che volevano sbranarci. Per fortuna erano legati.

Che altro? Ah, sì, ci siamo anche imbattuti in un asino selvatico, che carini gli asini eh, ma questo era selvatico e si è spaventato e si è messo a scalciare.

Insomma, il trekking dell’orrore! Ci abbiamo messo ore a tornare alla macchina.

Gli unici momenti carini sono stati quando abbiamo visto delle formiche che trasportavano un’enorme briciola di pane e quando Orso ha forse visto un fagiano.

Fuggiti dall’orribile parte centrale ci siamo diretti verso Fikardou, paesino contadino abbandonato in cima a un cucuzzulo. Il paesino era carino, almeno quello, e abbandonato un bel po’. Bellino eh? Ma la prossima volta magari vado a Sovana che è più vicina.

Terminata la visita ci siamo diretti verso Nicosia. La strada era bella, di campagna, e come sempre stavamo guidando al calar del sole quindi tutti i covoni avevano un bel colore dorato. Lungo la strada ci siamo imbattuti in un negozio che vendeva cappelle (nel senso di piccole chiese) prefabbricate!

Siamo arrivati a Nicosia abbastanza tardi. Eravamo stanchi morti e l’albergo era un po’ fuori. Di camminare fino al centro non avevamo voglia, così ci siamo fatti consigliare un ristorante nei paraggi.

Siamo finiti in un posto carino a dire il vero, semplice e pieno di locali. Qua c’è da dire che già varie volte sui menù avevo visto un piatto chiamato “pasticcio di maccheroni” e che piano piano mi ero fatta l’idea si trattasse di una sorta di lasagna pasticciata tipica locale. Ed ero stanca e avevo voglia di casa. Quando ho visto sul menù “maccheroni villaggio” ho pensato “Bah, sarà la stessa cosa” e li ho ordinati.

Come Veronica ha gentilmente commentato quando ha visto la foto (che non metto per pudore), mi è arrivato il pastone del cane.

E questa era la storia dei maccheroni villaggio

Venerdì 2 Maggio

La giornata è iniziata… con un cambiamento di programma.

Inizialmente volevamo vedere Nicosia e Lefkoşa in mezza giornata per poi spostarci nella parte turca, aka territori occupati. Aaah, non ho ancora scritto niente a proposito di ciò, vero? Cavolo non finirò mai… Comunque, Nicosia/Lefkoşa è l’unica capitale eorupea divisa e questo aneddoto vi darà un’idea dei rapporti fra le due parti. Al Four Seasons, il mega hotel in cui si teneva il mio meeting. Alla reception.
Io: “Salve! Vorrei un’informazione. La mia guida dice che se vado nella parte turca e mi timbrano il passaporto poi non posso rientrare nella parte greca. Vi risulta?”
Risposta: “No. Non ti possono timbrare il passaporto, perché non esistono.”

In realtà il discorso dell’isola divisa è venuto fuori un sacco di volte nel corso del nostro viaggio.
Ad Omodos, per esempio, abbiamo chiesto al proprietario del ristorante di dove fosse originario e lui ci ha risposto “Dal 1974 la mia casa non esiste più”.
O ancora, nella parte greca nessuno si riferisce all’altra metà come “la parte turca” ma come “i territori occupati”.

Quindi, dicevo, inizialmente volevamo vedere Nicosia e Lefkoşa in mezza giornata per poi spostarci nella parte turca e vederne la parte Ovest Venerdì pomeriggio e la penisola ad Est (ossia la Karpasia Peninsula) Sabato. Ma nella parte turca non abbiamo trovato da dormire. Abbiamo quindi deciso di dedicare un’intera giornata alla capitale per poi vedere il giorno successivo quanto possibile nella parte turca.

Dunque la mattina siamo stati in giro per Nicosia, che è piccolina e non particolarmente interessante. A un certo punto Orso mi ha fatto notare che ogni volta che vedevo un vecchietto venire nella mia direzione cambiavo lato della strada!

Visitata velocemente Nicosia, verso l’ora di pranzo abbiamo deciso di spostarci a Lefkoşa. Trovare il passaggio non è stato semplicissimo, siamo pure finiti in una zona militare, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Controllo passaporti (e ci hanno effettivamente chiesto il permesso di timbrarli) ed eccoci di là.

Parte turca molto turca, devo dire. Differenza enorme. Abbiamo gironzolato, abbiamo cercato invano due kebabbari segnalati dalla guida (entrambi si sono rivelati chiusi), abbiamo ripiegato su un borek e quando avevamo visto più o meno tutto ci siamo gurdati e abbiamo detto “E ora che si fa?”.

Per tornare indietro, prendere la macchina e andare a visitare i paesini era tardi. Abbiamo rimuginato un po’ e poi io ho avuto un’idea geniale: l’hamam! Secondo la famigerata guida c’era un hamam poco lontano. L’abbiamo trovato e avevano posto per le 18. Abbiamo quindi trascorso il resto del pomeriggio bighellonando, facendosi tagliare i capelli da un barbiere pazzo (Orso), facendo la turista nel caravanserraglio (io), osservando le dinamiche della vita di piazza (entrambi) e alle 18 ci siamo presentati puntuali all’hamam.

Come andò la storia dell’hamam

Allora, che con gli hamam io sono un po’ sfigata si era già capito, no?
Vedi quando a Marrakech ci sono entrata sorridendo e scuotendo la chioma fresca di messa in piega e ho pronunciato la fatidica frase “Io non mi voglio bagnare i capelli” e nel frattempo una tizia mi è arrivata da dietro quatta quatta e mi ha tirato una secchiata d’acqua in testa.
Oppure quando con Orso abbiamo prenotato un fantastico pacchetto che comprendeva albergo più uso privato dell’hamam in Zelanda e quando ci siamo entrati abbiamo scoperto che l’uso privato era di fatto l’unica opzione possibile perché l’hamam in questione era grande quanto un ripostiglio per le scope.

Ecco, dati questi presupposti forse entrare in un hamam il cui tema del giorno era qualcosa tipo “Happy Tourist Mix” non è stata proprio l’idea migliore della vacanza. Ma procediamo con ordine.

Quindi, entriamo e ci viene consegnato il seguente kit: asciugamano grande, asciugamano piccolo, pantofole e fazzoletto. Le pantofole non sono imballate e ciò mi fa sorgere il dubbio che non siano proprio nuove di pacca. Inoltre a me vengono assegnate due destre, il che alimenta il dubbio in questione. Comunque. Facciamo le domande di rito (“Che mi metto? Tengo la biancheria o no?”) e veniamo allegramente invitati a spogliarci tutti nudi e poi avvolgerci il fazzoletto intorno ai fianchi. Il che va benissimo per Orso, ma io ho le tette! Tiro il fazzoletto al massimo e riesco a indossarlo in modo che mi copra giusto giusto dalle suddette alle chiappe. Dopodiché ci avviamo e quando stiamo per entrare Orso viene richiamato dal solerte impiegato che gli comunica che per il suo massaggio dovrà recarsi nella saletta a sinistra. “E io?” domando. “E te sul pietrone centrale!” è la risposta.

Entriamo nella stanza principale e in effetti nel mezzo c’è proprio un bel pietrone caldo con intorno tante cellette. Io e Orso ci infiliamo in una di queste e abbiamo appena iniziato a schizzarci con l’acqua quando lui viene chiamato per il suo massaggio. E io resto lì da me.

Mi guardo un po’ intorno, mi tiro un po’ d’acqua addosso da sola e alla fine decido di andare a sdraiarmi sul pietrone, tanto per iniziare a prenderci confidenza. Tempo due secondi e o’ pietrone diventa the place to be, tutti escono dalle cellette e vengono a farmi compagnia!

In particolare una grassona, ehm, una giovane signora bene in carne mi si sdraia vicina vicina e mi strizza l’occhio. Memore dell’esperienza del giorno precedente col vecchiaccio penso “Mmmh, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio” e mi faccio un po’ più in là. Lei pure. Mi alzo, vado a fare un giretto e lei mi insegue gridando “Tutto bene?” (o forse era “Dove vai mio dolce fiore?”, so assai, parlava turco!). Mi risdraio, lei anche, accanto a me.

A quel punto mi alzo e non oso più sedermi, quindi resto in piedi impalata in mezzo alla stanza centrale. Certo potrei infilarmi in una celletta, ma se mi segue? Resto lì finché non fa la sua comparsa un tizio, che presumo essere il marito, che la chiama e finalmente me la leva di torno.

Pace! Mi risdraio, chiudo gli occhi, mi lascio avvolgere dal calore, mi rilasso… e un vocione mi sbraita nell’orecchio “LADY!”. Riapro gli occhi, e chi mi trovo davanti? La tipa! Che a quanto pare è la massaggiatrice!

Mi conduce al centro del pietrone e fa per levarmi il fazzoletto. Ma, ci ricordiamo che o’ pietrone = the place to be? Sono circondata da uomini, col cavolo che mi tolgo il fazzoletto! Esprimo il concetto a gesti e la massaggiatrice sbuffa, poi però va a prendere un altro fazzoletto e me lo piazza sulle tette. Meno male!

Si inizia col massaggio, che è tutto tranne che rilassante visto che la prima parte è lo scrub e cioè delle vigorose spazzolate con una sorta di mazza ferrata dappertutto. Fra l’altro la tipa è motivata ad arrivare davvero dappertutto. Diamo così il via ad un grazioso balletto durante il quale io tiro su il fazzoletto e lei lo ritira giù, io lo sposto verso sinistra e lei lo riporta verso destra, io mi copro le tette e lei mi scopre la potta… venghino signori venghino, ci si diverte molto e non si spende niente! Andiamo avanti così per un po’ finché non mi rendo improvvisamente conto che nell’hamam siamo rimaste solo io e lei e a quel punto mi arrendo, mi vuoi spogliare, spogliami!

E quindi vengo grattugiata come un’arancia, poi sciacquata, poi insaponata con una sorta di pallone che viene prima riempito di sapone e poi usato per frustarmi, poi in teoria lavata e massaggiata ma di fatto molto più la prima della seconda. Dopo un po’ la tortura, ehm, la cura di bellezza termina e io sono finalmente libera.

Un po’ mesta e molto grattata mi alzo, mi riavvolgo nel mio fazzolettino fradicio, mi reinfilo le due pantofoline destre e ciabatto verso le docce.

Problema: per fare la doccia ho bisogno di sapone e asciugamani. Che sono chiusi in un armadietto. La cui chiave ha Orso.

No problema, il suo massaggio è iniziato prima del mio quindi sarà finito, no? E inizio fiduciosa a cercarlo.

Nell’hamam non c’è.Nelle docce neanche. Gocciolo fino alla reception, non è neppure lì. Alla fine urlo “Orso!” e una voce mezza addormentata mi risponde dalla saletta a sinistra. Sposto la tenda e mi trovo davanti una stanza in penombra con candele, oli profumati, musica soffusa, e in mezzo a tutto ciò il mio fidanzato che mi guarda in cagnesco perché gli ho interrotto il massaggio! Non proferisco parola, prendo le chiavi dell’armadietto e me ne vado.

Ma le mie disavventure non sono finite qui! Perché mentre mi avvio verso le docce con gli asciugamani puliti in mano incrocio la mia massaggiatrice! La quale ovviamente non concepisce l’idea che io possa volermi fare la doccia, perché nella sua visione lei mi ha lavato e dunque io sono pulita, e quindi mi strappa di mano gli asciugamani e fa per andarsene!

Alla fine però sono riuscita a riprendermeli e la doccia me la sono fatta. Il phon non funzionava e l’unica crema disponibile era la Nivea mani blu che ha la consistenza della calcina. Quindi sono uscita dall’hamam con i capelli bagnati e la faccia di cemento.

Adesso però ho la pelle liscia liscia come una pesca e con un po’ di fortuna non ho preso nessun fungo e con un altro po’ di fortuna Orso si sentirà così in colpa che una di queste sere mi soprenderà con un bel massaggio, incrociate le dita con me?

E questa era la storia dell’hamam

Il resto delle serata, devo dire, è stato carino. Rientrati a Nicosia abbiamo scoperto un posto delizioso per l’aperitivo. Poi siamo andati a cena in un ristorante siriano dove abbiamo mangiato molto bene e passato una bellissima serata. E poi nanna!

Sabato 3 Maggio

Sveglia presto e partenza, destinazione parte turca! Orso è un poco stressato perché l’assicurazione della macchina nella parte turca non ci copre e se succede qualcosa son cazzi.

Guidare nella parte turca è molto meno facile di quanto non fosse guidare nella parte greca: traffico, strade dissestate, deviazioni… ci mettiamo un bel po’ ma alla fine arriviamo alla nostra prima meta, Beylerbeyi (Bellapais nella versione greca), un grazioso paesino con i resti di una bellissima abbazia gotica. Facciamo un giretto e a un certo punto vediamo un cartello con scritto “historic mill”. Seguiamo le indicazioni e ci troviamo davanti a un vecchio mulino restaurato (ma non in uso). Un tizio ci descrive l’immenso lavoro che è stato fatto per recuperare il mulino, 5 anni di lavoro, un enorme spreco di risorse, perché, sapete, non veniva usato da 40 anni!
Wait a moment. 40 anni fa era esattamente il 1974. Cioè l’anno dell’occupazione. Cioè il mulino era perfettamente funzionante e voi l’avete lasciato andate in malora per 35 anni e poi all’improvviso vi siete rinvenuti, l’avete resturato e ora lo mostrate orgogliosi?? No comment…

Da Beylerbeyi siamo andati a Girne (Kyrenia), paesino sul mare, molto carino ma troppo, troppo, troppo turistico! Abbiamo fatto un giretto veloce sul porto con 150 gradi (non fosse stato il porto ci saremmo buttati in acqua!) e siamo ripartiti.

Era l’ora di pranzo e avevamo voglia di kebab, così abbiamo nuovamente seguito i consigli degli inglesi e siamo andati ad Alsancak (Karavas), un paesino che secondo loro doveva essere carino e che invece secondo noi faceva un po’ caa’ (ed era strapieno di turisti inglesi).

Siamo fuggiti a Lapithos (Lapta) e qua il kebab l’abbiamo trovato ed era buono!

Dopodiché ci siamo persi. Volevamo andare a Kormakitis (Koruçam) ma il navigatore (io) funzionava male e il guidatore (Orso) si è molto innervosito e voleva buttare il navigatore dal finestrino e il navigatore per ripicca ha strappato un paio di pagine della guida e quando finalmente siamo arrivati a Kormakitis (dopo aver passato un discreto numero di zone militari – davanti a un soldato col fucile in mano io ho chiuso il finestrino) eravamo litigati e allora Orso è andato a fare un giro e io sono rimasta ad osservare un rana piccolissima. Poi però Orso è tornato e abbiamo fatto pace e abbiamo visitato insieme il paesino, che era un po’ bruttino. Il motivo per cui c’eravamo andati era però che lì vive una minoranza cristiana e la guida diceva che erano molto amichevoli. La guida mentiva.

Insomma, parte turca così così. Peccato non aver visitato la Karpasia Peninsula! Toccherà tornarci!

Siamo di nuovo venuti via al calar del sole e di nuovo luce bella e covoni dorati e bla bla bla. Stavolta però ho le prove!

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Tornando verso la parte greca è successa una cosa meravigliosa. Eravamo a 5 km dal confine, su uno stradone industriale, quando Orso ha detto “Ci sono avanzate 45 lire turche (circa 15 euro), che ci facciamo? Benzina?” e nello stesso istante io ho visto un cartello enorme con scritto BAKLAVA. Abbiamo accostato e ci siamo trovati in questo negozietto minuscolo che produceva SOLO baklava al pistacchio! Ce ne siamo comprati un chilo! E con le poche lire avanzate delle fragole, da un banchetto sulla strada.

Ed eccoci di nuovo nella parte greca. Destinazione Pera, avevamo prenotato qua:
http://www.aperantiagrotourism.com/

Posto troppo carino gestito da Sara e Tassos, una giovane coppia che ha realizzato quello che per me e Orso è ancora solo un sogno: mollare tutto e aprire un agriturismo!

Il posto è bellissimo (di nuovo, avevamo prenotato la camera piccola e per lo stesso prezzo ci è stata assegnata quella grande!) e loro sono fantastici. Piacevoli come semplici compagni di chiacchierate, bravi in cucina (abbiamo cenato lì e la cena era buonissima) e una miniera di informazioni per le cose da fare, peccato che per noi fosse l’ultimo giorno e non ne abbiamo potuto approfittare!

E quindi doccia, aperitivo con vinello fresco e fragole e poi cenetta tipica chiacchierando con Sara e Tassos, che ovviamente abbiamo tempestato di domande sull’agriturismo. Ho anche approfittato per chiedere che cavolo di fine facciano tutte le verdure che si vedono nei campi e mai sui menù e Sara mi ha confermato che secondo i ciprioti con le melanzane si può fare SOLO la moussaka e che qualunque altra cosa è impossibile!

Domenica 4 Maggio

Ultimo giorno… doccia, colazione con il buonerrimo pane alle olive fatto dalla mamma di Tassos, e poi lentamente verso l’aeroporto, con tappa a Lefkara dove ci siamo persi e abbiamo rischiato di perdere l’aereo. Alla fine però ci siamo ritrovati e putroppo l’aereo non l’abbiamo perso. Ultimissima cosa, già durante il viaggio avevo notato che c’erano pochissimi turisti italiani e che tendenzialmente quando dicevo di essere italiana venivo accolta con entusiasmo, ma all’aeroporto l’ho toccato con mano: siamo arrivati tardissimo e sull’aereo non c’erano più posti vicini, ma quando lo stewart (di origini italiane) ha sentito la mia nazionalità ha fatto un punto d’onore del riuscire a farci sedere accanto e ce l’ha fatta!

Et voilà. Non scriverò mai più una cronaca così lunga e dettagliata! Cipro è la terza isola del Mediterraneo e un Orso e una Piccolina l’hanno percorsa così:

Cyprus

3 commenti leave one →
  1. ava permalink
    maggio 28, 2014 2:47 pm

    Ho dovuto leggere la cronaca di Cipro in varie puntate… certo che la differenza tra Orso e piccolina si vede anche dai 2 teli mare accostati!

  2. maggio 30, 2014 7:57 pm

    Che meraviglia… mi hai incantato… e mi accodo a Ava nel sorridere per i due teli :D

Trackbacks

  1. Quindi | francescabianca

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