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19-24 Marzo: Nord del Marocco! # Day 1

giugno 3, 2015

Mi è venuta voglia di scrivere del Marocco, così.

Allora, in Marocco siamo stati dal 19 al 24 Marzo, era stato il mio regalo per il compleanno di Bram.

Partenza all’alba del 19, destinazione Tangeri! Arriviamo prestissimo e ci dirigiamo subito verso il riad, che mi ha consigliato Vale e che è molto carino, addirittura ci offrono colazione nonostante non ne abbiamo diritto! Mangiamo con gioia, sono le 9 e siamo in piedi dalle 3 del mattino, poi prendiamo possesso della camera e usciamo.

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Credo che, tenendo conto della distanza, il Marocco sia il più grosso shock culturale: poche ore di volo e ti ritrovi in un altro mondo!

L’impatto con Tangeri per me è forte. Sarà anche occidentale ma a me sembra proprio la classica città marocchina piena di rumore, fragore, carretti, mendicanti. Mi metto in stato di allerta e non mi rilasso. Mi scioglierò, ma piano piano.

Abbiamo iniziato se non erro con un mercato (ma va’?). Frutta, verdura, carne, pesce. Non ho mai visto niente di più fresco. Ci sono anche delle donne scese dalle montagne con dei cappelli coloratissimi che vendono dei formaggi freschi avvolti in foglie, vorremmo fotografarle ma non ce lo permettono, allora fotografiamo il formaggio. Lo compriamo anche, ed è buonissimo, assomiglia un po’ alla nostra robiola!

Giriamo per il mercato un bel po’, tutto ci ispira ma ancora non abbiamo fame, abbiamo appena fatto colazione!

Usciti ci dirigiamo verso un secondo mercato. Questo è più povero, per strada, fra polvere e gas di scarico. Ci sono un sacco di erbe dall’aria freschissima, ogni volta che sono in viaggio vorrei comprare tutto e non posso!

Girellando ci imbattiamo in una chiesa, un posto veramente assurdo che mostra quanto Tangeri sia un crocevia di culture e religioni, non me ne ero resa conto! Il custode ne è fierissimo e ce la mostra tutta, non smette più di parlare. Ogni tanto si interrompe e dà un’occhiata fuori, oggi giorno di mercato, ci spiega, gente povera entra per rubare. Rubare cosa, penso io, fuori c’è solo il giardino. Le foglie, la pietra?

Per pranzo torniamo al primo mercato. Prima andiamo dai pescivendoli e scegliamo del pesce… gamberi e gamberoni, se ricordo bene, e il pescivendolo insiste per regalarci una roba strana (sembrerebbe una sacca con delle uova…) sostenendo che aumenterà la virilità di Bram!
Poi andiamo a un baracchino in un angolino del mercato, una sorta di minuscola cucina aperta con degli sgabelli intorno, consegniamo il sacchetto di pesce e chiediamo se ce lo possono cucinare. C’è stato un misundestanding linguistico che adesso non mi ricordo, sta di fatto che io sognavo un tajine con dentro tanti gamberetti cotti e puliti morbidi morbidi e mi sono invece trovata davanti a un piattone di gamberi grigliati con guscio e tutto. Buono eh, ma due palle a pulirli! Mangiamo sotto la pioggia fra gatti e mendicanti che osservano noi e si guardano in cagnesco fra loro, lasciamo loro pochi spiccioli e ce ne andiamo.

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Usciamo dal mercato e mentre noi usciamo un tizio entra, io ho l’ombrello aperto, lui ha sulle spalle una pecora morta che sta andando a vendere. Le stecche del mio ombrello si impigliano nella sua pecora. Io mi fermo ma lui no, tira a dritto e semplicemente tira finché la pecora non si stacca!

Sta ancora piovendo e fa freddo (le scarpe da trekking, che non volevo portare, mi hanno salvato, ci ho fatto tutta la vacanza!), ci rifugiamo in un edificio giallo che secondo la guida dovrebbe essere l’associazione delle donne di Tangeri, e infatti lo è. Qua le donne senza un futuro cercando di crearselo tramite corsi di cucina, di cucito, di pasticceria.

Ed è un posto delizioso! Ci sono un ristorantino, un bel giardino e un piccolo negozio. Noi abbiamo già mangiato quindi ci buttiamo sul dolce, tè alla menta con pasticceria assortita per me, tè alla menta e torta per Bram. Che bontà!

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Mangiamo, facciamo un giro nel negozietto e compriamo un bel po’ di souvenir (presine per la teiera, che l’altra volta in Marocco avevo comprato la teiera ma non l’apposita presina e infatti ogni volta mi brucio, tovaglioli ricamati a mano, un grembiule da cucina, una bella sciarpa… qualcosa per noi, qualcosa da regalare), poi usciamo, di nuovo sotto l’acqua.

Il nostro nuovo rifugio è il museo della Legazione Americana, in pratica il Marocco è stato il primo paese a riconoscere gli Stati Uniti perché sperava in scambi commerciali. Girelliamo, è interessante, e a un certo punto trovo un documento storico su cui ancora sto ridendo, una lettera dell’allora rappresentante degli Stati Uniti in Marocco che era stato messo lì col compito di rifiutare regali e si ritrova… leggetela, merita!

Sir,

I am sorry to inform the Department that, although I have exerted myself to the utmost to prevent the presentation of any animals from the Emperor, and to convince his Minister of the impossibility of accepting a gift or present of any kind, my exertions have not been attended with success. A brief statement of the facts of the case will show whether I have acted up to the spirit of the verbal instructions which I had the honour to receive before I left the U.S., and in deference to the feeling manifested on a former occasion by the U.S. Government and which I have every reason to suppose will be the same in the present case.

It will be recollected that my instructions to Mr. John Mullowny were to state to the Bashaw the utter impossibility of accepting any present, and in case one was offered to give it an unqualified refusal. This order I have no doubt that he fully executed, and I was in hopes that I should hear nothing more of the subject. In a few days, however, it was rumored that a party were on their way from Fez with some animals for the American Consulate. I immediately communicated to the Governor and Public Administrator my determination to refuse whatever might be sent and begged their influence in presenting such an offer. They replied that it was perfectly out of their power to prevent it, that the present must be made, that they could not understand by what right or power that I could undertake to interfere in such a case between the Emperor and my government; that a Moorish agent who should thus refuse to convey a present to his master would very justly have his head cut off; and that the refusal of whatever might be offered would be a decided insult.

Finding I could not receive any assistance from any of the Emperor’s Officers, I resolved to write to the Emperor himself, but before a letter could be prepared, the sound of drums announced the arrival of the Bashaw’s nephew at the head of a troop of soldiers with an enormous, magnificent Lion & Lioness.

As my determination was well known, the commander of the troop had prepared himself with the most “conclusive answer” to all my objections. I told him that it was perfectly impossible to receive the animals, the laws of my country forbid it. He replied that they were not for me, that they were for my government. I told him that the President, the head of my government, was in the same predicament as myself, that he has not the power to receive them. He said that the Sultan knew that but that they were not for the President but for my Congress. I replied that Congress had resolved never to receive any more presents, and that the law prohibiting public officers to receive presents, was part of the Constitution and superior to the power of Congress itself. He wanted to know who made the Constitution, I replied the people, then said he if Congress will not receive them the Emperor desired them to be presented to the people as a present, as a mark of his respect and esteem for the “Sultans of America”. At last I told him that I would not receive them that my mind was fully made up: then he said my determination is as strong as yours, I am ordered to deliver them to you, it will cost me my head if I disobey, I shall leave them in street. The street upon which is the American Consulate is a narrow short cul de sac with a half dozen Jew houses in it beside my own. Preparation were made for placing a guard at the open end, and turning the Lions loose in the street. Seeing further insistence hopeless, that to persist in the refusal would be to destroy the good feeling with which this Consulate is at present regarded, I was compelled to surrender to this novel form of attack, and to open one of my rooms for the reception of the Animals where they now are. I have not dared to take the responsability to send them to the U.S. or otherwise dispose of them. Upon this head I shall most anxiously wait instructions as they are to me a great cost and inconvenience. They are by far the finest animals of the kind I have ever seen, and I have no doubt will sell for more than enough to pay their expenses and the cost of transporting them to America. It will be impossible to dispose of them in this neighborhood. At Gibraltar they would bring nothing, and the sale of them would create much excitement.

The rumor in town is that four or five horses are on their way for the “People of the United States”, whether it is true or not I do not know. I hope that I shall have the honor and pleasure of hearing upon this subject from the Department as soon as possible.

I am with sentiments
of respect your old
Servant

Poveraccio!!! :-D

Dopo il museo facciamo qualche altro giretto, una mostra di fotografia e la medina, io costantemente (e stupidamente) sul chi vive, poi rientriamo in albergo e ci cambiamo per andare a cena (siamo fradici!).

A cena andiamo in un ristorante di pesce che la Lonely Planet definisce “un’esperienza”, e decisamente lo è! Ci fanno accomodare ma non ci fanno ordinare, il menù è fisso e lo servono loro. E tutto è delizioso! Dall’alto in basso…

  • L’antipasto: olive miste marinate, noci di tutti i tipi ma boh, più buone delle noci normali..!, cestino di vari pani diversi tutti fatti sul momento, harissa fatto in casa meraviglioso (avrei probabilmente potuto cenare solo con l’harissa spalmato sul pane caldo e croccante!) e zuppetta di pesce prelevata da un calderone!
  • Tajine di pesce con harissa, calamaretti, verdure e chissà che altro :-)
  • Pesciotti marinati, grigliati e puliti in un modo magico per cui ne prendevi un pezzo e ti veniva su la carne e tutte le spine rimanevano lì. Sullo sfondo potete osservare il mio pane preferito (si sofgliava in bocca!) e nell’angolo a sinistra un bicchiere della bevanda che ci è stata servita per tutta la cena: un succo di frutta fatto da loro con 16 tipi di frutta diversi!
  • E infine il dolce: frutta secca con miele e spezie e fragole fresche… Mmmh…

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Fine del primo post. Mi rendo conto che ci sono quasi solo foto di cibo! Gli altri (se mai riuscirò a scriverli) conterranno più paesaggi, promesso!

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