Skip to content

Le cirque, ça roule à Bruxelles!

marzo 15, 2016

Colonna sonora: Debout Sur Le Zinc, metto il link a una canzone ma tutto l’album è bellissimo!

Ci sono dei momenti che non si possono salvare, si può solo viverli sul momento e riviverli nel ricordo.

Ci sono delle canzoni che non verranno mai incise. Non si può comprare il CD, non si trovano su Spotify.

Il circo.

Mi ha sempre affascinato, e non sto parlando di circo con animali e pagliacci.

Parlo di un circo diverso, quello dell’arte di strada, fatto di trapezi lanciati alti nel cielo ma anche di un tavolino e due coltelli che ti trasportano altrove. Col tempo mi sono resa conto che non servono muscoli allenati, flessibilità e una forza da leone per fare l’artista circense. Queste cose aiutano, certo, ma la fantasia e la voglia di mettersi in gioco aiutano forse di più.

Da quando mi sono trasferita a Bruxelles, da quando ho iniziato a fare tessuti aerei, ho scoperto tanti aspetti del circo che non conoscevo.

Uno è quello di cui parlo sopra, il fatto che le idee contino tanto quando le abilità. Ho visto un sacco di spettacoli geniali e godibilissimi in cui le abilità fisiche erano pari alle mie, o persino inferiori considerando che io sui tessuti mi arrampico con facilità.
Non sapete quante volte guardando uno spettacolo mi sono ritrovata a pensare “Quello lo so fare anch’io”. Eh sì ma io non lo faccio. E proprio lì sta la differenza!

Un altro aspetto che ho scoperto qua sono le persone. Prima per me facevi circo se eri nato in una famiglia di circensi e cresciuto sotto a un tendone, punto. Ho scoperto che non è affatto così. Ho conosciuto un sacco di persone, giovani ma anche non così giovani, che come scuola superiore hanno fatto la scuola di circo. La FLIC a Torino o l’ESAC a Bruxelles o un’altra. Francia, Argentina, Spagna. Viaggiano, i circensi. Si spostano di continuo, per esibirsi e per imparare. Ho conosciuto anche un po’ di persone che facevano tutt’altro. Il biologo, l’ingegnere, il cuoco. Per caso o per passione si sono scoperti interessati alle arti circensi, e oggi quello è il loro lavoro. L’ho visto con i miei occhi succedere a una delle mie compagne del corso di tessuti: era brava, così brava che oggi tiene un corso tutto suo. Non l’ho ancora vista esibirsi, ma mi stupirei se questo non accadesse presto.
Fra i miei amici a Bruxelles, fra quelli che hanno figli piccoli, ce ne sono un po’ i cui bambini come attività extrascolastica fanno proprio circo. Magari questo evolverà in qualcosa, magari no, ma il punto è che qua a Bruxelles il circo non è una cosa per pochi, è aperto a tutti. C’è chi lo fa per passione, chi anche solo per migliorare il coordinamento e la motricità.

Un’altra cosa scoperta di recente è che il circo ha un’anima latina, o perlomeno il circo che passa da Bruxelles ce l’ha. Fra tutti gli spettacoli che ho visto in questi anni (a Bruxelles si tengono parecchi festival di circo biennali, oltre a un sacco di spettacoli occasionali) ho beccato un paio di artisti scandinavi, ma la stragrande maggioranza erano francesi, spagnoli, sudamericani, Argentina in particolare. E italiani, un sacco di italiani.
È però vero che c’è un bellissimo giro di circo anche in Inghilterra, e solitamente il circo inglese è quello che preferisco. Perché è un’esperienza totale, con musicisti e saltimbanchi sul palco tutti insieme. Anche la Francia si sta muovendo in questa direzione. Il circo inglese che preferisco è nofitstate.

Ma l’aspetto più bello e più importante del circo che ho scoperto col tempo è quello sociale. Avrete tutti sentito parlare dei clown in ospedale, immagino. Ma non ci sono solo loro. Il circo sembra non conoscere barriere.

Non conosce quelle fisiche. Dove facevo tessuti c’erano un po’ di ragazzini down che facevano pratica. Hanno messo su uno spettacolo tutto loro e l’hanno portato un tournée. Ne ho incontrata una Sabato, all’uscita di uno spettacolo a cui ero andata con Bram. Io l’ho riconosciuta, lei ovviamente non ha riconosciuto me. Ma ha attaccato discorso, con la facilità che i ragazzini down spesso hanno.
“Era bello, vero?” mi ha detto, parlando dello spettacolo appena terminato.
“Era bello, sì.” ho risposto io, e ho aggiunto “Anche tu fai circo, vero?”.
“Sì”, mi ha risposto lei, fiera. “Sono acrobata!” ha aggiunto, con semplicità.

Il circo non conosce la disabilità. Uno dei miei circhi preferiti è il francese Cirque Inextrémiste. Del primo show loro che ho visto avevo parlato in un vecchio post. Copio sotto quello che avevo scritto all’epoca, scusate l’autoreferenzialità:

La seconda perla, completamente su un altro piano ma pur sempre una perla, è stato lo spettacolo circense che abbiamo visto ieri sera. Uno spettacolo comico e acrobatico buffo, sorprendente, irriverente. In breve si basava sulla storia di tre ragazzi in un cantiere, due bulletti che si fanno beffe di un disabile finché quest’ultimo non si impadronisce di una ruspa che utilizza per sollevarli e lanciarli nell’aria. Acrobazie a go-go e show completamente politically incorrect, col povero disabile che deve raggiungere la sedia a rotelle di cui è stato privato strisciando e che viene poi infilato in un secchio dai due teppisti e va avanti muovendosi solo con le braccia.
E poi lo show è finito e il pubblico applaudiva e i teppistelli facevano inchini e la vittima non si alzava dalla ruspa, ed è stato a quel punto che mi sono resa conto che non era lo spettacolo ad essere incorrect, era la realtà.

Ho poi scoperto che l’artista disabile è un acrobata che si è fatto male durante uno spettacolo ed è rimasto semiparalizzato. Questo non l’ha fermato: lui e suoi compari hanno costruito non uno ma ben due spettacoli intorno alla sua disabilità, e sono tuttora in tournée.

Non si ferma davanti alle difficoltà, il circo. Né davanti alle guerre, né alle minoranze sociali.

Dopo i fatti di Parigi avrete abbondamente sentito parlare di Molenbeek, no? È il quartiere marocchino di Bruxelles, quello da cui sono partiti gli attentatori, quello in cui io non andrei in giro da sola di notte (non è un quartiere periferico, è a dieci minuti a piedi dalla Grand Place, ma questa è un’altra storia). Se sei nato a Molenbeek hai automaticamente meno possibilità.
Ecco, a Molenbeek ci sono un sacco di iniziative sociali, e una di queste è la scuola di circo Zonder Handen (Senza Mani). Sembra una cavolata, ma avete idea di quanta differenza possa fare per un ragazzetto nato e cresciuto a Molenbeek passare i pomeriggi a bighellonare in strada o in una scuola a imparare a maneggiare i birilli, a arrampicarsi sul mât chinois (non so come si chiama in italiano, abbiate pazienza, è il palo), a occuparsi dei più piccoli? Il circo dà disciplina, il circo responsabilizza. Il circo può salvare.

Fra gli spettacoli visti in questi anni ce n’è stato uno di un circo palestinese.
Ora, avete idea di cosa voglia dire mettere su una scuola di circo in Palestina? La mancanza di tutto. Di strumenti, di impalcature, di materassi, di attrezzi.
Eppure l’avevano fatto, e di nuovo il circo aveva tolto dei ragazzi dalla strada e li aveva portati sul palco di un teatro.

Due anni fa sono andata in vacanza con degli amici in Albania, forse qualcuno se ne ricorderà.
Dall’Albania siamo entrati in Kosovo. Una notte abbiamo dormito in Kosovo, a Prizren. La seconda notte abbiamo dormito sempre in Kosovo, ma in un’enclave serba questa volta, a Velika Hoča.
L’enclave serba è una delle cose più tremende che io abbia mai visto. Non sono mai riuscita a scriverne, chissà se mai ce la farò.
È tremenda perché apparentemente è tutto normale, ma in pratica sei bloccato in pochi chilometri quadrati da cui non puoi uscire, e se esci è a tuo rischio e pericolo. Questo vuol dire che non hai possibilità, non hai futuro. Non puoi lavorare, non puoi andare a scuola, non puoi andare alle poste, non puoi andare dal medico. Se hai un orto e riusci a coltivarci qualcosa hai di che sopravvivere, ed è tutto lì. Ma che vita è?
Ecco, nell’enclave serba c’era un circo. Era un circo italiano, stava lì un mese senza chiedere nulla in cambio e senza parlare la lingua, e nonostante la barriera linguistica aveva attirato tutti i bambini e i ragazzi come calamite e donato loro una speranza. Siamo stati accolti da trampolieri traballanti e giocolieri un po’ insicuri ma decisi al grido di CIRKUS!

Mamma mia, che post lungo mi è uscito? È stato un viaggio. Io volevo solo raccontarvi degli ultimi tre spettacoli che ho visto…

Il primo è stato ATTACHED, compagnia Magmanus, Venerdì con Bram. Un francese e un norvegese. Comico e acrobatico, ci ha fatto ridere e spalancare gli occhi e la bocca. Più un artista è bravo, più sembrerà fare le cose naturalmente e senza sforzo. Anche se le cose sono dei salti mortali tripli!

Il terzo è stato MARÉE BASSE, Domenica, della compagnia francese Sacekripa. Uno dei due in passato era un cuoco!
Questo spettacolo è una delizia. Sotto a un piccolo tendone di circo, l’ambiente di una cucina è ricreato e per un’ora si ride, si trattiene il fiato e ci si commuove. Piccolo e meraviglioso.

Il secondo, che metto di proposito per ultimo, è stato EXTRÊME NIGHT FEVER del già citato Cirque Inextrémiste, francesi pure loro. Sabato sera.
Questo non è stato uno spettacolo. È stata una festa.
C’era musica, c’era un piccolo delizioso punch offerto all’ingresso, c’erano incredibili salti (vi dico solo che ho provato a fare un video e si vedono il salto iniziale dell’artista e il suo atterraggio, ma non le acrobazie di mezzo perché hanno avuto luogo in aria, così in alto da non entrare nello schermo!).
Una musicista cantava “COME ON!” e “OUR BOYS ARE ON FIRE!” mentre gli acrobati volteggiavano nell’aria, coordinati e vicini senza toccarsi mai. C’era un’energia incredibile, non eravamo seduti ma in piedi in una grande sala scura e tutto accadeva fra di noi. Musicisti calavano dal cielo, una drag queen si esibiva e faceva tessuti usando il sottile filo che reggeva una palla dorata, un’asse di legno in mezzo alla sala veniva usata come trampolino per il cielo: shot di vodka, respiro e via in aria!
È stato incredibile. La musica ha avuto senz’altro la sua parte e a questa mi riferivo a inizio post. È una musica che esiste solo insieme allo spettacolo, e per questo non si trova su nessun CD né si può scaricare. Ci si può solo ricordare.
Attenzione, non è uno spettacolo classico e se questo vi aspettate potreste rimanere delusi. Ma se avete voglia di essere parte di una festa incredibile allora è il posto che fa per voi!

“Non entrate in codesto loco, dove di ogni cosa si fa mercimonio…”
inveisce frate Cipolla all’ingresso del paese,
mentre draghi-quasi-umani sputano lunghe lingue di fuoco
ed artisti erranti combattono la loro battaglia
contro Signora Malinconia.
La polvere pirica con un po’ di tecnica disegna arabeschi luminosi nell’aria,
passano uomini che s’ingegnano coi loro stru-menti di metter ali alla musica.
Abili burattini, senza darlo a vedere, manovrano i loro burattinai,
il diavolo più volte cerca la riconquista del cielo
per poi ricadere a terra, dove a suo tempo fu destinato.
Ciclisti avari risparmiano sul numero delle ruote,
c’è chi invece di palle ne ha cinque, gli girano e non si fermano mai.
Udite, udite!
Si va ad intendere e a vedere un nuovissimo e godibilissimo spettacolo…

IMG_20160316_082207

7 commenti leave one →
  1. marzo 15, 2016 5:38 pm

    Che post bellissimo! Io conosco pochissimo il circo, ma mi hai davvero affascinata, peccato che in questo buco in fondo al mondo dove vivo arrivino pochissime cose 😓

  2. marzo 16, 2016 7:20 am

    Io, invece, vorrei avere i tuoi occhi perché credo che la cosa più bella del circo (o delle altre cose che racconti) sia il tuo sguardo sul mondo.

    A volte vediamo ma non guardiamo. O siamo predisposti male. Io sono così. Anche per questo mi piace leggerti e sono felice di essere approdata sul tuo blog.

  3. Nilde permalink
    marzo 16, 2016 11:00 am

    E’ vero,fai venire voglia di guardare il circo con occhi nuovi.
    Io ho sempre odiato il circo perchè mi suscitava malinconia e noia,invece il nonno Raffaele lo amava moltissimo….come te. Che bello che i geni si trasmettano anche nei gusti e nei cervelli.Ciao. Nilde

  4. marzo 16, 2016 3:10 pm

    @ cri: mmmh dici? magari proprio dove stai te no, però fra lucca, pisa e firenze mi pare che un po’ di cose girino… oddio forse lucca non tanto, ma pisa e firenze sì!

    @ viola emi: ti ringrazio, ma la sensazione di vedere ma non guardare la conosco anche troppo bene purtroppo!

    @ nilde: ahah, buffo! e bello :-)

  5. Anonimo permalink
    marzo 16, 2016 8:00 pm

    E invece a Lucca il 1-2-3 aprile ci sarà la prima tappa del “le cirque with the world’s top performer”! (Anche se immagino non sia il tipo di circo che intendevi….) Silvia

  6. marzo 17, 2016 8:42 am

    silvia, ma… ma tu mi leggi? e soprattutto, ma… ma tu commenti solo quando scrivo minchiate?? :-D

  7. Anonimo permalink
    marzo 17, 2016 8:18 pm

    cerrrrrto che ti leggo…e commenterei sempre (a parte sulla cucina su cui non metto becco) ma poi sarei antipatica 😄 Comunque la minchiata l ho scritta io, il cirque top artist non c’entra nulla col significato che intendevi dare te al circo …. É stato solo un attacco di campanilismo!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: