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DOMENICA 12: cascate, moscerini, cavalli e islandesi burloni

marzo 24, 2016

Colonna sonora: múm – A Little Bit, Sometimes

Reykjavík – Hjálparfoss – Gjáin – Háifoss – Seljalandsfoss – Þórsmörk

12

Lasciamo Reykjavík e il nostro giro inizia!

Il giro classico dell’Islanda si fa seguendo la Route 1 o Ring Road, una strada PREVALENTEMENTE asfaltata lunga 1332 km che fa più o meno il giro dell’isola escludendo la parte interna e i fiordi dell’Ovest. Noi la faremo in senso antiorario, per un motivo ben preciso che spiegherò più avanti. Non ci limiteremo alla Ring Road; nel 2005 con Flanzo avevamo fatto solo quella, stavolta abbiamo più tempo e io voglio vedere tutto tutto tutto!

Leggendo la LP avevo scoperto l’esistenza di Þórsmörk, Thor’s forest.

Una vallata nascosta nel profondo entroterra islandese, Þórsmörk è un reame verde pieno di burroni serpeggianti, campi di fiori, ruscelli glaciali e scorci sui tre ghiacciai (il Tindfjallajökull, l’Eyjafjallajökull e il Mýrdalsjökull) che proteggono questa conca tranquilla dai climi estremi. Le aree più alte della valle sono note come Goðaland (“terra degli dèi”) e in effetti, come suggerisce il nome, sono divine. Le formazioni rocciose si contorcono verso il cielo come archi di pietra di un’antica, eterea cattedrale. Fiori artici fluorescenti esplodono dal muschio spugnoso aggiungendo accesi tocchi di colore ai tranquilli panorami dell’interno.

Letta questa descrizione (credits Lonely Planet) a voi non viene voglia di andarci?? A me sì! E dunque ho deciso che ci saremmo andati.

Non mi era però chiarissimo come arrivarci.

Intanto, Þórsmörk è il punto di arrivo del Fimmvörðuháls trek, un trekking di 23 km (circa 10 ore). Dunque un’opzione era andarci a piedi. Ma non è circolare, quindi se ci fossimo andati a piedi poi saremmo anche dovuti tornare indietro a piedi per recuperare la macchina. Not an option.

In macchina? Non chiaro. Sembrava che fino al temibile fiume Krossá con un buon 4X4 si potesse arrivare, ma che attraversare il fiume non fosse possibile. Ho letto, ho studiato, ho telefonato e poi sono arrivata al seguente piano: si va in macchina fino al fiume Krossá, si parcheggia lì e da lì si prende l’autobus che attraversa il fiume e ci porta al campeggio che è proprio dopo il fiume. E fiera della mia trovata ho comprato i biglietti dell’autobus e ho prenotato il campeggio.

Ci siamo dunque messi in viaggio di buon mattino. L’autobus era alle 19:15 e dalla Ring Road al parcheggio del fiume Krossá sono solo 20 km. Avevamo dunque tutta la giornata davanti!

Questo l’itinerario che avevo programmato: da Reykjavík andiamo prima a Hjálparfoss (una cascata che la LP definisce delightful), poi a Gjáin (una verde vallata ricca di fiori e cascatelle) e infine a Háifoss (la seconda cascata più alta d’Islanda). Da Háifoss torniamo verso la Ring Road e arriviamo a Seljalandsfoss (un’altra, indovinate?, cascata!) e da lì andremo verso Þórsmörk dove dormiremo.

Facciamo un po’ di spesa, ci mettiamo in marcia e verso l’ora di pranzo arriviamo a Hjálparfoss. Facile da raggiungere e molto bella, stiamo un po’ lì a deliziarci. Ci sono un po’ di fastidiosi moscerini in giro ma vabbè, e tanti bei fiori. Avendola vista prevalentemente nella stagione fredda non immaginavo proprio che d’Estate l’Islanda potesse essere così allegra e colorata!

12.1

12.2

Ripartiamo e dopo esserci persi svariate volte arriviamo a Gjáin. Gjáin è semplicemente deliziosa: una piccola, rigogliosissima vallata popolata da giochi di lava, grotte e cascate. Ci hanno girato Games of Thrones e non mi stupisce!
Vaghiamo perdendoci, ritrovandoci e incantandoci e vorremmo anche fare un picnic, ma ci sono tanti di quei moscerini che rischieremmo di buttarli giù insieme al cibo… quindi niente, nonostante l’ora di pranzo sia passata da un po’.

12.3

Di nuovo in marcia. Prossima tappa Háifoss.
Io inizio ad essere un po’ preoccupata per i tempi. Mi sono resa conto che il GPS non conosce lo stato delle strade e di conseguenza dà dei tempi decisamente troppo brevi per quelle sterrate. Di media, se il GPS dice 20 minuti ci vuole un’ora. Esattamente il triplo… e gran parte delle strade di oggi sono sterrate.
Nessuno se ne rende conto perché ho organizzato tutto io e sono l’unica ad avere ben chiari itinerari, orari e km. Certo ogni mattina comunico i dati, ma mi rendo conto che è molto più semplice ricordarli per me che li ho studiati che per gli altri.
Di fatto le dinamiche si sono già instaurate: io sono il capogruppo e gli altri si sono rilassati e seguono me. Pro e contro dell’aver organizzato tutto da sola… ma nonostante tutto credo che per un carattere come il mio i pro superino i contro!
Oggi però devo trasformarmi nel poliziotto cattivo. Arriviamo ad Háifoss che è bella, bella, bella, è la cascata che mi è piaciuta di più di tutto il viaggio, e io obbligo tutti ad ammirarla mangiando un panino al volo fra i moscerini per ripartire il prima possibile! Forse è pesato più a me che agli altri, mi sono innamorata di Háifoss e non la volevo più lasciare, tant’è che anziché mangiare il mio paninello al tavolo di legno con gli altri l’ho mangiato in solitudine seduta sul bordo del precipizio beandomi della vista!

12.4

E si riparte! Facciamo due conti. Dobbiamo essere al parcheggio del fiume Krossá, che dista 20 km da Seljalandsfoss, per le 19:15. Moltiplicando per tre i tempi dati dal GPS, da Seljalandsfoss al fiume Krossá dovrebbe volerci un’oretta. Dunque se arriviamo a Seljalandsfoss per le 18, tenendoci larghi, dovremmo farcela tranquillamente.

Il viaggio verso Seljalandsfoss è bellissimo. Ari si addormenta, noi ci guardiamo intorno pieni di meraviglia. Passiamo davanti a un campo di cavalli: ce ne sono di adulti che brucano tranquilli e di piccolini che corrono da un lato all’altro come per celebrare il fatto di essere vivi e di avere delle gambe! Siamo abbastanza in orario, addirittura un po’ in anticipo, la strada è migliorata quindi si va più veloci. Ci fermiamo ad osservare i cavalli, e all’improvviso per i cavallini si fa l’ora della nanna. Ed ecco che il cavallino marrone va verso il cavallo marrone, il cavallino bianco va verso il cavallo bianco, il cavallino rossastro va verso il cavallo rossastro, e così a coppie, l’uno alto e imponente l’altro piccolo e un po’ traballante, si dirigono verso le stalle. Una delle scene più dolci che abbia mai visto.

Arriviamo a Seljalandsfoss per le 17:30. Scendiamo, ci sgranchiamo le gambe, guardiamo la cascata, valutiamo l’idea di prenderci un panino con l’agnello affumicato, poi io ho la brillante idea di avvicinarmi a due locali e chiedere se conoscano il fiume Krossá e se sappiano quanto ci voglia ad arrivarci.

Io: “Salve, signori. Parlate inglese?”
Signori: “IAOU!”*
Io: “Uh? Vabbè… Conoscete il fiume Krossá? Sapete quanto tempo ci vuole per raggiungerlo?”
Signori: “Iaou, iaou, Piccina! Tra un’ora e mezzo e due ore!”
Io inorridita: “Cosa??? Ma sono solo 20 km!”
Signori: “Iaou, iaou! Ma sono 20 km off road! Ahahahah!”. E si spanciano dalle risate.
* Vuol dire sì in islandese, e si scrive já ma si pronuncia iaou, e siccome iaou rende molto meglio l’idea ho deciso di scriverlo così

Orrore e inconsapevolezza. Orrore perché se davvero ci vogliono due ore perdiamo l’autobus. Inconsapevolezza perché non so cosa significhi off road in Islanda. Non ancora…

Chiamo a raccolta il gregge e ci mettiamo immediatamente in viaggio (senza panini). Tempo circa 10 metri e scopriamo il significato locale di off road.
Off road in inglese vuol dire “fuori dalla strada principale”.
Off road in Islanda vuol dire: “strada super sterrata piena di buche che non sta su nessuna mappa e che comprende un numero infinito di fiumi da attraversare entrandoci dentro con la macchina”.

Ora, presumo che per i prodi islandesi tuffarsi nei fiumi con la macchina sia attività giornaliera. Probabilmente tutte le mattine si tuffano in un paio di fiumi prima di colazione, per andare a comprare le ciambelle. Ma noi no!

Arriviamo al primo fiume. Risolini ed eccitazione nervosa. C’è un cartello che dice un po’ di cose tipo “non fare cazzate”, “se sei uno stupido turista e non ti senti sicuro non attraversare”, “probe it” (che vuol dire “usa uno stecco o un sasso o il cane per saggiare la profondità del fiume”), “manda avanti qualcuno e se affoga non passare”.

Al grido di “PROBE IT! PROBE IT!” scendiamo tutti tranne Bram che è al volante e probiamo allegramente il fiume tirandoci dei pietroni. Dan dice che è shallow (poco profondo, parola nuova che ho imparato quel giorno!), risaliamo tutti in macchina, Bram attiva le quattro ruote motrici e si va! Primo fiume superato! Tempo 5 metri e ce ne troviamo davanti un altro.

Scendi, proba, stabilisci l’itinerario migliore, rimonta in macchina, passa. Secondo fiume superato! Tempo 3 metri ed eccone un altro.

Iniziamo a ringalluzzirci. Siamo degli esperti attraversatori di fiumi! Finché Bram non becca un pietrone (invisibile e sfuggito al nostro accurato probing). Si sente un sonoro STONG e non si sa cosa sia successo. Potremmo aver graffiato la macchina sotto o potremmo anche aver bucato il serbatoio dell’olio. L’atmosfera si incupisce.

Passiamo un altro paio di fiumi e quando arriviamo a uno che sembra tranquillo, poco profondo, Dan e Ari decidono di attraversarlo a piedi. Io e Bram passiamo in macchina e li aspettiamo dall’altro lato. Non arrivano. Scendiamo e li vediamo andare in su e in giù alla ricerca di un punto per passare. Scandagliano tutta la riva e non osano, e intanto perdiamo minuti preziosi. Urliamo, battiamo il dito sull’orologio, li infamiamo, e alla fine Ari si butta, Dan la segue e entrambi risalgono in macchina mesti e bagnati fradici.

A questo punto tutti siamo seriamente preoccupati. È tardissimo, i fiumi non finiscono più, se perdiamo l’autobus restiamo bloccati qui. Chiamo la compagnia di bus e mi tranquillizzano: l’autobus fa la nostra stessa strada, deve superarci, impossibile che arrivi senza che ce ne accorgiamo.

Continuamo a probare e a guadare, il tempo passa e i fiumi si ostinano a non finire, finché non ne raggiungiamo uno particolarmente largo e profondo e Bram semplicemente si rifiuta di attraversarlo. Valutiamo il da farsi e poi qualcuno ha una brillante idea: se l’autobus fa la nostra stessa strada non può raccattarci ovunque? Chiamo di nuovo la compagnia e confermano che sì, non è la procedura standard ma per salvare i turisti scemi si può fare. Così parcheggiamo la macchina accanto al fiume, tiriamo fuori il necessario per la notte e ci piazziamo in mezzo alla strada sventolando i biglietti dell’autobus.

E l’autobus arriva, e l’autista scende.

Noi, disperati e imploranti: “Ci può caricare qui, per piacere, per favore??”
Autista, burbero: “Perché avete noleggiato una macchina così piccola?!”.
Noi: “Non sapevamo che ci fossero da guadare così tanti fiumi, e così profondi!”
Autista palesemente divertito: “Questo no fiume! Questa pozzanghera! Ahahahahah!”

Comunque, ci carica. Arriviamo al parcheggio del fiume Krossá dove tutti sono ordinatamente parcheggiati tranne noi, krossiamo il Krossá (ahahah) con l’autobus e finalmente arriviamo a Þórsmörk, dove staremo due notti. Montiamo le tende, ceniamo al carissimo buffet del campeggio (potenza del monopolio), chiediamo se hanno una cartina della zona (NO) e prima di uscire diamo un’occhiata alle previsioni per i due giorni successivi.
Pioggia a catinelle, senza sosta.

Quella tutta contenta con la giacca verde sono io. Quello dietro con le mani nei capelli è Dan.

12.5

Non piove ancora, però. Dopo cena Dan e Ari vanno a nanna e io e Bram facciamo una passeggiata nel nulla che ci circonda. È tardi ma c’è ancora luce, c’è una quiete infinita rotta solo dal suono del fiume e sembra di essere sul tetto del mondo. Che spettacolo!

12.6

***

LINKS

  • Col senno di poi: se volete andare a Þórsmörk lasciate la macchina a Seljalandsfoss e prendete l’autobus da lì.
  • Abbiamo dormito e mangiato presso la struttura Vulcano Huts. 11 euro a persona a notte, in tenda. Noi abbiamo campeggiato ma hanno anche altre possibilità di alloggio (da prenotare con largo anticipo!). Non mi ha convinto ma temo sia l’unica possibilità nella zona!
8 commenti leave one →
  1. marzo 24, 2016 11:21 am

    Bello bello questo viaggio insieme! Credo proprio che il campeggio (in generale) non faccia per me. Però ti lascerei lo stesso organizzare il viaggio approfittandomi spudoratamente del tuo impegno! Brava brava!

    (E a “Questo no fiume! Questa pozzanghera! Ahahahahah” sono scoppiata a ridere anch’io! Io che poi avrei avuto paura pure dei moscerini (Questi no moscerini. Questi animali enormi e spaventosi!) e delle cascate (nel senso di cascarci dentro!) ehm ehm)

    (Scusa l’abuso di parentesi!)

  2. marzo 24, 2016 11:27 am

    viola emi, non sai quanto piacere mi fa che ci sia qualcuno che si interessa al mio viaggio in islanda… ci ho messo una cosa tipo quattro mesi a scrivere tutto! ed è così bello pensare ad altro! :-)
    ps: il medico mi ha dato la passiflora e stanotte ho dormito, hurrà!

  3. marzo 24, 2016 12:05 pm

    Quando sono scoppiata a ridere al punto di cui sopra è stato un bel sollievo. Me ne sono resa conto dopo. E mi sono chiesta come fosse possibile. Ma poi si sono detta che va bene così. Anzi meglio così. E’ umano, questo sì che UMANO, cercare di andare avanti nel bello. Non il far del male (nei grandi gesti e nei piccoli quotidiani). E poi come al solito mi perdo e non riesco a spiegarmi. E ho paura di essere fraintesa. E sono contenta che un po’ di sonno ristoratore ti sia arrivato. E un abbraccio. E quanto sei bellina* piccina :)

    *in senso vezzeggiativo affettuoso non diminutivo

  4. marzo 24, 2016 12:46 pm

    ti perdi ma riesci a spiegarti lo stesso! ♥
    bellina NO. lo vedrai nei prossimi post! :-D

  5. Alessandrino permalink
    marzo 24, 2016 2:08 pm

    cavolo, belli bao questi posti!
    io non so se avrei il coraggio di affidarmi ad un GPS per andare in posti così sperduti…

    A me la parte che è piaciuta di più è stata
    “Iaou, iaou! Ma sono 20 km off road! Ahahahah!”. E si spanciano dalle risate.

    xD

    ciao!

  6. marzo 24, 2016 2:14 pm

    ohi ciao! come stai?
    per il gps avevamo un barbatrucco! lo spiegherò più avanti!

  7. Alessandrino permalink
    marzo 24, 2016 2:31 pm

    bene, grazie. Al momento, a parte queste vacanze, in genere sto a Pisa dalla mattina alla sera a fare progetti di gruppo con i compagni dell’università…e devo dire che mi piace! xD

    (ho letto anche il post su bruxelles ieri, molto “bello” (scritto bene e che esprime bene tutto quello che volevi trasmettere, penso), ma non avevo scritto nulla principalmente perchè non sapevo cosa scrivere xD)

  8. marzo 24, 2016 2:57 pm

    ahah, ma mica c’è obbligo di commento!
    contenta invece di sentire che ti stai trovando bene a pisa, e a fare progetti di gruppo! :-)

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