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MERCOLEDÌ 15: paesaggi fantastici, la storia si ripete e campeggi pieni di pecore

marzo 29, 2016

Colonna sonora: Sigur Rós – Hoppípolla

Hrífunes – Kirkjubæjarklaustur – Skaftafell – Svínafell

15

Ci svegliamo alla Glacier View Guesthouse, facciamo una mega colazione e con tristezza ripartiamo.

Per oggi ho previsto Skaftafell, e cioè la parte sud di un enorme parco nazionale che copre una discreta area dell’Islanda (è l’enorme macchia verde sulla cartina). Skaftafell comprende una delle cascate più suggestive d’Islanda, Svartifoss. Il campeggio è libero ma bisogna registrarsi al centro visitatori. Sono super felice perché l’idea di campeggiare in un parco nazionale mi attrae tantissimo! Sono anche un poco preoccupata perché Ari mi ha confidato di non voler mai più campeggiare, ma non so se l’ha detto anche a Dan e se si sono organizzati in proposito.

Metto da parte la preoccupazione ed espongo le opzioni per la giornata. Skaftafell è abbastanza vicino e ci sono varie cose che si possono fare lungo la via: un piccolo villaggio con una cascata e un laghetto dove si può fare una bella camminata, un canyon, delle vecchie fattorie.

Decidiamo di iniziare dal villaggio, Kirkjubæjarklaustur. La possibile camminata (Bram sostiene che in tutto il viaggio non abbiamo fatto neanche un trekking ma solo delle piacevoli passeggiate!) è un cerchio di… mmmh… il mio fantastico libro delle camminate non riporta i km ma solo i tempi previsti: 1h15. Ci fermiamo al centro informazioni e io compro un libro sugli gnomi con l’idea di dare a Ari, che nel frattempo ha scoperto di non amare il trekking, qualcosa da leggere nel caso decida di restare in macchina!

Invece viene, e camminiamo chiacchierando (mi racconta della situazione politica e sociale del Brasile ed è super interessante!) e chiacchierando non si rende conto di stare camminando, e piano piano ce la facciamo, ci mettiamo forse 2 ore anziché 1h15 ma arriviamo in fondo!

È finalmente uscito il sole e la giornata è spettacolare, di quelle che ti fanno sentire felice di essere al mondo. Camminiamo su una sorta di altopiano circondati da verde, giallo e blu, fiori, farfalle e dei buffi uccelli che emettono degli strani suoni. È una meraviglia!

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L’ultimo tratto passa vicino al villaggio. E te pareva che non succedesse qualcosa almeno alla fine? C’è un punto del sentiero che passa vicino ai nidi di alcuni uccellacci malefici e bisogna passarci per forza, non c’è strada alternativa… solo che gli uccelli attaccano tutti quelli che ci passano! Gli attacchi uccelleschi sembrano essere una costante dei miei viaggi in Islanda. La prima volta è stato assolutamente terrificante, eravamo sul tardi su una spiaggia isolata e non me li aspettavo. Stavolta vabbè, è giorno e c’è altra gente e vedo che si sopravvive, piacevole non è però! Ari decide di passare fra gli uccelli correndo e sventolando un bastone sopra alla testa e funziona abbastanza. Decido di imitarla, ma non trovo stecchi e allora corro sventolando un fiorellino!

Pranziamo al villaggio (e durante il pranzo mi prende un attacco di ridarella che non finisce più, le foto lo provano ma il motivo mica me lo ricordo!) e dopo è tardi e non riusciamo a andare al canyon né alle vecchie fattorie, facciamo dunque un po’ di spesa e ci dirigiamo verso il parco di Skaftafell.

È tardi, ma la cosa bella dell’Islanda di Luglio è che fa buio… boh, lo fa? La notte in cui abbiamo fatto più tardi siamo andati a letto credo alle 3, e c’era ancora luce! Dunque si può fare trekking anche a mezzanotte!

Arriviamo a Skaftafell e in teoria dovrei andare al centro visitatori a registrarci per campeggiare. Ma non so cosa abbiano deciso Ari e Dan, quindi non so se devo registrare tutti o solo me e Bram. Alla fine dico a Ari “Guarda, qua dovremmo campeggiare, parla con Dan e vedete come volete organizzarvi”.

Entriamo al centro visitatori e mentre io chiedo a una ragazza informazioni sul campeggio Ari chiede a un’altra informazioni sugli alberghi. Ed ecco il quadro che ne esce.

Io scopro che il campeggio libero è in cima al monte, se si vuole campeggiare nella prima parte del parco, quella più vicina all’ingresso principale, bisogna pagare (poco). Le docce non funzionano (cioè funzionano ma non c’è acqua calda). C’è un altro campeggio poco lontano, non fa parte del parco ma lì dovrebbe esserci acqua calda.

Ari scopre che gli alberghi sono tutti pieni.

Segue un momento di nervosismo generale. Alla fine Ari acconsente a campeggiare a patto che si vada all’altro campeggio, quello con l’acqua calda. Accettiamo e finalmente si può partire per il trekking (sono tipo le 20).

Ci mettiamo in marcia… ed è una meraviglia! Questo cammino va in effetti definito passeggiata più che trekking, considerato che abbiamo incrociato una signora che se lo faceva in pantofole (!). Si tratta di un percorso circolare di circa 5 km che porta alla cascata (Svartifoss, si può raggiungere SOLO camminando) e ad altri punti di interesse. La camminata è veramente piacevole, seguiamo il fiume fra rocce e muschio finché non ci troviamo davanti lei… Svartifoss. Le foto che seguono sono state scattate intorno alle 22!

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Le rocce dietro sono basalto, per questo hanno quella forma. L’acqua scende scintillando e gli schizzi creano un buffo effetto optico: sembra che le rocce dietro si muovano. Pare di essere in un libro di fiabe! Tutti e quattro ci incantiamo davanti allo spettacolo e rimaniamo a guardarla una buona mezz’ora.

Poi Dan e Ari tornano indietro e io e Bram proseguiamo… e le meraviglie continuano.

Delle casette col tetto d’erba.

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Una vecchia fattoria, abitata da un’anziana coppia fino a neanche tanti anni fa… non riesco a pensare che delle persone vivessero lì, lontani da tutto, senza niente! Entriamo per visitarla ma non c’è nessuno in giro e a me le case vuote fanno un po’ impressione, quindi dopo un po’ esco e aspetto Bram fuori, seduta su una panchina.

Il panorama è pazzesco. C’è una quiete incredibile. Un cavallo bruca e sullo sfondo si vede la parte iniziale di un gigantesco ghiacciaio, il Vatnajökull credo.

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È un momento che vorrei non finisse mai.

Proseguendo ci imbattiamo in un altro angolo incantato, una minuscola radura con alberi, panchine e un laghetto. Sarebbe perfetto per un aperitivo. Perché non ci portiamo mai il vino quando andiamo a camminare??

Passiamo accanto al campeggio e alla fine torniamo al piazzale e risaliamo in macchina. Mi sarebbe piaciuto campeggiare lì e cenare nella radura, ma il destino ha altro in serbo per noi.

Arriviamo all’altro campeggio (Svínafell)… ed è uno spettacolo!!!
Ci sono pochissime tende ed il campeggio si trova in una vallata sotto a una montagna con una cascata. Intorno: pecore. Il loro belare e lo scroscio dell’acqua sono gli unici rumori. Faccio un video. Bram è entusiasta, lo siamo tutti! È un posto magico in mezzo alla natura. E c’è pure l’acqua calda!

Bram e Dan montano le tende. Ancora non l’ho scritto, ma Dan è il migliore amico di Bram e in questi anni gli è mancato. Entrambi erano così felici di poter trascorrere due settimane insieme..!

Io e Ari andiamo a sederci nella cucina comune. Chiacchieriamo, beviamo vino e prepariamo la “cena” (pane e formaggio). Così per ridere prepariamo pane e formaggio come se fosse un piatto elaborato, con tovagliolini, nastri, fiori (strappati dalla piantina sul tavolo) e una patatina fritta come decorazione! Anche per aprire il vino ridiamo un bel po’: il cavatappi in dotazione è il più spartano che si sia mai visto. A forma di T, bisogna conficcarlo nel tappo e poi non girare ma semplicemente tirare con forza! Né io né lei ci riusciamo. Andiamo a disturbare una coppia di spagnoli che sta cenando a pasta con i würstel, e niente, non ci riescono neanche loro. Mentre siamo lì in quattro che facciamo il tiro alla fune (due tengono la bottiglia e due tirano) senza successo si fa avanti un prode francese (l’unico francese simpatico d’Islanda!). Dice “Ehm, ehm, eschevu permetté?”, con una mano prende la bottiglia, con l’altra esercita una leggera pressione e POP!, il tappo esce con grazia. Che classe il signore francese! Gli offriamo un bicchiere per ringraziarlo mentre tutto il suo tavolo applaude.

Bram e Dan ci raggiungono e facciamo tardi a ridere, chiacchierare e bere Brennivín, un orribile liquore islandese che abbiamo avuto la fantastica idea di comprare con l’idea di berlo in campeggio (alla fine lo useremo per cucinare).

Ci addormentiamo col suono della cascata…

***

LINKS

  • La camminata che abbiamo fatto a Kirkjubæjarklaustur è la numero 11 del libro delle camminate.
  • Quella a Skaftafell è la numero 12.
  • Il campeggio fra le pecore è questo. Sui 10 euro a persona se ricordo bene.
6 commenti leave one →
  1. marzo 29, 2016 8:28 am

    Le case col tetto di erba sono marevigliose di brutto.

  2. marzo 29, 2016 2:14 pm

    mi sa che volendo ci si può dormire!

  3. Silvia permalink
    marzo 30, 2016 1:10 pm

    Mi fai quasi venir voglia di vederla, questa Islanda!

  4. marzo 30, 2016 1:43 pm

    ^^

  5. marzo 30, 2016 3:35 pm

    Quando hai nominato le pecore mi sono scordata di tutto il resto: io ADORO le pecore! E ora di corsa (metaforicamente eh!) che devo proseguire il viaggio (nel prossimo post).

  6. marzo 30, 2016 3:37 pm

    cara se ami le pecore dovresti andare a vivere in islanda: se mi ricordo bene ce ne sono circa 1 milione, contro 300mila abitanti!

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