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SABATO 18: serendipity, notti di mezza Estate e tequila!

aprile 4, 2016

Colonna sonora: FM Belfast – Underwear

Húsey – Lítlanesfoss – Lagarfljót – Seyðisfjörður

18

E venne il Sabato. Ci svegliamo e il tempo è all’incirca lo stesso del giorno prima. Facciamo colazione, paghiamo e ci mettiamo in marcia. Peccato non aver potuto fare i giri di avvistamento foche a cavallo che l’ostello propone, ma il tempo è quello che è (sia nel senso di ore e minuti sia in senso metereologico).

Guidiamo su strade sterrate, verso Egilsstaðir e la tanto sospirata Route 1, a lato del fiume.

E a un certo punto scorgiamo dei puntini neri. Nel fiume. Si muovono! E ce ne sono altri, bianchi, fermi sugli isolotti in mezzo al fiume!

Sono foche. Una bella colonia. Due adulti che fanno in su e in giù nel fiume, osservandoci e avvicinandosi curiosi sempre mantenendo una distanza di sicurezza, e un sacco di piccini bianchi e pelosotti che non si muovono dalla terraferma. Ed è di nuovo magia. Non importa la pioggia, non importa il vento, facciamo in su e in giù lungo il fiume osservando le foche che nuotano osservando noi. Non c’è nessuno in giro, solo noi e loro.

Risaliamo in macchina infreddoliti e bagnati ma con gli occhi pieni di stupore, e qualcuno dice “Ci vorrebbe un tè”. Arriviamo a Egilsstaðir, cerchiamo un distributore di benzina (spesso unica possibilità di rifocillarsi e andare in bagno in Islanda) e invece troviamo questo:

18.1

In Fellabær, at the western end of the bridge across the river from Egilsstaðir, is this sweet, low-key cafe: quality coffee, retro forniture, vinyl records, secondhand books and baked treats.

Questo dice la LP, e dice anche che il Sabato e la Domenica è chiuso. Invece lo troviamo aperto, ci entriamo e ce ne innamoriamo! Graziosissimo, accogliente, sembra di essere a casa della nonna: musica, libri, lavoro a maglia e soprattutto caffè a volontà e un buffet di dolci fatti in casa all-you-can-eat! Per Ari, che di dolci è appassionata, è il paradiso. Ma in realtà tutti ci lasciamo conquistare, e trascorriamo un’oretta buona lì scaldandoci col caffè e mangiando dolci buonissimi!

E si riparte! A Seyðisfjörður dobbiamo essere solo nel tardo pomeriggio, abbiamo dunque tutto il tempo di fare il giro del lago (Lagarfljót). Ci sono varie possibilità di trekking (sotto la pioggia), io ho identificato una cascata (Hengifoss) e vari percorsi nella foresta (Hallormsstaðaskógur).

Si parte da Hengifoss. Ovviamente non è sul ciglio della strada ma in cima al monte, occorre dunque parcheggiare e scarpinare. Ben scaldati e rifocillati ci mettiamo in marcia. Pioviggina e Ari dopo un po’ si ferma, e Dan con lei. Io e Bram valutiamo il da farsi: proseguiamo senza di loro o torniamo indietro? Intanto che ci pensiamo arriviamo a Lítlanesfoss, una cascata più piccola situata verso metà percorso. Scende fra colonne di basalto ed è abbastanza impressionante.

18.2

La rimiriamo per un po’, poi chiediamo ai passanti che stanno tornando indietro notizie dell’altra e tutti ci dicono che l’altra non si riesce a vedere a causa della nebbia. A quel punto ci arrendiamo, recuperiamo il gregge e ripartiamo. Eccomi mentre torno verso la macchina, verde nel verde!

18.3

Prossima tappa: pranzo! Sulla LP e anche sui magici opuscoli si parla di un posto specializzato in cucina tipica islandese e prodotti locali. È sul Lagarfljót e l’edificio comprende anche un negozietto e un piccolo museo. Lo troviamo e non ci delude. Ci sono tre opzioni: buffet misto (dolce/salato), buffet solo di dolci, menù. Io, Bram e Dan ordiniamo dal menù mentre Ari si butta sul secondo buffet di dolci della giornata! Non mi ricordo esattamente cosa abbiamo mangiato noi ma di certo delle zuppe deliziose (una di funghi e una di un’erba locale) e delle fette di pane fatto in casa con burro salato, fatto in casa pure quello, e agnello affumicato. Tutto delizioso.

Nel corso del pranzo io e Bram sveliamo il motivo per cui stasera dobbiamo assolutamente essere a Seyðisfjörður: abbiamo i biglietti per un festival!!!

Mentre io organizzavo l’itinerario Bram, che dopo tre volte consecutive a Iceland Airwaves è uno dei massimi esperti mondiali di musica islandese, spulciava festival e concerti, e ogni tanto mi mandava emails tipo “Possiamo essere ad Akureyri il 15 Luglio alle 22?”. Io avevo provato a incastrare qualcosa, sarebbe piaciuto anche a me e Dan è appassionato di musica quanto Bram, ma niente quadrava. Tipo se parti da Reykjavík il 12 Luglio, che tu giri in senso orario o antiorario, non puoi essere ad Akureyri (l’altra città più importante, sulla costa nord) il 15, non esiste proprio! Il festival però…

Il festival con qualche detour (tipo andare a dormire a Húsey, giustappunto!) e facendo il giro in senso antiorario si poteva incastrare. Il giro in senso antiorario fra l’altro era già in programma perché inizialmente Dan e Ari non dovevano restare con noi fino alla fine ma solo per la prima metà della vacanza e le cose più interessanti da vedere secondo me sono nella parte sud. Poi era venuto fuori che potevano stare fino alla fine, ma ormai io avevo iniziato a pianificare il giro e a fare le prenotazioni in senso antiorario. Enorme rottura di palle fra l’altro, perché la LP gira in senso orario invece!

Comunque, tutto ciò ha un risvolto positivo: si va al festival! Quando abbiamo preso i biglietti ci è sembrata una sorpresa fantastica, certo adesso che conosciamo un po’ meglio Ari non ne siamo più così sicuri. Ma, un festival in Islanda!

Iceland Airwaves (la versione invernale) è il mio festival preferito. È favoloso per tanti motivi, uno dei quali è il fatto che i concerti sono in tantissimi posti diversi ma tutti al chiuso. Avevo dato per scontato che sarebbe stato così anche per questo, finché un dubbio atroce non mi coglie: sarà mica che i pazzi islandesi d’Estate fanno i festival all’aperto? Chiedo in giro (tutti conoscono il festival e tutti ci vanno, pare sia l’attrattiva maggiore della zona!) e ottengo risposte vaghe, resto dunque col dubbio (atroce, visto che fa un freddo boia!).

Bon, lo scopriremo! Risaliamo in macchina e stavolta la destinazione è Seyðisfjörður. Cioè in realtà ci sarebbe ancora un possibile trekking (passeggiata!!) nella foresta di Hallormsstaðaskógur. Pare sia bellissima, ma piove e uno dei passeggeri non ha più voglia di camminare. :-)

Andiamo dunque diretti a Seyðisfjörður. Lungo la strada troviamo nebbia, neve e ghiaccio e io tremo all’idea che il festival possa veramente essere all’aperto. Ma quando arriviamo a Seyðisfjörður non piove più e il villaggio immediatamente ci conquista!

È supercarino, sulla punta interna di un fiordo, con un piccolo porto e tanti negozietti invitanti. In più il festival durava vari giorni (stasera c’è il concertone finale, che è quello a cui andremo noi) e gli artisti sono in giro, c’è dunque una bella atmosfera bohémien. Facciamo al volo il check-in nell’ostello che ho prenotato e che è dignitoso e poi io e Bram corriamo ad esplorare il villaggio mentre Ari, che nel frattempo ha scoperto l’esistenza di una lavatrice (che però al momento è piena quindi bisogna aspettare) e di un asciugacapelli decide di rimanere per approfittarne!

C’è un altro motivo per cui Ari vuole rimanere, ed è il seguente. Per le due notti successive è previsto campeggio (su un lago!!) e lei vuole usare Internet per cercare un albergo. Io e Bram campeggeremo, anche se devo dire che le previsioni per i due giorni successivi sono davvero tremende e all’idea di campeggiare non sono troppo felice neanch’io. Avevamo già campeggiato sotto l’acqua a Þórsmörk, ma un conto è la pioggia sulle tende asciutte, un conto è montare le tende sotto il diluvio universale!

Vedremo. Nel frattempo io e Bram facciamo il nostro giretto e scopriamo che A) il festival è effettivamente all’aperto, B) è più lontano di quel che credevamo e C) inizia prima del previsto. Torniamo dunque di corsa all’ostello, ci cambiamo al volo (io faccio un tentativo di look vagamente fashion abbandonando gli scarponi da trekking e indossando i miei stivaletti – lo rimpiangerò) e poi ci avviamo a piedi, lasciando la macchina a Dan e Ari. Arriviamo che il festival non è ancora cominciato e allora ci sediamo in un angolino con una birra e una pizza, con mio stupore abbastanza buona! Ci guardiamo intorno e pare che siamo gli unici non islandesi. L’organizzazione è abbastanza spartana: uno spiazzo di cemento con un palco, uno stand per le birre e uno per la pizza e un paio di tavolini di legno. Punto. Non ci hanno neanche controllato i biglietti!

18.4

Quando il concerto inizia Dan e Ari non sono ancora arrivati e si perdono quindi Sturla Atlas, un rapper islandese che non avevo mai visto prima e che mi piace un bel po’! Deve essere conosciuto perché la folla è abbastanza in delirio. Insieme a lui suona uno dei Retro Stefson, loro sì che li conosco. Inizio buono! Ci mettiamo sotto al palco e balliamo felici.

18.5.jpg

Si continua con due band che invece mi fanno veramente cagare, e infatti neanche vi cerco il link: Reykjavíkurdætur, un gruppo di (87?) ragazze islandesi, e dj. flugvél og geimskip, una pessima, pessima DJ al femminile! Intanto che loro suonano Dan e Ari arrivano, poi tornano indietro perché Bram aveva gentilmente lasciato loro la macchina ma non le chiavi per aprirla!, infine rientrano e rimangono giustamente sconvolti dalla DJ!

Girelliamo, ballicchiamo, mangiamo pizza e rispondiamo a circa 1000 islandesi che ci chedono come siamo finiti qui. A quanto pare il baracchino dei biglietti c’era e io e Bram l’abbiamo oltrepassato senza accorgercene, Dan invece ci è andato ed è stato accolto come una rockstar: “Oh, tu devi essere Bram! Volevo tanto conoscerti!!! Sei l’unico straniero che ha comprato i biglietti.”! Era Dan in realtà, ma vabbè, i biglietti li aveva comprati Bram ed erano a nome suo.
Identificare gli stranieri dal nome per gli islandesi è facilissimo: tutti i cognomi islandesi finiscono in -son (figlio di) o in -dóttir (figlia di), infatti l’elenco del telefono è per nome e non per cognome! Come facciano a riconoscerci guardandoci in faccia rimarrà invece un mistero. Forse però il fatto che siamo gli unici senza maglione a rombi costituisce un indizio!

Il festival prosegue e un problema si pone: fa un freddo becco. Bisogna trovare il modo di scaldarsi. L’alcool sicuramente aiuterebbe, ma io odiooo andare in bagno ai festival perché c’è sempre la coda e inoltre non posso ridurmi come uno straccio visto che il giorno dopo c’è da guidare e anche parecchio! Parte dunque la caccia al drink perfetto, che deve:

  • farci imbriaare ma non troppo
  • tenerci caldi

e NON deve:

  • farci andare in bagno ogni mezzo secondo.

Birra esclusa, vino escluso, alla fine qualcuno ha il lampo di genio: shottini di tequila!!

E, signori, la tequila ha svolto il suo lavoro, e pure egregiamente. Abbiamo passato l’intera serata in uno stato di felice allegria ma non devastata ubriachezza, abbiamo resistito al freddo (complice nel mio caso il fatto che Bram in un attimo di cavalleria si fosse tolto i suoi calzini caldi e me li avesse donati!!) e abbiamo saltato, ballato e bevuto (ça va sans dire) sotto al palco e non in coda davanti ai bagni! Hurrà!

18.6

Colgo l’occasione per precisare, in caso la mia amichetta Silvia mi legga, che la tequila che ci rifilavano in Spagna a 16 anni non doveva essere tequila, perché al contrario di quella questa aveva un buon sapore e nessuno di noi è finito a rotolare su un marciapiede (anche se Bram l’ha visto molto da vicino)!

Dopo l’orribile DJ suonava Gangly, una band misteriosa che io e Bram non vedevamo l’ora di scoprire! In pratica pochi mesi prima il Grapevine aveva ricevuto la canzone che ho linkato. Tutti se ne ne erano innamorati, ma nessuno sapeva chi fossero i componenti della band!
Sono saliti sul palco e abbiamo avuto la risposta alle nostre domande. Si trattava di Sindri Már Sigfússon (Sin Fang, Bram ci aveva preso!), Jófríður Ákadóttir (Samaris) e Úlfur Alexander (Oyama). Ossia componenti di altre band che già conoscevamo.
Fanno un tipo di musica lenta, dreamy, perfetta per lo spirito svogliato e alticcio del momento.

18.7

Dopo di loro hanno suonato i Grísalappalísa, e a quel punto sì che ci siamo scatenati! Fanno un tipo di musica che non posso dire mi piaccia, ma live sono un’esplosione di energia (e completamente folli)! Il nostro tasso alcoolico, seppure altino, era a questo punto probabilmente il più basso in circolazione, e ci siamo semplicemente buttati in mezzo alla folla saltando come pazzi. È stata la serata della famosa dichiarazione d’amore di Bram: ““When before I saw you jumping like crazy I loved you more than ever”! E c’è un altro momento che ricordo con delizia: quello in cui il cantante, mezzo nudo e tutto sudato, si è buttato dal palco proprio in direzione di Ariana, e mentre tutti lo veneravano e cercavano di toccarla lei gli dava dei piccoli colpettini cercando di respingerlo indietro, schifata!

18.8

Dopo i Grísalappalísa Dan e Ari sono andati a nanna e io e Bram siamo rimasti per SYKUR, ma non fino alla fine. Verso le 2 abbiamo deciso che l’ora di andare a dormire era giunta anche per noi. Ci siamo avviati e Bram si è spalmato sul marciapiede facendosi un bel buco sul palmo della mano!

Non si è scomposto, però. Siamo tornati verso l’ostello piano piano, mano (sana) nella mano, godendoci il paesaggio incredibile e la luce del sole che alle 2 ancora non era sceso.

18.9

Arrivati all’ostello ci siamo ritrovati chiusi fuori, dunque il panorama ce lo siamo goduto un altro po’. Alla fine la proprietaria è venuta a liberarci, e finalmente nanna anche per noi! È stata una serata bellissima!

***

LINKS

  • Il grazioso caffè col buffet di torte si chiama Bókakaffi Hlöðum ed è a Egilsstaðir.
  • Il posto in cui abbiamo pranzato, sul lago Lagarfljót, è questo qua.
  • Il festival a cui siamo stati è questo.
  • Abbiamo dormito presso l’ostello di Seyðisfjörður. Stanza quadrupla per 50 euro a testa senza colazione.
7 commenti leave one →
  1. Silvia permalink
    aprile 4, 2016 9:40 pm

    Chi mai è finito rotolante sui marciapiedi? Firuli firuli…comunque vedrai non ti ha steso perché era freddo…o perché ne hai bevuto qualche litro meno…o perché non era quell’orribile schifezza che rifilavano a noi pischelle briaa.
    Ps oltre alla voglia di vedere l’Islanda mi sta venendo voglia di stintignare Ari! 😄 io la invidio perché vorrei esserci stata io al suo posto, e lei che c’era non sembra apprezzare… Che rabbia!

  2. aprile 5, 2016 9:14 am

    eh beh silvia, non a tutti piace lo stesso tipo di vacanza. e a tal proposito, tu mi sconvolgi! mi stai dicendo che ti piacerebbe una vacanza con zero gradi e pioggia a luglio e senza mare?? :-O

  3. Silvia permalink
    aprile 5, 2016 9:32 am

    Chiaro che ognuno fa quel che gli pare e apprezza quel che gli pare, volevo solo enfatizzare la mia invidia verso lei che c’era! É che la tua cronaca mi fa invidiare voi che c’eravate…. perche QUESTO viaggio i sembra molto ganzo!…. Si, sono certa che sono posti bellissimi e vale la pena andarci prima o poi però io quest’estate vado in Grecia 😬

  4. aprile 5, 2016 9:38 am

    ahahahahah!!!

  5. aprile 17, 2016 7:45 am

    Ricordati di non portarmi mai in viaggio con te! Che Ari è una compagna di viaggio ideale al confronto! eheheh Il discorso dei gusti diversi è ovvio ma la condivisione di un viaggio è comunque una bella esperienza. D’altra parte io apprezzo molto il tuo racconto di questo in Islanda…soprattutto comodamente seduta alla scrivania davanti a un pc! :D

    Però subisco il fascino della tequila, sempre e comunque. Anche se il sapore non è proprio nei miei gusti preferiti, con sale e limone è tutta un’altra storia (probabilmente deviata dalla citazione di Dylan in Beverly Hills 90210 – le basi, la formazione di base è importante…).

  6. aprile 17, 2016 7:49 am

    E non avevo assolutamente pensato che la presenza tassativa a Seyðisfjörður sabato sera fosse per un festival! Cosa avevo ipotizzato? Varie (e assurde) cose fra cui una reunion con il tuo ex e la di lui moglie… ehm ehm

  7. aprile 18, 2016 9:20 am

    ciao viola emi! dai ma questa è stata una giornata che sarebbe potuta piacere anche a te… o no? in pratica non abbiamo fatto altro che mangiare e ballare, e abbiamo scarpinato pochissimo! grazie mille per tutti i commenti, cerco di risponderti piano piano per evitare di farmi cazziare (con una z con due?) al lavoro :-)

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