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Due righe al volo su Bruxelles

aprile 7, 2016

Dagli attentati sono passate più di due settimane, non se ne parla più tanto. E quindi? Tutto tornato alla normalità? Col cavolo ;-)

Partiamo dalla tragedia che si è protratta per più di una settimana e di cui si è parlato un po’ all’inizio ma poi non più: il riconoscimento dei morti e dei feriti. Mentre l’attenzione internazionale pian piano si spostava (giustamente) su altro, qua iniziava l’odissea della ricerca dei dispersi, che potevano essere morti ma potevano anche essere in ospedale, tenuti in coma farmacologico e irriconoscibili, e non era certo il caso di svegliarli per chiedere “Chi sei?”.
Per giorni ci sono state ricerche, appelli, conferme e smentite. I cartelli in giro ancora ci sono, con la foto delle persone e la scritta “Have you seen..?”.

Fra le storie che mi hanno colpito di più quella di Alexander e Sascha Pincowski, due fratelli che dopo aver visitato dei parenti in Europa sarebbero dovuti rientrare a casa loro, a New York. Erano al telefono con i loro familiari la mattina del 22 Marzo, stavano dicendo “Tutto bene, siamo arrivati all’aeroporto… BUM! Si è sentito un boato, la linea è caduta e i familiari hanno provato a richiamarli e richiamarli e richiamarli e non ci sono riusciti, mai più. E non è che abbiano saputo subito della morte. Sono stati per dei giorni senza notizie, cercandoli, disperandosi, angosciandosi e cercando di diffondere il più possibile notizie su di loro, in particolare il fatto che Alexander fosse diabetico. La conferma della morte è arrivata solo dopo, all’incirca, una settimana. Avevano 26 e 29 anni.

Erano giovani, le vittime. La maggior parte sotto i 35 anni ma tantissime, troppe, anche sotto i 30. OK che non c’è un’età per morire ma…

Passando ad altro, i mezzi pubblici dopo due settimane. L’aeroporto ha appena riaperto, per quanto ne so in maniera parziale. La metro. Tralasciando Maelbeek che chissà se mai riaprirà, la maggior parte delle stazioni sono ancora chiuse, e le poche aperte hanno solo un ingresso aperto. E la metro va solo dalle 7 alle 18:30, quindi se devi prenderla prima o dopo (o da una delle stazioni chiuse) ciccia. Stessa solfa per tram e bus credo, usandoli meno ne so meno ma sono abbastanza sicura. Anzi, ora che ci pesno oggi ho preso l’autobus e c’era la vocina che che diceva dove avrebbe fermato e dove no. Treni non so, ma mi stupirei parecchio se le stazioni di Bruxelles fossero aperte tutte. La scorsa settimana e anche questa in Belgio era vacanza scolastica e quindi c’era meno gente del solito, ma dalla prossima come si farà?

Infine, la Bourse. La Bourse è ancora un luogo di commemorazione. La foto sotto l’ho scattata qualche giorno fa, ci sono ripassata oggi ed è ancora così.

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7 commenti leave one →
  1. aprile 7, 2016 2:22 pm

    E’ davvero una botta, emotivamente. Un abbraccio

  2. aprile 7, 2016 2:38 pm

    grazie, ma non voleva essere un post triste, voleva solo dare un quadro della situazione attuale perché in genere se ne parla tanto quando succede ma poco dopo!

  3. aprile 7, 2016 8:26 pm

    Grazie per questo post, è delicato e importante.

  4. aprile 8, 2016 10:00 am

    oh grazie a te! bello averti ritrovata ♥

  5. aprile 10, 2016 10:45 am

    Sì, grazie per queste parole. La storia di Alexander e Sascha Pincowski è davvero straziante. E sulla città è vero nessuno ne parla più, cerco di immaginare come sarebbe vivere a Milano con i mezzi tagliati in questo modo e dico sarebbe un macello soprattutto per chi come me non guida. Ti abbraccio forte.

  6. aprile 11, 2016 7:55 am

    sai che ci avevo pensato? mi ero chiesta come sarebbero state milano o roma nella stessa situazione. un casino probabilmente, roma ancor più di qui visto che è più grande!
    un abbraccio anche a te :-)

  7. aprile 17, 2016 8:18 am

    E niente. Ancora non riesco a scrivere due righe di commento diretto su questo. Non riesco a concentrarmi, a fare il punto. A mettere in ordine i pensieri. Un po’ forse faccio lo struzzo, un po’ cerco di evitare. Sì, non affronto. Fuori continuo con la quotidianità, con i soliti errori e le solite errate finte priorità. E’ un po’ una difesa forse. Non lo so. So che non riesco a fare diversamente.

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