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GIOVEDÌ 23: volpi artiche, foche, pecore e mar Glaciale Artico

aprile 12, 2016

Colonna sonora: Prins Póló – París Norðursins

Hólmavík – Mjóifjörður – Súðavík – Ísafjörður

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Ci svegliamo vivi, e questo è già un gran bel risultato! Facciamo le valigie discutendo di politiche sociali (Ari che è avvocato è l’unica che riesce a esprimere le proprie opinioni mantenendo la calma) poi noi usciamo, Benedikt finalmente rientra e si va a fare un giretto per Hólmavík.

Hólmavík altro non è che un villaggio di pescatori. Piccolo e grazioso, offre viste spettacolari sul fiordo (Steingrímsfjörður).

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Facciamo un giro e io compro un piccolo vestitino rosso, fatto a mano nei fiordi dell’Ovest, per una piccola bambina che sarebbe dovuta nascere il primo giorno di Primavera ma che ha avuto fretta (benvenuta Emma!).

Decidiamo poi di andare a visitare il Museum of Icelandic Sorcery and Witchcraft! Qua devo fare una confessione. Io non ci voglio andare per motivi culturali. Io ci voglio andare perché sia la Lonely Planet che i magici opuscoli dicono che ci si mangia benissimo! Lo visitiamo velocemente (è abbastanza surreale – sapevate che in Islanda la maggior parte delle persone condannate per stregoneria erano uomini?) e poi siamo finalmente liberi di sederci al caffè! Non mi ricordo cosa abbiamo preso ma mi ricordo che era buono ^^ Dolce e caffè mi sa… il ristorante è in realtà famoso per le cozze, ma noi avevamo appena fatto colazione e non mi pare che nessuno le abbia prese.

Dopo il museo ci rimettiamo in marcia. Dobbiamo essere a Ísafjörður in serata e ci sono un po’ di cose che si possono fare nel mezzo. Da Hólmavík a Ísafjörður sono circa 250 km, non tantissimi, ma la strada è tutta curve e quindi ci vuol tempo.

Si inizia con un errore mio. Allora, la prima cittadina dei fiordi che volevo vedere non era Hólmavík ma Drangsnes. Drangsnes è un piccolo villaggio con delle spettacolari piscine naturali di acqua calda. Da Drangsnes si può poi proseguire verso nord, fino a Djúpavík che è un posto semplicemente magico… che noi non vedremo. Non lo vedremo perché non abbiamo abbastanza giorni per fare tutto e ho dovuto a malincuore fare delle scelte.
Quello che però non ho scelto è di non vedere neanche Drangsnes!
Le cose sono andate così. Mentre programmavo il viaggio ho pensato che avrebbe avuto senso dormire a Hólmavík, primo villaggio che si incontra venendo da est, per evitare di fare troppi km in una volta sola. A Drangsnes, che è vicinissimo, saremmo potuti andare il mattino dopo. Trovato l’errore..?
L’errore è questo: Hólmavík e Drangsnes sono sì vicinissime in linea d’aria, ma nel mezzo c’è un fiordo!

Niente Drangsnes quindi, e niente tuffo nell’acqua calda. Si va invece verso Mjóifjörður. La strada è tortuosa ma guidare nei fiordi dell’Ovest è una meraviglia. E finalmente è uscito il sole!

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Ed eccoci a Mjóifjörður! Il motivo per cui ci fermiamo qui è lo stesso per cui abbiamo visitato il museo: magna’.
A Mjóifjörður c’è infatti un buonissimo ristorante in cui ci abbuffiamo di curry di agnello e altre delizie.
Ma a Mjóifjörður c’è anche un’altra cosa: un cucciolo di volpe artica!
Ari ha fotografato Bram che giocava col cucciolo. Io ho fotografato la foto di Ari!

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Le avventure della giornata non sono finite qui! Ci rimettiamo in macchina, pieni come degli ovetti, e dopo un po’ di km sul ciglio della strada vediamo questo:

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Si tratta di una cassetta contenente due binocoli, delle marmellate in vendita e un cofanetto di legno. Il cofanetto serve a raccogliere i soldi, in caso qualcuno si volesse comprare le marmellate. Sul binocolo siamo un po’ perplessi. Dopo un po’ ci rendiamo conto che serve ad osservare ciò che a sua volta ci osserva dall’altro lato della strada: una colonia di foche!
Guardiamo le foche, le foche guardano noi, ci compriamo la marmellata di mirtilli e ripartiamo.

La tappa successiva sarebbe l’Arctic Fox Center a Súðavík, che però troviamo chiuso. O più precisamente: il centro è chiuso ma la porta è aperta. Ci infiliamo dentro e riusciamo a visitare una buona metà del museo prima che qualcuno se ne accorga e ci butti fuori! A nulla valgono le nostre proteste. Facciamo allora il giro del museo da fuori alla ricerca di volpi artiche e ne troviamo una sola, addormentata. Ma non importa, noi le abbiamo viste a Mjóifjörður!

E si riparte. Suppongo che questo sia un momento come un altro per parlarvi delle pecore islandesi.
Allora, l’Islanda ha una cosa tipo trecentomila abitanti e un milione di pecore.
Le pecore sono ovunque.
In particolare, le pecore sono in mezzo alla strada.
Le pecore devono essere un po’ cieche e un po’ sorde, perché quando loro sono in mezzo alla strada e te ti stai avvicinando in macchina non si spostano.
Più precisamente, le pecore devono avere vista e udito a scoppio ritardato. Perché quando sei a mezzo cm da loro improvvisamente registrano la tua presenza.
Allora fanno una faccia terrorizzata e iniziano a correre come forsennate. Ma non si buttano di lato! Corrono davanti a te, e per quanto veloce una pecora possa correre sarà sempre più lenta di te, che sarai quindi costretto/a a guidare a passo di pecora finché un fiore o un campo d’erba non attirerà finalmente gli ovini lungo altri percorsi e altre avventure!

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Raggiungiamo Ísafjörður nel tardo pomeriggio. Facciamo il check-in nell’ostello (sudicio) che ho prenotato e usciamo per una passeggiata. La capitale dei fiordi dell’Ovest si erge graziosa fra montagne e mare.

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Ce la giriamo tutta ben bene e finiamo in un pub al porto, ampio e con pareti di vetro che si affacciano sul mar Glaciale Artico. Dopo il lauto pranzo nessuno ha veramente fame. Allora ci sediamo a un tavolino vista porto, ordiniamo un paio di birre e uno skyr con i mirtilli (che scatena una mezza lite fra me e Bram che prima dice di non volerlo ma poi si mangia tutti i miei mirtilli!), tiriamo fuori le carte e passiamo un’altra bellissima serata di chiacchiere e risate e fiordi dell’Ovest.

***

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4 commenti leave one →
  1. aprile 12, 2016 8:38 pm

    WOW voglio la foto della casetta n. 24 come copertina per Figlia dei fiordi, voglio ho scritto scusa, che pretese. Me la mandi? Ti va? La storia delle marmellate e dei binocoli è stupenda. Guarda che davvero avete fatto un viaggio esagerato.

  2. aprile 13, 2016 8:08 am

    no problem, devo solo recuperare la foto originale (che è di bram) perché qua ho solo quella caricata sul blog che è di qualità pessima! appena la recupero te la mando! :-)

  3. aprile 17, 2016 8:51 am

    Grazie Benedikt di non averli uccisi! Grazie, davvero. Che devo finire il viaggio ihihihih

    Sulle pecore ho già detto. La cassetta fa sciogliere un po’ del mio cinismo. Ehi tu, Piccolina, manca la foto del vestitino rosso per Emma. (ma quanto sono rompiscatole?)

  4. aprile 19, 2016 8:18 am

    no problem, chiederò a ex e moglie, ossia ai Signori Sbuffoli (ebbene sì, emma è la loro pampinella!), di fare foto! :-)

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