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Bruxelles odi et amo

luglio 4, 2016

Ultimamente sono un po’ bipolare!

Il mio essere bipolare riguarda sia la mia vita sia il mio rapporto col Belgio… che poi le due cose sono legate.

Ho bisogno, più che voglia, di cambiare qualcosa. Bram anche. A inizio anno abbiamo con gioia iniziato a pensare a cose che ci sarebbe piaciuto fare, a Giugno ci siamo ritrovati frustrati e incapaci di decidere. In realtà una cosa su cui abbiamo focalizzato le energie c’è, ma ancora non si sa se può fare. Aspettiamo, e intanto stiamo a Bruxelles, e se da un lato sono felice all’idea di trascorrere l’estate qui dall’altro ho bisogno di vacanze come dell’aria. Ve l’ho detto che sono bipolare!

Certe mattine mi sveglio e l’orrore mi pervade. Mi sembra che la mia vita non abbia senso, di non stare andando da nessuna parte e che morirò vecchia e sola. Ho paura del terrorismo internazionale, la razza umana mi sembra uno schifo.

Ma ci sono anche le mattine in cui mi sveglio e tutto mi sembra fantastico, luminoso e bello, e sono la maggior parte in realtà.

La prima sensazione non è la più frequente per fortuna, però accade più spesso che in passato. E quindi sto imparando a controllarla. Ho imparato che se mi abbandono alla tristezza e mi butto sul divano va a finire che la tristezza mi avvolge e che passo la giornata lì sentendomi miserable, come si dice in inglese. Quindi cerco di reagire, farmi una doccia e uscire il prima possibile. Allora di solito passa, e anzi molto spesso le cose belle tornano.

C’è una cosa paradossalmente che mi tira su, ed è l’arte. Ed è strano, perché sono cresciuta un po’ con la mentalità che l’arte bellina sì, ma tienitela come hobby e vai a lavura’. E invece è così tanto, così tremendamente importante. Quando leggo le notizie e tutto è così tremendo da farmi perdere la fiducia nell’essere umano, spessissimo c’è una sola cosa in grado di ridarmela, ed è vedere le cose belle che solo l’essere umano può fare, e si tratta quasi sempre di cose artistiche: un disegno, un libro, una canzone, un articolo poetico. Queste mi sembrano le cose per cui vale la pena di vivere.

Credo che c’entrino due cose, principalmente, col mio umore ballerino del momento: la paura, che dall’orrore di Parigi in poi striscia, strscia, e la routine, il fatto di non aver viaggiato molto quest’anno, e i viaggi che ho fatto non li ho fatti con Bram (tranne un paio). Poi trombassi un po’ di più, magari anche quello aiuterebbe ^^

Come al solito divago. Questo voleva essere un post su Bruxelles, sui miei anni qui, sulla mia voglia da un lato di andarmene dall’altro di starci. Questi post sono indipendenti, prendono la via che vogliono!

E quindi Bruxelles.

Da un lato sono un po’ stufa di vivere in Belgio. Motivi principali: inquinamento e minaccia terroristica. Altri motivi più piccini: non è una città bike-friendly (anche per via del tempo, ma sopratutto perché è tutta salite e discese e non ha piste ciclabili degne del nome), non è bella, e detesto cordialmente un certo tipo di mentalità belga, quella che manca di flessibilità al punto tale da applicare alla perfezione le regole ma andare nel panico più totale se non si cade in una delle caselline predefinite.

Dall’altro lato vivere a Bruxelles mi piace tanto! ^^
Magari sarebbe lo stesso a Milano o a Roma, ma: è una capitale europea, ha una vita culturale fantastica e ci sono sempre una quantità incredibile di cose da fare.
Adoro andare con Bram per mercati e fattorie, e conoscere gli animali e portare a casa i vegetali. È tutto così bello, e così locale.
Sta venendo fuori una sorta di orgoglio belga che non avevo mai visto. Nascono negozietti di cose fatte a mano solo da belgi, vengono fuori iniziative.
Due weekend fa Bram non c’era. KOK era da me ma era andato a Liège a giocare a pallavvolo. Mi sono svegliata sola e triste. Allora mi sono fatta una doccia e sono uscita.
Sono andata prima al mercato a Saint-Gilles. C’era un sacco di gente in giro, era allegro e colorato. Poi ho fatto un po’ di giretti in centro. Ho fatto la spesa dal contadino fiammingo, ho comprato dei fiori, sono andata dagli arabi a comprare i fichi. Dopo sono andata alla fattoria. È una fattoria urbana, in centro. C’erano: un mercatino gratuito, se vedi qualcosa che ti piace lo prendi; una fiera del saper fare, se io so fare qualcosa e te lo vuoi imparare te lo insegno; un forno a legna (a un certo punto qualcuno mi ha infilato in mano un pezzo di pane caldo!); tantissimi animali e in particolare degli alpaca; il direttore della fattoria, che mi ha fatto entrare nel recinto degli alpaca e così abbiamo fatto amicizia (io e gli alpaca, non io e lui).
Sembreranno cavolate, ma se non vivessi in una città così, grande ma al tempo stesso a misura d’uomo (in termini di area Bruxelles è abbastanza piccolina, si va quasi ovunque a piedi) trovare antidoti alla tristezza non sarebbe così semplice… qui invece mi basta uscire di casa.
Giovedì scorso avevo bisogno di un consulto legale. Ho cercato, e ho trovato un servizio di avvocati gratuito, nelle Marolles. Sono andata e mi hanno aiutato, senza voler niente in cambio. Stavano vicino alla rue Haute, e percorrendola mi sono accorta che è diventata proprio carina.
Sabato mattina abbiamo ordinato la colazione. Ce l’hanno portata a casa, ed era deliziosa. Ieri invece mi sono svegliata, e avevo una gran voglia di caffellatte, ma non avevamo latte. Mentre Bram metteva su il caffè io sono andata in camicia da notte e infradito all’arabino sotto casa e cinque minuti dopo avevo in mano il mio caffellatte bello caldo. Nel pomeriggio siamo usciti e ci siamo imbattuti in un bello spettacolo di camminata sul filo, così, gratuito, completo di musica dal vivo, davanti alla Bourse.
Ieri siamo andati a passeggio nelle rue Haute e abbiamo incontrato un po’ di spagnoli che preparavano tapas deliziose, una belga che ha degli amici in Senegal e vende vestiti fatti da loro sostendendo la piccola imprenditoria locale e pagandoli il giusto prezzo (e uno adesso è nel mio armadio!), un italiano con una passione per il vino smisurata e adesso facciamo parte della sua mailing list per le degustazioni. Insomma abbiamo incontrato un bel po’ di cose belle.
Il tempo è quello che è, certo, ma se tanto sto in città e devo andare in ufficio e lavorare preferisco dimolto avere 20 gradi che 30.

E quindi? E quindi Bruxelles mi piace e non mi piace, amo il tipo di vita che posso avere qui (anche grazie allo stipendio che posso avere qui!) e al tempo stesso ci sono delle cose che mi mancano, posso essere felice qui o forse potrei essere più felice da qualche altra parte, ma forse no, chi lo sa?

Secondo me la soluzione è VIAGGIARE. Dobbiamo viaggiare il più possibile, tanto, e a lungo, per conoscere altri posti e provare altre vite e capire se è davvero al Belgio che siamo destinati, o magari a una capanna in cima a un monte. Chissà!

4 commenti leave one →
  1. Sere permalink
    luglio 4, 2016 9:57 am

    Buongiorno piccolina! Volevo dirti che questo è un post proprio bello. Ok lo so magari non è un gran che come commento, e preferiresti una cosa più elaborata, ma io ti voglio dire solo questo. È bello da leggere ed è bello che tu l’abbia scritto!

  2. luglio 4, 2016 10:04 am

    buongiorno a te piccolina!
    ouh, dici? a me pare solo senza capo né coda!
    però grazie!!

  3. luglio 4, 2016 10:35 am

    Nooooo! non è senza capo né coda! io mi sento proprio come te nel mio paesino in culo al mondo, ovviamente il tutto invertito! e l’arte aiuta tantissimo, giovedì sera vado a vedere De André (figlio) canta De André (padre), quindi in questi giorni sono (ri)entrata in loop con De André (che ascolto comunque sempre molto) ed è una grande consolazione. Non so se hai presente Dormono sulla collina, ma quando dice del suonatore Jones “sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore “tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?”” e io non sono amante del liquore, a parte birra e vino, però penso che dovrei vivere più come il suonatore Jones, trovare quello per cui secondo me non c’è niente di meglio (viaggiare) e poi metterlo in atto! Commento senza capo né coda. :)

  4. luglio 4, 2016 2:27 pm

    non l’ho presente ma stasera me la ascolto, non adesso che de andré merita un’attenzione che mentre lavoro non potrei dargli! grazie!

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