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Un viaggio, due aneddoti e tre storie

settembre 29, 2016

Sono tornata dall’Inghilterra. Avevo un meeting a Manchester, Bram mi ha raggiunto e abbiamo trascorso il weekend nella campagna inglese, in un delizioso villaggio, a casa di una altrettanto deliziosa signora inglese che al ritorno dalle nostre passeggiate ci faceva trovare tè e torta fatta in casa!

Il meeting è stato faticoso, il weekend è stato meraviglioso, sia durante il meeting in albergo sia durante il weekend a casa della signora ho dormito meravigliosamente bene.

Il villaggio è contadino. Lunedì mattina siamo finiti al mercato del bestiame. Vendevano vitelli, pecore, tori. E filo elettrico per tenere loro dentro e i predatori fuori. Io, cresciuta tutto sommato in città, una cosa così non l’avevo mai vista!

La campagna inglese è una delle cose più belle che io abbia mai visto. Vorrei fare un post, su quei posti che se ci ripenso mi sembrano veramente, veramente da fiaba. Ne ho quattro in mente per adesso, uno è in Sicilia, uno a Praga, uno in Cina e uno è questo. Avete presente Mary Poppins? Quando saltano dentro al quadro disegnato da Bert e finiscono in piena campagna inglese, fra viottoli e ruscelli e sale da tè? Ecco era così!

♪ ♫ “Oh com’è bello passeggiar con Mary…” ♫ ♪

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Poi, le storie. Per caso o per fortuna durante il viaggio ho sentito storie che mi hanno fatto conoscere realtà completamente diverse dalla mia. E non c’è ricchezza più grande di questa secondo me.

All’andata, sull’aereo, mi sono trovata seduta accanto a Bogdan, un ragazzo rumeno 28enne, in Italia da quando aveva 10 anni e che quindi parlava un italiano perfetto.
Io stavo andando a un meeting.
Bogdan stava andando, con un biglietto di solo andata, a trovare qualcuno conosciuto su Facebook, che non aveva mai visto e che gli aveva promesso un lavoro. A casa a Roma lasciava dei lavoretti precari, una mamma segretaria e un babbo che si sta curando per un tumore.
Era grande e grosso e aveva una valigia, un biglietto senza ritorno, delle paure e dei sogni.
La paura era che si trattasse di una fregatura. Gli era già successo, di comprare il biglietto, andare, e non trovare nessuno ad aspettarlo. Aveva imparato dall’esperienza e stavolta il biglietto se l’era fatto comprare, con l’accordo che se tutto fosse andato come previsto avrebbe restituito i soldi col primo stipendio.
Il sogno è quello, una volta messi da parte un po’ di soldi, di tornare in Romania e farsi una famiglia lì. È una cosa che mi colpisce sempre, quanto importanti siano le radici, e quanto chiamino.
L’ho risentito stamattina. Mi ha detto che il lavoro non è quello che si aspettava, ma è pagato ed è contento.

La seconda storia è bellissima!
Al meeting ho conosciuto una ragazza indiana. Non indiana nata in UK, indiana nata e cresciuta nel sud dell’India e che lì vive. Era venuta per il meeting e poi sarebbe tornata in India. Ma prima…
Al meeting si era portata dietro la mamma e la cugina, che non parlavano una parola d’inglese (mi ci sono trovata seduta accanto a cena e ci siamo scambiate dei gran sorrisi e ovviamente niente altro). La mamma è una contadina indiana. Una contadina indiana con un sogno: conoscere il Papa.
E quindi era venuta in Europa, senza poter parlare con nessun altro oltre a figlia e nipote, e stava lì nello stadio del Manchester United (la cena era lì), vestita con abiti tradizionali, a mangiare fish&chips aspettando pazientemente la fine del meeting per poi andare a Città del Vaticano a coronare il suo sogno!
La figlia parlava inglese e abbiamo chiacchierato un sacco, e tanto lei era sconvolta dal fatto che io non abbia figli, che conviva senza essere sposata e che il matrimonio non mi interessi, quanto io spalancavo gli occhi a sentire che lei è considerata una ribelle perché lavora (è medico)! Ha due bambine e non si è mai chiesta se le volesse o no, procreare era quello che ci si aspettava da lei e semplicemente l’ha fatto senza porsi il problema, col marito che la sua famiglia aveva scelto per lei, e che certo quando l’ha sposata non si aspettava di avere una moglie così ribelle da voler addirittura lavorare, e viaggiare per lavoro!

La terza storia è quella di Jilllian, la signora inglese che ci ha ospitato nel villaggio.
Jillian ci ha raccontato che quando era giovane aveva un ristorante in Costa Azzurra, vicino a Marsiglia. L’aveva aperto insieme a un’amica cuoca e stava andando benino.
Così benino che un giorno si è presentato un distinto signore incravattato che le ha chiesto se potesse esserle d’aiuto. D’aiuto non c’era bisogno, e cordialmente lei ha risposto no grazie.
La settimana dopo si sono presentati due signori incravattati, sostenendo che lei avesse bisogno di loro, e che dovesse loro dei soldi. Perplessa, Jillian è andata in comune, a dire deve esserci un errore, siamo in regola con i pagamenti. Ma i signori incravattati non venivano dal comune.
Altri piccoli o grandi indizi che le giovani inglesi non hanno colto: biancheria rubata (piccolo), serratura di casa cambiata (grosso). E infine, una mattina, ristorante sparito.
Bruciato.
Si sente parlare di mafia, ne parla Saviano, ne parlano i giornali, ne parlavano tutti quando con Bram abbiamo girato la Sicilia, ma niente mi aveva fatto rendere conto di quanto sia una cosa viva e reale quanto la chiacchierata con Jilly.

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E infine, gli aneddoti!

Uno è un po’ difficile da spiegare. Allora nel villaggetto inglese c’era una microbirreria locale, e io e Bram la cercavamo ma era dall’altro lato del fiume ed era difficile trovarla. Spersi fra edifici industriali abbandonati, a un certo è sbucata una signora anziana, in tuta e con lo smartphone in mano, e le abbiamo chiesto informazioni.
Ci ha spiegato la strada e aveva appena finito di parlare che lo smartphone ha intimato START RUNNING! ed è partita tipo automa senza neanche dirci ciao!
È stato buffissimo, sembrava la scena di una sitcom!

L’altro anedotto mi era rimasto fuori da quelli dell’Olanda.
Allora praticamente una sera ero in un villaggetto con Bram e c’era il camion dei pompieri che andava su e giù e a intervalli regolari si fermava e attivava la pompa dell’acqua. Ma non c’erano incendi.
Sapete cosa stava facendo?
… stava annaffiando le piante.

4 commenti leave one →
  1. Anonimo permalink
    settembre 29, 2016 1:19 pm

    Francy, che bello leggere le tue storie. Sai cogliere in ogni persona il meglio che c’è. Ciao. Nilde

  2. settembre 29, 2016 1:21 pm

    oh ma grazie!!! :-)

  3. ottobre 3, 2016 8:30 pm

    Gli aneddoti e le storie di questo post sono stupende che mi viene voglia di ri raccontarle rendendole racconto vero, non che il tuo non lo sia, ecco ma arricchendo con generose dosi di fantasia. Grazie per la mail. Sono tornata, e va tutto ok. Un super bacione

  4. sally permalink
    ottobre 11, 2016 8:49 am

    una delle cose più belle dei viaggi, vicini o lontani, credo sia proprio incontrare persone diverse e sentire le loro storie, le loro vite magari tanto diverse dalle nostre e arrichirci con questi confronti….

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