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Sabato e Domenica e rientro

ottobre 17, 2016

Il Sabato è un soffio di vento.

Ci svegliamo che piove. Tempo di lavarci e vestirci che ha smesso. Tempo di fare colazione che è uscito il sole.

Per colazione torniamo nel baretto di cui ormai ci siamo innamorati, la Leitaria Moderna, nel cuore di Mouraria. Torrada e galão è la colazione perfetta per me: due fette di pane spesse, tostate e saltate nel burro salato; e un caffellatte preparato col caffè fresco. Peccato averlo scoperto solo a fine vacanza, ma meglio tardi che mai!

Facciamo un giretto nel quartiere che ormai iniziamo a conoscere e poi ci spostiamo verso la zona di praça do Príncipe Real, nel parco dovrebbe esserci un mercatino bio. C’è. Compriamo dei lamponi e una piantina di basilico per KOK. Pare che il basilico sia una rarità, nella cucina portoghese non viene usato. Così come il biologico non è molto comune; e quando c’è costa il triplo di quel che pagheremmo in Belgio, mentre il resto del cibo costa un terzo o la metà.

Sul cibo ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte. In genere siamo andati al risparmio, e le osterie locali hanno soddisfatto stomaco e portafogli ma non (il mio) palato. La zona in cui ci troviamo oggi è hipster paradise, e per una volta cedo e per pranzo prendo una fetta di pizza al taglio in un bugigattolo raccomandato dalla mia app di viaggio preferita. Crema di zucca e stracchino: non sarà tipica, non sarà locale, ma quanto era BUONA! Salviamo almeno le forme: il pizzaiolo era portoghese.

Ci sono altri 100 posti che mi chiamano, ma mi impongo di resistere. A malincuore lasciamo Hipster Street e continuiamo la passeggiata.

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Prossima tappa Mãe d’Àgua: la madre delle acque. La vecchia cisterna che forniva acqua alla città. Un luogo magico in cui abbiamo trascorso una buona oretta, salendo fino in alto e lasciandoci incantare.

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Usciamo e il jardim das Amoreiras ci chiama. Fa caldo, c’è il sole, c’è un chiosco con una musica bellissima. Come si fa a non farsi catturare?

La musica è una cosa che ho amato moltissimo a Lisbona. L’ho trovata nelle strade, nei parchi, come sottofondo discreto nei locali. Sempre presente, sempre bella.

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La tappa successiva è la Fundação Árpád Szenes-Vieira da Silva. Ho fotografato i quadri che mi sono piaciuti. Nell’ordine: il bambino con l’aquilone, la danza a Tangeri, la macumba.

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Usciamo dal museo ed è già ora di tornare indietro. Hipster Street mi è rimasta nel cuore e ci ripassiamo. E stavolta ci lasciamo tentare sul serio: ceviche e vino bianco per Bram, panino con seppie e scampi e pisco sour per me. I 28 euro meglio spesi di tutta la vacanza.

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Rientriamo, ed è difficile, perché il tempo è di quelli che ti fanno solo venire voglia di sbiaccarti su una terrazza ad ascoltare la musica e guardare il panorama con in mano un bicchiere di vino che ti fa lentamente scivolare nell’oblio. E le terrazze ci sono, e ci chiamano. Ma noi abbiamo appuntamento con KOK!

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Con KOK prendiamo la barca e andiamo a cena sul fiume che sembra il mare. Ceniamo in punta di scoglio, ed è una bella serata di chiacchiere e risate.

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La Domenica arriva presto, e c’è tempo solo per un brunch (spettacolare, all’aperto e di nuovo con quella musica bellissima, stavolta l’ho catturata, era Cesária Évora). E poi valigia, metropolitana e aereo.

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3 commenti leave one →
  1. violaemi permalink
    ottobre 18, 2016 10:31 am

    Trovo tuoi racconti di viaggio (e non solo) sempre molto piacevoli. Ho seguito con particolare interesse questo viaggio a Lisbona perché è un pensiero che ho da un po’. Circa un anno e mezzo fa, non so come e perché (e preferisco non indagare che resta oscuro il motivo di come mi vengano certi pensieri) mi venne il pensiero che “ops, sì, che bello il Portogallo, ci voglio andare”. Fermo restando che io sono poca teoria ma soprattutto niente pratica, di concreto non ho fatto nulla se non approfondire qualche curiosità su qualcosa che già sapevo (tipo sul fatto che in alcune regioni per “arancio/a” si usa una storpiatura del nome Portogallo) e cercare altre curiosità. Fra queste, ho letto qualcosa su lisbonstorie a proposito del basilico (manjerico) che in Portogallo è usato fondamentalmente come da noi i fiori. E’ una piantina decorativa (legata anche ad una festa – arricchita da un fiore di carta o da qualche verso scritto su un foglietto) che si regala in segno di affetto/amore. Esiste anche il basilico (manjericão) quello da mangiare ma è poco diffuso.

  2. violaemi permalink
    ottobre 18, 2016 10:33 am

    Dimenticavo: che occhi!

  3. ottobre 18, 2016 11:43 am

    viola emi ma grazie, sei carinissima come sempre! ma senti che storie sul basilico, non ne sapevo niente!

    agli occhi ho un problema… non grave, ma vedi che sono rossi e gonfi sotto? l’oculista mi ha detto che non potrò mai più usare né lenti a contatto né trucco, mai più, per tutta la vita! :-O

    e vabbè, c’è di peggio! :-)

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