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LUNEDÌ 31 OTTOBRE 2016: lagune e pomodori; cascate e fango; e gelati!

novembre 9, 2016

Colonna sonora: Rythmatik – Sleepy Head

Reykjavík – Flúðir – Faxi – Brúarfoss – Reykjavík

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Questo era il nostro quarto giorno in Islanda. Il quarto giorno è uscito il SOLE.

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Edite e Luis lavoravano e io e Bram avevamo un programma estremamente ambizioso per la giornata, quindi ci siamo alzati presto e siamo partiti. Il primo posto che volevamo raggiungere apriva solo alle 11 e per ottimizzare avevamo deciso di passare dal supermercato (tappa necessaria perché, non contenti dell’ambizioso programma, avevamo pure promesso che la sera avremmo cucinato per tutti) prima.

Si fa presto a dire prima… ma c’era il sole, e nel primo tratto anche la neve, e tutto intorno a noi scintillava e sembrava chiamarci, Fermati!, vieni qui!, fai una pausa!, ammirami, stai un po’ con me, fotografami!

E qualche foto ci siamo accontentati di farla dalla macchina, ma in qualche posto ci siamo anche fermati.

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Poi siamo andati al supermercato, e quando siamo usciti era un po’ più tardi del previsto, ed è successo esattamente quello che sapevo bene sarebbe potuto succedere e che avevo cercato con tutta me stessa di evitare: mi è salita l’ansia.

Quell’ansia brutta che non ti fa vivere le cose, che non ti permette di goderti il presente perché il pensiero è proiettato sul futuro, che ti fa entrare in un circolo di frustrazione perché alla fin fine sai bene che è tutto un processo coordinato dal tuo stesso cervello, ma nonostante ciò non riesci ad interromperlo.
E più non ci riesci e più ti incazzi, e più ti incazzi e più ti frustri, e più ti frustri più non ci riesci, in un circolo difficile da spezzare.
Oltretutto il presente attorno a noi era spettacolare, quindi nel mio stupido cervello andavano in onda conversazioni del tipo:
“Guarda che bello! Rilassati”
“Non posso! Siamo in ritardo sulla tabella di marcia da me stesso prefissata!”
“E allora? Non è che se ti stressi arrivi prima!”
“Tabella di marcia! Se non la rispettiamo potrei perdermi delle cose fantastiche e meravigliose!”
“Sì ma guarda che se non fai tutto non è che muori… Meglio fare meno cose ma godersele, no?”
“No! Dobbiamo riessere a casa per le 18 e prima dobbiamo aver fatto tutto quello che avevamo programmato!”
“Ma che senso ha fare tutto senza goderselo?”
“TUTTO! Presto!”
e così via. Bellino, eh?

Però piano piano, cercando di domare il cervello scemo, di respirare, di guardarmi intorno… magicamente il circolo alla fine si è spezzato. MENO MALE.

Ho rirominciato a guardarmi intorno piena di meraviglia, ed è stato allora che mi sono resa conto che (già da un po’) eravamo circondati da cavalli.

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E ci siamo fermati a giocare.

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Siamo rimasti lì un po’, respirando, finalmente.

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Cioè io! Bram non aveva mai smesso di respirare (o forse solo nel momento in cui il mio cervello aveva avuto la brillante idea di usarlo come capro espiatorio e gli era saltato addosso accusandolo del ritardo con la scusa che ci aveva messo tipo 5 minuti più di me a prepararsi!).

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Ristabilita la pace abbiamo raggiunto la prima tappa della tabella di marcia.

E cioè questa:

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L’ho già detto un sacco di volte: spogliarsi, infilarsi il costume e uscire in bikini, a piedi nudi, con 0°, è tremendo.
Ma quando entri nell’acqua caldissima..!
Come lo spiego? È come se la pelle si aprisse al piacere, è come un massaggio che ti manda in paradiso, è come se tutti i pori si spalancassero e tutti i peli si rizzassero per godere appieno di quell’incredibile, fantastica, orgasmica sensazione! Ho reso l’idea almeno un po’?

Entrare nell’acqua è bello, stare nell’acqua dopo un po’ per me diventa noioso. Ci siamo rimasti un’oretta, poi ci siamo docciati e rivestiti (quando giriamo per l’Islanda abbiamo sempre dietro costume e asciugamano, ma mai una volta che ci ricordassimo deodorante e crema idratante… per fortuna la pelle è rimasta morbida lo stesso!) e abbiamo fatto un giretto intorno alla laguna per osservare più da vicino le sorgenti naturali di acqua calda che la alimentano. Se vi interessa, qua il fiume fumone e qua un piccolo video che credo renda bene l’idea di quanto sia calda l’acqua al di fuori della laguna!
La zona è Flúðir.

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Ma la laguna non è l’unica cosa per cui gli astuti islandesi sfruttano l’energia geotermica. La usano anche a scopo industriale, per scaldare le case (grazie Ila!) e…

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… ci coltivano i pomodori! In serra ovviamente, e usano non pesticidi ma bombi olandesi per tenere lontani gli insetti.

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E l’astuzia non si ferma qui: nella serra c’è un ristorante, tutto a base di pomodoro, e per circa 16 euro a testa (che per gli standard islandesi sono pochi, fidatevi!) acqua di fonte (quella sempre gratis in Islanda, ed è buonissima), zuppa di pomodoro, pane fresco di mille tipi diversi, tè e caffè, tutto a volontà!

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Noi abbiamo preso anche un tortellone (che io mi ero immaginata essere un mega tortello e invece era una piattata di tortellini) ed era buono ma non quanto la zuppa. La zuppa era deliziosa!

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Dopo pranzo abbiamo fatto una mini passeggiata nella serra (Bram voleva conoscere i bombi suoi connazionali)

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e poi si è verificata una di quelle situazioni imbarazzanti che si verificano quando il mio subconscio va più veloce del conscio.
Non avevo preso il caffè e me ne ero pentita, Bram l’aveva preso ma siccome avevo detto di non volerlo non osavo chiedergli un sorso del suo. Mentre ero in codesti pensieri assorta Bram mi guarda e mi dice “Ma vuoi un sorso di caffè?”. Praticamente mentre il mio conscio rimuginava il subconscio aveva mandato la mano verso il bicchiere!
Nella foto sotto: il conscio una volta resosi conto del subdolo piano messo in atto dal subconscio, piegato in due dal ridere (e col caffè finalmente in mano!).

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La tappa successiva è stata la cascata Faxi (ehy Faxi!). Speravo che qua me la sarei potuta cavare con due righe (anche perché sto scrivendo su carta fra un concerto e l’altro, in attesa di poter copiare sul blog) ma mi sono resa conto che anche qui c’è un pitolo aneddoto da raccontare.

Allora, avevo trovato su un sito un itinerario chiamato “alternative Golden Circle” o qualcosa del genere e lo stavamo più o meno seguendo, e con esso stavamo seguendo la dolce promessa di cascate di nicchia sconosciute ai più. Raggiungiamo Faxi e parcheggiato proprio davanti c’è un pullman turistico, pieno!
Bram vede la mia faccia scura e non fa in tempo a rassicurarmi “Stanno ripartendo” che le porte si aprono e tutta l’allegra combriccola inizia a scendere in massa. Al che io mi imbizzarrisco un attimino e dichiaro che resterò in macchina per sempre, Bram cerca di convincermi a scendere, e il risultato è che alla fine apro lo sportello e mi butto giù per una scarpata!

La storia della scarpata è andata così: siccome l’ultima cosa che volevo era stare nel parcheggio con i turisti pecoroni non appena ho intravisto qualcosa che assomigliava vagamente a un sentiero mi ci sono tirata. Solo che non era un sentiero, era, appunto, una scarpata! Colmo di sventura, sono andata a finire in uno spiazzo erboso che era collegato al parcheggio da un sentiero (stavolta vero), e quindi in pratica nello spiazzo siamo sbucati al tempo stesso i turisti in fila ordinata e io rotolando.

C’è un lieto fine però! I turisti pecoroni la cascata non l’hanno neanche guardata, o meglio l’hanno vista ma solo riflessa, nel senso che si sono messi di spalle, si sono fatti un (una?) selfie e poi e ne sono andati. E a quel punto sì che abbiamo avuto Faxi tutta per noi!

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Piccolo video qui. Niente di che, acqua che scorre!

Dopo Faxi siamo andati a cercare Brúarfoss, che è un’altra cascata e che doveva essere l’ultima tappa del nostro giro super alternativo (cioè c’era anche un’altra tappa ma era un gelato, direi che non conta).

Iniziamo a cercare Brúarfoss e non la troviamo. Nel senso che non riusciamo a capire neanche quale strada dobbiamo prendere per andare nella giusta direzione.
Riapro il blog su cui avevo trovato l’itinerario e mi accorgo che la parte di post su Brúarfoss rimanda a un altro post intitolato Indicazioni per trovare Brúarfoss. Apro dunque il secondo post, e il secondo post è il lungo racconto di come l’autrice e il fidanzato si siano persi un sacco di volte andando alla ricerca della cascata misteriosa e alla fine l’abbiano trovata seguendone il suono. L’articolo termina con “Ma da ora grazie alle mie indicazioni dettagliate tutti potrete trovarla!” ed è seguito da tutta una serie di commenti di gente che col cavolo che l’ha trovata e si è persa, si è orribilmente infangata, ha violato proprietà private ed è stata inseguita da islandesi incarogniti col forcone.
E tutti, ovviamente, gentilmente forniscono le loro indicazioni alternative.
Proviamo a seguirle, ci infiliamo anche noi nella proprietà privata e dopo circa 100 metri ci perdiamo.

Bram chiede informazioni ad un trattore e mettendo insieme le informazioni fornite dal trattore e quelle trovate nei commenti arriviamo alla conclusione che dobbiamo trovare il numero 14 (è una zona di sparute villette per le vacanze), parcheggiarci davanti e poi camminare. Il numero 14 però non è pervenuto (probabilmente i proprietari, stufi dei turisti che ci parcheggiavano davanti, l’hanno rimosso)! Ma noi non ci scoraggiamo! Parcheggiamo davanti al 13 e poi prendiamo quello che ha la parvenza di un sentiero fra gli sterpi.

Il sentiero non è ben definito, anzi, non è definito proprio per niente. Non so voi ma per quanto mi riguarda, se mi ritrovo a passeggiare fra stecchi alti quanto me con i piedi che sprofondano nella mota, mi viene il dubbio che ci sia qualcosa che non va! Bram però non desiste, e mi obbliga a seguirlo arrancando.

Io cerco vie alternative

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e puntualmente resto incastrata fra gli sterpi

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e come se i piedi bagnati non bastassero

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sta iniziando ad esser tardi!

Sono le 16:30, dobbiamo essere a casa per le 18 perché Edite ci ha lasciato le sue chiavi e senza di noi non può rientrare, e ancora non ho fatto pace con l’idea di dover rinunciare al gelato! Propongo dunque di tornare indietro ma Bram non ne vuole sapere, La sento!, dice, Ci siamo quasi!

E alla fine ci ritroviamo a fare esattamente quella cosa assurda scritta nel post: seguiamo il suono della cascata. Chiudiamo gli occhi (non è vero, saremmo sprofondati nel fango se l’avessimo fatto!!), ci avventuriamo nella foresta di stecchi secchi, ci infanghiamo ben bene e all’improvviso…

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e anche un pitolo video qui.

Vorrei potervi dire che le avventure della giornata sono finite qua, ma non è vero!

Intanto per tornare alla macchina senza rimanere prigionieri delle sabbie mobili abbiamo dovuto inventarci una sorta di camminata a gambe larghe che consisteva nel tenere una gamba a sinistra e una a destra del sentiero ma nessuna sul sentiero (di fango bagnato – prove della scena non esistono e se esistono verranno distrutte!).

E poi, una volta appurato che Edite era in ritardo, abbiamo deciso di fermarci a prendere il gelato. Questa è facile, direte voi. Prendi il gelato, lo mangi, basta. Giusto?

AHAHAHAHAH.

Intanto, più dal produttore al consumatore di così non si può: la gelateria era una stalla. Cioè la stalla era separata dalla parte con i tavolini da una parete (di vetro). Insomma, non è che fossero proprio le mucche a venderci il gelato, ma poco ci mancava! Ma vabbè, questo a parte un po’ di Aaaah e Ooooh non ci ha rallentato.

A rallentarci è stata la scelta del gusto. Infatti per guadagnare tempo avevamo deciso di non mangiare il gelato lì, ma di farcelo incartare e portarlo a casa per cena. Solo che il gusto che volevamo (caramello salato) veniva venduto solo nella coppetta, da asporto no. Da asporto c’era solo roba insignificante tipo fragola, ananas e oreo.

Allora abbiamo fatto così: ci siamo fatti riempire la coppetta più GRANDE che c’era, l’abbiamo coperta con un’altra coppetta della stessa misura e con la costruzione di coppette in mano siamo allegramente rimontati in macchina e ripartiti. Bram guidava e io reggevo la torre di gelato. Via, verso nuove avventure!

Solo che dopo un po’ il gelato ha iniziato a sciogliersi.

Abbiamo allora attivato una procedura d’emergenza.
Bram ha guidato fino alla prima stazione di servizio, ha inchiodato con una sgommata e io sono entrata urlando “Del ghiaccio, del ghiaccio, presto, mi si scioglie il gelato!”. Gli islandesi gestori del supermercatino mi hanno guardato perplessi, poi hanno scosso la testa e hanno annunciato con aria lugubre “Niente ghiaccio”.
Ho pensato un attimo, poi mi sono riattivata e ho riprovato: “Delle borse refrigeranti, delle borse refrigeranti, presto, mi si scioglie il gelato!”. Stessa aria lugubre di prima, stessa espressione impassibile, stessa riposta rassegnata: “Niente borse refrigeranti”.
Siamo andati avanti così per un po’: io proponevo, loro cassavano senza fornire soluzioni alternative. Alla fine ho comprato un tupperware scrauso pagandolo la bellezza di 8 euro e pagandolo ho azzardato una mezza battuta: “Quantomeno se si scioglie si scioglie qui dentro!”. Non hanno riso. Hanno intascato gli 8 euro e con la solita aria lugubre mi hanno salutato.
Poi sono tornata da Bram e insieme abbiamo improvvisato una costruzione fatta di lattine di birra fredde messe tutte intorno al tupperware col gelato.

E poi siamo andati a casa! Siamo arrivati alle 18:30, Edite e Luis sono rientrati alle 19:50 e alle 20 io e Bram abbiamo messo in tavola:

  • scaglie di parmigiano con marmellata di pomodori e pomodorino arrostito (marmellata e pomodorini presi nel ristorante/serra)
  • melanzana affumicata e pane bruschettato
  • insalata di patate dolci, cipollotti e peperoncini
  • carote e rape al forno con miele e tahini
  • farfalle al pesto fatto in casa e pinoli tostati
  • torta di mele e cannella servita calda con una piccola macedonia di banane, arance e pistacchi grigliati e con la sua bella pallina di… gelato al caramello salato!

***

LINKS

  • La laguna in cui abbiamo sguazzato è Gamla Laugin. L’ingresso è caruccio, 24 euro a persona.
  • La serra/ristorante di pomodori si chiama Friðheimar e si trova qui.
  • Il Golden Circle alternativo eccolo qua, e le istruzioni per trovare Brúarfoss stanno qua (se la volete trovare leggete anche i commenti!).
  • Abbiamo comprato il gelato da Efstidalur.
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2 commenti leave one →
  1. violaemi permalink
    novembre 10, 2016 3:02 pm

    Wow. La zuppa, però, un po’ più! ^^

  2. Anonimo permalink
    novembre 11, 2016 5:03 pm

    Francesca, che belle avventure che vivete, tu e Bram. Tientelo caro quel ragazzo!!!!
    E come stai bene con i capelli sciolti,più lunghi. Ciao. Nilde

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