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MARTEDÌ 1 NOVEMBRE 2016: per arrivare alla cascata bisogna passare il fiume

novembre 18, 2016

Colonna sonora: Mani Orrason – Fed All My Days

Reykjavík – Glymur – Reykjavík

2016-11-01

Martedì mattina ci siamo svegliati super pronti a nuove avventure. C’erano varie opzioni in ballo, ma io sapevo bene dove volevo andare. Oh, se lo sapevo. Io volevo andare da Glymur.

Neanche mi ricordo dove ne avevo sentito parlare. Ma certo era che ci volevo andare. Glymur era la cascata più alta d’Islanda, recentemente riclassificata a seconda, e il trekking per raggiungerla era uno dei pochissimi classificati come neri (cioè difficilotti) dal nostro libro dei trekking. Era l’ultimo giorno disponibile per fare cose, il giorno dopo sarebbe cominciato il festival. E quindi, Glymur here we come!

Sono un po’ rincoglionita, mi ricordo questa cosa ma non ricordo come l’ho scoperta: per raggiungere Glymur bisogna attraversare un fiume. Per attraversare il fiume si cammina su un tronco. Il tronco tuttavia è presente solo d’Estate, verso fine Ottobre / inizio Novembre viene rimosso.

Partono quindi i dubbi. Si potrà attraversare il fiume se il tronco non c’è? Come fare a saperlo? E come scoprire se il tronco è sempre al suo posto o no? Decido di chiamare l’ufficio del turismo locale.

L’ufficio del turismo locale era locale davvero. Talmente locale che la tizia al telefono ha candidamente ammesso di non avere idea della situazione. Tuttavia, ci ha detto, i contadini della zona lo sapranno di sicuro! E ci ha allegramente fornito i numeri di cellulare di tutti i contadini islandesi della zona. E poi ha aggiunto È una bella giornata, dovreste proprio andare!

Non so voi, ma io questa cosa che l’ufficio del turismo ti dia i numeri di telefono, privati, dei contadini locali, l’ho trovata deliziosamente surreale. Abbiamo iniziato a chiamarli e alla fine uno ci ha risposto al telefono e ci ha detto di essere stato a trovare Glymur pochi giorni prima e che il tronco era sempre lì. Hurrà! Poi gli abbiamo chiesto se voleva venire con noi e ci ha risposto di no.

E così siamo partiti, da soli!

La giornata era abbastanza bella, anche se non gloriosa come quella precedente, e anche stavolta ci siamo fermati a fare un po’ di foto lungo la via. La natura in Islanda è molto selvaggia e noi abbiamo visto

un Orso allo stato brado

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dei cavalli allo stato brado

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e anche una cascata alla stato brado

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e basta.

Poi è sorto un problema. Il problema è che a me ha cominciato a scappare la pipì. E visto che non si può andare a scalare una montagna senza bagni se si deve fare la pipì ci siamo messi a cercare un bar lungo la via.

Solo che in Islanda non è che ci sia propriamente un bar ogni tre per due. Non c’è un bar nel raggio di km e km rende meglio l’idea della situazione.

In più, non so si vede dalla cartina, gli islandesi hanno costruito un tunnel. Guardate la cartina: il primo puntino è Reykjavík, il secondo Glymur. Vedete che proprio sopra a Reykjavík c’è un tunnel che la collega alla punta della penisola, evitando così di doversi fare tutto il fiordo? Ecco, al giorno d’oggi tutti usano il tunnel, quindi da Glymur non ci va più nessuno!

Se da un lato questo mi fa sentire molto figa ed esplorativa dall’altro significa anche che lungo il percorso non troviamo nulla. Proviamo pure a prendere una deviazione per raggiungere un fantomatico bar segnalato dalla LP ma non riusciamo a individuarlo e quando chiediamo informazioni ci viene risposto che esiste ma è CHIUSO.
Arriviamo dunque al parcheggio da cui parte il trekking che ancora devo fare la pipì.

Io in realtà mi sono un po’ rassegnata e cerco di convincere Bram di poterla trattenere (per quattro ore?) e che se proprio mi scapperà tantissimo la farò dietro a un cespuglio. Ma Bram conosce i suoi polli e non si fa ingannare. Scorge un grosso autobus (turistico?), si avvicina e chiede al conducente “C’è un bagno su questo mezzo?”.

Qua si è verificata una scena un po’ buffa. In pratica io ero rimasta indietro perché mi vergognavo e quindi il conducente non mi ha visto. Ha dunque fissato Bram per un po’ senza dire niente e si vedeva benissimo che stava riflettendo e che il treno di pensieri era grossomodo “Tu uomo. Tu no bisogno di bagno per fare pipì. Tu volere fare grossa cacca in mio pullman!”..! Poi però mi ha scorto in lontananza e allora ha esclamato “For the lady!” visibilmente sollevato e mi ha aperto.

Pipì fatta, ci siamo messi in cammino.

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Abbiamo camminato per un po’ incrociando pochi turisti e una gita scolastica (i passeggeri del pullman suppongo). Cioè questi come gita li portano a scalare le montagne!

E poi siamo arrivati al fiume.

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L’acqua

era

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abbastanza

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(notare l’ironia del cartello)

mossa

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e il tronco non c’era!

Cioè ce n’era mezzo. L’altra metà era buttata nell’erba dietro di noi, e ancorata saldamente.

Qua potete scegliere se leggere o se cliccare qui, dove la mia simpatica vocetta spiega bene la situazione con tanto di immagini.

Se leggete: io volevo buttarmi nel fiume e attraversarlo tenendomi al cavo di ferro ma quel malvagione di Bram me l’ha impedito sostenendo che se io mi fossi tuffata poi lui avrebbe dovuto chiamare l’elicottero per salvarmi.
[Nota fuori tema: ricordandomi di questa storia, qualche giorno dopo ho fatto una cospicua donazione ai volontari che vanno a salvare gli imbecilli che restano bloccati in montagna!]

E quindi? Che si fa? Si torna indietro? No, eh!

La tizia al telefono mi aveva parlato della possibilità di raggiungere la cascata anche senza attraversare il fiume (e senza tirarcisi dentro) e anche il libretto dei trekking suggerisce un itinerario per andare e uno per tornare. Deve esserci quindi un’altra strada! Iniziamo a cercarla e alla fine la troviamo. C’è da arrampicarsi un bel po’ ma noi siamo prodi avventurieri e ce la faremo!
Nella foto sotto: una prode avventuriera in procinto di scalare una monatgna. Guardate che felicità, guardate gli occhi, come luccicano pieni di entusiasmo!

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Il percorso non era semplicissimo. C’erano torrenti da attraversare a piedi, sentieri di pietroni moventi che come ci mettevi un piede sopra iniziavano a rotolare e simpatici tratti di fangone scivolone.

Lungo la via abbiamo trovato squarci di sole

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cime innevate

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ghiaccio

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e poi, una volta in cima, la nostra ricompensa.

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No, che avete capito? Non questa.

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Questa!

^^

La realtà è che in quella posizione sono stata giusto il tempo di fare la foto. Eravamo in cima in cima, vedete dove c’è la bandierina nella foto con la cascata? Ecco, abbiamo pranzato lì, ammirandola. E lì faceva un freddo becco! E quindi non ho mangiato il panino comodamente seduta come avevo programmato ma correndo in tondo come Alice, lei lo faceva per asciugarsi io per scaldarmi!

Gira in tondo, sempre in tondo,
Asciugati anche tu!
Niente è più seccante
Di una corsa in su e in giù!

Un’altra realtà è che se tutte le guide consigliavano di usare all’andata il sentiero che noi non abbiamo preso, quello che prevedeva l’attraversamento del fiume, un motivo c’era: la cascata si sarebbe vista molto meglio dall’altro lato. Da quello da cui siamo arrivati noi si vedeva così così, infatti ci siamo messi in tutte le strane posizione del mondo e abbiamo pure rischiato di rotolare giù per guardarla bene!

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Poi siamo tornati indietro. Abbiamo fatto più o meno la stessa strada dell’andata, con qualche piccola variazione.

Era uscito un gran bel sole e c’erano cascatelle in qua e in là, Bram è pure riuscito a fotografarne una attraversata da un arcobaleno (io no).

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A un certo punto, non so come, ci siamo trovati in una foresta di alberi di Natale. Sorpresa!

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E poi: fango, pietre, torrenti. Ma più che altro natura e bellezza e magia.

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A proposito di torrenti. Mentre all’inizio avevo qualche difficoltà ad attraversarli a piedi, verso la fine avevo preso gallo e procedevo garrula. Finché non arriviamo a un simpatico torrentello un po’ più larghino degli altri. Mi avvio spavalda e mi accingo ad attraversarlo.
Il primo tentativo non va a buon fine. Cerco dunque un’altra strada. Raggiungo un pietrone, poi valuto la distanza dal successivo. Se tengo il piede sinistro dov’è e sposto il piede destro sul pietrone più avanti poi con un balzo dovrei riuscire a raggiungere l’altra riva. Andiamo. Via. Metto il piede destro sul piedone lontanto e scopro che il pietrone lontano è scivolosissimo! Se stacco il piede sinistro finisco nel torrente ghiacciato! Mi trovo dunque bloccata in una scomodissima ma soprattutto INSTABILE posizione, con le gambe lontane e col peso sul bastone, e sto così, oscillando, per 5 minuti buoni, finché Bram non riesce a raggiungermi e a salvarmi!

In tutto questo: non mi ero accorta che Bram stava facendo un video. È qui. Si interrompe bruscamente quando io inizio a strillare “Bram I need help NOW!” e Bram deve sospendere la ripresa per correre in mio soccorso!

Finita la scampagnata siamo risaliti in macchina. Era ancora prestino, tipo le 15. Che si fa? Improvvisamente tutta la stanchezza della gita nel tunnel di lava più ricerca Brúarfoss più scarpinata fino a Glymur si fa sentire. Ho tutti i muscoli indolenziti, anche quelli che non sapevo di avere. Ah quanto sarebbe bello potersi tuffare di nuovo nella laguna…

E a quel punto ho un’idea GENIALE.

Andiamo in piscina!

Le piscine islandesi sono ALL’APERTO e l’acqua è CALDA. Entrarci = orgasmo. L’idea di togliersi di dosso i vestiti sporchi di fango e buttarsi nell’acqua a 42° gradi in questo momento è la mia idea di paradiso.

E lo facciamo! Andiamo alla piscina locale più vicina e per 5 euro a testa poco dopo siamo nell’acqua circondati da vapore… e da islandesi.

Eh già, perché la piscina in Islanda è punto di ritrovo proprio come il barino in Italia. Stiamo immersi in queste vasche e intorno a noi si svolgono conversazioni del tipo “Oh, salve Magnús Sigmarsson, come stai?” “Oh, ciao a te Örvar Elíasson, io sto bene!” “Guarda, lì c’è Sigga Valtýsdóttir. Ehy Sigga, vieni qua nella vasca con noi!” e così via. E nel mezzo io e Bram! Ogni tanto arriva anche una bambina che si tuffa A BOMBA, ovviamente l’unica volta che non volevo bagnarmi i capelli.
È stato bellissimo!

Poi ovviamente è successo qualcosa, perché tanto io non riesco mai a fare le cose come si deve. Allora, dopo la piscina vado a docciarmi e rivestirmi e mi accordo di essermi scordata le mutande di ricambio in macchina. Allora mando un WhatsApp a Bram, che è più veloce a prepararsi, e gli chiedo se può andare a prenderle e avvisarmi quando ha fatto. Aspetto un po’, non ricevendo risposta inizio a vestirmi come posso. Quando finalmente il messaggio arriva vado nell’ingresso con l’idea di acchiappare le mutande al volo e rientrare, ma di Bram non c’è traccia.

Insomma è andata a finire che l’ho aspettato per 5 minuti nell’ingresso, e siccome la piscina è anche palestra e l’entrata della palestra è proprio accanto all’ingresso, ero circondata da mega figoni islandesi palestrati, e io ostentavo il seguente look.
Parte di sopra: canottiera, maglietta a maniche corte, maglietta a maniche lunghe, maglione, piumino, cappello, sciarpa, guanti e passamontagna.
Parte di sotto: asciugamano e infradito.

Bon! Dopo la piscina siamo andati per concerti, il festival stava per cominciare.
Ma questa è un’altra storia, e bisognerà raccontarla un’altra volta.

***

LINKS

  • Il trekking che abbiamo fatto è il numero 51 del solito libro dei trekking (solo che noi abbiamo fatto il percorso del ritorno anche all’andata).
  • La piscina in cui siamo stati è Lágafellslaug. L’ingresso costa circa 5 euro a persona.
4 commenti leave one →
  1. violaemi permalink
    novembre 18, 2016 12:10 pm

    Dovrebbero sostituire questa foto

    con una vostra! :D

    Mi piace sempre ascoltarti oltre che leggerti! Forse li aveva ragione Bram a non voler attraversare! Nel torrente sul masso in bilico non sembra (dal video) tanto complicato (e certo, stando seduta a una scrivania dietro a un monitor in effetti…)!

    Alla prossima avventura.

  2. novembre 18, 2016 12:16 pm

    AHAHAHAHAH!
    e grazie!
    nel torrente boh, alla fine la cosa peggiore che poteva succedere era cascarci dentro, la corrente non era certo forte da portarmi via e comunque indossavo tutta roba impermeabile… ma sul momento mi sono bloccata!

  3. novembre 18, 2016 10:12 pm

    wow che racconto super! Io comunque avrei fatto pipì subito dietro un cespuglio. Giuro.
    Commento breve perché sono a pezzi, ma ho davvero molto gradito questo post.

  4. novembre 19, 2016 3:51 pm

    sandra grazie! io vorrei con tutta me stessa riuscire a fare pipì dietro ai cespugli. è che proprio non esce!

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