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La piscina islandese

novembre 24, 2016

Idealmente avrei voluto pubblicare un posto riassuntivo su Lisbona, uno sul festival in Islanda, uno sulla piscina islandese e uno sul weekend a Vienna con gli Sbuffoli. Siccome non ho tempo, pubblico solo quello sulla piscina islandese che ho già pronto perché l’ho scritto sull’aereo al ritorno. Eccolo qua!

La piscina islandese

Ieri era l’ultimo giorno. Io e Bram siamo stati in giro per Reykjavik e poi verso le 18 abbiamo deciso di chiudere in bellezza andando in piscina.

Andare in piscina in Islanda è una gran figata perché il concetto è praticamente opposto al nostro: le vasche sono all’aperto e l’acqua è calda.

Più precisamente, le piscine in genere includono varie vasche.
Di solito ce ne sono due grandi, una per nuotare e una con un po’ di scivoli, giochi e cazzatine varie per i bimbetti. Non so come sia la temperatura in queste perché non ci sono mai entrata.
Ci sono poi varie vasche più piccole con temperature diverse. In genere 36-38, 38-40, 40-42 e 42-44. In ciascuna di queste vasche si sta comodi in una decina al massimo, poi si inizia a stare stretti. Tutte hanno anche il getto idromassaggio.
È presente inoltre qualcosa per raffreddarsi, si volesse provare la terapia dello shock termico: vasche a 10-12, e anche un barile di ghiaccio in cui ci si può immergere (non scherzo).
C’è infine la sauna.

Andare in piscina in Islanda è un’attività sociale come in Italia andare al bar. Ci si va dopo il lavoro per rilassarsi, per socializzare, per fare quattro chiacchiere con gli amici.
Io e Bram col tempo lo abbiamo imparato e quando siamo in giro in Islanda abbiamo sempre dietro asciugamano e costume. Ci scordiamo spesso qualcos’altro tipo il deodorante o i calzini di ricambio, ma insomma almeno gli essenziali li abbiamo!

L’arte della piscina in Islanda segue un rigido galateo, ovvio per gli islandesi e molto meno ovvio per i turisti. Ed è qua che cominciano i cazzi!

La mia esperienza di ieri è stata questa.

Io e Bram siamo entrati, abbiamo pagato (circa 5 euro a testa) e immediatamente siamo stati separati: lui spogliatoio maschile io femminile.

Arrivo davanti alla porta e già mi trovo di fronte al primo dilemma: sulla porta c’è un enorme cartello col disegno di una scarpa, barrata. Ma attorno a me non c’è niente che possa accogliere le scarpe. Dove le devo mettere?
Studio per un po’ la situazione e mi rendo conto che chi esce dallo spogliatoio le scarpe le ha addosso. Allora possono entrare! Apro delicatamente la porta e scorgo effettivamente un mucchio di scarponi fangosi in un angolo. Mistero risolto. Entro, mi tolgo i miei stivaletti da 200 € della Trippen (di quelli che fai un investimento una volta e poi ti durano per sempre) e li abbandono al loro destino nel mucchio fangone.

Raggiungo poi la parte con gli armadietti. Qua ci si cambia e si lasciano i vestiti. Ma attenzione: cambiarsi non vuol dire mettersi in costume! Cambiarsi vuol dire spogliarsi nudi e camminare nudi fino alla parte con le docce.

Alla fine ho capito, ma l’ho capito troppo tardi, che la giusta procedura è quella che segue.

  • Ti spogli nudo/a, infili i vestiti nell’armadietto e poi ti avvii verso le docce con in mano costume, asciugamano e bagnoschiuma (se non ti accontenti di quello fornito).
  • Fuori dalle docce c’è una sorta di struttura in metallo. Molli lì costume e asciugamano e vai a docciarti.
  • La doccia si fa rigorosamente col sapone e rigorosamente nudi! Guai a farla col costume addosso, è considerato un atto di una maleducazione unica!
  • Una volta fatta la doccia si torna verso la struttura in metallo, ci si infila il costume, si lascia lì l’asciugamano e si esce. Nello specifico si esce FUORI, con circa 0° e spesso e volentieri vento, bagnati e gocciolanti, e a quel punto ci si tira nella prima piscina che si vede per evitare la broncopolmonite (o almeno, io faccio così!).
  • Dopo aver sguazzato in lungo e in largo si rientra. Si sbuca nella stessa parte da cui si è usciti, e cioè la zona docce. Ci si lava, struttura in metallo, si recupera l’asciugamano, ci si asciuga, e solo una volta asciutti si è nuovamente ammessi nella parte con gli armadietti dove si può procedere ad asciugatura capelli e vestizione.
  • La separazione fra parte ASCIUTTA (armadietti) e parte BAGNATA (docce) è rigorosissima e se ci si azzarda a fare un solo passo verso gli armadietti senza prima essersi asciugati bene si rischia il linciaggio.

Io ovviamente sono riuscita a futtere l’intera procedura.

La prima parte l’ho fatta bene. Benino. Sono andata verso le docce con l’asciugamano e il costume in mano. Li ho posati, mi sono lavata, poi sono tornata alla struttura metallona e mi sono infilata il costume. Fin qui tutto giusto.

Poi però volevo uscire all’aperto dove sono le vasche, ma nella parte BAGNATA (docce) non trovavo la porta. Ho pensato che fosse nella parte ASCIUTTA (armadietti). Ho quindi tentato di tornare indietro, ma non potevo perché ero bagnata! Allora ho pensato, mi asciugo. Ma avevo un asciugamano solo, e se l’avessi bagnato non avrei poi potuto usarlo più tardi per asciugarmi dopo la doccia finale. Come fare?
Alla fine mi sono strizzata i capelli più che potevo, mi sono tamponata alla bellemmeglio con l’asciugamano (che per fortuna era in microfibra quindi asciuga veloce), sono tornata indietro col costume addosso e l’asciugamano in mano e mi sono messa a cercare la porta.

La porta non era neanche qui. Dopo un po’ di vane ricerche mi sono decisa a chiedere. La porta era nella parte docce! Sono stata puntata nella giusta direzione e allora sono tornata nella parte BAGNATA, ho mollato l’asciugamano sulla solita struttura e sono uscita.

Trovato l’errore?

Fuori faceva un freddo becco, pioveva, tirava vento e io ero tutta bagnata e gocciolante. Mi sarei volentieri tirata nella prima piscina in vista, ma era quella dei pampini. La seconda era quella dei nuotatori. Sullo sfondo intravedevo le vasche calde. A quel punto ho corso i 100 metri per andarmici a tirare superando Bram senza vederlo, con la conseguenza che Bram si è messo a inseguirmi perplesso e mi ha raggiunto mentre sospiravo di piacere finalmente immersa nell’acqua calda calda calda e mi ha apostrofato con un dolce “Ma che minchia fai?”.

C’è anche da dire che la piscina islandese ha una simpatica caratteristica: trattandosi di acqua calda al freddo produce una quantità incredibile di vapore, col risultato che appena ci entriamo ci si appannano completamente gli occhiali e diventiamo TALPE!

Per un’oretta ce la siamo goduta per bene. Abbiamo sguazzato sotto la pioggia nelle varie vasche stando fra i 38 e i 42, poi ne abbiamo trovata una un poco meno calda ma con l’acqua così bassa che ci si poteva stare comodamente sdraiati. Ci siamo messi lì e abbiamo chiacchierato chiacchierato chiacchierato e fatto tutte le nostre classifiche del festival, i 3 concerti che ci sono piaciuti di più, e di meno, e i più bravi, i più divertenti, i più funky (espressione nostra), quelli che vorremmo rivedere, quelli che avremmo voluto vedere ma ci siamo persi, e quanto è stato bello e sì dai l’anno prossimo ci torniamo!

Poi ho deciso di uscire, perché volevo cogliere l’occasione per lavarmi i capelli per benino e ci vuol tempo. Appena mi sono alzata in piedi per camminare, però, una sferzata di vento gelido mi ha sorpreso. Ho dunque finito con lo strisciare di piscina calda in piscina calda fino a quella più vicina alla porta e da lì ho spiccato una corsa, salva! Sono entrata, mi sono ritrovata nella parte delle docce ed ecco l’errore: mi sono resa conto di aver lasciato lo shampoo nell’armadietto.

Qua serve una parentesi sui miei capelli. I miei capelli sono tanti e sono mossi/ricci. Fra un lavaggio e l’altro non li pettino, altrimenti i ricci diventano super crespi (non per niente il mio avatar è Maga Magò!). La conseguenza è che tutti i capelli che si staccano restano intrappolati fra i ricci fino a quando non me li lavo e mi pettino per bene col pettine a denti fitti e col balsamo, e a quel punto li libero e possono finalmente cadere.
Già, ma cadere dove? Ovunque. Lavarsi i capelli per me vuol dire un’ora per lavaggio e asciugatura e un’altra ora per pulire il bagno. Per questo quando posso lavarmeli fuori colgo sempre l’occasione!

Ho dunque bisogno non solo dello shampoo ma anche di balsamo e pettine. Mi si pone lo stesso identico problema di prima: io sono bagnata nella parte BAGNATA, e fin qui tutto bene, ma lo shampoo è nell’armadietto nella parte ASCIUTTA, che io non posso raggiungere perché sono bagnata!
Uso la stessa strategia di prima, strizzatura e tamponatura alla bellemmeglio, e riesco a recuperare il necessario.

Mi doccio. Di solito man mano che i capelli si staccano li appiccico alla parete, poi a fine doccia li recupero tutti (compresi quelli che si sono, ehm ehm, incastrati nel sedere), faccio un bel mucchietto e lo butto nel cestino.
Adesso però non mi sento a mio agio a farlo, perché le docce sono aperte e la ragnatela di capelli sul muro fa oggettivamente schifo, finché la vedo io vabbè, ma in pubblico no! Mi levo dunque un capello alla volta e piano piano piano creo il mio mucchiettino.

Le figure sotto le docce che mi circondano si alternano e io sono sempre lì. Ma come fanno a essere tutte così veloci? Dopo un po’ capisco: per loro questa non è una doccia. La doccia l’hanno fatta prima e poi sono state in piscina, adesso si considerano pulite, una sciacquata e via!

Finisco, recupero l’asciugamano dalla struttura metallara, e ora? O lo uso per i capelli o lo uso per il corpo, ne ho uno solo. Alla fine mi strizzo i capelli con le mani, poi mi asciugo con l’asciugamano, poi uso lo stesso asciugamano per frizionare i capelli e poi in teoria dovrei andare verso gli armadietti, perché i phon sono lì. Ma!

Ma come faccio a non bagnare? Dovrei farmi il turbante, ma che faccio, vado a giro nuda col turbante? Oppure il turbante lo improvviso senza asciugamano e l’asciugamano me lo avvolgo addosso. Ma mi fa schifo, avendolo usato per frizionare è pieno di capelli!
Alla fine scuoto l’asciugamano con aria indifferente, me lo avvolgo intorno e vado verso i phon senza occhiali, chiedendomi come cavolo facciano le altre e com’è possibile che le docce non siano costantemente otturate. Raggiungo il phon, mi rimetto gli occhiali e realizzo che il pavimento su cui stavo bellamente camminando scalza è cosparso di capelli islandesi! Ecco come fanno, li seminano ovunque!

Finisco al volo che stiamo atterrando. Mi rilavo i piedi, mi infilo le infradito, mi asciugo i capelli, mi pettino, mi congratulo con me stessa per essermi ricordata la crema idratante e il deodorante e vado a vestirmi.

E scopro di essermi scordata le mutande.

4 commenti leave one →
  1. Slicing Potatoes permalink
    novembre 24, 2016 6:45 pm

    L’ultima frase e’ davvero la ciliegina sulla torta a tutto il racconto. :-D

  2. novembre 25, 2016 6:38 pm

    La faccenda della zona asciutta e bagnata è un delirio. Farei fatica a girare nuda. E che casino lavarti i capelli e ci credo eh. Bacione raccontino bellissimo.

  3. novembre 27, 2016 7:43 pm

    Ahahahahah che ridere! Scritto proprio bene, ti ho vista fare tutto!!!

  4. novembre 29, 2016 8:41 am

    fede, ma grazie! :-)

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