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Vietnam. Sorridi e il Vietnam ti sorriderà!

gennaio 12, 2017

Inizio con due foto del mercato. Non sto facendo molte foto per ora, un po’ perché quando esco di solito non mi porto il telefono e un po’ perché quello che meriterebbe davvero di essere fotografato sono le persone ma mi perito!

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Sono ancora abbastanza stordita da questa città.

Dai motorini, di cui ho già scritto. Sono ovunque. Non rispettano niente. Non i semafori rossi, non i marciapiedi, non i mercati, non i parchi. Nulla. Per attraversare la strada bisogna… cominciare anzitutto, e poi andare avanti tipo zombie, a velocità costante, con i motorini che ti sfrecciano intorno, fidandoti della loro capacità di schivarti. Lo smog che c’è lo potete immaginare? Infatti girano tutti con la mascherina.
Dal rumore. I parchi e i templi sono delle oasi di quiete.
Dalla gente che ti ferma. Solo nelle zone turistiche però, stamattina al mercato eravamo gli unici turisti e non ci ha cacato nessuno!

Dalle immagini che sono, semplicemente, diverse da quelle a cui sono abituata.

La gente che dorme in strada, sui motorini, sulle ringhiere. Parlo di pisolini, non di senzatetto!
Il cibo che non conosco.
I ristoranti improvvisati, ma su questo dovrò fare un post a parte.
Le case aperte e nel soggiorno 3 persone e 5 motorini (ve l’ho detto che sono ovunque!), tutti che guardano la televisione.
Le persone sul motorino in 2, 3, 4, 5. Mamma bambino, papà bambina, e davanti di solito il più piccino, il neonato.
O da soli, ma con 5 kg di polli arrosto legati intorno al collo (vista anche questa!).
Gli sport, arti marziali più che altro, praticati all’aria aperta, ovunque ci sia un minimo di spazio.

Giro con la bocca aperta, piena di meraviglia davanti a cose che per loro sono assolutamente normali.

E poi sorrido. Perché se sorridi loro sorridono di ritorno, ed è un sorriso che è una meraviglia. Non sorridono solo con la bocca, anche con gli occhi, fossette si formano ovunque, è come se tutta la faccia si aprisse. Non so come spiegarlo ma è bellissimo!

Il cibo merita un capitolo a parte.
Intanto qua, come in Italia, il cibo è parte integrante della cultura. Lo sapevo e confesso che era uno dei motivi per cui volevo venirci.
È diverso, ma non è poi così diverso. Una zuppa con spaghetti di riso, brodo, cipolle e straccetti di manzo è qualcosa che io non sono abituata a mangiare (soprattutto non a colazione!), ma gli elementi li conosco tutti.
C’è una varietà incredibile. Ma qui sorge un problema. Le uniche cose che conosco sono le zuppe di noodles e i noodles asciutti. Ma non posso mangiare sempre e solo quelli, e qui c’è una varietà di cibo incredibile e vorrei provare tutto, ma non so cosa è cosa e non sono abbastanza temeraria da ordinare a caso (per Serena: se-zuo!!).
Una cosa che ci aiuta in tal senso sono le esperienze di viaggiatori precedenti, benedetti loro, che hanno mangiato e ne hanno scritto. C’è un particolare una ragazza canadese, il suo blog si chiama Legal Nomads, che qua ha vissuto, e il suo blog è una miniera di informazioni!

E così ieri a pranzo siamo finiti qui:

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E ci siamo trovati in seria difficoltà.

Perché, ditemi voi, come si fa a mangiare una crespella ripiena con le bacchette??

Insieme ci avevano portato un vassoio di grosse foglie fresche, che sulla base del principio del non mangiare roba non cotta avevamo accuratamente evitato di toccare. Ma poi, guardando gli altri, ci siamo resi conto che il trucco stava proprio nelle foglie: andavano usate per prendere la crespella e portarla alla bocca formando una specie di involtino!

Una cosa che adoro del cibo qui è che il condimento viene sempre servito a parte e sei tu a decidere se vuoi usarlo e quanto. Il cibo non è piccante a meno che tu non lo voglia!

Nel pomeriggio siamo stati in giro tra parchi e pagode, e ci sono stati un bel po’ di bei momenti di quiete. Nel parco, seduti su una panchina a osservare la vita che si svolgeva intorno a noi; sulla riva del fiume; nella pagoda; all’angolo di una strada, seduti su degli sgabelli bassi con una birra in mano, guardando i bambini che si esercitavano in una scuola di arti marziali. Quando sono usciti si sono buttati su una bancarella di qualcosa che non siamo riusciti ad identificare.

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La nostra cena merita un capitolo a parte. Oddio, così come lo meriterebbero le centinaia di ristoranti improvvisati che quotidianamente incontriamo: sul retro della bici, per strada su un fornello improvvisato, sul marciapiede in un secchio! Divago.

Dicevo, la cena. Io ero stanca morta e sarei anche andata a letto senza. Ma Bram non era d’accordo. Allora abbiamo consultato il blog di cui sopra e siamo finiti in un posto qui vicino a mangiare cubetti di riso saltati con uova, cipollotti e insalata di papaya! Dopo Bram voleva il dolce, e sempre seguendo le indicazioni del blog siamo finiti sul marciapiede a mangiare una sorta di crema di riso e banane pescata da un secchio! Era deliziosa, e da soli non l’avremmo mai scoperta né mai avremmo osato assaggiarla!

E poi siamo andati a fare una passeggiata digestiva nei vicoli intorno al nostro nuovo B&B. Quello vecchio era un po’ più chic e un po’ più caro e andava bene per i primi due giorni, ma adesso ci siamo spostati in una zona più economica e meno turistica. E meno turistica lo è davvero, perché nei vicoli (luridi, c’erano i topi, anche se vabbè, i topi sono un po’ ovunque, anche a Venezia, vero Vero??) per ben due volte dei gruppi di locali seduti fuori a bere ci hanno fermato e allungato una birra ridendo, e in un caso pure due polpette di pesce!

Chiudo con la colazione di stamattina. Io ho scelto quella occidentale e mi è toccato del pane molliccio con della marmellata di fragole che aveva visto tempi migliori; lui ha scelto quella locale ed eccola qua:

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E io lo so, lo so che ha ragione lui, che ti tocca roba molto più fresca se scegli i prodotti locali che se ordini roba che loro non mangiano.

Ma io la mattina non ce la posso fare.

Oddio non ci posso credere, sono arrivata alla fine di questo post! Siamo a Saigon ancora un giorno e poi ci spostiamo sul delta del fiume Mekong, dove ci sono i mercati galleggianti (e dove io prenderò la malaria)!

Baci!!

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2 commenti leave one →
  1. Stefy permalink
    gennaio 12, 2017 9:00 am

    Vabbé io morirei tristemente di fame!!! :)

  2. gennaio 12, 2017 12:28 pm

    Ciao Stefy!!

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