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Vietnam. Sul delta del fiume Mekong – parte 1

gennaio 15, 2017

Post scritto Sabato dell’autobus

Non so da dove iniziare perché negli ultimi giorni sono successe tantissime cose! Inizio da un primo aneddoto che dall’ultimo post mi era rimasto fuori.

Dunque, ricordate che al museo avevo incontrato una signora vietnamita che viveva in Australia e che avevamo chiacchierato un po’, parte in inglese e (piccola) parte in vietnamita?
Ecco, la conversazione era partita con io che le dicevo di aver provato a studiare un po’ la lingua ma che nessuno mi capiva e lei che mi rassicurava “Ma no, hai solo un po’ di accento italiano, ma io ti capisco abbastanza bene!”. Ecco, dopo un po’ mi sono resa conto che io parlavo del vietnamita, ma lei parlava dell’inglese!

Poi, siccome vorrei rispondere ai commenti ma la scheda vietnamita non mi lascia accedere al blog (?), eccezionalmente rispondo qui. Se non gomito. Sono di nuovo su un autobus e ci sono i dossi. I dossi in autostrada, vi sembra possibile?!

Allora, intanto, grazie per i commenti e i feedback via Direct! Non voleva essere un cazziatone, solo un invito, tante volta una fosse indecisa se mettere un commento o no, a metterlo! ^^

Nello specifico. Sere: NIENTE potrà mai battere la bellezza del fiume Li! Slicing Potatoes: grazie!! In realtà io scrivo tanto anche per me, perché ho la memoria di un pesce rosso e se non scrivo dimentico, e dimenticare questo viaggio mi dispiacerebbe un bel po’! Sandra mi spiace per la caduta, ho letto del ghiaccio, che roba! E Fede, grazie che leggi!! ^^

Siamo sull’autobus per tornare a Saigon e abbiamo già avuto un paio di avventure.
Intanto, non abbiamo ben capito perché ma siamo finiti su un autobus fatto per dormire, con i sedili che si reclinano. Solo che sono a misura di vietnamita e quindi Bram è tutto accartocciato!
Poi, su questo autobus c’è l’aria condizionata, e non me la aspettavo perché all’andata non c’era. Per non congelare mi sono messa addosso tutti i vestiti che avevo nello zaino e ho avvolto i piedi in un pashmina!
Eh già, perché all’ingresso mi hanno obbligato a mollare le scarpe. Me le hanno fatte togliere e poi mi hanno aperto davanti un sacchettino in cui avrei dovuto metterle. Io non ho capito niente, ho guardato fiduciosa il sacchettino che l’autista mi porgeva e bella contenta ci ho infilato un piede dentro!

Bene, direte voi, belle le tue storie di autobus, ma questo fiume, com’era?

Era bello!

Siamo arrivati al nostro delizioso alloggio ieri verso l’ora di pranzo. Trattavasi di sistemazione a casa di una famiglia vietnamita: padre e madre non parlavano inglese, la figlia un po’ sì. Casa con un giardino meraviglioso (non facevano altro che servirci frutta fresca appena colta!) e tre piccoli bungalow aperti che vengono affittati, ciascuno con letto con zanzariera e ventilatore. Non immaginatevi una cosa di lusso perché era l’esatto contrario, però era bellissima!

Sull’autobus con noi due ragazze con cui abbiamo fatto amicizia, stavano lì anche loro: Ana (spagnola) e Angelina (svedese). Abbiamo deciso di andare a pranzo insieme e poi fare un giro, approfittando delle bici messe a disposizione gratis dai padroni di casa (con cui, tra parentesi, sono riuscita a scambiare due parole in vietnamita, felice io!).

Usciamo. Ci sono circa 40 gradi. E indovinate qual è la specialità dell’unico posto che riusciamo a trovare aperto? Il piatto nazionale, e cioè il phở: una zuppa di carne e noodles servita rigorosamente bollente!
Lì per lì confesso che mi è preso un po’ male, perché nel locale c’era un caldo assurdo e il phở non era proprio quello che speravo di trovare. Però poi la signora ha acceso il ventilatore, ci ha portato un tè ghiacciato e soprattutto ci ha portato il phở più delizioso che avessi mai assaggiato (e da quando sono qui ne ho assaggiati parecchi) e tutto è diventato di nuovo bello! Potenza del phở.

Dopo pranzo giro in bici nella campagna intorno al paesino. Una meraviglia. La zona è poco turistica e tutti, dai vecchi ai bambini, ci salutavano sorridendo. Ci è stato successivamente spiegato che erano contenti di vederci perché “abbiamo le facce buffe e li facciamo ridere”.

Procediamo pedalando contenti e scambiando saluti lungo questo viottolino fra le frasche e che costeggia un fiume finché non passiamo davanti a un tempio. Decidiamo di fermarci.

Anche qui ci vengono fatte grandi feste: una minuta signora sorridente ci prende in consegna e a gesti ci fa fare il giro. Ci invita poi ad accomodarci a un tavolino basso, e non sapendo bene quale sia il rituale da servire ligi obbediamo.

La signora si allontana e torna con una ciotola di quelle che sembrano piccole rocce bianche. Ce le mette davanti e aspetta.
Noi ci guardiamo allarmati. Che ci dobbiamo fare co ‘ste rocce? Adorarle? Mettercele al collo? Toccarle? Siamo molto perplessi. Non abbiamo idea di cosa ci si aspetti da noi e abbiamo paura di creare un terribile incidente diplomatico!

La situazione rimane così per un po’, con lei che sorride e aspetta e noi che ci guardiamo terrorizzati. Dopo un po’ fa il gesto di portare qualcosa alla bocca. Dobbiamo mangiare le pietre? La situazione di incertezza permane finché a me non viene in mente la parola vietnamita per “mangiare”. La pronuncio e la signora annuisce entusiasta! Riluttanti ci mettiamo in bocca le pietre… e scopriamo che si tratta di zucchero!

La cosa sarebbe stata anche divertente se fosse finita lì. Ma la signora aveva deciso di rimpinzarci di zucchero pietroso e ogni volta che ne finivamo un pezzo ce ne porgeva cortesemente un altro!
Alla fine deve aver intuito che ci stavamo avvicinando al coma glicemico, perché ha smesso di porgerci zucchero e si è allontanata. Noi non abbiamo avuto la prontezza di riflessi di alzarci e scappare e lei è tornata trionfante con un’altra ciotola, di bacche pelose marroni stavolta (poi rivelatesi lychee). E l’intera manfrina è ricominciata da capo!

Alla fine persino noi siamo riusciti a capire che l’unico modo di riuscire ad andarsene era fare un’offerta al tempio. Cosa che avremmo fatto più che volentieri se solo avessimo saputo come! Dobbiamo dare i soldi in mano a lei? Infilarli in un buco apposito (che però nessuno riusciva a individuare)? Metterli davanti alla statua del Buddha insieme alle altre offerte? Anche qua il rischio di gaffes era bello alto.
Alla fine la signora l’ha risolta per noi, perché ci ha portato a inchinarci davanti a Buddha e proprio sotto c’erano due aperture come quelle delle cassette delle lettere. Bingo!

Lasciato il tempio abbiamo continuato il giro ed è stato di nuovo fantastico. Tutti continuavano a salutarci con quei gran sorrisi bellissimi di cui mi sono innamorata e noi scherzavamo che vedendo le bacche di lychee nel cestino delle bici dicessero “Ecco degli altri che si sono fatti inculare al tempio”!

Faceva caldo, e a fine giro tutti anelavamo una birra ghiacciata. Nei sentierini di campagna non l’abbiamo trovata e allora siamo tornati sul vialone principale e l’abbiamo bevuta lì, osservando la vita passare, che poi è quello che fanno loro. Davanti avevamo lo stradone principale con macchine e motorini, dietro la campagna, un ragazzo spennava un pennuto non identificato e una bambina giocava con un gatto. Al bordo dello stradone un ragazzetto con un cappello di foglie di cocco vendeva uova.

Una volta terminata la bia lạnh (birra ghiacciata) le ragazze sono tornate al b&b mentre io e Bram abbiamo deciso di pedalare verso il centro del villaggio. Decisione presto rimpianta perché era come pedalare su un’autostrada, e quindi siamo tosto tornati indietro con la coda fra le gambe e il centro del paesino non l’abbiamo visto!

La sera cena con Ana e Angelina in un ristorantino locale, ove si verificò lo Spiacevole Incidente dello Scarafaggio Spiaccicato.

Nottata pulp. In un posto bellissimo, ma io non ho dormito tutta la notte perché avevo paura delle zanzare!!!

Chiudo con un po’ di foto.

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6 commenti leave one →
  1. fuliggine permalink
    gennaio 15, 2017 2:44 pm

    “Ecco degli altri che si sono fatti inculare al tempio”!

    Ahahahahah

  2. gennaio 15, 2017 4:19 pm

    Che figata!!! Ma quante cose divertenti che vi accadono!

  3. violaemi permalink
    gennaio 15, 2017 5:01 pm

    Mi pare di essere lì senza il fastidio delle zanzare! :D E, comunque, sbavo dietro al cibo e ti invidio il tuo essere tiny (come diceva il tuo capo in qualche post fa)! Che poi, in quel post in cui alla fine scrivevi “Magra magra magra” come tuo pensiero io continuavo a leggere “Mangia mangia mangia” il che la dice lunga sul mio subconscio…

  4. Anonimo permalink
    gennaio 16, 2017 12:54 am

    ciao a tutte! grazie mille per i commenti ^^

    viola emi, ma davvero ti ispira tutto il cibo che stiamo mangiando qui? io con la zuppa di maiale a colazione ho ancora un po’ di difficoltà!

    cmq bram mi faceva gentilmente notare che tiny vuol dire minuscola, non magra. tipo dolce signora minù diventava tiny, ecco!

  5. violaemi permalink
    gennaio 16, 2017 1:05 am

    Sì, avevo letto ma, comunque, tiny ti si addice in fondo sei the little one :) Ma la cosa divertente é che a te dicono tiny e tu pensi magra, tu scrivi magra e io leggo mangia, ecco, insomma lasciamo stare eh! :D La colazione di Bram era molto invitante anche se mi sarei aspettata un atteggiamento così aperto da te e non da lui, con questa esperienza vi sto scoprendo sotto una luce diversa. 🤗

  6. Anonimo permalink
    gennaio 16, 2017 11:38 am

    Io ti leggo sempre anche se non sempre commento.
    In questo momento ti invidio, se non altro per i 40°,ma non per le zanzare! Divertitevi!!!! Ciao. Nilde

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