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Lasciarsi sorprendere a Kon Tum

gennaio 25, 2017

Il viaggio continua. Lasciata Quy Nhon a malincuore, la scelta era fra rimanere sulla costa e andare verso Hoi An o tornare nell’interno e andare a Kon Tum.

La scelta è caduta su Kon Tum per vari motivi: meno turistica, raccomandata dai vietnamiti, nelle highlands, di cui se vi ricordate mi era rimasta la voglia dopo Dalat. Trekking nella giungla, ecco cosa mi aspettavo! Io manco lo sapevo che ci fosse la giungla in Vietnam!

E infatti non c’è, o perlomeno non a Kon Tum. Ma andiamo in ordine.

Siamo partiti col piede sbagliato.
Intanto perché siamo venuti via da Qhy Nhon, e io di questo non ero felice.
Poi perché abbiamo preso un autobussino locale e il viaggio è stato abbastanza tremendo, con l’autista che andava a palla e il compare che ha passato il viaggio affacciato al finestrino a fumare e lanciare urli disumani ogni volta che vedeva per strada qualcuno che avrebbe potuto volere un passaggio, e allora l’autista inchiodava e via, un nuovo pollo dentro! Alla fine eravamo spiaccicati come sardine e il mio cappello è da buttare! Poi Bram, che in generale è sì più rilassato di me, in queste situazioni si innervosisce e inizia a mandare affanculo la gente, col risultato che io inizio a pensare che tutti ci odino e mi scanso per non farmi associare a lui! Che magari di base ha pure ragione, ma che senso ha urlare in inglese a un vietnamita che vede che sei arrabbiato ma non ti capisce? A me sembra una cosa totalmente inutile e per niente costruttiva.
Poi appena scesi dall’autobus ci sono saltati addosso i taxisti di motocicletta, che volevano portare in scooter noi più gli zaini più le valigie!

Poi siamo arrivati all’alloggio. Carino, ma con una receptionist completamente inetta e che parlava pochissimo inglese. E questo ha fatto la differenza con Quy Nhon, e in negativo, perché se a Quy Nhon le informazioni fornite ci avevano aperto un mondo e fatto decidere di stare 3 notti anziché 1, qua ci siamo trovati talmente spersi che abbiamo valutato la possibilità di venire via prima.

Essendo necessarie grosse doti di pazienza e diplomazia per interagire con la ragazza della reception si è deciso che i rapporti con lei li avrei tenuti io.

Le informazioni di cui avevamo bisogno erano fondalmente tre.
Uno, dove sono le bici messe a disposizione dalla struttura?
Due, come si arriva a Hoi An da qui?
Tre, potresti cortesemente darci qualche suggerimento su cose da fare nei dintorni?
Uno. È venuto fuori che la struttura aveva, per tutti gli ospiti, un totale di biciclette 2. Che ovviamente erano già prese.
Due. Da qui non si va a Hoi An, da qui si va a Danang. Sì OK, ma poi da Danang a Hoi An? Eh io non lo so, perché l’autobus da qui va a Danang e poi torna qui!
Tre. Mi ha allungato l’opuscolo di un’agenzia turistica.
Per ottenere queste informazioni ci sono voluti un’ora e svariati disegnini. La totale mancanza di flessibilità mi ha per un attimo fatto pensare di essere di nuovo in Belgio!

Agli opuscoli un’occhiata l’abbiamo data. Ma in questa zona vivono molte delle minoranze del Vietnam, e tutto il turismo è organizzato intorno a trekking di vari giorni che prevedono di dormire presso le varie tribù, nelle loro case. Non era quello che avevamo in mente noi. In gran parte, lo ammetto, per i miei blocchi mentali. Avevamo già visitato il villaggio di una minoranza etnica (poi ne parlerò) ed era stato bellissimo (ma bellissimo, ma bello davvero, una di quelle esperienze che da sole valgono il viaggio) ma condizioni igieniche AIUTO. Un giretto OK ma a dormire accanto alle galline (per accanto intendo con la gallina sul cuscino) io non ce la posso fare. Insieme alle galline, ecco, questa è l’espressione giusta. E poi anche perché eravamo venuti fin qui per la natura, e quella ci interessava.

Alla fine abbiamo deciso di andare in centro a piedi passando dall’agenzia turistica per chiedere informazioni sui trekking (perché io volevo sì andare nella giungla, ma non da sola!) e dalla stazione degli autobus per chiedere informazioni sugli autobus.

Usciamo e la cittadina non è male, siamo in periferia e camminiamo su tranquille stradine di campagna con al solito i bambini che ci salutano.
Poi arriviamo all’agenzia e l’agenzia è semplicemente casa di un tizio, che non c’è. Ci invitano ad accomodarci sul divano e lo vanno a chiamare.
Io mi siedo sul divano e succede una cosa che, caro signor Huynh, per quanto sono sicura che i tuoi trekking siano super informativi ed interessanti, ha pregiudicato di molto la possibilità che io voglia farne uno con te: mi è saltata addosso una pulce e mi ha dato un morso.

Bla bla bla, ma le pulci non mordono le persone, sì e no. Le pulci non mordono le persone. Le pulci mordono ME!

Quando abitavo in Italia i miei avevano un gatto. Il gatto prese le pulci e le portò in casa. Le pulci mi mordevano a giornate sane. Solo che mordevano solo me, e quindi quando io dicevo che c’erano le pulci nessuno mi credeva! Finché una mattina il mio babbo non se ne trovò una nella tazza per fare colazione. A quel punto mi hanno finalmente creduto e hanno disinfestato!

Questo per dire che con le punture di pulce io ho una certa esperienza. Se volete sapere qual è la differenza fra una puntura di zanzara e una di pulce, la differenza è questa. Con la zanzara si sente prudere, si guarda e c’è il bozzo. Con la pulce si sente prudere, si guarda e c’è la pulce! Ecco la differenza qual è. Per il resto prudono uguale. Ah e anche: le zanzare si riescono ad ammazzare, le pulci no perché sono troppo pitole!

Tornando alla storia, quando il signor Huynh è arrivato mi ha trovato fuori da casa sua che fingevo di leggere un libro con aria indifferente. Invitata ad entrare, mi sono appollaiata su un trespolo piuttosto che avvicinarmi di nuovo al divano infestato.
Poi la conversazione è partita, e non è andata come speravo. Perché più io provavo a spiegargli che volevamo semplicemente fare un trekking nella giungla più lui mi descriveva percorsi alla scoperta delle minoranze. Come discutere con un muretto.
Poi ho avvertito una nuova puntura e allora ho detto a Bram Ce ne dobbiamo andare ORA e Bram ha detto al tipo Grazie mille le faremo sapere e siamo scappati!

Non è andata molto meglio alla stazione degli autobus.
Intanto noi volevamo andare da Kon Tum a Hoi An via Danang, e volevamo capire se la stazione a Danang è la stessa o se avremmo dovuto scarpinare da una stazione all’altra alle 3 del mattino. Ma le ragazze non lo sapevano. Perché l’autobus va a Danang e poi torna qui, e chiaramente a Danang finisce la terra!
E poi abbiamo scoperto che a causa del famigerato Tết tutti gli autobus per il giorno dopo erano pieni e quindi saremmo potuti partire solo 2 giorni dopo (che per la cronaca è ora, sto scrivendo, di nuovo, da un autobus). Nooo, 2 giorni in questo posto dimenticato da Dio!

Considerando com’era partita la giornata poteva solo migliorare. E infatti la serata non è stata male.
Abbiamo passeggiato per Kon Tum e siamo finiti nel giardino di una chiesa tutto addobbato per Tết. C’erano parecchie famigliole in giro con i bimbi per ammirare le (kitchissime) decorazioni e l’atmosfera era carina.
Poi siamo andati verso il fiume e lì abbiamo trovato un banchetto di patate dolci fritte. Questo ha notevolmente migliorato il mio umore.
Poi cena coreana, e non so cosa abbiamo mangiato ma era buono!
E poi siamo andati all’Eva Cafe, che è un posto assurdo e bellissimo in cui bere qualcosa, praticamente è un giardino tropicale con angolini per sedersi nascosti fra statue e verzura. Ci siamo andati perché avevamo letto che il proprietario organizza trekking e volevamo fare un altro tentativo.

Neanche questa conversazione è andata come speravo, ma in questo caso ho colto meglio il senso. Il signor An conosce bene le minoranze, ha passato la vita a studiarle, e sarebbe stato assurdo chiedergli di farci fare un giro diverso da quelli che propone.
Il signor An è inoltre un gran bel signore, un po’ filosofo un po’ artista, grande conoscitore delle sue zone e della loro storia. Abbiamo chiacchierato con lui un’oretta ed è stato interessantissimo.
Un po’ avevamo letto delle tribù e delle vessazioni (oddio è una parola?) a cui sono sottoposte, e di quello che è successo nel 2004; parlare con lui ci ha chiarito ulteriormente le idee, non solo a proposito di cosa è successo ma anche del perché è successo.

Abbiamo valutato la possibilità di andare a fare un tour con lui. Avevamo due giorni, e le possibilità erano di andare due giorni (quindi partenza già la mattina dopo) dormendo fuori (e in tal caso la nostra presenza nelle tribù avrebbe dovuto essere segnalata alla polizia), oppure di andare un giorno solo senza pernottamento. Nel primo caso avremmo raggiunto anche le tribù che praticano l’animismo (spero di ricordarmi bene), nel secondo no. Il costo era altino, sugli 85 dollari a persona al giorno. Abbiamo deciso di pensarci.

Siamo tornati a casa a piedi. Lungo la strada non c’era illuminazione pubblica e siamo quasi finiti in un tombino! Camminando abbiamo parlato delle varie opzioni, e alla fine visto il costo e le mie riserve abbiamo escluso l’opzione trekking di due giorni con pernottamento.

Mi serve una foto per separare i giorni! Sono indecisa fra l’Indochine Coffee, un bar di design in cui abbiamo fatto una bevuta prima di cena, o il cibo coreano. Andiamo per la seconda va’. In foto: cibo coreano non identificato ma buono!

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Il giorno dopo era Lunedì. Abbiamo messo la sveglia tardi con l’idea “Visto che tanto siamo in un posto del cazzo approfittiamone per riposarci”. Che detta così sembra scema, siamo in vacanza, cosa c’è da riposarci? Eppure sono più i giorni in cui ci alziamo alle 6 e trottiamo di quelli in cui si dorme!

E non abbiamo dormito neanche Lunedì, perché per qualche misterioso motivo il nostro orologio biologico si sta adattando agli orari locali (qua la vita inizia alle 5) e abbiamo messo la sveglia alle 10 ma alle 7:30 eravamo già in piedi! Non importa, ce la siamo presa comoda, abbiamo fatto colazione e cazzeggiato un po’ e io ho finito e pubblicato il post su Quy Nhon così Lunedì mattina lo trovavate!

Poi abbiamo noleggiato uno scooter. Anche qui manfrina di mezz’ora che vi risparmio. Alla fine ce l’abbiamo fatta e siamo partiti! C’era un sole spettacolare, il tempo era un altro motivo per venire a Kon Tum, non so perché ma nelle highlands è sempre bello!

Abbiamo visitato una chiesa di legno che ospita un orfanotrofio, ma abbiamo potuto visitare solo la chiesa perché per i piccini era l’ora della nanna, e poi ci siamo diretti verso la campagna.

Come primissima cosa ci ha attraversato la strada un SERPENTE. Io mi sono un po’ inibita, ma sono stata una Piccina coraggiosa e ho deciso di proseguire. Siamo andati a Kon Jodreh, un villaggio nelle vicinanze di etnia Bahnar.

Ebbene sì, alla fine abbiamo deciso di andare a visitare le minoranze! E non importa attraversare la giungla per arrivarci, perché alcuni gruppi vivono praticamente a Kon Tum.

Troviamo il villaggio. È un villaggetto semplice, povero, caratterizzato dal rong, un’altissima costruzione presente in tutti i villaggi Bahnar, è tipo la casa popolare!

Come sempre i bambini strillano Hello! non appena ci vedono.
Ma qua si compie una magia.

Tre bambine piccolissime ci prendono per mano e ci portano in spiaggia. Qua ci sono un sacco di bambini, maschi. Saranno stati una quindicina in tutto, e il più grande avrà avuto sì è no 4 anni. Il più piccolo secondo me non arrivava ai 2. Non possiamo comunicare, neanche ciao, perché questa è una minoranza e la lingua non è il vietnamita.

Eppure ci trascinano, e ci schizzano, e giocano con noi, e ci fanno vedere quanto sono bravi ad andare in canoa, e uno ci fa vedere che ha una fionda, e cantano, e insomma ci hanno letteralmente rapito per tutta la mattina e buona parte del pomeriggio. È stato incredibile. Così facile, spontaneo, e anche divertente, e io mi sono sentita così incredibilmente fortunata..!

Quando siamo finalmente tornati indietro, dopo non so quanto, avevo una bambina appesa a sinistra e una a destra. Un vecchio si è affacciato alla finestra e ci ha urlato “Bonjour!”. Una scrofa bellissima ha attraversato la strada davanti a noi, seguita dai suoi 4 porcellini che correvano per non restare indietro.

Non ho fatto foto. I bambini erano da soli, non so dove fossero gli adulti, e non so bene come spiegarlo ma mi sarebbe sembrata una mancanza di rispetto fotografarli senza il permesso dei genitori. Coi bambini vietnamiti che incontriamo per strada è diverso, ma questi mi sembravano più svegli ma anche più indifesi. Ho fotografato solo una delle loro canoe, nel fiume Dakbla.

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Siamo venuti via dal villaggio che erano le 17. Incantati dell’esperienza ci eravamo dimenticati di pranzare.

Siamo tornati a Kon Tum e ci siamo buttati sul primo ristorante che abbiamo visto (si noti che le 17 erano ora di pranzo per noi e di cena per i vietnamiti). Si è rivelato essere un ristorante specializzato in chiocciole.

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Nella foto, le chiocciole che ci sono state servite senza averle ordinate, e l’insalata che mi hanno portato dopo che ho mostrato google translate con scritto NO CHIOCCIOLE. Era buona ma era piccantissima, e a me il piccante piace ma non lo posso mangiare perché soffro di emorroidi, ma non me la sentivo di rimandare indietro il secondo piatto consecutivo, e allora per bilanciare il piccante ho mangiato una quantità imbarazzante di sfoglie al sesamo!

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Metto altre due foto va’. Un baldo giovane in motorino (notare il poster sullo sfondo) e un tipico paesaggio cittadino a Kon Tum.

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Dopo pranzo abbiamo preso un caffè e fatto un giretto. Poi siamo andati a cambiarci perché avevamo freddo (a Kon Tum faceva caldo di giorno e fresco di sera) e siamo usciti di nuovo per cena, ma avendo pranzato così tardi non avevamo fame e abbiamo finito col cenare a birra e patate dolci fritte sulla riva del fiume! Dopo cena giretto nella stessa chiesa del giorno prima, di nuovo ad ammirare le sobrissime decorazioni natalizie (fra le varie: falce e martello, e una croce tutta illuminata) e poi nanna!

Un’ultima considerazione per chiudere il Lunedì. Dopo pranzo in teoria avremmo avuto tempo di visitare un altro villaggio. Ma io non me la sono sentita, e lì per lì non sapevo perché. Poi ho capito. L’esperienza con i bambini era stata così emotivamente forte che non avevo posto per farne un’altra a così poca distanza di tempo. Volevo tenermi quella nel cuore, almeno per un po’. Non credo che li dimenticherò tanto presto!

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Martedì (ieri) sveglia e via che si va! Questa Kon Tum ci piace sempre di più. Partiamo, in scooter sotto il sole, e io dico a Bram: “Certo che sono proprio strana. Sono così conservatrice, così attaccata alle abitudini, che faccio sempre fatica a staccarmi dalle cose. E al tempo stesso mi adatto in fretta alle nuove situazioni. Non volevo venire via da Saigon, poi non volevo venire via da Quy Nhon. Adesso non mi sembra vero che prima o poi dovremo lasciare il Vietnam. Mi pare che staremo qui per sempre! Lo sento casa!”.
Bram mi ha risposto, semplicemente: “È una contraddizione. Ma è la tua natura.”.

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Questa Kon Tum, dicevo, ci piace sempre di più. La cittadina è carina e vivace, sul fiume. La natura intorno è strepitosa. Il tempo è fantastico!

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Ci dirigiamo verso Kon Ktu, un altro villaggio Bahnar. La strada è bellissima. Tutto quel verde che avevo visto dell’autobus, adesso finalmente ci sono dentro! Questo è esattamente quello che sognavamo quando abbiamo deciso di venire a Kon Tum! Meno male che dopo la partenza col piede sbagliato abbiamo deciso di lasciarci andare e prendere quel che viene!

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Raggiungiamo il villaggio. Questo sembra più benestante. Ecco qui una casetta ed ecco il rong.

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La situazione è molto diversa da quella trovata il giorno prima. Gli adulti sono tutti fuori impegnati in quello che sembra essere una specie di mercato. Sembrano essere più abituati ai turisti, ci sorridono cortesemente ma senza stupore, e anche i bambini ci urlano ciao ma senza l’eccitazione percepita il giorno precedente.
Ma l’imprevisto è in agguato anche qua!

L’imprevisto si manifesta sotto forma di un giovane ragazzo gentile che facendo il gesto di bere ci porta verso quello che noi ingenuamente crediamo essere un bar… e che invece si rivela essere casa sua!

Tutta la famiglia è seduta per terra, una decina di persone in tutto compresa una timidissima bambina. Al centro sempre per terra ci sono tre grandi piatti contenenti roba sconosciuta da cui tutti pescano con le mani. Veniamo allegramente invitati a fare altrettanto. Eccomi esattamente nella situazione che avevo cercato di evitare!

Non c’è scampo, si mangia. Cosa, non lo so. Una cremina bianca il cui sapore mi ha ricordato la polenta e che mi hanno spiegato (a gesti) essere fatta di riso. Era buona! Del riso in bianco, che mi sa che non andava mangiato così nudo e crudo. E della carne, che animale fosse non ve lo so dire.
E si beve, pure! L’acqua più sudicia che io abbia mai visto, ne ho bevuto un sorsino solo per educazione e per adesso sto bene, e una sorta di grappa su cui invece mi sono buttata sperando che l’alcool facesse fuori eventuali batteri (o germi, o quel che è)!

Dopo mangiato giro della casa. Erano tutti incredibilmente gentili e sorridenti. Ci hanno fatto vedere la foto di un vescovo americano circondato da preti vietnamiti, ma sembrava che le teste dei vietnamiti fossero state inserite con Photoshop!

Quando ci è sembrato di aver trascorso nella casa un tempo sufficiente ce ne siamo andati. Ma prima, foto ricordo (con l’unica bambina riluttante di tutto il Vietnam)!

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E via, di nuovo verso Kon Tum, la città in cui non volevamo stare e che piano piano siamo imparando ad amare!

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Ci fermiamo a pranzo in un posto a caso ed è jackpot. Perché il giorno prima avevamo cercato invano un piatto di noodles freddi con salsa d’arachidi. Indovinate qual è la specialità di questo ristorante scelto a caso?

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Erano buonissimi!

Il resto del pomeriggio l’abbiamo passato in giro per la città, fra mercati e aperitivi sul fiume. Kon Tum è tutta illuminata e infiorata in one di Tết e ci ammalia.

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Quello nella penultima foto era un frittino raccattato a un banchetto per strada. Non so cosa fosse ma era così buono che siamo tornati a comprarcene altri 4! Per il viaggio!

Due piccole parole su Tết. Inizia il 28 ma ci sta rompendo i coglioni già da una settimanetta buona, tra treni pieni e prezzi più alti di un buon 50%. Ma nonostante ciò sono contenta di essere qui durante Tết. Tết è Natale, è Capodanno ed è il tuo compleanno tutto insieme. È una cosa unica e io sono felice di avere l’occasione di viverla!

Abbiamo lasciato Kon Tum ieri sera verso le 21, con l’autobus notturno per Hoi An (via Danang) da cui sto scrivendo ora. Ciao Kon Tum, ci hai perplesso all’inizio ma poi col tuo incredibile mix di etnie, lingue, paesaggi e vita cittadina ci hai ammaliato. Benvenuta Hoi An, le avventure qua sono appena cominciate, un’anteprima di quel che verrà qua sotto!

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INFO

A Kon Tum siamo stati al Konklor Hotel. Senza infamia e senza lode. Ci vuol pazienza. L’idea che mi sono fatta è che lì alloggino prevalentemente due categorie di turisti: quelli che fanno i tour organizzati, e quindi non hanno bisogno di informazioni; e quelli che fanno il giro delle montagne in moto, e quindi lì dormono e basta.
Una cosa carina, il ragazzo tuttofare è di etnia Bahnar e ci ha insegnato a dire ciao nella sua lingua!
A Kon Tum e nei villaggi non abbiamo incontrato nessun altro turista. Gli unici che abbiamo visto li abbiamo visti all’albergo.

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4 commenti leave one →
  1. gennaio 25, 2017 7:51 am

    Vorrei dirti tante cose, un po’ mi ripeto su quanto apprezzi i tuoi lunghi post, le foto, il clima che davvero riescia trasmettere, l’immediatezza. Quando torni potresti con tutto sto materiale già pronto mettere insieme un libro e proporlo a goWare. Buon proseguimento.
    Adoro la tua schiettezza!

  2. Stefy permalink
    gennaio 25, 2017 10:13 am

    “Poi Bram, che in generale è sì più rilassato di me, in queste situazioni si innervosisce e inizia a mandare affanculo la gente, col risultato che io inizio a pensare che tutti ci odino e mi scanso per non farmi associare a lui!”…ti giuro che non riesco a smettere di ridere anche se immagino che sul momento da ridere ci sia stato poco. L’importante è che sia finito tutto bene e che Kon Tum vi sia piaciuta.

  3. Anonimo permalink
    gennaio 25, 2017 4:09 pm

    Ciao. Nilde

  4. gennaio 26, 2017 1:55 am

    @ Sandra io vorrei dirti quanto apprezzo i tuoi commenti! Grazie!!!

    @ Stafy: no ma guarda, scene del tipo che un povero vietnamita si siede accanto a Bram e lo urta senza accorgersene (OK hanno un concetto di spazio personale un po’ diverso dal nostro), e Bram si gira verso di me e mi dice ad alta voce per farsi sentire “Questo fottuto yankee mi ha infilato un gomito nel fianco!”, e io che cerco di scavare un buco nel sedile (che questi non parleranno inglese, ma *fuck* lo capiscono benissimo!) per seppellirmici! E qua mi ci vorrebbe la faccina che ride ^^

    @ Nilde: ciao zia! Tutto bene?

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