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Vietnam. Chúc mừng năm mới = Happy new year! (in Hue)

febbraio 1, 2017

DISCLAIMER: questo post è stato scritto a pezzi e a bocconi e mi si è pure cancellato un pezzo!

A Hue siamo arrivati il primo giorno di Tết (dopo che Bram mi ha riacchiappato mentre avevo già un piede sull’autobus (a lunga percorrenza) sbagliato).
Molti auguri, poche persone in giro, tutto chiuso.

Hue è l’antica capitale imperiale. Ha vissuto più storia di quanta io riesca a immaginare.
È stata sotto il dominio dei Cham, dei cinesi, dei vietnamiti, è stata controllata da francesi e giapponesi.
È stata pesantemente bombardata durante quella che noi chiamiamo guerra del Vietnam e che qui chiamano guerra americana.

È sulla riva di un fiume, il fiume dei Profumi.
Comprende una cittadella, che fu creata sul modello della Città Proibita di Pechino.

È verso questa che una volta fatto il check in ci siamo diretti.

Avevamo fame. Avevamo fatto colazione alle 7, un primo pranzo a base di zuppa di manzo e involtini di maiale alle 9:30, alle 13 eravamo più che pronti per il pranzo vero!
Ma era tutto chiuso.

Il primo incontro fortuito sono stati loro. Tre gentiluomini in un negozio di fiori! Ci hanno fatto grandi feste e ci hanno stappato due birre. E siamo stati un po’ lì con loro, a scambiarci parole poche e sorrisi tanti, fra i fiori.

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Abbiamo proseguito, sempre più affamati e adesso anche vagamente ebbri, sotto il sole.

Avvicinandosi alla cittadella qualche carretto di cibo di strada ha iniziato ad apparire. Ci siamo divisi una ciotola di bún bò Huế, la zuppa di manzo tipica di qui. La stessa che avevamo mangiato a colazione, eppure diversa. Aspettarsi che le zuppe siano tutte uguali sarebbe come dire che la pasta al pesto è uguale a quella alle vongole! In questo caso la differenza stava nei noodles (glass noodles la mattina, classici noodles di riso adesso) e nel brodo (quello della mattina era più saporito).

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La zuppa non ci ha soddisfatto e ci siamo fermati a comprare un bánh bao, un panino cotto a vapore ripieno di carne e verdure. Era buonissimo e io me ne volevo comprare subito un altro, ma quel gran malvagione di Bram me l’ha impedito!

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Lungo la strada abbiamo chiacchierato un po’. Per la precisione io ho chiesto a Bram se la mia presenza nel viaggio ha per lui un valore aggiunto escludendo la compagnia, visto che di tutta l’organizzazione si sta occupando lui.
Mi ha risposto una cosa che mi ha stupito. Mi ha detto che lui porta l’aspetto pratico e io porto quello sociale. Che senza di me tutta l’interazione con i locali che abbiamo avuto non ci sarebbe stata (e di conseguenza neanche le cose belle che questa ha portato). Mi sono stupita perché per me è stato tutto naturale e spontaneo e quindi non la vedo come una cosa in cui io ho avuto un ruolo ma come una cosa che sarebbe successa comunque.

È però vero che se ripenso alle tappe del viaggio la prima cosa che mi viene in mente sono le persone che abbiamo incontrato.

Stiamo imparando un po’ di cose in questo viaggio. Bram a essere meno aggressivo, io a essere meno paurosa, a prendere qualche rischio in più.

Tornando a Hue, la cittadella ci ha stupito e in maniera positiva. Abbiamo finito col trascorrerci l’intero pomeriggio, vagando da una struttura all’altra, dalla sala in cui l’imperatore riceveva i visitatori ai templi, passando per i bellissimi giardini. Una gran parte degli edifici è stata bombardata ma una piccola parte c’è ancora.
C’erano molti turisti, ma più che altro turismo locale che mi disturba meno, sono iniziate le vacanze di Tết. È anche successa una cosa che era già successa in Cina e che mi fa sorridere: i turisti locali provenienti da zone rurali che non hanno mai visto un turista occidentale e ti chiedono di fare le foto insieme. A Bram più che altro a dire il vero, io che sono piccola e scura interesso meno. A me solo una volta l’hanno chiesto, volevano una foto di me col loro bambino, ma quando il bambino si è ritrovato in braccio a una perfetta sconosciuta è giustamente scoppiato a piangere disperato!
I turisti erano parecchi ma la struttura è grande, ci siamo quindi spesso ritrovati in posti bellissimi da soli.

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Una cosa carina: tutti i fiori gialli visti in giro nei giorni precedenti dovevano essere programmati, perché per il primo giorno di Tết erano tutti aperti!

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Girellando abbiamo fatto tardi, e abbiamo rischiato di farci chiudere dentro.

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Una volta fuori ci siamo seduti a un baracchino a lato della strada, Bram con una birra e io con un succo di canna da zucchero, e abbiamo tirato fuori la Lonely Planet per cercare di chiarirci le idee sulla tappa successiva. La pausa rilassata non è stata rilassata perché dopo poco sono arrivate delle zanzare cattivissime che ci pinzavano nonostante l’Autan. Non so che tipo di zanzare fossero, ma mamma mia quanto erano arrabbiate! E facevano male!! Tipo che sono riuscita ad ucciderne una mentre mi pinzava perché ho avvertito il dolore.

A proposito delle zanzare. Mi sono abbastanza rilassata al proposito. Diciamo che sono un po’ entrata nella filosofia “Finché non mi viene la febbre non mi preoccupo”. Però sul Mekong ce ne erano proprio tante!

Terminato l’aperitivo ci siamo messi in cerca di un posto dove cenare. E qua, un nuovo incontro fortunato!

Avevo letto su uno dei soliti blog una lista di cibi da provare a Hue, e passando davanti a un mini ristorante mi pareva di aver intravisto il nome di uno di questi. Avvertendo la mia indecisione il proprietario mi è ovviamente saltato addosso con il menù il mano. Abbiamo deciso di fermarci. La decisione ha portato a una serata troppo carina!

Il tizio era così fiero del ristorante e del suo cibo che ci ha servito di tutto di più, illustrandoci le specialità a gesti perché era sordomuto (ma, oh se si faceva capire!) e arrivando al punto di strapparci la roba di mano e condirla lui se lo stavamo facendo nel modo sbagliato! L’unico inconveniente c’è stato con la salsa di noccioline. A me quella vietnamita non piace perché ci mettono la salsa di pesce. Ma questa era homemade e lui ne andava così fiero che continuava a riempirmene il piatto!

Abbiamo mangiato nem lụi e bánh khoái. Nelle foto, lui che mi prepara l’involtino ripieno di bánh khoái con le sue mani (usando le bacchette!) perché secondo lui non lo sto arrotolando bene!

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In generale, in Vietnam ho trovato lo stesso approccio al cibo che abbiamo in Italia, e cioè il considerarlo una cosa seria. È il primo paese in cui mi succede. Non sapete quante volte qua ci è capitato che gente sconosciuta interrompesse il proprio pasto e venisse al nostro tavolo a spiegarci che no, lo stiamo facendo nel modo sbagliato, le foglie non si mangiano da sole ma servono a contenere il ripieno! Aiuto che io e Bram apprezziamo sempre enormemente!

Finito di cenare il nostro nuovo amico ha preso una mappa e, sempre a gesti (ma visto il nostro livello di vietnamita abbiamo capito più lui che era sordomuto di tanti altri che non lo erano!), ci ha dato un sacco di consigli su cose da vedere. Hurrà!

Rientrando verso casa ci siamo imbattuti in un mercato notturno, sul fiume. C’erano un sacco di cose meravigliose da mangiare ma io purtroppo ero piena. Mi sono ripromessa di tornarci il giorno dopo!

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La mattina dopo ci siamo svegliati e Bram stava male, di pancia. Strano perché io invece stavo bene e avevamo mangiato le stesse cose. Come possibili colpevoli abbiamo identificato o la carne nella zuppa, che io non avevo mangiato perché mi sembrava poco cotta, o un unico, singolo gambero, cotto. Boh. In tutti i casi è durata solo un giorno. E non stava così male da non poter uscire, quindi siamo andati lo stesso. Avevamo un programma ambizioso per la giornata!

Prima tappa Thien Mu Pagoda. Mi è piaciuta TANTISSIMO.
Un po’ per la posizione nel verde sulla riva del fiume. Ma più di tutto per il suo lato spirituale.
Non si presentava solo come un monumento, ma anche come un luogo di culto vivo e attivo. C’erano dei monaci, c’erano un sacco di persone che pregavano e bruciavano incenso.

In questi giorni così bui per la storia umana, io che non sono credente mi sono ritrovata a pregare un Dio che non è quello che mi è stato insegnato a conoscere.

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Seconda tappa: monumento funebre, Minh Mang Tomb. Mica scemo l’imperatore a farsi seppellire in un posto così! In montagna, in una foresta di pini, su un lago.

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Altro giro altro monumento funebre, Lăng Khải Định (Ứng Lăng). Questo dal fuori sembrava un po’ grigiolino, ma poi invece dentro era uno splendore!

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Da notare che in tutto questo c’erano circa 40 gradi e che né io né Bram avevamo mangiato dopo la colazione. Per lui andava bene perché stava poco bene e non voleva mangiare, io stavo svenendo!

Il quarto posto in cui siamo stati è un posto assurdo.
Un posto che non sta su nessuna guida. Se ne viene a conoscenza per via orale, la parola passata da viaggiatore a viaggiatore.
A noi però non ne aveva parlato un altro viaggiatore. Ce ne aveva parlato il nostro amico, la sera prima.

Si chiama Hồ Thuỷ Tiên ed è un parco giochi acquatico, tipo Mirabilandia.
Solo che è abbandonato. Le strutture sono ancora lì e intorno la natura ha preso il sopravvento.

Un posto surreale, e bellissimo.

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È stato stranissimo passare un paio d’ore in quel luogo dimenticato. Era bello e faceva anche un po’ impressione considerando che si sentivano parecchi rumori di animali, uno tipo gracidio e uno che sembrava un ruggito!

Finito il giro siamo rientrati a Hue perché io avevo FAME. Abbiamo fatto un giretto in una sorta di luna park per bambini improvvisato nel cortile di una scuola (carino ma non c’era CIBO) e poi siamo tornati al mio amato mercatino sul fiume.

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Il mercatino c’era ma il bánh mì che avevo puntato la sera prima no.

Allora ho preso un altro nem lụi

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e un bánh tráng trứng, che è una sorta di versione vietnamita della pizza. Era buono!

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Rientrando verso casa Bram si è fermato a un baracchino a prendere un panino col formaggino spalmabile e lì ho visto il bánh mì dei miei sogni, e nonostante fossi piena come un uovo l’ho preso. La cosa buffa è che è costato di più il triste panino di Bram del mio buonissimo!

Poi ho sentito che stavo per esplodere. Allora ho preso l’autobus notturno e sono andata a esplodere a Ninh Binh. Ninh Binh sarà la prossima puntata! Buon anno del gallo a tutti!

INFO

A Huế siamo stati da Kim’s Homestay. Senza infamia e senza lode. Nel complesso non lo consiglierei, a meno che uno non voglia spendere veramente poco. Per orientarci sul cibo abbiamo usato il post su Huế di Legal Nomads.

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5 commenti leave one →
  1. cenere permalink
    febbraio 2, 2017 7:47 am

    Scrivi così tanto che è difficile starti dietro!

  2. febbraio 2, 2017 11:51 am

    Buon anno del gallo a voi. Quanto cibo, il primo mal di pancia e pure blando dopo 25 giorni con una cucina tanto diversa direi che ci sta tutto, ma spero non si ripeta.

  3. febbraio 2, 2017 12:47 pm

    @ Cenere: eh hai ragione, non mi sto dietro neanch’io! Ma se non scrivo mi dimentico! Scusa!! ^^

    @ Sandra: sì sì, ci sta tutto, per ora è andata oltre le mie più rosee aspettative! Bacio!

  4. eclementel permalink
    febbraio 8, 2017 11:41 am

    L’ultima foto ricorda l’okonomiyaki giapponese.
    Dunque, dopo il post del compleanno avevo controllato per due o tre giorni e non avevo trovato nulla. Oggi mi sa che non mi basta la pausa pranzo per recuperare! Che bello il parco acquatico abbandonato e che bello il mercatino notturno con quelle cose in pentola color pantone.

    Qui tutto bene, André ritorna in Portogallo domenica. Ti saluta.

  5. febbraio 9, 2017 12:31 am

    Ehy ciao! Grazie del saluto da parte di André. Toccherà andarlo a trovare in Portogallo! ^^
    Tutto bene anche qui, siamo arrivati in Laos. Te sei indietro con la lettura, io con la scrittura! Un abbraccio!

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