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Vietnam. A Ninh Binh laghi, megafoni e pagode fatte di bignè.

febbraio 4, 2017

La lezione che abbiamo imparato a Ninh Binh è: non andare in zone in cui ci sono grandi pagode durante Tết.

Ma andiamo in ordine!

Eravamo rimasti a Hue. Da Hue abbiamo preso l’autobus notturno (circa 12 ore) per Ninh Binh. L’autista ci ha svegliato bruscamente e lanciato in mezzo all’autostrada alle 5 del mattino. Letteralmente.

Ora, quando io dico autostrada non vi dovete immaginare l’autostrada come in Italia, con la corsia d’emergenza ecc. Qua a lato dell’autostrada stanno spiazzi erbosi, case e negozi. Dunque non siamo stati mollati sulla corsia d’emergenza, ma in uno di questi spiazzi.

Meglio, certo. Ma erano comunque le 5 del mattino e in giro non c’era nessuno. A noi serviva un taxi per raggiungere il b&b. Come fare? Abbiamo aspettato un po’, alla fine abbiamo attraversato l’autostrada a piedi e con le valigie e ci siamo messi a bordo strada ad aspettare un taxi. Non ne passava neanche uno. Non passava niente.

Alle 5:30 finalmente abbiamo visto arrivare un taxi e siamo riusciti a fermarlo. Ma!
Ma il tassista non parlava una parola di inglese, ma veramente, neanche mezza, e non sapeva dove fosse il nostro b&b, e neanche osservando la mappa su Google maps riusciva a capirlo.

Abbiamo passato mezz’ora a cercare di fargli capire usando Google maps, Google translate (no non sono sponsorizzata da Google!) e l’internazionale linguaggio dei gesti che sarebbe bastato che si mettesse al volante e poi le indicazioni gliele avremmo date noi. Nisba. A un certo punto è pure entrato in macchina e ne è uscito con una serie di piccole custodie di plastica trasparente attaccate l’una all’altra (tipo quelle che contenevano i ciucci fatti di caramella, chi se li ricorda?). Le custodie contenevano i biglietti da visita di alberghi e b&b nella zona. Ma il nostro non c’era.

Nota a margine. Mentre discutevamo dietro di noi un tizio ha aperto il suo negozio (cioè ha aperto la porta di casa, come spesso accade qui il negozio era il soggiorno), è uscito in pigiama (o forse era il suo vestito, la linea qua è sottile) e si è messo a fare i piegamenti.
Quindi mentre noi ci dannavamo per spiegare al pacifico tassista dove volevamo andare dietro di noi un vecchio col pigiama a righe faceva con aria indifferente su e giù con le braccia. Immaginatevi la scena. Immaginata?

Alle 6 mi sono arresa e ho telefonato al tizio del b&b che sostenendo fra uno sbadiglio e l’altro di essere sveglio da ore si è fatto passare il tassista e gli ha spiegato dove fosse casa sua. Vittoria!

Raggiunto il b&b (che poi era casa del tizio) abbiamo fatto il check in, poi siamo andati in camera e ci siamo addormentati! Per la precisione: Bram si è addormentato mentre io finivo un post, poi siamo scesi a fare colazione, poi siamo risaliti e mi sono addormentata io, quando siamo usciti erano le 11!

A Ninh Binh si va principalmente per un motivo. A Ninh Binh si va perché ci sono vari laghi che scorrono fra le montagne e fare il giro in barca è bellissimo. C’è una località più famosa, che noi abbiamo furbescamente deciso di evitare, e c’è una località meno conosciuta dove abbiamo deciso di andare. Prima che uscissimo il nostro ospite ci ha avvisato “Guardate che è la settimana di Tết, ci sarà il mondo!”.

Non potete immaginare quanto il nostro ospite avesse ragione. Di solito a Trang An, così si chiama la località, non c’è un cane. Stavolta, per darvi un’idea, c’era un tizio col megafono che dirigeva le masse!

Il turismo era locale. Da un lato meglio perché lo preferisco, da un lato peggio perché il concetto di “fare la fila” risulta sconosciuto qua. È sostituito dal concetto “Eeehhh, buttiamoci, spingi, scarta, prima io, uno su mille ce la fa”! Potete immaginare la faccia di Bram?

Dopo un po’ che giravamo in tondo uno dei tizi col megafono ha avuto pietà di noi e ci ha lanciato su una barca insieme ad un’allegra famigliola vietnamita. Non sono sembrati felici di vederci. Neanche tristi eh! Piuttosto indifferenti.

Il giro in barca è stato bello a livello paesaggistico, ma giusto quello perché c’era talmente tanta gente ovunque che concentrarsi sul paesaggio non era facile. Anche perché, non so per voi, ma per me gran parte della bellezza dei giri in una barchetta di legno fra le montagne sta nel silenzio contemplativo interrotto solo dai rumori della natura. Qua invece era un continuo “Ehy! Guarda! SELFIE! Facciamo una gara! Fotografiamo i turisti occidentali di nascosto! SELFIE! Remo io! No remo io! SELFIE! SELFIE! SELFIE!”. Non so se si fosse capito, ma io odio i SELFIE. E i turisti vietnamiti invece li adorano. Non fanno altro. Non ne ho visto uno fotografare un paesaggio. Dopo un po’ di perplessità iniziale ho stabilito una regola. Se devo passare e stanno fotografando un paesaggio aspetto. Se stanno fotografando se stessi tiro a dritto senza pietà! Ci sarò io in metà delle foto dei turisti vietnamiti, sono malvagissima ahahahahah!

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Questi si sono voluti fare una foto con Bram. Questa foto l’ho fatta io di nascosto e Bram mi ha cazziato perché ho tagliato i piedi!

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Finito il giro ci siamo messi in cerca di qualcosa da mangiare. E abbiamo scoperto che i vietnamiti in queste occasioni tirano fuori i loro vestiti migliori e i loro piatti peggiori. Il catering per l’intera zona doveva essere stato affidato a una sola compagnia che produceva un’unica deliziosa ricercata specialità: wurstel grigliati.

Nel pomeriggio abbiamo fatto un piccolo giro in bici su stradine di campagna. Carino ma non WOW, e inoltre io ho guardato poco il paesaggio perché ero troppo impegnata a cercare di non sfracellarmi (il sentiero era pietrone!).

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Dopo invece abbiamo fatto una cosa davvero carina. Ci avevano parlato dei 500 gradini, un punto panoramico che si raggiunge salendo appunto 500 gradini. Abbiamo deciso di andarci.

La strada per arrivarci era bella, passava attraverso tutti dei villaggetti!

Quando siamo arrivati alla base della montagna ci siamo ritrovati davanti a un cancello e ci è stato chiesto di pagare. Ci siamo un po’ perplessi perché non lo sapevamo e non riuscivamo a capire se bisognasse pagare davvero o se stessero cercando di incularci in quanto turisti occidentali. Dopo un po’ di discussioni abbiamo visto un cartello col prezzo scritto (solo in inglese, quindi il dubbio mi è rimasto) e allora abbiamo pagato.

Entriamo, facciamo per proseguire sul sentierino che porta agli scalini con le bici e una tizia ci ferma urlando NO, NO! Mentre lei ci blocca e urla NO due tizi ci passano accanto e prendono il sentierino suddetto, con le bici.
Bram dice Ma loro ci sono andati, e lei NO, NO!, e Bram Ma perché loro sì?, e lei NO, NO!, e Bram Ma loro ci sono, e lei NO, NO!, e Bram Ma come no, li vedo!, e lei NO!
Alla fine è venuto fuori che il sentierino portava a un albergo e che i tizi alloggiavano lì e per questo potevano passare. Ma dillo cavolo, non negare l’evidenza sostenendo che quello che è davanti a noi in realtà non esista! Parcheggiamo le bici, ci avviamo verso il sentierino e la tipa ci blocca, di nuovo, intimandoci di andare a comprare i biglietti che abbiamo già comprato.

A questo punto Bram è esploso in una scarica di bestemmie in olandese che hanno, curiosamente, scatenato l’ilarità generale. Fra grasse risate vietnamite siamo finalmente passati!

I 500 gradini li abbiamo fatti un poco di corsa perché erano le 16:30 e al tramonto mancava poco. Lungo la via ci siamo fermati a comprare due birre e volevamo comprare anche qualcosa da sgranocchiare ma non avevano niente e allora ho rubato due orsetti gommosi dal vassoio delle offerte per Tết (le offerte per gli amici di passaggio, non le offerte per Buddha!!). Poi siamo arrivati in cima e abbiamo guardato il tramonto bevendo la birra ed è stato bello!

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Quando siamo scesi c’era ancora un poco di luce, ma poca. C’erano delle grotte in zona e visto che ci avevano fatto pagare il biglietto abbiamo deciso di esplorarle. Le grotte erano mmmeh, ma fuori dalle grotte c’era un cartello con una freccia con scritto Vista sul fiume Tam Coc.

È stato così che ci siamo ritrovati ad arrancare nella giungla con le scarpe da ginnastica leggere (credo che il fango non verrà via MAI PIÙ), al buio. Abbiamo proceduto a tentoni per circa mezz’ora e il sentiero non finiva. Non ci si vedeva una mazza e c’erano piante da scansare, rocce da scalare, fiumi di mota da attraversare, e potenzialmente Insetti Malvagi, serpenti e orsi mannari nascosti ovunque e pronti a saltarci addosso! Dopo un po’ qualcuno ha avuto una crisi isterica e anche se al fiume non eravamo ancora arrivati siamo dovuti tornare indietro. Il nome della persona che ha avuto la crisi isterica non verrà reso pubblico per tutelarne la privacy.

Abbiamo recuperato le bici e siamo tornati a casa pedalando nel buio più totale e usando il campanellino della bici e la luce del cellulare (ma le bici non avevano la luce? AHAHAHAHAH no) per segnalare la nostra presenza!

A casa ci siamo rifocillati con dei noodles e del riso saltati. Poi abbiamo chiacchierato un po’ col padrone di casa. Che, fra parentesi, si è provato i miei occhiali da sole senza sapere che erano graduati e ha poi decretato che non ci vedo perché lavoro al PC. Se lavorassi nei campi ci vedrei benissimo!

È stato super interessante parlare con lui.
Ci ha raccontato di essere nato in una famiglia di 6 figli, 5 femmine e un maschio, e di essere stato l’unico ad aver avuto la possibilità di studiare. Di aver lavorato in fabbrica a Saigon, poi in un hotel a Ninh Binh. All’hotel ha sfruttato il contatto quotidiano con i turisti per imparare l’inglese. Sono stati dei turisti a dargli l’idea del b&b. Ha chiesto un prestito e ha aggiunto un piano alla sua casa, poi ha messo le due camere sul mercato incrociando le dita. È riuscito non solo a ripagare il prestito, ma anche ad aiutare il padre e le sorelle. Sua moglie lavorava 12 ore al giorno in fabbrica, adesso ha lasciato la fabbrica e lavora con lui.
È un mondo talmente diverso da quello che conosco che non ho espresso opinioni. Come fai? Ho ascoltato e basta. Col senno di poi qualche domanda avrei potuto farla, per capire meglio.
Dopo cena ci siamo affacciati in cucina per salutare e ringraziare la moglie. Ho visto che in cucina c’era un letto matrimoniale. Mi sa che dormono tutti lì. Compresi i due figli, perché altre stanze non ne ho viste.
Ci ha anche raccontato di Trang An. Ci ha detto che quando il governo ha deciso di investire nella zona dal punto di vista turistico ha eliminato dei campi di riso, e alle donne che di quello vivevano non è rimasta altra scelta che mettersi a remare per poche lire.

Mi serve una foto per separate i giorni. Cosa metto? Toh, beccatevi ‘sto Buddha (o guardiano, non lo so) che difende i suoi dolcetti con uno spadone!

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Il giorno dopo abbiamo preso lo scooter e siamo andati a Van Long, un altro posto in cui si può andare in barca, meno bello ma anche immensamente meno turistico.

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Finito il giro abbiamo bevuto una birra seduti sulla riva del fiume, con le donne.

Abbiamo anche fatto quattro chiacchiere con una ragazzina del posto, dodicenne. È venuta a parlare con noi per fare pratica di inglese. Poi è tornata dai genitori tutta rossa dall’orgoglio. Questi piccoli momenti sono quelli che amo di più!

È poi venuto il momento di decidere cosa fare. Erano circa le 15. Avevamo già pranzato. Ad aspettarci c’erano il lancio sull’autostrada e poi il viaggio verso Hanoi. Abbiamo deciso di rientrare per non arrivare a Hanoi troppo tardi, ma Bram voleva vedere una pagoda in zona e l’abbiamo inserita nel l’itinerario.

La pagoda non era una pagoda. La pagoda era il complesso di pagode più grande del Vietnam. C’era il mondo. Per andare da una parte all’altra occorreva spostarsi con l’autobus. Autobus che ovviamente ogni volta che arrivava veniva preso d’assalto!

Eravamo gli unici turisti. Per il resto, vietnamiti in pellegrinaggio. Questo spiega il casino a Trang An! Tutti con indosso i vestiti più belli e tutti a farsi SELFIE SELFIE SELFIE. C’era in particolare un gruppo di adolescenti che ha fatto foto sceme tutto il pomeriggio e non si è guardato intorno neanche una volta, ma una volta raggiunta una grossa statua di Buddha si è fatto fotografare davanti a quella, le mani giunte in (finta) preghiera.

Noi abbiamo visto un sacco di cose bellissime, senza capirci un cazzo perché del buddismo non sappiamo niente, però erano belle lo stesso! Tipo dei corridoi lunghissimi tutti pieni di diverse rappresentazioni di Buddha. Oh l’ignoranza (nostra)!

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Bram ha anche fatto una foto a un cartello con scritto “Fare silenzio” in inglese e in vietnamita. Da allora ogni volta che incontriamo qualcuno che schiamazza mostra lo schermo del cellulare con la foto. Io mi vergogno sempre moltissimo.

Abbiamo terminato il giro delle mille pagode alle 18 passate. Visto che dovevamo ancora farci lanciare sull’autostrada e andare a Hanoi il tempo per la cena non c’era. A questa notizia qualcuna si è imbizzarrita. Allora ci siamo fermati a un baracchino e ci siamo comprati delle tortine alla crema. Sfuse non le vendevano e quindi ci è toccato comprare l’intera confezione. Adesso abbiamo tante di quelle tortine alla crema che ci possiamo costruire la nostra personale pagoda!

INFO

A Ninh Bình siamo stati al Limestone View Homestay. È stato l’alloggio più caro della vacanza, ma la disponibilità e la gentilezza del padrone di casa sono impagabili!

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8 commenti leave one →
  1. febbraio 4, 2017 2:15 pm

    Questo post è bellissimo, Francesca. Ehm, te l’ho già detto del libro che tu ovviamente scriverai, tanto praticamente è già pronto?
    Questa frase va assolutamente sfruttata e esportata in tutto il mondo.

    Bram ha anche fatto una foto a un cartello con scritto “Fare silenzio” in inglese e in vietnamita. Da allora ogni volta che incontriamo qualcuno che schiamazza mostra lo schermo del cellulare con la foto. Io mi vergogno sempre moltissimo.

    Io Bram me lo vedo troppo, che un po’ di olandesi ne ho conosciuti, mio cugino ha sposato un’olandese, e insomma coi vietnamiti deve proprio essere un bello scontro.

    Un bacione grandissimo Francesca.

  2. Anonimo permalink
    febbraio 6, 2017 10:44 am

    Oh ma grazie Sandra! Ma al libro no, non penso, dubito interesserebbe… mi basta sapere che interessa a te! ^^

  3. Stefy permalink
    febbraio 6, 2017 2:24 pm

    So che non dovrei ridere ma Bram che impreca mi fa morire! :) Avete deciso dove andare dopo il Vietnam? (non mi pare di averlo letto da nessuna parte!)

  4. febbraio 6, 2017 4:15 pm

    Stefy Laos, abbiamo l’aereo domani!

  5. Silvia permalink
    febbraio 7, 2017 8:00 pm

    Sto diventando una grande fan di bram, quando tornate ci voglio fare una foto pure io!!!

  6. Anonimo permalink
    febbraio 8, 2017 11:09 am

    Un inaspettato Bram! Mi è piaciuta la descrizione di Bram che bestemmia in olandese mentre i vietnamiti sghignazzano. Avrà bestemmiato ancora di più. E bella la trovata del ” fare silenzio”. Ciao. Anch’io aspetterò il tuo prossimo libro. E credo proprio che potrebbe interessare a molti. Ciao. Nilde

  7. febbraio 9, 2017 12:35 am

    OK, ti metto in lista! ^^

  8. febbraio 9, 2017 12:38 am

    Vedo che Bram sta riscuotendo successo! Ahahah!

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