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Vietnam. Hanoi.

febbraio 8, 2017

E così l’arrivo a Hanoi fu un poco burrascoso. Ma tempo di entrare in albergo e andò di nuovo tutto bene!

Per Hanoi avevamo scelto un albergo un po’ più caro dei nostri standard: 18 euro a notte a persona anziché i nostri soliti 10. Adesso non mi ricordo bene per quale motivo avessimo deciso di spendere un po’ di più, ma credo che in generale i prezzi a Hanoi fossero più alti e che le recensioni per questo posto fossero ottime.

E infatti! Siamo stati accolti con tutti gli onori, con uno smoothie di mango e degli snack di benvenuto. La camera era bellissima e la doccia aveva le pareti! Di solito in Vietnam non ci sono e quindi ogni volta che ci si lava si allaga per forza tutto il bagno! Il personale parlava inglese, ci hanno dato tutte le informazioni che abbiamo chiesto e non hanno provato a venderci nemmeno un tour! Insomma mi sono innamorata di questo posto e vorrei andarci a vivere, ecco. Anche se oggi abbiamo fatto la classifica dei nostri alloggi preferiti e io al primo posto ho messo quello di Hoi An in cui ci siamo ritrovati a cantare con la chitarra. Ma al secondo decisamente questo!

Mercoledì era il nostro primo giorno a Hanoi e ce la siamo presa comoda. La mattina abbiamo dormito, abbiamo fatto una bellissima colazione nel nostro bellissimo albergo e poi ci siamo fatti fare un massaggio in una SPA convenzionata (non era economicissima ma grazie alla suddetta convenzione abbiamo beneficiato del 40% di sconto)!

Poi siamo andati a pranzo nel posto dei Qui Pro Quo.
Nel posto del Qui Pro Quo Bram ha ordinato un’insalata di mango (qua sia mango che papaya vengono usati maturi come frutta, acerbi nelle insalate) e io dei noodles saltati con uova e verdure, che erano l’unico piatto del menù scritto in inglese ma non in vietnamita. E infatti non hanno capito quello che volevo!
A lui l’insalata è arrivata subito, ed era buonissima. A me è arrivata una zuppa di manzo. Ora, in questo tipo di situazione io posso scendere a compromessi… ma faceva caldo, e se c’era una cosa che non mi ci andava quella era proprio una bella zuppa bollente!
Ho provato a protestare ma non ci si capiva. Alla fine hanno capito qualcosa. Che sono vegetariana, credo. Perché mi hanno riportato la solita zuppa, in un brodo insapore fatto d’acqua, con verdure e un uovo affrittellato sopra! Non volendo rimandare indietro un altro piatto mi sono rassegnata a mangiarla.
Inizio, un po’ sfavata perché il cibo in Vietnam è buono ma questa era proprio insapore, e dopo un po’ si presentano a sorpresa con un terzo piatto. I miei noodles saltati! Finalmente! Ed erano buonissimi (come prova la foto col piatto già svuotato per metà)!

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Il pomeriggio l’abbiamo passato in albergo a pianificare i giorni successivi. Il Martedì ci sarebbero scaduti i visti: dovevamo decidere come sfruttare i circa 6 giorni rimanenti in Vietnam e dove andare dopo.

In Vietnam c’erano tre cose che volevamo ancora vedere.
La pagoda dei Profumi, che si raggiunge con una barca che naviga un fiume di ninfee rosa.
L’isola di Cat Ba, con la sua baia piena di isolotti sbucati dal mare.
E le montagne, o Sapa con le ragazzine dai costumi tradizionali colorati e le terrazze di riso, o Ha Giang, difficile da raggiungere e per questo non intaccata dal turismo, al confine con la Cina.

La prima decisione da prendere era: estendiamo i visti e stiamo più a lungo? Ci siamo un po’ informati, e visti i tempi e i costi alla fine abbiamo deciso di no.

Seconda: corriamo e cerchiamo di fare tutto o manteniamo il ritmo tenuto fino ad ora e facciamo meno cose ma le facciamo con calma? La tentazione di cedere alla voglia di vedere tutto c’era, ma non è questo lo spirito del viaggio che stiamo facendo e quindi alla fine il meno cose ma bene ha vinto.

Quindi. Numero tre. Delle tre cose suddette se ne fa una sola. Quale? Io avevo una netta preferenza, vediamo se indovinate!
Siamo andati per esclusione.
La pagoda dei Profumi è una pagoda (ma va’?). Sotto Tết c’è il mondo. Esclusa!
Ha Giang sembrava bellissima, ma difficile da raggiungere: almeno 14 ore per andare e altrettante per tornare. Andarci avrebbe avuto senso se poi da lì fossimo entrati in Cina. Cosa che ci sarebbe piaciuta moltissimo, ma per la Cina serve il visto e non è un visto che si ottiene velocemente. Esclusa.
Restavano Sapa e Cat Ba. Scoperto che a Sapa c’è una grossa pagoda, la scelta è caduta su Cat Ba.

Per prendere queste tre decisioni c’è voluto l’intero pomeriggio, dalle 14 alle 19. Perché: controlla i siti, controlla gli autobus e i treni, controlla gli alloggi, il flusso turistico, i prezzi normali, i prezzi sotto Tết, i visti…

Il mio cervello alle 19 era fuso. Volevo uscire a cena e andare a letto. Ma Bram, implacable, mi ha costretto a scegliere subito anche la destinazione successiva!

Qua i criteri principali sono stati i visti (tipo Thailandia immediatamente esclusa perché sappiamo già che il 15 Marzo saremo lì e il visto dura solo 30 giorni) e il costo del volo. Esclusi per questi motivi lo Sri Lanka, le Filippine, Taiwan e non mi ricordo cos’altro, alla fine la scelta è caduta sul Laos. Abbiamo prenotato il volo.

A questo punto erano le 21. Io non volevo neanche cenare, volevo andare a letto, ma Bram mi ha convinto a uscire. Ci siamo procacciati del cibo al volo e poi nanna!

Giovedì siamo andati alla scoperta di Hanoi. Io ero un po’ nervosetta senza sapere bene il perché (primo giorno di ciclo, Bram sostiene fosse quella la causa, io non lo so!). Sta di fatto che cercavamo la guida del Laos e non la trovavamo. Cioè la trovavamo fotocopiata, originale no. A un certo punto ci siamo fermati in una libreria che sembrava un po’ meno scrausa delle altre e un giovane vietnamita in pantaloni eleganti e camicia bianca ci ha chiesto cosa cercassimo. La guida del Laos, Ah sì ce l’ho, No ma questa è fotocopiata, noi la cerchiamo originale, No vedi che è originale, il prezzo è quello pieno, e il tizio la scarta e la mette in mano a Bram. Bram la apre, si accorge che è fotocopiata, si sfava, manda affanculo il tizio, gli molla la finta Lonely Planet e se ne va. Tutto è successo così velocemente che né io né il tizio abbiamo ben capito cosa fosse successo e siamo rimasti lì come due peri a guardaci. Alla fine io mi sono goffamente scusata e sono andata dietro a Bram, lasciando lì il tizio nel suo completo con la Lonely Planet scartata in mano.

Ero arrabbiata con Bram che mi aveva piantato lì. E mi stavo anche facendo un tristissimo film mentale in cui il tizio era poverissimo e aveva speso tutti i suoi soldi per comprarsi quel completo per avere un’aria rispettabile e passava le giornate a sperare di fare almeno un po’ di fortuna e poi la sera tornava al suo tugurio. E più me lo rivedevo con l’aria persa con la guida scartata in mano e più mi intristivo. E quando ho raggiunto Bram ho fatto giusto in tempo a dirgli che non deve trattare male la gente (con Bram che sbalordito insisteva “Ma quello mi voleva inculare!”) e poi sono scoppiata a piangere disperata!

Bram è rimasto parecchio senza parole. Di base era straconvinto di avere ragione e non poteva credere che io stessi prendendo le parti del tizio. Ma d’altro canto voleva anche farmi smettere di singhiozzare. Alla fine ci siamo messi d’accordo che se la gente è stronza glielo può dire, ma glielo deve dire in maniera gentile. Poi ha fatto una cosa intelligente, e cioè mi ha dato un panino. A quel punto mi sono calmata.

Scherzi a parte, c’è una differenza fondamentale fra me e Bram. Che è la seguente. La gente qua è più povera che in Europa, la maggior parte per vivere si arrabatta. Bram vive questa cosa come un fatto. Io me la vivo come una colpa, mia personale. E per quanto cerchiamo di viaggiare in maniera etica mi sembra sempre che non basti mai. E quindi se provano a spennarci mi sembra giusto e sacrosanto e non riesco ad arrabbiarmi!

Una volta calmatomi Bram mi ha portato a fare la prima parte di un giro a piedi suggerito dalla Lonely Planet. L’avevamo fatto anche a Saigon e a Saigon non mi era piaciuto tanto, questo invece era carino. Passava da mercati, quartieri a tema (la via delle cerniere, la via dei colori, la via dei lattai), e dal lago che sta al centro di Hanoi e che ha un tempio al centro, su un’isoletta.

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La serata è stata bella. Birra, discorsi, una piccola scoperta: quelle bancarelle viste a Hue di cose tutte colorate, erano dessert! Noi abbiamo assaggiato il chè chuối cốt dừa, un budino di banane in crema di cocco con perline di tapioca. Buono!

Il Venerdì abbiamo fatto una cosa pazza e bellissima: ci siamo alzati alle 5 per andare a guardare i vietnamiti fare tai chi sul lago!

Lo sport all’aperto in Asia, o perlomeno nei paesi asiatici in cui sono stata (OK solo Cina e Vietnam) è diffusissimo, soprattutto ma non solo fra le persone anziane. Ogni occasione è buona! Del tizio a Ninh Binh che faceva i piegamenti fuori dal suo negozio alle 6 del mattino in pigiama ve l’ho già raccontato. Ma in generale, abbiamo visto spessissimo persone impegnate in attività normalissime tipo badare al negozio, aspettare qualcuno, camminare… che con faccia impassibile svolgevano l’attività di cui sopra roteando al tempo stesso il bacino, o piegandosi sulle ginocchia, o andando in su e in giù con le braccia!

Venerdì siamo usciti che era ancora buio, ma abbiamo capito subito di essere sulla strada giusta: il signore davanti a noi camminava verso il lago e mentre camminava muoveva le braccia in alto e in basso e a sinistra e a destra in maniera ritmica.

Quando siamo arrivati al lago era ancora notte. Ma al lago c’era un MONDO!

Vecchi che piegavano le ginocchia in maniera delicata ma regolare. Gruppi di donne che chiacchieravano flettendo una gamba. Una zona palestra, in cui erano stati portati dei pesi, delle barre e non so che altro, la sera ci siamo ripassati e non c’era più niente. Qualunque cosa fosse in giro veniva utilizzata a scopo sportivo: gli alberi per fare stretching per esempio, o le panchine pubbliche per gli addominali!

Abbiamo fatto il giro del lago incantati, e non è finita qui perché a un certo punto abbiamo sentito della musica, e seguendola abbiamo trovato le lezioni di gruppo. Messe in piedi lì, nel parco, con uno stereo portato portato da casa, e così vicine l’una all’altra che la musica da palestra si mischiava ai ritmi sudamericani (sì, c’erano pure quelli)!

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Foto ne abbiamo fatte poche, ma se l’argomento vi interessa potete trovare dei video (lunghi, bui e pallosi!) qui:

*https://youtu.be/TJyUihrXPPg*
*https://youtu.be/loeFhwFhoao*
*https://youtu.be/Z5nRl-R9u18*
*https://youtu.be/wNl0S6YJPgM*

Siamo tornati all’albergo che iniziava ad albeggiare.
Andare al lago mi è piaciuto tantissimo, mi è sembrato di avere accesso ad un mondo segreto che allo spuntare del sole svanisce.
Mi sarebbe piaciuto tanto partecipare a una lezione, però boh, avrei avuto un po’ la sensazione, in una città comunque turistica come è Hanoi, di violare un momento che è solo loro.

Sulla via del ritorno abbiamo avuto una piccola disavventura. Avete presente l’espressione “pestare una merda con le infradito”? Ecco!

Dopo colazione (e doccia!!) siamo usciti di nuovo.

Siamo andati per mercati

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a teatro

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a fare forse shopping (alla fine non li ho comprati)

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a pranzo (in foto, il mio super delizioso bít tết ông lợi)

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a cena, a mangiare lo sticky rice con vari toppings

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e poi a nanna, che la mattina dopo ci si sarebbe alzati presto per andare a Cat Ba!

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5 commenti leave one →
  1. febbraio 8, 2017 11:11 am

    Guida Lonely Planet fotocopiata, affanculo il diritto d’autore, il copyright e tutto quanto, io capisco anche Bram, anche se ovviamente se sei davvero povero ti arrangi, però fotocopiare e addirittura mettere in vendita equivale a rubare. Poi mi rendo conto di avere il nervo scoperto su sta cosa perché sono un’autrice e pure che è sempre difficile e un po’ sbagliato tentare di capire gli altri usando i miei parametri occidentali e il mio benessere.
    Come sempre il tuo resoconto mi piace un sacco. Grazie.

  2. febbraio 9, 2017 12:34 am

    Eh è un discorso difficile in effetti. Perché non è che fosse un tizio e ciao: abbiamo girato una mattinata intera e non siamo riusciti a trovare una guida che non fosse fotocopiata. Infatti adesso siamo in Laos senza guida del Laos!

  3. Silvia permalink
    febbraio 9, 2017 2:00 pm

    Sempre piú: W Bram! Non é che siccome sono poveri per colpa nostra, allora ci possono fregare senza che nemmeno protestiamo!

  4. febbraio 10, 2017 4:21 am

    Bah, a me sembra una sorta di tentativo di bilanciamento di giustizia! Cmq sono molto felice che commenti anche se esprimi opinioni diverse dalle mia ^^
    Fra’ sloggata (scrivo dal paradiso, il paradiso non ha WiFi ma la connessione dati funziona anche qua). Ah no sono loggata! Rinco!!!

  5. febbraio 10, 2017 4:22 am

    Sandra aggiornamento: neanche una Lonely Planet che non sia fotocopiata neanche qua. Siamo in Laos senza guida!

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