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ສະບາຍດີ (pronuncia: sabadì) = ciao! (in Laos)

febbraio 16, 2017

Finalmente posso iniziare a scrivere del Laos. Si sta rivelando un’esperienza completamente diversa rispetto al Vietnam!

Siamo atterrati il 7 sera. Immediatamente mi sono sentita persa: paese nuovo, lingua totalmente sconosciuta, alfabeto diverso, un caldo assurdo. Abbiamo fatto il check in in un posto che avevamo prenotato solo per una notte con l’idea di cercare altro una volta giunti e siamo andati a letto.

La mattina dopo abbiamo fatto le valigie, le abbiamo lasciate in albergo e siamo usciti. La città in cui eravamo e tuttora siamo è Luang Prabang. È probabilmente la città più turistica di tutto il Laos, ma noi eravamo dall’altro lato del fiume rispetto al centro e lì turisti non se ne vedevano.

Polvere invece sì, tanta, sulle strade sterrate. Siamo usciti con l’idea di cercare un villaggetto noto per l’artigianato. Ragazzetti in bici ci superavano, qua l’uniforme scolastica è diversa: per le femmine si tratta di una gonna lunga e dritta decorata con motivi etnici.
Siamo entrati in un tempio.

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Abbiamo proseguito. Fango, polvere, caldo.

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In lontananza ho scorto un gruppo di persone sedute all’ombra sulla riva del fiume. Ho detto a Bram, oh come vorrei che ci invitassero ad unirci a loro, e sono andata in quella direzione. Tempo due passi e hanno iniziato a sbracciarsi facendoci segno di avvicinarci!

Non ci siamo fatti pregare, li abbiamo raggiunti e ci siamo seduti con loro. Stavano arrostendo qualcosa, cantando e bevendo birra. Uno parlava inglese, e dopo un po’ gli ho chiesto cosa si festeggiasse. L’allegra risposta è stata: “Il funerale della nonna”!

Che dire? A me piace questo modo che hanno di vedere la morte come un’importante parte della vita, da celebrare ricordando la persona che se n’è andata con fiori e canzoni. Mi piacerebbe che anche da noi fosse così. Anzi qua lo dichiaro: se io muoio non voglio lacrime, voglio musica e birra Lao!

La birra è toccata anche a noi. La tradizione, ci è stato spiegato, prevede che ognuno beva un bicchiere di birra. Solo che di bicchiere ce n’era uno solo e si faceva girare. Sono molto contenta di avere fatto i vaccini per l’epatite.

Quanto tempo occorre lasciar passare per essere liberi di abbandonare il funerale di una nonna sconosciuta senza risultare maleducati? Il tempo di qualche canzone e due bicchieri di birra. Quando si beve con i laotiani, ci è stato spiegato, non ci si può limitare a un bicchiere solo.

Dopo abbiamo trovato il villaggio. L’abbiamo girato e io ho comprato un libro. Poi ci siamo diretti verso il ponte di bambù, per attraversarlo e raggiungere il centro.

Cosa vi è venuto in mente leggendo “ponte di bambù”? Io mi immaginavo un grazioso ponte ad arco, piccolino, magari decorato, con sotto un ruscello di montagna e intorno uccellini cinguettanti. OK la mia immaginazione è scema, lo so che non siamo in montagna! E infatti ci arriviamo e mi trovo davanti questo:

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Era il ponte di Indiana Jones! Traballava abbestia. E bisognava pure pagare per attraversarlo!

Arrivati di là abbiamo fatto un giretto per farci un’idea della città. E ci siamo ben presto resi conto di una cosa: fra le 12 e le 16 non si riesce a fare niente perché fa troppo caldo. La sera no, la sera rinfresca e ci vuole la felpa. Ma il pomeriggio..! Ho un nuovo momento preferito della giornata. È verso le 16, ed è l’attimo in cui la morsa di calore finalmente si allenta.

Dunque noi avevamo caldo, e la logica conseguenza è che noi avevamo bisogno di birra. Abbiamo trovato un posto all’ombra sul fiume

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e abbiamo ordinato birra a volontà. Alle 12.

Insieme ci è stato servito lo snack più popolare del Laos. È questo qua sotto. Avevo provato a migliorare la foto con qualche filtro ma poi ho lasciato perdere, brutto è e brutto rimane!

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Trattasi delle alghe del fiume, fritte e poi ricoperte di semi di sesamo. A Bram sono piaciute, a me no. Perché le alghe sono sottili, e se anche le friggi benissimo non appena le metti in bocca si bagnano e diventano mollicce e sanno di alga molliccia! Bleah! Quindi non ho mangiato, e ho preso un panino più tardi e più avanti a quella che si è poi rivelata essere una boulangerie francese. Bram mi sta ancora prendendo per il culo perché vengo in Laos e mangio baguette fromage. Ma, detto fra noi, quant’era buona!!

Il pomeriggio è trascorso in giro, barcollando sotto il sole ed esplorando la città e i suoi templi.

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A Luang Prabang ci sono tantissimi templi. E si vedono in giro, di conseguenza, una grande quantità di monaci di tutte le età. Ieri mattina abbiamo fatto colazione all’aperto accanto a un parco giochi e ce ne erano due piccolini che andavano sull’altalena, i mantelli arancioni al vento.

Tanti ragazzi qua passano un paio d’anni della loro vita nel monastero. Credo sia un modo per le famiglie meno abbienti di assicurare ai figli (maschi) un’educazione.

La mattina verso le 6 fanno la questua, vanno in processione e i locali li attendono, in ginocchio e a capo chino, le mani colme di riso. Il riso passa da mano a mano senza che gli sguardi si incontrino: i monaci sono considerati sacri e se li incroci per strada dovresti semplicemente guardare altrove.

Cosa che la maggior parte dei turisti non fa.
OK, un paio di foto ai monaci le abbiamo scattate anche noi (vedi sopra), ma da lontano, con discrezione.
La cerimonia mattutina in centro, invece, è diventata vittima dei bus turistici, con orde di cafoni che urlano e lanciano riso non fresco guardando i monaci negli occhi, cosa che bisognerebbe assolutamente non fare, mentre l’amico scatta la foto.
Si sta cercando una soluzione, e tutti i templi hanno un cartello esposto con le regole di buona condotta. Non tutti le rispettano.
Ad ogni modo, noi la cerimonia vorremmo vederla, cercheremo di vederla fuori dal centro, in qualche zona ancora incontaminata. Ci faremo tante selfie con i monaci e ve le manderemo! ^^

Mi sono resa conto di una cosa. Sono contenta di stare facendo questo viaggio adesso che vado per i 40, e di non averlo fatto prima. Perché il mio ritmo naturale, adesso, combacia col ritmo della vita qui. A nanna presto e sveglia presto, senza sveglia, mi sveglio e basta. E questo mi permette di godere appieno delle giornate. Poi in Sudamerica magari sarà diverso, ma qua va benissimo così.

Un’altra nota. Qualcuno forse ricorderà che c’era stato un giorno a Hanoi in cui ero nervosa e non sapevo perché. Ho capito cos’è che mi innervosisce. È trovarmi il primo giorno in una città nuova e sconosciuta e non avere riferimenti, non sapere come muovermi. È un problema di facile soluzione, basterebbe trovare il tempo!

Oggi 15 Febbraio Bram si è svegliato con un brutto raffreddore. Visto che tanto staremo qua fino al 20 (sì, ci siamo un poco piantati a Luang Prabang!) abbiamo deciso di prenderci una giornata di riposo (sembra assurdo dirlo in vacanza, ma il fatto è che questa non è una vacanza, è un viaggio!) e organizzazione.
E, io, aggiornamento blog, che del Laos ancora non avevo scritto nulla!

Quanto ho divagato? Vorrei scrivere di Luang Prabang ma aspetto, ancora non mi sono fatta un’idea precisa. La prima serata intanto è finita con un tramonto sul fiume, di nuovo il Mekong!

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Il secondo giorno è trascorso lento fra passeggiate e musei. Questa è una roba buonissima che abbiamo mangiato a pranzo, non so come si chiami.

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In serata ci siamo arrampicati in cima a una collina da cui si vede il tramonto. All’inizio della salita c’era un tempio, povero fuori ma meraviglia dentro. Alla fine della salita c’era il mondo. Tutti a far foto al tramonto spintonandosi! Noi ci siamo seduti su uno scalino e quatti quatti abbiamo bevuto tre birre facendo i cappottini a tutti quelli che passavano. È stato bello!

La discesa ci ha regalato un altro momento magico. Abbiamo preso per sbaglio un sentiero secondario e siamo finiti fuori da un tempio. Era il crepuscolo, la porta era aperta e i monaci stavano cantando.
Ci siamo seduti su un gradino, e siamo rimasti ad ascoltarli in silenzio mentre il cielo si tingeva di rosa.

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Per cena bbq trovato per strada. Ci siamo fermati per uno spiedino, abbiamo finito col cenarci. Chi indovina qual è la merce più ambita, quella che stava nel vassoio vuoto?

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Abbiamo anche assaggiato una roba strana che ci ha consigliato una ragazza di passaggio. È buonissima!, ci ha detto. Non siamo stati d’accordo.

Accanto alla luce dei gechi facevano le acrobazie per acchiappare la cena.

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E poi siamo andati a letto. La mattina dopo ci saremmo alzati presto per partire per un’avventura meravigliosa!

Ma questa è un’altra storia, e bisognerà raccontarla un’altra volta.

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10 commenti leave one →
  1. Stefy permalink
    febbraio 16, 2017 8:33 am

    Qual è la merce più ambita? Le alghe fritte? :) :) :D :D

  2. febbraio 16, 2017 8:43 am

    Nope. Stefy proprio a te pensavo stamattina! Dopo la ceretta mi è ricresciuto qualche peletto sottopelle e il guanto da scrub è un oggetto sconosciuto qui! In mancanza di meglio ho comprato una spugna per lavare i piatti e usato la parte verde!

  3. Stefy permalink
    febbraio 16, 2017 8:58 am

    Oh no! Adesso vengo associata alla ceretta ahahahahah! Direi che la spugna dei piatti può andare in mancanza del guanto!

  4. febbraio 16, 2017 9:11 am

    Sì ma con stima e ammirazione! ^^

  5. ava permalink
    febbraio 16, 2017 2:28 pm

    Non so se guarderai i commenti a quest’ultimo blog ma ti mando fra martino in Vietnamita:

    Kià con buom vàng, kià con buom vàng,
    xoe doi cành, xoe doi cành?
    Tung cánh bay năm ba vòng, tung cánh bay năm ba vòng.
    Ra mà xem, ra mà xem.

  6. febbraio 16, 2017 2:30 pm

    Certo che li guardo, sempre. Grazie!!

  7. febbraio 16, 2017 3:53 pm

    oddio che foto meravigliose. Il geco mi sembra una banana.
    Mi hanno detto che gli scarafaggi fritti sono buonissimi, saranno quelli andati via come i lupi?
    Bellissimo resoconto ancora una volta.

  8. febbraio 17, 2017 1:49 pm

    No, non scarafaggi! Trattasi di una cosa che i cinesi adorano e che a noi fa impressione. Le foto sono tutte di Bram, comunico che sono piaciute e ringrazio!

  9. febbraio 18, 2017 5:49 am

    France, il Laos visto attraverso i tuoi occhi è meraviglioso!

  10. febbraio 18, 2017 11:23 am

    Ma dai, figurati che a me questo post non piace! Grazie!

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