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Laos. Dove vivono gli elefanti.

febbraio 19, 2017

Sono in Laos in un posto incredibile. Le stelle ci sono tutte, e la luna è così luminosa che credevo fosse un lampione. Se il paradiso esiste è qui. E ci vivono gli elefanti!

Queste parole le scrivevo Venerdì 10 sera prima di andare a letto.
È lo stesso giorno in cui ho scritto anche qua di essere in paradiso.
Ma procediamo con ordine!

Avrete ormai capito che io e Bram abbiamo due modi un po’ diversi di affrontare il viaggio. Non incompatibili, ma diversi.

Per esempio, abbiamo discusso parecchio del fatto che a lui piacerebbe trascorrere una settimana spaparanzato su qualche bella spiaggia tropicale. Cosa che io non riesco a farmi andare giù perché a me interessa conoscere la cultura locale, e una settimana in un posto in cui gli unici locali che si vedono sono quelli che ti affittano l’ombrellone mi sembra sprecata. Una cosa così la faccio a casa.
Non so come spiegarlo, vi faccio un piccolo esempio: se a Lisbona vado a bere una birra su una terrazza con vista ci sono io ma ci sono anche tanti portoghesi. Se lo faccio qui ci sono io insieme a tutti gli altri turisti occidentali e basta.
Non mi sento a mio agio a farlo qui, mi sembra uno spreco di tempo e mi sembra un po’ l’apoteosi delle differenze fra i paesi più ricchi e quelli meno ricchi, io sto qui sdraiata e te non sei qui con me ma dietro di me che mi servi.
L’unica cosa che gli riconosco è che una cosa così qua ce la potremmo permettere e in Europa no. Ma non basta a convincermi.
Non è neanche giusto, però, che si faccia tutto il viaggio solo come voglio io. E l’idea di separarci per una settimana non mi va.

Quando mi ha detto che gli sarebbe piaciuto tanto trascorrere una settimana con gli elefanti ho arricciato il naso. Ma non per gli elefanti. Perché erano gli ultimi giorni in Vietnam, e ci stavamo dannando per riuscire a vedere tutto quello che volevamo vedere nel poco tempo rimasto, e arrivare in Laos e sprecare un’intera settimana in un solo posto mi sembrava un’idea assurda; e per il costo.
Per fare volontariato si paga, questo ormai lo so, e mi va bene, capisco che per quanto carina e gentile io possa essere vitto e alloggio hanno un costo. Ma qua si parlava di 500 dollari americani a persona per una settimana di lavoro volontario non con persone ma con elefanti! Mi sembrava uno schiaffo in faccia a chi non ha abbastanza da mangiare. Con 500 dollari, per esempio, si paga quasi la metà del corso ai bambini che partecipano al programma STREETS di cui ho recentemente parlato. E in tutto questo non dimenticate che in teoria noi stiamo viaggiando budget.

Ne abbiamo discusso non sapete quanto. Bram si era impuntato e io non ci potevo credere.
È anche vero, però, che non l’avevo mai visto volere così tanto qualcosa. E che lui ha un feeling con gli animali che io non ho. Quindi forse non potevo neanche capire. Controvoglia, quando siamo arrivati a Luang Prabang ho accettato di andare a visitare l’ufficio dell’Elephant Conservation Center per chiedere un po’ di informazioni.

Parlando con i responsabili ho capito un po’ di più del lavoro che fanno, e ho capito che il turismo qua serve non a fare profitto ma a permettere a un bel progetto che ha un importante impatto non solo elefantesco ma anche sociale di andare avanti.
La settimana di volontariato non era possibile (perché avevano già un gruppo di volontari in arrivo per la settimana che sarebbe stata possibile per noi), ma 3 giorni si potevano fare. Il costo per 3 giorni era 265 dollari a persona tutto compreso: trasporto (autobus+barca), vitto (pensione completa, si direbbe in Italia) e alloggio per i 3 giorni e 2 notti. È meno ma è sempre tanto!
Io ancora nicchiavo. Ma a un certo punto ho capito una cosa. Ho capito questo: che se io non ci andavo Bram ci sarebbe andato senza di me! Questa improvvisa illuminazione, unita al fatto che Lunedì volevo fare io una cosa su cui invece nicchiava lui, ha fatto sì che mi decidessi.

Venerdì mattina siamo quindi partiti!

Con noi c’erano altre 6 persone: una coppia francese, che però è stata solo un giorno, e 4 fantastici signori canadesi che ci hanno dato un sacco di informazioni utili per tutto il resto del viaggio!

L’Elephant Conservation Center si trova nella provincia di Sainyabuli, a Sud di Luang Prabang. Abbiamo preso un autobus per quasi tre ore e poi una barchetta attraverso un lago per 10 minuti e poi… WOW.

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Ci siamo trovati in un posto incantato. In mezzo alla giungla, su un lago. Per dormire dei bungalow a palafitta. Come colonna sonora, i barriti degli elefanti!

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Questo in foto è Naughty Boy (monello) con il suo mahout. Di lui (e anche dei mahout) parlerò più avanti. Intanto vi dico che ha provato a entrare nella mia borsa con la proboscide perché ha pensato che contenesse delle banane.
Perché ovviamente, dal punto di vista di un piccolo elefantino, a cos’altro potrebbe mai servire una borsa, se non a metterci delle banane?

L’Elephant Conservation Center non è un posto chic. I bungalow sono spartani, i bagni sono all’esterno e sono in comune e l’elettricità viene creata tramite un generatore a energia solare ed è disponibile solo dopo le 18. La WiFi ovviamente non c’è. I soldi che abbiamo speso non sono serviti a pagare cibo elaborato e lenzuola inamidate, i soldi vanno alla sopravvivenza del centro stesso. I fondatori sono francesi e la veterinaria è spagnola, ma tutto il resto del staff (circa 40 persone) è laotiano. Abbiamo chiesto se ricevessero aiuti dal governo e l’entusiastica risposta è stata “Sì, il governo ci dà il permesso di esistere”! Non è scontato, a quanto pare.

Gli elefanti sono a rischio di estinzione. In Laos ce ne sono circa 800, cifra parecchio stimata, di cui 400 domestici e 400 selvaggi. Entrambe le categorie sono a rischio, per motivi diversi. Vi racconto quello ci ha raccontato Annabelle, la biologa del centro, poi son sicura che se scrivo qualche castroneria la mia amica Ilaria interverrà!

La popolazione domestica è a rischio per vari motivi.
Primo, i contadini che possiedono un elefante non vogliono gravidanze. Perché la gravidanza di un’elefantessa dura due anni, e l’elefantino non nasce imparato ma apprende tutto dalla mamma che se ne prende cura per un periodo che va dai tre ai cinque anni dalla nascita. Potrete ben capire che se l’unica fonte di reddito per una famiglia numerosa è il lavoro dell’elefante uno stop di cinque-sette anni non è pensabile. Sì, poi ci sarà l’elefantino, ma intanto?
E secondo, gli elefanti sono bestioni delicati. Hanno bisogno di mangiare 250 kg di cibo al giorno, non possono nutrirsi solo di banane e canna da zucchero e hanno una pelle fragile che senza un’idratazione adeguata si secca e crea problemi. Sono inoltre soggetti a tutta una serie di problemi legati al peso, se questo diventa eccessivo.
Come diventa eccessivo il peso? Al di là di una possibile alimentazione sbagliata, gli elefanti in Laos vengono usati principalmente per il logging, che sarebbe il trasporto dei tronchi. E già questo… Poi l’anno scorso il governo ha deciso di fare qualcosa per fermare la deforestazione (bene) e per questo tanti elefanti si sono trovati disoccupati. Le attività alternative più gettonate sono diventate il logging illegale e il trasporto di turisti (lasciando stare cose peggiori tipo circhi e zoo). Adesso fatemi un favore e se venite da queste parti non fate elephant riding. Che di per sé non sarebbe una cosa così tremenda, così come non lo sarebbe il logging (legale) se fatto rispettando certe condizioni (quante ore al giorno, sotto che livello di calore o sopra che livello di freddo, ecc.), ma di solito queste condizioni sono lungi dall’essere rispettate.

Diversi sono i problemi degli elefanti selvaggi.
Un primo problema è quello che qua viene chiamato “conflitto uomo-elefante”, che si verifica quando l’elefante si va a mangiare la piantagione del contadino.
Il secondo problema è legato alla deforestazione. Gli elefanti sono nomadi, avendo bisogno di mangiare un sacco devono per forza spostarsi, per dare tempo alla foresta di rigenerarsi. Inoltre la struttura familiare funziona così: le femmine stanno insieme, i maschi una volta raggiunta l’adolescenza lasciano la famiglia e vanno in cerca di femmine con cui accoppiarsi.
Ora, la deforestazione non procede in maniera lineare. Va in po’ in qua e un po’ in là, trasformando una grande foresta in tante foreste piccoline separate da spazi aperti. In una situazione così gli elefanti si ritrovano confinati in spazi piccoli, dove non trovano da mangiare e dove non hanno la possibilità di riprodursi se non all’interno della loro stessa famiglia, con i conseguenti rischi a livello di patrimonio genetico.

Ooohhh, che pippone che mi sta uscendo, interrompiamolo con una foto!

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Non conosco benissimo il ruolo dell’elefante nell’ecosistema, ma so che esiste e che è importante.

Quello che l’Elephant Conservation Center cerca di fare è creare consapevolezza e mostrare ai proprietari di elefanti rimasti disoccupati che un altro modo di fare turismo e guadagnare è possibile.

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Voi conoscete la parola mahout? Io non la conoscevo. I mahout sono le persone, di solito uomini, che lavorano con gli elefanti. Io non sapevo che un lavoro così esistesse! Si tratta di una vera e propria vita in simbiosi, visto che è un lavoro che solitamente si trasmette di padre in figlio e che i ragazzini vengono affiancati agli elefanti quando entrambi sono adolescenti, cosicché crescano insieme. Ci raccontava Annabelle che lei non sapeva nulla di elefanti prima di iniziare a lavorare lì e che tutto quello che sa ora l’ha imparato un po’ dai libri, un po’ dalla veterinaria, un bel po’ sul campo e tanto dai mahout.

Nella foto sotto, Annabelle con un’elefantessa durante una visita di controllo. Dica trentatré!

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I mahout possono andare a lavorare all’Elephant Conservation Center. Ricevono vitto, alloggio, stipendio e giorno libero. Il cibo per gli elefanti è fornito dal centro stesso, che possiede (o più precisamente affitta, il proprietario è il governo) uno spazio sufficiente al sostentamento degli 11 elefanti che attualmente ospita. Il lavoro consiste nel prendersi cura degli elefanti e nel permettere ai turisti di conoscere le loro storie, le loro abitudini, il loro modo di vivere. Loro degli elefanti intendo, non dei mahout!

Gli elefanti dell’Elephant Conservation Center non sono liberi. Cioè sono liberi all’interno del parco, ma fuori non possono andare. Ma all’interno del parco hanno un sacco di spazio, e ad esempio il cibo se lo procurano da soli, non vengono nutriti dal centro (al di là dell’occasionale banana)!

Certo, se fosse possibile sarebbe più bello saperli completamente liberi. Ma questi elefanti non sono liberi, questi elefanti hanno un proprietario che se non li tenesse al centro li utilizzerebbe per una delle attività descritte sopra. Inoltre questi elefanti non hanno mai vissuto in un branco, e non sanno come si fa ad essere un elefante! Nel centro loro sono liberi e vengono curati (curati nel senso di “prendersi cura di”), e i mahout imparano a vederli non solo ed esclusivamente come uno strumento di guadagno.

Pare che poco lontano sorgerà un altro centro, di proprietà cinese. Non esiste ancora ma ha già assunto 40 mahout con i rispettivi elefanti. Come sono riusciti ad assumerne così tanti? Con la paga, 900 dollari al mese, che qua sono veramente uno sproposito. Dove sta il trucco? I 900 dollari al mese non comprendono NIENTE. Niente vitto, niente alloggio, ma soprattutto niente cibo per l’elefante. Indovinate chi saranno i primi a risentirne?

I giorni che abbiamo passato al centro non sono stati solo istruttivi, sono stati anche e soprattutto meravigliosi.

Abbiamo passato un sacco di tempo con gli elefanti. Li abbiamo visti mangiare, camminare nella giungla, lavarsi.

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Nove sono adulti. Poi ci sono Naughty Boy, che ha 6 anni, e una cucciolina di 1 anno che vive con la mamma nella nursery e che ancora non è stata presentata al resto del branco. Si vede nella foto sotto.

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Naughty Boy è considerato ancora un bambino dal branco. Un giorno, in acqua, la mamma e la zia hanno deciso di insegnargli a difendersi dai nemici. Hanno passato una buona mezz’ora a lanciare barriti e dare sonore proboscidate all’immaginario nemico nascosto nel lago.
Uno spettacolo indescrivibile.

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Abbiamo imparato a conoscerli tutti, uno per uno. Con le loro storie, il loro carattere, le relazioni fra l’uno e l’altro.

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Da quando siamo tornati non faccio altro che pensare agli elefanti! Cosa faranno, e dove saranno, e come staranno.

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E il posto. Il posto in cui siamo stati.

Svegliarsi in riva al lago.

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Passare le giornate nella giungla.

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I tramonti.

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Le serate al buio, con tutte le stelle del mondo e la luna come lampione. Addormentarsi con i suoni della natura come ninnananna.

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Mentre facevamo le valigie e ci preparavamo a lasciare il bungalow ho detto a Bram “Questa è stata la sistemazione più fantastica della vacanza!”. Bram mi ha risposto “Ma se era un bungalow, e pure parecchio spartano!”.

Lo era, in effetti.
Eppure a me è sembrato il posto più lussuoso del mondo.

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INFO

Ecco il sito dell’Elephant Conservation Center:
http://www.elephantconservationcenter.com

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8 commenti leave one →
  1. violaemi permalink
    febbraio 19, 2017 6:57 pm

    Non so. Mi lascia un po’ di amaro in bocca. E il dubbio di come potrei affrontare un’esperienza del genere: sarei capace di entusiasmarmi e coglierne il bello come hai fatto tu che neanche ci volevi andare? Ma poi mi rattristo ancora di più pensando che non mi troverò mai di fronte a questo dilemma per i limiti che io stessa mi pongo. Bram continua ad essere una piacevole scoperta.

  2. violaemi permalink
    febbraio 19, 2017 6:59 pm

    Complimenti per le foto, alcune sono proprio interessanti.

  3. laurapeach1981 permalink
    febbraio 20, 2017 5:19 am

    Grazie mille per questo post…oltre al fantastico consiglio di visitare questo posto (sicuramente fuori dai tour classici), hai spiegato bene le difficolta’ degli elefanti e I pericoli a cui vanno incontro. Purtroppo per quanto l’Asia (e parlo appositamente in generale) sia un continente fantastico, in cui tutto e’ da scoprire e le persone sono accoglienti, ti rendi conto che forse per mancanza di cultura o per la commistione troppo veloce con l’occidente, non hanno alcun rispetto per la natura e per gli animali. e non parlo di trattarli come animali domestici, ma proprio di trattarli con il rispetto con cui va trattata una risorsa, ho visto piu’ volte una sorta di crudelta’ e stupidita’ nello sprecare le proprie opportunita’. mancano spesso di visione prospettica, nel senso che pensano letteralmente alla gallina oggi, piuttosto che avere un uovo tutti I giorni da domani…
    spero davvero che questo posto che hai visitato insegni alla comunita’ come poter trarre beneficio dagli elefanti senza doverli sfruttare eccessivamente!

    Sono sempre molto curiosa di sapere come va con Bram e di sapere se stai trovando tutto quello che ti mancava in Belgio… prima di partire, quando pensavi che non saresti partita, avevi scritto che avevi messo in discussione tutto anche lui e che ti mancava qualcosa che era tutto senza colori… come sta andando? stai trovando le tue risposte?

    Grazie mille per tutti i post, racconti le cose e mostri fotografie incredibili!

    Laura

  4. Enrico permalink
    febbraio 20, 2017 7:54 pm

    Domenica c’erano qui Davide D’A. e Gabriella D.P. a pranzo (con altri amici e altri bimbi) e ti salutano tanto. Ho mostrato loro qualcuna delle foto più belle ed è una bella lotta ma questo post è tra i candidati per la top 3. (sono Enrico EORTC, ma non sono al lavoro e quindi non ho l’account wordpress che uso per il lavoro :D)

  5. Silvia permalink
    febbraio 20, 2017 9:08 pm

    Ma te sei matta per aver pensato anche solo un nanosecondo di non andare! W gli elefanti e W il centro e chi si impegna per loro, ma anche se non ti affezionavi così tanto, deve essere ganzissimo stare così nella natura… per ora questa è la cosa che ti invidio di più!!

  6. Silvia permalink
    febbraio 20, 2017 9:35 pm

    Ps finché non andrete a spaparanzarvi sulla spiaggia tropicale! 😄

  7. febbraio 21, 2017 12:01 am

    @ Viola Emi, ciao! Che dire, l’amaro in bocca un po’ ce l’ho anch’io. Più che altro mi fa tristezza pensare che dei bestioni così grossi e forzuti si lascino soggiogare così facilmente. Però il centro fa davvero un bel lavoro e lo fa con passione, quindi una volta lì è facile farsi trasportare dal loro entusiasmo. Le foto sono quasi tutte di Bram!

    @ Laura: ehy, ciao! Che bel commento lungo ed elaborato, grazie! Sul modo in cui vengono visti gli animali c’è una possibile terza spiegazione che mi viene in mente, ed è che in un paese povero come il Laos sia difficile pensare al benessere dell’animale se te per primo fatichi ad arrivare a fine giornata… e a quel punto sì, prevale la visione meglio l’uovo oggi. E la mancanza di educazione sicuramente un ruolo lo gioca. Il centro mi è piaciuto perché cerca di fare educazione fra i mahout, che per la causa elefantesca in particolare sono l’anello più importante. Per quanto riguarda me, io adesso sto bene, e anche con Bram va bene. Alla fine credo che con la crisi che ho avuto non c’entrasse lui, ma che la crisi fosse dentro di me e che fosse paura del futuro. Adesso qualcosa stiamo facendo e quindi adesso sto bene. Non escludo che quando rientro a Bruxelles le cose cambino di nuovo, ma spero proprio di no! Poi c’è una cosa che sto imparando in questo viaggio, e spero di portarmela dietro quando rientro. Di carattere io sono abbastanza passiva e tendo ad aspettare che le cose succedano piuttosto che attivarmi per farle succedere. Qua, punzolata da Bram con degli stecchi (scherzo), sto imparando a darmi da fare per ottenere le cose che voglio.

    @ Enrico: che bello! Quanti kg di focaccia o pizza avete impastato per una giornata con adulti e bambini? Davide e Gabriella, in quanto bilancisti, secondo me possono capire proprio bene tutti i dubbi che mi vengono qui!

    @ Silvia: ciao amicona! Eh ma io non lo sapevo mica che sarebbe stato bello così! Sulle spiagge tropicali: dal 5 saremo in Thailandia con Valentina e a quel punto saranno due contro una!

  8. eclementel permalink
    febbraio 21, 2017 2:38 pm

    Ehehe, a ‘sto giro si doveva andare a distribuire cibo con la comunità Sant’Egidio ai senzatetto, ma quei pisquani (i Sant’Egidii, non i senzatetto) sono partiti senza di noi. Sicché abbiamo distribuito lo stesso roba, ma senza la loro guida non sapevamo dove fosse la gente, di domenica in Gare Centrale o a De Brouckère non c’è nessuno! Risultato: siamo tornati a casa con i tre quarti della roba cucinata e abbiamo mangiato quella. Però ho fatto focaccia per il compleanno di Lara e lì era un chilo e quattro di farina ^_^.
    Grazie per i resoconti!

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