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Una settimana a Luang Prabang

marzo 6, 2017

Allora Luang Prabang! A Luang Prabang abbiamo finito con lo stare una settimana intera. Ci siamo rilassati, abbiamo programmato il resto del viaggio, ma abbiamo anche fatto un sacco di cose.

Intanto la città. La città secondo me non è rappresentativa del Laos, così come Bruxelles non rappresenta il Belgio.

Luang Prabang è la città più turistica del Laos. È inoltre parecchio internazionale, ci vive una folta comunità di expat (un po’ li invidio, perché per vivere deve essere una città fantastica, anche se a mezzogiorno c’erano 40 gradi all’ombra nella stagione FREDDA!). Essendo così turistica è molto tourist-oriented. I primi giorni abbiamo fatto parecchia fatica a trovare dei ristoranti in cui il cibo non fosse rivisitato per adattarsi al gusto occidentale. Ci sono inoltre un sacco di posti hipster un po’ fighetti che propongono club sandwich, yoga sul fiume, cinema in lingua originale… tutta roba che in Belgio farei volentieri, ma appunto in Belgio.

Al tempo stesso siamo in Laos, un paese poverissimo con un basso tasso di scolarizzazione. Ecco allora che vorresti offrire il servizio al turista ma non sai come farlo. Esempio: praticamente tutti i posti offrono massaggi improvvisati a prezzi stracciati. Alcuni hanno nomi fighi tipo SPA FIORE D’IBISCO. Hanno una lunga lista di servizi che vanno dalla pedicure alla ceretta (waxing).
Solo che in realtà non li fanno. Se pronunci la parola waxing non sanno di cosa stai parlando, se la indichi sulla lista dei servizi ti dicono no, no. Una sola volta sono riuscita a prendere un appuntamento per una ceretta e quando mi sono presentata la ragazza non c’era, ce n’era un’altra che ridacchiando mi ha detto no, no, e di tornare un’ora dopo. Non ci sono tornata e ora sono ufficialmente uno yeti!

Mi sta uscendo un post disordinato, ma forse va bene così, anche Luang Prabang lo è.

Quello che volevo dire sopra non era certo “Ma guarda che capre che non sanno fare la ceretta”. Volevo solo dire che spesso la facciata non corrisponde a quello che ci sta dietro.

L’idea che ho, magari è sbagliata, è che il boom turistico che c’è stato da quando Luang Prabang è stata dichiarata patrimonio UNESCO abbia attirato un po’ di investitori. Che mettono su il posto bellino con, che so, la colazione all’inglese sul menù. E poi ci mettono a lavorare il ragazzino locale, pagandolo una miseria e mettendolo a servire un menù che è scritto in inglese e che lui non capisce. Quindi se gli indichi il numerino del piatto va bene, sa cos’è. Ma se gli dici, che so, senza sale, va nel panico perché non ha idea di cosa tu stia dicendo. Attenzione, non voglio dire che il ragazzino dovrebbe parlare l’inglese, figuriamoci, siamo in Laos e dovrei essere io a parlare il Lao. Sto solo cercando di descrivere i contrasti che ho trovato.

Com’è che parto con l’idea di scrivere una cosa e poi finisco con lo scriverne un’altra? Volevo raccontarvi quello che abbiamo fatto a Luang Prabang, invece sto goffamente cercando di esprimere quello che ho visto. Vabbè.

Facciamo così. Non faccio discorsi generali, che non ci riesco. Racconto e basta.

Tornando alla ceretta. Ora sembra che mi ci sia fissata, ma non è la ceretta il punto! Visto che non riuscivo a trovare un posto per farla mi sono iscritta al gruppo Facebook “Expats in Luang Prabang” e ho chiesto lì dove potessi fare una ceretta. Mi ha risposto una ragazza, gentile, suggerendomi un hotel in cui la ceretta solo inguine costava 50 dollari. Il salario di un insegnante qui è di 300 dollari ALL’ANNO.
In caso ve lo stiate chiedendo no, non ci sono andata.

Sono rimasta nel gruppo e quindi ricevo gli aggiornamenti. Si tratta quasi sempre di brunch, di serata pizza ai frutti di mare (ma che mare, che il mare in Laos non c’è?), di serata bistecca argentina e vino Mendoza. Non saranno tutti così, per carità, ma un po’ che questi specifici expats vivano in una bolla viene da pensarlo, no?

Posto che Luang Prabang è una città fantastica e che passarci una settimana è stato bellissimo e che ora che sono sull’aereo sono triste di venire via, ormai che mi è partito il trend negativo continuo con le cose che non mi sono piaciute, prometto che dopo passo a quelle belle!

Oh, una cosa che può sembrare paradossale, ma che in realtà non lo è: nonostante il Laos sia più povero del Vietnam, in Laos abbiamo speso, per mangiare e per dormire, mediamente più che in Vietnam.
Credo che questo sia legato proprio al fatto che il Laos è più povero. Cose a cui in un paese che sta meglio ha accesso anche la popolazione a reddito medio in un paese molto povero diventano cose riservate ai ricchi e ai turisti: ecco allora che i prezzi schizzano verso l’alto.
Questa cosa l’avevo già notata in Portogallo. Mi aveva colpito il fatto che al bancomat il prelievo veloce comprendesse solo le banconote da 10 e da 20. In generale in Portogallo si spendeva molto meno che in Belgio. Però il biologico costava molto (ma molto) di più. Perché viene percepito come bene di lusso. Si capisce quello che voglio dire?

Se avessi il PC rivedrei il post e cercherei di sistemarlo in modo che abbia un ordine logico, ma da cellulare non riesco e quindi ve lo beccate sconclusionato, sorry!!

Parliamo di monaci. A Luang Prabang ci sono una quantità infinita di monasteri buddisti e di monaci. È una cosa che mi è piaciuta tantissimo, trovare così tanti templi e vedere tante vesti arancioni. Ha un che di sacro, di spirituale, che mi fa sentire in pace. I monaci sono considerati sacri e se se ne incrocia uno per strada la cosa rispettosa da fare sarebbe volgere lo sguardo.
Come vi ho già detto, i monaci la mattina presto, verso le 6, fanno la questua. Passano camminando lentamente in fila indiana con dei contenitori aperti in mano. I fedeli che vogliono contribuire si siedono fuori casa, di solito su un tappetino, con del riso in mano, e aspettano, e quando i monaci arrivano donano, silenziosamente. È una sorta di scambio: io nutro il tuo corpo, tu nutri la mia anima.

Una mattina ci siamo alzati presto per assistere alla cerimonia. Siamo andati in una zona un po’ fuori per evitare le scene di turismo maleducato che ho già descritto e ci siamo seduti in un angolino, tranquilli, nel buio e nel freddo delle 6 del mattino (non vi dico quanto avrei pagato per un caffè), osservando la scena da lontano senza proferir parola (anche perché eravamo mezzi addormentati!).

Dopo un po’ sono arrivati due turisti. Lei aveva del riso, lui una macchina fotografica. Lei va a sedersi accanto a una delle donne, sul tappetino, nella classica posizione con le gambe ripiegate. Vuole una foto mentre dà il riso ai monaci. Le donne la guardano perplesse ma non dicono niente e cortesemente le fanno spazio.
L’uomo resta indietro, sta armeggiando con la macchina fotografica. Dunque quando i monaci arrivano lui non è pronto. La donna allora prende un pugno di riso, ma non lo consegna, lo tiene in mano tenendo in ostaggio il primo monaco che era pronto col contenitore aperto e che ora non sa più che fare, e di conseguenza tutta la fila di monaci che si ritrova bloccata.
Ma non temete! Per fortuna lui nota la scena. Scatta in avanti, spinge indietro un paio di monaci con una gomitata, attraversa la fila, si mette accanto a lei e fa la foto.
Poi se ne vanno, senza curarsi del fatto che dietro al primo monaco ce ne siano altri 15 e che magari un po’ di riso lo vorrebbero anche loro. Ma non importa, la foto è stata fatta!

Non lo dico. Non lo dico. Lo dico. STRONZI!!!

Funerale locale. Non la parte finale in cui si beve e si canta a cui abbiamo partecipato noi il primo giorno, la parte della cerimonia. La famiglia sta dando l’addio al nonno. Arriva una guida con un gruppo di turisti, portati lì per assistere allo spettacolo. Fanno foto. La nipote chiede alla guida, in laotiano, di avere rispetto ed andarsene. La guida traduce, in inglese: “It’s OK, it’s OK, you can stay!”. Questa non l’ho vista coi miei occhi, questa l’ho letta sul gruppo Facebook, su cui la nipote il giorno dopo ha lanciato arrabbiatissima un appello.

Stiamo atterrando. Smetto di scrivere per il momento. Se siete fortunati quando ricomincio il momento trend negativo mi sarà passato!!

Continuo oggi che è il 28 Febbraio, mentre faccio colazione a Bangkok. Senza lunghi tratti in autobus è difficile trovare tempo per scrivere, quindi mi sa tanto che questo post verrà scritto a pezzi e a bocconi. Vabbè! Meglio che niente! Per ora basta ralle, ricominceranno quando (quando?) inizierò a scrivere di Nong Khiaw.

Allora, Luang Prabang. Ne ho rallato (voce del verbo rallare, in toscano o forse solo in lucchese, fare la ralla = fare la morale) ma ancora non ve l’ho descritta.

È abbastanza piccolina ed è sul Mekong. Ci arriva anche un affluente del Mekong, il ponte di bambù che abbiamo attraversato il primo giorno non era sul Mekong ma sull’affluente. La struttura è semplice: ha tre strade principali parallele (una è sul fiume) e tantissime stradine perpendicolari una più bellina dell’altra, tutte verdissime. Eccone una.

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Gli edifici sono mediamente bassi e quindi non c’è ombra, il che significa che fra le 12 e le 16 si arranca sotto 40 gradi. Questa cosa ci è un poco pesata fino a che non abbiamo avuto una rivelazione: le bici! Luang Prabang è una città fantastica da girare in bici perché è quasi tutta piatta, le strade in centro sono asfaltate, è poco trafficata e quasi tutti i b&b offrono biciclette gratis. Questa scoperta ci ha cambiato la vita, e ha fatto salire Luang Prabang più in alto nella classifica “città in cui mi piacerebbe vivere” (sì, anche se non c’è verso di farsi una ceretta)!

A Luang Prabang abbiamo fatto un sacco di cose! In ordine sparso.

*** Avventure nella giungla ***

Un giorno Bram mi ha portato a fare trekking dall’altro lato del Mekong. Io mi sono messa i sandali anziché le infradito. Solo che Bram si era scordato di dirmi che dall’altro del fiume c’era una giunglastra! Le scarpe da trekking ci sarebbero volute, altroché! E chi se lo aspettava, a un tiro di barca dalla città, di trovarsi fra polvere e verzura tropicaleggiante?

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La barca. La barca è una sorta di servizio pubblico, tipo traghetto, che i locali usano per andare da un lato all’altro del fiume. Costa 3000 kip per i locali e 5000 per i turisti, guardare per credere:

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Quando l’abbiamo presa noi c’erano 120 locali, un milione di scooter e 4 turisti, noi più altri 2 tizi.
Passa l’omino che vende i biglietti e ai tizi chiede 10000 a testa, che loro pagano senza fiatare. Ringalluzzito ci riprova con noi, ma Bram si rifiuta e gli dà 5. Il tizio dice che costa 10, Bram dice di no, la discussione va avanti per un po’, il tizio non si arrende, allora dopo un po’ io dico CE NE ANDIAMO!, e scendo dalla barca con Bram dietro. E anche coi due tizi dietro, che una volta capito il giochetto si sono ribellati e si sono fatti ridare i soldi!
Alla prospettiva di perdere 4 clienti il tizio della barca si arrende. Spicca una corsa, ci riacchiappa per la collottola e per i giusti 5000 kip a testa ci lancia sulla barca!
Adesso voi vi chiederete, ma quanto saranno mai questi 5000 kip per scatenare tutto questo casino?… Ho fatto il conto dopo e mi sono resa conto che sono 50 centesimi. Ma era diventata una questione di principio! E poi in kip mi sembravano tanti!

Il trekking nella giunglastra non mi è piaciuto molto. È stato strano.
La prima parte passava attraverso un villaggio, povero a vedersi, separato da Luang Prabang non da un fiume ma da un abisso. La strada era sterrata, galline e polvere ovunque, bambini che ci inseguivano per chiedere soldi, è stata la prima volta che ci è successo in tutto il viaggio. C’erano anche dei templi, e ogni volta che camminando passavamo davanti a uno c’era il furbastro di turno che cercava di farci credere che per passare occorresse comprare il biglietto. E tanto siamo nati ieri!

Ora che ci penso, l’intera mattinata può essere vista come un gioco di ruolo! Vediamola così.

Prima missione: riuscire ad Attraversare il Fiume versando il giusto obolo. Riuscita!

Seconda missione: Attraversare il Villaggio senza cadere nei tranelli tesi da gnomi ed elfi. Compiuta con aiuto: verso la fine stavamo per finire nelle grinfie di un troll, ma un viandante ci ha salvato!
Ed ecco l’inizio dell’avventura vera e propria.

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Terza missione: Il Bosco incantato.

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E infestato! Ne siamo usciti con qualche mozzico. In cima c’era un laghetto sorvegliato da un dragone. Nella casetta che si vede nella foto dietro di me viveva un monaco solitario. Spazzava.
In salvo su quella roccia, abbiamo tirato fuori dal cestino delle provviste un panino e ce lo siamo mangiato!

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Missione numero 4, Riconoscere gli Inganni. Una giovane fatina si è avvicinata e ci ha consegnato un fiore. Pensando si trattasse di un amuleto l’abbiamo preso. Non lo era! Era una scusa per estorcerci dei dinari! Siamo fuggiti e abbiamo perso punti.

Missione numero 5, Ritrovare la Via, che la fuga precipitosa ci aveva fatto perdere.

Questa si è rivelata non facile, e piena di insidie anzichéno! Sotto le false vesti di contadino locale, una megera ci ha fornito indicazioni errate.

Persi. Persi nel labirinto di alberi di banana, mango e papaya. Sotto al sole bollente, con i sandaletti aperti, il sentiero non tracciato. Abbiamo invaso proprietà private, scavalcato steccati, scansato serpenti.

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Poi a me è venuto in mente che in Laos non bisognerebbe MAI lasciare il sentiero perché c’è pieno di mine inesplose (che sono uno dei motivi per cui il Laos è così poco sviluppato – more on this subject to come). A quel punto Bram ha dovuto affrontare una nuova inaspettata prova, che si chiamava Placa la Fidanzata Imbufalita. Questa è stata la prova forse più difficile della giornata ma, complice la promessa di una cena indiana in serata, alla fine è riuscito nell’impresa! Eccolo vittorioso!

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Parentesi sulla cena indiana. In vari mi chiedono se non mi manca il cibo europeo. Con mia sorpresa la risposta è no. Da quando stiamo viaggiando mi è però venuta una voglia incredibile di cibo indiano! Vorrei mangiarlo spessissimo, Bram no e come compromesso un pasto ogni… 15 forse?, è indiano. Ed è sempre buono, quando più quando meno ma sempre buono. In Laos però abbiamo avuto una sorpresa: in Laos non arriva il paneer, che è il formaggio indiano che io adoro, prendo sempre quello! E la cosa peggiore è che lo sostituiscono con la cosa che odio di più al mondo: il tofu!!

Fine divagazione, chiudo l’avventura giunglosa con un paio di foto scattate alla fine.

Un ospite sul tuk tuk:

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Panni e contenitori per il riso insieme ad asciugare:

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Panni e salsicce come sopra!:

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*** In città ***

Un altro giorno siamo stati semplicemente in città e abbiamo fatto i turisti. Abbiamo visitato il palazzo reale e il tempio più famoso di Luang Prabang, il Wat (wat = tempio) Xieng Thong.

Perché non ho foto del palazzo reale? Era bellino! C’era il trono e c’erano tutte le foto del re e della regina quando erano giovani e poi via via che invecchiavano e c’era una storia di un principe un po’ scemo che faceva un sacco di cazzate ma gli spiriti, non si sa perché, lo aiutavano sempre, e c’erano un sacco di pareti meravigliosamente decorate, tutte a sfondo blu turchese. Ah e c’era anche il Buddha che dà il nome alla città, Luang Prabang significa “Buddha dorato”.

Non ho foto del tempio ma toh, beccatevi questa foto di io che mi dirigo verso l’albero per farmi fare una foto da Bram sotto l’albero!

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Riuscita!

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Il tempio pure era bellino. Eccolo qua!

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*** Pomeriggi, e sere e mattine ***

Stando a Luang Prabang così a lungo abbiamo fatto anche un pochino di vita normale, come se ci vivessimo.

Un pomeriggio che Bram aveva il raffreddore siamo stati in casa a fare programmi per le tappe successive. Poi ovviamente te fai e la vita dispone e niente è andato come pianificato! Stavamo ad alloggio 2 che è stato il mio alloggio preferito (poi vi metto i link) e che era casa di una famiglia con tre bambine. La più piccola aveva circa un anno e si era innamorata di un quadernino che ho con dei disegni di animali e non mi mollava più!!!

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Una sera siamo andati al cinema. Il cinema era un po’ un’inculata ma il film che abbiamo visto era BELLIZZIMO!
Il cinema era un’inculata perché trattavasi di cinema all’aperto nel giardino di un hotel di lusso e in teoria era gratis, ma in pratica siamo stati caldamente invitati a consumare e il menù comprendeva le bevute più care del Laos!
Il film era una meraviglia. Trattavasi di “Chang: A Drama of the Wilderness”, un film del 1927 che racconta la difficile vita nella giungla. Il film è muto, ma qualche anno fa 14 musicisti del Champasak Shadow Puppet Theater ne hanno realizzato la colonna sonora. Hanno composto e suonato i rumori della giungla e i versi degli animali e il risultato è strepitoso!
Bello da sentire, ma anche super interessante da guardare, soprattutto dopo aver trascorso qualche giorno con gli elefanti (chang vuol dire elefante). Quando l’abbiamo visto noi a Luang Prabang il pubblico era composto da soli turisti, ma pare che il film sia stato proiettato in varie zone del Laos rurale e che i locali si siano scompisciati vedendo come vivevano i loro antenati!

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Un’altra sera siamo andati a sentire un cantastorie! Anzi, un duo di cantastorie: il giovane narrava, il vecchio suonava un antico strumento tradizionale. È stato molto, molto suggestivo e bello.
Unico neo, Bambino Casinaro seduto in prima fila che chiacchierava impedendo al pubblico di sentire (non c’erano microfoni né altro). I genitori l’hanno portato fuori tre volte, ma disgraziatamente ogni volta l’hanno anche riportato dentro!

La foto non c’entra niente ma visto che mi avevate chiesto degli autobus locali, eccone uno!

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Infine, una mattina che siamo usciti presto abbiamo beccato i monaci che facevano la questua, e stavolta gli unici turisti puzzoni eravamo noi! Trattavasi, ci è stato successivamente spiegato, di monaci di campagna che vivono in zone poco popolate, e allora prendono l’autobus e vengono a fare la questua a Luang Prabang. Un autobus pieno di monaci!

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*** Big Sister Mouse ***

In Laos ci siamo anche trovati ad avere a che fare con due categorie d’età che per noi sono mondi sconosciuti, con cui di solito non interagiamo: gli adolescenti e i bambini, quelli sui 6/7 anni ma anche quelli più piccolini sui 3/4!
Come è successo?

Tutto è partito da Big Brother Mouse (vedere post sulla barca dei libri). Big Brother Mouse ha una sede a Luang Prabang, due stanze che contengono libri e tavoli. Due volte al giorno, fra le 9 e le 11 e fra le 17 e le 19, chi parla inglese e ha voglia può andare lì e sedersi a uno dei tavoli. Tempo 5 minuti e sarà circondato da adolescenti che vogliono fare pratica di inglese! Non è un’idea geniale per sfruttare i turisti e al tempo stesso dar loro la possibilità di aiutare anche se non hanno molto tempo?
Noi ci siamo andati la prima volta Lunedì 13, lo stesso giorno in cui eravamo stati sulla barca del libro, ed è stato un po’ frastornante (si dice?) e molto interessante!

È stato come avere una finestra aperta su un mondo a noi sconosciuto.

Io ho parlato con tre o quattro ragazzini, tutti di etnia non Lao ma Hmong. Erano tutti alle superiori o al primo anno d’università. Tutti vivevano lontano dalla famiglia per studiare, e per tornare a casa dovevano affrontare viaggi di tipo 12 ore su bus, barca e poi a piedi! Tutti di famiglia contadina, tutti con 8 o 9 fratelli.

Ci si sposa presto qua, ma presto, tipo 15 anni. E infatti uno dei ragazzini mi ha raccontato di aver ricevuto una telefonata da un amico che si era recentemente sposato e che chiedeva aiuto per organizzare la festa. Mi sono stupita, matrimonio e festa non sono lo stesso giorno? Nooo, mi ha spiegato, un matrimonio si organizza in fretta, per una festa ci vuole più tempo! Quanto in fretta si organizza un matrimonio?, ho chiesto. Il tempo di trovare un maiale!, mi è stato risposto.
L’amico in questione aveva 16 anni e stava con una ragazza di 15 conosciuta a scuola. A un certo punto la mamma della ragazza aveva deciso che basta, studiato anche troppo, è tempo di aiutare nei campi, e aveva ritirato la ragazzina dalla scuola. Panico nel ragazzo, non la vedrò più, e se si dimentica di me? Ed ecco la soluzione. Logica, semplice da realizzare e di sicuro effetto: sposarla.

Abbiamo parlato di varie cose, di sogni per il futuro anche. Quasi tutti sognavano una borsa di studio in Europa o altrove, comunque nel mondo occidentale: perché per tanti è l’unica speranza di poter proseguire gli studi. Alcuni ce l’hanno fatta, mi raccontavano con gli occhi luccicanti. Il mio amico è a Amsterdam, dice che fa tanto freddo!
Mi si è stretto il cuore a immaginare questi ragazzini mingherlini partire dal loro villaggio fra i polli con quattro cose e una valigia di cartone (letteralmente) e andare a finire nel gelido Nord Europa. Loro che non conoscono il freddo, loro che non hanno mai visto il mare. E questi sono quelli fortunati, quelli che hanno una possibilità. A tutto ci si abitua, certo, ma credo che la prossima volta che ne incrocerò uno a Bruxelles lo guarderò con occhi diversi!

Ci hanno chiesto del cibo. Cosa avete assaggiato qua in Laos, cosa vi è piaciuto. Ho parlato di questi mini pancake di cocco di cui si è innamorato Bram (che essendo un Orso goloso ogni volta ci si brucia la lingua, ma questa è un’altra storia), un cartoccino così costa 50 centesimi al mercato. Non li conoscevano. Cioè li avevano visti sì, ma non li avevano mai assaggiati perché costano troppo.

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Mi sta uscendo un racconto triste ma loro non erano tristi! Erano allegri, simpatici e determinati a farcela, e glielo auguro con tutto il cuore!

Uno era anche molto interessato a sapere come ho fatto a conquistare Bram quando non mi voleva. La mia ragazza, mi ha spiegato costernato, mi ha mollato proprio ieri sera!

Bram nel frattempo parlava con i suoi di calcio. È incredibile quanto questo sia un argomento di conversazione che funziona sempre!

Mattinata in barca, pomeriggio in libreria, la serata pure è finita a fare pratica di inglese: ci siamo seduti su una panchina a bordo Mekong a bere una birra e siamo stati approcciati da un giovane laotiano proveniente dalla provincia di Sainyabuli (quella degli elefanti) che ci ha raccontato la storia della sua vita e i suoi dubbi esistenziali!

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E i bambini? Tramite Big Brother Mouse abbiamo scoperto l’esistenza di Big Sister Mouse.
Nella libreria c’era un cartello che diceva “Abbiamo 10 studenti di campagna che vogliono imparare l’inglese. Se avete voglia di aiutarli presentatevi qui alle 9. Vi riporteremo indietro alle 16. Vi chiediamo un contributo di 5 dollari per il pranzo, ma se non potete permettervelo non importa!”.

Venerdì 17 siamo andati. Ci siamo presentati alle 9 e siamo saliti sul tuk-tuk. Insieme a noi c’erano due signori inglesi e, con mia grande delizia, Sasha, il fondatore di Big Brother Mouse! Che ci ha raccontato come tutto è iniziato, le difficoltà che hanno dovuto e devono affrontare, i programmi per il futuro.

Arrivati in campagna abbiamo visto quello che hanno creato e quello che stanno costruendo (una scuola). Per il momento hanno un edificio in cui studiano e dormono una decina di ragazzini adolescenti. Ma siccome per avere i permessi hanno dovuto promettere al governo laotiano che si sarebbero occupati anche dei piccini, la struttura comprende anche un asilo!

La giornata è passata veloce. I ragazzi ci hanno fornito un po’ di informazioni logistiche (dov’è il bagno, dov’è la carta igienica, ecc.) in un inglese incerto e poi siamo stati accoppiati per conversazioni individuali due a due.

E abbiamo parlato. Da dove vieni, cosa ti piace studiare, cosa vorresti fare in futuro. Quasi tutti sognavano di lavorare nel turismo o di diventare insegnanti. Per noi tante domande: da dove venite, dov’è (c’era un mappamondo gonfiabile a disposizione), perché non siete sposati, perché non avete ancora bambini. Ma anche com’è il mare, com’è il freddo, perché qua sono le 12 e a casa tua ancora le 6 (questa, confesso, mi ha messo in difficoltà!)?

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Io ho parlato più che altro con la ragazzina che nella foto ha il golfino maculato. Dolcissima e con un buono inglese, è stato un piacere parlare con lei. Vorrebbe diventare insegnante, ma non di inglese perché, dice, non lo parlo abbastanza bene! Alla domanda sul matrimonio ho risposto con un’altra domanda: cosa succede, le ho chiesto, se ti sposi con uno e poi non ti piace più? Non ha capito. Non ha capito la domanda, non per l’inglese ma perché è proprio il concetto che le è estraneo. Ho lasciato perdere e lei ha concluso che non mi piacesse più Bram e che non sapessi come dirglielo!

I ragazzi (e le ragazze) dormono lì. Per terra su dei materassi per il momento; stanno costruendo una struttura per ospitarli ma non è ancora pronta. Si alzano preso e cucinano per se stessi con i prodotti del mercato e chi può va a casa per il fine settimana, chi vive troppo lontano non vede la famiglia per mesi. Ah! Un’altra domanda molto gettonata era “Quanti maiali hanno i tuoi genitori?”.

La settimana precedente Sasha li aveva portati a Luang Prabang e avevano assaggiato per la prima volta la pizza. Alla domanda qual è il tuo cibo preferito qualcuno ha risposto alghe fritte, qualcuno altri piatti, tutti hanno invariabilmente aggiunto “… e la pizza!!!”.

Parlando con noi il loro vocabolario si è arricchito di qualche parola. La ragazzina con cui chiacchieravo io ha imparato a dire “alfabeto” e poi zenzero, peperoncino e cannella!!

Nel pomeriggio ruoli invertiti, piccola lezione di Lao per noi – e notare che nessuno ce l’aveva come lingua madre, perché noi europei, Sasha americano e i ragazzi tutti Hmong!

Abbiamo anche giocato con i bambini dell’asilo, a una specie di gioco dell’oca che doveva loro insegnare i numeri in inglese. All’inizio ogni gruppetto era formato da un ragazzo locale, uno di noi e tre o quattro bambini; dopo un po’ siamo stati lasciati da soli con i bambini. Mi è preso un po’ di panico, perché del gioco si erano stufati e se anche avevo altre idee spiegarle senza parole era impossibile. Ho provato per un po’ a pronunciare numeri in inglese che le bimbe dovevano individuare sul tabellone, e per un po’ ha funzionato ma non aveva una fine, e poi ho avuto un lampo di genio.

La morra cinese. Una cosa a cui non giocavo più da chissà quanti anni, me l’aveva insegnata la mia mamma. E che qua si è rivelata la chiave. È universale, la conoscevano tutti. Dopo un po’ ero circondata, non solo dalle mie bimbe ma anche da un ventaglio di altri bimbetti che urlavano UAN CIU TRIII e poi forbici, carta o masso!

Eravamo qui.

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A chiusura di giornata: lezione di linguaggio dei segni!

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*** Kuang Si ***

Ooohhh, questo post non finisce più! Un altro giorno siamo andati alle cascate.

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Meraviglia eh?? E infatti è stato bellissimo!

Siamo andati in scooter e lungo la via abbiamo fatto un po’ di incontri. Vediamo se me li ricordo tutti.

Il primo incontro sono state delle piccole bambine. Ci siamo fermati nel mezzo del nulla per sistemare il casco e dal nulla sono sbucate queste tappette in abiti tradizionali festivi. Surreale, veramente surreale. Ci hanno circondato strillando Hello e credo, credo ma non me sono sicura, che se avessimo fatto loro delle foto ci avrebbero chiesto dei soldi.
Ma noi foto non ne abbiamo fatte. Io ho tirato fuori la mia nuova arma segreta, vedere sopra, e le bambine sono tornate ad essere semplicemente bambine e abbiamo giocato per una mezz’ora e non mi mollavano più!

Il secondo incontro è stato un ristorante di strada! Buonissimissimissimo! Che bell’incontro!

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Questo in foto era il riso di Bram. I miei noodles sono spariti prima di riuscire a fare la foto!

Il terzo incontro è stato buffo! Una signora che sosteneva di possedere le cascate e che dovessimo pagare il biglietto a lei per vederle! Era completamente fuori di melone! O, più semplicemente, ce provava.

Alle cascate abbiamo anche incontrato degli orsi (c’è un centro in cui vivono quelli salvati da attività illegali orribili un bel po’) e un monaco coi sandali che su un tratto scivolosissimo saltellava come un capretto di montagna!

Oddio non ci posso credere che ho finito di scrivere questo post. È il 5 Marzo e sono su una spiaggia tropicale con Bram e la mia amica Vale che ci ha raggiunto per una decina di giorni. A presto con nuove storie!

E ora è il 6 e pubblico!

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6 commenti leave one →
  1. Alessandrino permalink
    marzo 6, 2017 8:35 am

    Belle le cascate! (ok, bello tutto in realtà). Assomigliano un po’ alle Terme all’aria aperta che ci sono a sud di Siena, ma immagino che queste siano normali cascate, no?

  2. marzo 6, 2017 10:47 am

    troppa roba impossibile commentare ogni cosa, a parte la faccenda ceretta of course.

  3. marzo 11, 2017 10:41 am

    @ ale: ma dai, figurati che alle terme in toscana non sono mai stata! le metto in lista per la prossima volta che vengo con bram!

    @ sandra: eh e figurati che sono indietrooooo!!!

  4. violaemi permalink
    marzo 17, 2017 12:12 pm

    Allora. L’ho letto in vari momenti e quindi scrivo solo sulle due cose che ho mentalmente commentato mentre leggevo.

    Il cibo indiano. Non mi piace particolarmente, a parte il pane e certe preparazioni di verdure. Fondamentalmente per le spezie eccessive (per tipo e quantità). E non amo i curry. Decido che, nonostante la sicura pessima organizzazione, voglio andare al Festival dell’Oriente a Bologna. Per vari motivi, primo fra tutti provare alcuni ristoranti. Tutti tranne quello indiano, of corse. E secondo te, accompagnata da Lui e da madre, dove sono finita a pranzo? Eh. Ho mangiato un cucchiaio di riso con lenticchie e verdure. Basta. Non ho comprato nulla, non ho atteso gli spettacoli che volevo vedere. Ci sono rimasta male e sono voluta tornare a casa. Non si fa. Ma nonostante la mia testa continuava a dirmi di non comportarmi in questo modo, non c’è stato verso.

    Gli orsi. Tanti anni fa ho seguito e supportato un progetto per salvare gli orsi dalla -non trovo l’aggettivo- pratica di imprigionarli in piccole gabbie dove non possono nemmeno muoversi costantemente sottoposti a prelievi di bile dalla cistifellea mediante cateteri.

  5. marzo 18, 2017 12:47 am

    Per il festival mi dispiace. E ti capisco, credo. Succede anche a me di comportarmi in modi in cui non vorrei comportarmi, ma a volte è più forte di me. Ci ho lavorato e ora va meglio, ma a volte ci casco ancora. Sul cibo indiano, naaa, io lo adoro! E da quando sono in Asia ho scoperto un sacco di cose nuove, che non so se da noi non si trovano sul menù o se a me non fosse mai venuto in mente di ordinarle.
    Gli orsi: esattamente quello.

  6. marzo 18, 2017 12:50 am

    Ehy magari a salvare quegli orsi hai contribuito tu!!! 💜

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