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Bangkok

aprile 6, 2017

È il 31 Marzo e io scrivo dall’aereo per l’Argentina. O meglio, dal primo dei 4 aerei che ci porteranno in Argentina. Questo va a Hanoi. E io sono un po’ emozionata!

Sono rimasta indietrissimo col blog. Ma ancora non mi sono arresa! Riuscirò a rimettermi in pari!

Continuiamo dunque col viaggio. Da Luang Prabang siamo andati a Bangkok. A Bangkok saremmo stati una settimana intera!

Day 1 (Domenica 26 Febbraio)

Per le prime due notti avevamo prenotato un ostello abbastanza basic in una zona non turistica e non centrale. L’avevamo scelto sulla base delle recensioni, che parlavano di una proprietaria amichevole e prodiga di consigli. Come ho forse già avuto modo di scrivere, in questo viaggio poco organizzato avere o non avere un ospite che ti dà informazioni e dritte fa tutta la differenza!

Solo che quando siamo arrivati la proprietaria non c’era. C’era solo un ragazzino che parlava inglese il giusto e che, insomma, non si sprecava.

Era all’incirca l’ora di pranzo. Ma era anche Domenica e nella zona in cui eravamo era tutto chiuso. Abbiamo chiesto al ragazzino e siamo stati indirizzati verso… un centro commerciale!

I centri commerciali a Bangkok sono un po’ come i centri commerciali a Dubai, a tema. Non avevamo programmato di visitarli, ma avevamo fame e inoltre Bram si voleva comprare delle nuove cuffie per ascoltare la musica. E così siamo andati.

Sarò sincera. Dopo due mesi di Vietnam e Laos, trovarsi improvvisamente di nuovo in mezzo al consumismo ha avuto un effetto… stordente. Una via di mezzo fra “queste cose non ci servono” e “mi voglio comprare tutto ORA”! Che poi non è che in Vietnam i centri commerciali non ci siano, è solo che noi non ci siamo andati.

C’era una food court e l’abbiamo girata tutta per decidere cosa mangiare e alla fine io ho optato per un tempura. Eh già, il mio primo pasto thailandese è stato giapponese!

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Dopo pranzo abbiamo fatto un giretto. C’era in corso una sorta di fiera dell’animazione giapponese (manga, gioco di ruolo e videogiochi) in cui credo che mio fratello Ale avrebbe sguazzato! E a dire il vero un po’ anch’io. Avevo messo gli occhi su uno Zelda d’annata e me lo sarei pure comprato… se non fosse stato solo in giapponese (mettere faccina che piange)!

Nel centro commerciale c’era anche un gruppo locale che suonava dal vivo (la cantante indossava una testa di peluche, col caldo che faceva, capisco che per essere figa sia necessario soffrire ma mi faceva impressione lo stesso!) e poi all’ultimo piano era Inverno.

Una cosa che ho notato in più occasioni è che, per la ben nota storia dell’erba del vicino, in Thailandia dove fa sempre caldo sono un poco ossessionati con ghiaccio e neve. Al centro commerciale c’era dunque questa stanza tutta ghiacciata, per entrarci si pagava (io e Bram no, siamo entrati di straforo e usciti subito) e ti davano degli stivaletti col pelo. Ma anche in TV, ho notato un paio di volte un telefilm ambientato in una sorta di caverna del ghiaccio, con questi tizi dai lineamenti ovviamente asiatici tutti vestiti di pelo coi ghiaccioli che scendono dai baffi, il tutto rigorosamente su sfondo celestino/bluastro!

Fuori dal centro commerciale c’era anche un mercatino hipster che sarebbe potuto benissimo stare a Amsterdam o a Tolosa (a Bruxelles no, è troppo sfigata!). Quel malvagione di Bram mi ha impedito di comprarmi un ciondolo fatto a forma di animale e che si poteva anche suonare!

Insomma eravamo finiti in un quartiere un poco chicchettino. Vorrei far notare che in tutto questo eravamo gli unici turisti. I centri commerciali non sono messi lì per i turisti, è dove i giovani thailandesi (che se lo possono permettere) passano la Domenica! E anche il mercatino strabordava di prodotti occidentali tipo il pane fatto col lievito madre o il tiramisù o lo yogurt fatto in casa (questo era a gusti locali almeno, tipo mango o melone verde) o, che so, le salsicce di Tolosa, ma era tutto fatto in Thailandia da thailandesi!

Quando Bram è riuscito a scacciare il demone del consumismo che si era impossessato di me (ma quel ciondolo mi SERVIVA!) e a strapparmi dal mercatino siamo tornati all’ostello e abbiamo passato il pomeriggio in WhatsAppConferenza con la mia amica Vale. Vale ci avrebbe raggiunto pochi giorno dopo e urgeva buttare giù una bozza di itinerario per il viaggio con lei!

Piccola nota, io e Bram ci eravamo divisi i compiti: a lui la Thailandia, a me la Malesia. Questo ha avuto un impatto sul viaggio, perché la Malesia era organizzata molto meglio SCHERZO!! Ahahah. L’impatto l’ha avuto perché ci si godono di più le cose che si sono studiate, sognate e aspettate con ansia, e per me la Malesia è stata così mentre invece in Thailandia sono andata parecchio al rimorchio!

Io avevo preso la Malesia per via di Salgari, Bram la Thailandia perché c’era già stato e un po’ la conosce. E infatti la sera è voluto andare a cena in Memory Lane, e cioè dove aveva cenato la sua prima volta a Bangkok con i suoi amici.

Ora, quando Bram era stato in Thailandia mi aveva mandato per due settimane solo foto di cibo, e da giorni mi raccontava dei ristorantini per strada e dei mille sapori dei curry. E io mi ero fatta i miei film mentali, che consistevano in graziose vie piene di gente affabile e in un angolo io, che mangio graziosamente un curry buonissimo seduta su uno scalino con indosso un vestitino estivo. Per raggiungere Memory Lane abbiamo preso la metro, e non appena scesa dalla metro i miei sogni si sono infranti.

Un puttanaio. Ma un puttanaio. Oddio ma puttanaio in italiano vuol dire la stessa cosa che in toscano? Un casino intendo, un bordello, ma sempre lì si casca? Insomma tanta di quella gente che non si riusciva a camminare!

E gente brutta. La concentrazione più alta di turisti occidentali che ho visto in tutta la Thailandia, e la maggior parte erano vecchi e brutti e per mano a giovani ragazzine thailandesi. C’erano ladyboy che si prostituivano. C’erano alberghi a ore, c’erano posti che offrivano massaggi “lavoro”, “amanti” e “completo”. C’era il peggio del peggio che vi immaginate quando sentite le storie brutte sulla Thailandia e io ancora mi sto chiedendo come potesse Bram trovarla una zona carina! Ora glielo chiedo, è qui.

Allora ha detto (più o meno non l’ho registrato!): “The hustle and bustle. The vibe. The crowd of people, the ladyboys, the street food, the fresh juices. Everything you imagine when you think about Bangkok, in one street. It’s not that I like it, it’s that I find it fascinating.”.

Per me invece è stato uno shock. Diciamo che il famoso shock culturale che ancora non avevo avuto tranne forse i primissimi giorni l’ho avuto quella sera.

Pad thai, curry, verdure saltate, riso ed espressione contrariata.

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Day 2 (Lunedì 27 Febbraio)

Ecco, adesso siamo al secondo volo, quello da Hanoi a Francoforte. Mancano ancora più di 8 ore NON CI POSSO CREDERE. Dormono tutti tranne me! Stiamo sorvolando l’India, il computerino di bordo mi informa. Che strano lasciare l’Asia dopo 3 mesi!!! Sto realizzando solo adesso che la stiamo lasciando davvero!

Allora, torniamo a Bangkok. Il secondo giorno ci siamo svegliati e abbiamo avuto una bella sorpresa: la proprietaria c’era! E aveva delle infradito che mi piacevano molto, e ha tenuto fede alla sua fama riempiendoci di consigli ed informazioni. Come questo.

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Che è stato la mia colazione. Anzi no, ora che ci penso il pranzo. La colazione l’avevamo fatta all’ostello, che in teoria non la comprendeva ma in pratica teneva a disposizione degli ospiti pane, marmellata e caffè. What else?

Ve lo dico io what else. Un pain au chocolat e un caffellatte! Che non c’erano all’ostello, ma erano disponibili nel posto in cui siamo andati a pranzo, e sono stata estremamente tentata di fare una seconda colazione. Invece poi ho preso il waffle verdurone (senza infamia e senza lode per la cronaca).
Il posto era un po’ di design e fuori c’erano degli specchi e ci siamo fatti un po’ di foto sceme.

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Nel pomeriggio siamo stati a visitare la casa di Jim Thompson, abbiamo mangiato qualcosa al volo e poi siamo andati… al centro commerciale! Di nuovo (anche se non lo stesso). Ma c’era un motivo! Anzi ce n’erano due.

Il primo motivo è che in questo viaggio mi è ovviamente capitato di patire il caldo, ma da nessuna parte come in Thailandia. In Thailandia faceva quel caldo che stai fermo e sudi, quel caldo che ti fa pensare “ora svengo”, quel caldo che ogni tanto hai bisogno di entrare in un posto in cui ci sia l’aria condizionata. E al centro commerciale appunto c’era.
Il secondo motivo è che a Bangkok abbiamo fatto quella che è stata la terza grossa spesa della vacanza, e questa era solo per noi. È una cosa che non avevo mai fatto prima e che non credo farò mai più ma che sono contenta di aver provato una volta nella vita. E per questa cosa mi servivano delle scarpe eleganti! E in valigia avevo solo scarpe da ginnastica, scarponi da trekking o infradito. Capirete dunque che mi servivano un paio di sandali carini! E li ho trovati!

Per cena siamo tornati nella zona del nostro ostello, che si è confermata abbastanza moderna e upscale. Diversa dalla Bangkok che immaginavo, ma è Bangkok anche questa e sono contenta di averla vista.

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Cena al mercato del W District, poco locale e molto internazionale, e nanna!

Day 3 (Martedì 28 Febbraio)

7 ore all’arrivo, stiamo sorvolando il Pakistan! Io ancora non dormo, ma si è verificato un netto miglioramento nella mia qualità di vita perché sono riuscita ad andare in bagno. Non osavo perché sono seduta al finestrino, ma alla fine me la facevo addosso e allora ho scavalcato Bram (svegliandolo) e la signora seduta accanto a lui (che deve essere narcolettica perché non ha fatto una piega)!

Allora dal terzo giorno in poi abbiamo cominciato a fare sul serio!

Il terzo giorno è iniziato con uno spostamento in taxi. Volevamo esplorare zone diverse di Bangkok e allora abbiamo cambiato albergo. Il taxi è rimasto imbottigliato nel traffico e a me è venuta la nausea e come logica conseguenza siamo dovuti andare subito a pranzo!

Dopo pranzo siamo andati a Chinatown (con la barca!), abbiamo fatto un tour segreto trovato su non so più che guida ed è stato troppo carino!

Siamo passati da una banca che sembrava quella in cui lavora il padre dei pargoli in Mary Poppins, da un paio di templi di quelli piccolini e tranquilli che piacciono a me e da alcune stradine a tema: quella col mercato, quella con le spezie, quella con i pezzi dei motorini…

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Poi siamo andati al Wat Traimit che è il tempio che ospita il Golden Buddha, il Buddha d’oro più grande del mondo. E il bello è che per anni non si è saputo che fosse d’oro, si è scoperto solo perché è caduto e lo stucco (mi pare fosse stucco) che ricopriva l’oro si è rotto!

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Il tempio ospitava anche due musei, quello dell’immigrazione cinese e quello della storia del Golden Buddha. Li abbiamo visitati entrambi.

Quello dell’immigrazione cinese 10 e lode. Mi è piaciuto tantissimo. Era informativo e interattivo: dopo un paio di pannelli con storie e statistiche sull’immigrazione cinese in Thailandia ci si trasformava in un giovane che partiva dalla Cina con grandi speranze.

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Si partiva col viaggio in barca, e si passava da una stanza arredata come una barca e che tuonava e lampeggiava come se ci fosse una tempesta in corso…

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… finalmente si arrivava…

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… e una delle prime cose che si facevano era costruire un altare. E poi si iniziava a lavorare partendo dai lavori più umili e poi, con un po’ di fortuna e molti sacrifici, si faceva carriera.

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L’esposizione si concludeva con foto e storie degli odierni abitanti di Chinatown. Bello, bello, bello!!

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Tutt’altra storia il museo del Golden Buddha che, poverino, era veramente patetico. In più chiudeva alle 17 e alle 16:45 non ci volevano aprire nonostante avessimo già il biglietto, e Bram ha dovuto fare una delle sue famose piazzate.
Dentro niente di troppo interessante, l’unica cosa che mi è piaciuta è stata la scenetta, creata con figurine mobili, che rappresentava la scoperta dell’oro.
Era così: tante figurine legavano il Buddha-non-ancora-dorato e cercavano di issarlo per metterlo nel tempio. Solo che gli sgusciava, e faceva SDONG! E poi si metteva a piovere, e allora dicevano Via giù ci si penserà domani, e lo caavano lì tutto storto (perché non era caduto a candela) sotto la pioggia. La pioggia scioglieva lo stucco (o quel che era) e la mattina dopo Ooohhh.
E questa era la storia del Golden Buddha! Vi è piaciuta??

Nel museo c’erano anche delle statue e Bram ha detto che questo sembro io quando mi sfavo. No ma simpatico eh.

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Dopo sapete cosa abbiamo fatto? Dopo abbiamo fatto un altro tour bellissimo: il food tour di Chinatown! Siamo stati in giro 3 o 4 ore andando di stand in stand e assaggiando delle cose buonissime!

Questo è Bram in coda per il curry Phanaeng

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e questa è la coda

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e questo è il curry, che era da leccarsi i baffi!

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Poi pad thai a questo banchetto qui

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e questo è il pad thai, che delle cose che abbiamo mangiato quella sera è stata quella che mi è piaciuta di meno.

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Questa era una zuppa con noodles piatti arrotolati, maiale bbq e uovo barzotto. Era una roba orgasmica e mi manca molto.

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Infine, queste erano delle palline (dolci) di quello che credo fosse riso glutinoso (si dice?) ripiene di semi di sesamo nero in infuso di zenzero. Una roba buonissima per cui io ho sviluppato una dipendenza, e infatti ci siamo dovuti tornare la sera dopo.

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E venne la notte. E noi eravamo stati in giro tutto il giorno e avevamo camminato un sacco con quel caldo pazzesco e ci facevano male le gambe.

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E allora, per chiudere la giornata in gloria… massaggio! Hurrà!

E anche: abbiamo passato l’Azerbaijan, la Georgia, il mar Nero, un sacco di altra roba e ora… Francoforte! Stiamo atterrando! Continuo dopo!

Day 4 (Mercoledì 1 Marzo)

3/4. Aereo per il Brasile. Stiamo sorvolando il mare. Abbiamo passato una bella giornata in giro per Francoforte, poi la sera siamo crollati. Su questo aereo io ho dormito, ho visto un film veramente brutto (“Vida sexual de las plantas”) e adesso scrivo!

Il quarto giorno abbiamo preso la barca e poi abbiamo noleggiato le bici e siamo andati in bici per tutta la giornata in quello che viene chiamato il polmone verde di Bangkok. È stato un po’ bello e un po’ caldo!

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Verso le 16 ci siamo infilati in un parco. E lì è stato magico. Perché faceva meno caldo; perché il parco era bellissimo e selvaggio; e perché pullulava di animali!

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Siamo stati dentro un paio d’ore, buoni e in silenzio, e abbiamo visto oltre a tanti pesci e uccelli degli scoiattoli, delle tartarughe marine e dei grossi varani.
E poi lui, che mi sembrava tanto esotico e che invece un mio amico mi ha rivelato essere un esemplare di l. cazis (lucertola del cazzo)!

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Verso fine giornata abbiamo riattraversato

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e ci siamo trovati in mezzo a una sagra, al tempio! A cui abbiamo lietamente partecipato, ed è stato proprio bello!

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E le cose belle non sono finite qui. Perché proprio accanto al nostro albergo c’era il piccolo salone massaggi di una ragazza che dopo aver lavorato in un albergo 5 stelle ha deciso di mettersi in proprio. Salone piccolino, prezzi non bassissimi ma neanche alti, una bella atmosfera (non sfruttamento insomma). Per Bram massaggio gambe e piedonzoli e io ho provato il massaggio thai che un po’ temevo e che invece mi è piaciuto tantissimo!

Doccia e a letto tutti stanchi, sazi e massaggiati!

Day 5 (Giovedì 2 Marzo), ovvero, le 1000 Bangkok

Sveglia e colazione nel nostro alberghino, nel quale la notte io riuscivo a dormire nonostante i rumori del traffico perché sono rumori urbani a cui sono abituata e non mi disturbano, e la mattina riuscivo ad alzarmi grazie al pensiero di quello che avrei ordinato per colazione:

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Involtini Primavera dolci, con dentro le banane fritte! Buoni!!!

Dopo colazione abbiamo chiesto alla reception se avessero qualche consiglio su cose da fare nei dintorni. La differenza principale fra l’ostello precedente e questo albergo era che la proprietaria dell’ostello era una fonte di informazioni attiva, la proprietaria dell’albergo passiva – e cioè le info te le dava anche lei, ma solo se gliele chiedevi!

Seguendo i suoi consigli abbiamo fatto un giro in una zona poco distante dall’albergo. Nel giro di pochi metri ci siamo trovati in una zona musulmana, una sorta di kasbah completa di moschea; ma nella stessa zona c’erano anche una chiesa e un tempio. Oltre a un’antica custom house e all’ufficio postale. Ho scoperto di avere una passione per gli uffici postali! Questa in foto è la custom house.

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Siamo poi andati a visitare un museo che consisteva nella ricostruzione di alcune tipiche case thailandesi, niente di che, e dopo abbiamo attraversato il fiume (ecco un’altra cosa che adoro, essere su una barca!) per raggiungere il quartiere portoghese.

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Il quartiere portoghese era molto portoghese e molto colorato ed è stato così strano camminare per le sue stradine sapendo di essere non in Portogallo ma a Bangkok!

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Ho adorato il giro che abbiamo fatto. Abbiamo passeggiato con calma osservando la vita svolgersi all’aperto e poi ci siamo seduti sulla riva del fiume a chiacchierare e guardare le barche passare.

Ecco un’altra delle mie ossessioni: le barche, quelle lunghe lunghe che trasportano cemento o sabbia, e che hanno una gagliarda barchetta davanti che le traina e una dietro che dà la direzione se serve. Mi affascinano perché la navigazione dura così a lungo che quelle barche sono case, manovrarle per lavoro è un modo di vivere. I bambini vengono educati sulla barca, oppure vengono mandati in collegio. Davano un film qualche mese fa a Bruxelles sugli scheepvaartkinderen e ancora sto rimpiangendo di essermelo perso!

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La serata è proseguita dall’altro del fiume. Un monaco ci ha dato indicazioni per attraversare, un poliziotto ha cannato il prezzo della barca, 500 anziché 5, e poi si è spanciato dalle risate. Era la sera dell’equivoco della dichiarazione di matrimonio!

Ci siamo successivamente ributtati nell’hustle and bustle di Chinatown

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che abbiamo attraversato (con sosta da me NON voluta, perché avevo fame!, al mercato dei fiori)

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per andare a cena nel confinante quartiere indiano.

Qua c’è stata una scena un po’ buffa. Stavamo camminando su uno stradone e a lato c’erano dei vicoli stretti e bui. Mi sono affacciata su uno perché dentro c’era un gatto senza sapere che il vicolo si affaccia su un mercato solo diurno. Passano due tizi indiani e credendo che io stia cercando il mercato mi informano che la sera è chiuso, al che io rispondo Oh grazie, ma non stiamo cercando il mercato, stiamo cercando del cibo indiano.

Ecco. Non ho fatto in tempo a pronunciare queste parole che una cosa tipo 15 indiani si sono avvicinati e hanno iniziato a darci consigli, parlando tutti insieme e dondolando le teste (il modo indiano di asserire), su dove andare a cena! È stato buffissimo, e bello.

Fortunatamente erano quasi tutti d’accordo sul nome del ristorante migliore: Nepali. Noi volevamo andare da Tony’s ma decidiamo di fidarci e seguendo le loro indicazioni andiamo a cercare ‘sto Nepali.

Svoltiamo in un vicolo vagamente malfamato e in fondo ci sono un paio di tavolacci di legno all’aperto, un tizio che non sfigurerebbe in una nuova versione del Padrino e una scritta che dice Tony.

Il tizio rolla foglie, ha davanti tutta una serie di ingredienti che infila nelle foglie che poi arrotola e mette da parte. Ci lancia un’occhiata ma non dice niente. Noi chiediamo, Nepali? Lui risponde con aria indifferente, È qui.

Siamo perplessi.

Il cartello dice Tony, gli facciamo notare, e lui scuote le spalle come a dire Che mangiate qui, che non mangiate qui, affari vostri, per me non cambia nulla.
Mi sa che la sua principale fonte di lucro non era il ristorante!

Alle fine decidiamo di sederci e ordiniamo. Siamo gli unici clienti, a meno che non si conti il gruppo di giovani indiani strafottenti che bighellonano lì intorno masticando foglie. Quando andiamo a chiedere dello yogurt perché il cibo è troppo piccante ci ridono in faccia.
Non è stato sgradevole, è stato affascinante, un micro cosmo dall’aria vagamente illegale. Per una sera a cena all’aperto. Sola in un luogo buio di notte preferirei non trovarmici, ecco!

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Per il dessert torniamo a Chinatown, dalle mie adorate palline dolci.

E poi… vorremmo andare a farci fare il massaggio della buonanotte, siamo dipendenti ormai, ma è tardi e se vogliamo fare in tempo tocca muoversi. Proviamo a fermare un paio di taxi ma siamo in una zona abbastanza turistica e nessuno vuole mettere il tassametro. Bram si sfava, io non so che fare, dal lato opposto della strada un autobus rallenta, Bram mi urla Guarda il numero!, io guardo l’autobus pensando che Bram non farà mai in tempo a controllare su Google Maps se è quello giusto, svogliatamente ci giro intorno e dico È l’1, Bram urla È quello giusto e un paio di braccia mi tirano dentro, in corsa.

E siamo sul Nottetempo.

L’autobus corre nella calda notte orientale, e non solo i finestrini ma anche le porte sono aperte, e traballa tutto e alle fermate mica si arresta, rallenta soltanto, e chi è dentro salta fuori e chi è fuori viene tirato dentro, e dai finestrini spalancati entrano tutti i profumi della notte di Bangkok, da quelli dei curry deliziosi a quello del gelsomino odoroso. Io lo amo.

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La serata è terminata con un massaggio (ve l’ho detto che avevamo sviluppato una dipendenza!) e poi nanna!

Day 6 (Venerdì 3 Marzo)

Dopo esserci svegliati siamo andati, su consiglio dell’albergo, a visitare un museo interattivo sulla storia della Thailandia. Si è rivelato interessante e anche uno dei posti più assurdi in cui io sia mai stata!

Si poteva visitare solo tramite visita guidata. E fin qui tutto bene, ci mettiamo buoni buoni ad aspettare l’ora dell’inizio della visita.

Quando l’ora arriva la ragazzina ci vende i biglietti. Poi ci gira intorno e ce li richiede.
Lei sorridente: “Biglietti, per favore!”
Io: “Ce li hai appena venduti…”
Lei continuando a sorridere: “Biglietti, per favore!”
Io: “Sì OK, un attimo che li ho messi in borsa, ma insomma ce li hai appena venduti, dovresti sapere…”
Lei senza smettere di sorridere: “Biglietti, per favore!”

Non so se ho reso l’idea. La cosa buffa non era che ci chiedesse qualcosa che lei stessa ci aveva appena venduto, era che nel farlo continuasse a ripetere le stesse due parole e a sorridere, tipo un automa! Buffa e vagamente inquietante, ecco.

Ma poi di che mi stupisco? Era o non era un museo interattivo? E dunque era interattiva anche lei! Non tanto, però.

La visita guidata funzionava così. Si poteva scegliere quella sulla storia della Thailandia o quella sulla storia del re, e noi abbiamo scelto la seconda perché l’ultimo re thailandese è morto un anno fa (il paese porta tuttora il lutto) ed è stato un re molto amato e ci interessava saperne di più.

La visita era però la storia di tutti i re che la Thailandia ha avuto. E funzionava così.

Una ragazza parlava thai a voce altissima per tutti i turisti thailandesi. Un’altra ripeteva in inglese a voce bassissima per gli unici due turisti europei (noi!) che ovviamente hanno provato per un po’ a dire “Eh? Eh?” e alla fine si sono arresi a non capire una cippa lippa. Quindi alla fine perché questo re sia stato tanto amato io non lo so!

È andata un po’ meglio quando siamo saliti sulla barca.
La barca funzionava così: era una barca messa a terra e tutti ci siamo seduti dentro e la barca ondeggiava mentre sul muro apparivano delle figurine proiettate che millantavano le gesta di, scusate, non so quale re. Le conversazioni fra le figurine erano di questo tipo.
“Oh! Amica, cosa sta succedendo?”
“Il nostro re sta mettendo il tram!”
“Oh! Ma si muove da solo, non sarà pericoloso?”
“Oh no amica, il nostro re non ci metterebbe mai in pericolo! Si muove tramite i fili e può trasportarci da un posto all’altro!”
“Oh amica, che progresso! Mi ci porteresti a fare un giro un giorno?”
Oppure.
“Aaahhh! Cos’era quel lampo??”
“È il nostro re! Che ha messo l’elettricità in casa, così potremo avere luce sempre!”
“Oh! Il nostro re è così generoso!”
E così via.

Il progresso progrediva e si passava a una parte in cui veniva mostrata la nascita della prima banca, che per introdurre il concetto in modo soft venne chiamata una roba tipo “Club del libro” (davvero), e poi dal nulla apparivano un grammofono, un juke box e pure il drive in! Magia!

L’ultima parte della visita era sul re che ci interessava. In onore del re l’aria condizionata veniva sparata con maggior vigore del solito e devo dire che non mi sono molto goduta il percorso perché ero troppo impegnata a cercare di non perdere la sensibilità negli arti inferiori.

Quando siamo usciti dal museo io avevo fame ma il posto in cui volevamo pranzare non era ancora aperto. Allora ho preso una crêpe al volo e poi siamo andati a visitare il Wat Ratchanatdaram (scusate ma ci sta: puppa!), altrimenti detto il Metal Castle (e noi per praticità lo chiameremo così).

Una volta superata la delusione dovuta al fatto che il Metal Castle non è un castello tipo quelli delle principesse come mi ero immaginata io ma giustappunto un tempio (wat = tempio) sono riuscita ad apprezzare la visita. Una cosa carina è la struttura ha vari piani e ogni piano descrive un differente stadio della meditazione fino all’ultimo, il nirvana. Ad avere tempo avremmo potuto provare! Ma non ne avevamo perché il tempio chiudeva e allora in cima non ho trovato il nirvana, solo un monaco chiacchierino.

Poi ho litigato con Bram. Perché lui era alla disperata ricerca di altre cose da fare e visitare mentre io avevo fame (erano le 17 e non avevamo ancora pranzato).

Aaahhh, questa è una cosa un po’ difficile da spiegare e che richiede una parentesi. Ci provo.

Allora, una cosa che proprio non mi aspettavo da questo viaggio è che sarebbe stato stancante. Per me 6 mesi di ferie erano 6 mesi di vacanza, di lunghe dormite e aperitivi rilassati.
Invece col cavolo! Viaggiare come lo stiamo facendo noi, spostandosi in media ogni 2 o 3 giorni, facendo un sacco di cose, facendosi nottate in autobus non dormendo, mettendo la sveglia spesso e volentieri alle 6 e quando è più tardi alle 8, è… stancante! Mi sento scema e mi vergogno pure un po’ a dirlo, eppure è così.
Attenzione, sto dicendo stancante, non stressante eh. Non è stanchezza mentale, è proprio fisica.

Non so se vi ricordate che all’inizio avevamo un’idea diversa del viaggio. Io volevo scoprire città nuove e viverci, per capire come si vive lì. Tipo, che so, 6 mesi in 6 città, 1 mese in ognuna.

Bram invece voleva viaggiare, vedere, scoprire. E in realtà un po’ anch’io, e allora alla fine abbiamo deciso di viaggiare a modo suo ma di stare un mese a Buenos Aires, per studiare lo spagnolo e anche per passare del tempo con KOK (che prima era a Lisbona ma adesso è qui a BA).

Questo equilibrio in generale ha funzionato e funziona, però ci sono stati alcuni momenti in cui Bram ha avuto la sensazione che ce la stessimo prendendo troppo comoda e ha iniziato a smaniare. E allora io sono sbottata dicendogli che io sono in vacanza e mi voglio anche riposare e che piuttosto che non fare nulla per mezz’ora lui andrebbe a vedere anche una merda secca!

Alla fine abbiamo deciso che il giorno successivo l’avrei organizzato io e siamo finalmente andati a pranzo. A pranzo abbiamo mangiato il pad thai in un posto che è famoso appunto per il pad thai (ma va’) ma che lo fa solo coi gamberi, a me i gamberi non piacciono e allora l’ho preso vegetariano scordandomi che in Asia vegetariano = tofu e infatti mi sono ritrovata con una montagna di tofu che ho polemicamente messo in un angolo del piatto e Bram lo voleva mangiare ma io gli ho spiegato che non lo poteva mangiare perché altrimenti la mia polemica sarebbe caduta nel vuoto e invece era molto importante che capissero che non mi piace il tofu e Bram mi ha detto che sono scema e abbiamo litigato un altro po’!

Dopo siamo andati in una piazza, e nella piazza c’era della gente che faceva aerobica e ci siamo seduti per terra con una birra a guardarli ed è stato proprio bello! E dopo siamo andati in un parco e anche lì c’era un sacco di gente che si allenava!
Questa cosa degli esercizi nei parchi mi piace TANTISSIMO, vorrei che ci fosse anche in Belgio (dove si congelerebbe tutto ma vabbè!).

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E poi abbiamo deciso di saltare la cena e riprendere l’autobus e andarci a far fare un massaggio. Ma la fermata era cambiata e non riuscivamo a capire dove fosse quella nuova. Siamo entrati in un ostello e abbiamo chiesto e alla reception c’era un ladyboy e io ero così affascinata dalle sue unghie tutte colorate che della spiegazione non ho capito nulla. Però quando siamo usciti l’autobus stava passando e Bram ha sventolato la mano e l’autista ha rallentato e i passeggeri ci hanno tirato dentro al volo ed eccoci di nuovo sul Nottetempo! Hurrà! Avrei potuto passare tutte le notti ad andare in giro con l’autobus..!

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Il massaggio invece non è andato bene. Siamo stati ingordi e abbiamo optato per quello thai di 2 ore e siamo stati puniti! È stato dolorosissimo! Ne siamo usciti entrambi pieni di lividi!

La notte io non ho dormito ma ho letto la LP. Perché dovevo organizzare il giorno dopo! Che sarebbe stato perfetto!
O anche no.

Day 7 (Sabato 4 Marzo)

Sveglia doccia e colazione, poi fuori e poi è venuta fuori immediatamente la prima falla del mio piano: avevo pensato a DOVE andare, non avevo pensato a COME arrivarci!

Quello che volevo fare era una gita in barca (ma va’) che passasse dai mercati fluttuanti che ci sono il weekend.

A organizzarla siamo riusciti. Solo che si è rivelata un’inculata! Perché è durata meno del previsto, perché c’erano delle chiuse e abbiamo passato più tempo ad aspettare che si aprissero che a navigare e perché dai mercati fluttuanti non siamo passati. In compenso io mi sono strinata!

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Rientrati al pier siamo stati accolti da una signora che sosteneva dovessimo pagare per scendere dalla barca. ?! Non abbiamo pagato e ce ne siamo andati con lei che ci minacciava da lontano col segno delle due dita davanti agli occhi, I’m watching you!

Che noi siamo visti come i ricchi turisti lo so, e sono la prima a sentirsi in colpa per avere di più e a cercare di rimediare come possibile. Però ‘sta cosa che per tutta la vacanza tutti, sempre e ovunque, abbiano cercato di incularci è stata un po’ sfiancante!

Riso al volo e poi siamo andati al centro commerciale, a cercare qualcosa di carino per la serata posh che ci aspettava. Bram qualcosa ha trovato, io no.

Siamo successivamente andati al parco. Nel tardo pomeriggio si verifica la stessa cosa che si verifica la mattina presto, e cioè la gente va al parco e si allena. Stavolta però abbiamo assistito a un fenomeno particolare.

Alle 18 abbiamo iniziato a sentire una musica, rivelatasi poi l’inno nazionale della Thailandia.
E in quel momento il tempo si è fermato.
Chi correva ha smesso di correre ed è rimasto fermo dove si trovava, chi stava facendo esercizi si è immobilizzato col braccio o la gamba alzata. Chi faceva yoga è rimasto nella posizione del cane, o del bambino, o del serpente.
Tutto questo per un minuto intero. Sembrava la scena di un film. Passato il minuto tutto si è rimesso in moto, come se niente fosse successo.

But all the clocks in the city
Began to whirr and chime:
O let not Time deceive you,
You cannot conquer Time.

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Abbiamo visto anche un’altra scenetta carina. C’era un gatto che mangiava qualcosa e c’era un corvo che ne voleva un po’. Il corvo non osava affrontare direttamente il gatto, e allora lo attaccava da dietro: gli dava dei piccoli morsettini sulla coda, super velocemente e scappando lontano subito dopo!
Il gatto non se ne faceva e continuava a mangiare.

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E poi siamo tornati a casa, cioè all’albergo, e abbiamo iniziato a prepararci per la nostra serata chic. Saremmo andati a cena da Gaggan, che è quello che è stato votato il miglior ristorante d’Asia (da una giuria professionale, non da TripAdvisor) per il terzo anno consecutivo!

Non è una cosa che avremmo fatto a cose normali, ma era un’occasione un po’ unica. Sia perché il miglior ristorante d’Asia è, indovinate un po’..?, in Asia!; sia perché per quanto caro fosse era sempre meno caro di quanto lo sarebbe un ristorante di quel livello in Europa; sia perché lo chef è indiano, e voi sapete quanto incommensurabilmente io ami la cucina indiana.

Quando siamo tornati ero un po’ stanca e sarei più volentieri andata a letto che a cena, poi però ho guardato la puntata di Chef’s Table in cui intervistano Gaggan e la voglia mi è tornata, tutta! Abbiamo provato a vestirci in maniera decente (io ho fallito)

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e siamo usciti. Dopo aver visto lo chef in TV (cioè sul tablet) e aver sentito la sua storia ero tutta emozionata all’idea di andare a cena lì!!

Fermare un taxi non è stato facile, perché una volta sentito dove volevamo andare tutti ci sparavano dei prezzi assurdi. Alla fine fortunatamente abbiamo trovato un tassista a cui la parola Gaggan non diceva niente e che ha usato il tassametro!

La cena è stata… difficile da descrivere. Diciamo che è stata una roba orgasmica che sono felicissima di aver fatto una volta nella vita e che non farò mai più!

Il menù era questo:

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25 portate, ognuna da mandare giù in un boccone solo.

Alcune erano buone. Alcune erano deliziose. Alcune erano orgasmiche.

Qualcuna ti esplodeva in bocca.
Qualcuna sapeva di qualcosa no aspetta di qualcos’altro no aspetta di qualcos’altro ancora.
Qualcuna ti faceva pensare Non voglio mangiare mai più niente nella mia vita, voglio tenermi questo sapore in bocca per sempre.

Una sapeva di acqua, di oceano, di mare.
Una di melanzana affumicata, ma come se l’essenza di tutte le melanzane affumicate del mondo si fosse concentrata in quell’unico, delizioso boccone.
Una sembrava non sapere di nulla e poi invece all’improvviso arrivava fortissimo un sapore intenso di pomodoro. Rosso. Maturo. Baciato dal sole.

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Non so se sono riuscita a rendere l’idea. È stata una cena incredibile, che non rifarei ma che sono contenta di aver fatto, perché delle cose così io non credo che le mangerò mai più.

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Piccolo aneddoto, uno degli chef era italiano e a cena finita ha preparato da mangiare per se stesso e per i colleghi, dei semplicissimi spaghetti al pomodoro fresco. Ecco, sappiate che dopo 25 portate per quanto piccole io ero piena come un uovo, ma sappiate anche che per una forchettata di quegli spaghetti avrei dato il mio regno e anche di più!

INFO

Le prime notti a Bangkok siamo stati all’ostello Better Bed. Non male ma un po’ decentrato. Le ultime notti siamo stati al family hotel The Myth. Lo raccomanderei se non altro per la sua vicinanza alla SPA fantastica (il massaggio doloroso non l’abbiamo fatto lì!).

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4 commenti leave one →
  1. Stefy permalink
    aprile 7, 2017 7:36 am

    Allora, io ho avuto per tutto il post la voglia di scoprire a cosa servissero i tuoi sandali! :) Ma perché dici che non rifaresti l’esperienza della cena se è stata così bella?

  2. aprile 7, 2017 11:17 am

    Stefy, intanto un applauso per essere arrivata in fondo a questo post chilometrico, e poi per la cena: perché era buona ma era anche cara!

  3. cenere permalink
    aprile 7, 2017 10:27 pm

    Qui è mezzanotte e 26 e io mi ritrovo con una voglia di curry che metà basterebbe…

  4. aprile 7, 2017 10:33 pm

    Ahahahahah!

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