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Colombia. Medellin.

maggio 21, 2017

Lunedì 15 Maggio

A Medellin siamo arrivati verso le 15. Affamati, ci siamo buttati sulla prima cosa commestibile che ci è capitata sotto mano. In Colombia stiamo viaggiando in modo diverso dal solito, la Colombia è il meno sicuro dei paesi in cui abbiamo viaggiato e nel tentativo di limitare i rischi stiamo privilegiando le zone turistiche. Nelle zone turistiche c’è cibo turistico e quindi: hamburger! Il senso di colpa per non starmi nutrendo esclusivamente di arepa e pataccone si è placato al primo morso: era delizioso!

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Il primo impatto con Medellin è stato positivo: tempo bello, caldo ma più fresco che a Santa Marta; tassista gentile; ho dimenticato la felpa nel ristorante degli hamburgers e l’hanno trovata e me l’hanno riportata!
Poi però…

Poi però ha cominciato a piovere, e all’improvviso anche a far freddo. A Medellin eravamo andati per la zona, non per Medellin di per sé, e quanto a cose da fare non eravamo preparati. Negli ultimi giorni ci eravamo affidati a KOK e Dani e non avevamo programmato di preciso dove andare dopo.

Insomma eravamo un po’ spersi, e pioveva, e quei bei pinguini non c’erano più, e mi è ripresa quella tristezza tristissima / disperazione che avevo già provato a Buenos Aires. Forse sono metereopatica e non lo so?

Quando sono triste non ho voglia di mangiare, allora in serata Bram è uscito e ha comprato un po’ di frutta per se stesso e un ovino Kinder per me e siamo rimasti in camera a guardare un documentario sulla vita (y la morte) di Pablo Escobar.

Martedì 16 Maggio

Ci siamo svegliati e c’era il sole! Molto, molto meglio! Abbiamo fatto colazione (scrausa) all’ostello e poi appena usciti ci siamo imbattuti in un bar specializzato in caffè colombiano molto carino e abbiamo fatto una seconda colazione lì! Gioia e gaudio!

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Poi volevamo arrampicarci in cima a una collina per il panorama, ma sapete che? Faceva troppo caldo! E allora abbiamo imbastito un piano alternativo, e cioè abbiamo preso un magico attrezzo che si muove su fili (cabinovia o ovovia o funicolare o teleferica, faccio sempre casino, in inglese cable car!) e con quello abbiamo sorvolato case e prati e siamo arrivati su su fino al cielo.

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I quartieri che abbiamo sorvolato avevano tutta l’aria di essere favelas. Pare che il sistema metropolitano di Medellin sia uno dei migliori del mondo e che abbia fra i vari il merito di aver donato, tramite l’introduzione delle cable cars, l’accesso a lavoro, scuola, sanità, partecipazione sociale ecc. agli abitanti delle colline! Further reading here should someone be interested:
https://www.lonelyplanet.com/colombia/northwest-colombia/medellin/travel-tips-and-articles/the-cheapest-sightseeing-tour-in-the-world/40625c8c-8a11-5710-a052-1479d2779aef

In cima siamo rimasti poco, giusto il tempo di guardare il panorama e fare qualche foto, perché non sapevamo se il quartiere in cui ci trovavamo fosse sicuro per andare in giro e nel dubbio non ci siamo avventurati. Abbiamo dunque ripreso il macchinario magico et misterioso (sicuramente opera del maligno!) e siamo andati a pranzo.

A pranzo siamo andati al mercato di plaza Minorista, di cui avevo sentito parlare. Avevo anche letto che si trovava in una zona popolare, e in effetti per arrivarci abbiamo camminato veloci.

Allora, che col cibo in Colombia non sia scattato il colpo di fulmine credo sia chiaro adesso. Questo è quello che abbiamo mangiato a pranzo. Buono, per carità, ma una volta mi basta!

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Il mercato era uno splendore! L’abbiamo girato in lungo e in largo e abbiamo comprato un grosso avocado, delle pesche e un sacco di frutta esotica che avremmo scoperto a colazione nel corso delle mattine successive!

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Dal mercato siamo andati, a piedi, in plaza Botero. La camminata è stata poco piacevole: vie e vie piene di gente vestita di stracci che frugava nella spazzatura. Non mi sono sentita in pericolo di vita però ecco, se mi avessero derubato non mi sarei stupita più di tanto.

Giunti in plaza Botero abbiamo fatto lo slalom fra i venditori di capelli di fazzoletti di riproduzioni di banane di collane di tutto e abbiamo, beh, guardato le sculture di Botero!

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Mi ha stupito trovare tutto quel casino nel centro della città. Il quartiere in cui stavamo noi, Poblado, quello turistico, è un’oasi al confronto. A Poblado siamo tranquillamente andati in giro da soli di giorno e di notte, in centro ci siamo sentiti meno sicuri. Medellin è sicura oggi, ma l’impressione che ho avuto è che lo sia perché, almeno di giorno, trabocca letteralmente di polizia.

A proposito di polizia. Ci hanno fermato per fare una chiacchierata. Ci hanno raccontato che la Colombia è vittima del turismo sessuale (quando abbiamo detto di essere italiana e olandese hanno commentato “Italiani tanti!” scuotendo la testa) e ci hanno chiesto di parlarne nei nostri paesi quando rientriamo, e di fare presente che qua è un reato.
Bene, benissimo. Però.
In Sudamerica qualunque cosa viene pubblicizzata tramite una fia ignuda.
Distributore di benzina? Fia ignuda.
Biglietti dell’autobus? Fia ignuda.
Dentifricio in offerta? Fia ignuda.
Inoltre al corso di spagnolo ci era stato fatto vedere un video che pubblicizzava la Colombia. A parlare era una dolce bambina che diceva: “Venite in Colombia! Abbiamo bel tempo, mare (immagine fie nude), natura, famiglia (sfilata di famiglie rigorosamente mamma-babbo-bambini), arte, musica (Shakira mezza spuppata), felicità, BELLE DONNE”…
Insomma, noi la nostra parte la possiamo pure fare, però sarebbe bene che anche loro facessero la loro!

Dopo la piazza abbiamo fatto un giretto sempre nella stessa zona per vedere una libreria (carina) e una chiesa. Per Bram è stato bello, per me è stato incredibilmente stressante a causa dell’overdose di gente, non si poteva fare un passo senza sbattere contro qualcuno, e di rumori, clacson, musica, venditori ambulanti che URLANO, gente che parla a voce altissima, bambini che strillano, insomma per me un incubo. Contate che io non riesco a usare né l’aspirapolvere né la cappa perché il rumore mi snerva. Sono stata felice quando abbiamo ripreso la metro per tornare all’ostello!

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E per cena? Stavamo in zona turistica e la scelta era abbastanza internazionale e allora abbiamo deciso, credo per la prima volta in tutto il viaggio, di andare in un ristorante italiano!
Ora, non so se a voi è mai capitata questa cosa, a me di tanto in tanto capita perché viaggio con Bram. È successa solo in ristoranti italiani, sia in Italia che all’estero. Ci sediamo e ci danno il menù; quando si rendono conto che io sono italiana Aaah, ma te sei italiana, potevi dirlo!, e improvvisamente si apre un ventaglio di scelte fuori menù, di cui i poveri turisti stranieri sono destinati a rimanere ignari!
Bram però è fortunato. E se la mia pasta alle verdure mi ha lasciato tiepida (il proprietario ci ha poi confessato di averla inserita nel menù solo per avere qualcosa da rifilare ai vegetariani), quella di Bram fuori menù con sugo di carne (non nel senso di ragù, proprio nel senso di intingolo) e gorgonzola era da svenire!!

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Mercoledì 17 Maggio

Abbiamo fatto un tour guidato. E ce ne siamo pentiti.

Volevamo andare a Guatapé, una cittadina su un lago artificiale. Bram era inoltre interessato a sapere di più sulla vita a Medellin ai tempi di Pablo Escobar. Abbiamo trovato questo tour che comprendeva entrambe le cose e che inoltre ci permetteva di guadagnare un giorno di viaggio (fossimo andati da soli avremmo dovuto dormire a Guatapé). Aveva ottime recensioni e abbiamo deciso di partecipare.

Ora, non so cosa avesse bevuto chi ha lasciato le ottime recensioni (o più probabilmente che età avesse), ma a noi il tour non è piaciuto per niente.

Siamo partiti in ritardo.
Abbiamo fatto una prima sosta per mangiare qualcosa, non necessaria visto che eravamo partiti dopo colazione.
Ci siamo fermati in una trappola per turisti, una ricostruzione in miniatura di un villaggio che non esiste più perché è stato allagato quando è stata messa la diga che ha creato il lago artificiale.
Terza tappa una delle case di Pablo Escobar, che cade a pezzi. Un po’ di spiegazioni, niente di nuovo per chiunque abbia letto un minimo sulla vita di Pablo Escobar.
Pranzo (triste) e poi in barca fino a Guatapé. La traversata del lago sarebbe stata carina se la maggior parte del gruppo non fosse stata composta dai soliti turisti stronzi, arroganti e irrispettosi (soliti come età e nazionalità, non le stesse persone) con cui ci eravamo disgraziatamente trovati in barca a Taganga. Se volete potete provare a indovinare la nazionalità nei commenti, ma secondo me non ci prendete.
Guatapé è deliziosa, ma per visitarla abbiamo avuto solo mezz’ora.
Da lì alla roccia, punto panoramico. 740 scalini, 45 minuti totali concessi per salire, guardare il panorama e ripartire. Gruppo di stronzi scesi con mezz’ora di ritardo, saltata di conseguenza la tappa successiva per mancanza di tempo.

Ecco questo erano le cose brutte. Ora quelle belle e le foto!

Questo è quel che resta della casa di Pablo Escobar. Secondo me era pure pericoloso camminare lì, cascava a pezzi!

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Questa è Guatapé, una tranquilla cittadina sul lago con pochi turisti e molti locali che si parlavano dalle finestre. Ditemi voi se non è deliziosa. Ho molto rimpianto la decisione presa.

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E questa era la vista dalla roccia.

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Ecco! Se capitate da queste parti andate solo a Guatapé e passateci la notte, date retta a me!

La sera siamo tornati a cena dall’italiano, che fra parentesi era un simpatico signore calabrese, abbiamo chiacchierato un po’.
E chiacchierando oltre al menù normale, oltre ai piatti del giorno fuori carta, sono apparse anche queste due delizie (oddio le rivorrei ora, sto scrivendo da un autobus e ho FAME!). Dall’alto, tagliatelle con tre tipi di funghi, gorgonzola e pancetta, e pasta con le polpettine!!

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Dopo cena abbiamo semplicemente fatto un giretto nella nostra zona, piena di localucci un po’ hipster messi lì apposta per acchiappare i turisti e tutti mezzi vuoti. Abbiamo guardato il ruscelletto carino e ambizioso (faceva il fragore di una cascata!) che scorreva proprio davanti al nostro ristorante, abbiamo rifiutato sorridendo le varie offerte di discoteca (ma dico, c’avete guardato in faccia?) e cocaina, abbiamo accettato quella di mango acerbo con sale, limone e peperoncino e ce ne siamo pentiti e siamo andati a nanna!

Giovedì 18 Maggio

Colazione all’ostello e seconda colazione nel posto carino del caffè colombiano, guardate bellino!

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E poi autobus per Jardin. A Jardin avremmo avuto un sacco di avventure. Che saranno l’oggetto del prossimo post!

INFO

A Medellín abbiamo dormito al Poblado Park Hostel. Senza infamia e senza lode. La stanza 10 ha la finestra, ma dà sul bar con conseguente musica alta fino a tardi.
Abbiamo cenato al ristorante italiano Trattoria Toscano.
Abbiamo fatto il tour Escobar & The Rock. Non lo fate!
Il caffè l’abbiamo bevuto da Urbania Café. Carino e pure buono!

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16 commenti leave one →
  1. Anonimo permalink
    maggio 22, 2017 5:31 am

    Turisti italiani?

  2. laurapeach1981 permalink
    maggio 22, 2017 5:49 am

    ciao! e’ bellissimo sempre leggere I tuoi racconti… dato che viaggiare per 6 mesi e’ una cosa che non capita di vedere tutti i giorni, mi chiedevo, come la vivi dopo 5 mesi? sei stanca di viaggiare? vorresti tornare a casa? ci pensi mai a come sara’ quando tornerai casa (se ti sentirai spaesata, se saprai riprendere velocemente il ritmo)? non ti senti in sovraccarico di immagini o sensazioni per cui godere dei posti che vedi e’ piu’ difficile (non sembra perche hai sempre un bell’entusiasmo)? senti di aver trovato quell qualcosa che ti mancava un anno fa? scusa le tante domande ma sono curiosa!
    Buona giornata
    Laura

  3. eclementel permalink
    maggio 22, 2017 7:10 am

    Russi?

  4. maggio 22, 2017 1:40 pm

    Buondì! Inizio con la risposta semplice, poi rispondo a Laura (ciao Laura!) che è più lunga: no italiani e no russi. Sono giovanini, sulla ventina, e presi singoli o in coppia non hanno niente che non va, è quando sono in gruppo che diventano delle bestie. Chissà che meccanismo si scatena…

  5. Stefy permalink
    maggio 23, 2017 8:28 am

    Olandesi?
    Proprio carina Guatapé!

  6. Anonimo permalink
    maggio 23, 2017 8:43 am

    Saranno i soliti americani…
    Ciao Betty

  7. maggio 23, 2017 5:00 pm

    Allora, no olandesi e no americani. L’avevo detto che era difficile!

  8. maggio 23, 2017 6:18 pm

    Laura, provo a risponderti andando in ordine (se riesco!). Intanto grazie, mi fa molto piacere sapere che mi leggi volentieri!
    Per il resto dunque, non sono stanca di viaggiare ma non sono nemmeno triste all’idea di rientrare. KOK sta viaggiando da più tempo di noi (da Settembre) e rientrerà dopo di noi (a Settembre) e dice che se potesse prenderebbe immediatamente un altro anno; ecco, io questa sensazione non ce l’ho. C’è anche da dire che lui viaggia in maniera diversa dalla nostra, è stato 4 mesi a Lisbona e 2 a Buenos Aires.
    La realtà è che io so che a fine Giugno tornerò a casa, ma non me ne rendo conto. Non so se questo sia un bene o un male. Da un lato ritrovarsi a Bruxelles sarà uno shock, dall’altro l’inconsapevolezza mi permette di godermi questo ultimo periodo senza l’ansia dello “Oddio manca poco” – anche perché nella mia testa non manca poco! È successo anche con l’Asia, mi sono resa conto che la stavamo abbandonando solo quando è partito l’aereo… e a quel punto mi è sembrato che 3 mesi fossero volati! Poi la sera in cui torniamo andiamo a cena da PLP e dormiamo lì, poi c’è Serena che è tornata a Bruxelles a Gennaio quando io sono partita… insomma, potrebbe andar peggio. L’unica vera, grande tragedia è che a casa nostra al momento c’è un problema con Internet che sembra irrisolvibile, e questo significa niente Netflix!!
    Poi. In sovraccarico non mi sento, no. I paesaggi cambiano e non sono tutti belli, ma quelli belli mi fanno ancora spalancare gli occhi eccome!
    Stavo cercando qualcosa in questo viaggio? Non lo so. Una cosa che cercavo era lo shock culturale, l’uscita dalla mia comfort zone, la scoperta e la consapevolezza dell’esistenza di modi di vivere diversi dal mio, e queste cose decisamente le ho trovate, specialmente in Laos e qui in Colombia. Io però sono sempre la stessa, e non escludo che una volta tornata alla routine certi meccanismi si ripresentino. La paura più grande che ho è di ripiombare nella routine e di rimanerci non perché ci sto bene, il che andrebbe bene, ma per pigrizia e “resistenza al cambiamento”, e questo non andrebbe bene per niente! Vedremo. Ecco questo spero, spero che se al ritorno capirò di non stare bene nella solita situ azione troverò la forza di darmi da fare per cambiare lavoro, paese o quel che è.
    Ho risposto a tutto? Sennò chiedi pure. Ciao!!

  9. maggio 23, 2017 9:38 pm

    il caffè colombiano è delizioso sul serio. Mi piace molto anche la tua analisi nel commento risposta qua su e il fatto che tu ti apra così tanto, grazie.

  10. cenere permalink
    maggio 24, 2017 1:03 pm

    io voto per i francesi!

  11. maggio 24, 2017 1:58 pm

    Cenere no, neanche francesi!

  12. maggio 24, 2017 1:59 pm

    Sandra grazie!

  13. maggio 24, 2017 4:25 pm

    Oh ma mi ero scordata una cosa importante: ad evitare il sovraccarico mi aiuta tantissimo… il blog!!

  14. Enrico permalink
    maggio 25, 2017 9:22 pm

    Vabbè, ci sono neanche duecento nazioni al mondo, secondo me per quando torni a Bxl lo scopriamo.

  15. Stefy permalink
    maggio 26, 2017 10:59 am

    Saranno tedeschi :D

  16. maggio 28, 2017 12:43 pm

    Nein!

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