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Colombia. Jardin. Carràmba che sorpresa!

maggio 25, 2017

Giovedì 18 Maggio

Jardin è un piccolo villaggetto nelle Ande. Ci siamo andati per un giorno, ci siamo rimasti per tre e stamattina siamo ripartiti e io non mi do pace!
È tutta colpa delle previsioni del tempo, e anche un po’ nostra che non ci siamo ancora ficcati in testa che per il Sud America NON FUNZIONANO.

A Jardin siamo andati da Medellin. Il viaggio in autobus non è stato il massimo, spiaccicati e un sacco di buche e curve vomitone. Inoltre io avevo letto un sacco di storie di gente derubata sugli autobus in Colombia e mi ero imparanoiata. Avevo programmato di passare il viaggio a scrivere sul blog ascoltando musica, avevo scaricato una nuova playlist apposta; poi però sono saliti due tizi dall’aria poco raccomandabile e io mi sono convinta che ci avrebbero derubato e allora ho nascosto il telefono (e anche gli occhiali da sole, che sono graduati e costano un botto) nella fodera del sedile e passato tutto il viaggio in allerta! Nella foto sotto, un autobus locale (non il nostro).

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Poi però siamo arrivati. E Jardin ci ha immediatamente incantato!

Siamo scesi nella piazza principale. C’era il sole e tutto il paese era fuori, seduto a bere qualcosa o chiacchierare o semplicemente mangiare un gelato.

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Anch’io volevo un gelato! Un gelato col biscotto per la precisione. Non sapevo come si dice in spagnolo e allora sono entrata in un bar e ho fatto vedere la foto sul cellulare, e una gentile signora mi ha accompagnato fino a un bar in cui ce l’avevano! Yuppie! Ottimo inizio!

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Dopo il gelato per me e una birra per Bram abbiamo preso un tuk tuk (che qua è una sorta di piccolo (a?) Ape) e ci siamo fatti portare al B&B che avevamo prenotato. Questo. Che meraviglia è?

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Era un poco fuori dal centro e anche un poco più caro del nostro solito budget, ma aveva ottime recensioni e abbiamo deciso di fare un investimento. Dopotutto era per una notte sola! O almeno così pensavamo.

I proprietari, Xavier di Barcellona e Soley di Pasto (sempre in Colombia) ci hanno riservato un’accoglienza fantastica. Piccola parentesi per darvi la dimensione del villaggio, non so da quanti anni vivano a Jardin ma parecchi, ma lui è ancora el español e lei la pastusa! Chiusa parentesi, ci siamo messi a chiacchierare e abbiamo scoperto di avere in comune la passione per la musica islandese! Non mi ricordo neanche come è venuto fuori il discorso, ma che coincidenza è? E avevano in casa i CD di due artisti che conosciamo e che abbiamo visto live parecchie volte, e ne hanno messo uno, e insomma ci siamo ritrovati in un minuscolo villaggetto delle Ande a chiacchierare in spagnolo ascoltando musica islandese. Ma quanto bello il modo può essere?

Nell’eccitazione del momento le informazioni che ci hanno dato sul villaggio ci hanno solo confuso. C’è una cascata, ma è meglio andarci a cavallo, ma forse ci si può anche andare a piedi, ma dov’è non si sa. Molte risate e canzoni dopo io e Bram siamo scesi in piazza, circa 15 minuti a piedi, e adocchiato un bar popolato da locali abbiamo deciso di entrarci per una birra e qualche informazione.

Il locale era carinissimo, cioè era un baraccio, ma col bancone di legno scuro e poche luci, accogliente insomma. I locali sembravano allegri, alticci per la precisione, e non ci parevano in grado di dare informazioni. Allora abbiamo chiesto al barista.
Il barista ci ha detto Sì c’è una cascata ma è chiusa per manutenzione. E basta.
Ma come basta? Xavier e Soley ci avevano parlato di DUE cascate. Riproviamo.
Chiediamo al garzone di bottega. Ma il garzone giovincello è, e ripropone la domanda al più navigato barista, il quale ovviamente ci guarda in cagnesco e dà la stessa risposta di prima. Uffa!! Ma noi non ci arrendiamo.
Usciamo e puntiamo due vecchietti, loro di cascate ne sapranno di sicuro, e fiduciosi ci rivolgiamo a loro. Niente: neanche loro sanno, e anche loro decidono di chiedere al barista. Ma che cazzo! Ma che in questo villaggio l’unica fonte di informazioni è il barista?
Per fortuna all’ultimo secondo la vecchietta femmina ha un’illuminazione e ci dice Venite con me!, e si mette a camminare decisa. La seguiamo.
E troviamo Juan David!

Dicesi Juan David un simpatico giovane che sogna di fare la guida turistica ma che per il momento fa il turno di notte alla reception di un albergo in piazza. Non avendo molto da fare ha tutto il tempo di chiacchierare con noi, e visto che l’argomento lo appassiona passa un’ora buona a raccontare, in uno spagnolo lento che riusciamo a capire. Grazie a lui le montagne intorno a Jardin si animano e si coprono di fiori, uccelli e cascate, con tutti gli itinerari descritti per bene e completi di informazioni su difficoltà, tempo di percorrenza, possibilità di andare da soli o necessità di una guida e in quest’ultimo caso costo. È stato grazie a Juan David che alla fine siamo stati non una sola notte ma tre!

Salutato e ringraziato Juan David siamo andati a cena. Seguendo le raccomandazioni di Xavier e Soley siamo finiti in un posto troppo carino e accogliente, avrà avuto 4 tavoli in totale, in cui abbiamo mangiato del cibo semplice e delizioso. Che bella serata!! Questa sono io che contemplo soddisfatta il mio piatto.

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Siamo tornati verso casa abbracciati e felici camminando sotto al cielo stellato (non è vero non era stellato, e infatti la notte ha piovuto, ma mi faceva figo dirlo) e mentre ci ripetevamo quanto fossimo fortunati… un’orribile rivelazione mi colse.
Gli occhiali da sole. Non li ho recuperati prima di scendere. Sono rimasti sull’autobus.

Mi sono sentita così tanto cretina. È proprio il paradosso, no? Per paura che una cosa succeda finisci per farla succedere proprio te. Erano nuovi, li avevo comprati poco prima di partire, e essendo graduati non c’è modo di ricomprarli, al di là del costo, a farli ci vuole almeno una settimana, e noi non stiamo mai così tanto in un posto. Sono andata a letto sentendomi una perfetta idiota!

INFO

Abbiamo cenato da Bon Appetit, che nonostante il nome di francese non ha niente. Il proprietario è un ragazzo russo e, indovinate un po’, il ristorante nel villaggio non è conosciuto con il suo nome ma come el ruso!

Venerdì 19 Maggio

Ci siamo svegliati presto (grazie al simpatico contadino che falciava il prato alle 6 del mattino) ma ce la siamo presa comoda: siamo rimasti un po’ a letto, ci siamo fatti una doccia con calma, ci siamo vestiti, verso le 8 siamo usciti fuori e WOW!

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Siamo rimasti una mezz’ora in giardino a goderci il panorama e fare foto e verso le 8:30 siamo andati a fare colazione. Menziono l’ora perché si rivelerà un dettaglio importante.

È Xavier ad accoglierci. In uno spagnolo un po’ stentato visto che non so come si dica dimenticare e non conosco la parola per gli occhiali gli racconto tutta la storia e gli chiedo se potrebbe per favore telefonare alla compagnia degli autobus per sapere se per caso hanno trovato i miei occhiali.

La colazione è allestita all’aperto ed è una meraviglia: frutta fresca, succo, caffè, pane ripieno appena sfornato. Mangiamo tutti contenti giocando coi gatti e quando abbiamo quasi finito Xavier riappare e ci dice Ah sì, e noi Ah sì che?, e lui Ah sì i tuoi occhiali sono stati ritrovati!

È successo che Xavier ha chiamato la compagnia degli autobus e la compagnia gli ha dato il numero personale dell’autista e autista e autobus erano ancora a Jardin ma stavano per ripartire e l’autista ha controllato dove Xavier gli ha detto e ha trovato gli occhiali e li ha depositati alla biglietteria dove adesso stanno ad aspettarci! Hip hip hurrà!!!

Sono stata proprio tanto felice. Perché non ci speravo quasi per niente. E se Xavier avesse chiamato un quarto d’ora dopo l’autobus non ci sarebbe stato più!

E dunque dopo colazione siamo scesi in centro. Abbiamo recuperato gli occhiali lasciando una piccola mancia per l’autista e abbiamo preso un caffè nella piazza. E poi ci siamo messi in marcia!

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L’idea era quella di prendere il magico attrezzo senza fili per arrivare in cima a una montagnetta e poi da lì fare un percorso a piedi che ci aveva spiegato Juan David e che oltrepassava grotte e cascate per terminare, udite udite, di fronte a una fabbrica di pasticcini! E dunque andiamo a piedi fino alla stazione e ci mettiamo in attesa del magico ordigno. Con noi ci sono altri due turisti e due rubiconde signore locali.

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Aspettiamo e aspettiamo e il magico ordigno non arriva. Arriva in compenso la bigliettaia, che scambia quattro chiacchiere con le signore e poi si mette bella pacifica a mangiare il pranzo. Aspettiamo un altro po’, poi Bram inizia a smaniare e le va a chiedere Ma insomma quando si parte.

Viene fuori che non si parte. L’attrezzo è fermo dalle 10:30 per mancanza di elettricità. Sono le 12:30 (sì, a noi piace camminare sotto il sole a picco) e nessuno sa se e quando la luce tornerà. Cioè, ma non ce lo dici?!

Decidiamo di andare a piedi. Dopo un po’ di tentativi riusciamo a individuare il sentiero e iniziamo a salire. Lungo la salita facciamo un po’ di incontri. Un signore di Medellin che si è trasferito a Jardin perché “vuole morire lì” e che è appassionato del Giro d’Italia. Dei cani cattivi che mi terrorizzano, ma poi arriva un contadino alto alto con un cucciolino minuscolo e li scaccia via. Una famiglia, mamma nonna e due bambini, la mamma ci racconta di aver adottato dei cani abbandonati, i bambini ce li fanno vedere, la nonna ci regala un ghiacciolo all’uva.

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Proseguiamo camminando, leccando il ghiacciolo che è appiccicosissimo e tinge la lingua di viola e chiedendo informazioni ogni tanto. E guardando il panorama, ovviamente!

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Finalmente arriviamo a un posto in cui ci hanno detto si può pranzare.
Ora, immaginatevi una Piccolina che dopo ore di marcia scorge un ristorante dietro l’angolo. Si avvicina contenta, gira l’angolo fiduciosa… e viene assalita da due cagnacci abbaioni! Non è successo nulla ma la Piccolina ha fatto un salto alto due metri, ecco.

Il posto del pranzo era delizioso. Su un ruscello in cui volendo si poteva fare il bagno (noi ci abbiamo infilato un dito, abbiamo sentito che l’acqua era fredda e ci siamo ritirati), in mezzo a una vegetazione lussuriosa. Meno delizioso era, purtroppo, il pranzo!

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Dopo aver mangiato (e dopo che il colesterolo è schizzato verso l’alto) siamo andati a trovare una signora che ha le chiavi di un tunnel pieno di pipistrelli e un gatto. Questo è il gatto.

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E questa è una Piccolina in procinto di entrare nel tunnel pieno di pipistrelli.

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E il motivo per cui ci entrammo (e io, terrorizzata dai pipistrelli che erano proprio tanti, me lo sono fatto tutto con la borsa in testa) è che alla fine c’era lei: la cascada escondida, cascata nascosta!

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La cosa un poco buffa è che mentre arrancavamo nel tunnel la signora ci ha raccontato che il tunnel è stato scavato con le mani da due signori che ci hanno messo ben tre anni. A domanda sul perché avessero deciso di intraprendere tale opera la risposta giunse semplice e diretta: “Per attirare i turisti!”..!
Che dire? Funziona!

La camminata proseguì fino a raggiungere un’altra graziosa cascatella, la cascada del amor. Dice che se ci si scambia un bacio qui l’ammore durerà per sempre. Noi l’abbiamo fatto, chissà! Non ho foto della cascata ma ne ho del grazioso ruscello.

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Poco dopo la cascata la vegetazione è cambiata. Da foresta tropicale si è passati a… campagna inglese!!

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E poi, e poi, finalmente, la meta tanto attesa: la fabbrica di pasticcini! Ed erano buonissimi!! E guardate che bella l’area coi tavolini per mangiarli!

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E poi di nuovo in paese, che abbiamo attraversato per andare a casa a cambiarci per la cena. Ora guardate questa foto e ditemi se non è ovvio il motivo per cui ci siamo perdutamente innamorati di Jardin!

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Per cena pizza. C’era un posto che secondo tutti i giardinensi fa la pizza migliore del mondo e abbiamo deciso di provarla. Gorgonzola e pere per me, al prosciutto crudo per Bram. Era diversa da quella italiana, più sottile e croccante, ma buona!

Dopo cena siamo ripassati dal nostro amico Juan David e abbiamo chiesto se fosse possibile organizzare una visita guidata del villaggio per il giorno successivo, visto che le previsioni davano pioggia. Ha fatto una telefonata e nel giro di un minuto la cosa era organizzata!

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INFO

Non so come si chiami il posto in cui abbiamo pranzato, ma in quella zona c’era solo quello.
La pizza l’abbiamo mangiata al Café Europa e ci è piaciuta!

Sabato 20 Maggio

Ci siamo alzati presto, abbiamo fatto colazione che fra parentesi era buona e diversa ogni giorno e poi siamo scesi in centro dove avevamo appuntamento con Roberto, il signore che ci avrebbe portato in giro per la giornata.

Dunque, non so bene come spiegarvi quello che è stata la giornata con Roberto. Ci ha portato in posti incredibili e fatto scoprire cose mai immaginate, a cui da soli non avremmo avuto accesso. Ci ha anche parlato tutto il tempo in spagnolo, e per questo nonostante non abbiamo camminato tanto a fine giornata eravamo distrutti!

Siamo partiti dalla piazza principale, di cui ci ha raccontato e che con le sue parole è diventata viva.
La pavimentazione è di pietra fredda, che rappresenta la forza. Le panchine sono di legno caldo, che rappresenta la gentilezza. Questa è l’anima degli abitanti di Jardin. E quello è il museo, io lavoravo lì, gli amministratori l’hanno chiuso 4 mesi fa. Ma un popolo senza cultura non ha anima!
Quanta amarezza in queste parole!

Ci ha portato in chiesa. Una chiesa tutta di pietra, che una volta dentro ha rivelato un soffitto di legno dipinto di un azzurro delicato e un segreto inimmaginabile da fuori: l’altare in marmo di Carrara. Un piccolo pezzetto d’Italia nelle Ande!

Siamo passati davanti a un asilo, ci ha poi portato a visitare la scuola di musica. Siamo entrati e la ragazza che la gestisce ci ha raccontato tutto: come è nata, come funziona, quanti alunni ci sono, come raccolgono fondi. Questo è il tavolo su cui si riparano gli strumenti. Stasera, ci dice, ci sarà un bingo nella piazza principale, 5000 pesos a cartella per la scuola! Venite!

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Una casa storica. Privata. Ma Roberto conosce la proprietaria, ci lasciano entrare, ci accolgono con calore. Ci raccontano la storia della struttura, questo una volta era un collegio, mio padre, dice l’attuale proprietaria, era un professore di letteratura spagnola, ha insegnato a scrittori famosi. E anche a me!, aggiunge Roberto.
Noi siamo ammutoliti, è bellissima. Osserviamo il corridoio che fiancheggia il patio interno tipico delle vecchie case colombiane, la grande cucina aperta.

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Continuiamo, poco dopo la teleferica un uomo sta ferrando un cavallo. Roberto lo conosce e si ferma a chiacchierare. Noi veniamo inviatati a entrare nella stalla. Proviamo a fare qualche foto ai cavalli ma loro non collaborano! Ma voi avete mai visto qualcuno ferrare un cavallo? Per me era la prima volta.

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La tappa successiva è forse la più incredibile di tutte: il monastero di clausura. Siamo entrati e abbiamo fatto una bella chiacchierata con la madre superiora, che ci ha offerto vino dolce e biscottini fatti dalle suore. Quale incredibile privilegio!

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E poi l’ospedale. Anche qui il responsabile ci ha portato in giro e ci ha raccontato tutto, inclusa la storia del fondatore che è questo bel signore nella foto sotto. Ci ha parlato dei reparti, dei pazienti, dei medici. Non abbiamo capito tuttissimo, ma è stata comunque una bella immersione in una parte della vita cittadina!

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Case, strade, piazze e poi il cimitero, ultima tappa prima del pranzo in quello che, ci rendiamo conto solo ora, è stato un percorso non solo nel villaggio ma anche nel cammino della vita: l’asilo, la scuola, la casa, la chiesa, l’ospedale, il cimitero.

Era un cimitero un poco strano devo dire: tutto preciso e ordinato, con solo 2 o 3 tombe per terra (le altre al muro) fra cui quella del medico fondatore dell’ospedale.

La tappa successiva è stata… il pranzo!
Jardin è famosa per le trote e così siamo andati alla trucheria. La trucheria era un posto molto molto carino, su un ruscello (ma va’), con tanti tavoloni di legno all’aperto e molte famiglie locali. La trota però non mi è piaciuta tanto, era fritta! Possibile che fuori dall’Italia sia così difficile mangiare del pesce cucinato in maniera un poco delicata?
Roberto voleva aspettarci senza pranzare. Gli abbiamo chiesto di pranzare con noi che avremmo offerto volentieri e ha accettato.

Al ritorno, mentre camminavamo di nuovo verso il centro, ci ha raccontato che a Jardin vengono 5 tipi di turisti: quelli che vengono per motivi religiosi, quelli che vengono per fare sport estremo (parapendio e rafting), per la natura, per la salute (aria di montagna) e il quinto non me lo ricordo! Quello che però mi ricordo è che quando ho chiesto “E che tipo di turisti siamo noi?” lui ha risposto, tutto serio, “Voi non siete turisti. Voi siete viaggiatori.”… E niente, a quel punto io lo volevo un po’ sposare, ecco!!

Andando verso quella che era l’ultima tappa della giornata siamo di nuovo passati davanti alla fabbrica di pasticcini, e di nuovo io e Bram non abbiamo resistito! Che bello che a Jardin tutte le camminate finiscano davanti alla fabbrica di pasticcini!!

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L’ultima tappa era una riserva che si chiama Gallito del Roca dal nome degli omonimi uccelli che ci vivono. Ma a Gallito del Roca con Roberto non siamo arrivati! Perché si è messo a diluviare! E ci siamo rifugiati con lui nel negozio (cioè nel soggiorno) di un suo amico che lavora la pelle e fa cinture e portacellulare ma principalmente selle, e ci ha dato due sedie e dei frutti della passione e ci ha detto che studiava inglese su Duolingo e ha aggiunto Good afternoon, e insomma è stato così accogliente..! Come tutti a Jardin, d’altronde.

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Tante altre cose vorrei dire di Jardin. Dell’aria che profuma di fiori d’arancio, e degli autobus locali, e dei fiori, tantissimi fiori ovunque. Ma questo post rischia di non finire più! E quel giorno abbiamo avuto ancora altre avventure!

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Ringraziato e salutato Roberto io e Bram siamo tornati nella piazza principale con l’idea di prendere un caffè. Entriamo in un bar che ha varie sale, facciamo su e giù fra l’una e l’altra alla ricerca della più protetta perché ancora stava piovigginando, alla fine io mi impunto su una, ci entro, e chi mi trovo davanti..?
Hedy. Una ragazza olandese con cui avevamo fatto amicizia in Laos all’Elephant Conservation Center e che non vedevamo da allora! E la ritroviamo qui, all’altro capo del mondo! Carràmba che sorpresa!!!

Ed è proprio una bella sorpresa. Perché Hedy è super carina ed è fantastico rivederla! Beviamo il caffè insieme chiacchierando e poi andiamo insieme alla riserva a vedere i galletti e ne vediamo tantissimi ed è magico, sembrano dei polletti tutti rossi e con le ali nere!

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E poi andiamo a giocare al bingo, e siamo noi tre e tutto il villaggio e i locali ci aiutano perché è un bingo un po’ strano, diverso da quello che conosciamo, e in più è tardi e non ci si vede nulla e dobbiamo illuminare le cartelle con la luce del cellulare, e visto che il bingo è organizzato dalla scuola di musica in mezzo c’è la banda che quando qualcuno fa bingo suona, ed è semplicemente una meraviglia.

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E poi andiamo a cena, sempre con Hedy, e chiacchieriamo chiacchieriamo chiacchieriamo, e la cena è deliziosa, e quando stiamo per esplodere ci salutiamo e visto che lei vive in Olanda e noi in Belgio magari ci rivedremo (e magari conosceremo anche il suo ragazzo che si chiama Bram pure lui e che era nel B&B con la febbre), chissà!

Rientriamo col tuk tuk perché piove. Notare i finestrini con la cerniera!

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INFO

Abbiamo pranzato a La Argelia Restaurante – Truchera – Molienda.
A cena siamo tornati da Bon Appetit.

Domenica 21 Maggio

Eravamo indecisi se rimanere a Jardin un altro giorno, c’erano altre cascate da vedere. Alla fine abbiamo deciso di partire perché le previsioni del tempo dicevano: pioggia! Ovvio che quando, alle 5, ci siamo alzati per prendere l’autobus c’era il sole.

Siamo scesi in cucina quatti quatti… e abbiamo trovato Xavier e Soley. Con caffè appena fatto e biscotti. E panini e succhi per il viaggio. Ma che si può volere di più?

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INFO

A Jardín siamo stati allo Hospedaje Rural La Boira. Semplicemente fantastico!

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8 commenti leave one →
  1. cenere permalink
    maggio 25, 2017 12:48 pm

    ma una foto di hedy?

  2. maggio 25, 2017 3:09 pm

    Non ce l’ho, però assomiglia tantissimo a un personaggio di un cartone animato… se riesco a ricordarmi quale te lo dico!

  3. ava permalink
    maggio 25, 2017 3:30 pm

    Come è tutto delizioso, dai paesi e paesaggi alle persone supergentili, all’incontro con Hedy…e mi ha colpito, ma è giustissimo, il commento: voi non siete turisti, ma viaggiatori! commovente come una persona conosciuta da poco vi abbia inquadrato così bene!

  4. maggio 25, 2017 3:41 pm

    Oh ma grazie mamma! 💗💟💖

  5. maggio 25, 2017 5:25 pm

    super felice per gli occhiali, ero qui che dicevo nooooooooooo invece sì yuppi!
    E adoro le carrambate, tutto questo post è una delizia veramente mi è piaciuto tanto.

  6. maggio 25, 2017 11:08 pm

    Grazie Sandra, il posto era talmente bello che il post è venuto da sé!

  7. Xavi permalink
    maggio 28, 2017 12:44 pm

    Francesca cara, che bello il tuo post Jardín.
    Lei sa più di noi Jardín!
    Voi siete di ospiti che sono sulla nostra lista di onore.
    Torna quando vogliono perché sei molto cara
    baci
    Xavi
    Oh, io sono più … Catalano Spagnolo …;)

  8. maggio 29, 2017 1:10 pm

    Disculpe, el catalán! ^^ Muchas gracias por el comentario, es un honor! Con la esperanza de volver un día!

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