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Colombia. Nei dintorni di Manizales disavventure, colibrì e piantagioni di caffè!

maggio 28, 2017

Domenica 21 Maggio

A volte vorrei che i nostri viaggi fossero più semplici. Siamo andati da qui a qui e ciao. Invece succede sempre qualcosa! E così mi escono i post pipponi!

Da Jardin siamo andati a Manizales.
Ufficialmente: 5 ore di autobus diretto.
In realtà: 8 ore e due autobus diversi.
Immaginatevi la nostra faccia quando il primo autobus si è fermato in un villaggetto sperduto e l’autista ha detto Terminal!
Ma procediamo con ordine.

Da Jardin siamo partiti alle 6 del mattino.
In teoria l’autobus aveva i posti assegnati. Ma in pratica ai nostri posti stava seduto un contadino locale con cappellaccio, stivali di gomma infangati e forcone, che parlottava da solo. Non ci è sembrato il caso di chiedergli di spostarsi!
L’autobus come sempre raccattava gente per la strada. A un certo punto accanto a me si è seduto un (altro) contadino. Nell’accomodarsi mi ha sfiorato col machete, che portava appeso alla cintura come tutti qui. Quando ho scartato il mio panino per mangiarlo mi è sembrato opportuno offrirgliene la metà. Ha accettato!

Del fatto che le cose non stessero andando come dovevano si è reso conto Bram, che stava seguendo il percorso sul telefono, quando ha visto che non stavamo andando nella direzione giusta. E ha immediatamente messo in atto la strategia che calma lui e manda in bestia me: si è messo a bestemmiare ad alta voce in olandese.
Lui si calma perché la butta fuori.
Io mi incazzo perché lo trovo un atteggiamento distruttivo che ci attira le antipatie di tutto l’autobus. Cotesto modo di fare, oltre a non servire assolutamente a nulla perché nessuno lo capisce e a farlo prendere per matto che parla da solo, ha il potere di attivare in una volta sola due delle mie più grandi paure: la paura del conflitto (con lui) e quella di non essere accettata (dagli altri passeggeri). Infatti in genere quando lui fa così io faccio finta di non conoscerlo!

Risultato: quando siamo finalmente arrivati lui era calmo e tranquillo, io ero una iena e avevo deciso che non gli avrei parlato MAI PIÙ.

Manizales per noi non era una cittadina da visitare, era solo un punto strategico per raggiungere altre zone. Siamo arrivati verso le 14 e in teoria avevamo tutto il pomeriggio per organizzare le tappe successive. Solo che non parlavamo, e quindi organizzare era un poco difficile.

La mia strategia del Non ti parlerò mai più così impari ha funzionato abbastanza bene fin verso le 16, anche perché ero stanca e, abbattuta dalla tragica notizia che di Domenica non si mangia perché alle 14 è già tutto chiuso, mi ero addormentata. Poi però mi sono svegliata, e mi sono trovata prigioniera di un circolo vizioso che avevo creato io stessa: volevo organizzare cose perché si stava facendo tardi e altrimenti il giorno dopo non avremmo potuto fare quello che volevamo, ma non volevo parlare con Bram e da sola non potevo organizzare perché c’erano delle decisioni da prendere insieme. Non volevo fare il primo passo, ma Bram non lo faceva e il tempo passava!

Alla fine sono esplosa in un Te sei una brutta merda e io non voglio più viaggiare con te perché tratti male la gente (con lui che diceva Ma ci stavano inculando!) e ora è tardi per andare al parco domani ed è TUTTA COLPA TUA!
Questo ragionamento maturo e concreto ha dato il via alla litigata e anche se non abbiamo raggiunto un accordo (io voglio che lui smetta di fare il matto e lui non vuole smettere) ci siamo calmati abbastanza da poter partire con l’organizzazione.

L’organizzazione era necessaria perché il giorno dopo volevamo andare a visitare una riserva ecologica in cui non si entra senza permesso e noi il permesso l’avevamo chiesto, via email vari giorni prima, ma non avevamo ricevuto risposta. C’era anche da decidere quante notti stare e dove andare dopo. Molti moccoli e varie telefonate dopo siamo riusciti ad ottenere il sospirato permesso e a quel punto visto che tutto era chiuso siamo andati a mangiare all’Irish pub!

Piccola parentesi sulla rabbia. Successivamente ci ho un po’ ragionato e ho pensato che per quanto sgradevole sia almeno lui un modo di buttare fuori la rabbia ce l’ha. Io invece non l’ho mai trovato, e quando mi incazzo spesso mi trovo prigioniera di questa palla di rabbia che mi avvolge e di cui non riesco a liberarmi. Qualcuno ha consigli?

INFO

A Manizales abbiamo cenato all’Irish Pub Hometown.
Abbiamo dormito al Golden Frog Mountain Hostel, che ci è piaciuto molto per l’atmosfera rilassata – nonostante i giovani proprietari sembrassero costantemente stonati e non molto in grado di dare informazioni!

Lunedì 22 Maggio

La mattinata è trascorsa tranquilla fra colazione all’ostello chiacchierando con una ragazza malese (super interessante visto che ci siamo stati da poco!) e un caffè e una pastina tipica (che si è rivelata un millefoglie molliccio) a Manizales. Poi abbiamo deciso di prendere un taxi per andare alla riserva ecologica, e secondo voi abbiamo preso un taxi e siamo arrivati? Indizio: NO.

Allora le cose sono andate così.
Fermiamo un taxi e gli diciamo dove vogliamo andare e lui dice No no no no!, e scappa a gambe levate.
Perplessi decidiamo di rientrare nell’ostello e chiedere ai ragazzetti stonati se per caso sappiano come si possa arrivare alla riserva. Ma! Ma un commerciante di scarpe ci prende a cuore.
Ferma un altro taxi e il nuovo tassista dice Sì, certo!, ci carica e parte. Guida per circa 3 minuti e poi ci dice Maaa, dov’è che è questo posto in cui volete andare?

Viene fuori che non lo sa neanche lui. Ci chiede di telefonare all’ufficio che gestisce i permessi ma noi non abbiamo un numero colombiano (cioè ce l’abbiamo ma solo per Internet, per telefonare no) e lui ha finito i minuti. Allora si ferma a un chiosco, ricarica il telefono e chiama. Sta al telefono con l’ufficio circa mezz’ora (?!) poi ci dice OK, azzera il tassametro (?) e parte.

Quando ci ritroviamo impantati col taxi in mezzo a un fiume l’arcano si svela.

La Reserva Ecologica Rio Blanco è poco fuori Manizales ma è un posto completamente diverso. È luogo di terra, fiumi, foresta tropicale e mille varietà di uccelli che attirano gli ornitologi di tutto il mondo! La strada per arrivarci è accidentata e normalmente si va con un 4X4 inviato dall’ufficio permessi per un prezzo fisso. Ma a causa del qui pro quo con l’ufficio permessi noi il 4X4 non ce l’abbiamo e non essendo consapevoli della situazione abbiamo semplicemente fermato un taxi. Il primo conosceva il percorso e si è rifiutato, il secondo non lo conosceva ed eccoci qui!

La consapevolezza della situazione non ferma il nostro tassista, che è deciso a portarci a destinazione. Azzera il tassametro (perché l’ufficio permessi deve avergli detto “Se proprio ce li vuoi portare almeno fatti pagare il prezzo fisso!”) e impavido si lancia su strade sterrate, su salite ardite… e nei fiumi, senza neanche probarli (vedi i post sull’Islanda)! È motivatissimo e lungo la via ci racconta un sacco di cose su Manizales e sulla natura che la circonda, e si ferma anche per farci vedere degli uccelli sul sentiero: un falchetto e dei grossi uccelli sicuramente rari che noi ignorantoni classifichiamo come “uno blu” e “uno giallo”.

Quando finalmente arriviamo mi aspetto di vederlo distrutto e sudato e che ci dica “Mai più!”. E invece, fresco come una rosa, ci chiede: “A che ora vi torno a prendere domani?”..!

Grazie tassista pazzo e sconosciuto che ci hai ridato un poco di fiducia nel genere umano, perché fra l’inculata dei 2 autobus all’andata e l’autobus su cui siamo ora (da Armenia a Cali, io con un diavolo per un capello, quando mi incazzo sul serio mi rifiuto di parlare spagnolo e allora sì che sono cazzi visto che qui nessuno parla neanche una parola di nessun’altra lingua!) ogni tanto la perdo!!

Aaahhh, respirone e torniamo alla riserva. La riserva era abbastanza spettacolare. La zona in cui si mangia e dorme era presidiata dai colibrì!

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Dal centro partono visite guidate la mattina e il pomeriggio, ma noi avevamo fatto tardi per via dei vari casini e quella pomeridiana era già partita. Abbiamo quindi chiesto dove potessimo camminare da soli e ci siamo avviati in quella direzione.

La passeggiata è stata un po’ carina e un po’ strana!
Il paesaggio era bellissimo. A volte vorrei essere esperta di flora perché vorrei sapere il nome di quello che vedo. Tipo qua era tutto selvaggio come in una giungla ma c’erano felci e fragoline come in un bosco! Boh.
La fauna era un po’ bella e un po’ brutta.
Di bello c’erano i cavalli e le capre e le mucche, in particolare tre vitellini che erano andati a fare una passeggiata e poi volevano tornare indietro ma non potevano perché dietro di loro c’eravamo noi e avevano paura a passarci accanto e allora ci guardavano ma non osavano muoversi, e alla fine noi ci siamo spiaccicati in un angolo e loro hanno spiccato una corsa e ci hanno superato e poi hanno tirato un sospiro di sollievo, fiuuu che brutta avventura!
Di brutto c’erano dei cagnacci schifosi abbaioni (io vorrei sapere che problema hanno in Sudamerica con i cani, che se li prendono feroci e poi li lasciano a giro a briglia sciolta e questi si aggrediscono a vicenda e io vivo nel terrore che prima o poi aggrediranno anche noi – e no, non sono randagi!) e dei contadini solitari che mi hanno ricordato tantissimo Dinamite Bla, uno ci scrutava dalla finestra senza espressione. Mi sa che a vivere così isolati si diventa un po’ strani! Abbiamo visto anche dei rancheros che scendevano da una montagna su dei cavalli carichi di borse cantando, questi sembravano un po’ più simpatici.

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Siamo tornati indietro dopo un’oretta perché io avevo paura dei cani!

E abbiamo trovato Nick! Un ragazzo inglese laureato in biologia e specializzato in ornitologia, che al momento vive a Panama e che aveva un po’ di vacanze e aveva deciso di passarle in Colombia nella speranza di vedere un po’ di uccellini!
Con Nick abbiamo fatto un aperitivo (ci eravamo portati il vino delle suore di Jardin), cenato e chiacchierato tantissimo, un po’ di vita e passioni ma più che altro di musica. Perché è venuto fuori che Nick è malato di musica quanto Bram, e pure dello stesso genere, e va allo stesso festival in Islanda a cui andiamo noi! E allora Bram ha tirato fuori le casse portatili e ne è uscita una bellissima serata di storie, musica e colibrì! E chi se lo aspettava, nel mezzo di una riserva ecologica spersa nel nulla?

Martedì 23 Maggio

Ci siamo alzati presto e subito dopo colazione siamo partiti, a piedi, per la visita guidata.
Eravamo io e Bram, Nick e la guida. Una cosa io e Bram non avevamo capito. Trattavasi non di una visita guidata alla scoperta della natura come scioccamente pensavamo noi; trattavasi di un tour avvistamento uccelli
Ora, per vedere gli uccelli bisogna ASPETTARE. Per circa 5 ore. Dalle 7 alle 12, per la precisione.
Io e Bram un po’ ci siamo guardati intorno, un po’ ci siamo annoiati e un po’ siamo morti di freddo. Ah e abbiamo visto anche tantissimi volatili, che per Nick e la guida erano WOW the chestnut-crowned antpitta, WOW the nyctibius griseus, e per me e Bram erano semplicemente Oh un altro uccello.

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Ci siamo esaltati di più per questi grossi maggiolini.

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O per questa mini orchidea, della dimensione dell’unghia del mignolo di Bram.

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E poi anch’io ho avuto il mio momento di gloria, quando ho avvistato questa specie rarissima mai vista prima: WOW the blue-legged banana eater!!!

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OK siamo scemi e irrispettosi. Ci fosse qualche ornitologo fra i lettori me lo faccia sapere che gli mando la lista vera dei pennuti avvistati. E la visita non è stata male eh, eravamo pur sempre in mezzo a una natura meravigliosa (di cui una buona metà, avevo dimenticato di dirlo, ha soggiorno in camera nostra durante la notte!) e ce la siamo goduta, anche se sicuramente Nick e la guida se la sono goduta più di noi!

Al rientro pranzo e ancora colibrì

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e poi tassista pazzo e via, verso nuove avventure!

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Questa foto è stata scattata in movimento, dall’autobus che ci portava verso l’avventura successiva. I viaggi in autobus in Colombia hanno tutti due cose in comune: paesaggi magnifici e tante, troppe curve!

L’avventura successiva è stata una piantagione di caffè. Un posto bellissimo in cui ci siamo rilassati e abbiamo imparato un sacco di cose. Il primo giorno siamo arrivati tardi però, e non abbiamo fatto un granché. Solo relax!

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Mercoledì 24 Maggio

Sveglia nella piantagione, colazione e super interessante coffee tour! Abbiamo imparato un sacco e metto solo qualche foto perché poi starà a Bram, se avrà tempo e voglia, scrivere un guest post sull’argomento.

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Io vi racconto solo una cosa che mi ha colpito: il chicco di caffè appena colto è dolce! È ricoperto da una patina di zucchero.

Tornati dal tour abbiamo pranzato e poi partita (giocava l’Ajax) per Bram e scrittura blog per me, ho finito il post su Jardin.

E poi piscina! Faceva caldo ma non caldissimo e io mi sono lanciata più che altro perché se c’è una piscina mi sento moralmente obbligata ad approfittarne, ma l’acqua era fredda e ho resistito solo un quarto d’ora! Questa era la vista però.

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Doccia, asciugatura capelli al volo (mi hanno dato un modello di phon talmente antidiluviano che avevo super paura di prendere la scossa!) e poi siamo saliti a piedi fino a un punto panoramico. Piccolo aneddoto, nella piantagione c’erano dei cagnacci non aggressivi ma abbaioni. Quando hanno visto che stavamo andando a fare una passeggiata uno bianco grosso e uno nero asmatico hanno deciso di venire con noi. Io ho smoccolato un po’ ma vabbè, questi li conoscevo, più che altro avevo paura che quello asmatico perisse nell’impresa. Partiamo e passiamo davanti a uno nero grosso mai visto prima che non appena ci avvista inizia ad abbaiare furiosamente. Non faccio in tempo a dire “Meno male almeno questo è legato” che il cameriere, che da lontano ha notato la scena, non accorre e premurosamente lo slega perché possa venire anche lui! Non vi dico il salto che ho fatto quando me lo sono visto arrivare a corsa! Eheh, non lo sapevate di questa mia paura dei cani, eh? In realtà non lo sapevo neanch’io!
E così tutta l’allegra combriccola, meno il cane asmatico che per fortuna ha autonomamente deciso di rinunciare all’impresa, ha ammirato il tramonto dal mirador.

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Parentesi. Mentre scrivevo abbiamo superato un autobus aperto (vedere foto Jardin). Era pieno di gente dentro, sopra (sul tetto) e intorno (attaccata in piedi)!

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E niente, della piantagione di caffè non ho tanto da dire, ma scriverne mi ha fatto ricordare quanto bello e rilassante sia stato passare due giorni lì. Fra l’altro ci si mangiava benissimo e ci si dormiva da dio!

INFO

Ci siamo rilassati e abbiamo imparato un sacco di cose sul caffè all’Hacienda Guayabal, che raccomanderei caldamente. Da tener presente che è un’azienda, quindi voi state lì ma loro lavorano, se quello che cercate è un posto in cui vi stiano dietro e vi diano un sacco di informazioni turistiche allora anche no!

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10 commenti leave one →
  1. violaemi permalink
    maggio 28, 2017 7:28 am

    Quindi tu vorresti dirmi che nel tuo kit di sopravvivenza, nella lista degli indispensabili, non c’è il phon? Piuttosto lascia a casa Bram ma portato il phon! Anzi portarti Bram che ti porti il phon! (Scusa Bram ma qui si parla di fondamentali). :D

  2. maggio 28, 2017 12:38 pm

    Ahahah, ma viaggiavamo in zone calde, non mi è proprio venuto in mente di portarmi il phon!

  3. nilde permalink
    maggio 29, 2017 10:54 am

    Quando hai descritto la popolazione dell’autobus mi è venuto in mente un film che ho visto due giorni fa alla tv ambientato proprio in Colombia . Se trovo il titolo te lo mando.
    Ciao. Nilde

  4. maggio 29, 2017 12:53 pm

    Oh sì, grazie!

  5. eclementel permalink
    maggio 30, 2017 8:46 am

    Ma vi siete fatti poi un caffè coi chicchi da voi medesimi colti?

  6. sally permalink
    maggio 30, 2017 12:05 pm

    ahahah ti adoro , a te e a come scrivi!!! oltre che siamo proprio simili …CMQ. io per la rabbia faccio come Bram : bestemmio. pesantemente e fantasiosamente. ma in solitaria! recentemente bruce mi ha sentito e pensato che ce l’avessi con lui (che in realtà sì, ce l’avevo con lui, ma non nelle parole che stavo dicendo!). e insomma non è nè etico nè femminile, ma mi sfogo tantissimo cavoli. un bacio piccina buon proseguimento!!

  7. maggio 30, 2017 1:54 pm

    Ciao Enrico! Fra poco ci rivediamo! Io rientro al lavoro il 3 Luglio, ti trovo o sarai in ferie?
    Sul caffè: l’abbiamo bevuto prima del tour quindi no, non poteva essere fatto con i chicchi raccolti da noi. Però i nostri sono andati nel calderone con tutti gli altri quindi verranno usati!

  8. maggio 30, 2017 1:55 pm

    Sally, a parte che ho riso tre ore per Bruce che sente le voci (non è la prima volta vero??), ma poi, boh proverò, ma mi sa che con me non funziona..!

  9. eclementel permalink
    maggio 31, 2017 7:55 am

    Presente il 3 luglio, partiamo il 21 approfittando della fiesta naziunala.
    Qui nei giorni scorsi ha fatto una caldazza infernale, oggi si sta bene.
    “Fra poco” è più di un mese ma immagino che tu ti sia ormai regolata sul fuso sudamericano :D
    A presto!

  10. sally permalink
    maggio 31, 2017 12:26 pm

    ahahah è vero non è la prima volta!!! ma cmq credo che ognuno debba trovare il suo metodo di sfogo, l’importante sarebbe sempre buttare fuori….a dire il vero sarebbe meglio riuscire a non arrabbiarsi, ma devo ancora scoprire come si fa!!!

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