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Ecuador. Di paradiso e granchi.

giugno 4, 2017

Vorrei raccontarvi dell’arrivo in Ecuador e di Otavalo, ma intanto finisco di scrivere delle nostre pazze corse in autobus.

Intanto la buona notizia: ieri siamo arrivati al terminal degli autobus di Esmeraldas alle 18:15 e alle 18:45 c’era un autobus non per Atacames ma per Tonchigüe, ancora meglio perché più vicina a dove dovevamo andare! Ed essendoci un po’ di tempo fra un autobus e l’altro sono anche finalmente riuscita a fare la pipì (la tenevo da 7 ore!!). Altra bella cosa, prendendo l’autobus al terminal siamo riusciti a sederci, e pure vicini!

Il quarto autobus della giornata si è rivelato il più folcloristico di tutti. Oltre a essere pieno strapieno, oltre ad avere i soliti venditori, aveva la musica appalla E un cantante di strada che per sovrastarla strillava a pieni polmoni!

A Tonchigüe siamo arrivati verso le 20. Era buio e avevamo ancora bisogno di una camionetta aperta o di un tuk tuk per arrivare dove dovevamo. Il primo tuk tuk a cui ci siamo rivolti ci ha sparato 20 dollari (in Ecuador usano il dollaro americano perché la loro moneta valeva quanto la carta straccia…) poi scesi a 15, comunque tanto per dovevamo andare. Abbiamo rifiutato… e siamo rimasti lì come peri, perché non è che ci fosse molta altra scelta.
Ma poi è arrivato Fernando!

Fernando era un altro tuk tuk driver, fra l’altro amico del primo, che ci ha proposto di portarci per 10, la cifra corretta. Io ho esitato un po’ perché non ero sicura che mi ispirasse fiducia ed era buio, ma non è che avessimo molta scelta e quindi abbiamo incrociato le dita e siamo andati con lui. Fernando ha guidato su una strada sterrata e piena di buche con la luce che si spegneva ogni pochi minuti e ci ha portato a destinazione e una volta arrivati gli abbiamo dato 15 dollari, i 10 pattuiti più 5 per far riparare la luce!

Ma dov’è che dovevamo andare? A playa Escondida, la spiaggia nascosta.

Playa Escondida è una riserva naturale sulla spiaggia. L’aveva scovata Bram e aveva organizzato tutto lui. E ora, colpo di scena: non appena ci siamo arrivati io l’ho detestata!

L’ho detestata perché mi è immediatamente sembrata un luogo per ricchi turisti, con spiaggia privata e casette di legno con vista. Inoltre siamo arrivati alle 20:30 stanchi morti e affamati e la proprietaria (canadese), che non aveva risposto alle nostre telefonate né ai nostri messaggi quando da Tonchigüe cercavamo disperatamente di contattarla per capire come raggiungere la spiaggia, ci ha accolto con “Non potete cenare, il ristorante è già chiuso”! Riuscite a immaginare la mia faccia? Era tutto il giorno che sognavo una cenetta romantica coi piedi nella sabbia!
Siamo entrati in camera che io avevo un diavolo per capello e per evitare di mettermi a litigare mi sono buttata sul letto con un libro e tempo pochi minuti mi sono addormentata. Dopo un’oretta mi sono svegliata e sono entrata nella doccia… per scoprire che era fredda. A questo punto ho avuto un attimo di crisi e mi sono fatta un piccolo pianto nella doccia. Però mi sono lavata lo stesso!

La stanza in cui dormivamo era ampia e aperta, aperta nel senso che era tipo un bungalow di legno con il tetto rialzato e le pareti fatte di stecchi di bambù messi vicini ma non attaccati… non so se mi sono spiegata, insomma il succo è che in camera avevamo uno zoo!
In camera c’erano inoltre una doccia e un lavandino, ma non il bagno. Il bagno era fuori ed era ecologico (cioè era tipo un buco per terra, poi magari metto foto, lo sciacquone consisteva in un secchio pieno di sabbia e pezzettini di corteccia) e puzzava orribilmente.
Comunque, la doccia fredda e la toilette puzzona non erano niente rispetto al gravissimo affronto di avermi negato la cena. Bram ha mangiato una banana, io sono strisciata sotto alla zanzariera (mi piace tanto dormire sotto alla zanzariera, mi fa cuccia!) e mi sono addormentata affamata e incavolata, ma…
… ma cullata dal suono del mare.

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Il risveglio è stato presto (6:30, grazie pareti aperte che lasciate filtrare la luce!) ma bello. Vista mare e rumore onde, da sotto alla zanzariera mia adorata. Momento molto idilliaco, siamo rimasti un po’ a letto a leggere e cazzeggiare. Poi però…

Poi però ci siamo alzati. E abbiamo trovato le banane rimaste, che Bram aveva lasciato su un tavolo vicino alla finestra, smangiucchiate. E accanto c’erano delle cacchette nere. Aaahhh leptospirosi!!! Abbiamo buttato tutto e lavato col sapone qualunque cosa si trovasse nei paraggi.
Più tardi Bram mi ha confessato di aver visto anche uno scarafaggio e un ragno enorme. Bram è stato molto, molto saggio ad aspettare che fossimo lontani per dirmelo.

Poi siamo scesi a fare colazione. Ah, dimenticavo, per lo zoo, ehm, per la camera!, pagavamo 25 euro a testa senza colazione. Scendiamo, ci sediamo al tavolino con vista mare e dopo poco appare una signora che per un po’ non dice nulla e poi ci chiede, in spagnolo, Colazione completa o no? E noi: Cosa comprende la colazione completa, e quanto costa? Sospiro. Sparisce, dopo un po’ torna: Pane e marmellata, caffè, succo, 5 dollari a testa. Bram chiede se non ci sia della frutta, lei dice che ci può fare una macedonia con lo yogurt, diciamo di sì, poi scopriamo che la dovremmo pagare a parte, diciamo di no. Alla fine la colazione arriva e ci sono anche le stramaledette uova affrittellate che qua ti propinano ovunque e tutti i santi giorni a colazione. Mah. Quando vediamo la gente intorno a noi che mangia pancakes chiediamo, Ma c’erano anche i pancakes? Sì. Ma perché non ce l’ha detto? Sì. Insomma una versione alternativa degli asiatici che dicevano sempre No, ma il risultato è identico!

Prima di rientrare in camera le chiediamo a che ora sia il pranzo. Quando volete, cosa volete? Gamberi, pesce..? Proviamo a indagare ma non c’è verso di scoprire se sia stia parlando di riso con gamberi o gamberi fritti o grigliata o che, e soprattutto non c’è modo di sapere il costo. Ci rinunciamo e torniamo in camera.
Che si fa? Questo posto (oltre a essere in culo al mondo) è bellissimo, ma è anche caro e il servizio fa schifo. Sono le 11. Restiamo o partiamo? A che ora è il check out? Non si sa.

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Scendo a chiedere, pronta a incazzarmi se necessario, e di Judith non c’è traccia, la signora spagnola continua a non proferire parola… epperò c’è Marianella, una dolcissima ragazza ecuadoriana che sta facendo il pane e che parla un italiano perfetto perché ha vissuto in Italia. Ma soprattutto, parla! Finalmente qualcuno che ci dà qualche informazione!

Scopro che il check in è alle 12, che i gamberi vengono preparati con latte di cocco e verdure con una ricetta tipica della comunità afro-ecuadoriana e che il piatto costa 9 o 10 dollari. Hurrà!

Torno da Bram con le informazioni ricevute e visto che nel frattempo si è messo a piovere decidiamo di pranzare e poi andarcene. Scendiamo per dirlo e altro colpo di scena, Marianella è sparita nel nulla! E di Judith non c’è traccia, e la signora delle colazioni non parla. E no, non è il nostro spagnolo, siamo riusciti a comunicare con tutti tranne lei!

Di nuovo in camera. Facciamo le valigie. Vorremmo anche prenotare un posto per dormire nella località successiva ma la WiFi non funziona e quindi nada. Scendiamo con le valigie e scopriamo che Marianella è riapparsa!

E quindi pranziamo lì. E il piatto tipico, che si chiama encocado, viene preparato dalla signora delle colazioni ed è buono. E Marianella ha fatto la focaccia con le cipolle e ce ne porta un po’ ed è buona pure quella e per me sa di casa, e quanto era che non sentivo un sapore di casa.

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E dopo pranzo smette di piovere e facciamo una passeggiata sulla spiaggia e raccogliamo conchiglie e giochiamo coi granchi che qua sono rossi e venire via ci dispiace un po’.

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Un piccolo e delizioso video granchioso che ha fatto Bram si trova qui. Al solito, per far funzionare il link bisogna togliere l’asterisco prima e quello dopo. Il rumore che si sente è l’oceano.

*https://youtu.be/asbgel-Fwfs*

Che dire? La riserva è un posto spettacolare e ci sarebbero state un sacco di cose da fare, sia in mare che nella natura. Ma fra la pioggia, la pessima gestione e il costo, a malincuore abbiamo deciso di andarcene. Avrebbe potuto essere un’esperienza completamente diversa, peccato. Il posto è paradisiaco, ma purtroppo non basta che un posto sia paradisiaco a farne un paradiso.

Chiamiamo il fidato Fernando e ce ne andiamo con lui. Gli domandiamo di lasciarci al terminal degli autobus, abbiamo deciso di andare a Mompiche. Lui la interpreta a modo suo e ci lancia nel portico di casa di una famiglia locale dicendoci “Quando passa l’autobus sventolate una mano”. La famiglia ci accoglie di buon grado, passiamo una buona mezz’ora a parlare di calcio col figlio, figlio che poi si rivela anche padre, iniziano giovani qua!

E poi arriva l’autobus, e ci montiamo al volo ed è il solito casino di persone e musica (suavemente, bé-sa-me!) e di nuovo mi cedono il posto, un ragazzino questa volta, è la terza volta in due giorni, sono carica come un mulo e accetto con gratitudine.

SAMBA!

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INFO

Il posto in cui siamo stati è l’Hotel Playa Escondida. Noi non ci siamo trovati bene, ma la riserva è una meraviglia e merita!

I racconti di questo viaggio si mescolano con quello che sta succedendo in Europa (e non solo). Abbiamo passato la notte alla Reserva Ecologica Rio Blanco a leggere di Manchester. Questa rimarrà per sempre legata a Londra.

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2 commenti leave one →
  1. giugno 4, 2017 6:58 pm

    Peccato per il posto gestito male, è un po’ che non ti dico che le tue fantastiche cronache valgono il libro che dovrai scrivere, dai dai che un bel pezzo di lavoro è già fatto. I bus sono un incubo. Il sacchetto dei souvenir pieno di emozioni. Un bacione.

  2. giugno 8, 2017 1:04 pm

    Sandra sei gentile come sempre. Il libro sarebbe a buchi, devo ancora finire di scrivere della Thailandia e mancano tutta la Malesia e Buenos Aires!!

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