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Ecuador. Alla fattoria organica fra mucche, maiali e pipistrelli!

luglio 7, 2017

Post iniziato a scrivere in Ecuador e terminato in Belgio!

Dunque, finalmente ho un po’ di tempo per scrivere della fattoria organica in cui siamo stati. Mi sono ormai rassegnata al fatto che non riuscirò a finire le cronache prima del ritorno: devo ancora finire di scrivere della Thailandia e mancano tutta la Malesia (che ho adorato) e Buenos Aires. Questo però vuol dire una cosa carina (spero) per voi: che il mio viaggio finirà, ma le mie cronache per un po’ continueranno! Siete contenti??

Inizia a mancare davvero poco ora, è Lunedì e abbiamo il volo di ritorno Venerdì della prossima settimana. Non me ne rendo ancora bene conto anche perché qualche avventura ancora ci aspetta, ad esempio adesso stiamo andando nella giungla e sono fra il contento e il terrorizzato!

Sei contenta di tornare, mi state chiedendo spesso ultimamente? La risposta è molto semplice: è NO. Sarò contenta di vedere amici e parenti ma di tornare alla vita di tutti i giorni proprio per niente, potessi continuare a viaggiare lo farei. Lo so, non la pensavo così poco tempo fa. Ha a che fare con la resistenza al cambiamento credo, e con la meraviglia dello scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo, che dette così sembrano cose in contrasto e magari lo sono pure ma sono parte di me entrambe. Il mio equilibrio è dato dal disequilibrio, ormai l’ho capito: per stare bene ho bisogno di cambiare spesso. Come farò quando sarò vecchia? E come far convivere il bisogno di cambiare con la resistenza al cambiamento? Non lo so ma credo di dover trovare un modo, perché ormai so per esperienza che se mi cullo nella seconda e ignoro la prima mi deprimo!

Piccola lista non esaustiva, per stare positivi, di quello che non mi mancherà e di quello che sarò contenta di ritrovare.
Non mi mancheranno gli insetti, le docce fredde, le lenzuola troppo strette, il concetto di igiene in alcuni posti.
Sarò contenta di ritrovare i miei amici, la mia famiglia, la mia cucina, la mia doccia.
Mmmhhh…

Bon la fattoria.

Giovedì 8 Giugno

Siamo arrivati e ci hanno fatto vedere la nostra stanza, che con mio orrore si è rivelata un bungalow con varie aperture = via libera alle bestie di ogni tipo!

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La fattoria è gestita da Dario, ecuadoriano, e dalla moglie Nicola, neozelandese. Non sono giovanissimi e hanno due gemellini, maschio e femmina, di cinque anni. Vista la differenza di età, e a dire il vero anche di colore della pelle, inizialmente avevo pensato che li avessero adottati, ma poi mi sono accorta che la bambina è la fotocopia in miniatura di Nicola!
La fattoria è organicissima: niente acqua calda (in certe ore della giornata niente acqua proprio), niente elettricità, niente bidoni della spazzatura perché non se ne produce! I bagni sono del tipo compost, come quello di playa Escondida – questi però non puzzavano. Ed è venuto fuori che Nicola e Judith di playa Escondida si conoscono!

Come Canoa la fattoria ha risentito del terremoto. Il tassista che ci ha portato ci ha raccontato di aver perso 3 membri della propria famiglia nel sisma, fra cui i genitori; alla fattoria un bel po’ di edifici sono venuti giù, fra cui la casa principale – infatti la cucina che usano al momento è di fortuna, all’aperto.

Ed è in cucina che siamo stati immediatamente messi. La fattoria è in una zona in cui vivono i campesinos, gli indigeni della montagna; e l’idea era quella di fare un’immersione nella loro cultura e imparare come ancora oggi intagliano posate e monili nei semi della palma, come usano le foglie di banana per avvolgere e proteggere il cibo, come cucinano. Per noi è una cosa affascinante, per loro è la vita di tutti i giorni.

Con noi c’era Carlos, un campesino doc. Ci ha mollato un paio di yucca (come si dice al plurale, yucche??) e ci ha detto limpiar y rallar, ripulire e grattugiare!

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Dopo aver preparato la torta ci siamo dati alla reforestazione. Eravamo in 4 e a ognuno è stata consegnata una piantina da interrare. A me è toccato un mango!

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Annaffiate per bene le piante Carlos ci ha fatto vedere come creare un anellino partendo da un seme di palma e poi siamo andati a pranzo. Il pranzo veniva servito tutti i giorni alle 12, per tutti gli ospiti, all’aperto. Servizio a buffet, cibo tutti i giorni diverso, sempre vegetariano e sempre buonissimo!

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Ciotole e posate sono ricavate da un frutto. Per lavare i piatti si fa a turno e il lavaggio funziona così: avanzi in una prima ciotola, per i maiali; lavaggio in una seconda ciotola che contiene acqua saponata; risciacquo in una terza ciotola che contiene acqua e gel igienizzante, o disinfettante non mi ricordo. Tutto questo senza mai aprire l’acqua. Di nuovo, sono molto contenta di avere fatto i vaccini per l’epatite!

Dopo il pranzo Carlos ci ha portato a procacciarci la cena, e cioè a pescare gamberi nel fiume. Ne abbiamo trovati tre, due minuscoli e una femmina con le uova, e li abbiamo ributtati in acqua tutti!

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Sfumato il contenuto, quantomeno il contenitore: Carlos ci ha consegnato due frutti e ci ha fatto vedere come ricavarne delle scodella come quelle che si usano alla fattoria per mangiare. Sembra una cavolata e anche a noi lì per lì sembrava di non aver fatto chissà che, ma alla fine dei tre giorni ci siamo resi conto che tutte queste piccole cose fanno parte di una cultura che non conoscevamo e che al momento è viva e vegeta ma che chissà per quanto ancora lo sarà? Pescare i gamberi nel fiume, creare stoviglie e monili utilizzando quel che la natura offre, utilizzare foglie di banana per avvolgere il cibo… riti antichi per noi, modo di vivere da sempre e ancora oggi qui.

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Pronte le ciotole (il contenuto del frutto agli asini, sono gli unici che lo mangiano, neanche i maiali sono interessati) è stata la volta del caffè. Abbiamo arrostito i chicchi, li abbiamo tenuti sulla fiamma fino a farli diventare neri neri. Abbiamo aggiunto poco zucchero, li abbiamo macinati a mano.

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E poi, sempre seguendo le usanze locali e sempre fidandoci delle sapienti mani di Carlos, maschera per il viso! Col fango del fiume, lo stesso della pesca infruttuosa. Andava lasciato seccare per mezz’ora, mezz’ora rilassati sulle amache.

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Almeno in teoria! Perché alla fattoria c’era anche una famiglia con due bambini e la mamma ha deciso di unirsi a noi per il rituale di bellezza e i bambini, non contenti dell’iniziativa, hanno passato il tempo a tirarle aeroplanini di carta beccando ovviamente ogni volta noi. Alla fine gliene ho fatto sparire uno, nascondendolo con aria indifferente e senza aprire gli occhi sotto all’amaca.

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Sciacquata la faccia e recuperata di conseguenza la vista abbiamo trovato una bella sorpresa ad aspettarci: aloe vera appena estratta dalla pianta, caffè appena fatto con i nostri chicchi e torta di yucca, quella che avevamo preparato la mattina! Non era un granché a dire il vero, ma avevamo fame e l’abbiamo mangiata con piacere!

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La sera cena e poi chiacchiere in gruppo con gli altri ospiti. C’erano due ragazzine americane che stavano lì un mese per una internship, un ragazzetto tedesco che studiava da falegname, una ragazza austriaca e una belga che erano lì come volontarie. Tutti sulla ventina (tranne ovviamente noi!). Stavamo chiacchierando pacificamente quando è arrivato il più grosso shock culturale della vacanza, e probabilmente è stato così grosso proprio perché è arrivato inaspettato. Siamo finiti a parlare di politica e le due americanine hanno proclamato, scuotendo la testa desolate, che alle ultime elezioni americane non c’era un candidato migliore dell’altro, entrambi erano tremendi, alla fine forse forse Trump era quello meno peggio.
Caduta dalla sedia. Vorrei aggiungere che una delle due aveva tutti i parenti su una conditional green card.

La nottata è stata pulp, non ho dormito quasi nulla, in parte per lo shock in parte per i simpatici pipistrelli che hanno diviso il bungalow con noi. Pensavamo di essere riusciti a farli uscire e invece no, forse ne abbiamo fatto uscire uno ma gli altri ventisette hanno passato la notte a volare e scagazzare ovunque!

Venerdì 9 Giugno

La mattinata del Venerdì è trascorsa in giro per la fattoria con Nicola che ci ha raccontato un sacco di cose sul territorio, sul clima e su come si porti avanti una fattoria in maniera organica. Devo confessare che mentre ho abbastanza chiaro il significato di biologico non ho mai ben capito quello di organico, e non è che ora ne sappia molto di più. Cioè so cosa fa Nicola, ma se dovessi spiegare a qualcuno il significato di organico non ne sarei in grado. Comunque!

Pare che l’Ecuador si rifaccia alla Germania per i criteri sull’organicità, ma a me è parso anche che Nicola faccia un pochino a modo suo. Un po’ di cose che abbia visto e che mi ricordo.
La stia per le galline con quattro uscite diverse che danno su quattro campi differenti. Viene aperta una porta o l’altra a seconda di quale campo abbia bisogno di essere becchettato e quale invece vada protetto.
La foresta commestibile. Perché alla fattoria si mangiano solo i prodotti della fattoria.
La gabbia che cammina. Grande, senza pavimento ma solo pareti, viene spostata ogni poco affinché le galline becchettino per bene ovunque.
La cacca del maiale: viene messa da parte e lasciata lì coperta da un telo in modo che produca… gas!, che viene poi usato per gli edifici.

Altre cose adesso non mi ricordo, è passato un po’ di tempo. Mi ricordo però che Nicola ci ha anche spiegato che la fattoria sta in una zona che è in mezzo ai due climi dell’Ecuador: quello secco e quello tropicale. Hanno dunque due stagioni, una secchissima e una piovosissima!

E poi mi ricordo di aver visto una pianta di sesamo e una di noccioline. Ma che le noccioline crescono per terra? Lo sapevate?

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Nel pomeriggio siame stati riaffidati a Carlos. Con noi è venuta anche Hannah, una giovane austriaca molto, molto in gamba. Mi sconvolgo a vedere queste cose, questa a 18 anni parlava già 4 o 5 lingue e viaggiava per 4 mesi da sola in Ecuador… e non è l’unica della categoria che abbiamo incontrato nel corso del viaggio!

Dunque io, Carlos, Bram e Hannah siamo andati a vedere un albero vecchissimissimo. Io e Bram l’abbiamo solo gurdato, Hannah svelta svelta si è arrampicata fino in cima!

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Rientrati all’ovile Carlos ha preso un seme di palma tagua, l’ha tagliato a metà, ci ha fatto due buchini e ce l’ha dato da scartavetrare per creare un ciondolo. Hannah ha creato una cosa molto molto carina, io dopo due minuti ero stufa di scartavetrare e il mio è tuttora (6 Luglio) come si vede nella terza foto!!

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Dopo abbiamo fatto la cioccolata! Partendo dalle fave di cacao! Le abbiamo arrostite come avevamo fatto col cafè, poi le abbiamo sbucciate tingendoci tutte le mani di nero, poi le abbiamo macinate ed è buffo perché non esce una polvere come col caffè ma una pasta, e infine la cuoca della fattoria ha messo la pasta in padella con un pochino di zucchero e ha servito il tutto con l’ananas fresco appena tagliato! L’ananas ci voleva proprio, per dare un tocco dolce.

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La sera cena, eravamo in pochi: Nicola e famiglia erano andati a Otavalo con i bimbi e quasi tutti i volontari erano a Canoa per il weekend. Eravamo solo io, Bram, Hannah e la famiglia neozelandese coi bambini!

Suppongo che questo sia un momento come un altro per parlarvi degli animali della fattoria e per raccontarvi un simpatico aneddoto. Dunque alla fattoria c’erano vari animali, tenuti più per motivi turistici ed educativi che altro: mucche, cavalli, maiali, galline…

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I maiali erano 3: un maschio e due femmine, di cui una incintissima.

La mattina io e Emma, la mamma neozelandese, portiamo i bimbi a vedere i maiali. Ce n’è uno che sta spalmato per terra e si agita tantissimo. Io e lei ci guardiamo, osserviamo il maiale e a un certo punto vediamo spuntare qualcosa da dietro.
“Stanno nascendo i piccoli!” strilla Emma.
“Oddio, mi sa di sì!”, commento io.
“Che emozione!!”
Seguiamo per un po’ la scena incantate, poi Emma si riscuote e dice “Vado a chiamare qualcuno!” e parte.
Resto io col maiale, anzi la maiala, partoriente. La guardo pensando alla forza della natura e chiedendomi quanti saranno i porcellini finché la creatura non si alza e quella che io avevo fino a quel momento pensato essere la testa del maialino nascente si rivela per quello che in realtà è: un testicolo.
Stavamo osservando il maschio!!

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Sabato 10 Giugno

Ultimo giorno alla fattoria, si va in gita con Carlos! Ma per andare in gita occorre il pranzo al sacco e così Carlos ci porta nell’orto a raccogliere verdure e poi nella stalla a mungere mucche.

Sarò sincera: è stato un bene che la cuoca abbia integrato con le riserve della cucina, perché se avessimo dovuto sfamarci con quello che avevamo colto sarebbe stato un ben misero pasto!

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Abbiamo colto anche delle enormi foglie di banana e Carlos ci ha insegnato a scaldarle sul fuoco per ammorbidirle, tagliarle e utilizzarle per avvolgere il cibo. Quante cose abbiamo imparato!

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Questa sono io che sbuccio una yucca. Mi piace tanto sbucciare le yucche!!

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E poi siamo partiti. A cavallo. Potrebbe sembrare che io abbia le gambe scoperte, in realtà erano ben coperte dai calzini (color carne) perché avevo paurissima delle zecche!! Tanto se non trovo qualcosa di cui aver paura io non sono contenta!

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La zona in cui siamo andati, ah la zona in cui siamo andati!
C’è una casa abbandonata. Fino a pochissimi anni fa ci viveva una donna. Era la mama locale, la mama di tutta la giungla, foresta o quel che è. Era anche la mama dei suoi figli, che però crescendo se ne sono andati in città. Due a un certo punto hanno pensato di tornare, volevano coltivare il mais. Che bella idea, ha detto lei, dove lo coltiverete? Spianeremo un pezzo di giungla mamma, hanno risposto loro. Andatevene! ha tuonato lei. Qua vivono le scimmie che sono amiche mie, se spianerete la giungla non avranno più casa né cibo!
Lei non c’è più, ma le scimmie ci sono ancora. Abbiamo camminato e camminato e poi si è messo a piovere e poi ne abbiamo scorte due, nere, sedute in cima a un albero a prendersi tutta la pioggia sul muso! Che tordelle!
Erano grossotte, ma ovviamente nelle foto fatte col cellulare da lontano non si vede niente.

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Fidatevi, nella seconda foto ci sono delle scimmie su un albero ^^

Brammeke è uscito dalla giungla con due zecche attaccate a una gamba AAARGH. Fava lui che si mette i pantaloni corti! Erano piccine e Carlos gliele ha tolte immediatamente e poi io ho letto che quelle che portano la malattia di Lyme non si trovano in Sudamerica e quindi bene così.

Al ritorno ci siamo fermati a vedere una cascata. Solo vedere e non nuotare perché eravamo andati a cavallo abbastanza a lungo e non essendo abituati tutti e tre (io, Bram e Hannah, Carlos no ovviamente!) avevamo male ovunque!

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E poi siamo rientrati, ed era pomeriggio inoltrato e per me e Bram si era fatta l’ora di partire. Per dove? Ah!

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Il giorno dopo dovevamo affrontare il lungo viaggio in autobus per raggiungere Puerto Lopez. C’era da decidere dove dormire il Sabato sera. Saremmo potuti rimanere alla fattoria ma un’altra notte fra le bestie anche no, gracias. Noi avevamo pensato di semplicemente tornare a Canoa e dormire lì. Ma Nicola non era dello stesso avviso.

Dovete andare a Bahía de Caráquez! aveva strillato una volta sentiti i nostri piani. Ho un amico che vive lì, ha un B&B un po’ caro ma bellissimo, aspettate che sento se ha posto, ecco ho prenotato!

Eravamo rimasti un po’ senza parole. Ma Bahía de Caráquez io in realtà la volevo vedere perché la LP dice che ha una posizione invidiabile sul mare (anche se, chissà cosa è rimasto dopo il terremoto?). E poi Nicola aveva già prenotato!

E quindi abbiamo richiamato lo stesso tassista dell’andata e ci siamo fatti portare a Bahía de Caráquez, che è poi dove saremmo finiti a strisciare nel fango.

Ma questa è un’altra storia, e bisognerà raccontarla un’altra volta, chissà quando visto che nel frattempo siamo rientrati e il tempo si è assottigliato! Forse dovrei prendere un autobus notturno e andare su e giù per il Belgio, allora sì che potrei scrivere!

INFO

Il posto in cui siamo stati è la Finca Orgánica Rio Muchacho.

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7 commenti leave one →
  1. luglio 7, 2017 8:15 am

    bellissima storia …. quando le leggiamo capiamo sempre di più perchè la viat è viaggiare e fare tutte le esperienze possibili … complimenti

  2. violaemi permalink
    luglio 7, 2017 9:05 am

    Ho letto, al momento, solo la prima parte del post. E sì, sono contenta! Intanto sei tornata e ci siamo già sentite. E un po’ questi post ci fanno continuare a viaggiare: nel tempo e nei luoghi. Kiss

  3. nilde permalink
    luglio 7, 2017 4:07 pm

    Che bello questo racconto. Molto interessante l’esperienza che avete fatto. Ciao. Non vedo l’ora di rivederti. Un bacio a Bram. Nilde

  4. cenere permalink
    luglio 7, 2017 6:03 pm

    ‘sta cosa di anticipare la strisciata nel fango mi fa fremere! già oggi ho divorato il post cercando cenni fangheschi e niente… ma quando arriva????

  5. vincenzo permalink
    luglio 7, 2017 7:59 pm

    Finalmente un nuovo post! Facciamo che non ci vediamo per un po’, così mi immagino che tu sia ancora in viaggio e mi leggo i post credendoti immersa in mille avventure!
    PS
    Credo che organic sia la traduzione (versione) in inglese di biologico. O almeno così mi spiegarono tempo addietro.

  6. cenere permalink
    luglio 7, 2017 9:04 pm

    Ho raccontato al marito la storia del maiale partoriente durante la cena. Non ha gradito.

  7. luglio 10, 2017 12:32 pm

    grazie a tutti per i commenti! scusate se rispondo al volo. cenere, il fango sarà il prossimo post! vincenzo, no ma vediamoci invece! si può fare finta che ero tornata solo per poco e poi ripartivo! ^^

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