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Gli ultimi giorni a Bruxelles e poi Italia e poi di nuovo Bruxelles!

dicembre 30, 2018

Tornata! Post scritto ieri sull’aereo.

Alla fine non ho più scritto, ma perché gli ultimi giorni a Bruxelles non ho fatto tanto!

Lunedì lavoro e la sera a casa.

Martedì lavoro e poi corso di spagnolo. Non avevo punta voglia di andarci e quando ci sono arrivata e ho scoperto che non c’era neanche lezione ma una festa mi sono un poco imbizzarrita! Poi però mi sono calmata, e a dire il vero la festa è stata carina, avevano ricreato tutte le tradizioni del Natale spagnolo.

Mercoledì lavoro, corsetta, yoga, e la sera sono andata con Bram in un locale di cui il mio amico Andrea è diventato socio. Ombre e cicchetti, è stata una bella serata!

Giovedì lavoro fino a tardi, volevo chiudere un po’ di cose prima di partire per l’Italia. Sono arrivata a casa verso le 19. Valigia, cena e nanna presto, la mattina dopo la sveglia era alle 3!!

I voli delle 7 del mattino da Charleroi sono il male. La sveglia è stata traumatica! Quando mi sveglio così presto mi sembra sempre che il mondo sia un posto orribile. Poi passa eh! Per l’ora di pranzo ero a casa a Lucca. Nel pomeriggio non ho fatto molto, solo i biscotti di Natale con mia nipote Sofi, e la sera sono andata a letto presto perché ero cotta!

Sabato ho dormito e poi sono scesa a fare colazione. Casa a Lucca è una villetta con due appartamenti. Sopra vivono i miei genitori. Sotto mio fratello Roberto con sua moglie Ilaria e i loro bimbi Francesco (2) e Sofia (6) e, a giorni alterni, Martina (15), che a volte sta da loro a volte dal suo papà. Insomma quando sono a Lucca tradizionalmente faccio colazione giù coi bimbi, pranzo su coi miei genitori e ceno fuori coi miei amici. È quasi sempre così! Roby e Ila lavorano in ospedale e in genere o lavora uno o l’altro, dunque io faccio colazione cercando di chiacchierare con l’adulto di torno mentre i bimbi fanno un allegro fracasso. Dunque Sabato colazione giù, pranzo su, nel pomeriggio caffè con Lucio e la sera pizza al volo in città con mio fratello Alessandro. Pizza al volo perché poi suonava la sua ragazza (concerto natalizio gratuito di musica barocca, Elisa suona la viola), siamo andati ed è stato molto bellino!

Non so se vi ho mai parlato della mia famiglia? In breve (sennò non se ne esce).

La mia mamma si chiama Anna ed è originaria di Cremona. Ha studiato scienze naturali, ha insegnato per un po’, poi siamo arrivati noi.
Il mio babbo si chiama Angelo, e mai nome fu più ironico. Ha fatto il medico di famiglia per tutta la vita, poi a Agosto è dovuto andare in pensione e non si dà pace.
Io sono del 1978, e mi conoscete.
Roberto è del 1981. È sposato e ha due bimbi. Vive sotto ai miei genitori, in un appartamento separato. Sia lui che la moglie sono OSS.
Claudio è del 1982. Vive a Lucca con la sua ragazza, Valentina. OSS pure loro, si sono conosciuti tutti in ospedale!
Da notare che Roberto sarebbe laureato in lingue e Claudio in scienze e tecnologie per l’ambiente marino… alla fine nessuno dei due fa quello che ha studiato. Ah e fra Roberto e Claudio corrono esattamente un anno, un mese e un giorno!
E poi c’è Alessandro, che è del 1990. Fra me e lui ci sono quasi 13 anni! Ale fa ingegneria informatica. Gli manca solo un esame, ma ancora prima di laurearsi ha trovato lavoro e quindi adesso lavora (a Pisa, dove vive) e studia al tempo stesso. È un po’ stufo, ma dai Ale che ti manca poco! Sta da tantissimo tempo con Elisa, che è un po’ più piccola di lui ed è musicista (e fa dei befanini buonissimi, ne ho due pacchetti nello zaino, yum yum!).
Eccoci qua? Col punto interrogativo perché ora sono sull’aereo, e non so se a casa a Bruxelles ho foto in cui ci siamo tutti (risposta: NO).

Sapete che rispettiamo alla perfezione la legge di Mendel (che dice, più o meno, che il carattere dominante rispetto a quello recessivo si manifesta in una proporzione di 3 a 1)?

Tre mancini e una destra (io); tre con gli occhi chiari e uno con gli occhi scuri (Roby); tre con i capelli mossi, uno con i capelli lisci (Claudio); tre mori e uno biondo (sempre Claudio)!

Divago, divago, divago.

Un’altra cosa che ho fatto Sabato è stata correre. Pioveva, ha piovuto tutto il giorno, e per semplicità ho deciso di correre in giardino. Fra pozze d’acqua, rami e soprattutto muschio scivolosissimo non so come ho fatto a non ammazzarmi!

Domenica… era il 23. Ho pranzato a casa e nel pomeriggio sono uscita per un tè con Ilaria, Silvia e Veronica. La sera c’è stata la tradizionale cena di Natale con i miei amici, eravamo una quindicina e siamo andati fuori. Cena, scambio regali e poi quattro chiacchiere a casa di Valentina che insegna alle medie e ci ha deliziato con aneddoti di classe. È stata una bella serata!

Lunedì era la vigilia e mi sa che sono uscita solo per andare a correre. Stavolta ho provato a andare sul fiume, dove andavo da ragazzina. Non c’era nessuno e c’erano dei camper vuoti parcheggiati, dunque non ero tanto tranquilla. Poi mi ha chiamato il mio babbo (mentre correvo!) e mi ha detto Stai attenta che ci hanno trovato dei morti ammazzati. Poi il mio zio mi ha detto che ci sono i cinghiali. Ma?! A quel punto mi sono arresa, ho attraversato il ponte e ho corso in cerchio intorno al bar che c’è dall’altro lato.

La sera cena della vigilia e abbiamo cucinato io e Roberto, insieme! La casa in cui vivono lui e Ila era quella della mia nonna e quando lei era ancora viva la cena della vigilia si teneva sempre lì, e abbiamo voluto riprendere la tradizione. Abbiamo fatto gli stessi identici crostini che faceva lei (burro e salmone, gorgonzola e noci e maionese e capperi) e poi siamo andati sul semplice. Una pasta al forno con le verdure al posto dei ravioli di zucca fatti a mano, del pesce arrostito con patate e pomodorini, pandoro e panettone. E poi regali, e ovviamente delirio, e Bram che dall’Olanda mi manda un messaggio vocale che dice Buonasera! Sono Babo Natale, ho lasciato i regali davanto al camino!

Martedì era Natale, ed è stato come da tradizione. La tradizione prevede che vengano invitati gli zii di Balbano, e cioè il fratello del mio babbo con la sua famiglia. Mezz’ora prima del pranzo chiamano per dire che non vengono più. E poi invece vengono! Hurrà!
Che altro ho fatto il giorno di Natale?
Ah ma sì! Il tradizionale tè di Natale con i miei amici, a casa di Luigi! Quello in cui ci si raccontano i regali e gli aneddoti derivati dal pranzo in famiglia, che non mancano mai. Neanche stavolta siamo rimasti delusi! Credo che la palma quest’anno sia andata a KOK.

Un’altra cosa che ho fatto il giorno di Natale, ma anche quelli prima e pure quelli dopo e adesso, è stata pensare un sacco alle due turiste scandinave uccise in Marocco.
Con tutto il dispiacere per loro e per le famiglie, la domanda a cui non trovo risposta sostanzialmente è: dove tracci il confine fra sfortuna e incoscienza?
Le persone che sono morte ai mercatini di Natale, all’aeroporto, in metro, sono state sfortunate.
Se vai a fare trekking in Yemen, ecco, allora direi che sei un po’ incosciente.
Ma trekking in Marocco? In una zona turistica? È una cosa che avrei potuto fare anch’io?
Fondamentalmente è questa la domanda a cui non so rispondere. Quando sono andata in Marocco con Bram volevamo fare trekking. Poi il tempo era brutto, e siamo andati a Fez. Se l’avessimo fatto, come l’avremmo fatto? Avremmo preso una guida? Saremmo andati da soli? Non riesco a ricordarlo.
A colpirmi è stata la crudeltà della cosa. Questa non è una bomba al mercatino di Natale, queste hanno avuto tutto il tempo di rendersi conto dell’orrore di quello che stava succedendo. È questo che mi terrorizza. E poi in Marocco. Non è un paese che io percepisco come pericoloso, ci sono stata e ci tornerei. E quindi? Potrebbe succedere anche a me? Certo non credo che mi metterei a campeggiare da sola in montagna, se non altro per paura dei COBRA (i famosi cobra del Marocco), farei solo cose che io percepisco come almeno relativamente sicure, ma anche loro propbabilmente si sentivano sicure, e quindi, dov’è il confine?

Mercoledì era il 26. Sono andata a correre sulle mura e poi sono tornata a casa e mi sono messa a cucinare, avevo invitato per pranzo la mia amicona Ilaria con la sua bimba quattrenne, Elena.
Mentre cucinavo è rientrato il mio babbo. Aveva bevuto e ha iniziato a fare una delle sue scene in cui ce l’ha con tutti e urla, inveisce e spacca cose.
Allora, io con queste scene sono cresciuta, e infatti non è che abbia un gran bel ricordo della mia infanzia.
Però adesso sono cresciuta. Sono uscita di casa da tredici anni, da dieci vivo all’estero, ho pure fatto un percorso di un annetto con una psicologa che mi ha aiutato a capire certe cose e trovare il mio modo di affrontarle.
Quello che ho capito, in soldoni, è che se il mio babbo è così è così e basta, e io, la mia mamma e i miei fratelli non c’entriamo proprio niente.
Il risultato è che certe scene non le tollero, non le ammetto e non le accetto più. E in genere se succedono mentre sono in Italia vado via, esco o secondo come torno anche in Belgio (è successo, vabbè ero in macchina con Bram e la macchina era parcheggiata in giardino, partire era un po’ più facile che se sei con l’aereo!).
Mercoledì però non mi potevo muovere, perché stava arrivando Ilaria! Sono dunque stata zitta e ho continuato a cucinare mordendomi la lingua (non per paura o niente del genere, paura non ne ho più, ma semplicemente perché quando è così parlarci non serve a niente perché non è un grado di ascoltare). Il pranzo poi è pure andato bene, ma dentro io ero una bestia ed ero abbastanza decisa a cambiare il volo e rientrare in anticipo.
Poi nel pomeriggio io e Ila siamo scese per far giocare Elena con Sofia e Francesco e un pochettino mi sono calmata, e quando il mio babbo, che nel frattempo era collassato sul letto, si è svegliato, gli ho detto che io certe scene non le accetto e che se si fossero ripetute anche solo una volta sarei tornata in Belgio.
Poi sono andata a fare merenda con Ilaria e Elena e la sera sono andata a cena da Valù, e da quel momento in poi ho cercato di stare in casa il meno possibile. Tanto ormai mancavano solo due giorni, Giovedì e Venerdì.

Giovedì sono stata fuori tutto il giorno. La mia amica Ilaria e sua sorella Silvia, altra mia amicona, sono passate a prendermi alle 10 e siamo andate alle terme! Goduria e meraviglia! Mi sono sentita un po’ Leopardi, avete presente, che diceva che la felicità viene dalla cessazione del dolore? Senza gobba, però.
Siamo andata a fare colazione da Pane e Marmellata, un posticino delizioso vicino a casa mia. Io avevo già bevuto un caffè e mangiato un befanino in casa di Roby e a quel punto ero pronta per pizzette e spuma bionda!
E poi siamo andate a Bagni di Lucca. Avevamo fatto un sacco di ricerca per trovare delle terme adatte anche a Elena. Pistoia e Venturina sono all’aperto. A Firenze i bimbi non possono entrare. A Montecatini si può stare solo un’ora. A Pisa bisognava prendere il pacchetto completo con massaggio e altra roba per una cifra totale che si aggirava intorno ai cento euro a persona. Ecco perché alla fine siamo andate a Bagni di Lucca.
Le recensioni erano un po’ miste, si parlava di struttura fatiscente. Ma per noi era perfetta, era esattamente quello che volevamo! C’era una piscina di acqua calda circondata da sedie di plastica e con un tavolino con la tisana, e in acqua c’erano vari bottoni che attivavano getti diversi. La piscina era semi deserta, solo noi e una famiglia, ed era collegata agli spogliatoi e al ristorante. Ma che si puole volere di più? Unici piccoli nei, Elena piccina non toccava e andava tenuta in braccio per evitare che affondasse (ma lei si è divertita un sacco!), e al ristorante la temperatura era ambiente e a mangiare in accappatoio con sotto il costume bagnato mi sono congelata. Però è stata lo stesso una giornata bellissima!
Al ritorno mi sono fatta lasciare… al supermercato. Non per fare la spesa, ma perché lì mi avrebbero raccattato mio zio e mio cugino, verso le 17:30. Destinazione ospedale di Massa. La zia Nilde, la sorella della mia mamma, è stata operata prima di Natale, al cuore. L’operazione è andata bene, ma è stata bella grossa: sostituzione di due valvole e rimozione di un grumo di sangue. Sta bene, ma i primi giorni si sentiva come se le fosse passato sopra un camion ed è rimasta in ospedale una settimana, credo che sia andata a casa ieri. Io sono andata trovarla a Massa perché altrimenti non l’avrei vista! E l’ho trovata bene, in forma, in piedi, chiacchierava, parlava, era solo stufa di star lì, anche perché proprio quel giorno avrebbero dovuto mandarla a casa e poi invece avevano deciso di tenerla un giorno di più. Ormai conosceva a memoria tutti i quadri appesi nel corridoio dell’ospedale (cinque)! Siamo stati lì dalle 18:30 alle 20 ed è stato bello, sono contenta di essere riuscita a vederla.
A Lucca sono arrivata che erano le 21:30. Mi sono fatta lasciare a casa della mia amica Chiara, tutti i miei amici erano lì, avevano preso le pizze. La mia ormai era biscottata ma chi se ne frega, una serata con i miei amici non ha prezzo! E poi Chiara aveva fatto la cecina, e quella sì che era bona da stianta’! E niente, siamo stati lì fin verso mezzanotte a bere liquori fatti in casa e chiacchierare e poi mi ha riportato a casa PLP, e che altro ci vole?

Venerdì era ieri, e prima di pranzo c’è stata una scena molto simile a quella di due giorni prima, solo un poco più pacata, e questo perché stavolta sono rimasta calma io, e sono rimasta calma perché scatenare un casino mi sarebbe dispiaciuto per la mia mamma, e poi perché tanto per pranzo uscivo, via, via dalla gabbia di matti! Sono andata a pranzo con Ilaria, Silvia e Veronica in un agriturismo bellissimo un po’ fuori, verso Verciano, ed è stato fantastico, e di nuovo mi sono sentita un po’ leopardiana! Ma quando sono belle le mie amiche?

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Dopo pranzo ho salutato Ila e Vero, Vero questa volta l’ho vista poco, che peccato, e sono andata in città con Silvia, a fare un po’ di shopping pre partenza: l’olio (che mi ha regalato Silvia ^^) la farina di castagne, i cantuccini, il vin santo…
La sera sarei stata a casa, era l’ultima serata in Italia, stamani la sveglia era alle 6. Mentre ero in città mi ha telefonato il mio babbo e mi ha detto che aveva invitato a cena Alessandro ed Elisa e Roberto con i bimbi (Ilaria cognata lavorava). Ero davanti al Giusti e ho comprato la focaccia.
La mega cena in mio onore era una chiara offerta di pace. Sapete quei fidanzati che prima ti picchiano e poi ti comprano i regali? A me questo meccanismo non va bene, proprio per niente. Solo che… Un fidanzato lo molli, ma con un babbo che fai? È un meccanismo sbagliato, malato, contorto, ma romperlo è difficile, soprattutto considerando che se rompessi con lui dovrei praticamente rompere con tutta la famiglia (e gli altri sono simpatici e gentili!). Io vado via, che altro posso fare? Lui non cambia, non cambierà mai.

E ora sono sull’aereo, e mi dispiace se questo non è solo il post leggero che forse vi aspettavate ma il blog è da sempre uno specchio della mia vita e, cercando per quanto possibile di rispettare la privacy di chi mi sta intorno, io la mia vita racconto, e cerco di farlo onestamente.

E niente, stamattina sveglia alle 6 e a portarmi a Pisa sono stati i miei genitori e così siamo potuti partire da casa verso le 7, avessi preso l’autobus sarei dovuta uscire alle 5:50. All’aeroporto mi sono commossa e ho pianto vedendo tanti genitori che accompagnavano i figli come me, e quindi probabilmente un po’ strana sono anch’io. Ora sono atterrata e il cielo è grigio ma ad aspettarmi c’è Bram! La settimana in Italia è stata bella ma onestamente anche faticosa e io sono un po’ triste ma anche tanto contenta di tornare a casa!

8 commenti leave one →
  1. dicembre 30, 2018 10:37 am

    Anche lla mia migliore amica è venuta in Italia dai Genitori lei vive da 22 anni in Inghilterra, e capisco ce ogni volta sia un po più faticoso. Ma questa è la vita.

  2. nilde permalink
    dicembre 30, 2018 11:55 am

    grazie nipotina

  3. Silvia permalink
    dicembre 30, 2018 10:52 pm

    Si, noi amiche siamo effettivamente bellissime 😎

  4. Vincenzo permalink
    dicembre 31, 2018 1:17 pm

    Non mi ero mai reso conto di quanti fratelli avessi! Più o meno ce li avevo presenti tutti dai tuoi racconti, ma non li avevo mai contati.
    Grazie per condividere tutti questi episodi, aiutano a riflettere.
    Buon anno! 😊

  5. cenere permalink
    gennaio 2, 2019 8:14 am

    ti leggo da tanto ma tra ora e l’inizio c’è stato qualche anno di assenza.
    questa storia di tuo padre non l’avevo mai letta, magari l’avevi anche già scritta, ma me l’ero persa.
    ho vissuto l’alcolismo di mio zio, che non diventava violento, affatto, ma quando beveva non ci potevi ragionare, non era lui. solo che mio zio beveva sempre, quindi non ci potevi ragionare mai. e quando non beveva tremava come una foglia. non pensare ad uno zio vecchio, è il fratello minore di mia madre e all’epoca aveva circa 35 anni, forse qualcosa in meno.
    vivere in casa una situazione così dev’essere tanto difficile e in modo microscopico posso capirlo. mi chiedo come vivano gli altri tutto questo. ognuno reagisce a modo suo, ognuno si rafforza a modo suo.
    mi hai fatto pensare, ecco.
    grazie per questo post, buon anno.

  6. gennaio 2, 2019 12:31 pm

    @ giusymar, ciao!

    @ nilde: bentornata a casa!!!

    @ silvia: verissimo!!

    @ vincenzo: un buonissimo anno anche a te ^^ poi se trovo una foto la metto!

    @ cenere: cara, avevo iniziato a risponderti ma mi stava uscendo un papiro – se hai un indirizzo email a cui ti posso raggiungere se vuoi ti scrivo! buon anno!

  7. gennaio 2, 2019 1:46 pm

    Anche io avevo perso il conto dei fratelli, e non avevo capito bene la storia del babbo, più che altro non mi tornavano i due modi in cui me ne avevi parlato, ora intendo meglio. Sai che col mio babbo, per motivi diversi, ho passato cose simili, lui ha dei problemi a gestire la rabbia, anche se con gli anni è migliorato, tuttavia ci sono cose che non riesco a dimenticare.

  8. gennaio 2, 2019 2:21 pm

    @cri, sai che il problema della gestione della rabbia ce l’ho anch’io? non che spacco cose eh, ma che quando ce l’ho non so come liberarmene. e per il resto, un abbraccio!

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