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Taiwan. Venerdì 28 Giugno. Da Hualien a Taipei. Back home + un finale splatter.

luglio 5, 2019

La notte è stata agitata, ho dormito poco e male, continuavo a svegliarmi sia per la luce che per l’impressione, non so se psicologica o reale, di avere nuove punture. Alle 6 sono in piedi. Facciamo le valigie e scendiamo. Mi guardo, sono effettivamente piena di morsotti. Zanzare del giorno prima nel parco o bedbugs? Quando scendiamo una delle ragazze che gestiscono l’ostello è già in piedi, e uscendo le dico di controllare bene la stanza perché potrebbero esserci dei begbugs. Poco convinta mi dice che saranno zanzare, e poi mi chiede di lasciare una recensione.
Ma sei scema? Ma ti rendi conto che se lascio una recensione dovrò anche scrivere dei bedbugs?

La colazione è compresa nel prezzo della camera ma non è all’ostello, è in un ristorante a due passi. È lì che ci dirigiamo, con le valigie. Il posto è molto carino e la colazione è buona.

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Fatta colazione ci dirigiamo verso la stazione. La sera prima avevamo valutato vari treni e vista l’ora riusciamo a prendere il primo fra quelli che avevamo preso in considerazione. Posto a sedere c’è solo per la seconda metà del viaggio, la prima dovremo stare in piedi. Non importa! Voglio andarmene, voglio tornare a Taipei!

Indosso pantaloni largoni, magliettina e scarpe da ginnastica. Scelta sbagliata. I pantaloni ondeggiano e sfregano le punture che prudono, prudono, prudono.

Ci facciamo dunque tutta la prima parte del viaggio in piedi nel corridoio, con Bram tutto chinato per sbirciare il panorama che come al solito è spettacolare dal finestrino, e poi per la seconda metà possiamo sederci. I posti che ci hanno assegnato sono in due carrozze diverse. Io finisco accanto a una signora dall’aria cordiale. Parla solo cinese quindi non comunichiamo, ma mi scrive “Italia” in cinese su una cartolina e “Belgio” su un’altra… e poi mi dà un pane! Così, dal nulla, tira fuori un pane morbido confezionato dalla borsa e tutta sorridente lo mette sul mio tavolino! Resto senza parole e lei, pensando che io pensi che sia scaduto, mi fa vedere la data di scadenza. Io ero senza parole per la gentilezza! E il pane fra l’altro ci ha salvato, perché quando siamo rientrati a Bruxelles in frigo non c’era nulla e quel pane è stato la nostra cena!

Per le 12 siamo a Taipei. Andiamo a posare le valigie all’ostello che abbiamo prenotato e usciamo a pranzo. Le mie punture intanto si sono gonfiate, sono tutte rosse e prudono tantissimo. Inizia a diventare evidente che non si tratta di zanzare ma di bedbugs (cimici in italiano, punaises in francese).

A pranzo andiamo in un posto pseudo giapponese vicino all’ostello. Le cose di Bram non sono male, il mio piatto (la zuppona di noodles) è un po’ sciapo.

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Poi ci mettiamo in moto. Ci sono ancora tante cose che vogliamo fare a Taipei, e sul treno ho fatto una lista.

Intanto ci fermiamo in un negozio che fa cose di pelle. Io riesco ad individuare l’unica cosa non di pelle, una borsa di lana bellissima (che ora è in freezer, sigh sigh) e me la accatto. Bram compra una cintura, molto bella anche quella. I due ragazzi che gestiscono il negozio sono di Taiwan e non sono abituati ad avere clienti occidentali. Sono molto emozionati e prima che ce ne andiamo ci chiedono di fare una foto con loro!

Poi andiamo a visitare l’AMA museum, che è il museo che avrei voluto visitare sin da quando ne ho scoperto l’esistenza. È dedicato alle comfort women, cioè alle donne che sono state fatte, senza giri di parole, schiave sessuali nel periodo dell’occupazione giapponese.
Ci sono documenti storici, racconti, testimonianze. È molto commuovente. Le donne ridotte in schiavitù erano per la maggior parte di origine cinese, ma c’erano anche donne indigene e olandesi (Taiwan è stata anche sotto la dominazione olandese). Per tantissimi anni le donne non ne hanno parlato, la percepivano come una cosa di cui vergognarsi. Poi, piano piano, hanno iniziato a farsi sentire, fino a presentare un’ufficiale richiesta di scuse e compensazione economica (che è stata rifiutata) al Giappone.
Il museo non è solo un museo, è parte di una cosa più grande, dell’associazione che per 25 anni ha lavorato con le donne ancora in vita ai giorni nostri perché elaborassero l’accaduto e trovassero un modo di conviverci – dove conviverci non significa tanto accettare quello che è successo, quanto rendersi conto di aver subito un sopruso, alzare la testa, e battere i piedi per pretendere che il passato venga riconosciuto!
Il museo non era incentrato tanto sul passato quanto sugli ultimi anni. Sulle storie delle donne, le loro vite, le loro battaglie e anche i loro momenti di felicità.
Mi è piaciuto un sacco.

Dopo siamo andati al volo a vedere un’esposizione in cui eravamo incappati sulla via per il museo, una cosa più allegra e molto interessante: un’esposizione sul riparare! Riparare ciotole alla maniera giapponese, riparare calze, ombrelli, sedie di paglia, tutte cose che oggi non si riparano più, si ricomprano, e sono rimasti in pochi a sapere come ripararle. Super interessante, e mi sono convinta a non ricomprare ma cercare di riparare il mio zaino che ha la cerniera rotta! Cioè portare a riparare, ecco. Io che riparo una cerniera si deve ancora vedere.

A questo punto iniziava a calare il sole.
8-13 viaggio, 13-14 pranzo, 14-16 AMA museum, 16-17 altro museo, in un battito di ciglia si erano fatte le 18.
Allora siamo andati per templi.

Il primo tempio in cui siamo stati si chiama Bao’an e mi è piaciuto un sacco. Era bellissimo, e anche l’atmosfera che c’era era bella. È dedicato al dio della medicina, e non so se sia un caso o no ma fra le persone che pregavano ho notato alcuni infermi. È un posto attivo e vivace in cui si organizzano corsi, celebrazioni, concerti.

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Il secondo era il Confucius temple. Era molto diverso, i templi confuciani sono sempre, mi pare, più semplici. Era calmo, tranquillo. Ci è piaciuto. Ci abbiamo passato un bel momento rilassato. Ci ha fatto ripensare ai templi zen che abbiamo visitato a Kyoto, in Giappone. Quanto ci piacerebbe avere un angolo zen in casa nostra! Anche se, con le litigate che facciamo ogni tanto, l’angolo zen forse scapperebbe a gambe levate!

Dopo il tempio ci siamo seduti su una panchina con un pork bun e una birra. Una cosa che abbiamo imparato è che dove c’è un tempio c’è anche del cibo! Doveva essere un aperitivo, ma ha finito con l’essere la cena. Ora vi spiego.

Io avevo fatto tutta una lista di cose che volevo fare negli ultimi giorni a Taipei. Nella lista c’erano templi e musei ma c’erano anche negozi, massaggi e ristoranti. Ci tenevo almeno una sera a andare a mangiare in un posto buono.

Consulto la fida LP e trovo un ristorante cinese che mi ispira un sacco. Chiude alle 21:30, sono le 20. Per andarci bisogna prendere l’autobus. Lo prendiamo, troviamo il ristorante, quando apriamo la porta sono le 20:30… e ci dicono che sono già chiusi.

Quanto mi fa incazzare questa cosa. Dimmi la cosa che è ovvia, e cioè che non hai voglia di aprire per soli due clienti. Non mi dire che siete già chiusi se sono le 20:30 e l’orario di chiusura è un’ora dopo!

Ci guardiamo un po’ intorno ma non c’è niente che ci ispiri. Decidiamo di tornare verso l’ostello a piedi e fermarci a mangiare da qualche parte per la via, ma tutto sta tirando giù le saracinesche, solo i mercati sono ancora aperti. A me è passata la fame, ho lo stomaco piccolo e il pork bun mi ha riempito.

In più le punture di quelli che ormai sono certa siano bedbugs bruciano, bruciano, bruciano, e poi prudono, prudono da morire, e intanto bruciano. Mi sembra di avere mille diavoli infuocati sotto alla pelle. I pantaloni svolazzanti, le scarpe da ginnastica, il dopo puntura al mentolo che ogni tanto disperata uso peggiorano la situazione (cioè il coso al mentolo lì per lì la migliora, ma poi la peggiora). In più fa caldo. Sto male e non trovo sollievo. Inizio a fermarmi in tutti i convenience store che trovo, l’aria condizionata è l’unica cosa che mi dà sollievo. Bram, vedendo in che condizioni sono, si compra una birra e un po’ di frutta in uno dei posti in cui mi fermo, e mi riporta in albergo. Sarà la sua cena.

Stavo avendo una forte reazione allergica, adesso lo so.

E quindi niente, la prima sera di nuovo a Taipei è finita un po’ così, in un ostello con la moquette per terra (ma senza bedbugs!) con Bram che mangiava manghi nella cucina comune mentre io morivo sul letto. Ero così distrutta che quella sera non ho neanche scritto sul blog!

INFO

L’ostello in cui abbiamo dormito a Hualien si chiama ING Hostel. 84 euro per due notti con la colazione. Inutile dire che non ve lo raccomando!
Pranzo a Taipei da SANDO HOUSE. 730 TWD per le cose che vedete in foto.

3 commenti leave one →
  1. Anonimo permalink
    luglio 9, 2019 6:37 pm

    ….si ma…e poi…e poi?bellissimo tutto!aspetto il proseguo…ciao!chiara

  2. luglio 10, 2019 6:52 am

    Ciao Chiara! Come stai? Io bene, anche le punture di insetto vanno molto meglio, ma nel frattempo sono rientrata e faccio fatica a scrivere perché ho meno tempo. Ma ce la farò! Adesso però devo lavorare, perché domani mi mandano a un meeting in Svizzera e torno Venerdì. Fra l’altro atterro non lontanissima da te, a Milano, e poi ci sarà ad aspettarmi qualcuno che mi porterà a Lugano dove è il meeting. Spero che avrò tempo di scrivere sull’aereo o durante il fine settimana! Un saluto e buona giornata! Ah e nel frattempo c’è stato anche un weekend in Italia (a casa dai miei, a Lucca) che è stato de-va-stan-te, poi scriverò anche di quello! Ciao!

  3. Anonimo permalink
    luglio 10, 2019 7:38 am

    …Uella! una trottola! Peccato tu non ti ferma per una escursione in terra bergamasca…buona giornata e buon lavoro

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