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14-18 Settembre a Procida

settembre 18, 2019

Post scritto a pezzi e bocconi fra Lunedì 16 e Mercoledì 18 Settembre.

Prima parte: pensieri sparsi

È Lunedì 16 Settembre, sono a Procida e non so dirvi se questa isola mi piace o no, ancora non mi sono fatta un’idea. È diversa da come me la aspettavo, meno semplice, meno laid back. Siamo venuti in un periodo strano, non è più alta stagione ma è ancora estate.

Siamo arrivati Sabato, e abbiamo trovato il traffico del weekend. Turisti maleducati, operatori probabilmente stanchi dopo la stagione e poco propensi al sorriso.

La Domenica sera, come per incanto, tutti i turisti sono spariti, quantomeno quelli locali che vengono per il weekend. Siamo rimasti noi e pochi altri stranieri.

Sono straniera, io? Mi sento tale, sempre di più. Un po’ perché siamo in Campania e io sono cresciuta in Toscana, non capisco il dialetto anche se dovrei averlo nel sangue, mio nonno materno era di Napoli, e che buffo che per uno strano rigirio mia mamma sia nata a Cremona, io a Lucca, e se avessi deciso di avere dei figli questi sarebbero nati a Bruxelles – e invece ci fermiamo qua.

È un tema che mi affascina, per ovvi motivi, quello dell’immigrazione. Mi ero piantata, negli ultimi mesi, su un libro che non mi piaceva ma che mi ero imposta di finire. Che idea sciocca! Mi ha fatto perdere il piacere di leggere, per mesi piuttosto che prendere in mano quel libro la sera a letto mi addormentavo sul cellulare. Che stupidata, che perdita di tempo, non era neanche un libro di quelli che ti “lasciano” qualcosa. Adesso l’ho finito ed è una festa. Posso leggere quello che voglio! Qualcosa che mi piaccia! Di leggero o di profondo, ciò che mi va! Mi sento come se fossi davanti a un ghiotto buffet infinito e avessi la possibilità di scegliere quello che voglio, quanto voglio.
Ieri ho letto Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen, l’ho trovato qua. Mi ero portata due libri ma questo mi ha chiamato e io ho ascoltato, l’ho comprato e divorato in un pomeriggio sulla spiaggia mentre Bram nuotava. Non c’era un angolo d’ombra, la spiaggia era tutta al sole e io sono sopravvissuta tuffandomi ogni tanto e leggendo.
Il libro mi ha portato al fresco, nelle atmosfere fredde e cupe della Danimarca e delle isole Far Oer. Si tratta di una storia di una famiglia: l’autrice è nata in Danimarca e sua mamma pure, ma i nonni no, le radici neanche tanto lontane sono su quelle isole remote. Non so neanche pronunciare il mio nome!, si lamenta la ragazza, e parte per un viaggio alla ricerca della sua storia, delle sue radici, di se stessa. Mi è piaciuto un sacco.

Anche se sono italiana mi sento più vicina agli immigrati che ai locali, qua. La sensazione è quella che gli immigrati mi accetterebbero, perché sono una di loro.

Procida è stata prenotata in fretta, una Domenica mattina d’estate al ritorno da Taiwan. Dovevo (devo) andare per lavoro a Napoli, abbiamo deciso di attaccarci qualche giorno di ferie ed eccoci qua. Tanto avevamo organizzato Taiwan nei minimi dettagli, quanto abbiamo organizzato Procida in due minuti. Sono stata fiera di noi, Guarda come siamo efficienti. Giunti, abbiamo scoperto di non aver prenotato il paesino dei pescatori ma il porto turistico. Ma va bene, adesso i turisti se ne sono andati. La spiaggia su cui ho letto il libro ieri è vicina al nostro albergo, è carina, ma nel pomeriggio è completamente esposta al sole. Non ci eravamo resi conto che è alto, stiamo ancora prendendo le misure. Su quella in cui siamo ora c’è ombra e si sta bene. Ci hanno girato una scena del film “Il postino”, pare. Di Lunedì all’ora di pranzo è calma e tranquilla. Bram è sparito in acqua come al solito, sulla sabbia vicino a me zampetta un gabbiano.

Abbiamo camminato per arrivare qua. Procida è piccola, si percorre da un capo all’altro in quaranta minuti a piedi. Il problema è che anche le strade sono piccole, minuscole, e ogni volta che passa una macchina bisogna spiaccicarsi contro i muri a lato della strada. Dietro ai muri ci sono delle mega ville, ce ne sono un sacco qua, con degli enormi cancelli blindati; e chi dice mega villa per me dice potenziale cane. Ecco dunque che vediamo le macchine arrivare e Bram si spaccica contro il cancello e io esito, resto in mezzo alla strada, ho paura ad avvicinarmi. La passeggiata fin qua per me è stata un incubo, l’ansia è cresciuta fino a diventare una palla che quasi mi impediva di respirare. Ve l’ho detto che Bram ha inventato una canzone che canta per calmarmi? È in italiano e fa così (dovete cantarla in italiano con un forte accento olandese): I caniii sono tutti mortiii, tutti i caniii sono mortiii…
Un po’ funziona!

Ma insomma, ma in questi giorni che abbiamo fatto? Vediamo se me lo ricordo, se non faccio confusione.

Seconda parte: brevi cronache procidane

Siamo arrivati Sabato 14. Aereo, panino al porto di Napoli, traghetto, autobus pieno, rissa sfiorata, l’arrivo a Procida, quando abbiamo preso possesso della nostra camera in un alberghetto davanti al porticciolo turistico erano circa le 17. Valigie sfatte e via a correre, o più precisamente a schiattare, fra salite e discese con vista mare. La corsa ha scacciato il malumore, la doccia ha lavato via la stanchezza, aperitivo, cena da Mariano e a letto presto ubriachi di caprese (il dolce, non l’insalata) bianca e liquori fatti in casa. Un limoncello scuro fatto con lo zucchero caramellato e un, se non erro, cedrello, buonissimi entrambi, se li avessero venduti li avrei portati in Belgio!
Lungo la via del ritorno ho visto un signore bellissimo, sulla settantina, con jeans aderenti, camicia nera e lunghi capelli bianchi. Non l’ho più incontrato, che peccato!

Domenica mattina giretti: acquisto panini, frutta, capata in libreria alla ricerca di un libro che ci spiegasse Procida. L’abbiamo trovato, e abbiamo trovato anche un gentile signore che Procida ce l’ha raccontata.
È caratteristica mia, chi mi conosce lo sa, cercare di rimandare il più possibile il momento della spiaggia. A me piace andare in spiaggia verso le 18, quando il caldo se ne è andato, quando il mare assume quel colore fra il grigio e il blu che amo. Stranamente la maggior parte della gente non ha i miei stessi orari, e Bram purtroppo non fa eccezione. Sono riuscita a tirare fino alle 14, non oltre, ed è stato così che ho trascorso il pomeriggio di lettura e tuffi di cui vi ho già parlato. Doccia, aperitivo, cena, nanna, che altro? Ah sì, siccome siamo dei pensionati facciamo la passeggiatina digestiva dopo cena, e siamo passati davanti a una chiesa e mi è cascato l’occhio sui dieci comandamenti, non li leggevo da tempo e mi sono resa conto, ma sono maschilisti!

Lunedì di mare. La mattina colazione e via in spiaggia alle 10, che dai e dai l’abbiamo capito che la mattina quella vicina al nostro albergo è in ombra.
Senza il costume, a leggere insieme il libro nuovo per scoprire Procida e capire come muoversi. La lettura è stata interessante e ci ha dato idee. Un grappolo d’uva, un pezzo di pizza e via a Cala del Pozzo Vecchio, la spiaggia da cui ho scritto la prima parte di questo post, Bram ha nuotato e io ho scritto fino a che non è arrivato il sole, poi siamo scappati. Abbiamo raggiunto Chiaia, ma era al sole, e allora siamo andati sempre a Chiaia ma un po’ più in là, e qua Bram ha nuotato nuotato nuotato e io ho letto letto letto e quando ho alzato lo sguardo era buio (solo perché la spiaggia era in ombra, in realtà erano le 17) e sulla spiaggia ero rimasta solo io! E così siamo andati a Corricella, il porto dei pescatori, grazioso, anche se a livello di ristoranti l’ho trovato più turistico del porto turistico! Abbiamo prenotato per cena alla Lampara. Erano le 18 e avremmo cenato alle 20 (ci siamo sempre solo noi e i turisti tedeschi!) e in teoria saremmo dovuti rientrare per farci la doccia, ma in pratica il nostro albergo distava 40 minuti a piedi; e allora abbiamo fatto un aperitivo così come eravamo, sudici e sabbiosi, e poi siccome non era ancora l’ora di cena ci siamo comprati una birra al supermercato e abbiamo aspettato le 20 in una piazzetta che ci piaceva, bevendo e chiacchierando!
A casa dopo cena siamo tornati a piedi. Di Lunedì sera verso le 23 in giro ci sono meno macchine e dunque camminare nelle viuzze strette è un poco più piacevole. Bisogna tuttavia fare attenzione alla fauna locale, e cioè alla Gioventù Bruciata. Per fortuna non ci hanno spiaccicato!

Martedì con un po’ di errori: anziché un Greco di Tufo ho ordinato un Greco di Tofu; ho chiesto all’autista dell’autobus se andasse a Case Terrate, intendendo Terra Murata; e infine ho domandato se fosse possibile visitare il palazzo di Alvise, che sarebbe palazzo d’Avalos! Ah la demenza che avanza!
Martedì di turismo dunque, e qualche riflessione. Intanto, meno male che abbiamo comprato il libro. Perché abbiamo visitato l’abbazia di San Michele, e l’opuscolo che ci hanno dato raccontava un decimo di quel che raccontava il libro. Descriveva in maniera sommaria i dipinti, ma non raccontava niente della storia. Ripensando alla gita che ho fatto sul Great Britain a Bristol ho sentito la differenza in modo stridente. L’abbazia ha molto più passato alle spalle, ma l’unica cosa che ti danno è un opuscolo su navate e transetti.
La biblioteca e i sotterranei non si potevano visitare, chiusi per restauri da quattro anni. Museo chiuso, palazzo d’Avalos visitabile solo nel weekend tramite visita guidata che va prenotata in anticipo. Quanta ricchezza e che peccato, che spreco! Ah abbiamo visitato anche l’unica altra cosa aperta e cioè la casa di Graziella: è un’inculata, non ci andate.
Venendo via ci siamo imbattuti, con mia gioia, in un altro tipo di ricchezza: un alimentari fornitissimo, da cui siamo usciti con un panino con prosciutto cotto, mozzarella di bufala e melanzane al funghetto e uno strapieno di mortadella e pomodori! Solo a me, quando sento l’espressione “panino imbottito”, viene in mente Poldo?
Carine anche le stradine nella parte alta di Procida, Terra Murata e dintorni. Qua si riesce a camminare, ci sono vicoli deliziosi e corti nascoste con i panni stesi ad asciugare. Mi immagino delle gran cene in quelle corti, chissà se le fanno? A Ischia, la nostra prossima destinazione, dovremmo poter cucinare. Spero che sarà così.
Non ho parlato del mare. È una tavola. Pulito, calmo, trasparente. Niente meduse, niente raganelle. È perfetto!
Bram sostiene che io sia la più bianca di tutta la spiaggia. Mi sa che ha ragione.
Per pranzo siamo andati in spiaggia. Abbiamo provato prima Punta Lingua, ma si è rivelata tutta sotto il sole, e poi Silurenza, perfetta! Abbiamo trascorso il pomeriggio lì, Bram a fare il pesce e io a fare la sirena (ahah) leggendo, nuotando e immergendomi ogni tanto per sopravvivere al caldo!
Per rientrare abbiamo preso l’autobus, che io di rischiare di farmi spianare ne avrei abbastanza, e quando siamo arrivati in albergo erano le 18:20 e abbiamo deciso di andare a correre. Stavolta ero decisa a non farmi fermare né dalle salite né dai cani, ma tempo dieci minuti non ti becchiamo un cane abbaione e forse non legato? Io bloccata, Bram arrabbiato, ci siamo ritrovati a fare stretching sulla spiaggetta sotto casa, e non abbiamo beccato un tramonto da levare il fiato? Solo noi e una palla rossa.
Per l’aperitivo non c’è stato tempo (e rimarrò col rimpianto di non aver fatto un aperitivo col vino e i taralli al tramonto su quella spiaggia, li avevamo pure comprati), doccia e a cena. Siamo andati alla Pergola, lì si mangia il coniglio, tipico di qua, quando siamo arrivati entrambi eravamo stressati perché eravamo andati a piedi e io ho avuto tutto il tempo paura dei cani! Ma poi ci è presa la ridarella stupida, il vino della casa non ci piaceva e abbiamo ordinato una bottiglia, il primo cameriere ha portato via il primo vino e con esso i bicchieri, il secondo cameriere ha portato il secondo vino e quando ha fatto per versarcelo si è accorto con sgomento che non c’erano i bicchieri, e a me è balenata l’idea di dirgli che i bicchieri non ci piacevano e li avevamo buttati nel cespuglio dietro, o di rassicurarlo dicendo Non ci servono, beviamo al collo! La Pergola è un po’ chic. È sotto a un limoneto, si mangiano la parmigiana di melanzane e gli ziti al ragù di coniglio, le porzioni sono abbondanti e io non sono riuscita a finire e mi sono portata via una vaschetta. Il vino l’abbiamo finito però, e al ritorno i cani sembravano molto meno spaventosi!
Bram è molto simpatico. Esempio. Siamo al mare. Bambino sta facendo il bagno, mamma lo chiama perché esca, Paolo! Paolo! PAOLOOOOO!, bambino non la caga di striscio e resta in acqua, le urla della mamma aumentano di volume. Bram si gira verso di me e serissimo commenta, scuotendo la testa: Paolo doesn’t give a shit about what his mother says…

Mercoledì, ultimo giorno a Procida, preleviamo dello yogurt e della frutta dal buffet dell’albergo e andiamo a far colazione in spiaggia. Sono le 9, si sta da Dio e ci siamo solo noi. Ma perché non l’abbiamo fatto tutte le mattine?! Abbiamo anche svaligiato una libreria  cioè, ho anche svaligiato una libreria. Come farò con la valigia non lo so.

RIASSUNTO

Inizialmente Procida non mi ha preso ma poi mi è piaciuta, soprattutto a partire dalla Domenica sera quando la maggior parte dei turisti sono spariti e l’isola ha lentamente iniziato a riprendere il ritmo normale. Ci tornerei, ma in stagione ancora più bassa. Non so se starei nella parte più vecchia, quella vicina a Terra Murata, più vivace e dove si può camminare senza rischio di farsi investire, o dove siamo stati questa volta, da Crescenzo al porto turistico, con l’indiscutibile vantaggio di avere una spiaggia deliziosa e poco frequentata (Lido di Procida) a un minuto a piedi dall’albergo. Forse tutto sommato da Crescenzo. Di certo se tornassi indietro farei colazione su quella spiaggia tutte le mattine e aperitivo tutte le sere, io Bram e una bottiglia di vino, e invece l’aperitivo alla fine non ce l’abbiamo fatto mai, al bar con vista spiaggia sì, in spiaggia appollaiati su uno scoglio no! Che altro? Non mi sono piaciute le ville, c’è pieno di mega ville con mega cancelli blindati, immagino appartengano a gente della zona che ci viene solo per le vacanze, ma dietro a quei cancelli blindati che c’è? Forse un cane? Oh, questo mi fa venire in mente un altro piccolo aneddoto. Una sera camminavamo e davanti a noi c’era una coppia con un cane al guinzaglio. A un certo punto sono passati vicino a un gatto, il cane ha preso ad abbaiare forsennatamente e il gatto si è irrigidito tutto, avete presente quando si gonfiano e incurvano la schiena? Ecco, Bram si è girato e ha visto me nella stessa identica posizione!

Basta, ecco un po’ di foto!

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INFO

Abbiamo dormito da Crescenzo, abbiamo speso 216 euro per quattro notti con la colazione.
Abbiamo mangiato da Mariano, alla Lampara e alla Pergola. Spesa per due antipasti, due primi e mezzo litro di vino della casa fra i 60 e gli 80 euro (80 l’ultima sera che abbiamo preso la bottiglia), che rispetto ai prezzi medi italiani mi è sembrato un po’ tanto.

4 commenti leave one →
  1. Vincenzo permalink
    settembre 19, 2019 6:32 pm

    A Bruxelles non c’è acqua, ma neanche cani randagi!! 🐶

  2. settembre 20, 2019 9:52 am

    Vero! Il problema è che i cani randagi non ci sono neanche a Procida, esistono solo nella mia testa(ccia)!

  3. ciccabaus permalink
    settembre 20, 2019 10:28 am

    ma la paura dei cani da quando ti è venuta? perchè io ho seguito tutto il giro del mondo che hai fatto e non ricordo di averti letta così tanto spaventata

  4. settembre 20, 2019 10:29 am

    Da quando uno ha provato ad attaccarmi a Taiwan… ci devo lavorare, non posso andare avanti così!

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