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Andalucía. Jerez de la Frontera. Venerdì 24 Gennaio. Quadri, vino buono e note arabe. Più un piccolo update sulla situazione attuale.

marzo 23, 2020

Da un lato mi fa strano scrivere di viaggi mentre sono chiusa in casa. Dall’altro del motivo per cui siamo chiusi in casa si sente parlare tutto il tempo ovunque.

Dunque, brevissimo aggiornamento e poi passo ad altro.
Io e Bram stiamo bene e lavoriamo da casa. In Belgio le regole sono meno rigide e si può ancora uscire. Noi avendo l’occhio su quello che sta succedendo in Italia tendiamo a seguire le regole italiane e usciamo solo per la spesa e per andare a correre – qua è ancora possibile e per me è fondamentale. Corriamo a Molenbeek in vie solitamente deserte e talmente larghe che se c’è qualcuno è semplicissimo evitarsi. Se lo proibiranno ovviamente smetteremo. Alti e bassi come è normale in questa situazione, ma nel complesso stiamo bene e ci rendiamo conto di essere privilegiati sotto parecchi punti di vista. Ci manca non avere un giardino ma pazienza!
A casa in Italia per ora tutto bene, anche se sono un po’ preoccupata perché due dei miei fratelli lavorano in ospedale e uno dei due come forse vi ricorderete vive nello stesso edificio in cui vivono i miei (che sono over 70) e ha due bimbi piccoli. D’altronde i miei sono adulti e vaccinati e quel che fanno è scelta loro.

E ora, l’ultimo giorno a Jerez!

L’ultimo giorno era Venerdì 24 Gennaio. Siamo ripartiti di Venerdì perché così il Sabato Bram avrebbe potuto giocare a calcio. E la verità è che a me non dispiaceva rientrare di Venerdì e avere il weekend per rilassarsi prima di rientrare al lavoro (sì, sto invecchiando!).

E dunque il Venerdì ci siamo alzati presto, abbiamo fatto un’ultima colazione a base di pane e pomodoro (quanto mi mancano!) e via di corsa alle Bodegas Tradición per fare la visita guidata della pinacoteca e bere sherry alle 10 del mattino, why not?

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Alle 10 puntuali siamo lì. Suoniamo… e nessuno ci apre.
Aspettiamo un po’, poi suoniamo di nuovo. Niente.
Che siano in ritardo? Decidiamo di attendere un pochino. Attendiamo… ma nada, nulla si muove.
Proviamo a telefonare. Non risponde nessuno.
Allora ci appostiamo dietro a una pianta e appena arriva un tizio col suo barroccio per comprarsi lo sherry lo assaltiamo e gli spieghiamo la situazione. Il tizio chiaramente con la visita guidata non c’entra niente, ma può almeno avvertire i proprietari!

I proprietari sono perplessi quanto noi. Le visite non le fanno loro, le fa un’agenzia, e la signora con cui abbiamo preso appuntamento non c’è. Ci fanno entrare e sedere su un divanetto e vanno avanti col loro business, e a sentirli parlare mi rendo conto di come vivano in altro mondo: Tokyo, Parigi, Londra sono posti che frequentano abitualmente e i cui nomi appaiono spesso nella conversazione.

Dopo un po’ ci dicono che qualcuno sta arrivando, e ci chiedono se intanto che aspettiamo vogliamo spostarci nella pinacoteca. E come no? Ci buttano dentro, ci mettono in mano un bicchiere di sherry e ci abbandonano lì.

La pinacoteca è un sogno. El Greco, Velázquez, Goya… C’è da perdere la testa. È come essere in un museo piccolo e in cui sono esposti solo capolavori. E ci siamo solo noi! E in più stiamo bevendo una sherry buonissimo (era buono davvero)! È stata un’esperienza incredibile, incredibile, incredibile. Metto solo quattro foto, quelle dei quadri non necessariamente più belli ma che mi hanno colpito di più… ma tutto era da far girare la testa. Una delle esperienze più stupefacenti della mia vita.

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Questo è Cristo triunfante di Pedro Villegas Marmolejo (Sevilla 1519 – 1596). Ci sarebbe poi stato spiegato che una volta il Cristo veniva rappresentato sulla croce non sofferente ma trionfante, con riferimento al trionfo sulla morte.

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Questa è Maria Luisa de Parma, 1800 di Francisco de Goya y Lucientes (Fuendetodos 1746 – Burdeos 1828). Ho adorato questo quadro, vedete come le pennellate riescono a dare l’impressione dei ricami sul vestito? Avevo pensato che avesse un’espressione un po’ arcigna, invece la bocca è così perché aveva avuto tanti figli e… non aveva più denti!

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Questo lo metto ma non ve lo spiego, perché c’è tanto di quel simbolismo dentro che non ce la posso fare a raccontare tutto (e manco mi ricordo)! È La Rendición de Granada (la resa di Granada) di Francisco Pradilla y Ortíz (Villanueva de Gallego, Zaragoza 1848 – Madrid 1921).

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E questo è un dettaglio del Carneval en Cibeles di Eugenio Lucas Villamil (Madrid 1858 – 1918). ¡Olé, olé y olé!

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Infine, questa è una Piccolina molto felice!

Abbiamo girellato da soli un bel po’, poi finalmente la guida è arrivata (un simpatico signore cileno) e ci ha datto dell’altro sherry delizioso e un po’ di spiegazioni sia sui quadri che sul vino, ed è stato molto piacevole. Proprio una bella mattinata! Avremmo voluto comprare dello sherry da portarci a casa (era veramente di qualità superiore, a quanto pare quando il mercato dello sherry è andato giù il proprietario delle Bodegas Tradición ha fatto il giro delle cantine e si è comprato tutte le bottiglie più pregiate e le ha usate per avviare la sua produzione) ma costava quanto i nostri stipendi messi insieme e allora l’abbiamo lasciato lì.

Poi siamo andati a visitare l’Alcázar! È il simbolo di Jerez e non l’avevamo ancora visto! Presto che è tardi! L’abbiamo girato tutto sotto a una pioggerella leggera e mi è piaciuto un sacco. Ma quanto è affascinante il passato arabo di Jerez? Non c’entra perché non è originale… ma ancora mi sogno l’hammam!

E poi? E poi un ultimo favoloso pasto a Las Banderillas. E poi aereo 1, Madrid, aereo 2, Bruxelles, casa!

Abbiamo avuto una sfiga incredibile col tempo, ma è stata una vacanza bellissima comunque. Mi piacerebbe tornarci col caldo e col sole, anche se col caldo e col sole ci sarà sicuramente più casino. Se ripenso ai giorni andalusi le prime tre parole che mi vengono in mente sono cibo, hammam e mare. Sono proprio epicurea!

Mi ero dimenticata della settimana del mio compleanno! Altro giro, altra promessa di cenetta speciale cucinata da lui! Macché, sono rincoglionita… sul comodino non c’era nulla ma la sera, rientrati a Bruxelles, avrei trovato un fumetto (una saga islandese) sotto al cuscino. Le cenette sono ancora in ballo comunque, la prima dovrebbe cucinarla questa Domenica (29 Marzo), vedremo se nella situazione attuale ci riuscirà!

 

2 commenti leave one →
  1. Vincenzo permalink
    marzo 28, 2020 12:15 pm

    Un caldo pomeriggio andaluso d’ozio, che sogno…

  2. marzo 28, 2020 3:04 pm

    Torneranno, quei sogni, ad essere realtà!

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