Vai al contenuto

Riaprirsi alla vita. Weekend ad Alessandria fra mucche, cavalli e mezzi cervelli!

gennaio 27, 2022

Giovedì

Arriviamo e ceniamo in un ristorante di pesce che piace a Bram. È semi deserto e i gestori si lamentano della crisi del turismo.

Dormiamo nel cheap hotel che ha prenotato Bram. Il letto è scomodo e i muri sono di carta velina. Ma costa poco!

Venerdì

È il mio compleanno!

Beviamo un caffè nell’appartamento e poi usciamo. Non possiamo lasciare le valigie e quindi ce le portiamo dietro. È solo lo zaino ma è pesante.

Bram ha scovato un posto per colazione, ma è una torrefazione e non hanno niente di salato, solo qualche brioche. Io prendo solo un latte macchiato. Avevo chiesto un caffellatte ma mi hanno gurdato perplessi!

Poi andiamo in giro. In un negozio equo e solidale bellissimo che mi ha fatto conoscere Sandra (grazie!), a parco Sempione, in centro. Non avendo fatto colazione pranziamo presto, e andiamo da PanB, un posto semplicemente di panini ma che volevo provare da un sacco di tempo. Ci delude un po’. Pranziamo seduti dentro ma fa freddissimo.

Quando usciamo siamo congelati, sapete quando il freddo ti penetra nelle ossa e non riesci più a scaldarti? In più abbiamo gli zaini pesanti, e cominciamo a essere un po’ stanchi. Decidiamo di andare a visitare un museo, così molleremo gli zaini e ci scalderemo. C’è un’esposizione con opere di Monet, è lì che ci dirigiamo. C’è coda (anche per chi ha preso i biglietti in anticipo on line) e mentre facciamo la coda un orribile dubbio mi coglie. Chiedo se possiamo lasciare gli zaini e i miei timori si rivelano fondati: il guardaroba è chiuso. Visitare il museo zaino in spalla non è un’opzione, ciao museo!

Davanti c’è il museo del Novecento, che non ha coda. Proviamo lì ma stessa storia.

A qusto punto iniziamo ad essere un po’ demoralizzati, perché abbiamo freddo e ‘ndo andiamo fino a sera? Questa cosa dei guardaroba chiusi non me la aspettavo, in Belgio i musei sono aperti e i guardaroba pure, l’idea che in Italia la situazione potesse essere diversa non mi aveva sfiorato.

C’è una grossa libreria, su tre piani, con bar e non so che altro. Ci infiliamo lì. Bram va in bagno e io mi dirigo verso le graphic novels pensando “Pancia mia fatti capanna”. A Bruxelles quando giro per librerie spesso lascio lo zaino dietro al bancone. Chiedo se qua sia possibile fare lo stesso e mi rispondono “Nooooo, assolutamente nooooo, anzi tienitelo stretto, te lo ruberebbero subitooo!”. Uh? Non sapevo che ci fosse tanta gente interessata ai miei vestiti sporchi. Mi innervosisco un po’ e decido che per punizione (di chi?) non comprerò niente.  

A questo punto mi arrendo, chiamo la magione ad Alessandria (Bram ha scovato non so dove una fattoria nella campagna alessandrina) e chiedo se possiamo fare il check in prima del previsto. Mi dicono di sì. Raccatto Bram e andiamo alla stazione. Via che si va!

Arrivati ad Alessandria prendiamo l’autobus e raggiungiamo la nostra lussuosa dimora campagnola per una notte. È bella e fuori c’è praticamente una foresta, che però al momento è avvolta dalla nebbia. Il proprietario è molto gentile, ci fa accomodare, ci dà un po’ di informazioni e ci offre una bottiglia di prosecco e una bella colazione per il giorno dopo. Ci sono biscotti, succhi, marmellata, latte, yogurt… Che bello! Ci dà anche qualche opinione politica di cui avrei pure fatto a meno, ma vabbè.

Gli spieghiamo la situazione: la mattina dopo alle 9:30 Stefano (il compagno di Ilaria) e Elena (la bimba di Ilaria) faranno il tampone (Ilaria viene testata tutti i giorni perché è personale sanitario). Se saranno negativi ci trasferiremo a casa loro, altrimenti forse resteremo nella magione, se possibile. Lui ci dice che il check out sarebbe alle 10 ma che vista la situazione eccezionale ci penserà. Dita incrociate.

Ci sistemiamo, e verso le 18 ci passa a prendere Ila. I mezzi cervelli non sarebbero tali se quello emigrato non fosse una capra a dare indicazioni e quello locale non si perdesse e andasse a finire al canile municipale (bau). Alla fine l’olandese interviene con fermezza, come compromesso ci si trova al gattile e si va a fare un aperitivo. Evviva! Mezzi cervelli finalmente riuniti!! Adesso che sono insieme forse riusciranno a ragionare, almeno un po’.

Dopo l’aperitivo Ila ci molla al ristorante che ci ha consigliato per cena. Si chiama Itaca e non gli do 5 stelle solo perché non ci hanno detto che sono specializzati in cocktails e quindi non li abbiamo ordinati (uffa), ma per il resto, una goduria! Era tutto delizioserrimo! Tra gli amouse-bouches, una crocchettina di scamorza affumicata e un bignè salato; tra gli antipasti, un broccolo scomposto e ogni parte cucinata in un modo diverso; i primi ve li dico tutti e due perché erano tutti e due buonissimi, spaghetti con cime di rapa e bagna cauda et aringa affumicata e tagliatelle su fonduta di Raschera con spezzatino di cinghiale e pioppini; come dessert banana split; e col caffè sono arrivati tre dolcetti, e il bacio di dama era il più buono di tutti! Che goduria! E non sono stata male!

Sabato

Sveglia prestino. Timido tentativo di passeggiata nella campagna (in pigiama). Principio di congelamento. Precipitosa ritirata e colazione!

Mentre facciamo colazione mi scrive il proprietario della magione. Dice che ci ha pensato e che, vista la nostra situazione instabile, ha deciso che non dobbiamo fare il check out alle 10 ma che possiamo stare quanto ci pare. Evviva non dobbiamo vagare nella nebbia al freddo con gli zaini!

E dopo poco, un’altra bella notizia: tamponi di Stefano e Elena negativi! Hurrà! Ci si trasferisce da Ila! Solerte ci viene a raccattare e ci porta a casa. Elena (6 anni) è timida i primi cinque minuti e poi si scioglie. È dolcissima e simpaticissima.

A casa giochiamo e chiacchieriamo e poi andiamo a pranzo al Pilota, un ristorante che piace a Bram perché lì si fa delle grandi mangiate di pesce crudo.

Poi passeggiata sul fiume, molto bella.

E rientrando verso casa, colpo di fortuna: un campo pieno di mucche!

Durante il pranzo Ila ha avuto un’idea. L’idea è che io e Bram cuciniamo. Credo che col senno di poi, quando si è ritrovata la cucina esplosa e la cena non ancora pronta alle 21, se ne sia pentita. Ma il Mostro della Cucina ormai era lanciato. Andiamo a fare la spesa e quando torniamo io metto tutti ai fornelli, con Ila che mugugna “Ma la cena cucinata da voi io non me l’ero immaginata così” mentre affetta porri. Verso le 21:30 ceniamo (non mi ricordo l’ora precisa, Ila se leggi casomai correggi nei commenti) con crostini con toma di capra e pomodorini arrostiti e cipolle caramellate; crespelle ripiene di porri, caprino e stracco pancino; e crostata crema pasticcera e lamponi. Elena dimostra un sincero entusiasmo solo nei confronti del dolce.

Siamo tutti un po’ cotti, dopo cena un po’ di giochi, coccole a Titti (miao) e sbiacco sul divano, e poi nanna!

Domenica

Domenica io e Bram ci svegliamo tardi. Facciamo i compiti insieme a Elena e poi tutti insieme prepariamo il pranzo. Abbiamo salame e taralli, pane alla toma di capra fatto per usare gli albumi avanzati dalla crema pasticcera, le crespelle rimaste, e per dessert biscotti di frolla a forma di farfalla. Anche stavolta si fa tardi e per andare a vedere le colline non c’è tempo, e così torniamo dalle mucche!

Quando rientriamo Ila smoccola perché il suo collega è malato e lei dovrà andare a censire cinghiali da sola, Elena fa la cartella perché dopo 10 giorni di DAD il giorno dopo finalmente rientrerà a scuola (ci è andata un giorno, poi l’hanno chiusa perché c’era un positivo), Stefano apparecchia e io e Bram, indovinate un po’, cuciniamo. Cena “messicana” classica: guacamole e nachos, tortillas con peperoni pollo e cipolle (buone quelle di farina di grano, cattivissime quelle di mais) e mousse di mango.

Dopo cena di nuovo svacco e chiacchiere. E poi tutti a nanna che la mattina dopo c’è da alzarsi presto!

Lunedì

Sveglia alle 7 e tutti fuori prima delle 8, alla fine si arriva a scuola in anticipo e ci tocca aspettare nel parcheggio. Mollata Elena Ila porta me e Bram alla stazione di Tortona e poi va a contare cinghiali (scherzo Ila, ‘un ti sfava’!). Io e Bram prendiamo il treno e per le 9:30 siamo a Milano. L’aereo è alle 16 e quindi ci si prospetta di nuovo il terribile scenario “In giro al freddo con gli zaini pesanti”. Io mi dirigo decisa verso il deposito bagagli, Bram tenta di fermarmi perché lasciare il bagaglio costa 6 euro di base (quindi anche solo per un’ora) ma io non mi faccio convincere. Litighiamo davanti all’addetta ai bagagli ma alla fine vinco io. Bram sconfitto schiaccia le sue cose pesanti nel mio zaino e lo abbandoniamo. Io libera, lui con uno zaino più leggero, andiamo ad esplorare Milano!

La zona in cui siamo, però, non è bellissima (è quella della stazione centrale). Se avessi scoperto prima che eravamo vicini a piazza Gae Aulenti e a Eataly mi sarei subito diretta lì! Ma in questo viaggio all’insegna dell’imprevisto non c’è spazio per la pianificazione, e così andando a caso finiamo prima a far colazione in un bar brutto (e che, di nuovo, non aveva niente di salato, lo so che siamo sfigati noi), poi al Bosco Verticale (Bram tutto contento perché l’aveva appena studiato al corso di italiano), poi in Corso Como e poi, per caso e con mia gioia, in piazza Gae Aulenti! Piazza Gae Aulenti mi è piaciuta un sacco!

E poi era ora di rientrare. Stazione, treno, aeroporto, aereo, stazione, treno, piedi. Appena sono uscita dalla stazione dei treni di Bruxelles mi sono tolta la mascherina (qua in Belgio all’aperto non è obbligatoria), ho preso un bel respiro di aria inquinata e ho pensato Aaahhh, sono a casa!

Sono rientrata molto soddisfatta perché, anche se è stato un weekend un pochino sfigato sotto alcuni punti di vista, ero andata per stare con i miei amici e ci sono stata ed è stato bello.

Rientrata, per un tipo un giorno mi sono interrogata sul viaggiare in questi tempi balordi e sull’andare a rompere i coglioni a casa della gente.

I miei dubbi sono durati circa 24 ore, dopodiché ho scrollato le spalle, ho scartato un gianduiotto Venchi, me lo sono infilato in bocca e ho iniziato a programmare il prossimo viaggio!

Ironia a parte, lo so che parlare di viaggi di questi tempi fa strano. Noi siamo entrambi vaccinati con tre dosi e siamo stati attenti, abbiamo fatto il tampone prima di partire e abbiamo passato il weekend con la FFP2 appiccicata alla faccia. Certo non si può mai sapere… ma si deve pur vivere. E col COVID io mi sono chiusa tantissimo, e a un certo punto mi sono resa conto che stavo morendo dentro. Piano piano, con le dovute precauzioni, adesso mi voglio riaprire!

6 commenti leave one →
  1. Vincenzo permalink
    gennaio 27, 2022 8:06 PM

    Quanto è vero, bisogna imparare ad aprirsi.

  2. gennaio 27, 2022 8:48 PM

    Mi spiace che Milano non vi abbia accolto molto bene ma nel complesso credo che le cose positive del viaggetto siano state di più. Qui continua a fare molto freddo e c’è una nebbia davvero deprimente.

  3. gennaio 28, 2022 9:06 am

    Sandra ma mica è colpa di Milano, poverina! Appena posso ti mando un vocale. Intanto buona giornata!

  4. gennaio 28, 2022 9:07 am

    Vincenzo, riapriamoci! 😀

  5. gennaio 28, 2022 9:07 PM

    Avete fatto bene, questo è lo spirito giusto per poter ricominciare a vivere!!!! :)

  6. febbraio 2, 2022 1:11 PM

    Grazie Vittyna! Un saluto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...