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Messico. Huatulco. Cascate e Hagia Sofia. Due luoghi incantati in un giorno! Che fortuna!

giugno 28, 2022

Sabato 24 Giugno

Avete presente la frasina che introduce il mio blog?

Quando ero a Oaxaca volevo venire via.
Quando ero a Puerto Escondido volevo andare a Huatulco.
Quando ero a Huatulco volevo tornare a Puerto Escondido o tornare a Oaxaca!

Credo che quest’ultimo sia stato un momentaneo effetto degli avvenimenti che ho descritto nell’ultimo post, però.

La cosa buffa è che il giorno in cui abbiamo mangiato al ristorante di ispirazione francese in un angolo della spiaggia, mi dispiaceva non essere in mezzo all’allegro casino dei messicani; mentre quando poi mi sono ritrovata a Las Amacas circondata da famiglie caciarone… sono scappata a rifugiarmi in fondo alla spiaggia!

Ma veniamo al Sabato. La notte ho dormito male, il reflusso mi ha svegliato alle 2 e alle 5 non se ne era ancora andato, alla fine mi sono riaddormentata lo stesso ma la sveglia alle 7 è stata un trauma!

Ci alziamo sbadigliando, facciamo le valigie e per le 8 siamo giù. Ad aspettarci c’è Ana, la nostra guida per andare alle cascate. L’ho scovata tramite Trip Advisor.

Ana ci dice che dovremo fare un giro più lungo del solito per andare alle cascate.

Le cascate si trovano in territorio indigeno. Vi avevo già accennato degli Usos y Costumbres. Oggi imparo qualcosa in più.
L’idea che mi ero fatta era che il Messico è grande e il governo non riesce a star dietro a tutto, e così lascia che i villaggetti (zapotechi, mixtechi…) si amministrino da soli.
Invece Ana ci dice che i villaggi indigeni sono indipendenti dai tempi della conquista spagnola! Non si sono mai arresi a nessuna autorità e hanno mantenuto le loro regole e le loro tradizioni. Il governo centrale non governa qui, la polizia non ha autorità. È una cosa accettata, un dato di fatto.

E quindi, le cascate sono in territorio indigeno, e gli indigeni chiedono alle guide che passano con i turisti un contributo di 10 pesos (5 centesimi), che usano per mantenere la strada.
Di recente hanno aumentato la richiesta di ulteriori 10 pesos.
La cosa alle guide che vengono da Huatulco non è andata giù, e così si è creato un conflitto, e per via del conflitto la strada per raggiungere le cascate è bloccata. Per questo bisogna fare il percorso alternativo, più lungo e non asfaltato.

Parliamo un momento di limiti, argomento sollevato da Sandra in un commento a qualche post più sotto.
Una cosa che mi sta pesando un po’ in Messico è che non abbiamo potuto fare quasi niente da soli in maniera indipendente. Anche adesso, alle cascate stiamo andando con una guida. E mi chiedo costantemente se il Messico sia diverso dagli altri paesi in cui abbiamo viaggiato, o se siamo noi che siamo invecchiati e ci siamo rammolliti.
Sia la prima o la seconda, vedendo la strada che siamo percorrendo sono contenta di aver deciso di andare con una guida. È bellissima, tutta sterrata nel verde, passa pochi villaggetti indigeni di due case in croce, e per il resto il nulla. È isolatissima. A un certo punto passa una camionetta aperta piena di giovani uomini. Chiedo se è un colectivo, Ana mi risponde che no, che ci sono persone che vengono da Huatulco e caricano chi ha voglia o bisogno di lavorare e lo portano in città per una giornata di lavoro.

Con Ana parliamo anche di quello che è successo con il tassista. Lei è guida indipendente e dice che lei non accetta commissioni e che non sopporta il mondo delle commissioni, perché ti trovi a far mangiare i tuoi clienti in posti di m***a solo per avere la commissione. Aggiunge però che mentre alberghi e guide possono aggiustare i prezzi in funzione della stagione (alta o bassa), per i tassisti questo non è possibile perché le tariffe sono stabilite dal governo.

Un’altra cosa che ci dice è che dovendo fare la strada alternativa non possiamo fermarci nel posto in cui aveva pensato di portarci a fare colazione. Meno male, meno male che Bram ha avuto la brillante idea di comprare i pan dulce la sera prima!

Ana non è d’accordo con la protesta, dice che è ridicolo discutere per 10 pesos, che ha speso di più di benzina per fare la strada alternativa (che comunque a me è piaciuta un sacco, al sicuro in macchina con lei!).

Quando arriviamo una ragazzina indigena ritira i 70 pesos (35 centesimi) che fanno pagare ai turisti per visitare le cascate. C’è il bagno e si può usare gratis. 35 centesimi per visitare le cascate (e bagni gratis). Meno di quello che si paga in Belgio per fare pipì nei locali!

Ci infiliamo le scarpe da acqua e ci mettiamo in cammino. È presto e non c’è ancora nessuno, solo noi! E le cascate sono una meraviglia.

Si può fare il bagno, io rispetto i miei limiti e non lo faccio, Bram si tuffa.

Perché per me fare il bagno è un limite?
Bestie in acqua; freddo iniziale; crema solare che poi va rimessa; capelli che si bagnano. In pratica, un pochino di paura e molta pigrizia! E tutte le volte mi torturo, perché poi essere in acqua mi piace. Ma forse farei meglio ad accettare i miei limiti anziché torturarmi. Comunque, l’acqua delle cascate è fredda e io non mi ci tiro oh.

Bram e Ana invece sì, e sembrano molto felici. Ana fa foto, vuole documentare come le cose siano cambiate dopo l’uragano.

Arriviamo alla cascata principale e lì non c’è modo di non bagnarsi, per superarla bisogna praticamente entrarci dentro. All’ingresso c’è un banchetto dove possiamo lasciare le nostre cose e che vende un po’ di frutta. Io e Bram, che tolto il pan dulce siamo ancora digiuni, ci compriamo due banane.
A proposito, lo sapevate che in Messico ci sono circa una decina di tipi di banana, e altrettanti di mango e di avocado? Io non lo sapevo!
E già che ci siamo, lo sapete che in quasi tutti i paesi asiatici e sudamericani la carta igienica non si tira nel water ma nel cestino?

Io qua faccio una cavolata: mi lego la maglietta un po’ come si faceva con le camicie negli anni ’80, e mi tengo i pantaloncini. Per il primo tratto va bene ma poi l’acqua diventa più profonda e mi inzuppo. Per i pantaloncini non c’è scampo, la maglietta la salvo legandomela in testa.

Come posso descrivere l’esperienza nella cascata? Camminare contro una cascata che scende non è proprio facilissimo. Ho sentito tutta la forza dell’acqua, in certi punti non riuscivo nemmeno a muovermi. In altri avevo paura di scivolare. Ma l’ho fatto, ho fatto tutto. Ana mi ha costretto a superare i miei limiti… e mi è piaciuto tantissimo!

Metto anche questa foto che ci ha fatto lei, anche se è sfuocata, perché mi piace.

È stata un’esperienza bellissima. Un posto incantato, delle sensazioni mai provate. Grazie Ana!!

Lungo la via del ritorno chiacchieriamo ancora un po’. Ana ci racconta di essere l’unica guida indipendente femmina di Huatulco. Ci dice che non è sempre facile.
È originaria di città del Messico, che lei chiama semplicemente México, e quando le chiedo come è finita a Huatulco mi racconta che Città del Messico è una città violenta e che un giorno lei e i suoi familiari sono stati aggrediti e che al marito è successo non ho capito cosa (il mio spagnolo non è abbastanza buono, non capisco sempre tutto) e che da allora i bambini hanno avuto paura anche solo a uscire di casa, si spaventavano se vedevano qualcuno correre… e così si sono trasferiti a Huatulco, che è più tranquilla.
Ripenso a Adriana, l’archeologa che ci ha fatto da guida per Monte Albán. È originaria di Manizales, in Colombia. Vive sola coi suoi bambini, ci ha raccontato che il marito è morto. Non ho indagato.

In macchina io ho freddo, i pantaloni sono bagnati (anche se non tantissimo perché sono di un materiale tecnico, sono quelli da trekking da cui ho staccato la parte bassa) e ho fatto la cavolata di mettermi la maglietta asciutta sopra al costume bagnato. Quando ci fermiamo per mangiare mi tolgo il costume e mi metto la biancheria intima asciutta, mi tolgo la t-shirt zuppa e mi metto la felpa che mi ero portata, mi tolgo i pantaloni da trekking e Bram mi presta i suoi pantaloncini corti!

Pranzo: finalmente! Io non li capisco questi tour messicani che ti lasciano senza cibo dalle 8 alle 14! Il posto è bellissimo, in uno dei villaggi indigeni. Non ordiniamo, ci servono direttamente. Tortillas, riso, fagioli, maiale al tamarindo, che è buonissimo e apparentemente il piatto tipico. Anche mole di pollo, ma io non lo mangio perché contiene cioccolato e peperoncini. Ana ci parla di spiagge remote e di ristoranti buonissimi in paesini sperduti e io penso a quanto, da turisti, ci perdiamo.

Al ritorno facciamo la strada normale, non è più bloccata, o forse non lo è mai stata, chissà. È asfaltata e molto meno interessante di quella dell’andata! A un certo punto passiamo un tratto sterrato (i lavori per asfaltarlo sono in corso) e Ana ci racconta che durante la pandemia il presidente, per aiutare le popolazioni indigene, ha proposto loro di asfaltare quel tratto, fornendo loro il materiale e pagandoli. A me non piacciono gli uomini di politica, dice, ma questo presidente (Andrés Manuel López Obrador) è bravo. D’altronde, aggiunge, il 70% della gente in Messico è povera; se aiuti i poveri, è facile ottenere consensi!

Torniamo a Huatulco che sono circa le 16, e abbiamo il taxi per andare a Hagia Sofia prenotato per le 17. Abbiamo un’oretta da far passare, e andiamo a prendere un caffè (io ovviamente no) e ci dividiamo una fetta di torta di carote.

Alle 17 partiamo. L’atmosfera nel taxi all’inizio è silente, poi chiedo al tassista quale sia il suo piatto preferito e questo dà il via alla conversazione. Viene fuori che anche lui è entusiasta del presidente!

Come avevo scritto, Hagia Sofia si trova nella zona che è stata colpita dall’uragano. Lungo la via abbiamo visto fiumi vuoti (hanno esondato e distrutto villaggi) e alberi sradicati. Ma la cosa che mi ha colpito di più è stata un ponte. Non c’erano più le barriere laterali. Sparite, risucchiate. Sembrava sospeso nel nulla.

Arriviamo a Hagia Sofia. È un posto incantato. Due in un giorno solo, che fortuna!

È un giardino enorme, con fiori e alberi da frutto di tutti i tipi. C’è un albero di cannella. Armando, il proprietario, taglia un pezzo di corteccia e me la fa annusare. È un’esplosione. Non sarò mai più in grado di usare la cannella secca che arriva in Europa.

Ceniamo con Armando e Valentina, una dottoressa specializzata in medicina alternativa, al momento sta studiando l’agopuntura con un maestro cinese. In cucina due ragazze zapoteche, parlano uno spagnolo che faccio molta fatica a capire. Per cena una cosa che a vederla sembra pasta, è tortilla con pomodoro e quesillo. Io dovrei evitare il pomodoro ma faccio un’eccezione. E poi frutta, tantissima frutta, dal giardino: rambutan, mangosteen. Quest’ultimo non lo mangiavo da una vita, mi ero dimenticata quanto sia delizioso!

Per dormire abbiamo un bungalow, semplice e pulito. Sulla terrazza c’è un’amaca, la terrazza dà sul giardino, pieno di fiori, uccelli e farfalle. In camera c’è una vespa, ma si fa gli affari suoi e noi i nostri, la lasciamo stare. Tutto sembra talmente in armonia, qui..!

Sono distrutta. Mi addormento pensando, ‘fanculo reflusso. Scommetto che questa notte, qui, riuscirò a dormire.

INFO

L’hotel in cui siamo stati a Huatulco si chiama Mision de los Arcos. Ci siamo trovati bene tranne che la camera era un po’ piccola e il letto un po’ troppo morbido. Se fossi stata bene non sarebbe stato un problema ma stando poco bene è stato un po’ noioso avere come unico posto dove sedersi alternativo al letto il water!

4 commenti leave one →
  1. giugno 28, 2022 11:54 am

    Sono molto felice di essere citata in questo post, grazie. Sto in effetti proprio partecipando a questo vostro viaggio, stando a casa ecco. Sicuramente è un paese straordinario, bello che siano tutti così contenti dell’attuale Presidente, ma anche davvero difficile. Sai già che sarei andata in crisi alle cascate, già mi vedo che scivolo ogni passo e a momenti annego. Altra cosa che riguardo più il post precedente: quando all’inizio avevo letto “commissioni” pensavo a dei giri lunghi/deviazioni per fare delle commissioni tipo che l’autista scende e si fa un po’ i fatti suoi come a me era successo quando ero andata sul Vesuvio che si era fermato per portare/prendere qualcosa da certi suoi parenti.

  2. giugno 28, 2022 7:50 PM

    Cascate meravigliose che danno un senso di freschezza incredibile!! Sei stata coraggiosa a camminarci sopra… io sono come Sandra, avrei avuto timore di scivolare ad ogni passo ! Ammiro il tuo spirito di adattamento!!! Io non potrei mai affrontare un viaggio così spartano, il perchè è semplice: ho paura di tutto…. Però adoro il vostro viaggio e la possibilità di conoscere modi di vivere così diversi dai nostri!!! Spero tanto che il reflusso ti abbia dato pace!!! :)

  3. giugno 29, 2022 8:52 PM

    Ciao Sandra! Non sono tutti contenti del presidente, avrei poi scoperto. Più avanti ne parlerò. Un sentito grazie per la tua partecipazione anche in sogno!

  4. giugno 29, 2022 8:54 PM

    Vittyna anch’io ho molte paure, fra cui quella di scivolare sulle cascate. Però alla fine mi è piaciuto. E soprattutto: questo viaggio mi ha dato esattamente quello che cercavo. Un abbraccio!

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