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Messico. Oaxaca e Teotitlán del Valle. A lezione di cucina con Isabel. Tutta un’altra storia! E anche: Oaxaca la mattina, colectivos, cargos, peperoncini in via d’estinzione, e saltare sulle valigie per chiuderle!

luglio 7, 2022

Venerdì 30 Giugno

È l’ultima giornata piena in Messico, il giorno successivo abbiamo l’aereo nel pomeriggio.

La sveglia suona alle 7, ma veniamo svegliati alle 6 da dei botti tipo petardi. Chissà cosa si festeggia!
Dobbiamo essere alla stazione degli autobus per le 9:15, e io vorrei uscire presto e andare a fare colazione nel parco. Nel nostro albergo la servono solo dalle 8:15 e sono lenti, non faremmo in tempo.
Ironicamente il giorno prima ho scoperto una cosa: che avendo prenotato le ultime tre notti non con Booking ma direttamente con l’albergo, per le ultime tre notti abbiamo la colazione inclusa! Caffè o tè, pan dulce e succo di frutta o frutta fresca. Proprio nei giorni in cui non vogliamo fare colazione! Ma vabbè, onestamente l’albergo l’ho adorato ma la colazione non era un granché.

E così ci alziamo, mangiamo le ultime due fette biscottate e usciamo prima delle 8.

Oaxaca la mattina mi incanta. È già busy busy ma in giro ci sono solo locali, non turisti. Nella piazza principale un gruppo di studenti si sta facendo le foto per il diploma. Fa fresco, ci vuole una felpa. Ho adorato stare in giro per Oaxaca (che ho scoperto chiamarsi Oaxaca de Juárez) la mattina!

Passiamo il parco di uno dei primi giorni, quello in cui mi avevano dato quella quesadilla coi fiori di zucca che mi aveva conquistato. La mattina è pieno di vita, c’è chi pascola il cane e chi si esercita. Balli di gruppo, pattini, skateboard, monopattino, c’è di tutto.
E c’è anche il mio stand! Ma la quesadilla coi fiori di zucca non ce l’hanno, e così prendo due memelitas con queso (non quesillo, che è quello gommoso che non mi piace) e salsa (solo per Bram, non per me) mentre Bram va a cercare un caffè.

Sapete come fanno le memelas, e cosa le differenzia dalle tortillas? Sono un po’ più piccole e vengono bucherellate con le dita perché il condimento penetri meglio; e il condimento è asiento, e cioè grasso di maiale non raffinato – contiene quelli che in Toscana si chiamano ciccioli! Poi ci si stupisce del fatto che ci sia tanta gente cicciottella.

Il caffè di Bram è buono, il mio tè è creativo: è una tazza di acqua bollente (ustionava) con dentro dei pezzi di frutta!

Finita colazione andiamo ad aspettare l’autobus. Invece finiamo su un colectivo. Che sarebbe un taxi condiviso. Bram sale davanti e io dietro, dove ci sono altre due persone. Partiamo, e dopo un po’ il taxi raccatta un’altra persona, che si spiaccica sul sedile del passeggero insieme a Bram! Così funzionano i colectivos, tre davanti e tre dietro, ma siccome l’autista deve avere spazio, i due passeggeri davanti sono vicini vicini! Vi lascio immaginare la gioia di Bram!

Il colectivo ci lascia a un incrocio, e da lì dobbiamo prendere un altro colectivo per… già, ma dove stiamo andando? Non ve l’ho ancora detto. Stiamo andando a Teotitlán del Valle! A fare il corso di cucina con Isabel! Ve la ricordate Isabel? Dalla fantastica giornata con En Vía? Oggi cucineremo con lei, e non vedo l’ora!

Nel secondo colectivo vado davanti io e il viaggio va liscio, a parte che quello con cui divido il sedile ha un gomito saldamente piantato nel tratto ascendente del mio colon.

Per le 9:45 siamo a Teotitlán del Valle. L’appuntamento con Isabel è alle 10:30, quindi abbiamo un po’ di tempo. Io la sera prima mi sono fatta la lista dei peperoncini che voglio comprare prima di lasciare il Messico, e inoltre ho fame, la memela grassa non mi è bastata. E così andiamo al mercato, che a Teotitlán inizia la mattina presto e per le 11 è già finito!

Il mercato è bellissimo, e non c’è neanche un turista. Facciamo un giro, io mi compro un cannolo alla crema (molto meno buono di quelli italiani, meno dolce e meno croccante), trovo alcuni dei peperoncini che cercavo… ed è già ora di andare.

Per le 10:30 siamo da Isabel. Lei ci aspetta sorridente. Ci fa entrare, e la parola entrare qui va messa in contesto perché è tutto all’aperto, e come prima cosa… ci fa accomodare al grosso tavolo di legno dove avevamo pranzato in comitiva con En Vía, e ci offre una tazza di atole (una sorta di porridge dolce preparato con avena e acqua) e un pane dolce che sa di anice. Che differenza con l’accoglienza riservataci da Pilar!

E poi si inizia a cucinare. Faremo i tamales, che sono una sorta di pacchettini di farina di mais ripieni, si cuociono nelle foglie di mais al vapore.

Isabel ha già cotto i chicchi del suo mais, coltivato da lei, in acqua e cenere (solitamente si usa l’idrossido di calcio); e poi li ha tritati usando il metate, che è questo. Il risultato è una pasta umida. Ecco le pannocchiette! Belline, no?

Al mais così preparato si aggiungono brodo di pollo e manteca, che sarebbe grasso di maiale più raffinato dell’asiento e meno raffinato dello strutto bianco che si trova in Europa; e sale. Mescolo io, Isabel mi controlla e assaggia.

Nel frattempo si puliscono e si mettono a bollire zucchine tonde e carote. Semplicemente bollite, niente di più. Da Isabel non si butta nulla: le bucce delle carote e il picciolo della zucchina vengono messi da parte per il suo agnello.

Anche della pannocchia si usa tutto. Le foglie le mettiamo a bagno, ci serviranno più tardi. I torsoli li usiamo per accendere il fuoco!

È arrivato il momento di farcire i tamales. Si fa così. Si preparano gli ingredienti per il ripieno: il pollo usato per fare il brodo, sfilacciato; le carote e le zucchine precedentemente lessate, a bastoncini. Poi si prende una foglia di pannocchia, la si cosparge con uno strato di impasto di mais, si aggiungono gli ingredienti del ripieno, si chiude. E così via.

Una volta preparati i tamales vengono messi sul fuoco, nel pentolone che abbiamo preparato. Dovranno cuocere, al vapore, per circa 40 minuti. Mentre cuociono prepariamo una salsa di peperoncini pasilla (non piccanti) e un’agua fresca de jamaica (fiori di ibisco). Come al solito mortaio e pestello toccano a Bram. La salsa che prepara è deliziosa! E visto che non è piccante, la posso mangiare anch’io!

Mentre cuciniamo Isabel chiacchiera. Teotitlán del Valle è famosa per la produzione di tappeti, praticamente tutti nel villaggio tessono al telaio (vi ricordate di Lucrezia, sempre dalla giornata con En Vía?); e Isabel e il figlio quindicenne non sono da meno. Mi mostra con orgoglio il primo tappeto che il figlio ha realizzato. Un altro è in produzione. È importante che impari, mi dice. Mi racconta che lei e il figlio, fra loro, parlano solo zapoteco. Ah già, non vi avevo detto che Isabel è zapoteca. Mi chiede quanti anni ho, mi fa indovinare quanti ne ha lei. Mi dice che avere un comedor (ristorante) non le pesa, perché cucinare le piace. E poi, e poi… E poi i tamales sono pronti!

Si mangia! Io e Bram aiutiamo a preparare la tavola, Bram fa una cosa ovvia ma bellissima: lava tutte le ciotole e gli utensili che abbiamo usato per cucinare.

È arrivato il momento di assaggiare i tamales. Se ci pensate sono semplici, OK c’è un po’ di grasso nell’impasto, ma il ripieno non è altro che pollo, carote e zucchine lesse. E sono…

…deliziosi!! Buonissimi!! Mi piacciono talmente tanto così come sono che quasi non vorrei provarli con la salsa, per paura di coprirne il sapore! Ma alla fine ovviamente la provo, e ci sta benissimo. Bravo Bram! E che bontà!

Io ne mangio 2, Isabel 3 e Bram 4. Altri 2 ce li portiamo via in un pacchettino, quelli avanzati Isabel li congelerà.

Ė arrivato il momento di salutarsi. Sono tanto felice, è stata una mattinata meravigliosa! E ho imparato un sacco, già sto pensando a quando rifarò i tamales! E Bram la salsa!

Vorrei tornare a Oaxaca solo per fare un altro corso di cucina con Isabel. Altro che Pilar!

Intanto si sono fatte le 14. Che si fa? Già che siamo a Teotitlán del Valle, anziché tornare a Oaxaca, facciamo un giro a Teotitlán del Valle!

C’è il museo del tessile, ma è ancora chiuso. Puntiamo una sorta di ufficio informazioni ed entriamo per chiedere se sappiano quando apre. Per stare in giro fa troppo caldo, ma nell’ufficio c’è un bel venticello. Ad accoglierci è un ragazzo giovane che ci spiega che loro sono l’ufficio del turismo alternativo: Teotitlán è famosa per i tappeti e in genere ci portano le comitive di turisti col pullman che guardano i primi due o tre atelier di tappeti e poi se ne vanno; ma intorno da fare c’è molto di più! Scalare una montagna, per esempio. Adesso, con 40 gradi? Ma anche no.

Mentre parliamo si sentono di nuovo dei botti come quelli che ci hanno svegliato la mattina. Chiediamo cosa si festeggi e ce lo spiega. Siete pronti?

Allora.
Vi ricordate che vi avevo raccontato che questi villaggetti indigeni non vengono governati dal governo centrale ma si governano da soli secondo i propri Usos y Costumbres?
E vi avevo parlato dei cargos? Non mi ricordo. In breve. Siccome appunto questi villaggi si amministrano da soli, i ruoli che solitamente vengono assegnati dallo stato (i ruoli pubblici, in pratica) vengono ricoperti dagli abitanti del villaggio, a turno. L’idea è quella di dare il proprio contributo alla vita del paese. Un cargo non si sceglie, un cargo ti tocca: ti viene assegnato dall’Assemblea Generale (formata a sua volta da abitanti del villaggio, che cambiano). Un cargo può durare per esempio due anni, e poi in teoria non dovresti riceverne altri per altri tre anni. In teoria. Per svolgere il compito che ti è stato assegnato non vieni pagat*. Se il compito richiede un impegno tale da far sì che tu sia costrett* a lasciare il tuo lavoro abituale, la tua famiglia deve provvedere al tuo sostentamento per quel periodo. O in alternativa, puoi pagare qualcuno che svolge il cargo al posto tuo.
Un lavoro svolto tramite cargo, per esempio, è far parte della polizia.
Ed ecco cos’erano i botti: il cambio della guardia! La vecchia polizia che lascia il cargo, quella nuova che se lo accolla. Li abbiamo visti in giro i nuovi poliziotti (tutti maschi), fieri e un po’ impacciati nelle loro nuove uniformi. Se guardate questa foto in cui io facevo finta di posare li vedete anche voi!

Parlare col ragazzo e imparare qualcosa di più sugli Usos y Costumbres è interessantissimo. Restiamo con lui una buona mezz’ora. Corso di spagnolo miglior investimento della mia vita. Che ricchezza, che ricchezza parlare le lingue!
Fra le varie ci racconta che anche gestire il museo che volevamo visitare è un cargo! E che di recente avevano assegnato il ruolo di presidentessa a una signora che però di mestiere fa il medico, e lei aveva pregato e implorato di avere un cargo minore che porti via meno tempo. Pare che sia riuscita nel suo intento, ma ancora non è sicuro.
Anche il giovane, ci racconta, ha già ricevuto il suo primo cargo. Sapete qual è?

… Parlare con noi!

Dopo visitiamo il museo. Ma non è sul tessile, o quantomeno non solo. È sulle tradizioni, e quindi… sugli Usos y Costumbres! E così, ecco che impariamo ancora qualcosa sulle elaborate e rigide norme che regolano la vita nei villaggi. Non mi metto a farvi tutto il riassunto, ma ci sono, fra le varie, un sacco di regole legate al rito del matrimonio. Tipo che il promesso sposo, per ottenere la mano della promessa sposa, deve lavorare un anno gratis per la famiglia di lei!

Non so, quando ne ho sentito parlare per la prima volta questi Usos y Costumbres mi sono sembrati una cosa bella, il fatto che i villaggi si amministrino da soli, che non abbiano ceduto. Adesso non ne sono più tanto convinta. Ma non ne so abbastanza.

Quando usciamo dal museo non sappiamo bene cosa fare. Io vorrei comprare dei tovaglioli di quelli apposta per tenere le tortillas in caldo, ma per noi come turisti non è facile distinguere gli atelier originali da quelli che vendono paccottiglia – Bram era stato attirato da un mantello, ma provandoselo aveva notato un’etichetta tagliata. Costava 800 pesos, scontato 650, quando ripassiamo ci urlano 600. Ridacchiamo un pochino perché continuiamo a ottenere sconti non richiesti, soprattutto io: sulla spiaggia l’ultimo giorno a Huatulco un tizio mi aveva sentito dire alla coppia di Chihuahua che ci avevano chiesto 3000 pesos per andare a playa India, e dopo si era avvicinato quatto quatto e mi aveva proposto una lancia per 2500!

Su Google Maps vediamo che c’è un posto gestito da donne che si chiama Vida Nova, e andiamo a cercarlo. Lo troviamo, siamo un po’ confusi dal fatto che sembra un cantiere, ma ci assicurano che è lì. Una donna con delle lunghissime trecce nere si fa avanti e apre per noi una stanza piena di tappeti, borse, sciarpe… tutto fatto a mano. E poi ci racconta.
Ci racconta che lavorano con donne indigene, che non parlano spagnolo e che quindi non sono in grado di andare a vendere i loro prodotti. E neanche di andare dal dottore, se è per quello. Alcune non ci sono mai state, mai in tutta la vita. Neanche per mettere al mondo un figlio. L’associazione le aiuta. A vendere i loro prodotti, a comunicare. Loro non ci sono, ma ci sono le loro foto. Sono donne indigene, hanno tutte le trecce.

La lingua, questo argomento che in questo viaggio continua a tornare. E mi torna in mente un altro viaggio che ho fatto di recente, e anche lì di lingua ho sentito parlare, la lingua da quelle parti è un bel problema. Ero a Barcellona, in Cataluña.

Usciti da quel posto magico decidiamo di tornare verso Oaxaca fermandoci per la via a vedere el árbol del Tule, che pare che sia un albero gigantenorme. Prendiamo un colectivo fino al solito incrocio, e sul colectivo io imbastisco una discussione con i nostri compagni di viaggio (una signora in abiti tipici e un ragazzetto) sulla differenza fra asiento e manteca (l’asiento è più grasso della manteca che è più grassa dello strutto che troviamo in Europa).

Quando arriviamo all’incrocio aspettiamo e aspettiamo, ma non passa neanche un colectivo per el árbol del Tule. In compenso passano un sacco di colectivo e autobus per Oaxaca. E così decidiamo di tornare a Oaxaca, è l’ultimo giorno e io non ho ancora tutti i miei peperoncini!

A Oaxaca fa un caldo da stianta’. Giriamo un paio di mercati e riesco a trovare quasi tutti i peperoncini, me ne manca solo un tipo rarissimo che pare non si trovi più da un paio d’anni. Avevo pensato che non crescesse più per via del riscaldamento globale, ma poi ho letto che solo poche famiglie lo producono.

Poi in teoria potremmo pure andare in albergo. Ma passiamo davanti alla galleria d’arte che espone gli alebrijes di Jacobo e María Ángeles. Sono degli animaletti di cartapesta coloratissimi, molto dettagliati. Io e Bram avevamo lasciato gli occhi sui colibrì. Li guardiamo, li guardiamo… e alla fine ne compriamo cinque!

Oddio ma no, sto facendo casino. I colibrì li avevamo comprati il giorno prima, che avevo lasciato Bram da solo a pagare perché avevo appuntamento per il massaggio. Allora Venerdì dopo i mercati siamo semplicemente tornati in albergo a farci una doccia. E a consegnare i due tamal fatti da noi alle ragazze della reception. Ci hanno detto che erano buoni!

Rinfrescati, siamo andati a cena. Per l’ultima cena in Messico abbiamo scelto Humar. Ci piace, per il cibo e per l’ambiente giovane: tutti i ragazzi ai fornelli sono recentemente usciti dalla scuola di cucina; è bello che qualcuno dia loro una possibilità! Io avevo intenzione di prendere l’hamburger, ma poi ho visto sul menù i tagliolini ai frutti di mare che già mi avevano tentato. Indecisione, indecisione… Ho chiesto consiglio alla cameriera e lei mi ha detto, testuali parole, “La verità è che i tagliolini sono buonissimi”. La cameriera mentiva!

Dopo cena siamo andati in camera e abbiamo giocato a “Fai entrare nelle valigie che erano già piene tutto il mezcal che ha comprato Bram” fin verso mezzanotte. E poi siamo andati a letto, che la mattina dopo la sveglia sarebbe suonata presto; perché il giorno dopo avevamo l’aereo, ed eravamo fortissimamente determinati a sfruttare al massimo le ultime ore a Oaxaca!

5 commenti leave one →
  1. luglio 7, 2022 1:18 PM

    Eccoti. Aspettavo il tuo post. Bellissima esperienza quella di cucinare con Isabel. Trovo interessante il tipo di amministrazione su usi e costumi. Ma funziona veramente?

  2. luglio 7, 2022 2:04 PM

    Ciao Speranza, onestamente non te lo so dire, bisognerebbe viverlo per farsi un’idea…

  3. luglio 7, 2022 8:37 PM

    Ma sei straordinaria, non solo racconti i luoghi ma pure gli usi costumi e la politica dei paesi che hai visitato !!! Dovrebbero assumerti come sponsor del Mexico!!! :) <3 <3

  4. luglio 8, 2022 7:57 am

    È che per me viaggiare è questo, è vedere diversi modi di vivere, scoprire culture lontane dalla mia. È per questo che sento il bisogno, ogni tanto, di andare lontano.

  5. luglio 8, 2022 8:55 am

    Fai benissimo, è il giusto atteggiamento di un vero viaggiatore!!! :) :)

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