Vai al contenuto

Vietnamita, mercato, Colazione da Tiffany (solo metà).

dicembre 14, 2018

Scrivo dal letto. Voglio provare a riprendere l’abitudine di scrivere tutte le sere anche se poco. Allora oggi lavoro. Poi corso di vietnamita. Mi rimangio quanto scritto nel post precedente, cioè rettifico: forse smetto. Continua a piacermi, ma se non ho tempo di studiare non ha senso. Rientrando giretto al mercatino di Natale, acquisto pastel de nata per domattina a colazione (sono una droga!), focaccia e formaggi, poi Little Asia. Little Asia è un ristorante vietnamita sotto casa vecchia che volevo provare da tempo e non avevo ancora avuto occasione, e ora chiude! È fully booked fino all’ultimo giorno, ma pregando ed immolandomi sono riuscita ad accaparrarmi un tavolo per due per domani a pranzo, vado con Serena evviva!
Quando sono arrivata a casa ero un piccolo pezzettino di legno stanco e congelato. Abbiamo ordinato del cibo indiano e poi ci siamo sbiaccati sul divano con Colazione da Tiffany, che né io né Bram avevamo mai visto. Mi stava piacendo, ma alla terza volta che chiedevo a Bram di rimandare indietro un pezzo perché mi ero addormentata mi ha mandato a letto!

Corsa, teatro, sonno.

dicembre 14, 2018

Ieri dopo il lavoro sono andata a correre, usando la solita app che mi fa alternare camminata e corsa. Ho corso più velocemente del solito, avevo bisogno di buttare fuori le emozioni degli ultimi giorni. A un certo punto stavo correndo e la mia app mi ha detto Slow down and walk, e io obbediente mi sono messa a camminare. Ma un tizio vedendo che mi fermavo mi ha superato incitandomi, Come on come on! Mi ha fatto sorridere. Io stavo solo ascoltando l’app!

Rientrando sono passata dal mercatino di Natale e ho comprato 4 empanadas. Le ho infilate in forno a scaldare mentre mi facevo la doccia e quando Bram è rientrato le abbiamo mangiate al volo, dovevamo uscire per andare a teatro.

Sarei dovuta andare con KOK ma ha la febbre. Avrei potuto annullare, ero stanca morta come potrete immaginare, ma mi sarebbe dispiaciuto. Per fortuna si è offerto volontario Bram. Al Magic Land Théâtre lui non era mai stato e gli è piaciuto. A me piace sempre, ma degli spettacoli che ho visto quello di ieri non è stato il mio preferito. Il fatto che morissi di sonno non ha aiutato.

E anche stamattina sveglia presto, dopo il lavoro ho il corso di vietnamita.
Ho deciso di ricominciare a studiarlo quando sono rientrata dal viaggio. Era un modo per rimanere in contatto con quell’esperienza bellissima che se potessi rifarei domani.
Poi però sono andata in Giappone. E mi sono resa conto che difficilmente viaggerò di nuovo 6 mesi, ma che posso ancora viaggiare. E mi sono sentita pronta a lasciar andare.
Alla fine però sto continuando, per un motivo molto semplice. Mi piace. Tutto lì. Sto cercando di ritagliarmi dei momenti per studiare, a studiare mi diverto, ma trovare il tempo è difficile.

Per il resto tutto bene, è un bel periodo, sono serena e lo sono da un bel po’.

Grazie per i commenti al post sotto, per una volta ho deciso di non rispondere ma mi hanno fatto molto piacere.

Buon fine settimana!

Domenica, Lunedì, Martedì e Mercoledì. Bruxelles, Appennini, Bruxelles. Cazzate e cose importanti.

dicembre 13, 2018

Post iniziato a scrivere Lunedì, finito oggi.

Allora, intanto che aspetto il mio turno dal dermatologo (controllo nei) vi racconto della Domenica che era ieri.

Mi sono svegliata verso le 8, Bram molto più tardi. Ho fatto colazione alla spagnola, con pane tostato sfregato con pomodoro e olio e sale, e caffellatte – una delizia!, e poi ho avuto un bel po’ di tempo per me, che ho usato per aggiornare il blog. Verso le 11 Bram si è svegliato e prima gli ho lanciato un caffè e un paio di biscotti e poi, siccome avevo un bel po’ di avanzi da smaltire, ecco cosa gli ho gettato:

IMG_20181210_163904_381.jpg

Una versione rivisitata della causa Santa Rosa! Ha apprezzato, d’altronde era quasi ora di pranzo.

Poi io volevo andare a correre, perché secondo l’app devo andare tre volte a settimana e in settimana mi riesce difficile perché quando esco dal lavoro è già buio. Non avevo voglia di prendere la metro e mi sono messa a cercare un parchetto vicino a casa.

Dovete sapere che Bruxelles è piena di parchi e parchetti, oltre a essere circondata da due grandi foreste (con le zecche), ma in centro non ce ne è quasi nessuno. Il più vicino è Parc royal, comunemente detto Parc, ma devo prendere la metro per arrivarci. Dunque, riassunto delle mie corsette.

Il primo giorno ho corso intorno al divano.
Il secondo giorno sono andata a Parc.
Il terzo giorno volevo andare a Parc ma la metro non si è fermata perché c’era una manifestazione. Allora, presa dal panico perché poi volevo andare anche a yoga e ero un po’ stretta coi tempi, ho aperto Gugol Mapsss e ho individuato un parchetto abbastanza vicino. L’ho raggiunto ed era veramente minuscolo e di Sabato mattina alle 10 c’eravamo solo io e un vecchietto che leggeva il giornale su una panchina, ma era perfetto! E così ho fatto la mia corsetta lì, col vecchietto che mi incitava.
Il quarto giorno era Domenica (e cioè ieri) e forte del fatto che Bram era a casa e si era offerto di venire con me ho deciso di provare uno dei parchetti vicini a casa, tutti in zone un po’ equivoche e quindi da sola non ci volevo andare. Abbiamo trovato un parchetto buffo in pieno quartiere arabo, e per arabo intendo che di un migliaio di persone che avremmo incontrato fra andare, tornare e passeggiare gli unici che non parlavano arabo eravamo noi! Che va benissimo eh, non mi fraintendete, c’era il sole e abbiamo fatto una bella passeggiata, i negozi erano aperti e ci siamo comprati 4 kg di frutta secca (noci, pecan, mandorle, pinoli e pistacchi) a un terzo del prezzo che pagheremmo supermercato! Ma torniamo al parchetto. Era piccolo e una parte era un campo da pallacanestro, una parte un parco giochi, in un pezzo c’erano delle macchine per allenarsi, in uno dei lavori e un po’ ovunque si poteva correre. E noi abbiamo corso!

Siamo tornati a casa verso le 14:30. Per le 16 dovevamo uscire e io volevo farmi la doccia e lavarmi i capelli, e dovevamo anche pranzare. Ho messo a scaldare un po’ di avanzi in forno e mi sono tuffata sotto la doccia, li abbiamo ingurgitati al volo e nonostante ciò quando finalmente siamo riusciti a metterci in marcia era troppo tardi per andare coi mezzi e abbiamo dovuto prendere la macchina.

Si è rivelata una pessima idea. Ci abbiamo messo talmente tanto a trovare parcheggio che abbiamo rischiato di perderci lo spettacolo! Ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

Lo spettacolo era TOURS DE PIS(t)E – Le [Meilleur] du Cirque version Numéros, e cioè una selezione di brevi numeri di circo. Trapezio, cerchio, stand-up, palo cinese (si chiama così?), equilibrio, giocoleria. Essendo arrivati all’ultimo eravamo seduti un po’ indietro, però ci vedevamo bene lo stesso. Alcuni spettacoli mi sono piaciuti di più altri di meno, fra i miei preferiti:

  • Frieda B.K (U.S)
    How to be good
    Trapèze
  • Nilda Fernandez (BE)
    Introspection d’un poisson
    Mât Chinois & Danse
  • Laure Picard (FR) & Rodrigo Gil (ES)
    Noir Pointillé
    Équilibre et Jonglerie

Quando siamo tornati a casa erano le 19. Mi è preso un po’ il nervoso perché il weekend era praticamente finito e delle cose che volevo fare (lavorare al racconto, studiare vietnamita, scrivere sul blog, fare l’albero) ero riuscita solo a scrivere sul blog. Uffa! Ma dove va il tempo? Abbiamo fatto l’albero bestemmiando perché non ne avevamo voglia, abbiamo cenato con taralli e formaggi guardando “Please like me” e siamo andati a nanna!

Lunedì lavoro e poi dermatologo per controllo nei. Al ritorno ci siamo fermati al mercatino di Natale e abbiamo fatto un piccolo tour gourmet lì. Abbiamo mangiato dei ravioli tipo gyoza in una tenda mongola, delle crocchette con i gamberetti grigi del mare del nord seduti su una panchina sotto a un tendone e un hamburger con le cipolle in piedi al freddo. Poi ci siamo comprati delle (dei?) pastel di nata per la mattina dopo a colazione e sazi e felici siamo andati a nanna!

Il Martedì è stato una giornata molto particolare. Mi sono alzata e sono andata in ufficio. Con me avevo la borsa e uno zaino contenente il pranzo e anche un panino e una bottiglietta d’acqua perché dopo il lavoro sarei andata diretta al corso di spagnolo e sarei arrivata a casa solo verso le 22. Ma verso le 10 mi ha chiamato PLP e mi ha informato che purtroppo durante la notte era morta la mamma del nostro carissimo amico Daniele, marchegiano ma che vive a Bruxelles, sua mamma era venuta a trovarlo un sacco di volte e tutti noi l’avevano conosciuta. Il funerale si sarebbe tenuto il giorno successivo, il Mercoledì, alle 14.

Quando vivi lontano da casa i tuoi amici diventano un po’ la tua famiglia. A Daniele vogliamo tutti un sacco di bene, alla sua mamma pure. Abbiamo guardato i voli, ce ne era uno alle 17 del giorno stesso da Charleroi. L’abbiamo preso e così come eravamo, coi vestiti indossati la mattina per andare in ufficio e senza pigiama né cambio, ci siamo trovati a Gare du Midi, alla fermata dell’autobus che ti porta a Charleroi. Erano le 14, per le 19 eravamo ad Ancona. Fortuna che avevo nel portafoglio la carta d’identità. E fortuna che abbiamo tutti un lavoro e uno stipendio che ci permettono di comprare un volo così, all’ultimo minuto.

Eravamo io, KOK e PLP e sul nostro aereo c’era anche Carla, una cara amica di Dani, marchegiana pure lei. Alla stazione di Bruxelles ho comprato dei calzini, al duty free di Charleroi ho rimediato uno spazzolino, alla stazione di Ancona abbiamo raccattato Francesco, altro amico che vive a Bruxelles pure lui ma che si trovava a Roma per lavoro, tra l’altro ho scoperto che lavora con Serena, le coincidenze.

Per le 21 eravamo a casa dei genitori di Carla. Siamo stati accolti a braccia aperte nonostante giungessimo sconosciuti e inaspettati. Sul tavolo c’erano due teglie di pizza, i letti e gli asciugamani erano pronti, mi hanno dato persino un pigiama. Senza parole.

La mattina dopo, con una macchina noleggiata e un KOK febbricitante, ci siamo diretti verso il paesino della mamma di Dani, tra gli Appennini.

E niente, potete immaginare no? Un po’ si è pianto, un po’ si è riso, tanto ci si è abbracciati, parecchio ci si è intristiti di fronte a un evento percepito come ingiusto e giunto inaspettato. La chiesa era piena. Zeppa, c’era gente anche fuori al gelo perché tutti dentro non ci si stava. Era speciale la mamma di Dani, io non la conoscevo benissimo ma di quanto fosse bella e solare mi ero resa conto. Era evidente, e il fiume di gente sia in chiesa e fuori lo diceva senza parlare.

E poi cimitero, e freddo, freddo, un freddo che ti entrava nelle ossa e nell’anima, e il calore degli abbracci che ci vuole più che mai.

Verso le 16 siamo ripartiti, avevamo l’aereo per tornare a Bruxelles la mattina dopo alle 9 da Pisa, è dall’aereo che sto scrivendo. Carla è andata a Roma, io, KOK e PLP ci siamo diretti verso Lucca, PLP è andato a dormire da KOK, io da Vale (grazie Valù!!). Siamo arrivati intorno alla mezzanotte e stamattina alle 6 siamo ripartiti, fra poco dovremmo atterrare.

E niente, è stata un po’ una mattata ma non vi so dire quanto contenta sono che siamo andati. Era una cosa piccola, ma era importante. Per tutti.

No man is an Iland,
intire of itselfe;
every man is a peece of the Continent,
a part of the maine;
if a Clod bee washed away by the Sea,
Europe is the lesse,
as well as if a Promontorie were,
as well as if a Manor of thy friends
or of thine owne were;
any mans death diminishes me,
because I am involved in Mankinde;
And therefore never send to know
for whom the bell tolls;
It tolls for thee.

29 Novembre – 8 Dicembre, al volo

dicembre 9, 2018

Scrivo senza sapere se pubblicherò, visto che come sapete sono in lotta con il nuovo editor di WordPress. Gli ultimi giorni, al volo.

Sono tornata da Barcellona Giovedì 29 e la sera sono semplicemente morta sul divano con Bram. Avevo meno di 24 ore a casa, sono arrivata a casa alle 19 passate e sarei dovuta uscire per andare di nuovo all’aeroporto il giorno dopo verso le 12. Non potete immaginare quanto quelle poche ore in un posto che non fosse un albergo mi abbiano rimesso al mondo!

Venerdì mattina lavoravo da casa, 8-12, poi sarei dovuta uscire per andare all’aeroporto. Uso il condizionale perché proprio quando stavo per uscire mi è arrivato un messaggio che mi avevano cancellato il volo! Un po’ mi è dispiaciuto, un po’ onestamente anche no perché ero stanca morta e così ho avuto la possibilità di stare a casa a riposarmi.

Un intero weekend libero! Che regalo inaspettato! E quasi tutto senza Bram, che credendo che io non ci sarei stata aveva fatto dei piani per i cavoli suoi. Che meraviglia, che lusso!

Mi ricordassi che ho fatto sarebbe bello. Ah sì. Sono stata a casa con Bram e abbiamo guardato un film. Coco, della Pixar, un cartone. Mi è piaciuto tanto tanto ma una cosa mi ha profondamente irritato. Il film è americano e la storia si svolge in Messico. L’abbiamo guardato in lingua originale. I personaggi parlavano inglese con un forte accento spagnolo e qualche parola in spagnolo buttata a casaccio qua e là. Irritazione, irritazione, irritazione. Ma perché?? Falli parlare spagnolo fluente o inglese fluente come quando si doppia, ma perché questo troiaio? L’ho trovato pure offensivo, come se i messicani non sapessero parlare.

Sabato sono andata a pranzo da PLP e poi al cinema con Vincenzo. Finalmente siamo riusciti a vederci! Abbiamo visto il film d’apertura del festival del cinema mediterraneo che credevo che quest’anno mi sarei persa e invece grazie al volo cancellato almeno un film l’ho visto, e poi siamo andati a bere una birra.

Il film era Carmen y Lola. Spagnolo, parla di una storia d’amore che si sviluppa fra due ragazze all’interno di una comunità gipsy. Dire che mi è piaciuto è dire poco. Se vi capita non perdetevelo!

La sera sono stata a casa con Bram e ho cucinato il salmone di cui ho già postato la ricetta.

Domenica è stata una giornata bellissima. Bram è partito presto per andare a vedere una partita a Londra e io mi sono trovata con un’intera giornata tutta per me e senza programmi!

Ho scritto sul blog.

Ho lavorato a un racconto che sto scrivendo.

Ho studiato vietnamita.

Ho sistemato casa, eliminato degli scatoloni che erano in giro dal trasloco, rimosso le etichette e le parti non in vetro da tutte le bottiglie e preparato due sacchetti di bottiglie da buttare, ho riordinato i miei vestiti.

Ho scaricato un’app che ti insegna a correre e visto che il primo giorno di corsa ce n’è veramente poca ho corso intorno al divano e poi la mia app mi ha detto che sono Awesome.

Non mi ricordo che altro, ma è stata la giornata più riposante e al tempo stesso più produttiva della storia!

E poi la settimana lavorativa è ricominciata.

Lunedì lavoro e la sera a casa con Bram. Abbiamo finalmente prenotato il volo per Taiwan! A Giugno si va! È stagione delle piogge e dei tifoni, hurrà!

Martedì lavoro e la sera corso di spagnolo.

Mercoledì lavoravo da casa e mentre lavoravo ho anche pulito casa e cucinato e sono anche andata a correre e a yoga. Nei giorni successivi si sarebbe tenuto un meeting di lavoro a casa mia ed ero un po’ stressata all’idea, e volevo fare bella figura in cucina. Ho cucinato fino a mezzanotte, poi sono andata a letto distrutta e alle tre mi sono alzata e ho ricominciato a cucinare! Folle lo so.

Giovedì lavoro e la sera c’è stata la cena del meeting da me. Eravamo in sei con me. Un’austriaca, due inglesi, un olandese, una norvegese. Ho preparato un menù cinque continenti!

  • Asia: Vietnam, bánh xèo
  • America: Perù, due ceviche di branzino, carta da musica con polpo e avocado, causa Santa Rosa come opzione vegetariana
  • Europa: Islanda, zuppa di pesce all’islandese
  • Africa: Etiopia, injera con stufato di lenticchie e stufato di spinaci e formaggio (ho costretto tutti i distinti professori a mangiare con le mani!)
  • Oceania: Samoa, mousse di mango con vaniglia e scorza di lime

E questa era la cena del Giovedì. Il Venerdì c’era il meeting vero e proprio, sempre a casa mia. Mi sono fatta prestare vari tipi di macchinette per il caffè e thermos dai miei amici e ho preparato tre tipi diversi di biscotti: alle more e distillato di pere con i pinoli, burroni alla vaniglia, festivi alle spezie.

E ho dovuto pensare anche al pranzo. Per pranzo mi serviva qualcosa di veloce perché non avremmo avuto molto tempo e perché io dovevo lavorare, non potevo stare a spignattare! Ecco cosa ho messo insieme.

  • Quiche con zucchine, scalogno e scamorza affumicata
  • Insalata di quinoa rossa e riso basmati con varia roba: cipolla cotta, cipollotti crudi, albicocche secche, rucola, pistacchi…
  • Insalata di verdure arrostite (finocchi, cavolo romanesco e porri) con pesto di spinaci e senape
  • Melanzane arrosto all’aglio nero su yogurt con basilico e pinoli
  • Insalata (l’ultima!) di erbe aromatiche (coriandolo, prezzemolo, aneto, dragoncello e basilico se ricordo bene) con semi tostati e julienne di rape crude
  • Gazpacho di avocado
  • Macedonia di frutta fresca (mango, ananas, banane, arance, e che altro?) condita con zucchero scuro, scorza di lime e pepe nero e servita con yogurt

Ecco! Il meeting è andato bene ma come potete probabilmente immaginare la sera ero distrutta e non ho fatto nulla. E sono stata ben contenta di non fare nulla!

Sabato pure ero distrutta!! Questo non mi è piaciuto!! Sono stata a correre e poi a yoga e per il resto del pomeriggio ho vegetato sul divano. Mi sono alzata solo per fare una torta di compleanno per una festina a cui saremmo andati la sera. Eccola qua!

IMG_20181208_225152_829.jpg

Ultimo giorno a Barcellona. E allora? E allora, churros!

dicembre 2, 2018

Dunque! Eravamo rimasti al Mercole sera. Sono andata a letto con lo stomaco un po’ in subbuglio e con lo stomaco un po’ in subbuglio mi sono svegliata. Questo non mi ha certo fermato! Ho messo la sveglia alle 7, ho bevuto un tè, ho fatto il check out e sono uscita. Avevo l’aereo alle 15:30 ed ero ben decisa a sfruttare la mattinata!

La mia idea iniziale era quella di andare prima a fare colazione coi churros in un posto un po’ fuori e poi di spostarmi a Gràcia, un quartiere che amo molto, per giretto e mercato. Sono uscita verso le 8:30 e dovevo essere di nuovo in albergo per recuperare la valigia e andare all’aeroporto entro le 12.

Ad arrivare al posto dei churros ci ho messo un’ora. Quando sono uscita dalla metro, sorpresa! Mi sono trovata davanti un mercato.

Il posto dei churros secondo Google apriva alle 9, secondo i proprietari alle 9:30. Coincidenza proprio accanto c’era una pasticceria, che mi ha tenuto occupata fino alle 9:30 giustappunto! Ho studiato bene tutto e poi ho comprato i polvorones (dei biscotti buonissimi ma ad alto rischio di soffocamento, immaginate di infilarvi in bocca una manciata di dolcissima, deliziosa… sabbia!) e dei paninelli per il viaggio. Oh gaudio! E poi, finalmente, la tanto sospirata colazione.

IMG_20181129_113104_621.jpg

I churros erano buonerrimi. Il primo l’ho tuffato nella crema di cioccolato, con quelli dopo l’ho solo sfiorata perché il sapore era talmente buono e delicato che non volevo venisse coperto dalla cremona cioccolatona!

Quando sono uscita erano circa le 10 e andare a Gràcia sarebbe stata un po’ una corsa, e inoltre parecchi dei posti che volevo vedere a Gràcia aprivano, in perfetto stile spagnolo, solo alle 11. Allora, visto che un mercato c’era anche dov’ero, ho deciso di restare in zona e visitare quello!

E quindi ho vagato per negozietti, ho fatto spesa al mercato, ho chiacchierato con una signora che mi ha descritto con amore tutti gli affettati (era una macelleria) e poi mi ha detto, emozionata, È il mio primo giorno di lavoro!

Insomma il giretto è stato molto proficuo, e io sono stata molto molto felice di una cosa. Tolta la conferenza che era in inglese, ho parlato sempre e solo spagnolo tutto il tempo! Spagnolo un po’ maccheronico certo, ma mi facevo capire e capivo a mia volta quasi tutto! Studiate tutti spagnolo, è talmente simile all’italiano che è facilissimo, e dà in breve tempo delle enormi soddisfazioni!

Sul tragitto fino a casa sorvoliamo, è stato un fantastico esempio di totale inefficienza. L’autobus per l’aeroporto non partiva da dove sarebbe dovuto partire, al banco del check in due ore prima del decollo non c’era un’anima, eccetera eccetera. Non importa, per le 19:30 ero a casa!

Ci sarei stata meno di 24 ore e poi sarei ripartita (vi ricordo che Barcellona non era prevista, l’altra cosa invece lo era da mo’).

Questo potrebbe essere il mio ultimo post, da quando entrerà in vigore il nuovo editor di WordPress potrei smettere di scrivere, mi fa schifo e non riesco ad usarlo.

Salmone con riso, verdure e crema di latte di cocco e curry

dicembre 2, 2018

Buongiorno! Poi finisco di scrivere di Barcellona, probabilmente più tardi oggi stesso, ma prima mi segno una ricettina che ho fatto ieri sera e che è venuta sorprendentemente buona prima di dimenticarla. Trattasi di salmone, l’unico pesce bio che avevano al supermercatino minuscolo dietro casa, di andare a quello più grande non ho avuto voglia perché avrei dovuto affrontare il mercatino di Natale per arrivarci.

Per due persone

100 gr di riso a scelta (io avevo quello rosso di Camargue, ma davvero non importa)
verdure a scelta, tagliate fini fini (io una cipolla, una zucchina e due carote)
1 cipolla
un pezzetto di zenzero
1 cucchiaio di pasta di curry (io giallo, pasta già pronta presa da Oxfam)
1 bicchiere di latte di cocco non zuccherato
foglioline di basilico o altra erbetta (io avevo in freezer del basilico thai)
un pezzo di salmone
olio xv
sale
pepe

Allora, per prima cosa ho messo a bollire l’acqua salata per il riso, perché aveva 18 minuti di cottura.

Poi ho fatto a pezzi la prima cipolla e ho fatto a julienne (con Robottone) la zucchina e le carote. Ho scaldato un po’ d’olio in una padella, ho sfritto la cipolla e poi ho aggiunto la zucchina e le carote a ho lasciato andare a fiamma medio/alta.
Ho scolato il riso al dente, l’ho messo nella padella con le verdure, ho aggiustato di sale e pepe e ho lasciato tutto lì, mescolando ogni tanto.

Ho lavato il pentolino in cui avevo cotto il riso, l’ho asciugato e ci ho messo un po’ d’olio. Ho tagliato a spicchi la seconda cipolla e l’ho messa nel pentolino, sulla fiamma a fuoco medio/alto. Ho grattugiato lo zenzero direttamente nel pentolino e quando la cipolla ha iniziato a prendere colore ho aggiunto la pasta di curry. Ho lasciato andare un minuto, poi ho aggiunto il latte di cocco e il basilico e ho lasciato ridurre mentre cuocevo il salmone.

Per il salmone ho preso un tegame e ci ho messo solo un goccino d’olio (l’ho sparso col pennello da cucina) e non appena caldo ho aggiunto il salmone e l’ho cotto poco, circa due minuti per lato. Poi l’ho messo su un tagliere a riposare.

Ho preso due piatti e ci ho versato la crema di latte di cocco e curry.
Al centro di ogni piatto ho messo un anello da pasticceria (passaggio ovviamente non indispensabile, è solo scena) e l’ho riempito col riso.
Ho affettato il salmone e l’ho disposto intorno all’anello.
Sul salmone ho messo poco pepe e fior di sale, sul riso due steli di numero di erba cipollina superstite.
Ho sfilato gli anelli e voilà!

IMG_20181201_230445_152.jpg

Mangiando Barcellona

novembre 29, 2018

Ma davvero sono stata a Barcellona solo 48 ore? Mi sono sembrate molte di più.

Mercoledì (ieri) era il giorno in cui sarei dovuta entrare in scena alla conferenza. Ho deciso di fare le cose con calma. Sveglia alle 8:30, colazione in albergo (classica colazione da albergo, senza infamia e senza lode), doccia, capelli, e per le 11 ero al meeting.

La doccia era un po’ strana. A dire il vero l’albergo era un po’ strano. Era in una zona un po’ del cazzo, un po’ fuori da tutto, vicino al centro conferenze. La sera tardi fuori era assediato da mendicanti, persone con problemi di droga così a occhio, ma poi che ne so. Mi sfugge un poco il ragionamento. Essendo in zona centro conferenze chi sta lì ci sta perché ce l’ha piazzato il lavoro, non perché è un riccastro. No? Era piuttosto chic ma non pulitissimo, e inoltre in camera non si poteva regolare la temperatura. La doccia era un getto unico (tipo secchiata d’acqua in testa!), ma perlomeno l’acqua era calda. Ve l’ho detto che a casa a Bruxelles abbiamo la doccia fredda? E l’idraulico non viene. Orrore.

Alla conferenza faceva freddo. Cazzo di aria condizionata. Sono stata tutto il giorno con la giacca. Le presentazioni erano interessanti, più interessanti di quello che mi aspettavo. La mia sessione non mi è piaciuta. Facevo da moderatrice per una panel discussion e in vari avevano dato forfait all’ultimo minuto e i sostituti erano chiaramente poco preparati ed estremamente scazzati. Bah.

Finita la conferenza ho buttato via con un calcio le scarpe a punta coi tacchi, sono rientrata in albergo scalza e con le scarpe in mano, mi sono cambiata e sono uscita. Avevo appuntamento con Edite alle 19, ma mentre ero in metro mi è arrivato un messaggio che diceva che era appena uscita dal lavoro ed era stanca e se mi dispiaceva se annullavamo.

Non mi dispiaceva, girare e andare a cena da sola per me non è un problema, per via dei viaggi di lavoro ci sono abbastanza abituata, e a dire il vero viaggiare da sola mi piace pure. Però allora volevo un libro! Perché posso cenare da sola senza problemi, ma mi serve un libro. Ne avevo un paio in albergo ma pensando di cenare con Edite non li avevo portati.

All’inizio non cercavo attivamente una libreria, gironzolavo sperando di incontrarne una, il giorno prima andando a caso ne avevo viste parecchie, alcune anche coi libri in inglese. Ieri però niente, solo librerie di libri vecchi e usati, tante, tantissime. Alla fine sono entrata in una e ho chiesto se avessero qualcosa in italiano, inglese o francese. Il vecchietto dietro al bancone ha frugato e ha tirato fuori una fila di quelli che principalmente erano manuali, ma c’era anche qualche romanzo. Ne ho scelto uno (che non mi ispirava eccessivamente ma meglio di niente) e sono andata a pagare, costava 18 euro. Avevo un pezzo da 100 e non me l’hanno accettato, troppo grosso, non avevano da fare il resto. E il bancomat non si poteva usare. E quindi niente libro.

Erano due giorni che cercavo di cambiare i 100 euro e non c’era verso. Rifiutati con orrore ovunque. Ma come mai? Anche in Italia c’è questo problema se non erro. In Belgio posso pagare anche una cosa piccola con banconote di grosso taglio (non che me ne capitino tra le mani tanto spesso, però ogni tanto sì). O come mai?

I miei passi mi hanno portato verso Caelum. Caelum è un negozietto e sala da tè (oh che coincidenza!) che vende la pasticceria prodotta dalle suore. Ne avevo sentito parlare per le tartellette alla crema catalana e ho deciso di assaggiarne una. Avevo fame, alla conferenza non avevo mangiato tanto!
La tartelletta, però, è stata una delusione. La crema era ricoperta da quella patina gommosa che si forma quando viene lasciata fuori troppo a lungo, avete presente? E la pasta era cattiva. Morbida anziché croccante, non dolce, proprio non interessante. Non sono riuscita a finire la tortina e perché non si accorgessero che ne lasciavo un po’, e anche perché non mi piace sprecare il cibo, l’ho avvolta nella plastica di un pacchetto di fazzoletti e l’ho infilata in borsa! Per i tempi duri!

IMG_20181129_083150_808.jpg

Dopo la pausa ho ripreso la ricerca. Stavolta mi sono affidata a Google e ho così scovato una libreria chiamata On The Road e aperta fino alle 21. Il nome in inglese mi ha fatto ben sperare e nonostante fosse lontanuccia mi sono avviata. Ho camminato, camminato, e alla fine l’ho trovata. Ma la saracinesca era tirata giù e sopra c’era un biglietto che diceva: Sono andato a un concerto, torno alle 21, è il mio compleanno!

E che puoi fare davanti a un biglietto così? Erano le 20, ho capito che era destino che cenassi da sola e senza libro, e sconfitta ma non vinta ho deciso di avviarmi.

A questo punto mi sono resa conto di avere fatto una gran cazzata. Il mio cellulare era quasi scarico e io mi ero portata una batteria di riserva, carica. Ma non avevo perso il cavetto per collegarla al cellulare! E senza cellulare io mi perdo mostruosamente!

Che fare? La mia idea iniziale era quella di tornare dalle deliziose crocchette della Bodega La Palma, ma era lontana. Proprio davanti alla libreria c’era un piccolissimo ristorante di tapas che sembrava aver posto. Pareva carino, ho controllato le recensioni ed erano buone. Però delle recensioni io non mi fido. E poi le crocchette…

Improvvisamente mi sono ricordata di una cosa. In camera in albergo avevo trovato un telefono messo a disposizione dall’albergo per gli ospiti, e distrattamente me lo ero infilato nello zaino. L’ho provato, funzionava ed era carico. Bingo! Ed eccomi di nuovo in marcia.

Lungo la via, nei vicoli tortuosi che si snodano intorno alla cattedrale, ho beccato una tizia che cantava, lirica credo, ma non so. Era bravissima. Da brividi. Inizialmente avevo pensato che fossero le suore a cantare. E invece era lei, da sola!

Quando sono arrivata a La Bodega erano circa le 20:30. Era abbastanza piena e il proprietario non c’era. Ne sono stata contenta, sarebbe stato un po’ imbarazzante trovarmi di nuovo da sola con lui, neanche fossi una stalker! Mi sono seduta a un tavolino e il personale, gentilissimo, mi ha portato il menù. Ho ordinato subito un trio di crocchette (non avevo ancora provato quelle col prosciutto) e un calice dello stesso vino buonissimo della sera prima. E anche due acciughe! Che due acciughette ci stanno bene sempre!

20181128_203021.jpg

Le crocchette erano buone quanto la sera prima. Qualche tempo fa, mentre cenavamo, Bram mi ha chiesto, Che sapore senti? Sembra una domanda scema, invece mi ha obbligato a concentrarmi su quello che avevo in bocca e così facendo mi sono accorta di una miriade di note che da sola non avevo notato. Da allora ogni tanto mi pongo la stessa domanda. Mi ero stupita della fatto che le acciughe fossero state servite da sole, così, senza pane. Ma quando le ho assaggiate ho capito. Erano perfette, non avevano bisogno di niente.

Per le acciughe avevo ordinato un secondo calice di vino e quindi poi mi sono ritrovata con ancora vino, niente più acciughe e una cosa sul menù che mi chiamava a gran voce.

IMG_20181129_090251_397.jpg

E allora, patatas bravas!

Quando sono uscita barcollavo un po’, più per la quantità di cibo ingerita che per il vino a dire il vero. Sono rientrata in albergo e ho messo la sveglia alle 7. Il giorno dopo (oggi) avevo l’aereo, ma era solo alle 15:30 e prima nuovi assaggi e nuove avventure mi aspettavano!

Ah, dimenticavo. Siete curiosi di vedere l’interno di una crocchetta di calamari? Eccolo qua!

IMG_20181129_090433_953.jpg