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Perù: in giro per Arequipa, danzando a Yanque e perché non farò mai più trekking

maggio 5, 2017

Sabato 29 Aprile

E così Sabato sera siamo arrivati ad Arequipa, e appena scesi dall’aereo abbiamo chiamato un Uber. Ci siamo messi ad aspettarlo con uno sciame di tassisti che ci ronzavano intorno. Abbiamo aspettato e aspettato e aspettato e l’Uber non arrivava. Lo sciame di tassisti si infittiva sempre di più. Dopo un po’ la situazione ha iniziato a diventare ridicola. Alcuni ci giravano intorno sussurrando taxi?, e io tutte le volte “Eh? Che? Che ha detto?”, perché speravo avesse detto “KOK”, la parola in codice per l’Uber. Altri si limitavano a studiarci come un avvoltoio che ha puntato una preda. Uno, che fra l’altro sfoggiava una inquietante rassomiglianza col fidanzato di una mia amica, ci prendeva palesemente per il culo con fare garbato, sostenendo che l’Uber non sarebbe arrivato e che ci convenisse andare con lui. Alla fine l’Uber davvero non è arrivato e allora davvero siamo andati con Gustavo, così si chiamava!

Nella strada in cui si trova la posada che avevamo prenotato c’erano dei lavori e il personale ci è venuto incontro a inizio via per aiutarci con le valigie. Solo che erano tipo le 22, i tizi erano vestiti normalmente e a trovarceli davanti all’improvviso con le nostre valigie in mano ci siamo insospettiti tantissimo e non gliele abbiamo date!

Una volta fatto il check in siamo andati, con mia grande gioia, a letto! Niente uscite, niente cena, solo nanna! Hurrà!

Domenica 30 Aprile

Ci siamo svegliati e abbiamo fatto colazione nella nostra bellissima posada, all’aperto. Al tavolo vicino al nostro c’era un gruppo di russi che aveva svaligiato il buffet ma aveva anche lasciato un sacco di roba, allora quando se ne sono andati abbiamo svaligiato noi il loro tavolo!

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Dopo colazione siamo usciti con l’idea di andare a un’agenzia turistica per chiedere info su un trekking che avevamo intenzione di fare. Di Arequipa ancora non avevamo visto molto. Abbiamo raggiunto il ponte e WOW!

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Camminando verso l’agenzia ci siamo resi conto di una cosa: al contrario di Lima, Arequipa è bellina!!

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Dopo essere passati dall’agenzia siamo andati a pranzo. In un posto buonissimo! Una picantería, ristorante tipico peruviano aperto se non erro solo a pranzo. Credo che il nome faccia riferimento al concetto di spilluzzicare.
Il posto era favoloso! Accogliente, pieno di famiglie locali, musica, cibo delizioso, conto economico! Che altro?

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Nel pomeriggio abbiamo visitato il monastero di Santa Catalina. Ne abbiamo fatto la visita guidata e meno male!! Se l’avessi visitato senza guida avrei semplicemente pensato, Oh ma che bel posticino!

Trattavasi di una sorta di villaggio nel villaggio, con stradine che non sfigurerebbero in un paesino toscano, piccole stanzetta private per le suore complete di poltroncine e focolare per cucinare, vari chiostri uno più bello dell’altro, alberi, fiori e una graziosa chiesetta.

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Il monastero risale al 16esimo secolo ma la maggior parte delle strutture attuali sono dell’ottocento. Questo perché Arequipa è zona sismica (tanto per cambiare, neanche lo facessimo apposta, c’è stata una piccola scossa proprio 5 minuti fa mentre scrivevo) e tante strutture negli anni sono crollate e sono state ricostruite. Infatti in centro ad Arequipa tutti gli edifici sono bassi. Divago!

Dicevo che se non avessimo preso la guida avrei semplicemente pensato Oh che bel posto perché la guida ci ha raccontato come funzionava fino a circa due secoli fa (ma anche meno) la vita di una novizia prima suora poi.

Trattavasi principalmente di figlie secondogenite di ricche famiglie europee, spagnole per lo più. Le ragazzine venivano destinate a diventare suore perché pregando per la famiglia ne garantissero, a suon di sonori quattrini che i genitori versavano puntualmente al monastero, l’ingresso nel regno dei cieli.
Le giovinette, ma che giovinette, le bambine, entravano in convento a 12 anni e non ne uscivano mai più.
Trascorrevano i primi 4 anni chiuse in un chiosco ove ricevevano gli insegnamenti necessari per l’accostamento alla vita religiosa. Trascorsi i 4 anni erano libere di andarsene in giro, per il monastero s’intende, mica fuori! Potevano avere incontri con i genitori solo tramite un parlatoio oscurato.
Non avevano la possibilità di scegliere se entrare in convento, né la possibilità di uscirne se volevano. Lì entravano a 12 anni e lì stavano fino alla morte.

Che orrore. Ma ve lo immaginare? Conoscere il mondo e poi doverlo abbandonare, per sempre. 4 anni di clausura, da bambine. Chissà che paura, le notti da sole! Clausura prima nel chiostro poi nel convento, sentire le serve che raccontano storie del villaggio che loro non vedranno mai più. Non so, certo erano altri tempi e la situazione delle donne era diversa, ma a sembra comunque l’orrore. E poi penso anche alle mamme, non so, sarà stato brutto pure per loro strapparsi dalle proprie bambine, no?
Poi io che ho una fervida immaginazione ho iniziato a pensare, chissà che intrighi in quel convento! Le superiori secondo me bullavano le novizie e le serve venivano usate per scambiare messaggi segreti con l’esterno, ci scommetterei!
Un’altra cosa che ho pensato è che secondo me se io fossi stata rinchiusa in un convento a 12 anni e non ne fossi mai più uscita sarei diventata lesbica!

La guida ci ha raccontato anche un’altra cosa, e cioè che in seguito a un concilio Vaticano nel 1800 il monastero è stato riformato: via le cellette private, obbligo di cucinare tutte insieme, mangiare insieme nel refettorio e dormire una appiccicata all’altra nel dormitorio. Questo cambiamento fu uno shock principalmente per le monache più anziane!

In serata aperitivo nella piazza principale, pisco sour su terrazza con vista, al tramonto.

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Per cena poca fame, e allora pizza al taglio! In un posto carino, con un piccolo forno a legna dentro al locale e la possibilità di scegliere la misura di pizza desiderata. Base standard di farina di quinoa, diffusissima qua in Perù. Era buona!

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INFO

Abbiamo pranzato a La Nueva Palomino, da non confondere con un altro ristorante dal nome simile che è accanto!
Cena da Los Leños, pizza buona però io non l’ho digerita!
La posada in cui siamo stati ad Arequipa si chiama Posada Nuova España. Dell’alloggio siamo stati contenti. Dell’escursione che ci hanno organizzato (e della percentuale che si sono presi) un po’ meno!

Lunedì 1 Maggio

Ci siamo alzati alle 3. Siamo scesi alle 3:32 e abbiamo trovato alla porta un tizio che ci incitava, Vamos! Sarebbe stato profetico.

Ci eravamo alzati così presto per partire per un trekking di due giorni e una notte nel Canyon del Colca.
Secondo la Lonely Planet (e anche secondo Wikipedia) si tratta del secondo canyon più profondo del mondo e il primo è sempre in Perù, poco lontano. Secondo la nostra guida è il canyon più profondo del mondo e il secondo si trova in Cina. Boh! Su una cosa entrambe sono d’accordo, è più profondo del fot*uto Grand Canyon (cit.)!

Nel Canyon del Colca ci sono dei bei percorsi di trekking e un sacco di piccoli villaggi poco frequentati dai turisti. Avevamo esitato a lungo se andare da soli o con una guida. Alla fine, vista la difficoltà di spostamento nella zona e la nostra scarsa conoscenza del territorio, avevamo deciso di affidarci alla guida.

Siamo dunque partiti, su un pulmino scassato. Io ero al finestrino e un po’ dormivo un po’ guardavo il panorama. Era tutto marroncino, solo rocce e polvere, non quello che mi aspettavo. Mi sono un tantinello preoccupata perché il Perù l’avevo organizzato io, poi però per fortuna sempre più verde ha iniziato ad apparire!

C’è stata una prima sosta per colazione (scrausa, quelli accanto a noi che avevano preso il tour più caro avevano avocado e uova strapazzate, noi no!) e poi la seconda sosta è stata Cruz del Condor, un punto panoramico da cui si possono vedere volare i condor. E li abbiamo visti eccome!

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In tutto questo io non stavo tanto bene. Già la notte era stata corta, in più io non ero riuscita a dormire perché avevo il mal di pancia. Visto un cartello che indicava un bagno ho provato a scendere nella direzione indicata per raggiungerlo. Ho camminato un bel po’, in discesa nel prato, ma niente. Alla fine l’autobus stava per partire, così ho fatto marcia indietro e ho avviato la risalita… e dopo 2 passi mi sono sentita svenire! Effetto dell’altitudine credo.
Mi sono seduta un po’ e piano piano mi sono ripresa…

E poi siamo partiti per il trekking vero e proprio, io con crampi e un bruciore intenso allo stomaco.

Il programma era il seguente. Si partiva da quota 3300. In 6 ore (3, pranzo, altre 3) saremmo scesi a 2100 dove avremmo dormito. La mattina dopo altre 3 ore per tornare a 3300.
Nel gruppo eravamo in 7 (più la guida): 3 noi, 2 peruviani di Lima e 2 giovani stambecchi che hanno dato la fuga a tutti. Adesso vorrei che provaste a indovinare da dove proveniva la coppia di stambecchi. Indizio: la lingua che parlano non è la lingua principale del paese in cui vivono. Infatti ogni volta che Bram li chiamava “Gli…” con riferimento alla nazionalità io lì per lì non capivo di chi stesse parlando. E con questo vi ho dato un secondo indizio.

Il trekking si può descrivere con due parole: bellissimo e massacrante. Indovinate un po’ chi è stata l’ultima ruota del carro?

La prima parte è stata la più difficile per me. Il cammino andava un po’ in su un po’ in giù, con una parte semifinale di un’ora tutta in discesa sotto il sole, questo fra le 12 e le 13 e cioè nelle ore più calde. Sono arrivata in fondo a fatica, con ginocchia e punte dei piedi che mi facevano male, e mi sono trovata davanti una salita. L’ ho intrapresa e mi è ripresa la sensazione di svenire.

Questo è stato un momento tremendo. Perché per arrivare al posto in cui avremmo pranzato c’era da salire, non c’era verso, ma io non ce la facevo: come iniziavo mi partivano nausea, crampi, sudori freddi e giramento di testa. Menata, perché se sono solo stanca posso fare uno sforzo e andare avanti, ma se sento che rischio di svenire no!

Credo fosse un misto di altitudine, poca forma fisica, caldo, notte in bianco e fatto che quando siamo partiti già stavo male. Ah e mettiamoci anche il fatto che ci avevano dato colazione alle 7 e poi più niente, e mica ci avevano avvertito di portarci qualche snack!
Mi hanno salvato Bram e KOK: Bram è andato avanti per individuare il sentiero e poi ci ha aspettato per mostrarcelo; KOK se l’è fatto piano piano con me aspettandomi pazientemente ogni volta che mi fermavo per riprendermi e addirittura portandomi lo zaino per l’ultimissimo tratto!

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Per pranzo mi sono trovata davanti una minestrina in brodo, e pochi fra voi probabilmente sanno quanto io odi la minestrina, e del lomo saltado con riso bianco. Ho mangiato tutto tutto tutto cercando di recuperare un po’ di energie, ero preoccupata per la seconda parte del percorso.

Ma la seconda parte, a sorpresa, è andata bene! Vuoi che il sole picchiava meno, vuoi che la maggior parte del percorso era all’ombra, sono riuscita ad arrivare in fondo senza problemi! Coi miei tempi certo, ma ce l’ho fatta!

Verso la fine ci siamo trovati davanti un banchetto che vendeva frutta e barrette energetiche. Surreale, proprio surreale, nel mezzo del nulla! Accanto al banchetto c’erano degli asini, erano stati loro a portare fin lì tutta la mercanzia. Abbiamo fatto spese. Anche perché la guida ci aveva candidamente informato che la colazione per la mattina dopo era prevista solo all’arrivo! Pazzi.

Della guida parlerò più avanti, faccio però menzione adesso di una cosa che faceva e che rientra probabilmente fra le dieci cose che odio di più al mondo: per incoraggiarti dava dei falsi punti di arrivo.
Cioè, parliamone. Io mi sforzo, uso le ultime energie per arrivare dove mi hai detto essere la fine del percorso, rantolo fin lì, mi rilasso e poi a sorpresa mi dici che manca ancora mezz’ora e per di più in salita? Ma io ti spacco tutto, brutto bugiardo mentitore!
La strategia del “manca poco” con me non ha mai funzionato perché poi quando mi rendo conto che non era vero mi incazzo come una biscia. Bram col tempo l’ha imparato e infatti non si azzarda!

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Sensazione più bella del levarsi le scarpe da trekking al momento non mi viene in mente. Abbiamo passato la serata in un campo molto basic, ma da cui si vedevano tutte le stelle del firmamento!

Martedì 2 Maggio

Ci siamo alzati alle 4 e alle 4:30 eravamo in marcia. Alle 4:30 è buio pesto, è notte. Non eravamo stati avvisati e di conseguenza non avevamo con noi una torcia. Incoscienti (quelli dell’agenzia)! Finché non si è fatta luce abbiamo dovuto camminare col bastone in una mano e il cellulare nell’altra.

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L’ultima parte del trekking consisteva di un percorso con un dislivello di 1200 metri verso l’alto e quindi naturalmente era tutto in salita.

Andando piano e seguendo il mio ritmo ce l’ho fatta più o meno bene fino a circa 2/3 del percorso. Poi sono iniziati i pietroni.

I pietroni sono tipo dei gradoni di pietra, alti più del doppio di un gradino normale, che andavano ovviamente saliti. Io avevo trovato il mio bel ritmo di marcia e di respirazione, ma i gradoni hanno sputtanato tutto: a quell’altitudine e dopo 2 ore di marcia in salita ne montavo tre ed ero senza fiato!

Si è instaurato un circolo vizioso: scavalca gradoni, perdi il fiato, fai pausa per recuperarlo, ricomincia a scavalcare gradoni, riperdilo, e così all’infinito.

In cima alla fine ci sono arrivata, mettendoci un’ora più del previsto però, con Bram che mi faceva da motivatore!

Tre cose si sono rivelate utili.
Numero 1 il bastone. Comprato senza troppa convinzione a un banchetto a inizio percorso, non so come avrei fatto senza.
Numero 2 cercare di evitare i dislivelli, girando intorno al pietrone anziché montarci sopra quando possibile in modo da salire più dolcemente.
Numero 3: la respirazione. Bram mi diceva di focalizzarmi sul respiro e io credevo di doverlo osservare, poi invece ho capito che lo dovevo controllare: trovare un ritmo e imporsi di mantenerlo, nonostante gli scaloni spaccafiato!

E la guida in tutto questo? La guida aveva iniziato ad essere un po’ stressata che avremmo fatto tardi e perso l’autobus e non trovava di meglio che dirmi “muoviti”. Ma con tutta la buona volontà né io né la ragazza peruviana, che era più o meno nella stessa mia situazione, potevamo andare più veloci di così. Ma poi che cazzo di strategia motivazionale è dirmi “Muoviti che perdiamo l’autobus”? Spingimi piuttosto! Scherzo. Comunque dopo un po’ Bram si è spazientito e gli ha fatto una delle sue famose partacce e allora lui è andato a piangere da KOK e finalmente mi ha lasciato in pace!

E nonostante una piccola avventura che vide come protagonisti una piccina, un pinguino, un orso e dei cavalli selvaggi, per le 8:30 sono arrivata. E l’autobus era alle 9 e c’è stato pure il tempo di fare, finalmente, colazione!

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Conclusioni sul trekking e cose che mi erano rimaste fuori.
Avevo sopravvalutato il mio livello di allenamento. Cioè di non essere allenata lo sapevo, ma avevo pensato, sono giovane (…) e sana, ce la farò! E sì, ce l’ho fatta, ma è stato più faticoso di quel che mi aspettavo. Non solo per me però. Ho visto varie persone iniziare a piedi e finire in groppa a un asinello. Anche se mi sono stancata tanto sono contenta di avercela fatta da me!
Il posto in cui abbiamo pranzato il primo giorno è un mini villaggetto in cui l’unica scuola presente è l’asilo. L’istruzione in Perù è obbligatoria fino ai 16 anni. Per andare alle elementari i bambini devono camminare 1 ora all’andata e 1 al ritorno, tutti i giorni; per andare alle superiori 2 e 2.
La guida. La guida si può vedere in due modi. Se la guida è solo ed esclusivamente uno che ti indica la strada allora la nostra guida ha fatto il suo lavoro. Se la guida ha il compito di darti informazioni sul territorio, guidarti, tenere insieme il gruppo, allora proprio non ci siamo.
In montagna vivono i puma. Per fortuna non ne abbiamo incontrati!
Non si è capito quale agenzia avesse organizzato l’escursione. Noi avevamo prenotato tramite l’albergo con una; i peruviani con un’altra, pagando un po’ di meno; gli stambecchi con una terza, pagando ancora meno! Ma gli stambecchi erano dei fuoriclasse, per loro quella scarpinata era solo un leggero riscaldamento in vista delle successive, quelle serie!
Quando abbiamo scoperto di avere 6 giorni in Perù una delle opzioni che abbiamo considerato è stata, ovviamente, Machu Picchu, raggiungibile tramite l’Inca Trail. Non siamo riusciti ad organizzarci e alla fine abbiamo lasciato perdere. Col senno di poi: meno male!!
Mi era capitato varie volte di vedere gente vendere pacchettini di foglie di alloro. E tutte le volte avevo risposto compita “No grazie, ce l’ho già a casa, ci faccio il ragù”. Ecco, ho scoperto solo dopo che non era alloro. Erano foglie di coca, utilizzate in Perù per avere più energia. Se l’avessi capito me ne sarei comprata 10 pacchetti!

Bon! Comunque, è finita! Ed è stato anche bello, non solo faticoso. I panorami che abbiamo visto erano incredibili. Ho fatto poche foto perché ero sempre indietro e ci mancava solo che mi fermassi pure a far foto! Bram però ne ha fatte e come al solito le sue sono più belle delle mie, eccole qua! Nelle ultime tre potete ammirarmi mentre cerco modi di camminare alternativi in un disperato tentativo di salvare le mie ginocchia!

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Il trekking è iniziato e finito nel villaggio di Cabanaconde, che non abbiamo visitato e peccato perché sembrava proprio carino. Da lì siamo ripartiti con l’autobus. Ci siamo fermati in un punto panoramico per fare qualche foto

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e poi abbiamo raggiunto il villaggetto dove avremmo pernottato io, KOK e Bram: Yanque.

Avevamo deciso di stare una notte in più nel canyon perché in zona c’erano altri trekking interessanti. Ma il primo giorno, abbiamo deciso, sarebbe stato di riposo. Anche perché non avevamo pensato a fare stretching a fine percorso e l’acido lattico iniziava a farsi sentire!

Abbiamo fatto il check in nel bellissimo B&B che avevamo prenotato e abbiamo deciso di pranzarci anche. E non ce ne siamo pentiti! Dall’alto: espagueti al pesto per me (con un pesto delizioso fatto con le erbette che crescono nel canyon) e alpaca en salsa de sauco per KOK e Bram. Lo so, fa strano pensare di mangiare l’alpaca, ma in quelle zone è considerato perfettamente normale!

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Dopo pranzo siamo andati alle sorgenti naturali di acqua calda. Sì, proprio come in Islanda! Bram e KOK sono stati dentro ore, io sono rimasta fuori a leggere un libro invidiandoli perché era il primo giorno di ciclo e non volevo fare il bagno!

Rientrando verso il B&B abbiamo sentito una musica. Ci siamo avvicinati e abbiamo visto un gruppo di locali che avanzavano suonando e cantando verso una casa. Li abbiamo seguiti.

Lì per lì avevamo pensato di trattasse di un matrimonio, che stessero andando a prendere la sposa.
Poi però abbiamo visto tre croci enormi, e allora abbiamo pensato fosse un funerale.
Infine abbiamo chiesto, e nessuna delle nostre ipotesi era corretta: si trattava di una festa religiosa, la Fiesta de las Cruces. Siamo stati invitati ad entrare.

E ad ascoltare la musica, suonata con alcuni strumenti mai visti prima, e a bere e mangiare: ci è stato consegnato un enorme piatto di spaghetti col sugo di carne, che ci siamo divisi ed era comunque troppo considerando che dovevamo ancora cenare! La generosità di questa gente è incredibile. Ah piccolo dettaglio, il piatto di spaghetti era corredato di cucchiaio!

Per cena siamo tornati a casa. Pisco sour e altre squisitezze: crema di choclo (crema di mais), sopa de quinua (zuppa di quinoa) e rosty de los Andes del Colca (una sorta di pizza di patate e formaggio) come antipasto; e lomo saltado, che ci siamo divisi, come piatto. Di nuovo, tutto buonissimo.

Dopo cena Bram è andato a letto perché era raffreddato e aveva qualche linea di febbre e io e KOK siamo tornati alla festa, che nel frattempo si era spostata… al cimitero!

Allora io non so bene come spiegare cosa abbiamo vissuto.
Immaginatevi un paesino peruviano sperduto in una delle valli di un canyon, nel mezzo del nulla.
Gli uomini, ma soprattutto le donne, vestiti con gli abiti tradizionali, le donne con gonna lunga e rigorosamente cappellino. E io che pensavo che fosse un outfit che ormai veniva indossato solo a beneficio dei turisti!
La Fiesta de las Cruces. Il paesino, per quanto piccolo, comprende tre contrade. Per ogni contrada ogni anno viene eletto il Re della festa, che inviterà tutti a casa sua e cucinerà per tutti (in questo caso, spaghettata, quella a cui abbiamo partecipato anche noi). Tre feste separate, quindi (anche se poi si riuniranno).
Dopo cena tutti che si spostano, musicisti e paesani, in tre zone diverse (ma vicine) a seconda della contrada. Si spostano suonando, cantando e sparando fuochi d’artificio.
Io e KOK siamo andati alla festa della nostra contrada. Dopo aver cenato abbiamo camminato verso il cimitero. E una volta giunti ci siamo trovati davanti un folto gruppo di locali, che ci hanno accolto come se fossimo dei loro!
Le croci erano state adornate, in uno stile che sembrava un po’ animista.
Una, due, tre bands suonavano, suonavano strumenti mai visti prima, ho poi scoperto che uno dall’aspetto stranissimo era un’arpa.
C’erano dei fuochi a cui ci si poteva avvicinare per scaldarsi.
Tutti ballavano. Anche io e KOK, ci hanno trascinato!
E ci hanno offerto da bere. C’erano delle donne che giravano con delle brocche enormi piene di un alcool locale e altre bevevano da bicchieri grandi come vasi, fino all’ultima goccia. L’enorme bicchiere è stato offerto anche a me e KOK, abbiamo rifiutato.
Abbiamo invece accettato l’offerta di un signore con un cappello che girava con un liquore fatto in casa, caldo. Ce ne ha versati due bicchierini piccoli, tipo shot. Poi si è piazzato di fronte a noi, in attesa. Pensando che volesse riempirci di nuovo il bicchiere ci siamo impegnati a bere piano, piano. Dopo un po’ ci siamo resi conto che in realtà aspettava che gli restituissimo i bicchierini, che erano gli unici che aveva nonché quelli da cui stava bevendo tutto il villaggio!
Un tizio di Cuzco mi ha invitato a ballare. Lui era così emozionato e io trovavo l’intera situazione talmente surreale che non riuscivamo a smettere di ridere. Ballavamo e ridevamo fino alle lacrime, e lui ogni tanto diceva “Allegria”!
KOK ha fatto un video (ma non si vede quasi nulla perché era notte). Poi si è buttato nelle danze anche lui.

*https://youtu.be/8sbQZIrmcx4*

Non so se sono riuscita a spiegarmi. È stata una delle serate più incredibili della mia vita! Il senso di ospitalità e la generosità di queste persone ci hanno conquistato.
E chi se lo aspettava, in un paesino sperduto in una valle in Perù?

Mercoledì 3 Maggio

La mattinata è iniziata con una sorpresa. Il nostro perfetto ospite aveva messo in tavola per colazione quello che è un classico in Perù: una brocca di acqua bollente circondata da bustine di tè e caffè in polvere. Stavamo contemplando mestamente la busta di caffè istantaneo quando inaspettatamente l’ospite è riapparso, con un mano… una moka!!!
E poi pane appena sfornato, burro e marmellata, frutta fresca, succhi d’arance appena spremute e uova alla coque.

Oh, ecco una cosa bella del Perù. La doccia è quasi sempre fredda, la WiFi di solito non c’è e quando c’è non funziona, però… sono ricomparsi i succhi!
In Vietnam avevamo bevuto un sacco di succhi di frutta freschi, deliziosi. In Laos si trovavano meno facilmente, in Thailandia erano proprio scomparsi. Riapparsi in Malesia, spariti di nuovo a Buenos Aires. Ma in Cile e Perù, eccoli di nuovo! Che bontà!

Dopo colazione abbiamo fatto stretching nel giardino del B&B in un disperato tentativo di liberaci delle gambe di Pinocchio e poi siamo usciti, tutti e tre insieme, per un breve giretto prima di andare a prendere l’autobus che ci avrebbe riportato ad Arequipa. Ed è stato così che abbiamo scoperto che la festa dura 3 giorni e 3 notti!

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E poi siamo partiti. Un lungo viaggio ci aspettava, con il seguente programma:

  • 12:30-12:40 minibus da Yanque a Chivay
  • 13-16:30 minibus da Chivay a Arequipa
  • 16:30-17 taxi da Arequipa alla posada, dove avevamo lasciato le valigie
  • 17-17:30 posada-aeroporto
  • 21-22 volo da Arequipa a Lima
  • 2-5 volo da Lima a Bogotà
  • e poi taxi da Bogotà all’ostello.

Una piccola parentesi di riflessione.
In Laos giravano volantini che spiegavano cosa fare in caso si vedesse un bambino sfruttato (lavoro minorile).
Alla stazione degli autobus di Chivay c’era un poster che spiegava ai genitori come proteggere i loro bambini dal traffico di essere umani.

Partiamo. Arriviamo a Chivay senza problemi, poi prendiamo il minibus per Arequipa e dopo circa mezz’ora il minibus fora una ruota e si ferma, nel mezzo del nulla.

L’autista non si scompone e inizia a guidare a 5 all’ora. Nessuno fa una piega, tutti sembrano serenamente rassegnati.
Ma noi perdiamo l’aereo!

Spieghiamo la situazione e dopo una mezz’ora di preghiere e bestemmie riusciamo a convincere l’autista a fermare un autobus qualunque. Tanto la strada è una sola e vanno tutti ad Arequipa!
Ci prendono. Insieme a noi vengono un paio di passeggeri del nostro minibus e KOK finisce seduto accanto a un fio della madonna, dal fascino un po’ rustico del tipo “Ti sbatto contro la porta e ti strappo le mutande”!
Seduti siamo finiti solo verso la fine del viaggio però. La maggior parte del tempo l’abbiamo passato in piedi nel corridoio, impedendo alla metà dei viaggiatori di continuare a seguire il film che veniva proiettato su un unico, minuscolo schermo situato accanto all’autista. Trattavasi di una produzione messicana in bianco e nero. Nessuno si è lamentato, poveri!!

Ad arrivare a Arequipa ci abbiamo messo una vita ma ce l’abbiamo fatta. E poi da Arequipa siamo andati a Lima. E poi da Lima volevamo andare a Bogotà ma non ci volevano far montare sull’aereo! Solo me e Bram, KOK sì. Ma questa storia è per la prossima volta!

INFO

A Yanque siamo stati al Miskiwasi Bed & Breakfast. Straraccomandato!!

In Perù fra ceviche, pinguini e lama inaspettati!

maggio 1, 2017

Giovedì 27 Aprile (scritto il 28)

Siamo atterrati a Lima dopo un volo di 4 ore che tutti credevamo sarebbe stato di 2. Ma quanto siamo scemi, tutti e tre, che non abbiamo tenuto conto del fuso?

Per andare dall’aeroporto al centro abbiamo preso un Uber. In Argentina Uber non è visto bene dai taxisti e non sapevamo bene come fosse la situazione in Perù. Siccome mentre aspettavamo l’Uber eravamo circondati da taxisti, quando il tizio è arrivato ho pensato fosse saggio fare finta che fosse un vecchio amico che non vedevamo da tempo e gli sono saltata addosso strillando “Hooola Ivan, cuanto tiempo! Como estas??”. Ma Ivan anziché stare al gioco mi ha allontanato un po’ schifato. Bram e KOK stanno ancora ridendo!

Siamo arrivati in albergo verso le 19, e dopo un’intera giornata di viaggio non è che proprio profumassimo. Piccola scenetta esplicativa: KOK, che ha il raffreddore e da giorni non percepisce alcun odore, ha notato quello dei miei piedini. Avevo addosso gli stivali di gomma dalla mattina!

Erano, dicevamo, le 19, e avevamo la sveglia puntata sulle 2 del mattino per un’escursione che avremmo fatto oggi (adesso che scrivo l’abbiamo già fatta). E avevamo anche fame. Ma per ovvi motivi non volevamo far tardi. Potrete dunque immaginare la nostra delizia quando abbiamo scoperto esserci un ristorante super raccomandato sia su TripAdvisor sia dal nostro albergo proprio dietro l’angolo!

Siamo andati a cena lì e non ce ne siamo pentiti. Posto semplice, accoglienza super calorosa, cibo buono, che chiedere di più?

KOK e Bram si sono divisi un ceviche e un piattino di polpo marinato servito con fettine di pane, pomodoro e avocado. L’idea era quella di creare dei crostini con fettina di pomodoro, fettina di avocado e fettina di polpo. KOK e Bram erano entusiasti, io ho assaggiato il polpo e l’ho trovato un po’ gommoso, preferisco quello che cucino io che viene morbidissimo! Ma tanto doveva piacere a loro! Io invece ho preso un risotto ai frutti di mare che non era male.

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Ma la cosa più buona di tutte sapete qual era? Il pisco sour ! Che rese la serata più gioiosa, e allegra anzichéno. Era delizioso!

INFO

Il ristorante in cui abbiamo cenato si chiama Costazul Seafood.

Venerdì 28 Aprile

E dunque stamattina ci siamo alzati alle 2. Alle 3:30 eravamo sull’autobus, alle 7 eravamo a Paracas.

Il viaggio in autobus mi è piaciuto tantissimo!
Sia perché l’autobus era fantastico, con larghe poltrone reclinabili, copertina e cuscino, televisione personale e ci hanno pure dato la colazione: caffè, muffin e panino!
Sia perché una volta fattosi giorno ho avuto la possibilità di guardare fuori dal finestrino.

Fino ad ora in Sudamerica avevamo visto solo città: Buenos Aires, Valparaiso e un pochino di Lima. Il tragitto fatto in autobus ci ha permesso di vedere per la prima volta l’entroterra di un paese sudamericano.

Cosa ho visto? Ho visto tanto, tantissimo deserto, con baracche e ogni tanto lunghissimi muri sparsi in qua e in là. Le baracche erano proprio baracche, e oltretutto in mezzo al nulla, e non pensavo fossero abitate. Ma poi ho iniziato a scorgere dei panni stesi fuori da una, un’antenna sul tetto di un’altra, l’insegna di un ristorante davanti a una terza… Una addirittura aveva un cartello che diceva ASSOCIAZIONE… Ma ve la immaginate, una baracca isolata nel mezzo del deserto che è la sede di un’associazione? Du’ palle dover andare tutte le volte fin lì.
Che poi non so se è davvero deserto eh. Magari è solo polvere. Montagne e montagne, kilometri e kilometri di polvere. Io una cosa così non l’avevo vista mai.
La cosa che forse mi ha colpito di più è il fatto che quasi tutti gli edifici fossero incompiuti. Questo anche nella periferia di Lima. Credo del tipo “Intanto faccio un piano e poi quando avrò un po’ di soldi aggiungerò quello dopo”!

Non siamo andati fino a Paracas per vedere il deserto. Ci siamo andati per fare, in barca, il tour delle isole Ballestas. Che è stato molto bellino (a parte l’odore di guano)! Abbiamo visto un sacco di pellicani, cormorani, avvoltoi, leoni marini, e anche e soprattutto: pinguini!!
Quelli piccolini peruviani! Che camminavano goffamente come tutti i pinguini fanno (anche PLP), ma io dal vivo non li avevo mai visti, solo nei documentari! Buffi e tenerissimi!
Anche i pellicani mi sono piaciuti molto. Certi beccacci lunghi!
E anche i cormorani, e pure gli avvoltoi nonostante la loro triste fama (e sono spennacchiati davvero!).
E i leoni marini? Beh, sì, pure loro. Li avevo già visti in Cile ma più lontani, questi invece erano proprio vicini. E avevano anche dei piccoli!

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Finito il tour abbiamo fatto un giretto per Paracas e ci siamo abbuffati di paninelli deliziosi al prezzo più basso mai visto: 30 centesimi l’uno! Stavano in un grosso contenitore e ce n’erano di tutti i tipi: con uova e patate, con la frittata, con uno strano tubero locale che non siamo riusciti a individuare e con l’avocado. Avocado e basta, nessuna salsa nessun condimento, ma così buono e fresco..! C’è stato un piccolo qui pro quo quando per errore anziché chiedere un paninello ripieno di palta (avocado) ne ho chiesto uno ripieno di plata (soldi!). Poi siamo andati a prendere un caffè in un posto scrauso sul porto, e all’ultimo momento KOK ha cambiato idea e ha preso un succo. Allora. A lui è arrivato un trionfo di frutti tropicali freschi frullati. A me una tazza d’acqua bollente accompagnata da un barattolo di Nescafé in polvere, decaffeinato per giunta. Ingiustizia!!

Il viaggio di ritorno è stato mmmeh. C’era traffico ed è durato 5 ore, all’andata ce ne avevamo messe solo 3 e mezzo!

Siamo arrivati a Lima abbastanza stanchi e siamo andati all’ostello per riposarci e fare una doccia. Ne siamo riemersi solo per andare a cena.

Per cena avevamo prenotato un ristorante che partecipava alla Lima Food Week, e non è stato male per niente. Trattavasi di cucina nikkei, e cioè un misto fra cucina peruviana e giapponese. Carne per me, pesce per Bram e KOK, pisco per tutti!

INFO

Abbiamo viaggiato con la compagnia di autobus Cruz del Sur. Se si scarica l’app e si comprano i biglietti un po’ in anticipo si risparmia.
Abbiamo visitato le Ballestas con Paracas Overland. Le agenzie che ti portano con la barca sono parecchie e non credo ci sia una gran differenza. Il vantaggio dell’organizzarci in anticipo con loro è stato semplicemente che sono venuti a prenderci alla stazione degli autobus e ci hanno riportato.
Abbiamo cenato da Ache Restaurante. Ci è piaciuto!

Sabato 29 Aprile

Lima è brutta. Mi dispiace dirlo, ma tolta qualche piazza e qualche monumento Lima è proprio brutta. Ed è pure la città più trafficata che io abbia mai visto. E vi ricordo che veniamo dall’Asia!

A Lima avevamo un giorno solo e fra tour guidato e tour fai da te abbiamo optato, con mia grande gioia, per il secondo.

Siamo partiti da plaza San Martin. In plaza San Martin c’erano un po’ di edifici interessanti e al centro una statua che merita di essere menzionata per il motivo che segue. Allora, la statua è di San Martin e intorno ci sono altre statue, fra cui quella di Madre Patria. All’artigiano che realizzò quest’ultima venne chiesto di adornare la figura femminile di una corona di llama, fiamma. L’artigiano, però, doveva essere un po’ duro d’orecchi. Perché l’imponente signora sfoggia con fierezza sulla testa un piccolo, inaspettato, delizioso… lama!

In plaza de Armas siamo stati intervistati da due studenti dell’università di Lima, abbiamo assistito alla cerimonia del cambio della guardia e abbiamo visto degli edifici belli di cui uno con balconi in stile moresco, che fa un po’ strano trovarlo in Sud America ma se si pensa alla dominazione spagnola così strano poi non è.

Dell’iglesia di Santo Domingo abbiamo visitato il convento, con due chiostri magnifici e una torre su cui non ci siamo arrampicati perché avevamo fame!

A pranzo… bah, eravamo in zona turistica, e per non rischiare una fregatura siamo andati in un posto raccomandato dalla Lonely Planet. Non mi è piaciuto per niente. Mezz’ora per avere un panino, cibo niente di che, prezzi più alti della media e di parecchio! Trulli noi.

Siamo usciti dal pranzo che erano quasi le 15. Dovevamo essere all’aeroporto per le 17 e passare dall’ostello a recuperare i bagagli prima, e tutto questo nel traffico insensato di Lima. Non avevamo tempo di finire il giro che avevamo programmato, siamo solo andati sul fiume e poi al mercato.

Il mercato ci è piaciuto tantissimo! Era un’esplosione di colori, rumori, profumi e puzze, sicuramente sapori, e brulicava di vita! Col senno di poi avremmo dovuto mangiare lì! Trulli due volte!!

Abbiamo fatto un giro e poi siamo usciti per cercare un taxi. Ma il traffico era congestionato. Abbiamo camminato e camminato nelle vie intorno al mercato, ed erano piene di gente e mi sembrava di essere in un film, sapete in una di quelle scene in cui il personaggio cammina e intorno a lui le immagini cambiano velocemente, ora una donna vende del mais, ora due bambini litigano, ora un uomo ride, e così via, in un uragano di immagini e suoni che continuano a modificarsi? È stato un po’ frastornante ma bello!

Alla fine il taxi l’abbiamo trovato. E così abbiamo preso l’aereo e siamo venuti ad Arequipa, dove ci troviamo ora. Ma questa è un’altra storia, e bisognerà raccontarla un’altra volta!

INFO

A pranzo siamo stati da T’anta. Non ci andate!
A Lima siamo stati all’Inti killa hostel, nel quartiere di Miraflores. Non era economicissimo ma lo raccomanderei caldamente. Quando siamo andati a fare il tour delle Ballestas siamo usciti alle 2 del mattino e ci hanno fatto trovare un sacchettino con un paninello e una banana. Ho scritto una cartolina ma non ho fatto in tempo a comprare il francobollo e l’hanno presa in consegna loro e affrancata e imbucata senza farmi pagare niente, neanche il francobollo!

Thailandia: da Chiang Mai a Sukhothai (passando per Lampang)

aprile 30, 2017

Da Chiang Mai avevamo deciso di andare a Sukhothai, un parco archeologico. C’è stata una pitola discussione perché io non avevo voglia di andarci e volevo quantomeno, per una volta, stare in un posto carino così se non volevo visitare il parco potevo buttarmi in piscina, e Vale vedeva la cosa, comprensibilmente, un po’ come io ho visto la spiaggia di An Bang in Vietnam per chi se lo ricorda, e cioè come un posto inutilmente caro fatto per turisti brutti e puzzoni per chi non se lo ricorda. Alla fine ci siamo andati, la piscina c’era e i turisti brutti e puzzoni c’erano pure loro!

Ma prima di andare a Sukhothai siamo andati a Lampang. La storia di Lampang è andata così: il tragitto in autobus da Chiang Rai a Sukhothai è lungo un bel po’ e per spezzare il viaggio Vale ha proposto di fermarsi a Lampang, di cui avevamo sentito parlar bene, e io e Bram abbiamo accettato. A una cosa nessuno dei tre ha pensato: al fatto che saremmo stati a Lampang più o meno fra le 12 e le 16, e cioè durante le ore più CALDE della giornata.

A Lampang ho capito una cosa per la prima volta. In Asia, non ovunque ma quasi ovunque (in Laos non mi ricordo, in Vietnam sicuramente sì), ti portano il cibo insieme a del lime, della salsa di soia e del peperoncino. L’idea è che tu crei il tuo gusto, aggiustando l’aspro (lime), il salato (salsa di soia) e il piccante (peperoncino) fino a trovare la combinazione che è quella giusta per te. Inizialmente mi limitavo a mangiare quello che mi veniva servito senza utilizzare gli ingredienti aggiuntivi, poi pian piano ho iniziato ad usarli. E alla fine ho scoperto la differenza enorme che può passare tra il piatto iniziale e quello finale. Eccolo qui, il mio delizioso piatto finale! Oddio era buonissimo, lo rivorrei ora!

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Normalmente viene servito in brodo, ma faceva troppo caldo e il mio eroe Bram è riuscito a convincere uno scettico cuoco a preparare una porzione senza brodo apposta per me. Col senno di poi (cioè il senno di piatti di Bram e Vale) il brodo ci stava bene!

Dopo pranzo abbiamo fatto un giro per la cittadina. Il giro è stato molto bello e incredibilmente CALDO. Però bello davvero! Siamo finiti in una via piena zeppa di edifici storici, uno più affascinante dell’altro. Il perché ne abbiamo fotografato solo uno rimarrà un mistero!

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Quando abbiamo iniziato a scioglierci siamo entrati nell’ufficio turistico per chiedere informazioni. Nell’ufficio c’era l’aria condizionata e non volevamo più uscire. Per rimanere dentro il più a lungo possibile abbiamo fatto ogni sorta di domande sceme, tanto eravamo gli unici clienti! Ma tipo “Mmmh, vedo sulla mappa che qui c’è un distributore di benzina. Può dirci qualche cosa al riguardo?”..!

Alla fine, a malincuore, ce ne siamo dovuti andare. Una delle tante cose che avevamo appreso era l’esistenza di un mercato e ci siamo diretti lì. Era super locale: vendevano un sacco di frutta esotica, al solito animali vivi, e paste di curry di tutti i tipi. Ho scoperto che in Thailandia non tutti fanno la pasta di curry in casa, cosa che credevo!

Abbiamo fatto un bel giretto e mangiato delle buone cialdine al cioccolato e poi stavamo per svenire dal caldo e allora siamo tornati alla stazione degli autobus e siamo andati a Sukhothai.

Siamo arrivati a Sukhothai verso le 21 e abbiamo scoperto che 1) il parco archeologico quella sera era aperto e illuminato ma solo fino alle 21, e 2) i biglietti dell’autobus per Bangkok non si potevano fare tramite il resort in cui stavamo, ma andavano fatti alla stazione degli autobus.

Ora, il resort era vicino all’ingresso del parco e lontano dal centro della cittadina. Indovino indovinello, indovinate la stazione degli autobus dov’era? Surreale.

Per fortuna una delle ragazze del resort aveva appena finito il turno e stava andando a casa e ci ha offerto un passaggio fino alla stazione degli autobus. Abbiamo accettato perché per un motivo che adesso non mi ricordo i biglietti andavano comprati urgentemente, forse era il weekend e gli autobus erano tutti pieni? Ah sì era Sabato!

Arriviamo alla stazione e ci sono tre agenzie che vendono biglietti.
La prima non ne ha più.
La seconda sì ma sostiene di non poterceli vendere prima di mezzanotte (Bram stava per picchiare il tizio dello sportello!).
La terza… ah, la terza! Come drscriverla?
Dunque, la cosa buona è che la terza aveva i biglietti e poteva venderceli.
La cosaaa bruuuuttaaaa èèèèè cheeeeee peeeeeeer coooooooompraaaaaaaarliiiiiiii c’èèèèèèèèè vooooooooooluuuuuuuuuutaaaaaaaaaa uuuuuuuuuuun’ooooooooooooraaaaaaaaaaaa!
Non so se ho reso un’idea della lentezza. Per chi ha visto Zootopia, c’è una scena nel trailer in cui è necessario risalire al proprietario di un veicolo tramite un numero di targa e l’addetto è pionzo che più pionzo non si può e quando i protagonisti finalmente escono dall’ufficio esausti è notte. Uguale!!!

In tutto e per tutto. Anche noi siamo usciti dall’ufficio che era notte, e non sapendo dove andare a cena siamo finiti al mercato notturno più triste della storia.

Però, sapete quando una situazione è talmente surreale che ti viene da ridere? Ecco era così, e alla fine è venuta fuori una bella serata! In TV davano il mio programma preferito, The Mask Singer, e c’era Durian! Che, ho scoperto di recente, ha vinto!

Io ho ordinato il mio solito comfort food, e cioè gli spaghetti al pomodoro. Perché, perché lo faccio?? Anche stavolta erano in agrodolce!

Sotto, io che cerco di difendere il mio piatto da quel malvagione di Bram che voleva fotografarlo per poi burlarsi di me, e, il piatto di Bram o di Vale, che non mi ricordo cos’era ma giurerei che a differenza del mio era buono!

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Però che post, una foto di un monumento e tre di cibo!

INFO

A Chiang Mai siamo stati alla Chor Chang House. Era carina e la raccomanderei a chi sta qualche giorno. Per noi che di giorni ne avevamo uno solo si è rivelata un po’ fuori mano.

Thailandia: Chiang Mai

aprile 28, 2017

A Chiang Mai siamo stati solo un giorno, ed è un peccato perché è proprio carina e avrebbe meritato più tempo. C’è da dire però che quell’unico giorno l’abbiamo sfruttato bene!

Stavamo in un affittacamere carino, a gestione familiare, in una zona un po’ periferica, non in centro. Era tutto decorato con disegni di elefanti!

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Siamo usciti la mattina presto, subito dopo colazione, in bici.

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E siamo andati in giro per templi.

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Dopo un po’ la fame ha iniziato a farsi sentire. Singola per me e Valentina, doppia per Bram: pollo fritto per lei, satay per me, entrambi per lui!

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Dopo lo spuntino (mica avevate pensato fosse il pranzo??) abbiamo deciso di riempire l’ora più calda della giornata con una cosa buona e giusta: un massaggio!
Siamo andati in un posto che è stato aperto da un gruppo di ex detenute. Il cui aspetto fisico teneva fede, con mia grande sorpresa, al cliché dei cliché: sembravano tutte, senza esclusione, lottatrici di sumo!
Il massaggio non è stato male. Unici punti lievemente negativi: un attrezzino con cui ti andavano fra le dita dei piedi e che io e Vale abbiamo concluso andasse loro sequestrato di nascosto; e due grossi turisti arroganti che siccome sudavano imponevano l’aria condizionata appalla a tutti.

Usciti dal massaggio siamo andati a pranzo, in un posto a buffet che devo dire non ci ha eccessivamente esaltato.

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E poi ci siamo imbattuti in un mercatino! Un mercatino un poco hipster che io e Vale abbiamo adorato molto e Bram invece no.

Tre piccole curiosità sulla Thailandia.
La guida è a sinistra.
È stato l’unico paese fra quelli visitati in cui ho visto bambini cicciottelli.
Non si può fumare nei luoghi pubblici. Vale si è accesa senza pensarci una sigaretta nel parco che ospitava il mercatino e tempo 30 secondi era circondata da thailandesi agitatissimi!

A fine giornata siamo andati sul fiume. Ne è uscita una serata meravigliosa di chiacchiere, racconti di famiglia, birra, riso col pollo, musica, lucine fatate e discorsi trallallero trallallà! Una di quelle serate che vorresti non finissero mai!

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2 giorni (e mezzo) a Valparaiso, Cile

aprile 27, 2017

Cronaca scritta giorno per giorno (più o meno). Nuovo metodo, vediamo se funziona!

Lunedì 24 Aprile (scritto il 25)

Ieri sera siamo arrivati a Valparaiso tardi. Volevamo uscire a cena, ma pareva che tutto fosse chiuso per via del terremoto. E inoltre erano già le 22, presto per Buenos Aires ma tardi per Valparaiso. Abbiamo chiesto un consiglio al gestore dell’ostello e lui ci ha consigliato… una stazione di servizio! Deve essere il consiglio che dà a tutti i suoi ospiti, perché i francesi dietro di noi hanno mestamente commentato “Noi ci siamo stati ieri…”..! Io che sono molto simpatica ho anche azzardato una battuta e ho chiesto se fosse necessario prenotare ^^ Il perché il gestore consigli ai suoi ospiti di andare a mangiare alla pompa della benzina rimarrà un mistero! E no, a detta dei francesi non era buona!

E infatti noi non ci siamo andati. Siamo andati in un altro posto, un po’ caro (25 euro a testa) ma molto carino, buono, e soprattutto aperto! È stata una bella serata, almeno prima che ci portassero il conto!

Valparaiso è molto bellina, su delle colline, con un sacco di stradine strette e colorate e degli ascensori per andare su e giù. In certe parti mi ha ricordato Lisbona in certe altre Chefchaouen, in Marocco.

Rientrati c’è stato un piccolo qui pro quo col gestore dell’ostello. Lui mi ha chiesto “Que es tu nombre?”, ma io ho capito “Quieres un hombre?” e gli ho risposto, compita e perplessa, “No, grazie, ne ho già 2…”!

INFO

Abbiamo cenato al Cafe Vinilo. Era buono e lo consiglierei!

Martedì 25 Aprile

Stamattina abbiamo fatto colazione in un posto troppo carino, e pure buono, e di nuovo un po’ caro per gli standard a cui ci siamo abituati (15 euro a testa, OK più che colazione era brunch!). Ma la colazione era buonissima, e mi ha pure fruttato un maglioncino nuovo, che non so bene dove infilerò visto che la mia valigia sta per esplodere ma che è delizioso!

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Dopo colazione abbiamo preso un gelato (quello di KOK sapeva di Big Babol all’uva) e poi abbiamo fatto un giro in barca, breve ma favoloso e super interessante!
Valparaiso era il porto più importante del Sudamerica, da quando è stato costruito il canale di Panama non lo è più ma è comunque ancora abbastanza importante, e c’era un enorme container che veniva caricato. Affascinante! Che poi, non so se avete letto Gomorra, o anche Antonio Manzini (commissario Rocco Schiavone), ma ogni volta che vedo un container enorme mi immagino le peggio storie…
Abbiamo visto anche dei leoni marini! Stavano su delle piattaforme a prendere il sole e per montarci sopra… saltavano!

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Nel pomeriggio tour guidato. Mi è piaciuto il giusto. Ho scoperto in questo viaggio di avere un tipo di attenzione più visiva che uditiva, e a seguire un tizio che parla per 3 ore faccio fatica. Nonostante il tizio fosse bravo! Il tour ci ha portato in giro per due delle tante colline di Valparaiso. Ecco qualche foto. Alla fine mi scappava così tanto la pipì che l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era un bagno!

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Dopo il tour c’era un gran bisogno di una birra, e quindi birra fu. E poi cena, in un posto più semplice dei precedenti ma comunque buono, anche se io sono quasi esplosa. KOK e Bram si sono divisi un chowder, da stasera rinominato sbobba.

Un paio di cosine di qui.
La mancia del 10% viene sempre aggiunta, e mai una volta che te lo scrivano sul menù o che te lo chiedano prima. Detesto questa cosa.
Un sacco di gente che abbiamo incontrato non era cilena. Il tassista che ci ha portato dalla stazione degli autobus all’ostello era venezuelano, il cameriere dove abbiamo fatto colazione stamattina pure, un altro cameriere con cui ci siamo fermati a chiacchierare (e che, assurdamente, ci dava consigli su ristoranti che non erano quello in cui lavorava lui) colombiano. E sono solo alcuni dei tanti.

INFO

Il posto in cui abbiamo fatto colazione si chiama Cafe Entre Cerros. Buono!
La birra l’abbiamo bevuta alla Casa Cervecera Altamira.
Per cena siamo andati al Cafe del Pintor.

Mercoledì 26 Aprile

Il sole sorgendo vide una scena singolare: un tizio in mutande che correva in su e in giù per una stanza battendo le mani mentre altri due tizi ancora a letto lo incitavano strillandogli di andare di qui o di là!
No, non ci siamo bevuti il cervello. I tizi ancora a letto eravamo io e Tommy e quello in mutande era Bram che cercava di acchiappare le zanzare!
Che qua in Cile devono essere geneticamente modificate. Perché fa freddo, ma loro ci sono.

Poi siamo usciti, nella giornata fredda e super soleggiata, nella bellezza limpida di Valparaiso.

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È scientificamente provato che io e Bram viviamo in due stagioni diverse.

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Davanti a un banchetto di churros che sembrava abbandonato io e KOK ci siamo messi a fare gli scemi.

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Non ci siamo accorti del proprietario che stava arrivando. Non ci ha detto nulla, si è portato via il carretto scuotendo la testa come a dire “Questi sono scemi”! Io e KOK abbiamo riso tre ore immaginando che mi avessero portato via la licenza (e il carretto con essa)!

Lungo la via abbiamo incrociato la seconda parte del tour guidato del giorno prima. Stava per cominciare e sembrava interessante, meno paesaggi e più focus su storia, tessuto sociale, politica. Sarebbe stato bello farlo, ma è l’ultimo giorno e abbiamo proseguito verso la colazione.

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La colazione l’abbiamo fatta qui. OK, niente di esaltante. Però il posto era carino!

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Abbiamo proseguito verso il cosiddetto museo a cielo aperto, una zona piena di murales. Lungo la via abbiamo trovato uno scivolo e ci siamo buttati! Io e KOK felicemente, Bram un po’ meno, si è spiaccicato!

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Piccoli video qui. Nello specifico: la mia graziosa discesa e l’atterraggio piombato di Bram!

*https://youtu.be/UmmnEBDIgaM*
*https://youtu.be/m8Gtz-sFH68*

La tappa successiva è stata un cimitero, il cimitero dei dissidenti, e cioè di coloro che non essendo cattolici non potevano essere sepolti nel cimitero cattolico. Passeggiare per il cimitero leggendo le iscrizioni sulle tombe mi è piaciuto un sacco. Era presidiato da un bel gattone, c’erano alberi e una vista magnifica.

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E via di nuovo, fino a raggiungere la Sebastiana.

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La Sebastiana era la casa di Pablo Neruda. Una delle tre case di Pablo Neruda, quella di Valparaiso. L’abbiamo visitata con un audio guida e il tour mi è piaciuto tantissimo. Ho imparato un sacco di cose. Io non lo sapevo mica che oltre ad essere un poeta e un’importante figura politica e sociale Neruda fosse anche un bohémien! E la casa era bellissima, stramba e piena di luce. Ci potrei vivere, anche se magari la libererei di un po’ di carabattole. Il cavallo da giostra però lo terrei! Dentro non si potevano fare foto, solo dalle finestre, ma guardate che vista!

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Quando siamo usciti dalla Sebastiana erano quasi le 14 e avevamo fame. Abbiamo deciso di andare a pranzo al mercato, attratti dalla promessa di frutti di mare a prezzi abbordabili.

A trovare il mercato c’è voluto un po’, e un altro po’ c’è voluto a trovare una banca (eravamo senza contanti). Poi un villano ha cercato di aprire lo zaino di Bram, cioè l’ha proprio aperto, però per fortuna Bram se ne è accorto e niente è andato perduto. Poi siamo entrati nel mercato e siamo stati aggrediti da gente che sventolava menù. E poi abbiamo mangiato, e il pasto non mi è piaciuto, la quantità (eccessiva) prevaleva sulla qualità.
Più viaggio e più mi rendo conto di quanto pochi siano i paesi in cui si sa cucinare il pesce oltre all’Italia, di quanto spesso il delicato sapore venga non esaltato ma sepolto. Ed essere sul mare non è affatto una garanzia, vedi Cipro e forse vedi anche Valparaiso, anche se un pasto non è sufficiente per giudicare!

E al solito ci siamo ritrovati un 10% in più sul conto senza essere stati consultati. Mi rendo perfettamente conto che si tratta di una differenza culturale ma mi fa proprio incazzare, ed è pure illegale. Stasera abbiamo chiesto spiegazioni e ce le hanno date, ma non mi hanno convinto. Ieri sera poi il colmo: la cameriera ha bloccato KOK che stava andando a pagare e gli ha sussurrato nell’orecchio che la mancia si poteva lasciare solo in contanti. Ovviamente non era vero!

Dopo il (troppo) lauto pasto ci siamo trascinati fino al porticciolo dove pare abbia preso residenza un’intera colonia di leoni marini. C’erano! Individuarli non è stato difficile, erano quasi tutti appollaiati su una struttura in acqua, e poi ce n’erano un paio che nuotavano e ogni tanto si lanciavano in dei balzi altissimi per raggiungere la piattaforma! Belli!!! C’era anche un gabbiano con una stella marina in bocca. Ho fatto qualche foto, ma eravamo contro sole e si vede poco.

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Quante cose abbiamo fatto oggi, questo post non finisce più! Ma dopo i leoni marini non abbiamo fatto molto. Siamo venuti via dopo una mezz’ora perché stavamo morendo di caldo, Valparaiso è così, caldo di giorno e freddo di notte, e siamo andati a fare un aperitivo. Abbiamo trovato una terrazza con vista spettacolare.

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Per cena siamo tornati nel posto della prima sera. E poi siamo tornati all’ostello, con KOK che si lamentava che non lo portiamo mai a bere un whisky!

INFO

Abbiamo fatto colazione a El Desayunador. Non mi ha esaltato.
A pranzo siamo andati al Mercado El Cardonal e lo stand a cui abbiamo mangiato era El Rincon de Pancho. Non lo consiglierei, cioè, non consiglierei proprio di mangiare al mercato!
Il posto in cui abbiamo fatto l’aperitivo era il Taulat. Carino, però vi deve piacere avere dietro un musicista di strada che vi stimpana (o delizia, dipende dai punti di vista)!

Giovedì 27 Aprile

Stanotte c’è stato un altro terremoto. Io e Bram non ce ne saremmo accorti se non ci avesse svegliato KOK, il cui letto tocca il muro e che quindi ha avvertito la vibrazione subito. Intensità più bassa del precedente, niente danni, siamo tornati a letto. Adesso siamo sull’autobus per l’aeroporto, il Cile è stato uno stopover per risparmiare sul biglietto per la Colombia. Prossima tappa Lima, Perù!

INFO

A Valparaíso siamo stati al Roots Hostel. Senza infamia e senza lode. Col senno di poi se il prezzo lo permette starei sulle colline!

L’arrivo a Santiago del Cile e il mio primo terremoto

aprile 25, 2017

A Santiago siamo stati accolti da un cielo che pareva dipinto a pennellate e da un terremoto.

La storia del terremoto è andata così. Eravamo io, Bram e anche KOK che ci siamo portati dietro dall’Argentina (è molto utile perché parla spagnolo). Stavamo nell’ingresso dell’aeroporto che cercavamo di capire quale pullman dovessimo prendere quando abbiamo sentito un rumore fortissimo. Sembrava provenire dal piano di sopra. Non mi sarei agitata se non avessi visto la gente correre fuori in massa. Vedendola ho subito pensato, attentato. Non avendo mai, fortunata, avvertito un terremoto, per me quel rumore erano raffiche.

Fuori però la gente sembrava calma. Abbiamo chiesto cosa fosse successo e ci hanno risposto, tranquilli, è un terremoto. A quanto pare capita spesso. E in effetti niente si è fermato, solo gli ascensori. Qualche calcinaccio per terra, intorno alla base delle colonne. L’unico posto in cui si è visto un poco di panico è stato, appunto, l’aeroporto. Perché è pieno di turisti caproni come noi che ai terremoti non sono abituati e si mettono a correre come galline impazzite.

L’olandese è scappato per primo. E con questo siamo pari, visto che quando lui in Malesia è stato attaccato da una scimmia sono scappata io! Ma questa è un’altra storia.

Adesso siamo sull’autobus per Valparaiso. La ragazza seduta dietro di noi telefona per chiedere, con tono leggero, se la sua casa sia ancora tutta intera. Ma il tassista che ci ha portato qua ci ha raccontato, fra grasse risate, che tutto quello che poteva venire giù lo ha già fatto!

Siamo in Cile da un’ora ed è già tutto differente. Sono ricomparsi i sorrisi e i cibi di strada. Le tortillas calde. Avrei voluto comprarne una, non abbiamo fatto in tempo. L’autobus, che a Buenos Aires era un colectivo, qua si chiama micro e il colectivo è un’altra cosa.

Scusate se continuo a saltare da Asia a Sudamerica e viceversa. Ma volevo dirvi che lo stupore del viaggio è tornato! Mi era mancato.

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Quelle sullo sfondo sono le Ande.

Thailandia: da Chiang Rai a Chiang Mai (senza passare per Thaton)

aprile 24, 2017

Intanto un piccolo aneddoto che mi ero dimenticata riguardo a Tik. Mentre eravamo in macchina poco lontano da casa sua e quindi in zona di campagna, diretti a nostra insaputa verso l’infinita sessione fotografica, ha visto passare un povero turista. Ha spalancato il finestrino e gli ha urlato le seguenti parole:
“Excuse me! Excuse me! Who are you??”..!

Secondo e ultimo giorno a Chiang Rai! Allora, a Chiang Rai eravamo andati per un motivo preciso. Che no, non era il corso di cucina! Era un giro in barca. Per la precisione un lungo et bellissimo giro in barca, da Chiang Rai fino al villaggio di Thaton, dove avevamo programmato di passare la notte per poi proseguire. Solo che.

Solo che non c’era stato verso di trovare da nessuna parte, ma veramente da nessuna parte, informazioni precise sulla barca. A che ora parte? A che ora arriva? Ma soprattutto, parte? Perché nella stagione delle piogge parte sempre, ma nella stagione secca no, e noi non sapevamo bene dove stavamo. Oh, l’unica soluzione si è rivelata andare al porto e chiedere.

Con nostro enorme stupore, neanche al porto avevano le idee troppo chiare. Alla fine ci siamo accordati per un semplice giro in barca avanti e andré.
Ed ecco svelato l’arcano: eravamo nella stagione secca ma non ce lo volevano dire per non perdere i soldi del giro in barca e quindi ci hanno fatto fare il giro nonostante le condizioni fossero tutt’altro che ideali!
In alcune parti è stato carino, in altre è stato un po’ una caata. A un certo punto ci siamo pure piantati, dove l’acqua era più bassa!

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Rientrati abbiamo pranzato al volo (con gli avanzi di quanto cucinato con Tik) e poi abbiamo preso l’autobus. Tappa successiva: Chiang Mai. Siamo arrivati a Chiang Mai in serata, abbiamo cenato, abbiamo preso un dolcino e siamo andati a nanna!

INFO

A Chiang Rai siamo stati al Na-Rak-O Resort. Senza infamia e senza lode.
Tik la trovate qui: http://cookthaiyourself.wixsite.com/home