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Arance

marzo 8, 2019

Vorrei continuare con le cronache ma sto incasinata al lavoro e non riesco. Allora vi linko un post di Sandra, bello e significativo, specialmente oggi. Lo trovate qua!

Intermezzo. L’ultima del Mostro della Cucina.

marzo 4, 2019

Allora, oggi è il compleanno di KOK e ieri abbiamo fatto una cena a casa di PLP. Eravamo in quattro e io avevo un compito solo. Dovevo fare la torta della nonna. Per chi non l’avesse presente: guscio di frolla ripieno di crema, sopra pinoli e zucchero a velo.

Sabato ho fatto la frolla. Domenica mi sono alzata per fare la crema, farcire e infornare. Ho messo su il caffè e ho tirato fuori il latte quando…

“Ciao”, ho sentito.
Ero sola in cucina. Bram dormiva. Chi poteva essere?
Mi sono girata, e ho visto il Mostro della Cucina.

“A KOK piacciono le tartellette ai lamponi”, ha detto, così, con nonchalance.
Ma io lo conosco, e non volevo farmi fregare.
“Lo so” ho risposto, ferma. “Ma gli ho chiesto che torta volesse. Ha detto la torta della nonna.”
“Appunto” ha scosso la testa il Mostro. “Che ci sarà la torta della nonna lo sa. Nessuna sorpresa!” ha aggiunto, sconsolato.
“Ho tante cose da fare oggi” ho affermato io “e mi sono organizzata per fare la torta della nonna. Faccio solo quella.”
E con questo pensavo di aver chiuso la conversazione.
Illusa!

Il Mostro si è seduto sul divano. Mi guardava e non diceva niente. Ma stava chiaramente macchinando qualcosa.
Infatti…
“Faresti prestissimo” ha mugugnato dopo un po’.
“A far che?” ho chiesto io, sovrappensiero.
“A fare le tartellette, te l’ho appena detto!” ha sbuffato il Mostro “La frolla ce l’hai, la crema la stai facendo, devi solo metterne da parte un po’ e formare i gusci!”
“In effetti…” ho meditato io. “Ma!” ho poi aggiunto, trionfante “Non ho i lamponi!”
“A questo c’è rimedio” ha risposto il Mostro, e si è allontanato fischiettando.
“Piano” ho sussurrato io “Bram dorme!”

Ma per via del fischiettare Bram si era svegliato.

Si è trascinato in cucina e mi ha chiesto se ci fosse ancora del caffè. C’era. L’ha bevuto e poi, con gli occhi ancora mezzi chiusi, ha chiesto cosa volessi fare per colazione.
Io avevo preparato delle focaccine al frutto della passione, ma stavano ancora lievitando. Non avevo previsto che Bram si svegliasse così presto – dannato Mostro!
Bram ha proposto colazione inglese, io ho accettato e lui ha detto che allora sarebbe andato al supermercatino dietro casa a comprare i funghi ed i i fagioli. Stava per uscire quando il Mostro gli ha passato un fogliettino. Sembrava una lista della spesa!
Sopra c’era scritto:

  • funghi
  • fagioli
  • un cestino di lamponi

A questo punto non ho avuto scelta. Ho messo da parte un po’ di frolla e un po’ di crema e mi sono rassegnata a fare anche un paio di tartellette ai lamponi. In effetti non sarebbe stato tanto lavoro in più. E pensavo fosse finita lì.

Invece…

“Fai solo le tartellette ai lamponi?” ha domandato il Mostro con aria innocente.
“E la torta della nonna!” ho risposto io, aggressiva.
“Non c’è bisogno di essere così rigida” si è risentito il Mostro. “È solo” ha proseguito “che ho avuto un’idea bellissima.”
“Non la voglio sapere” l’ho prevenuto io, e mi sono tappata le orecchie.
Ma lui mi ha messo un disegno sotto il naso.

Si trattava di una torta della nonna. Era tonda, con un bel bordo decorato e i pinoli e lo zucchero a velo… ma solo al centro. Attorno ai pinoli c’era infatti una corona. Fatta di tartellette ai lamponi e… bignè allo zabaione!

“O questi??” sono saltata su io.
“A KOK piacciono tanto” ha sussurrato il Mostro.
“Ma non ho gli ingredienti!” ho provato io.
“Sì che ce li hai, ho controllato” mi ha contraddetto il Mostro. “Il Marsala c’è, e non ti è forse avanzata un po’ di crema dalle focaccine al frutto della passione?”
“Sì” ho confermato io. “Ma che c’entra?”
“Ci aggiungi un po’ di Marsala e di fecola, e il gioco è fatto!” ha concluso il Mostro soddisfatto, e si è messo a rufolare nella dispensa per tirare fuori gli ingredienti per i bignè.
“Non lo ascoltare!” ha gridato Bram, che era rientrato nel frattempo.
Ma era troppo tardi.

Per la cronaca, il Mostro mentiva. La crema rattoppata è venuta uno schifo e l’ho dovuta buttare e rifare da capo. Ci ho messo mezza giornata a fare tutto e non sono andata a correre e mi sono bruciata e sporcata tutta di farina.

Su una cosa, tuttavia, il Mostro aveva ragione.

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KOK è stato contentissimo!

L’ultimo mese a pezzettini: da Mercoledì 13 Febbraio a Domenica 17 Febbraio

febbraio 28, 2019

Mercoledì 13 Febbraio (continua)

Riprendiamo, sperando di aver acceso la vostra curiosità. Che ci faceva fuori casa mia un ometto che faceva vedere a tutti quelli che passavano una foto di Bram?

La storia è questa. Ne ho accennato in qua e in là ma non ho mai descritto nei dettagli il nostro recente frustrante percorso idraulico.

Da Dicembre non avevamo acqua calda. Prevalentemente fredda, ogni tanto se proprio girava bene tiepida – che comunque fra quando esce e quando ti arriva addosso è fredda.

Ora non so se potete immaginare cosa siano due mesi di docce fredde in inverno. Spero per voi di no.

È stato bruttissimo, e io ho sviluppato un rapporto conflittuale con la doccia, ossia ho iniziato a vederla come un’orribile nemica. Ho preso l’abitudine di far colazione a casa, cosa mai fatta prima, e mi rendo conto ora che era solo per rimandare il temuto momento. Ho smoccolato sotto l’acqua, un paio di volte ho anche pianto, ho consumato non so quanta acqua muovendo il rubinetto di millimetri alla disperata ricerca del punto in cui il getto è tiepido (che comunque la maggior parte delle volte non trovavo). Arrivavo in ritardo in ufficio, ogni volta che era possibile mi facevo la doccia fuori – anche e soprattutto quando mi dovevo lavare i capelli. È stato orribile, e no, non ci si abitua. Quella bella sensazione della doccia calda che ti sveglia, dei muscoli che si rilassano … ecco, scordatevela, e sostituitela con bestemmie e i muscoli che si irrigidiscono e diventano tutti tecchi!

Abbiamo chiamato l’idraulico a Dicembre.
Al primo messaggio non ha risposto.
Poi Bram l’ha chiamato e ha detto che non aveva tempo di venire ma che sapeva quale fosse il problema, e ha spiegato a Bram in dettaglio cosa fare. Si trattava di smontare completamente la doccia, trovare un pezzo e cambiarlo.
L’abbiamo fatto, mettendoci un po’ perché non è che smontiamo docce tutti i giorni, e inoltre abbiamo dovuto chiudere l’acqua per mezza giornata… e niente è cambiato – a parte che abbiamo buttato 200 euro per l’inutile pezzo nuovo.
L’abbiamo richiamato, si è fatto mandare una foto della caldaia e ci ha detto di aver capito quale fosse il problema (guardando la foto…) e di aver ordinato il pezzo.
Poi più nulla.

Several reminders, alla fine Bram si è stufato e ha chiamato la compagnia che ha installato la caldaia (per l’occasione ribattezzata freddaia). Loro sono stati efficientissimi e hanno mandato qualcuno il giorno stesso… solo che non gliel’hanno detto!

Ed ecco svelato il mistero. L’omino che vagava fuori casa era Jamal l’idraulico della caldaia, che non trovando nessuno in casa aveva cercato il numero di Bram nella rubrica e tramite WhatsApp aveva scovato la foto, foto in cui, tra parentesi, Bram indossa un pànama (comprato in Ecuador, lo sapete che i pànama li fanno in Ecuador e non a Panama?)!

Chiarita la cosa ho fatto entrare Jamal. Jamal ha aperto la caldaia e ha tirato fuori un pezzo tutto incrostato di calcare (voi non potete avere idea, ma veramente non potete avere idea, della quantità di calcare che c’è a Bruxelles) e ha detto Ecco il problema! Domattina mando qualcuno col pezzo nuovo.

Io avrei voluto abbracciarlo, ma ho pensato che sarebbe stato un po’ fuori luogo.

La serata ha visto un altro momento saliente, e cioè quello in cui ho aperto il laptop e ho scoperto che tutte le foto che avevo sull’iCloud si erano volatilizzate. Tutte. C’erano le foto del Giappone, della Croazia, dell’Islanda, un po’ di quelle del viaggio, di Ferrara, di Lucca, e non so più che altro. Lì sì che ho pianto! Fino a che… le foto non sono magicamente riapparse! Serviva solo un po’ di tempo per caricarle! Gioia e felicità!

E la serata è trascorsa sul divano, con la cenetta comprata da Claire Fontaine e Netflix. Hurrà!

Giovedì 14 Febbraio

#CMFP: non ho mosso un dito e ho lasciato cucinare Bram, ho comprato del ghee fatto in casa (storia sotto) e ho messo in ordine la futura camera degli ospiti, questa sì che era una novità!

Ho lavorato da casa perché mi si sono rotti gli occhiali e sono dovuta andare in pausa pranzo a farmeli sistemare.

La mattina è venuto l’idraulico e quando se ne è andato l’acqua era CALDA! CALDA! CALDA! Se non ci siete passati non lo potete immaginare. Ho evitato di abbracciare anche questo nuovo idraulico, ma che tentazione!

In pausa pranzo sono uscita per andare appunto a farmi sistemare gli occhiali, e davanti all’ottico c’era un negozietto di quelli etnici 24 ore in cui sono entrata per vedere se tante volte avessero dei datteri. Appena entrata un intenso profumo di spezie mi ha avvolto. Dietro al bancone stava una donna anziana, sembrava indiana. Ho trovato i datteri. Sulla mia lista della spesa c’era anche il ghee (burro chiarificato), che avevo previsto di comprare al supermercatino bio. Ho pensato, Il ghee si usa in India, magari ce l’hanno, e l’ho chiesto.
La donna mi ha guardato perplessa, poi ha scosso il capo. È venuto fuori che il ghee non lo tiene perché lo fa in casa, ed è molto più buono di quello che si compra. Ci credo, ho pensato io, e le ho domandato se sarebbe stata disposta a vendermene un po’. Mi ha studiato per un po’ e poi mi chiesto se potevo tornare dopo 10 minuti, perché doveva parlarne col marito.
Quando sono tornata i vecchietti nel negozio erano due. Discutevano in un angolo, in una lingua che non conoscevo. Lei parlava anche inglese, lui no. Si sono consultati, mi hanno osservato e alle fine devo essere stata giudicata affidabile perché ho avuto il mio ghee! Buonissimo, profumatissimo, e la signora mi ha chiesto “Quanto costa?”, perché non lo sapeva perché di solito non lo vende, e quando sono uscita mi ha regalato un samosa appena fatto, caldo caldo, delizioso e croccante! Era squisito!

Il resto del pomeriggio ho lavorato e la sera sono venuti a cena Neil e Florence, il giorno dopo sarebbe stato il compleanno di Neil e Bram e Florence gli avevano organizzato una cena thai a sorpresa a casa nostra. Il cuoco per l’occasione era Bram e io ho dovuto semplicemente intrattenere gli ospiti (bevendo) mentre lui finiva di cucinare. Ha preparato degli involtini di carta di riso con verdure fresche, degli spiedini di maiale con salsa di noccioline, un’insalata di manzo, un’insalato di papaya verde, del curry masaman, delle verdure saltate in salsa di soia e delle banane al latte di cocco. A cucinare ci ha messo un sacco e infatti noi nel frattempo ci siamo imbriaati, ma era tutto delizioso! Dopo cena abbiamo giocato a Time’s Up e prima di andare a letto abbiamo pulito la cucina e siamo andati a nanna tarderrimo!

Venerdì 15 Febbraio

#CMFP: ho aiutato un signore in sedia a rotelle a prendere la metro (storia sotto) e ho cenato da sola con un’adolescente (idem)… ah e ho fatto il caramello!

Lavoro e poi corso di vietnamita.

Quando sono uscita dal lavoro sono andata a prendere la metro. Per accedere alla metro si devono passare i tornelli. I tornelli sono di due tipi: con una porta sola, e la macchinetta che legge il biglietto è all’ingresso; o con due porte, e la macchinetta che legge i biglietti sta fra le due porte. Fra le due porte era rimasto incastrato un signore in sedia a rotelle.

Mi sono avvicinata per aiutarlo, e ho visto che era completamente paralizzato. Non poteva neanche parlare. L’unica parte del corpo che muoveva era il mento, che utilizzava per pigiare un bottone che faceva andare la carrozzina avanti o indietro. E muoveva gli occhi, solo quelli. Non poteva certo muovere un braccio per raggiungere la macchinetta. Era, non so se l’avete presente, nella stessa identica situazione di Stephen Hawking. Ed era da solo.

Mi sono avvicinata e sporgendomi da dietro sono riuscita a raggiungere col mio braccio la macchinetta e a far passare il mio abbonamento. La porta si è aperta, lui è passato.

Sono passata anch’io, usando i tornelli classici, e sono andata verso le scale mentre lui si dirigeva verso l’ascensore. Ho sentito che chiamava (niente parole ovviamente, solo versi). E mi sono resa conto che non poteva chiamare l’ascensore, perché non poteva muovere le braccia. Sono tornata indietro e ho chiamato l’ascensore per lui, e ho controllato che riuscisse a entrarci. Quando è entrato sono scesa, a piedi.

Raggiunta la piattaforma ho deciso di tenere d’occhio l’ascensore, tante volte il tizio avesse avuto bisogno di aiuto per salire sulla metro. Ma l’ascensore non si muoveva. Potevo vedere il tizio, lassù in alto, fermo nella cabina, e dopo un po’ mi sono resa che perché il tizio potesse scendere qualcuno doveva chiamare l’ascensore da giù: se nessuno l’avesse chiamato lui non si sarebbe mosso.

L’ho chiamato, e ho mobilitato un po’ di gente sulla piattaforma, chiedendo di stare pronti ad aiutarmi se ci fosse stato bisogno di spingerlo per farlo salire sulla metro. Bisogno c’è stato, perché verso la metro si è diretto da solo ma poi per salire bisogna passare uno scalino, e abbiamo dovuto spingere in tre per riuscire a metterlo dentro.

Non parlava, ma ho visto chiaramente che cercava di sorriderci.

Sono scesa prima di lui. Ho chiesto alla gente intorno di aiutarlo se avesse avuto bisogno di aiuto per scendere, spero che l’abbiano fatto. Che coraggio incredibile, andare in giro da solo in quella situazione.

Ho camminato verso il corso di vietnamita sentendomi incredibilmente fortunata perché posso muovere le gambe…

Uscita dal corso mi sono trovata con Jeanne, la figlia dodicenne di una mia collega. E che ci facevo io, a 41 anni, in giro con una ragazzina di 12? Mi fermo qui e non ve lo dico, no scherzo, ahahah, che burlona che sono! A Jeanne piace molto cucinare e avendo saputo che avrei passato il Sabato a cucinare per il brunch si era offerta di venire ad aiutarmi.

Confesso che ero un poco terrorizzata all’idea. Di cosa parlo io con una dodicenne, per lo più francofona?

Ma devo dire che non è stato troppo difficile. Siamo scese in centro e siamo andate a mangiare i ramen. Un po’ di silenzio imbarazzante c’è stato, ma non troppo. Poi siamo andate a casa e abbiamo iniziato a cucinare, e immediatamente il ghiaccio si è rotto! Abbiamo fatto un cheesecake al frutto della passione e un plumcake al cioccolato bianco, entrambi in versione grande per il brunch e piccola per lei da portarsi a casa, e poi siamo andate a dormire (lei su un materassino da campeggio per terra nella futura camera degli ospiti), non troppo tardi che la mattina dopo ci dovevamo svegliare presto per andare al mercato!

Sabato 16 Febbraio

#CMFP: ho cucinato con un’adolescente e NON sono andata a correre perché non trovavo le scarpe!

La mattina siamo uscite presto. Abbiamo fatto colazione da Charli e abbiamo fatto la spesa, poi siamo rientrate e ci siamo messe ai fornelli.

Abbiamo cucinato tutto il giorno senza sosta, e per qualche ora è venuta ad aiutarci anche Selena che ci ha pure offerto il pranzo (rigorosamente da asporto, perché mentre si cucina non si può anche preparare da mangiare) perché aveva qualcosa da festeggiare, ed è stato bello e super extra mega stancante, la sera ero un cencino! Ma è stato bello stare insieme, ed è stato interessante chiacchierare con Jeanne, non mi capita tutti i giorni di poter curiosare nella vita di un’adolescente!

La sera ero da sola, e Bram ha avuto pietà e rientrando si è fermato al ristorante cinese e mi ha portato i noodles artigianali. Evviva Bram!

Domenica 17 Febbraio

#CMFP: cucinato per 30 persone… ah no, quello lo faccio sempre… conosciuti Lara e famiglia!

E venne la Domenica. La Domenica era il Giorno del Brunch. Mi sono alzata quatta quatta lasciando Bram a letto e ho messo mano a tutti gli impasti che andavano fatti lievitare e cotti il giorno stesso perché fossero morbidi: pane, pizze e focacce.

Bande alle ciance, ecco il menù completo. Tutto fatto in casa tranne la pasta della quiche con l’indivia.

Cose dolci

  • Friands di noci pecan e lamponi
  • Pan brioche
  • Plumcake al cioccolato bianco e vaniglia

Cose salate fredde

  • Dip di fagioli bianchi al curry con roti canai (pane di origini indiane scoperto in Malesia sfogliato)
  • Focaccia con pomodorini e capperi
  • Panini semidolci da buffet ripieni di prosciutto cotto, prosciutto crudo o mortadella
  • Pizzette da forno
  • Insalata di erbette con pistacchi e acqua di rose
  • Insalata di foglie rosse, ricotta e melagrana
  • Insalata di rucola con mandorle, datteri e formaggio di pecora turco

Cose salate calde

  • Chilli di maiale con tortillas di mais
  • Crostoni con pesto di pinoli, pere gratinate e formaggio di capra
  • Quiche con indivia, prosciutto cotto e Emmental
  • Ravioli ripieni di zucca e caprino con burro, salvia e noci pecan
  • Tofu speziatissimo
  • Torta salata porri e pomodorini (l’unica cosa uscita cattiva, strano perché l’avevo già fatta)
  • Zuppa di farro (d’orzo in realtà)

Cose non fatte o fatte ma non servite perché c’era troppa roba

  • Galette con patate, cipolle e bacon
  • Patate al forno alla paprika affumicata

La torta di compleanno

  • Cheesecake al frutto della passione guarnito con ananas caramellato e polpa di frutto della passione

Ecco! Adesso vedo se ho qualche foto (temo di no). Ah e poi Bram aveva fatto il guacamole, e PLP la frittata di zucchine! Ah sì un po’ di foto ci sono, ma non mie, me le hanno mandate!

La brioche

 

Il chilli di maiale e le tortillas che qualcuno, orrore, stava usando per il dip!

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Una delle focacce

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I panini semidolci

 

Le pizzette (in forno)

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I ravioli (sullo sfondo il plumcake, un’insalata e i tulipani portati da Claire)

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Il tofu

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La zuppa di farro

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Io che spennello la torta salata cattiva (notare la mancanza di una cosa fondamentale – ero così briaa che l’ho infilata in forno senza teglia!)

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Una foto che mi ha fatto Vincent e che mi piace un sacco

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La prima ad arrivare è stata la mia collega Claire. Ovviamente le è toccato il destino di tutti quelli che arrivano per primi, e cioè le è stato dato un grembiule ed è stata messa a farcire panini. Si è presentata con un’aria di primavera, un mazzo di bellissimi tulipani e una bottiglia di champagne. La perfezione!

Secondi sono stati gli Sbuffoli… e poi non lo so più.

So che c’erano una trentina di persone in totale. Amici, colleghi, Pinguini, Piccine, Vincent di Taiwan, la mia insegnante di vietnamita col fidanzato.

So che è venuta Lara, una ragazza che ho conosciuto tramite blog, era la prima volta che ci incontravamo di persona e non siamo praticamente riuscite a parlare! Le vibrazioni da parte mia sono state belle e proprio per questo le devo un invito in un contesto meno incasinato, decisamente.

So che ho bevuto tanto, troppo, troppissimo Margarita.

So che non ho mangiato, e infatti la sera morivo di fame e sono finita con un triste panino fatto col pane vecchio sul divano con Bram e Dagmara che è rimasta a dormire da noi.

So che mi sono divertita e sono stata bene, che è venuta un sacco di gente bellissima, che mi hanno coccolato e portato regali anche se avevo detto di no (ma ho apprezzato, eccome se ho apprezzato), so che c’erano Yael e Maria che non vedevo da una vita e non ci ho parlato, so che non ho chiacchierato praticamente con nessuno e che dovrò re-invitare tutti singolarmente per farmi perdonare!

Bram è stato bravissimo, si è occupato delle bevute, ha prodotto litri di Margarita e non si è lamentato neppure una volta. Ah c’era anche il suo amico Neil!

Chi altro c’era che non ho ancora nominato?

Rossella e Lorenzo e Angela e Javier che mi hanno aiutato a cucinare, Mariano e KOK che si provavano i pànama e che hanno fatto quasi tutte le foto (insieme a Vincent), Justyna e Victor che a quanto pare la sera si sono limitati a un tè per digerire, Laurens e Jozefien che mi hanno portato del sidro in una bottiglia fantastica che devo ancora aprire (lo spumante invece è già andato). Ah e Doriano! Doriano che era in visita a Bruxelles ed è stato accalappiato, e le insalate le ha fatte tutte lui!

Chi ho dimenticato? Ho sicuramente dimenticato qualcuno. Colpa del Margarita!

La sera ho guardato Ana y Bruno con Dagmara e Bram. A me è piaciuto, a loro no!

Un po’ di pulizie e poi tutti a letto. Io, Bram, Dagmara (per terra) e anche il Mostro della Cucina… che sospetto abbia dormito sul divano, perché pochi giorni dopo si sarebbe ripresentato!

Un pitolo video di Doriano che mi presenta il dolce di compleanno fatto da me a sorpresa mentre tutti cantano APPI BIDDAY TU IUUU è qui. Dei malvagissimi Pinguini sostenevano che l’ananas caramellato sembrasse uno spezzatino di manzo e il frutto della passione delle uova di trota. Che Pinguini irrispettosi!

L’ultimo mese a pezzettini: da Lunedì 11 Febbraio a Mercoledì 13 Febbraio

febbraio 27, 2019

Lunedì 11 Febbraio

#CMFP: ho provato a fare una cosa al lavoro che faccio da anni in maniera diversa, e cioè a mandare singole emails anziché un’email di gruppo – ci ho messo di più ma ho anche ottenuto più risultati (le email di gruppo spesso vengono ignorate).

Ho lavorato un sacco anche se, non mi ricordo perché, ero un po’ uno zombie. Uscita dal lavoro mi sono presa una pizza prosciutto cotto e indivia belga e sarei anche morta sul divano con quella, una Coca e Netflix. Ma…

… ma è arrivato il Mostro della Cucina, e mi ha ordinato di alzarmi e preparare 118 ravioli ripieni di zucca e caprino e surgelarli. C’è stata una piccola discussione, con io che dicevo Ma no ma come ma io stavo tanto bene qua sul divano ma alla fine, neanche a dirlo, ha vinto lui. Ho raviolato fino a mezzanotte e mezzo.

Ma la cosa carina è che Bram stava facendo le paste di curry per una cena thai che aveva organizzato il Giovedì per un suo amico, e quindi perlomeno abbiamo cucinato insieme. E, cosa ancora più carina, il giorno prima al museo Bram aveva scoperto un artista che fa anche musica, e l’abbiamo ascoltato tutta la sera mentre cucinavamo e ce ne siamo innamorati. Si chiama Daniel Johnston, ascoltate The Story Of An Artist se vi va!

 

Ma il motivo di tanto cucinare? Eccolo qua. Per Domenica 17 Febbraio avevo organizzato un brunch a casa mia, per festeggiare il mio compleanno con quasi un mese di ritardo!

Martedì 12 Febbraio

#CMFP: mi sono fatta coraggio e ho invitato al mio brunch una ragazza fiamminga che fa il corso di spagnolo con me e che non conosco tanto bene anche se così a vista mi sta simpatica – oh, ve l’avevo detto che di Martedì è difficile trovare cose originali!

Al corso sono arrivata demotivatissima, e forse proprio per questo stavolta non è stato così tremendo. Il mio più grande problema è che al corso mi annoio. È una cosa che non dovrebbe succedere, perché questi corsi sono dopo il lavoro e si sa che la gente è stanca e in genere sono organizzati in maniera capace di tener viva l’attenzione. Ma il mio professore è troppo concentrato su se stesso per riuscire a concentrarsi sugli altri. Ma stavolta mi ero portata un quadernino, e negli interminabili momenti di noia ripassavo o studiavo i verbi. In questo modo la serata è passata!

Tornata a casa sono crollata sul divano con Mrs. Maisel e poi sono andata a letto presto. Ero decisissima a farmi una bella dormita e recuperare. Ma per qualche misterioso misteriosissimo motivo mi sono svegliata alle 4 e non sono più riuscita a riaddormentarmi! Piccolo aneddoto, visto che non potevo dormire sono andata sul divano a guardare la televisione, e alle fine, verso le 7 del mattino, mi sono addormentata lì. Quando poco dopo Bram si è svegliato è andato in cucina per farsi il caffè e facendo rumore mi ha svegliato. Io ho mugugnato qualcosa… e lui ha fatto un salto alto tre metri, perché non si aspettava di trovarmi sul divano. Cioè, ma, visto che non ero nel letto, secondo lui dov’ero? Al forno, ha sostenuto. E certo, alle 7 del mattino e in pigiama!

Mercoledì 13 Febbraio

#CMFP: ho corso 40 minuti, 20+20!

Lavoravo da casa e come sempre nei giorni in cui lavoro da casa sono stata super produttiva – nonostante la stanchezza dovuta alla mancanza di sonno.

In pausa pranzo sono andata a correre sul canale. C’era il sole, che meraviglia. E i 5 minuti di pausa camminando fra i 20 e 20 di corsa hanno coinciso con la zona in cui ci sono i murales con le immagini di Corto Maltese:

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Vi faccio vedere anche lui, che ogni volta che arrivo correndo da lontano mi sembra vero e mi terrorizza (sì, devo rifarmi gli occhiali!):

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Finito di lavorare sono andata all’Apple Store, a piedi perché era scioperissimo di tutti i mezzi (Gugol Maps mi ha fatto passare da un parchetto delizioso che non conoscevo!).
Mesi fa mi era arrivata un’email in cui mi si informava di qualcosa di importante riguardante il mio amato MacBook Pro (sì, alla fine ho venduto l’anima al diavolo).
Piccolo problema: siccome io vivo in Belgio e il Belgio ha tre lingue ufficiali ma stracazziamocene, affibbiamo la prima che capita, la mail mi era arrivata in olandese, e a nulla erano valsi i miei tentativi di farmela reinviare in francese. Alla fine l’assistenza si è decisa e mi ha fissato un appuntamento col negozio – per il giorno, ovviamente, in cui era sciopero dei mezzi.
Il negozio, devo dire, è stato efficientissimo, perché in 40 minuti ha risolto il problema. Quei 40 minuti erano giusti giusti per fare un giro nel negozio accanto e accattarmi un maglioncino e un completino mutandine e reggiseno!

Sulla via del ritorno, col laptop sistemato e formattato (sapevo che sarebbe successo e avevo fatto un backup) nello zaino, ho deciso di fermarmi da Claire Fontaine e comprarmi qualcosa per cena. Per viziarmi un po’, visto che Bram la sera non ci sarebbe stato!

Claire Fontaine è il negozietto più delizioso che si possa immaginare. È a Sablon e vende formaggi, spezie, quiches, tarte tatin e altre delizie. È piccolo e le poche persone che ci lavorano sono appassionate di quello che fanno e si vede, l’atmosfera è sempre allegra! Io adoro andare lì, mi sembra sempre di entrare in una botteghina di Parigi. Ho comprato la paprika affumicata che avevamo finito e che cercavo da una vita, delle quiches, delle polpettine, delle melanzane ripiene e delle verdure grigliate. Pancia mia fatti capanna!

Rientrando mi sono persa, proprio dietro casa (è nova). Sono finita in una via super multietnica, coi bimbi che giocavano per strada e i genitori che chiacchieravano sulla porta di casa. Mi serviva del lievito fresco e sono entrata in una panetteria turca, non ce l’avevano ma mi hanno informato che forse avrebbe potuto averlo il pakistano davanti. Sono entrata e il pakistano mi ha informato costernato che l’aveva ordinato, ma nessuno lo comprava e alla fine era scaduto tutto, che tristezza! Erano tutti simpatici e amichevoli, e questa strada è dietro casa mia e non me ne ero mai accorta!

E poi sono arrivata a casa, e stava iniziando a far buio e per strada, non lontano dalla mia porta, c’era un vecchietto arabo dall’aria spersa e col cellulare in mano. Stava facendo vedere qualcosa a tutti quelli che passavano. Ho pensato chiedesse un’informazione e mi sono avvicinata per vedere se potevo aiutarlo. Lui mi ha fatto vedere lo schermo del cellulare e io mi sono trovata davanti… una foto di Bram!

E siccome sono malvagissima mi fermo qui e continuo domani, ahahahahah!

 

L’ultimo mese a pezzettini: da Lunedì 4 Febbraio a Domenica 10 Febbraio

febbraio 26, 2019

Lunedì 4 Febbraio

Dopo il lavoro sono andata dalla psicologa. Abbiamo parlato un’oretta e quando sono uscita ero contenta. Niente di risolto in un’ora ovviamente, ma tanti spunti utili. Passo dopo passo.

Dopo la psicologa sono andata a cena da PLP. Per festeggiare il mio compleanno (in ritardo) mi ha fatto trovare una cenetta deliziosa!

Martedì 5 Febbraio

#CMFP: in pausa pranzo, presentazione di Mélanie sulla vita Zero Waste.

Oggi era il primo giorno del nuovo anno cinese. Non avendo fatto propositi il 1° Gennaio ed essendomi venuta in mente una cosa dopo, ed essendo quelli i “giorni della rinascita”, ho deciso che il mio 1° Gennaio sarebbe stato il 5 Febbraio. Ed ecco il mio proposito: fare ogni giorno una Cosa Mai Fatta Prima (CMFP).

All’inizio volevo fare ogni giorno qualcosa di proprio nuovo, eccezionale. Poi mi sono resa conto che certi giorni è difficile, quasi impossibile. Specialmente il Martedì che lavoro tutto il giorno, poi vado a spagnolo tutta la sera, e quando rientro sono cotta e voglio solo crollare sul divano per poi trascinarmi verso il letto! Allora ho deciso di accontentarmi di cose piccoline se proprio non riesco a fare di meglio.

Il 5 Febbraio era giustappunto un Martedì, ma casualmente ho fatto proprio quel giorno una cosa per me nuova in pausa pranzo. Mi sono unita ad alcuni colleghi per ascoltare la presentazione di Mélanie sulla sua vita Zero Waste, e cioè senza rifiuti.

Mélanie per me è un po’ un mito, ne ho già parlato forse. Lavora, ha tre bambini di cui due celiaci e quindi fa in casa il pane e un sacco di altre cose, ospita spessissimo migranti, e vive senza produrre rifiuti. Questo significa che fa il dentifricio in casa, produce sapone, va a fare la spesa con i contenitori riciclabili, etc. E attenzione, non è una fricchettona New Age. Prima di cominciare a produrre il dentifricio, per esempio, ha parlato con vari dentisti. È solo una persona estremamente in gamba, super organizzata, e con una forte coscienza sociale.

L’aver passato la pausa pranzo a seguire la sua presentazione per me è stata una doppia cosa nuova, perché ho imparato un po’ di cose sullo Zero Waste ma anche ho passato del tempo con dei colleghi che non conoscevo – cosa che non faccio MAI perché al lavoro io sono la persona più asociale che esista!

Come primo incontro è stato interessante. Io e Bram siamo veramente tanto lontani dallo Zero Waste, però nel nostro piccolo un po’ di cose le facciamo, per esempio abbiamo bandito i sacchetti di plastica e quando andiamo a fare la spesa ci portiamo le borse di stoffa. Io uso le salviette struccanti di cotone lavabili e reutilizzabili (me le ha regalate Selena) ma vinco facile perché mi trucco una volta l’anno e ne ho cinque e mi bastano, se mi truccassi tutti i giorni me ne servirebbe uno stock! Abbiamo bandito le cannucce e i piatti e bicchieri di carta/plastica, abbiamo comprato un sacchetto di tessuto per quando andiamo a comprare il pane (che però, confesso, la maggior parte delle volte mi scordo di prendere), vorremmo provare a usare le saponette anziché il sapone liquido, ecc… Insomma, senza diventare matti, qualche piccolo passo stiamo provando a farlo.

[APERTA PARENTESI]

Tornando alle cose nuove, mi sono ricordata che il 2 Febbraio non sono andata a correre ma in piscina.

Faceva freddo e nevicava, e di andare a correre proprio non avevo voglia. Allora ho messo su Google (che poi continuo a scrivere Google, ma io uso Ecosia che è un motore di ricerca ecologico!) piscine Bruxelles ed è stato così che ho trovato la piscina Victor Boin, a Saint-Gilles.

In 11 anni di Belgio non ero mai stata in piscina. È una cosa che mi terrorizza, perché ogni piscina ha la sue regole. Dov’è? Che orari fa? Posso andare in bikini? Devo avere una cuffia da piscina? Potrò cambiarmi lì? Ci saranno le docce? Ecc. Ma alla fine mi sono fatta coraggio e sono andata! Non avevo una cuffia da piscina e allora mi sono portata la cuffia che uso per non bagnarmi i capelli quando faccio la doccia, che è ampia e verde e a forma di rana.

Sono uscita sotto la neve e ho raggiunto la piscina, senza sapere se con la cuffia anfibia mi avrebbero ammesso. All’ingresso mi hanno guardato, si sono guardati, poi hanno detto Bof! e mi hanno fatto passare.

Sono entrata e mi sono innamorata.

La piscina è vecchio stile: si entra direttamente nell’area piscina, senza scarpe, e non ci sono gli spogliatoi comuni, ci sono tantissime minuscole cabine su due piani che girano intorno alla piscina stessa. Se ne individua una libera e ci si cambia lì, poi ci si chiude la porta dietro e per riaprila bisognerà chiamare il bagnino.

Nell’acqua (cinque corsie) c’era quella che sembrava la festa del villaggio. C’era chi faceva le vasche, ma c’erano anche dei papà arabi che insegnavano ai loro pampini a nuotare. In un angolo delle anziane signore in circolo chiacchieravano in spagnolo, ogni tanto una faceva qualche piegamento sulle gambe e le altre le andavano dietro. Una meraviglia!

Io ho fatto le mie vasche, non tantissime perché mi bastava farne una per ritrovarmi col fiatone. Ma nuotare mi è piaciuto tantissimo, ho svegliato dei muscoli della schiena che solitamente non uso e che di essere svegliati avevano proprio bisogno. Sono stata dentro una mezz’ora, poi mi sono fatta una doccia e in mancanza di asciugacapelli sono uscita nella neve coi capelli bagnati.

Piccolo colpo di fortuna, dovevo comprare dei francobolli e proprio fuori dalla piscina c’era un piccolo ufficio postale, aperto il Sabato e senza coda.

Che esperienza incredibile e favolosa! Ci tornerò! Adesso ho pure comprato la cuffia giusta, e ne ho presa una anche per Bram che non si sa mai!

Ah dimenticavo. Abituata alle piscine in Islanda, quando sono entrata mi sono stupita tantissimo che l’acqua non fosse super calda!

[CHIUSA PARENTESI]

Torniamo al 5 Febbraio. Come già detto era un Martedì e quindi dopo il lavoro sono andata al corso di spagnolo. Sono tornata incazzata nera. Il professore è terrificante, non insegna e fa un sacco di battute sessiste, tipo “Ah queste piacciono alle donne” (scarpe) o “Questa non bisognerebbe mai darla in mano a una donna” (carta di credito). E la cosa peggiore è che la classe gli va dietro e ride! Abbiamo fatto un esercizio in cui dovevamo mettere insieme delle parole che associamo alle vacanze e sono uscite praticamente solo sole, mare e donne! Una ragazza gli ha chiesto di consigliarle una serie in spagnolo “per femmine”! A volte mi sembra di essere in mezzo a un branco di beoti. Uffa! Poi esce Bram dal suo corso di italiano ed è tutto estasiato che sono andati all’opera e hanno parlato d’arte e studiato il barocco, il gotico e la forma passiva (l’altro giorno mi ha detto, dopo essere stato in bagno, “La pipì è stata fatta da me”). Che vita grama che grama vita.

Mercoledì 6 Febbraio

#CMFP: sono stata a correre da sola sul canale, che sembra una cavolata ma per una come me senza il minimo senso dell’orientamento è un’impresa!

Lavoravo da casa e avevo una lista lunga così di cose da fare, sia lavorative che no. Mi è saltata una teleconferenza per motivi tecnici ma sono andata a fare gli esami del sangue e ho preparato una torta salata, una zuppa di farro, la granola e dei biscotti.

La sera Bram era un po’ poverino (stava poco bene) e abbiamo mangiato la zuppa di farro guardando “How to Train your Dragon”. Carino!

Giovedì 7 Febbraio

#CMFP: il mio primo pranzo Zero Waste (e cioè non ho bevuto per non prendere un bicchiere di plastica e non mi sono pulita la bocca per non sprecare un tovagliolo)!

Ho lavorato un sacco, ma ho pranzato con Jozefien e dopo pranzo abbiamo fatto una passeggiata nel parco vicino al lavoro e l’aria profumava di primavera. Era la prima volta da… Novembre?, quanto ci voleva?

Sono uscita dal lavoro tardissimo e sono passata di corsa dal medico (che mi aveva detto di passare per avere i risultati degli esami del sangue) ma l’ho beccato che stava uscendo e non ho avuto cuore di farlo tornare indietro, quindi nada.

Serata a casa con Bram, pasta zucchine e stracco pancino & The Marvelous Mrs. Maisel!

Venerdì 8 Febbraio

#CMFP: mi sono unita a un gruppo di panificazione su Facebook e per la prima volta ho postato – oh, ve l’ho detto che nei giorni lavorativi è difficile trovare qualcosa di nuovo!

Prima di andare al lavoro sono passata dal medico e ho ritirato i risultati degli esami del sangue (perfetti).

Ho nuovamente lavorato fino a tardi (giorni pieni, pienissimi, in cui le liste di cose da fare si allungavano anziché accorciarsi!) e la sera sono andata con Bram a cena da Cédric e Stephanie. Fonduta e chiacchiere, bella serata, anche se siamo rientrati sentendoci un po’ dei cazzoni perché abbiamo scoperto che Céd e Steph hanno fatto mezza casa da soli mentre noi stiamo ancora – da Maggio – correndo dietro a qualcuno che ci dipinga gli orripilanti armadi-grattacielo!

Sabato 9 Febbraio

#CMFP: ho corso da sola lungo il canale e sono riuscita a superare un ponte che mi terrorizzava perché non ha l’attraversamento pedonale!

Mi sono svegliata nervosa per il solito discorso del weekend che vorrei correre ma anche fare altre trecentomila cose (davvero, le ho contate). Ma da che ho scoperto di vivere vicino al canale le mie corse hanno tutto un altro sapore. Pioveva, e io correvo sotto la pioggia e mi sentivo felice, felice, felice. Basta poco, che ce vo’?

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Finito di correre sono passata da un paio di negozi che avevo individuato, sempre sul canale, bagnata come un pulcino: un negozio di articoli sportivi, un mercatino bio e un museo in cui ho comprato il museum pass, un pass che costa 50 euro e per un anno dà accesso illimitato a un sacco di musei in tutto in Belgio compreso il nostro adorato Meise (giardino botanico nazionale del Belgio). Uno per me e uno per Bram, a sorpresa! Poi sono tornata a casa e mi sono fatta la doccia (fredda).

Ho anche pranzato, che a colazione avevo mangiato solo del pan brioche alla spagnola (e cioè con pomodoro strusciato, olio e sale). Ho improvvisato dei fusilli integrale coi pomodorini e lo stracchino, sono usciti buonissimi!

E poi fuori, di corsa di corsa! Spesa, negozio di occhiali, negozio di articoli sportivi (cercavo dei pantaloni per correre, non pervenuti), drogheria (cercavo la cera, sono andata alle 16:05 e chiudevano alle 16!), altro negozio di articoli sportivi (trovata cuffia da piscina), supermercato al volo per comprare la salvia per fare i ravioli. E poi via al festival!

Oh, questa sì che era decisamente una cosa mai fatta prima: sono andata a Indies Keeping Secrets (IKS), un festival segreto di musica indipendente, con Vincent, un amico taiwanese di KOK e PLP che col tempo è diventato amico anche mio e di Bram. Lo conosco bene ma non benissimo ed ero un po’ in ansia all’idea di passare un’intera serata da sola con lui!

Il festival è una volta l’anno e si tiene ogni anno in una location diversa che viene comunicata solo all’ultimo minuto. Questa volta eravamo nel quartiere di Uccle, un quartiere che conosco poco e che non mi piace tanto perché è un po’ fuori e prevalentemente residenziale. A Uccle ci sono dei posti fighi in realtà, e grazie al festival li ho scoperti!

Il primo era l’USINE, un vecchio atelier di pittura rilevato dai figli di uno dei pittori prima che chiudesse e trasformato in un luogo di pittura, incontro e scambio. Fanno corsi di yoga, ospitano un piccolo bar con cucina, gestiscono una cooperativa alimentare. E fanno spazio ai festival segreti! Lui è Archie Faulks, venuto da Londra apposta per IKS!

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Dopo il primo concerto, con mia grande delizia, ci hanno dato da mangiare. Poi ci siamo spostati per il secondo concerto e io e Vincent ci siamo persi nella notte di Uccle e siamo finiti in una zona con villone e cani che ci abbaiavano dietro!

Ma alla fine ce l’abbiamo fatta, e abbiamo raggiunto De Haus, un teatro con bar una delle cui sale ospitava il concerto di… Pitou!, una ragazza di Amsterdam di cui avevo già sentito parlare e che mi è piaciuta tantissimo!

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Sia io che Vincent eravamo stanchi e dopo il secondo concerto abbiamo bevuto una birra e poi siamo rientrati. Siamo scesi alla stazione della metro Bourse e abbiamo avuto una sorpresa: l’hanno rifatta, e da scrausa che era è diventata bellissima!

Domenica 10 Febbraio

#CMFP: MIMA e, ehm ehm, pulito col sapone il pavimento della cucina (di solito lo fa Bram)!

Altro giro altra giornata pienissima! Non sono nemmeno andata a correre perché c’erano troppe altre cose che volevo fare!

La giornata è iniziata con una bella colazione preparata da Bram: crostone uova e spinaci.

Poi ho fatto un po’ di cose in casa: un po’ di impasti, preso un po’ di misure, passato l’aspirapolvere.

Poi siamo usciti.

Abbiamo inaugurato i nostri museum pass nuovi di zecca andando al Millennium Iconoclast Museum of Art (MIMA) che, ho scoperto correndo, è proprio dietro casa nostra!

Le esposizioni temporanee non mi sono piaciute molto, quella permanente invece sì.

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Questi simpatici mostriciattoli sono il prodotto di JC Earl (Julien Cadou), un artista francese che ha fatto parte del collettivo parigino “Va au Diable” (vai a cagare). Pare che come souvenir di quel periodo gli sia rimasto un gran senso di spontaneità!

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Questo dipinto è di Katsu, un anonimo artista di New York.

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E per chiudere abbiamo una foto fatta da EB Itso, un artista danese che è particolarmente interessato alle persone che vivono ai margini della società.

Sulla via del ritorno ci siamo fermati in rue de Flandre, che sta diventando sempre più interessante: di recente ci hanno aperto un negozietto di vestiti fair trade e una piccola libreria deliziosa da cui non esco mai a mani vuote, dannazione!

Poi Bram è andato a casa e io sono passata da PLP per recuperare la pinza che mi ero scordata da lui il Lune. Ci ho trovato KOK e il nostro ex vicino Vincent (altro Vincent, questo è francese e al momento vive in Perù) e sono rimasta un po’ lì a chiacchierare.

Rientrata mi sono messa di nuovo al lavoro: ho pulito il pavimento della cucina (inginocchiata per terra tipo Cenerentola), ho cucinato altra roba e ho trasferito una caterva di foto dal telefono al laptop, operazione che ha richiesto ore perché le foto si sono mescolate tutte gettandomi in uno stato di profonda prostrazione da cui mi sono risvegliata solo quando Bram mi ha messo davanti il suo nuovo piatto forte e cioè spinaci, cipolle e patate. Mrs. Maisel e poi nanna!

L’ultimo mese, a pezzettini: intanto da Lunedì 28 Gennaio a Domenica 3 Febbraio

febbraio 25, 2019

Ma insomma, ma che ho fatto nell’ultimo mese in cui non sono praticamente mai riuscita a scrivere? Vediamo un po’…

Lunedì 28 Gennaio

Siamo rientrati da Zurigo tardi e mi pare che non abbiamo fatto niente.

Martedì 29 Gennaio

Dopo il lavoro sono uscita con Madeline, Saskia e Dagmara. Abbiamo mangiato una pizza nella pizzeria napoletana a Sainte-Catherine e poi siamo andate a bere qualcosa al Monk. Notare che Madeline beve poco perché non regge l’alcool, Saskia non beve proprio perché è incinta, Dagmara non beve per non appesantire il fegato e io devo bere poco perché sennò mi vengono le emorroidi. Che brutta cosa la vecchiaia!

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Madeline è rimasta a dormire da me (sul divano)! Io e Bram abbiamo un po’ discusso e allora lui è andato a letto col computer e siccome faceva freddo si è infilato tutto sotto le coperte e usciva solo la testa tutta imbronciata. Io ho riso molto!

Mercoledì 30 Gennaio

Ho lavorato da casa, ma non sono riuscita ad andare a correre perché avevo troppe cose da fare (fra le varie una teleconferenza e yoga). Uffa! La sera sono stata a casa con Bram, guacamole e Margarita (alla faccia che non bevevo) e film, abbiamo iniziato a guardare Roma ma non l’abbiamo finito.

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Questi erano i giorni in cui ero triste e spersa, ma questo nello specifico è stato il giorno in cui ho iniziato a prendere in mano la situazione.

Giovedì 31 Gennaio

Lavoro e la sera a casa con Bram, linguine con gli spinaci e lenticchie saltate (il tutto mirato a compensare alla carenza di ferro che credevo di avere) e film. Abbiamo finito di vedere Roma, ci è piaciuto!

Venerdì 1 Febbraio

Sono arrivata a casa dopo il lavoro con un diavolo per capello.

Il motivo era la quantità di impegni che avevo preso per il Sabato. Erano giorni super intensi al lavoro, ero stanca morta ed ecco cosa mi aspettava per il giorno dopo:

  • sveglia presto, di corsa fuori a correre, doccia al volo e partenza per Anversa
  • Anversa al volo, e neanche Anversa, periferia di Anversa, per vedere pallosissimi negozi di mobili – pranzo non pervenuto
  • di corsa di nuovo a Bruxelles, di corsa a prendere l’autobus per andare a teatro con Selena – cena non pervenuta.

Insomma, in caso non l’aveste capito il Sabato sarebbe stato tutto una corsa.

E io ero nervosissima al pensiero, e in più erano i giorni in cui stavo male e quindi ero ancora più nervosa, e nonostante per il Venerdì sera non avessi programmi anziché rilassarmi ho passato la serata a mugugnare pensando al Sabato. Bram giustamente mi ha caato lì e è uscito, io ho trascorso tutta la serata sul divano a brontolare in compagnia di una pizza cattivissima e di Netflix!

Sabato 2 Febbraio

E come da copione Sabato mi sono svegliata incazzatissima.

Questa cosa della corsa mi crea, o meglio mi creava in quel periodo, parecchi problemi.

Volevo andare a correre. Ma volevo anche dormire; e volevo anche fare brunch o uscire con amici; e per rendere possibile il tutto avrei dovuto alzarmi presto; ma volevo dormire!
E insomma un paio di weekend consecutivi ho passato il Venerdì sera e il Sabato mattina a sentirmi incastrata (da me stessa, peraltro) e a essere incavolata come una biscia! Lezione appresa: non prendere impegni alle 12 se vuoi anche dormire e andare a correre.
La cosa più buffa è che poi quando corro sono felicissima e quando torno da correre sono di ottimo umore – quindi tutta questa rabbia pre-corsa è proprio fuori luogo.

Fa strano scrivere ora di sensazioni provate quasi un mese fa, adesso la situazione è diversa!

Quindi insomma, svegliata nervosa, andata a correre (no errore, andata in piscina, vedere post successivo!), rientrata felice, partita con Bram per Anversa e mentre io ero a correre Bram ha preparato dei panini delizioserrimi con prosciutto crudo formaggio e avocado e quindi mentre lui guidava io mangiavo (mangiare migliora sensibilmente il mio umore, non lo sapeste – Bram lo sa!), visitati negozi di mobili (ci serve un mobile per la TV che al momento sta su una panca) (con sotto ovviamente una capra che canta) senza successo, poi Bram mi ha mollato da Selena e per la via ci siamo fermati al negozio sudamericano e quindi per cena empanadas y tamales!

E dunque ho cenato da Selena con Selena ed Emma, poi babbo Flanzo è rientrato e Emma è rimasta con lui e io e Selena siamo andate a teatro, a piedi perché il teatro era proprio dietro casa sua.

Cosa abbiamo visto? Abbiamo visto una spettacolo organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Bruxelles. Gli spettacoli organizzati dall’IIC io di solito li schifo, perché faccio la snob e cerco di evitare di cadere nel cliché dell’italiano all’estero che mangia solo pasta alla pomarola e esce solo con altri italiani. E faccio male, perché l’IIC organizza delle belle cose! Meno male che c’è Selena che mi ci porta.

Lo spettacolo che abbiamo visto si intitola “Italiens. Quand les emigrés c’était nous”, e cioè “Italiani. Quando gli immigrati eravamo noi”. Era poco parlato e principalmente cantato, e i canti erano canti popolari legati all’immigrazione.

Se i canti mi hanno lasciato tiepida, lo spettacolo mi ha toccato profondamente. Mi ha fatto pensare a cose che non sapevo o che avevo dimenticato, e cioè a quanti italiani verso la fine del IX secolo sono stati migranti, e a quanti sono stati migranti clandestini, alla faccia di tutti quelli che oggi dicono “Sì ma noi non eravamo clandestini” – lo eravamo eccome!

Mi sono commossa, mi sono arrabbiata, mi sono ricordata che anch’io ho dei parenti in America, ad emigrare furono i parenti della mia bisnonna (i fratelli della mamma della mamma del mio babbo). E il tema delle migrazioni che mi è tanto caro mi è, mi sono resa conto, ancora più vicino di quanto pensassi. A Ottobre ho un meeting in California, magari potrei andarli a trovare chissà.

Mi è venuta voglia di chiamare il mio babbo, per chiedere e saperne di più. Non l’ho fatto, ma è stato un primo piccolo cambiamento, dentro di me qualcosa si è mosso.

Domenica 3 Febbraio

Dunque dunque, cosa ho imparato dal giorno prima? Proprio niente, visto che ho preso appuntamento con i Flanzi per un brunch sul canale… alle 12!

E quindi sveglia di nuovo presto, e di nuovo a correre. Stavolta però è venuto anche Bram, e per questo motivo le cose sono andate diversamente.

Dovete sapere che io vivo in centro, e in centro non ci sono parchi. Dunque quando ho iniziato ad andare a correre ho preso l’abitudine di andare a Parc. Per andare a Parc devo camminare 10 minuti fino alla metro e poi prendere la metro per altri 10 minuti. Dunque ogni volta che andavo a correre perdevo 40 minuti fra andare e tornare solo per arrivare al parco.

Ma Bram mi ha fatto scoprire il canale! Sta proprio dietro casa nostra, e non avendo io il minimo senso dell’orientamento non me ne ero mai resa conto. Se vado a correre sul canale due minuti dopo essere uscita di casa sto già correndo. E in un posto bellissimo! Sapete che dal viaggio mi manca l’acqua, beh, non mi ero mai accorta di averla dietro casa!

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Rientrati mi sono fatta una doccia al volo e poi sono tornata sul canale. Là c’è il centro Pompidou di Bruxelles, ed è lì che avevo appuntamento con i Flanzi. Sono andata a piedi, c’era il sole e lungo la via ho notato un paio di cose belle che, di nuovo, sono vicine a casa mia – e io non me ne ero mai accorta!

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Il Pompidou sta in una vecchia fabbrica della Citroën e al momento ospita delle esposizioni temporanee e un food market. Il posto è fighissimo e per il momento è intatto, i lavoro per trasformarlo da fabbrica a museo non sono ancora stati fatti. Fra qualche mese lo chiuderanno per fare i lavori e starà chiuso un paio d’anni prima di riaprire come museo. Lo spazio è incredibile e poterlo visitare ora è un grande privilegio!

Ho fatto brunch con Flanzo, Selena ed Emma, e a parte che siamo un po’ morti di freddo è stato buono e bello. Poi Flanzo e Emma sono andati a vedere la partita e io e Serena abbiamo visitato il (futuro) museo. È stato bello e molto interessante, non solo per l’esposizione ma anche per la struttura. E chiacchierare con quella sbuffola è stato un regalo, come sempre!

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Terminata la visita siamo tornate nella parte col mercato perché io avevo bisogno di un panino

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e poi siamo rientrate verso il centro, camminando piano e fermandoci in un po’ di negoziucci carini. Ecco due Piccoline cappellate! Faceva tanto freddo in quei giorni, si capisce?

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Rientrata a casa ho cucinato un po’ in vista di un brunch futuro, ho fatto un po’ di mestieri, ho letto la guida di Taiwan e la sera Bram, che si era consacrato alla causa “Più ferro per Francesca”, ha preparato una cenetta a base di spinaci, cipolle e patate, che abbiamo mangiato davanti a The Marvelous Mrs. Maisel.

È stata una bella giornata!

Bipolare. Delle sensazioni nell’ultimo mese. E del caffè grasso.

febbraio 18, 2019

Scrivo? Non scrivo? Ho fatto passare talmente tanto tempo e tante di quelle cose si sono accumulate che ogni volta che penso di mettermi a scrivere mi faccio spaventare dall’immensità dell’impresa e mi blocco.

Allora, dovrei partire da Gennaio. Non sono stata bene, e il culmine c’è stato nei giorni di Zurigo.

Praticamente quello che è successo a casa a Natale (scenata del mio babbo in mia presenza) mi è rimasto addosso. Sono tornata in Belgio incazzatissima, e questa rabbia non se ne andava. Al contrario, hanno iniziato a tornarmi in mente episodi di violenza della mia infanzia, cose a cui non pensavo più da trent’anni, e mi sono ritrovata incazzata come una biscia per cose successe nel passato e decisissima a non rimettere mai più piede a casa dei miei.
Questo ovviamente mi ha messo in un impasse: non avevo la benché minima intenzione di rendere la nota la decisione perché questo avrebbe significato una discussione che non ho nessuna intenzione di aprire (parlare col mio babbo è semplicemente impossibile, il muro è più recettivo) ma al tempo stesso non è che posso sperare di non mettere mai più piede in Italia e sperare che nessuno se ne accorga e mi chieda niente…
Mi sono quindi trovata (e sono tuttora, anche se adesso va un pochino meglio) incastrata. Avevo preso una decisione e non ne volevo affrontare le conseguenze, e al tempo stesso sapevo che prima o poi le avrei dovute affrontare per forza, volente o nolente.
Forse la misura della rabbia cieca può essere data dal fatto che non ho pensato neanche per un secondo al fatto che non vedendo più il mio babbo non avrei più visto neanche la mia mamma e i miei fratelli.

Al tempo stesso ho iniziato a svegliarmi la mattina pensando che avrei anche potuto restare a letto tutto il giorno perché tanto la mia vita non sta andando da nessuna parte: mi alzo, vado al lavoro, a volte esco, a volte vado via per il weekend, a volte cucino e poi tutto viene mangiato e poi tutto sparisce, sporco la cucina e la metto in ordine, sporco la cucina e la metto in ordine, e insomma un sacco di movimento e nessun cambiamento. E allora potrei pure star ferma.
Questo mi ha portato a pensare alla mia vita. Cosa mi piace fare? Viaggiare. E allora perché cavolo continuo a vivere nello stesso posto e andare al lavoro tutti i giorni invece di mollare tutto e partire?
Sono stati giorni in cui ogni cosa sembrava parlarmi, e dirmi che la strada da prendere era quella.
Ho letto un libro di Andrea De Carlo, Una di Luna, lo leggevo a Zurigo, nelle belle serate passate nel salotto di Joris con la musica, qualcosa da bere e qualcosa da sgranocchiare, chiacchiere per Bram e Joris sul divano e un libro accoccolata sul tappeto per me. Non è alta letteratura, ma la storia mi ha conquistato. La protagonista vive a Venezia e ha un piccolo ristorante con pochi tavoli in cui cucina con amore utilizzando prodotti locali, e incontra un mago. Sembrava scritto per me. O, più precisamente, sembrava una descrizione della vita che vorrei io. Che ci faccio a Bruxelles a andare al lavoro ogni giorno, perché non apro un ristorante a Venezia e respiro l’aria della laguna tutto il dì?
Ho ascoltato un podcast, mentre correvo sulla neve nel parchetto di Zurigo. Si chiama Sognatori Svegli. Parla di persone che avevano un sogno e non sono rimaste sedute sul divano a sognare ma hanno pedalato per far diventare il sogno realtà – e ci sono riuscite. Nel primo episodio veniva intervistato Francesco Grandis, Wandering Wil, un ingegnere che ha lasciato il suo lavoro a tempo indeterminato per mettersi a, indovinate un po’..?, viaggiare! E ho pensato Vedi, questo è quello che dobbiamo fare anche noi!
Segni, ora non me li ricordo tutti ma vedevo segni ovunque, e smaniavo, e ho deciso di non fare i lavori in casa e tenerci i soldi per qualcosa di più bello e importante, e ho detto a Bram Dobbiamo trovare un modo di partire perché io così non posso vivere più.
La sensazione era molto simile a quella vissuta prima di decidere di partire per IL viaggio. Essere spersa, non sapere dove sbattere la testa. Allora non sapendo avevo messo in discussione tutto, anche Bram. Adesso, essendoci già passata, sapevo quantomeno che è una cosa mia, che lui non c’entra.

Mi sono ritrovata con in testa un gomitolo arruffato. C’erano la situazione con la mia famiglia e tutta questa rabbia, c’erano la smania, il bisogno di mollare tutto e andarsene, e le due cose si mescolavano nella mia testa e non ci capivo più nulla.

Al tempo stesso mi sono riempita di afte. Ora di afte io ho sempre sofferto, ma una ogni tanto, non sette o otto in contemporanea per un mese consecutivo, non faceva in tempo a sparirne una che un’altra appariva! Praticamente la mia ruotine prima di andare a letto era diventata di un’ora, e una buona parte di questa era il tempo che passavo con la bocca tutta storta e la lucetta del telefono tenuto in posizione da una pila di libri a cercare di raggiungere le afte più lontane per metterci il gel (con quella merda di Bram che mi faceva le foto)!
Le cause delle afte non sono chiare, ma le cose a cui sono state collegate sono: carenza di ferro, carenza di vitamina B12, carenza di acido folico e stress emotivo.
Come si dice: it’s not rocket science

Dopo un periodo abbastanza di merda in cui non capivo nulla, negavo parte della situazione e ero veramente simpatica e allegra ed era una gioia starmi accanto (NO) ho deciso di prendere in mano la situazione.

La prima cosa che ho fatto è stata scrivere un’email a una mia amica (Valù, che potrebbe ospitarmi se la prossima volta che vado non voglio stare a casa dei miei) spiegandole un po’ la situazione. E già scrivere mi ha aiutato a mettere i pensieri in ordine.
Ho inoltrato l’email a un po’ di amici e tutti mi hanno detto delle cose che mi hanno aiutato. Quella che mi è rimasta più impressa forse è quella che mi ha detto Vero, che è stata la seguente.
Va bene. Va bene così. Non è obbligatorio avere sempre tutto chiaro e in ordine. Ci sta di avere dei momenti di casino e confusione… e va benissimo così. Accettalo. Passerà.
E questa cosa mi è servita. Mi ha calmato. Ho pensato OK, in questo momento non sono funzionale al 100%. E allora? Funzionerò come posso. Le funzioni vitali sono garantite, tutto il resto in questo momento è superfluo.

La seconda cosa che ho fatto è stata prendere appuntamento dal medico per fare gli esami del sangue, per vedere a cosa potessero essere dovute tutte le malefiche afte. Li ho fatti: tutto normale.

La terza cosa che ho fatto è stata prendere un appuntamento con una psicologa – la stessa con cui avevo già fatto – e concluso – un percorso un po’ di anni fa.
Questa cosa un pochino mi è costata, per vari motivi.
Avevamo già fatto un percorso, e l’avevamo concluso. Di riaprire la scatola, di rimettermi a rimuginare su cose brutte successe tanti anni fa e che credevo di aver superato non avevo proprio la minima voglia. Ma mi sono ritrovata incastrata, e da sola non riuscivo a scastrarmi, e non ho avuto scelta.
Sono andata solo una volta per ora, la seconda è stasera. Mi aspettavo di dover fare un grande e lungo lavoro di analisi, di dover andare a scavare nel passato. Lei però mi ha detto che secondo lei non ci vorrà molto. Quello che è successo, pensa, è che la scenata a cui ho dovuto assistere impotente abbia ritirato fuori la bambina spaventata che sono stata, che ha temporaneamente sostituito l’adulta. Quello che dobbiamo fare è semplicemente ritirare fuori l’adulta e rimetterla al suo posto.

Riassunto per chi non leggeva i blog ai tempi. Quando ero andata dalla psicologa la prima volta lei era riuscita a farmi capire che non sta né in cielo né in terra accettare certi atteggiamenti, che avevo tutto il diritto di incazzarmi e andarmene. E la strategia che avevamo messo insieme era proprio questa, che non appena partiva la scenata io me ne andavo, da amici, o una volta che ero con Bram in macchina sono proprio tornata in Belgio! Questo fino ad ora aveva funzionato. A Natale mi sono trovata impossibilitata ad andarmene (perché stava arrivando una mia amica a pranzo con la sua bimba piccola) e qualcosa si è rotto.

Com’è come non è, da che ho preso in mano la situazione sto parecchio meglio.
Non ho ancora deciso se la prossima volta che andrò in Italia starò dai miei o da Valù, vedremo, ma intanto sono più serena e meno arrabbiata.
I pensieri neri sulla mia vita, la smania, il bisogno di andarmene sono spariti come neve al sole. Ho anche pensato che forse ritrovarmi a insegnare inglese (con accento italiano) a giornate intere in una città trafficata in Vietnam non mi renderebbe felice come credo e magari mi ritroverei a rimpiangere la mia vita, il mio lavoro e il mio stipendio qua a Bruxelles.
A sostituire i pensieri neri è arrivata un’aura di felicità: vado in giro per Bruxelles, vedo un sacco di opportunità e tutto mi sembra bellissimo e poetico. Seguirà post sulle cose fatte nell’ultimo mese. Che suono bipolare lo so da me, non importa che lo scriviate.
Le afte sono sparite, non ne ho più neanche una. Ho le emorroidi perché ho bevuto troppo Margarita ieri, ma questa è un’altra storia e bisognerà raccontarla un’altra volta.

Insomma ho ancora strada da fare, ma quantomeno sono per la via.

E una piccola cosa carina. Con Bram va meglio. Non che prima andasse male. Prima andava bene, e adesso va ancora meglio! Non è fantastico tutto ciò?

La storia del caffè grasso nel titolo eccola qua. Una mattina volevo farmi il caffellatte ma non avevamo latte. Avevamo però della panna. Ho provato a scaldare un po’ di panna con po’ d’acqua e il risultato è stato un caffè in cui navigavano chiazze di, appunto, grasso. Era disgustoso!