Vai al contenuto

Taiwan. Venerdì 28 Giugno. Da Hualien a Taipei. Back home + un finale splatter.

luglio 5, 2019

La notte è stata agitata, ho dormito poco e male, continuavo a svegliarmi sia per la luce che per l’impressione, non so se psicologica o reale, di avere nuove punture. Alle 6 sono in piedi. Facciamo le valigie e scendiamo. Mi guardo, sono effettivamente piena di morsotti. Zanzare del giorno prima nel parco o bedbugs? Quando scendiamo una delle ragazze che gestiscono l’ostello è già in piedi, e uscendo le dico di controllare bene la stanza perché potrebbero esserci dei begbugs. Poco convinta mi dice che saranno zanzare, e poi mi chiede di lasciare una recensione.
Ma sei scema? Ma ti rendi conto che se lascio una recensione dovrò anche scrivere dei bedbugs?

La colazione è compresa nel prezzo della camera ma non è all’ostello, è in un ristorante a due passi. È lì che ci dirigiamo, con le valigie. Il posto è molto carino e la colazione è buona.

20190704_201655.jpg

Fatta colazione ci dirigiamo verso la stazione. La sera prima avevamo valutato vari treni e vista l’ora riusciamo a prendere il primo fra quelli che avevamo preso in considerazione. Posto a sedere c’è solo per la seconda metà del viaggio, la prima dovremo stare in piedi. Non importa! Voglio andarmene, voglio tornare a Taipei!

Indosso pantaloni largoni, magliettina e scarpe da ginnastica. Scelta sbagliata. I pantaloni ondeggiano e sfregano le punture che prudono, prudono, prudono.

Ci facciamo dunque tutta la prima parte del viaggio in piedi nel corridoio, con Bram tutto chinato per sbirciare il panorama che come al solito è spettacolare dal finestrino, e poi per la seconda metà possiamo sederci. I posti che ci hanno assegnato sono in due carrozze diverse. Io finisco accanto a una signora dall’aria cordiale. Parla solo cinese quindi non comunichiamo, ma mi scrive “Italia” in cinese su una cartolina e “Belgio” su un’altra… e poi mi dà un pane! Così, dal nulla, tira fuori un pane morbido confezionato dalla borsa e tutta sorridente lo mette sul mio tavolino! Resto senza parole e lei, pensando che io pensi che sia scaduto, mi fa vedere la data di scadenza. Io ero senza parole per la gentilezza! E il pane fra l’altro ci ha salvato, perché quando siamo rientrati a Bruxelles in frigo non c’era nulla e quel pane è stato la nostra cena!

Per le 12 siamo a Taipei. Andiamo a posare le valigie all’ostello che abbiamo prenotato e usciamo a pranzo. Le mie punture intanto si sono gonfiate, sono tutte rosse e prudono tantissimo. Inizia a diventare evidente che non si tratta di zanzare ma di bedbugs (cimici in italiano, punaises in francese).

A pranzo andiamo in un posto pseudo giapponese vicino all’ostello. Le cose di Bram non sono male, il mio piatto (la zuppona di noodles) è un po’ sciapo.

IMG_20190629_112551_541.jpg

Poi ci mettiamo in moto. Ci sono ancora tante cose che vogliamo fare a Taipei, e sul treno ho fatto una lista.

Intanto ci fermiamo in un negozio che fa cose di pelle. Io riesco ad individuare l’unica cosa non di pelle, una borsa di lana bellissima (che ora è in freezer, sigh sigh) e me la accatto. Bram compra una cintura, molto bella anche quella. I due ragazzi che gestiscono il negozio sono di Taiwan e non sono abituati ad avere clienti occidentali. Sono molto emozionati e prima che ce ne andiamo ci chiedono di fare una foto con loro!

Poi andiamo a visitare l’AMA museum, che è il museo che avrei voluto visitare sin da quando ne ho scoperto l’esistenza. È dedicato alle comfort women, cioè alle donne che sono state fatte, senza giri di parole, schiave sessuali nel periodo dell’occupazione giapponese.
Ci sono documenti storici, racconti, testimonianze. È molto commuovente. Le donne ridotte in schiavitù erano per la maggior parte di origine cinese, ma c’erano anche donne indigene e olandesi (Taiwan è stata anche sotto la dominazione olandese). Per tantissimi anni le donne non ne hanno parlato, la percepivano come una cosa di cui vergognarsi. Poi, piano piano, hanno iniziato a farsi sentire, fino a presentare un’ufficiale richiesta di scuse e compensazione economica (che è stata rifiutata) al Giappone.
Il museo non è solo un museo, è parte di una cosa più grande, dell’associazione che per 25 anni ha lavorato con le donne ancora in vita ai giorni nostri perché elaborassero l’accaduto e trovassero un modo di conviverci – dove conviverci non significa tanto accettare quello che è successo, quanto rendersi conto di aver subito un sopruso, alzare la testa, e battere i piedi per pretendere che il passato venga riconosciuto!
Il museo non era incentrato tanto sul passato quanto sugli ultimi anni. Sulle storie delle donne, le loro vite, le loro battaglie e anche i loro momenti di felicità.
Mi è piaciuto un sacco.

Dopo siamo andati al volo a vedere un’esposizione in cui eravamo incappati sulla via per il museo, una cosa più allegra e molto interessante: un’esposizione sul riparare! Riparare ciotole alla maniera giapponese, riparare calze, ombrelli, sedie di paglia, tutte cose che oggi non si riparano più, si ricomprano, e sono rimasti in pochi a sapere come ripararle. Super interessante, e mi sono convinta a non ricomprare ma cercare di riparare il mio zaino che ha la cerniera rotta! Cioè portare a riparare, ecco. Io che riparo una cerniera si deve ancora vedere.

A questo punto iniziava a calare il sole.
8-13 viaggio, 13-14 pranzo, 14-16 AMA museum, 16-17 altro museo, in un battito di ciglia si erano fatte le 18.
Allora siamo andati per templi.

Il primo tempio in cui siamo stati si chiama Bao’an e mi è piaciuto un sacco. Era bellissimo, e anche l’atmosfera che c’era era bella. È dedicato al dio della medicina, e non so se sia un caso o no ma fra le persone che pregavano ho notato alcuni infermi. È un posto attivo e vivace in cui si organizzano corsi, celebrazioni, concerti.

20190628_185554.jpg

20190628_185818.jpg

20190704_132145.jpg

Il secondo era il Confucius temple. Era molto diverso, i templi confuciani sono sempre, mi pare, più semplici. Era calmo, tranquillo. Ci è piaciuto. Ci abbiamo passato un bel momento rilassato. Ci ha fatto ripensare ai templi zen che abbiamo visitato a Kyoto, in Giappone. Quanto ci piacerebbe avere un angolo zen in casa nostra! Anche se, con le litigate che facciamo ogni tanto, l’angolo zen forse scapperebbe a gambe levate!

Dopo il tempio ci siamo seduti su una panchina con un pork bun e una birra. Una cosa che abbiamo imparato è che dove c’è un tempio c’è anche del cibo! Doveva essere un aperitivo, ma ha finito con l’essere la cena. Ora vi spiego.

Io avevo fatto tutta una lista di cose che volevo fare negli ultimi giorni a Taipei. Nella lista c’erano templi e musei ma c’erano anche negozi, massaggi e ristoranti. Ci tenevo almeno una sera a andare a mangiare in un posto buono.

Consulto la fida LP e trovo un ristorante cinese che mi ispira un sacco. Chiude alle 21:30, sono le 20. Per andarci bisogna prendere l’autobus. Lo prendiamo, troviamo il ristorante, quando apriamo la porta sono le 20:30… e ci dicono che sono già chiusi.

Quanto mi fa incazzare questa cosa. Dimmi la cosa che è ovvia, e cioè che non hai voglia di aprire per soli due clienti. Non mi dire che siete già chiusi se sono le 20:30 e l’orario di chiusura è un’ora dopo!

Ci guardiamo un po’ intorno ma non c’è niente che ci ispiri. Decidiamo di tornare verso l’ostello a piedi e fermarci a mangiare da qualche parte per la via, ma tutto sta tirando giù le saracinesche, solo i mercati sono ancora aperti. A me è passata la fame, ho lo stomaco piccolo e il pork bun mi ha riempito.

In più le punture di quelli che ormai sono certa siano bedbugs bruciano, bruciano, bruciano, e poi prudono, prudono da morire, e intanto bruciano. Mi sembra di avere mille diavoli infuocati sotto alla pelle. I pantaloni svolazzanti, le scarpe da ginnastica, il dopo puntura al mentolo che ogni tanto disperata uso peggiorano la situazione (cioè il coso al mentolo lì per lì la migliora, ma poi la peggiora). In più fa caldo. Sto male e non trovo sollievo. Inizio a fermarmi in tutti i convenience store che trovo, l’aria condizionata è l’unica cosa che mi dà sollievo. Bram, vedendo in che condizioni sono, si compra una birra e un po’ di frutta in uno dei posti in cui mi fermo, e mi riporta in albergo. Sarà la sua cena.

Stavo avendo una forte reazione allergica, adesso lo so.

E quindi niente, la prima sera di nuovo a Taipei è finita un po’ così, in un ostello con la moquette per terra (ma senza bedbugs!) con Bram che mangiava manghi nella cucina comune mentre io morivo sul letto. Ero così distrutta che quella sera non ho neanche scritto sul blog!

INFO

L’ostello in cui abbiamo dormito a Hualien si chiama ING Hostel. 84 euro per due notti con la colazione. Inutile dire che non ve lo raccomando!
Pranzo a Taipei da SANDO HOUSE. 730 TWD per le cose che vedete in foto.

Taiwan. Giovedì 27 Giugno. Taroko National Park. SPQT (Sono Pazzi Questi Taiwanesi)!

luglio 4, 2019

E così Giovedì la sveglia suonò alle 5, e con neanche tanta fatica ci si alzò e si scese a fare colazione. La colazione ovviamente non era ancora disponibile, lo sarebbe stata solo dalle 7; ma c’era del caffè gratis, e si sa che il caffè la mattina fa girare il mondo; e ci eravamo comprati delle girelline. Pronti e satolli, per le 6 si partì.

L’idea era quella di andare al parco, prestissimo, perché poi arrivano gli autobus turistici e non si riesce neanche più a camminare, dice la LP (che, si sa, ha sempre ragione).
Una cosa mi ha stupito tantissimo: alle 5 del mattino era già giorno pieno. Al di là dei pensieri tipo Nooo, quante cose ci saremo persi dormendo??, l’altro pensiero è stato il seguente.
È giorno pieno alle 5 del mattino, e quindi fa luce prima.
È buio alle 19.
Ma perché non cambiano fuso orario?
Ci ho pensato un attimo, poi ho capito.
Hanno il fuso orario della Cina. Lo sapevate, che la Cina è immensa e ha tutta, tutta, lo stesso fuso orario? Roba da pazzi.

Fosse stata questa l’unica pazzia della giornata!

Oh, un’informazione che ci tornerà utile più avanti. La mattina mi ero svegliata con addosso vari mozzichi che non sapevo bene come interpretare. Ci stava che delle zanzare mi avessero punto il giorno prima e non me ne fossi accorta, ma ci stava anche che fossero bedbugs, che chi legge questo blog dall’inizio saprà sono il mio terrore (perché mi amano).

Partiamo in scooter, e per le 7 siamo già a Taroko National Park. Taroko National Park è una parte di Taiwan in cui un fiume ha scavato scavato scavato fino a creare delle gole. È un posto meraviglioso.

Piccolo problema: il materiale di cui sono fatte le rocce è friabile. Ergo, ogni tanto un roccione si stacca, casca in testa a un turista e lo fa fuori. Diciamo che è una sorta di lotteria!

Il primo posto che andiamo a visitare è uno dei più turistici, lo facciamo presto per evitare le masse e in effetti ci siamo solo noi. Si chiama Swallow Grotto. Sapete che cos’è? È un pezzo della vecchia autostrada che a un certo punto è stato chiuso per ragioni di sicurezza, perché troppe rocce si staccavano e troppa gente ci rimaneva secca. Lo chiudono per ragioni di sicurezza, e che ne fanno? Un’attrazione turistica! No ma questi sono pazzi! Si parano il culo fornendo elmetti gratuiti e mettendo tantissimi cartelli con scritto ATTENTO TI CADE UN ROCCIONE IN TESTA! PASSA VELOCEMENTE! NON TI TRASTULLARE! “Don’t linger”, giustappunto “Non ti trastullare”, diventerà il tormentone della giornata. Ora che io sono una fia lessa a questo punto credo si sia capito, però, sono esagerata ad aver paura ad andare a giro in un posto in cui ti cascano dei pietroni in capo?? E non dico per dire, ci sono stati tanti morti negli anni. Come dite, pensate ancora che esageri? Beh, in vari punti erano accumulati dei roccioni che erano cascati proprio il giorno prima, belli freschi.

20190627_091639.jpg

Il posto degli elmetti è ancora chiuso, allora costringo Bram ad andare in giro col casco del motorino in testa. Si va! Corri! DON’T LINGER!!!

20190627_073712.jpg

Visitato Shallow Grotto as fast as possible ci dirigiamo verso la seconda tappa, e cioè il Baiyang Trail. Anche qui c’è da sperare che non caschi nulla in capo, e se tutto va bene si arriva ad una cascata. Un sacco di cartelli dicono che l’elmetto è obbligatorio, ma ce l’abbiamo solo noi. Altri cartelli dicono di stare attenti ai serpenti velenosi e alle scimmie assassine. Ma che si spaventano così le Piccoline?! Per buona misura mi metto i pantaloni lunghi, la maglietta a maniche lunghe, la sciarpa e il casco. Ci sono 30 gradi e faccio una sauna imperiale, me perlomeno sono un poco protetta!

Il posto è bellissimo, questo c’è da dirlo.

20190627_084333.jpg

20190627_085110.jpg

20190627_092141.jpg

20190627_092844.jpg

20190627_100314.jpg

A un certo punto arriviamo a una grotta buia. Non è la prima in cui dobbiamo entrare, ne abbiamo già passate parecchie, scure, lunghe e piene di pipistrelli, ma questa è diversa. Dentro piove, per terra ci sono una ventina di cm d’acqua, sulla destra c’è una sorta di stretto cornicione su cui si può camminare solo uno alla volta. Ovviamente ho paura a entrarci, ci sono di nuovo tutti i cartelli Attenti! Attenti!! Attenti!!!, ma non voglio fare la rompicazzo e mi ci butto con l’idea di farla il più velocemente possibile.
Dentro ho tanta paura, è buio, piove, si scivola, c’è poco spazio per muoversi, ci sono le rocce sgretolone che potrebbero arrivarci in testa. Urlo a Bram di muoversi, voglio uscirne il prima possibile.
A un certo punto ci troviamo davanti un muro d’acqua. Una sorta di cascata, dentro alla grotta. È il fiume, a Taroko scorrono vari fiumi, uno ha scavato la gola, un altro più in alto ci si sta rovesciando in testa!
Mi faccio forza e passo sotto al muro d’acqua correndo, arrivo dall’altro lato… e scopro che il sentiero finisce lì, non si può andare più avanti, si può solo tornare indietro. Urlo a Bram Torniamo indietro, di corsa, è pericoloso qui!, e rifaccio tutto il percorso all’inverso bestemmiando contro gli stronzi taiwanesi che non si sono degnati di mettere un cartello con scritto di non entrare perché il sentiero in fondo è chiuso. Ce la faccio e arriviamo fuori, fiiiu siamo salvi!
Bram non sembra contento, però.

Venne fuori che il muro d’acqua non era un ostacolo da oltrepassare il più velocemente possibile, ma l’attrazione e il motivo per entrare nella grotta…

Tornati a dove avevamo lasciato lo scooter io mi spoglio perché tutta vestita con 35 gradi sto scoppiando, e decidiamo di fermarci per pranzo nell’unico villaggio che sta dentro al parco. Intanto un tè freddo che proprio ci vuole, poi un altro perché uno non era bastato, poi riso per Bram e noodles per me, un po’ sciapi ma per riempire le pance vanno benissimo.

Ah no avevo dimenticato, prima di andare a pranzo siamo andati a vedere un tempio (Xiangde temple). Bisognava inoltrarsi in salita per arrivarci, e c’era un cartello con la foto di un macaco brutto e arrabbiato che diceva:

Beware of Formosan Macaque.
Formosan Macaque is aggressive and high probability of infection of herpes.

Chiaramente io mi sono fatta tutta la salita fino al tempio in preda al terrore di incontrare il giocoso compare!

20190627_110549.jpg

Dopo pranzo siamo andati a vedere quest’altro tempio (Changchun shrine, anche detto Eternal Spring shrine)

20190627_133652.jpg

che è dedicato ai 226 lavoratori che sono morti (principalmente a causa di pietroni in testa) mentre costruivano la strada che attraversa le montagne e la gola.
A questo tempio si può arrivare con un trekking che Bram voleva fare e anch’io, assolutamente, ero ben decisa a non lasciarmi vincere dalle paure questa volta! Solo che…

No, che avete capito? Stavolta io non c’entro.

20190627_141051.jpg

L’ingresso del trekking era bloccato! Capita spesso che a Taroko dei percorsi vengano chiusi, per via delle condizioni climatiche (e rotolanti).

Tappa successiva Lushui trail, graziosa passeggiata nei boschi. Lo approcciamo e c’è un cartello che dice:
In questo bosco vive il famoso macaco di Formosa. Se siete fortunati ve lo potreste ritrovare che vi cammina accanto!
Che??
Ma scusa, prima mi hai terrorizzato dicendomi che è brutto, incazzato e porta le malattie, e ora cerchi di darmi a intendere che incontrarlo sia una gran botta di culo?
Bram si spazientisce, io faccio marcia indietro perché se Bram è nervoso non voglio andare, Bram mi convince, facciamo il trail, è molto bello ma io sono tesa, a metà il percorso è chiuso per pietroni, si torna indietro hurrà!

Eh lo so, sono una pecorella spaventata. A tirarmi su c’era il pensiero che il giorno dopo saremmo tornati a casa, a Taipei!, e la vacanza l’avremmo terminata lì. In città. Niente più natura!

Comincia a piovere. Il tempo di raggiungere il centro visitatori e la pioggia si fa forte. Ne approfitto per scrivere le cartoline e stalkerizzare tutti quelli che passano perché mi scrivano il nome del paese di destinazione in cinese.

Quando la pioggia smette c’è da decidere che fare. Le opzioni sono due. Opzione 1 Shakadang trail. 4 ore e possibilità di incontrare Animali Selvatici. Opzione 2 scogliere (Qingshui cliffs) e spiaggia (Qixingtan beach).
Oh ma mi ero scordata una cosa!

Nella camera dell’ostello c’erano delle formiche, piccoline. La sera prima Bram aveva cercato di sterminarle, ma poi spostando una valigia ne aveva scoperto un’intera fila ordinata. Mi aveva guardato sconsolato e aveva detto: “I think the ants are doing their own Shakadang trail…”. È una cazzata, ma ci ho riso tre ore!

A fare sia Shakadang che spiaggia e scogliere non ci si faceva, e alla fine abbiamo scelto la seconda. Evviva!

Le scogliere erano tanto belle, io amo le scogliere.

20190627_155746.jpg

Siamo rimasti un bel po’ a osservarle senza parole, sotto alla pioggia che nel frattempo si era fatta leggera, e ci siamo resi conto di una cosa (che nel contesto delle mie paure suonerà ironica).
Siamo abituati a visitare musei, chiese, monumenti. Tutte cose fatte dall’uomo.
Quel giorno ci siamo incantati, per tutto il giorno, davanti a cose (la gola, le scogliere) che sono opera della forza della natura.
È incredibile no? Sia quello che può fare la natura, sia il fatto che ci siamo così poco abituati.

Se la scogliera era possente, la spiaggia era… puzzolente!
Questa da un lato era anche una cosa positiva. Era puzzolente perché era una spiaggia vera, viva, in cui ci sono i pescatori e dove si pesca e si pulisce immediatamente il pesce, che era poi il motivo della puzza.

20190627_165447.jpg

20190627_165620_001.jpg

Bram ha le gambe ad arco. Mi piacciono tanto, perché io invece le ho a X!

Lasciata la spiaggia siamo rientrati a Hualien. Eravamo indecisi se passare dall’ostello per farci una doccia o se andare diretti a cena. Eravamo abbastanza cotti, e allora abbiamo deciso di andare subito a cena e a nanna presto. Prima però siamo passati da un posto che voleva visitare Bram. Si chiama Pine Garden ed è il luogo in cui i piloti giapponesi venivano mandati a trascorrere un’ultima notte di delizie prima di una missione kamikaze. Quando ci arriviamo la biglietteria è già chiusa ma il cancello è ancora aperto, e Bram ci si infila dentro. Io non oso e lo aspetto fuori!

A cena siamo andati nel ristorante del tizio delle miniature. C’eravamo solo noi e un’altra coppia occidentale. Il cibo era rigorosamente vegetariano e ogni piatto presente sul menù includeva varie cose. C’era il piatto con la cosa ordinata (curry di verdure per me, non mi ricordo più cosa per Bram) e poi c’erano varie ciotoline con delle verdure, una zuppetta, un’insalatina… Tutto era delizioso, ma era un vero e proprio ristorante e mi è mancata un po’ l’atmosfera di strada caciarona a cui ci siamo abituati.
Dentro erano esposte le miniature dell’artista, e così ho potuto deliziarmi un altro po’!

Quando siamo rientrati eravamo abbastanza distrutti. Doccia e nanna. Io, ancora un po’ col dubbio che potessero esserci dei bedbugs, ho costretto Bram a dormire con il ventilatore in funzione e la luce accesa. La luce era fortissima, talmente tanto che mi sono sognata di essere a Guantanamo! Bruttissimo paragone, lo so, lo so!

INFO

Taroko National Park è gratuito, non si paga l’ingresso.
Pranzo nel parco a Tianxiang Restaurant. 140 TWD per i miei noodles e il riso di Bram.
Cena a Hualien da Flower Space. 600 TWD per due piatti (con annessi e connessi) e una birra.

Taiwan. Mercoledì 26 Giugno. Da Taitung a Hualien. A Hualien magia, mercati notturni e una cosa tremenda che a breve scoprirete!

luglio 2, 2019

Mercoledì ci siamo di nuovo svegliati a Taitung. Siamo andati a fare colazione e stavolta ho deciso di osare e buttarmi sulla colazione asiatica. Ho preso uova, pollo in agrodolce e steamed buns. Beh, è stata un’ottima idea! La colazione asiatica era favolosa! Le uova erano calde, saporite e cremose. Il pollo in agrodolce era talmente buono che l’ho ripreso tre volte. Gli steamed buns ci stavano benissimo. Evviva!

Abbiamo poi lasciato Taitung alla volta di Hualien. Avevo accennato al fatto che Taitung mi ha ricordato un’altra città, e ora vi dico anche quale. Kuching, a Sarawak, in Borneo (Malesia) (una delle città che mi sono piaciute di più quando ho fatto IL viaggio, e non ne ho ancora scritto!!). Me l’ha ricordata per la forte presenza indigena, per la quasi totale mancanza di turisti, per le grosse strade e i centri commerciali, per la gentilezza delle persone, per il mare.

A Hualien siamo arrivati abbastanza presto, verso le 12. Avevamo scelto un ostello non in centro ma in zona stazione, perché il giorno dopo saremmo andati a visitare un parco nazionale e inizialmente pensavamo di andarci in treno. Il check in era dalle 15, ma la stanza era pronta e ce l’hanno data subito. Ci hanno anche accolto con gentilezza, offerto della frutta fresca, dato delle bici gratis (un po’ sgonfie ma ce le hanno gonfiate) e organizzato uno scooter per il giorno dopo! WOW!

Abbiamo posato le borse e siamo usciti in bici per andare a pranzo. Ci siamo diretti verso il centro, siamo passati davanti a un posto che faceva dumpling e ci siamo fermati lì. Il posto era in mezzo a un mercato ed era praticamente una stanza tutta aperta nella quale campeggiavano vari stand di cui uno faceva appunto i dumpling e gli altri altre cose (tè freddo, bubble tea, etc.). Fra loro erano in concorrenza eh, non è che lavorassero insieme! Non so se forse si può capire qualcosa da queste due foto che metto sotto, nella prima ci sono io (bella gobba come sempre) e nella seconda potete vedere sulla sinistra il tipo che prepara l’impasto per i dumpling.

20190626_152654.jpg

20190702_191019.jpg

Quello che ho in mano è il bicchiere riutilizzabile che abbiamo comprato, con dentro una delle cannucce riutilizzabili che abbiamo comprato. Qua vanno tantissimo i tè freddi, e ce n’è un’enorme varietà con dentro tutto quel che potete immaginare: frutta, palline, caffè…

Il modo standard di ricevere il tè freddo è questo: bicchiere di plastica sigillato con coperchio di plastica tramite una speciale macchina incollacoperchi che anche lo stand più scrauso ha; cannuccia di plastica, che viene consegnata nel suo bell’involucro di plastica; il tutto infilato in un bel sacchettino di plastica.

Quanti tè freddi al giorno si bevono a Taiwan? Tanti, tantissimi, questi stand hanno sempre la coda. Quanta plastica fa tutto ciò? Non ci voglio neanche pensare. Insomma, alla fine io e Bram ci siamo comprati le cannucce e questo bicchierone e abbiamo cercato di usarlo sempre. Avremmo dovuto farlo prima, avremmo dovuto comprarlo appena atterrati.

Per dirvi quanto sia radicata l’abitudine di usare la plastica. Le cannucce riutilizzabili le abbiamo prese in un supermercatino. Avevamo comprato anche qualcosa da bere, forse una lattina di birra. La commessa passa le cannucce, passa la birra, e poi automaticamente tira fuori da sotto il bancone due cannucce di plastica e ce le dà!

Torniamo ai dumpling. Il menù era solo in cinese e io e Bram eravamo un po’ persi. Colpo di culo, o non si vengono a sedere proprio al nostro tavolo due ragazze olandesi con origini taiwanesi che parlano entrambe le lingue alla perfezione?! Ci hanno aiutato a ordinare, e in cambio noi le abbiamo aiutate a fine i loro steamed buns perché ne avevano presi troppi ^^

Non ero mai stata una grande fan dei dumpling, ma mi sa che era perché non ne avevo mai mangiati di veramente buoni. Questi erano deliziosi!

Finiti i nostri dumpling (e anche quelli delle gentili donzelle) siamo andati a fare un giro a piedi. Passiamo davanti a un negozio e io noto in vetrina tantissime riproduzioni in miniatura di frutta, verdura, pesci… Entro pensando che magari potrei comprare un po’ di cose per la mia nipotina Sofia, per giocare al mercato.

Mi trovo… direi in una sorta di versione miniaturizzata di Spirited Away, nella scena in cui c’è No-Face con tutto il cibo. Non sono in un negozio, sono in un museo. Cioè è un negozio, ma sembra un museo! Le miniature sono tantissime, sono ovunque e sono opere d’arte (e il prezzo lo riflette, infatti rinuncio immediatamente all’idea del gioco del mercato per Sofia, dovrei prendere un mutuo). C’è tutto. Ditemi un tipo di frutta o verdura, c’era.

Ceste di cavoli, di frutti del dragone, di carote, di rapanelli, di manghi, di lattuga, di okra, di pomodori, di cetrioli, di guava, di zenzero, di peperoncini lunghi la metà dell’unghia del mio mignolo, qualunque cosa si possa trovare al mercato si trovava, minuscola e perfetta, perfetta, anche qua.
Cassette di seppie, di totani, di gamberi, gamberetti, cozze, vongole, ostriche, polpi. Qualsiasi pesce si trovi in mare si trovava anche qui, con un livello di dettaglio inimmaginabile.
E poi i banchi del mercato. I negozi. I ristoranti con il fornello, le pentole, le stoviglie, la fiamma, le ciotole per, vediamo… per i criceti no, troppo piccole… per le formiche troppo grandi… per un grillo, ecco, per un grillo sarebbero perfette!

È un posto magico. Chiedo al proprietario se sia lui a far tutto e mi racconta di sì, che ha iniziato per passione, ha viaggiato per imparare e alle fine è diventato un lavoro e adesso ha pure degli allievi!

Ho comprato solo cinque ciotoline e un piccolo, minuscolo, graziosissimo No-Face. Mi sono pentita di non aver preso anche almeno una cassetta di pesce o un polpo, erano opere d’arte. Ci devo tornare. Ah! Lo sapevo che dovevo tornare a Taiwan! Il tizio ci racconta di avere anche un piccolo museo che è anche un ristorante, mi riprometto di andarci per cena. Non ho fatto foto, perché??

Dopo abbiamo ripreso le bici e siamo andati a fare un giro, io sempre un po’ in tensione nelle zone isolate per via dei cani. Bram vuole vedere un tempio e andiamo a cercarlo. Viene fuori che è un po’ fuori, e ci troviamo a pedalare su strade in salita che portano nei boschi. Non c’è un’anima e io mi irrigidisco. Bram si innervosisce. Poche pedalate fuori dal centro e già siamo nella giungla. Dite che esagero? Beh, c’era un cartello che diceva di non distrurbare gli animali selvatici, e a mo’ di esempio c’era il disegno di una scimmia!

Il tempio non lo troviamo, in compenso a un certo punto ci troviamo davanti a una casa che dobbiamo superare, fuori c’è un cane senza guinzaglio e io mi blocco. Faccio andare avanti Bram, vedo che non viene aggredito e allora vado anch’io, piano piano. Quando lo raggiungo Bram è una iena. Dice che basta, che adesso torniamo in centro perché con me non si può fare nulla perché ho paura di tutto, che mai più noleggerà bici con me.

A me dispiace, e poi non sono d’accordo, siamo a Taiwan una volta nella vita, non voglio non fare cose… anche se al tempo stesso non voglio farle!

Passiamo un ponte, noto che sotto scorre un percorso ciclabile vicino al fiume. Sembra molto bello e c’è gente, propongo a Bram di andare lì. Bram nicchia perché dice che tanto poi vorrò tornare indietro, io insisto, alla fine ci proviamo e il percorso si rivela troppo carino! Scorre nel verde, proprio accanto al fiume, e porta al mare. Mi piace tantissimo, pedalo e sono felice. Ci sono cani, ma c’è anche gente e se c’è gente io non ho paura.

Arrivati al mare ci fermiamo qui

20190626_174912.jpg

con questi due pescatori

20190626_172639.jpg

e parliamo.

Bram è nervoso e anch’io lo sono. Lui si innervosisce perchè quando mi spavento mi blocco, io mi trovo che se vado avanti c’è il cane e se non vado avanti lui si arrabbia. No win-win, rather lose-lose. E la cosa peggiore non sono i tre minuti che perdiamo per superare un cane, la cosa peggiore è l’atmosfera che si crea fra di noi e che poi permane. Lui diventa aggressivo, io difensiva e anche risentita perché alla fin fine non è colpa mia se ho paura. Lui dice che non ce l’ha con me ma con la situazione, io mi sento comunque chiamata in causa perché a creare la situazione sono io anche se non lo faccio apposta. E essere stressata e spaventata e in più avere accanto uno che si arrabbia e ti dice che non verrà più in vacanza con te non è proprio il massimo. Il problema lo creo io, ma Bram non mi aiuta certo a risolverlo! Dal canto suo, lui è quello che si occupa di logistica e itinerari, e negli ultimi giorni si è trovato a dover fare le acrobazie per evitare vie trafficate, vie deserte, vie popolate da case che potrebbero nascondere cani, vie tutte!

Alla fine sembra capire che è nel suo stesso interesse cercare di essere un po’ più paziente e di avere un atteggiamento costruttivo e non distruttivo, e questa è una grossa novità perché Bram e, ah l’empatia questa sconosciuta!

20190626_175806_001.jpg

Restiamo sul mare un paio d’ore, a guardare i pescatori e soprattutto a guardare i pesci volanti. Fanno certi salti! Quando il sole inizia a scendere ci spostiamo sulla spiaggia vicina per il tramonto. Io respiro l’aria di mare bene bene perché potrebbe essere l’ultimo mare che vivo per un po’. Ci sono un po’ di persone e c’è un ragazzo con un cagnolino, lo accarezza e gli controlla le zampe una per una, è un’immagine dolcissima. Sì, anche se è cane. Io non ce l’ho con tutti i cani, ce l’ho solo con quelli che abbaiano e mi fanno paura!

Torniamo verso il centro, l’idea è quella di andare a cena al ristorante del signore delle miniature e a nanna presto perché la mattina dopo ci vogliamo alzare alle 5… ma poi passiamo un mercato.

È un mercato notturno come ce ne sono tanti, forse anche un po’ più turistico di tanti, e l’idea iniziale è quella di farci solo un giretto… ma poi io scorgo uno stand che fa quello che, insieme alle palline di sesamo dolci, ha costituito la base della mia equilibrata alimentazione in Thailandia. È cioè questo:

20190702_191044.jpg

È una sorta di crespella fritta ripiena di banane e ricoperta di Nutella. Non la mangio da tantissimo. Devo averla!

IMG_20190627_054224_474.jpg

E così finiamo a cenare al mercato. Prendiamo un frutto di succo della passione delizioso e delle altre crespelle, stavolta salate, ripiene di carne, buonissime.

20190626_193408(0).jpg

C’erano anche degli stand di cucina indigena, e in giro c’erano un po’ di verdure che non avevo mai visto. Tipo queste sotto.

20190702_191450.jpg

Rientriamo soddisfatti e fra una cosa e l’altra quando andiamo a letto è mezzanotte passata. La sveglia è puntata sulle 5. Decisamente questa rimarrà nella storia come la vacanza con meno ore di sonno di sempre!

INFO

A Taitung abbiamo dormito al Traveller Inn TieHua Cultural and Creative Hotel. Abbiamo speso 90 euro per due notti, con la colazione. Migliore pollo in agrodolce a colazione di sempre!
Dumpling da 花蓮公正包子店 a Hualien. 90 TWD per 2x tea, 4x big buns, 10x small dumplings.

REWIND

Il commesso del negozio di souvenir del museo della preistoria a Taitung era un giovane indigeno di etnia Puyuma. Sapeva un sacco di cose su tutti i gruppi di indigeni e parlare con lui era interessantissimo. Nel museo c’era anche un fantastico libro sui Tao che avrei tanto voluto comprare ma che non era in vendita, che peccato!

Taiwan. Martedì 25 Giugno. A Taitung lavori, mare e frittelle.

luglio 1, 2019

Se della giornata di Lunedì ho scritto velocemente, a scrivere di Martedì mi sa che invece ci metterò un po’.

Martedì ci siamo svegliati a Taitung. Avevamo credo la stanza più rumorosa di tutto l’ostello, accanto all’aria condizionata per il corridoio (che era perennemente accesa) e alla stanza in cui il personale delle pulizie, che iniziava alle 8, teneva i prodotti.

La colazione nell’ostello era decisamente in stile asiatico. Noodles in salsa di carne, polpette, pesce, verdure saltate… Bram ci si tuffa, io sbocconcello mesta una fetta di pane rinsecchita che ho trovato in un angolo.

Dopo colazione usciamo. All’ostello ci hanno chiesto 400 TWD per avere le bici per una giornata e per me andrebbe bene ma Bram pensa sia troppo e vuole andare a vedere se troviamo altro. Non lo troviamo. Troviamo invece una fiera dell’ecologia in cui ci sono dei vestiti fatti col caffè!

Alla fine torniamo all’ostello e ora non mi ricordo bene ma mi sa che Bram era così restio che io mi sono messa a contrattare e alla fine abbiamo avuto le bici per una cosa tipo 300 TWD per 8 ore! Io che contratto è una cosa mai vista. Le bici sono mountain-bikes, in buono stato ma il manubrio dritto è spratico, mi ci devo abituare. Si parte!

A Taitung c’è un percorso ciclabile di una ventina di km che gira intorno alla città, nella natura, e la nostra idea è di fare quello. Passiamo dall’ufficio turistico e rimediamo una mappa. Poi ci mettiamo in marcia.

La prima parte del percorso è chiusa per lavori. Per raggiungere il punto da cui possiamo cominciare pedaliamo su stradone brutte e trafficate. Io ho fame, la fetta di pane non mi ha saziato, ma non vedo nessun posto interessante per fare colazione. Una cosa buffa: se non faccio colazione posso arrivare a mezzogiorno senza mangiare, perché non mi si apre lo stomaco; ma se la faccio… Sono felice di essere su una bici però, dico a Bram, Ma se sia a me che a te piace tanto andare in bici perché cavolo viviamo nella città meno bike friendly del mondo?

Poi il percorso finalmente inizia… e non mi piace. È fra i campi ed è abbastanza isolato, ci siamo praticamente solo noi. A un certo punto passiamo una sorta di vecchia fabbrica, ci entriamo e si rivela un centro culturale indigeno. Interessante e ci offrono da bere, ma non compriamo nulla. Ci sarebbe un sottopentola di legno a forma di pesce che mi piace, ma memore di quello pesantissimo comprato in Borneo che mi sono portata in giro per tutto IL viaggio e che poi rientrata a Bruxelles ho dovuto buttare perché si è rivelato pieno di termiti, lo mollo lì. Bram, che mi dice sempre che spendo troppi soldi, commenta “L’unica volta che sarebbe stato carino comprare visto che ci hanno offerto da bere è anche l’unica volta in cui non compri”. Uffa! Fra parentesi, la bevanda che ci è stata offerta si chiama Yakult e mi è piaciuta molto. Avrei poi scoperto che si tratta di una bibita per piccini!

Continuiamo a pedalare e la situazione continua a non piacermi per niente. Non c’è un’anima, perché? E se sbucano dei cani? Mi guardo intorno e tutto mi sembra minaccioso, le piantagioni di banane sicuramente nascondono orde di cani rabbiosi, quel campo di certo sarà di qualcuno e quando ci passeremo davanti il suo cane ci aggredirà. Il cielo grigissimo che promette pioggia contribuisce a rendere l’atmosfera cupa. Sono tesissima e procedo lentamente, resto indietro e Bram si innervosisce. Torna indietro e mi chiede in una maniera che io percepisco come aggressiva che faccio e perché deve fermarsi ogni tre secondi per aspettarmi. Scoppio a piangere disperata.

Piango di paura, di paura di tutti i cani del mondo, di paura di tutti i cani che non ci sono, di tensione perché sono stata terrorizzata per tutto il tragitto, e di impotenza perché vorrei andare avanti e non ci riesco e non voglio neanche tornare indietro, non voglio darla vinta alla paura, non voglio permetterle di rovinarci la vacanza e di impedirci di fare cose che vogliamo fare. E al tempo stesso non riesco ad andare avanti, non ce la faccio.

Io e Bram parliamo un attimo e lui mi dice che se voglio possiamo tornare indietro e lasciar perdere il percorso. Ma io non voglio. Si prosegue quindi, e io continuo a essere in tensione. Mi rilasso un attimo quando incrociamo dei contadini col capello di paglia che consumano il pranzo sotto a un albero, la presenza di gente mi fa sentire più tranquilla; mi tendo di nuovo quando li superiamo; e poi, colpo di scena, all’improvviso ci troviamo davanti…

… un muro!

Il percorso finisce così, nel nulla, in mezzo alla campagna. Ma quelli dell’ufficio informazioni avvertirci no, eh?

Ovviamente sono stupita ma anche sollevata.
Bram chiede cosa facciamo. Posso cercare una via alternativa, ma avrai paura? Potremmo altrimenti andare al parco sul mare, ma non ti posso garantire che non ci saranno cani. Sei in grado di promettermi che se andiamo lì o là non dovremo tornare indietro a metà?
No che non posso promettertelo.
Cincischio, propongo un museo consapevole del fatto che il museo mi attira perché mi sento ragionevolmente sicura che almeno dentro al museo non ci saranno cani. Mi odio da sola. Non voglio darla vinta alla paura. Alla fine accetto la proposta di via alternativa. Non sono tranquilla per niente ma ci voglio provare.

Ci rimettiamo in marcia, e dopo poco inizia a piovere. Facciamo in tempo a entrare in un posto che, oh sorpresa, fa mochimochi, che si scatena il diluvio.

Ci mangiamo due mochimochi a testa (erano buonissimi!) e intanto piove senti come piove. Aspettiamo un po’ ma non smette. Che si fa? Alla fine si decide di andare al museo. Salvata dalla pioggia!

Per andare al museo bisogna chiamare un taxi, in bici sotto al diluvio anche no. Chiediamo alle Signore MochiMochi se possono chiamarcene uno e se possiamo lasciare le bici lì. Dicono di sì. La conversazione si svolge a pezzi e a bocconi tramite Google Translate quando all’improvviso viene fuori che il marito di una delle signore parla inglese! Possibile che a nessuno fosse venuto in mente? Comunque.
Il tizio organizza e ci dice che un taxi dal negozio al museo dovrebbe costare sui 150 TWD. Diciamo che va bene e lui ci chiama il taxi e ci presta pure un ombrello, che restituiremo quando verremo a riprendere le bici. La sua gentilezza mi lascia senza parole!

A lasciare senza parole Bram ci pensa invece il tassista, quando arriva e ci chiede 250 TWD. Bram pensa che ci voglia inculare, protesta e gli chiede di mettere il tassametro; il tizio si rifiuta e ne viene fuori una discussione in cinese. Ovviamente nessuno sta capendo niente, e allora entra di nuovo in gioco il Signor MochiMochi che esce dal negozio, visto che sta piovendo si infila in macchina, e si mette a fare da traduttore (e moderatore, probabilmente pensando Ma io volevo solo fare i mochi uffa!). Il tassista sostiene che dobbiamo pagare 250 perché dobbiamo coprire anche la distanza da casa sua al negozio, e insiste che il prezzo è quello e che se non ci va bene prendiamo l’autobus o andiamo con le bici sotto la pioggia. A Bram non va bene, è arrabbiato e insiste. Il Signor MochiMochi traduce. E io? Io vorrei tantissimo scavare una buca e andarmi a nascondere nel bagagliaio!

Mi sono vergognata moltissimo. Il povero Signor MochiMochi non solo ci ha chiamato il taxi, non solo ci ha fatto lasciare le bici da lui, non solo ci ha prestato l’ombrello, deve anche fare da arbitro fra un tassista scazzato e un Orso incavolato che per di più non si capiscono e vanno interpretati e tradotti! Che vergognaaa!

Alla fine convinco Bram ad accettare di pagare i 250, libero il Signor MochiMochi e si va. Volete sapere qual è la parte più ironica di tutta la storia? Nell’esatto momento in cui il taxi è partito ha smesso di piovere!

Il museo era il museo della preistoria. Era enorme, non finiva più!
La parte iniziale, sulla formazione di Taiwan, era interessante. Ormai sappiamo a memoria che Taiwan è nata, o meglio è emersa, quando la placca delle Filippine e quella euroasiatica si sono scontrate.
La parte finale sarebbe stata interessante, era sulle tribù indigene. Ma l’abbiamo fatta un po’ di corsa perché eravamo dentro da tipo tre ore, e inoltre diceva un po’ le stesse cose che diceva il museo a Taipei.
La parte centrale, quella più lunga, era sulla preistoria, e diciamo che ho fatto un bel ripasso di tutto quello che ho studiato in prima elementare! Di nuovo c’era veramente poco, ma mi sono rinfrescata la memoria. E poi faceva fresco e soprattutto non c’erano cani, nemmeno uno piccolino!

20190625_153457.jpg

Quando siamo venuti via abbiamo fermato un taxi che passava di lì (quindi stavolta non abbiamo dovuto pagare anche il tragitto da casa sua) e che ha messo il tassametro. Ci ha portato al negozio di mochi, e volete sapere quanto abbiamo speso? 205! Quindi il tassista iniziale non è che ci abbia chiesto poi così tanto, e Bram ha fatto una piazzata per niente! Quando siamo entrati nel negozio per restituire l’ombrello e riprendere le bici dentro c’era solo una commessa nuova che la mattina non c’era. Nessun altro. Temo che per il terrore di vederci tornare siano scappati tutti e abbiano svenduto il negozio!

Riprendiamo le bici. Adesso c’è il sole. Sono circa le 16 e non abbiamo ancora pranzato. Inoltre per la tirchieria di Bram (che poi non è tirchieria, è paura di farsi fregare) dobbiamo restituire le bici entro le 18. Ci dirigiamo verso il parco sul mare. Pedalando passiamo un negozio di pepper pies, ci fermiamo e ne prendiamo due. Non sono buone come quelle mangiate a Taipei ma non sono neanche male, e la signora è molto gentile e simpatica.

C’è un altro snack che vogliamo assaggiare, delle frittelle di porri, le fanno al parco sul mare. Pedaliamo fin lì e le prendiamo, poi decidiamo di andare a mangiarle a riva… ma in spiaggia c’è una ruspa, e il mare è nascosto da una palizzata! Ma quanti lavori si fanno a Taituuung!

Proseguendo però i lavori finiscono, e all’improvviso ci troviamo in una zona troppo carina! C’è un parco, c’è il mare, ci sono le bancarelle del cocco, c’è gente e ci sono anche dei cani ma in questo contesto non mi fanno paura! Ci sono tante persone, saranno i padroni dei cani o in alternativa mi salveranno se verrò aggredita dai cani, in tutti i casi la loro presenza mi rassicura!

20190625_174409.jpg

Una signora si sta facendo fare questa foto dal marito

20190625_173435.jpg

e decidiamo che la vogliamo anche noi!

Va prima Bram, e la sua esce bene.

20190625_173746.jpg

Poi provo io e…

20190628_092616.jpg

Avevo paura di cascare!!

Restiamo in giro un altro po’, il parco è bello e si sta benissimo, e poi c’è il mare!, ma poi arriva il momento di riportare indietro le bici.

Rientrando passiamo dal tempio locale, si chiama Tianhou, eccolo qua. Carino, una bella atmosfera.

20190625_182208.jpg

Ma guardate che faccia incavolata questo signore in cima! Sembra Bram quando pensa che qualcuno stia tentando di fregarlo.

20190625_181311.jpg

Restituiamo le bici e poi usciamo di nuovo, a piedi stavolta. L’idea è quella di fare un giretto, saremmo voluti tornare a cena dal nostro amico della sera prima ma dopo le pies e le frittelle io non ho più fame. Giriamo un po’ e poi Bram decide che lui invece vuole cenare. Becchiamo un posto carino e animato per la via e io prendo un succo e lui una zuppa di noodles e delle polpette di pesce. Entrambi siamo soddisfatti. E così Taitung non ha solo dei brutti stradoni trafficati ma anche delle belle stradine piacevoli e accoglienti! Un hurrà per Taitung!

Dopo cena decidiamo di cercare un posto per un massaggio. Do un’occhiata a Google e individuo un posto vicinissimo che ha delle ottime recensioni. Andiamo lì. Fuori c’è un ragazzo che appena ci vede scatta e ci trascina dentro.

Dentro oltre a lui ci sono una ragazza, che si rivela essere sua sorella, e un signore che parla un po’ di inglese, se ho capito bene il fratello maggiore. L’unico che parla inglese dopo un entusiasta benvenuto sparisce e il ragazzo e la ragazza rimasti si dedicano rispettivamente a Bram e a me.

Il massaggio si rivela un’esperienza surreale. Intanto non si svolge in un istituto ma in casa loro, nel soggiorno direi.
Poi, la ragazza continua a guardarmi e a interrompersi imbambolata. È affascinata dai miei capelli e capisco che vorrebbe vederli sciolti, ma non ci penso neanche, sono una massa crespa e indomabile. Ha un sorriso dolce, ma mi è sembrata completamente fuori di melone!
Il fratello è ancora più un carattere (a character). Non si è zittito un attimo mentre faceva il massaggio a Bram, e non parlava, urlava, e qualunque cosa dicesse terminava con il punto esclamativo. Tipo: HOLLAND! RICH! ITALY! NO RICH! NO PAIN! A LITTLE BIT OF PAIN! TAIPEI! VERY RICH! TAITUNG! VERY POOR! Ogni tanto si interrompeva per andare a prendere un atlante, per mostrarci di cosa ci stava parlando.
A un certo punto dal nulla è apparsa pure la mamma, una signora anziana che mi si è avvicinata da dietro zitta come un topo e con un balzo mi ha sfilato un asciugamano da dietro la testa facendomi fare un salto alto tre metri.
È stata un’esperienza completamente, totalmente folle!

INFO

Il posto dei mochimochi, ammesso e non concesso che non abbia chiuso per sempre, si chiama 杉原陳家麻糬.
Pepper pies da 阜宏燒餅胡椒餅 | 台東美食. 130 TWD per 2 pepper pies e un tè freddo.
Frittelle da 黃記蔥油餅, 40 TWD a frittella con l’uovo.
Cena di Bram da Rong Shu Xia Rice Noodles. 150 TWD per noodles, polpette di pesce e succo.
Il posto dei massaggi si chiama 台東吳神父腳底按摩推拿. Non saprei bene se consigliarvelo o no. Per il massaggio no. Per l’esperienza sì!

REWIND

Come in tanti posti, anche nell’hotel a Hsinchu abbiamo usato Google Translate per comunicare. A un certo punto un cameriere mi voleva dire qualcosa a proposito della colazione. Ha pronunciato la frase in cinese ma ha dimenticato di premere invio,e allora Google anziché tradurre la cosa che voleva dire a me ha tradotto l’ultima cosa che aveva scritto. Che era: Li Gong Fan mi sta proprio antipatica, non ci voglio più lavorare!

Taiwan. Lunedì 24 Giugno. Da Manzhou alla costa est. A Taitung la gente ride!

giugno 27, 2019

Post al volo perché sono un po’ cotta perché stamattina ci siamo alzati alle 5 e abbiamo camminato tutto il giorno. Ma la giornata di Lunedì è stata di viaggio, e quindi dovrei cavarmela con un post veloce!

Lunedì dovevamo spostarci da Manzhou a Taitung e avevamo deciso di prendere il treno verso l’ora di pranzo per sfruttare un’ultima mattinata nel parco sul mare e in quella casa bellissima. Ce la siamo presa comoda e dopo aver fatto colazione siamo semplicemente andati a fare un giro in scooter fra templi, piantagioni di frutto del dragone (sotto), spiagge e siamo anche riusciti a incastrare un pranzo al volo nello stesso posto che la sera prima c’era piaciuto tanto. In caso siate curiosi di sapere a che ora pranzano i taiwanesi: alle 12! Siamo andati proprio a quell’ora e c’era il mondo.

20190624_105047.jpg

Alle 12:45 ci è venuto a prendere Henri che ci ha gentilmente portato a Hengchun dove c’è la stazione degli autobus. In macchina ci ha raccontato tutto contento che una volta proprio dove c’è la cascata che non abbiamo visto ha avvistato un grosso serpente ARGH.

Taitung, la nostra destinazione, è sulla costa est. Il trasporto nelle parti interna e orientale di Taiwan è poco sviluppato, ed è per questo motivo che dobbiamo fare un giro strano tornando prima verso la costa ovest con l’autobus e poi attraversando la parte interna in treno. Ecco Bram seduto su una mela alla stazione dei treni! Per farci attraversare il binario hanno azionato un buffo ponte trasportatore.

20190624_150307.jpg

Il viaggio è stato molto molto bello, a livello paesaggistico intendo. La parte interna ha pochissime strade e per questo è rimasta, almeno per il momento, incontaminata. È qua che vive la gran parte dei gruppi indigeni e non essere riusciti ad esplorarla mi dispiace un po’. Ma ci sono tante cose che vorrei vedere e che non vedrò! Taiwan è minuscola ma piena zeppa di cose interessanti! Toccherà tornare! Passiamo montagne e foreste, e a un certo punto vedo un ponte che parte da una spiaggia e sbuca nella selva. Ho già scritto che c’è tantissimo verde e che il confine fra città e natura è sottile.

Per le 17 siamo a Taitung. Arriviamo in treno e poi dobbiamo prendere l’autobus locale. L’ostello che abbiamo prenotato è vicino alla stazione degli autobus. Io e i tizi dell’ostello abbiamo già avuto un simpatico scambio via email.

Io: Salve arriveremo domani in treno. Vorrei sapere, ci sono dei noleggi bici vicino all’ostello?
Tizi: Sì, alla stazione dei treni.
Io: Grazie, ma non posso venire dalla stazione dei treni fino a dove siete voi in bici con le valigie! Non ci sarebbe un noleggio vicino all’ostello?
Tizi: Grazie.

Fine della conversazione.
Arriviamo all’ostello e scopriamo che loro stessi noleggiano bici!

Il tizio che ci fai il check in parla pochissimo inglese e si mangia tutte le vocali, cosicché io e Bram dobbiamo giocare a sciarade per capire quello che ci vuole dire. Inoltre per qualche ignoto motivo ride, qualunque cosa diciamo lui ride (credo sia imbarazzo ma vattelapesca).
C’è un scena buffa quando mi chiede la carta di credito per pagare. Io non capisco e penso che mi stia domandando se ho usato la carta di credito per prenotare, e quindi gli rispondo Sì!… e non gliela do. Lui non capisce che io non ho capito, e il risultato è che rimaniamo cinque minuti buoni a guardarci sorridendo, lui in attesa della carta e io in attesa di capire che cavolo aspetti.
Bram (che invece ha capito) osserva la scena scuotendo la testa.

Saliamo in camera, molliamo le valigie e usciamo a fare un giretto. Sono molto curiosa di vedere com’è Taitung. Della costa est ho tanto sentito parlare e pare che sia selvaggia e con una forte presenza indigena.

La prima impressione è buona: proprio accanto all’ostello c’è un art village. Ci sono un po’ di bar e atelier, vari negozi di cui alcuni vendono manufatti indigeni e un parco illuminato da tante piccole mongolfiere colorate. Carino e molto suggestivo.

20190624_192853.jpg

Per cena per una volta decidiamo di fidarci di TripAdvisor e ci dirigiamo verso un posticino piccolo ma che ha delle ottime recensioni. Per arrivarci camminiamo su delle brutte stradone trafficate. Taitung mi ricorda un po’ una città in cui sono stata durante IL viaggio, ma di questo parlerò più avanti.

Il posto è… come lo posso descrivere? Intanto, eccolo qua. Notare appiccicate alla vetrina le bandiere disegnate da tutti i clienti. Italia e Olanda c’erano già, allora io e Bram abbiamo aggiunto il Belgio.

20190624_195955.jpg

Il posto era carino e il cibo era buono, ma la vera forza del locale è il proprietario. Piccolo, buffo ed entusiasta, chiacchiera con noi in un inglese maccheronico ma comprensibile – con molto impegno e un po’ di fantasia! Questo sotto era il menù, degli studenti l’hanno aiutato a tradurlo. Ride, e quando non gli vengono le parole invoca Student, where are you! Ci racconta che ha imparato a cucinare da solo, e che è importante cucinare cose buone così la gente torna. Ci consiglia piatti e poi ci porta non solo quello che abbiamo ordinato ma anche altre cose, gratis, solo per il gusto di farcele scoprire. Le porzioni sono giganti e il prezzo è bassissimo. Mentre mangiamo ci stordisce di discorsi e ci fa assaggiare di continuo dei tè freddi meravigliosi che prepara lui. Uno al limone, uno all’uva con degli acini freschi messi sul momento che prima di aggiungere sbuccia! Il cibo è delizioso. Prendiamo del riso con maiale e verdure che è una roba da svenire e un curry. Arriva anche del mapo tofu. Al momento dei saluti rifiuta di farcelo pagare, e anzi ci regala un tè da portarci via.
Non aveva l’aria ricca, per niente. Curiosa e generosa, questo sì. Che bello quando lontano da casa troviamo dei posti in cui ci sentiamo a casa!

IMG_20190624_223551_714.jpg

Siccome siamo delle brutte persone, rientrando ci siamo fermati in un paio di negozi solo per sfruttare l’aria condizionata. In uno abbiamo comprato quello che avremmo dovuto comprare a inizio viaggio, e cioè un bicchiere riutilizzabile per i succhi (come in gran parte dell’Asia che abbiamo visitato, anche qua la plastica va alla grande) (meglio tardi che mai). Oh, pure qua la commessa si spanciava dalle risate. O che c’è nell’aria a Taitung? O siamo noi che siamo dei gran ridicoli e non ce ne rendiamo conto? Lieta, in ogni caso, di essere fonte di divertimento. Come si dice? Gente allegra il ciel l’aiuta!

INFO

A Manzhou abbiamo dormito alla Wild East Guesthouse. Abbiamo pagato 158 euro per due notti, con la colazione.
Cena a Taitung da Cai Se Guo. Abbiamo speso 165 TWD per due piatti, ma abbiamo avuto molto di più!

Taiwan. Domenica 23 Giugno. Kenting. I am a city girl!

giugno 26, 2019

Domenica mattina mi sono svegliata felice, felice, felice. Una casa bellissima tutta per noi, mare, montagne e cascate intorno, uno scooter. Ma che serve di più?

20190623_094655.jpg

Nel frigo c’erano gli ingredienti per preparare la colazione che preferivamo. Siamo rimasti sul semplice. Caffè, pane, burro salato, marmellata, burro di noccioline, yogurt, frutta.

Poi siamo usciti, destinazione di nuovo Banana Bay, avevamo controllato gli orari delle maree e ci sbrigavamo beccavamo ancora quella alta.

Mentre andavamo Bram mi ha fatto un cazziatone. Ha detto che vivo la vacanza in maniera assolutamente passiva e che OK, ho studiato l’itinerario prima di partire, ma adesso che siamo qua faccio fare tutto a lui, dal cercare i posti per dormire al lavare i piatti, e che appena c’è un secondo libero scrivo sul blog e che a volte viene a sapere quello che penso e come mi sono vissuta certe esperienze dal blog! Point taken, ed è per questo che la frequenza dei post si è un poc(hin)o ridotta!

Lungo la via ci siamo fermati dai Signori dei Manghi. I Signori dei Manghi hanno un ottimo senso degli affari, perché ci siamo fermati con l’idea di comprare due manghi e siamo venuti via con quattro manghi e tre frutti del dragone di quelli fucsia dolci e succosissimi (la mia maglietta può testimoniare)! Anche i manghi sono molto buoni, sono in stagione e ne siamo facendo delle gran scorpacciate. Ce ne sono di tre colori: verdi, gialli e rossi. Allegria!

Lungo la via abbiamo passato un ponte sospeso, e poi siamo arrivati a Banana Bay. Bram è stato in acqua un sacchissimo e ha visto tanti pesci e si è bruciato la schiena e io intanto scrivevo sul blog, ihihih!

Quando siamo arrivati non c’era nessuno

20190623_121500.jpg

e quando siamo venuti via c’erano parecchie persone, fra cui una bella famigliuola con bimbi piccoli e dei brutti turisti ciccioni che fumavano in acqua e buttavano i mozziconi in mare!

Quando il pesce è tornato io avevo fame e un polso bruciato. Non capivo come fosse possibile (usiamo la protezione 50), poi mi sono resa conto che tutte le volte che montiamo in scooter mi do la crema e poi mi metto la borsa da mare tipo zaino e nel farlo struscio sul polso e mi levo la crema! La borsa da mare sarà protettissima! Adesso abbiamo messo insieme una strategia per cui io stendo le braccia all’indietro e Bram ci aggancia la borsa (con delicatezza).

Vicino a Banana Bay c’è un faro che volevo visitare e ci doveva essere anche un ristorante di pesce, dunque è lì che ci siamo diretti. Quando siamo arrivati al faro la situazione era questa:

20190623_134743.jpg

Per la cronaca quelli non sono pullman di linea, quelli sono autobus turistici.

Vi ho già detto quanto l’approccio di Taiwan al turismo mi affascini. È come se mettessero degli enormi cartelli con scritto “TURISTI, VENITE QUI! QUESTO È UN POSTO TURISTICISSIMO! MILIONI DI TURISTI AL GIORNO!”. Che non so, immagino sia un approccio che con una certa tipologia di turista funziona, ma su me e Bram ha proprio l’effetto opposto!
Il turismo qua e in particolare a Kenting è prevalentemente cinese. Ora non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ci sono turisti educati e maleducati ovunque, ma i gruppi di turisti cinesi che abbiamo incontrato noi erano proprio tremendi. Totale mancanza di educazione e non dico attenzione verso il prossimo, ma quantomeno presa di coscienza che il prossimo esiste; spazzatura buttata per terra; spinte e gomitate; urla e schiamazzi tutto il tempo (che io tutte le volte penso che sia successo qualcosa e salto in aria, e invece è solo il loro modo di parlare!). L’altro giorno un furgoncino ci ha parcheggiato talmente vicino che ha toccato lo scooter e ci ha quasi fatto cadere, non si sono scusati e quando Bram gliel’ha fatto notare (e OK che non parliamo cinese, ma sapete bene che quando vuole Bram sa farsi capire) ci hanno semplicemente ignorato. Trasparenti.
Mi rendo bene conto che tanto è culturale, che delle cose che io percepisco come maleducate per loro non lo sono… però ecco, se posso scegliere fra un posto in cui ci sono dei grossi gruppi di turisti cinesi e un posto e in cui non ci sono scelgo il secondo.

Ed è stato così che siamo finiti a pranzo in un posto di merda! L’unico pasto veramente cattivo di tutta la vacanza!

Dopo aver visto tutti gli autobus turistici io il faro non lo volevo più visitare. Il ristorante di pesce aveva solo pesce surgelato e niente bagno e a me scappava la pipì, quindi l’ho bocciato. Bram si è scazzato. Volevamo mangiare al volo per poi continuare e invece e il faro no, e il ristorante no… Sotto pressione io sono entrata nel primo posto che ho visto che avesse un bagno ed ecco come siamo finiti nel ristorante caccone!

Secondo me semplicemente non era un ristorante e non avevano cibo fresco in cucina, perché il riso agli scampi di Bram era in bianco con due gamberetti secchi sopra (per compensare era servito in una conchiglia!)

IMG_20190623_231730_578.jpg

e il mio piatto non ve lo faccio vedere perché era veramente impresentabile. Non era solo insapore, era proprio cattivo. Da un lato ci sarebbe quasi da fargli i complementi, perché cibo cattivo a Taiwan veramente è difficile!

Bram a quel punto era di pessimo umore. Ma Bram è così, si scazza facilmente ma gli passa anche facilmente. C’era una bella spiaggia dove abbiamo pranzato, siamo scesi a guardarla e già era di nuovo felice!

20190623_140802.jpg

20190623_145437.jpg

Poi volevamo restare in zona e allora siamo andati a fare il ponte sospeso! Cazzatina forse un pochino turistichetta (in passato avrà avuto un ruolo immagino, ma adesso è lì solo per i turisti visto che ce n’è uno di cemento accanto) ma carino.

20190623_160047.jpg

Una cosa che continua a stupirmi di Taiwan è quando verde ci sia e come spesso si passi in pochi metri da spiaggia o città a giungla o montagne.

20190626_232703.jpg

A sinistra spiaggia, a destra selva!

Il nostro peregrinare ci ha poi portato su una strada attraversata da granchi

20190626_232742.jpg

e su una spiaggia di surfisti

20190623_163504.jpg

(e con Sampei?).

In spiaggia ci siamo seduti e siamo semplicemente stati un po’ lì a guardarci intorno. Quando ti fermi inizia a notare tante piccole cose che quando corri non vedi. Per esempio, che questa spiaggia era piena di paguri Bernardo!

Si stava facendo sera (il sole tramonta alle 19) e abbiamo deciso di andare a cercare una cascata segreta di cui ci aveva parlato Henri, vicina a casa nostra, prima che facesse buio.

20190623_165555.jpg

E questa sarebbe stata la prima epic fail della giornata.

Ci avviamo e seguendo la mappa ci infiliamo in una sorta di foresta giunglesca (spero che apprezziate la precisione delle informazioni che fornisco!) col motorino. Immediatamente io inizio a caarmi in caso. Cosa sbucherà dalla foresta per aggredirci? Un cane, un serpente, un cinghiale? Il sentiero è stretto, le mie gambe nude sfiorano foglie e frasche, Bram guida e io tremo.

Passiamo delle mucche, dei bufali, dei contadini che lavorano nei campi. Poi arriviamo a un punto in cui con lo scooter non si può proseguire, lo abbandoniamo e continuiamo a piedi.

20190623_174510.jpg

La foresta si fa più fitta e più buia. Secondo la mappa dovremmo essere a poche centinaia di metri dalla cascata. Arriviamo a un fiumiciattolo, e non sappiamo se dobbiamo attraversarlo o costeggiarlo.

È quello il momento in cui io mi paralizzo. La paura che sbuchino dei cinghiali mi blocca, e non riesco più ad andare avanti. Sono terrorizzata. Mi sento anche molto cretina, perché adoro le cascate e alla cascata vorrei proprio arrivare, ma non riesco a muovermi.

Ci sono persone, come Henri giustappunto, che quando leggono sulla guida Se siete fortunati riuscirete a vedere dei serpenti si esaltano.
E poi ci sono io, che mi spavento e non voglio più andare.
La cosa più brutta è che la mia paura è contagiosa. Divento un fascio di nervi, inizio a sussultare a ogni singolo fruscio scattando con Hai sentito! Che era?, e alla fine inizia ad innervosirsi anche il disgraziato (o la disgraziata) che è con me.

Ma quanto è brutta la paura?
È brutta perché non si può controllare (mentalmente) e perché spesso dipende da qualcosa che non possiamo controllare (esternamente). Se io stavo così male pensando che magari ci potessero essere dei cinghiali (che comunque se anche ci fossero stati, oggettivamente avrebbero probabilmente avuto più paura di me), ma ci pensate alla paura che deve avere il migrante clandestino nascosto che sente la polizia arrivare (che cerca proprio lui)?

Insomma alla fine siamo tornati indietro e la cascata non l’abbiamo vista.

EPIC FAIL #1.

Da dire c’è che la cosa che dà più fastidio a Bram è l’indecisione. Mentre stavo lì e cinchiaschiavo era un po’ sfavato, ma quando ho detto Torniamo indietro non ha fatto una grinza!

Siamo passati da casa per riposarci un po’ e poi siamo andati a cena, sul presto perché a Manzhou alle 20 chiude tutto. Quando vi parlo di ristoranti uno appiccicato all’altro questo è quello a cui mi riferisco:

20190626_233024.jpg

Attratti da quella bella zuppona siamo entrati in quello giallo, ma non c’erano clienti e la proprietaria non sembrava avere molta voglia di cucinare per noi. Allora siamo andati in quello rosso. In quello rosso ci hanno accolto benissimo e la cena è stata una gran bella sorpresa! Abbiamo ordinato dei dumplings, una zuppa di wonton orgasmica (credevo che dumplings e wonton fossero più o meno la stessa cosa e invece nei wonton la pasta è più sottile, sono più delicati), una frittata con i cipollotti, delle verdure saltate e del mapo tofu. Tutto era delizioserrimo!

Dopo cena siamo tornati a casa, e qua c’è stata la seconda epic fail della giornata.

Come ho già scritto, nel giardino della casa c’era un hot tub e cioè una vasca all’aperto da riempire di acqua calda o fredda a proprio piacimento per poi stare lì a rilassarsi con birra, candele o altro. La vasca era in un angoletto carinissimo sotto all’albero di jackfruit (che profuma!) con intorno delle lucette fatate. Bram l’ha gentilmente pulita (mentre io in casa facevo un salto alto due metri perché spostando una presina mi era saltato addosso un geco) e poi l’abbiamo riempita, e mentre aspettavamo che si riempisse abbiamo pianificato i giorni successivi.

Ora, se vi devo dire la verità non è neanche che io avessi tutta questa gran voglia di hot tub, perché ero stanca; ma era lì, e sembrava uno spreco andarsene dalla casa senza averne approfittato. C’era anche un tavolo da ping pong e se non fossero state le dieci di sera mi sarei probabilmente sentita in dovere di approfittare anche di quello!

Finita la programmazione il sospirato momento è arrivato. Ci siamo infilati il costume, abbiamo afferrato un paio di birre e il cellulare per la musica e ci siamo immersi. Aaahhh, goduria!

Per tre secondi.

Primo errore: abituati all’Islanda abbiamo riempito la vasca con l’acqua calda; ma a Manzhou faceva un gran caldo, e quando fa così caldo stare immersi nell’acqua bollente è l’ultima cosa che si vuole (hot pot)!
Secondo errore: abbiamo sottovalutato le zanzare tigre.

Nel giro di due minuti (e quattro pizzichi) io ero di nuovo in casa.

EPIC FAIL #2!

INFO

Orrido pranzo da 海洋玫瑰_民宿餐廳, 500 TWD, non ci andate.
Cena nel posto rosso in foto nella piazzetta di Manzhou. Non mi ricordo quanto abbiamo speso ma poco. Consigliato!

Taiwan. Sabato 22 Giugno. Da Kaohsiung a Manzhou. Menta pesce, mare e pizza!

giugno 25, 2019

Sabato mattina siamo partiti per Kenting National Park. Sull’autobus da Kaohsiung a Hengchun ho ricevuto una notizia blogghesca bella e totalmente inaspettata, ma credo che ci farò un post a parte quando torno!

Mi è rimasta la sensazione, riguardo a Kaohsiung, di mille città in una: le grosse vie trafficate, le viuzze piccole e tranquille, le aree industriali, le aree chic, il parco, il lago…
Mi è rimasta anche la sensazione di aver solo grattato la superficie.
Ma purtroppo tutto questo viaggio è così, avendo tempo limitato e niente macchina siamo costretti a limitarci alle zone più facili da raggiungere. Non siamo quasi mai andati “off the beaten track”, solo a Kenting.

A Hengchun ci è venuto a prendere il proprietario della casa in cui avremmo dormito: Henri, un surfista finlandese che ha sposato una taiwanese e vive a Manzhou. Buffo che gli avevo mandato una nostra foto perché potesse riconoscerci volta scesi dall’autobus, senza pensare al fatto che eravamo gli unici senza occhi a mandorla! Oh una piccola cosa a tal proposito, che non ho mai scritto e se no va a finire che me la dimentico. Il cliché dei capelli lisci è proprio un cliché! Da quando sono qua ho visto tutti i tipi di capelli: lisci, mossi, ricci e pure super crespi!

Arriviamo a Manzhou verso l’ora di pranzo e la casa è bellissima: tre camere, giardino con hot tub, tavolo da ping pong, albero di jackfruit. Ed è tutta per noi! Fuori uno scooter ci aspetta. Io sto morendo di fame, quindi il tempo di infilarci il costume e poi via a pranzo!

20190625_082917.jpg

Nella piazzetta del villaggio ci sono cinque o sei ristoranti minuscoli, uno attaccato all’altro. Uno è vietnamita e visto che è tanto che non mangiamo vietnamita andiamo lì. Ordiniamo maiale saltato, noodles e involtini primavera alla vietnamita e cioè freschi, non fritti. Il maiale è delizioso, i noodles sono così così, gli involtini hanno un odore strano e non capisco perché visto che gli ingredienti sono più o meno gli stessi in tutti e tre i piatti. Li osservo perplessa, poi ho un flash. Fish mint, la menta pesce, così chiamata perché si dice puzzi di pesce – ma secondo me più che di pesce puzza, e purtroppo anche sa, di un misto fra piedi e uova marce! Caposaldo della cucina vietnamita, come possa essere tanto amata per me è un Grande Mistero. Nei nostri involtini ce n’è una quantità imbarazzante e tocca fare un lavoro certosino per individuarla ed eliminarla tutta, dopodiché gli involtini diventano buoni!

Dopo pranzo prendiamo un succo di frutto del dragone a uno stand di succhi e poi ci mettiamo in viaggio, destinazione spiaggia. Bram guida, io mi godo il paesaggio, il sole sulla pelle e il vento fra i capelli e mi sento felice, felice, felice.

Una sosta per ammirare il panorama, col casco lasciato casualmente sul motorino come qua fanno tutti (a Bruxelles ce ne ritroveresti due!),

20190626_002524.jpg

una sosta in un porticciolo e poi arriviamo al bivio per Banana Bay, che era la nostra destinazione. Problema: all’imbocco della stradina che dovremmo imboccare c’è un cane che abbaia. Ho costretto Bram a fare il giro e arrivare dall’altro lato.

Anche Banana Bay è un piccolo porto. Bram si è guardato un po’ intorno, poi si è tuffato. È rimasto in acqua circa un quarto d’ora, poi è arrivato un tizio col fischietto che ha fischiato per chiamarlo e quando Bram si è avvicinato ha fatto un gesto inequivocabile: braccia incrociate con le mani che puntano verso le spalle, significato: NO! E cioè, non si può nuotare qui.

Eravamo un po’ perplessi, non tanto perché c’erano un sacco di cartelli che dicevano che non si può pescare e tutti pescavano e nessuno diceva nulla, e nessun cartello che dicesse che non si può nuotare, quanto per il fatto che avevamo letto su vari blog e anche sulla LP che Banana Bay è una delle baie più carine per fare snorkeling. Torniamo indietro, e ci accorgiamo che vicino a dove abbiamo lasciato lo scooter parte un sentiero, che non si sa come non avevamo notato, che porta non al porto ma alla spiaggia! Insomma, spiaggia si fa per dire. Qui:

20190622_170116.jpg

‘Sti tizi si stavano facendo un servizio fotografico e non c’era verso si levassero, alla fine ho fatto la foto con loro dentro!

Come al solito Bram ha fatto il pesce e io il granchio. L’acqua era mossa e la marea era bassa, non proprio l’ideale per nuotare, ma carino lo stesso.

Lasciata Banana Bay abbiamo fatto un po’ una cazzata. Abbiamo deciso di andare a vedere il tramonto a Baisha, White Sand Beach. La cazzata deriva dal fatto che Baisha era abbastanza lontana in motorino, e soprattutto è vicina a Hengchun che è il primo posto che avevamo valutato per dormire. Che senso ha andare a dormire in un posto remoto per poi fare cose vicine a quello più affollato? Allora tanto valeva dormire lì! Il fatto è che io non ho il minimo senso dell’orientamento, e quando ho proposto di andare a vedere il tramonto a Baisha non avevo realizzato il fatto che fosse lontanuccia.

Comunque, siamo andati a Baisha, ed era molto bella ma quando siamo arrivati c’era il mondo, compresa parecchia gente che andava su e giù per la spiaggia in TRATTORE!

Anche qua un sacco di persone si facevano le foto in posa, per Instagram suppongo. Ma voi non avete idea. Gente, ho visto solo ragazze ma magari lo fanno anche i ragazzi non so, in posa su una roccia per ore. Ore! Non sto esagerando.

20190622_184844.jpg

Che poi fossero bellini almeno. Invece guardate che bruttoni!

20190622_184906.jpg

^^

20190622_185212.jpg

La cosa sorprendente è che poco prima del tramonto se ne sono andati tutti. Mistero. Forse la luce non andava più bene per fare le foto? Fatto sta che il tramonto ce lo siamo visto da soli in pace!

20190622_185326.jpg

Dopo c’era da decidere dove andare a cena. Un’idea mi ronzava in testa. Ah! Colgo l’occasione per dire una cosa. Sono estremamente grata a tutta la gente che recensisce i ristoranti su Google e mette le foto dei piatti. Non potete immaginare quante volte, quando non eravamo in grado di comprendere il menù, abbiamo usato quelle foto per ordinare!
Dicevo, per organizzare il viaggio abbiamo estensivamente usato un blog che si chiama Taiwanese Secrets. Il ragazzo che lo scrive è canadese e ha varie pizzerie sparse per Taiwan. Una è a Kenting, e visto che mi sento un po’ in dovere di ringraziarlo in qualche modo per tutte le informazioni che gli ho scroccato gratis propongo a Bram di fare un’eccezione e andare a mangiare la pizza. Bram accetta (reluctantly, dice lui) (sto bloggando a voce) e ci mettiamo in marcia. Colpo di fortuna, appena arrivati becco il proprietario che se ne sta andando e così ho l’occasione di conoscerlo di persona e di ringraziarlo per il lavoro che fa col blog! Le pizze non sono male, certo sono diverse da quelle che si mangiano in Italia, ma sono più che accettabili. Prendiamo una pizza col salamino piccante (il famoso pepperoni!), buona anche se il salame non è piccante (troiaio per troiaio, per compensare ci mettiamo il tabasco), e una Margherita. La mozzarella è un po’ strana, onestamente non mi sembra mozzarella, ma sopra alla Margherita c’è dell’olio d’oliva a crudo che amo. Nel complesso non rimpiango per niente di esserci andata, è stata una cena diversa dal solito.

20190625_083103.jpg

Quello che sulla via del ritorno ho rimpianto, e parecchio, è stata la decisione di spingerci così lontano con lo scooter. Eravamo in infradito e la strada al ritorno era buia e la distanza da percorrere di circa 40 minuti. Lo scooter sembrava non avere i pedali che la persona seduta dietro usa per appoggiare i piedi, dunque io dovevo stare in una posizione strana che mi faceva venire il mal di schiena e con le dita dei piedi tutte incriccate per trattenere le infradito che avevo paura sarebbero volate via. Ma la cosa peggiore non era quella, la cosa peggiore è che, ancora traumatizzata dall’esperienza col cane del giorno prima, avevo paura. Percorrevamo strade buie con foreste di vegetazione subtropicale (credo!) ai due lati e io avevo paura che ci investissero, avevo paura che sbucasse un cane e ci aggredisse, e visto che Henri ci aveva detto che in zona ci sono dei cinghiali per non farmene mancare nessuna avevo anche paura che una famiglia di cinghiali sbucasse e ci mangiasse! Gli unici momenti in cui mi sentivo meglio, più serena, erano quelli in cui passavamo accanto a dei templi. È stato un viaggio da incubo, e quando siamo arrivati sono stata proprio felice. Ma sarò scema!

INFO

A Kaohsiung abbiamo dormito alla Ho̍k House. Piccolina e molto giapponese, mi è piaciuta tantissimo. Abbiamo pagato 6774 TWD per tre notti. La colazione facoltativa costava 190 TWD a persona.
Pranzo vietnamita da 越南美食 a Manzhou. 270 TWD.
Cena da Pizza Rock Kenting. 698 TWD per due pizze e due bibite.

REWIND

Mi ero scordata che a Cijin si stavano preparando a una gara di sculture di sabbia e facevano sul serio, stavano costruendo robe tipo ville a tre piani con tanto di struttura sottostante in legno e scavatrice!