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Un’estate spezzettata: 15-21 Luglio 2019 (in Belgio fra cinema all’aperto, musici sui tetti et fêtes foraines)

marzo 27, 2020

Allora! Ho iniziato anche il post precedente con la parola allora? Ci sta. Comunque! Musica, c’è. Aperitivo, c’è. Vino, c’è. Ottimo momento per iniziare a scrivere sul blog! Riprendo con l’estate, e se pensate che io sia una brutta puzzacchiona perché non scrivo del virus… non leggete! Intanto noi, ligi ligi, stiamo a casa.

Dunque (variante di allora), eravamo rimasti a… Luglio!

Lunedì 15 Luglio

Lavoro e poi corso di vietnamita. La sera a casa con Bram, abbiamo mangiato le tagliatelle verdi al burro per me (mi sa che non stavo tanto bene di pancia, altrimenti per quale motivo sarei andata di pasta in bianco?) e zucchine e cipolle per lui (molto meglio!) finendo di guardare “Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story”, di Martin Scorsese. Mi è piaciuto tantissimissimo e per giorni e giorni non ho fatto altro che leggerne (è un po’ romanzato quindi dovevo leggere per documentarmi sul serio) e ascoltare la musica di Bob Dylan, e mi sono anche un pochino innamorata del giovane Bob!

Oh, where have you been, my blue-eyed son?

Martedì 16 Luglio

Lavoro e poi mi sono trovata con Bram a Rodebeek.

Dovete sapete che a Bruxelles ogni Luglio fanno un festival che si chiama Bruxelles fait son cinéma: per 10 giorni consecutivi un film diverso viene proiettato ogni sera nella piazza di un comune diverso, all’aperto e gratuitamente. Sono anni che ci voglio andare e per un motivo o per l’altro in 11 anni in Belgio (che nel frattempo sono diventati 12) non ci ero mai stata. Quella sera finalmente sì!

Io e Bram siamo arrivati presto e non c’era tanta gente (in compenso c’era una dimostrazione di flamenco) (?). Un baracchino offriva del cibo e mi ricordo che ci siamo presi qualcosa di fritto e buono ma non so più cosa. Quello che so è che facevano anche hamburgers e che non ne abbiamo ordinato uno perché era ancora presto, e poi è arrivata un sacco di gente e si è formata una coda talmente lunga che prima di arrivare all’ultimo della fila gli hamburger erano finiti, e così noi siamo rimasti senza cena ooouuuhhh!

Al cinema c’era anche il mio amico Vincenzo. Lui del festival è un veterano! E mi ha detto che di solito non c’è tanto casino. Chissà perché quella sera c’era il mondo.

Tutti a pancia vuota abbiamo visto Everybody Knows, nel comune di Woluwe-Saint-Pierre. È un film con Pénelope Cruz che non mi ha esaltato. Faceva tantissimissimo freddissimo e ci siamo congelati, e quando è finito era talmente tardi che non c’era più metro e abbiamo dovuto prendere un Uber!

Mi dice Vincenzo che la circostanza fu eccezionale: è raro che faccia così freddo a Luglio, e di solito non c’è tanto casino. Dovrò tornarci… anche se chissà se questa estate lo faranno? Chi lo sa?

Mercoledì 17 Luglio

Lavoravo da casa, e stando alle mie note (mica pensavate che mi ricordi in questo pazzo Marzo cosa ho fatto a Luglio, vero?) sono anche riuscita a preparare i pancake per colazione, la pasta al limone per pranzo, una torta di mele e il calicanto pesto del piquillo.

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Per quale motivo abbia fatto il pesto al momento non ve lo so dire, visto che la sera non sono stata a casa ma sono uscita con Vincenzo! Abbiamo bevuto una birra e poi abbiamo bevuto altra birra in un ristorante greco in zona, perché l’acqua in Belgio costa troppo (non è una battuta).

Del ristorante mi ricordo una cosa. Ci ha servito un signore non giovanissimo con una barba bianca. Non era completamente in salute, adesso non mi ricordo più se balbettava o zoppicava o cosa… forse semplicemente non parlava inglese tanto bene? Comunque, convinta che fosse greco gli ho chiesto di dove fosse. È invece venuto fuori che era fiammingo, di Gent mi pare, e che quello era il suo primo giorno di lavoro.
Mi ha fatto pensare. Un signore anziano, non in forma, che si fa tutti i giorni Gent-Bruxelles per lavorare in un ristorantino greco? Deve aver proprio bisogno di soldi.
Dopo un po’ il ristorante ha chiuso per fare dei lavori, e adesso di certo non è aperto.
Chissà il signore che fine avrà fatto?

Per il resto, la serata con Vincenzo è stata bella. Ma le serate con Vincenzo sono sempre belle! È una persona delicata, che sa un sacco di cose ma è umile, e divertente in un modo non becero che adoro. È unico!

Giovedì 18 Luglio

Oh, adesso so perché avevo fatto il pesto.

Dunque, la mattina sono andata al lavoro e sono scesa a Kraainem per passare dal parco e nel parco ho visto un mega scoiattolone gigantenorme che mi ha terrorizzato!

La sera Justyna è venuta a cena da me (ecco perché il pesto) e poi siamo andate alla Tour à Plomb, un centro sociale/culturale vicinissimo a casa mia, per provare una lezione gratuita di danze africane. È venuto fuori che non siamo particolarmente dotate (strano) ma ci siamo divertite un sacco!

Venerdì 19 Luglio

Dopo il lavoro ho trascinato Bram a Gent perché c’era un festival di circo. Lo spettacolo che volevo vedere finiva tardi e mi ricordo vagamente di aver disperatamente cercato di convincere Bram a prenotare un albergo last minute per poter dormire a Gent e vedere lo spettacolo fino alla fine!

Non ci sono riuscita, e meno male.

Lo spettacolo era organizzato in maniera un po’ hippie. Molto hippie. Troppo. Cioè in pratica era super disorganizzato!

L’idea era pure carina. Era una giornata spettacolare e abbiamo cominciato fuori. Era il compleanno della compagnia di circo Les Malunes e avevano invitato varie altre compagnie per una sorta di enorme festone. C’era un bbq e ci si potevano comprare le salsicce e le verdure e il pane pagando quel che si voleva per poi grigliarseli e mangiarseli. Visto che c’era un sacco di gente in coda al bbq che non aveva mai grigliato prima dopo un po’, come è naturale, è venuto fuori il Re del bbq che si è messo a grigliare per tutti. Evviva!

E che dire, l’atmosfera era carina. Il tempo era bello, per gli standard belgi chiaro, tutti erano allegri, dei musici suonavano sopra al tetto di un tendone.

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Ma lo spettacolo era veramente troppo disorganizzato. Quando siamo entrati siamo finiti in una zona da cui non si vedeva nulla. L’idea degli organizzatori era che la gente si spostasse ogni tanto, ma vi pare che uno che è casualmente finito in prima fila si sposta? Perché dovrebbe? E varie esibizioni avvenivano in contemporanea e era impossibile seguire tutto. Insomma una gran confusione, e alla fine ci siamo stufati e siamo venuti via!

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Al ritorno a Bruxelles è successa una cosa strana.
Abbiamo trovato un cellulare sul tram.
Dopo poco il cellulare si è messo a squillare.
Ho risposto, e alla voce al telefono, di donna ma il cellulare non era suo (il tizio che aveva dimenticato il cellulare parlava solo arabo, la donna faceva da traduttrice), ho detto che avevo trovato il cellulare e che sarei scesa a Porte d’Anderlecht. Lei mi ha detto, entusiasta, che era perfetto, perché lei e il proprietario del cellulare erano proprio lì!
Ora, la cosa che trovo strana è la seguente.
Se te prima perdi il cellulare sul tram e io dopo lo trovo, te in teoria dovresti essere a una fermata del tram precedente alla mia, non successiva. No? A meno che il tram non abbia fatto un intero completo senza che nessuno abbia toccato il cellulare… estremamente improbabile a Bruxelles.
Comunque! Cellulare consegnato, punti karma incassati! Basta poco che ce vo’?

Sabato 20 Luglio

Ci siamo svegliati tardi e dopo colazione Bram è andato a giocare a calcio e io sono uscita. Ho fatto un giro che adoro (e che al momento posso solo sognare).

Rue de Flandre, vicina a casa mia.

Prima tappa Signora Ava. Un piccolo ristorante italiano che non amavo, di più. Gestito da una giovane coppia, Enzo e Claudia, avevano ogni giorno solo due o tre proposte, ma sempre particolari, freschissime e buonissime. Prodotti d’eccellenza, servizio freddo ma solo all’apparenza. Quanto amavo quel posto. Quante volte ci sono andata da sola, con un libro e un bicchiere di vino. Anche quel giorno. Signora Ava adesso purtroppo ha chiuso. È stata rilevata ed è diventata un altro ristorante italiano chic e senz’anima. Il vecchio Signora Ava era un posto speciale, che peccato che non ci sia più!

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Poi sono andata a svaligiare una libreria bellissima e sono passata da un negozio di vestiti fair trade, entrambi fra i miei posti del cuore.

Poi si è messo a diluviare! E allora ho pensato, oddio quanto sarebbe bello andare a fare un massaggio adesso? E ci ho provato. Ma il posto dei massaggi era chiuso.

Allora sono andata a trovare KOK! Abbiamo chiacchierato un po’ e quando ha smesso di piovere sono andata a fare la spesa e  poia casa a cucinare.

Ho fatto la focaccia e un dolce arrotolato al cioccolato bianco, pistacchi e lamponi, tutto per una cena a cui eravamo invitati il giorno dopo.

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Per la cena della sera stessa, invece, ha cucinato Bram: guacamole e gamberetti preparati in due maniere diverse (con l’avocado e à la diabolique). Margarita, e abbiamo passato la serata a giocare a carte! Bello!

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Domenica 21 Luglio

La mattinata è stata estremamente produttiva. Ci siamo svegliati tardi, abbiamo fatto colazione e poi in tipo mezz’ora abbiamo prenotato tutti i posti per dormire a Napoli e Procida dove saremmo andati a Settembre (per lavoro mio, ne ho già scritto). Considerando che per Taiwan ci avevamo messo una settimana a posto perché non riuscivamo a deciderci, ero incredula!

Abbiamo pranzato con le linguine al cartoccio con le verdure e la scamorza affumicata e poi siamo usciti. Eravamo invitati a cena da Cédric e Stephanie che vivono vicino a La Hulpe che è un posto incantevole, ed è verso La Hulpe che ci siamo diretti.

A La Hulpe ci sono:

  • un parco bellissimo
  • la Fondation Folon
  • la taverna dell’uomo blu

e questi ci sono sempre; e in quel perido, all’interno della fondazione, c’era anche una mostra su Corto Maltese!

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La mostra mi è piaciuta un sacco.

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Ma anche la parte del museo dedicata a Folon mi è sembrata favolosa, e mi sono ripromessa di tornarci per visitarla.

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Mi sembra di ricordare che ci fossero anche due cani di quelli che sembrano usciti da un fumetto. Altissimi, elegantissimi, col pelo che sembra tagliatelle…

La serata da Cédric e Stephanie è stata molto carina. C’erano anche Nicolas e Julie e abbiamo fatto un bbq in giardino. Nicolas e Julie avevano con loro l’ultimo nato (il terzo), minuscolo e urlante. Cioè no, la maggior parte del tempo ha dormito, ma quando voleva farsi sentire non piangeva ma strillava. Era piccolissimo, avrà avuto un paio di mesi? Federica se mi leggi (non credo), mi avevi raccontato una volta che le tue figlie non hanno mai pianto e hanno sempre e solo urlato: non avevo afferrato il concetto fino a che non ho conosciuto quel piccino!

È stata una bella serata. Conosco Julie molto poco ma la ammiro molto perché fa davvero quello che io solo sogno di fare, e cioè cucina per mestiere; quella sera ho avuto l’occasione di chiacchierarci un po’ e di farle un sacco di domande, è stato super interessante!

Dopo cena siamo andati alla festa del 21 Luglio, che in Belgio è la festa nazionale, e a quanto pare il party che organizzano nel villaggio di Cédric e Stephanie è così famoso che tutta la Vallonia si sposta per partecipare; ed è stato effettivamente molto folkloristico e interessante, un po’ come vedere una sagra in un altro paese!

Al ritorno ho dovuto guidare io perché Bram era briaello. Io ooodio guidare in Belgio! Cioè non in Belgio in particolare, in posti che non conosco con macchine che non conosco.

Ecco ho finito. Che strano scrivere di tutte queste uscite ora. Chissà quando potremo farlo di nuovo?

Andalucía. Jerez de la Frontera. Venerdì 24 Gennaio. Quadri, vino buono e note arabe. Più un piccolo update sulla situazione attuale.

marzo 23, 2020

Da un lato mi fa strano scrivere di viaggi mentre sono chiusa in casa. Dall’altro del motivo per cui siamo chiusi in casa si sente parlare tutto il tempo ovunque.

Dunque, brevissimo aggiornamento e poi passo ad altro.
Io e Bram stiamo bene e lavoriamo da casa. In Belgio le regole sono meno rigide e si può ancora uscire. Noi avendo l’occhio su quello che sta succedendo in Italia tendiamo a seguire le regole italiane e usciamo solo per la spesa e per andare a correre – qua è ancora possibile e per me è fondamentale. Corriamo a Molenbeek in vie solitamente deserte e talmente larghe che se c’è qualcuno è semplicissimo evitarsi. Se lo proibiranno ovviamente smetteremo. Alti e bassi come è normale in questa situazione, ma nel complesso stiamo bene e ci rendiamo conto di essere privilegiati sotto parecchi punti di vista. Ci manca non avere un giardino ma pazienza!
A casa in Italia per ora tutto bene, anche se sono un po’ preoccupata perché due dei miei fratelli lavorano in ospedale e uno dei due come forse vi ricorderete vive nello stesso edificio in cui vivono i miei (che sono over 70) e ha due bimbi piccoli. D’altronde i miei sono adulti e vaccinati e quel che fanno è scelta loro.

E ora, l’ultimo giorno a Jerez!

L’ultimo giorno era Venerdì 24 Gennaio. Siamo ripartiti di Venerdì perché così il Sabato Bram avrebbe potuto giocare a calcio. E la verità è che a me non dispiaceva rientrare di Venerdì e avere il weekend per rilassarsi prima di rientrare al lavoro (sì, sto invecchiando!).

E dunque il Venerdì ci siamo alzati presto, abbiamo fatto un’ultima colazione a base di pane e pomodoro (quanto mi mancano!) e via di corsa alle Bodegas Tradición per fare la visita guidata della pinacoteca e bere sherry alle 10 del mattino, why not?

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Alle 10 puntuali siamo lì. Suoniamo… e nessuno ci apre.
Aspettiamo un po’, poi suoniamo di nuovo. Niente.
Che siano in ritardo? Decidiamo di attendere un pochino. Attendiamo… ma nada, nulla si muove.
Proviamo a telefonare. Non risponde nessuno.
Allora ci appostiamo dietro a una pianta e appena arriva un tizio col suo barroccio per comprarsi lo sherry lo assaltiamo e gli spieghiamo la situazione. Il tizio chiaramente con la visita guidata non c’entra niente, ma può almeno avvertire i proprietari!

I proprietari sono perplessi quanto noi. Le visite non le fanno loro, le fa un’agenzia, e la signora con cui abbiamo preso appuntamento non c’è. Ci fanno entrare e sedere su un divanetto e vanno avanti col loro business, e a sentirli parlare mi rendo conto di come vivano in altro mondo: Tokyo, Parigi, Londra sono posti che frequentano abitualmente e i cui nomi appaiono spesso nella conversazione.

Dopo un po’ ci dicono che qualcuno sta arrivando, e ci chiedono se intanto che aspettiamo vogliamo spostarci nella pinacoteca. E come no? Ci buttano dentro, ci mettono in mano un bicchiere di sherry e ci abbandonano lì.

La pinacoteca è un sogno. El Greco, Velázquez, Goya… C’è da perdere la testa. È come essere in un museo piccolo e in cui sono esposti solo capolavori. E ci siamo solo noi! E in più stiamo bevendo una sherry buonissimo (era buono davvero)! È stata un’esperienza incredibile, incredibile, incredibile. Metto solo quattro foto, quelle dei quadri non necessariamente più belli ma che mi hanno colpito di più… ma tutto era da far girare la testa. Una delle esperienze più stupefacenti della mia vita.

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Questo è Cristo triunfante di Pedro Villegas Marmolejo (Sevilla 1519 – 1596). Ci sarebbe poi stato spiegato che una volta il Cristo veniva rappresentato sulla croce non sofferente ma trionfante, con riferimento al trionfo sulla morte.

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Questa è Maria Luisa de Parma, 1800 di Francisco de Goya y Lucientes (Fuendetodos 1746 – Burdeos 1828). Ho adorato questo quadro, vedete come le pennellate riescono a dare l’impressione dei ricami sul vestito? Avevo pensato che avesse un’espressione un po’ arcigna, invece la bocca è così perché aveva avuto tanti figli e… non aveva più denti!

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Questo lo metto ma non ve lo spiego, perché c’è tanto di quel simbolismo dentro che non ce la posso fare a raccontare tutto (e manco mi ricordo)! È La Rendición de Granada (la resa di Granada) di Francisco Pradilla y Ortíz (Villanueva de Gallego, Zaragoza 1848 – Madrid 1921).

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E questo è un dettaglio del Carneval en Cibeles di Eugenio Lucas Villamil (Madrid 1858 – 1918). ¡Olé, olé y olé!

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Infine, questa è una Piccolina molto felice!

Abbiamo girellato da soli un bel po’, poi finalmente la guida è arrivata (un simpatico signore cileno) e ci ha datto dell’altro sherry delizioso e un po’ di spiegazioni sia sui quadri che sul vino, ed è stato molto piacevole. Proprio una bella mattinata! Avremmo voluto comprare dello sherry da portarci a casa (era veramente di qualità superiore, a quanto pare quando il mercato dello sherry è andato giù il proprietario delle Bodegas Tradición ha fatto il giro delle cantine e si è comprato tutte le bottiglie più pregiate e le ha usate per avviare la sua produzione) ma costava quanto i nostri stipendi messi insieme e allora l’abbiamo lasciato lì.

Poi siamo andati a visitare l’Alcázar! È il simbolo di Jerez e non l’avevamo ancora visto! Presto che è tardi! L’abbiamo girato tutto sotto a una pioggerella leggera e mi è piaciuto un sacco. Ma quanto è affascinante il passato arabo di Jerez? Non c’entra perché non è originale… ma ancora mi sogno l’hammam!

E poi? E poi un ultimo favoloso pasto a Las Banderillas. E poi aereo 1, Madrid, aereo 2, Bruxelles, casa!

Abbiamo avuto una sfiga incredibile col tempo, ma è stata una vacanza bellissima comunque. Mi piacerebbe tornarci col caldo e col sole, anche se col caldo e col sole ci sarà sicuramente più casino. Se ripenso ai giorni andalusi le prime tre parole che mi vengono in mente sono cibo, hammam e mare. Sono proprio epicurea!

Mi ero dimenticata della settimana del mio compleanno! Altro giro, altra promessa di cenetta speciale cucinata da lui! Macché, sono rincoglionita… sul comodino non c’era nulla ma la sera, rientrati a Bruxelles, avrei trovato un fumetto (una saga islandese) sotto al cuscino. Le cenette sono ancora in ballo comunque, la prima dovrebbe cucinarla questa Domenica (29 Marzo), vedremo se nella situazione attuale ci riuscirà!

 

Andalucía. Jerez de la Frontera. Giovedì 23 Gennaio. Vicoli colorati, il palazzo del tempo e Margarita!

marzo 10, 2020

Questo post l’avevo scritto tipo tre settimane fa. Riesco a pubblicarlo solo ora perché ho un periodo pienissimo al lavoro. Non avrei tempo neanche oggi, ma sono stufa di vederlo sulla to do list!

Il Giovedì è stato una giornata proprio bellina!

Ci siamo svegliati a Jerez (sul comodino, altra promessa di cene speciali cucinate da Bram, hurrà!), ci siamo infilati tutti i vestiti che avevamo uno sopra all’altro e siamo andati a fare colazione… al solito bar davanti al mercato? Boh, non mi ricordo! Comunque, abbiamo fatto colazione da qualche parte. Non ce l’ho neanche nella lista della spese, probabilmente uno avrà pagato quella e l’altro qualcos’altro e avremo fatto pari!

Dopo colazione ci siamo avviati verso il Palacio del Tiempo.

Abbiamo visitato Jerez a Cádiz in maniera un po’ strana, diversa sia dal modo classico di visitarle sia dal nostro modo di viaggiare. Il tempo era brutto e freddo, in una regione famosa per il caldo e per il sole; e le cose da fare non erano tantissime, e noi siamo abituati a trottare. La vacanza è stata strana per quanto è stata tranquilla e rilassante, ed è stato a tratti bello e a tratti quasi noioso… non so se lo rifarei. Un vantaggio è stato sicuramente il fatto di aver visitato tutte le attrazioni senza folla!
Una cosa di cui mi sono però resa conto è che abbiamo fatto un errore: per le cose da vedere ci siamo fermati alla Lonely Planet e non abbiamo fatto ricerca al di fuori.
Questa cosa per fortuna l’ho capita quando eravamo ancora a Jerez, e quando l’ho capita mi sono attivata; ed è stato così che ho scoperto l’esistenza del Palacio del Tiempo.

Si trova un po’ fuori, e per raggiungerlo, a piedi con calma, siamo passati dalle vie del flamenco. Ci siamo ritrovati in un’altra Jerez fatta di colori, stradine di acciottolato e cortili delle meraviglie. Se tutto è così bello con la pioggia, ricordo di aver pensato, chissà che meraviglia che deve essere col sole!

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Il cortile che vedete nelle ultime foto è quello del Centro Andaluz De Flamenco. Io lo volevo visitare per farmi dare la lista delle peña, e cioè i baretti in cui si balla il flamenco. Ma anche la visita è stata super interessante! È gratuita, l’edificio è bellissimo e ci sono un sacco di documenti e dipinti interessanti che aiutano a capire la storia di questa arte.

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La tappa successiva è stata, finalmente, il Palacio del Tiempo. Si tratta praticamente della mega collezione di orologi storici di un riccastro (che forse li comprava anche per riciclare denaro?), principalmente o forse solo francesi e inglesi – riccamente decorati i primi, massicci e seri i secondi! L’esposizione è privata e si vede, è curata e fatta veramente benissimo. Si può visitare solo tramite visita guidata, super super interessante. E tutta in spagnolo, e abbiamo capito tutto! Si può avere anche in inglese volendo. Eravamo solo in tre, e avevamo la guida tutta per noi e abbiamo potuto fare tutte le domande che volevamo. Il posto era molto suggestivo e a me continuava a venire in mente la poesia di W. H. Auden.

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But all the clocks in the city
Began to whirr and chime:
‘O let not Time deceive you,
You cannot conquer Time.

Terminata la visita ho chiesto alla guida se avesse altri posti speciali da visitare a Jerez e mi ha consigliato le Bodegas Tradición, delle botteghe di sherry di cui parlerò più avanti; abbiamo poi fatto un giretto nel giardino della fondazione (molto bello e molto bagnato), e infine ci siamo diretti verso il pranzo.

In zona non conoscevamo molto, ma sulla mia lista di posti da provare c’era un bar di tapas buone. L’abbiamo raggiunto, ed è stata una bella sfacchinata su vialoni trafficati. Siamo passati davanti a una pizzeria italiana tutta figa che si chiamava “Forno di legna” – mi ha fatto molto ridere, ho immaginato che al primo utilizzo il forno si sarebbe carbonizzato e ciao pizzeria! D’altronde a Bruxelles c’è, presa per il culo da tutti gli italiani, la pizzeria “Pizza di Legno”!

Il bar si è rivelato molto molto chic. Per la gioia di Bram (ma non per la mia, ma ero contenta per lui), un tripudio di pesce fresco!

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Lui ha mangiato tutto il bendiddio che vedete in foto, e io mi sono sfamata con un’ensaladilla e un tocino de cielo (ultima foto).

E poi? Poi non avevamo programmi e pioveva, e allora abbiamo preso l’autobus e siamo tornati verso il centro. Siamo passati dalle Bodegas Tradición e abbiamo chiesto se si potesse fare il tour guidato. Sul momento non si poteva, e il giorno dopo noi avevamo l’aereo; è venuto fuori che l’unica possibilità era farlo la mattina successiva alle 10. L’idea di bere sherry alle 10 del mattino non mi sorrideva, ma era l’unica possibilità e abbiamo prenotato.

Poi, in mancanza di altre opzioni e dato che pioveva, siamo andati a visitare il museo archeologico. Il museo archeologico è onestamente un po’ una cagata, e è tenuto male: niente audioguida, spiegazioni solo in spagnolo… mi è piaciuto solo questo pecorone qui:

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Usciti dal museo siamo andati a fare spese (acciugheeeee!) e poi siamo andati in albergo ad asciugarci. Per cena avevamo prenotato un ristorante messicano che ironicamente era vicino al Palacio del Tiempo: per andarci abbiamo preso un taxi.

Il ristorante non era di alta qualità. Ma era carino, buono, e il personale era gentile e simpatico. Ne è venuta fuori una serata bella bella! E io ho scoperto, con gioia, che nonostante a capodanno mi ci sia imbriaata e sia stata malissimo (devo ancora scriverne), sono ancora in grado, con moderazione, di bere Margarita!

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Son soddisfazioni.

INFO

La visita guidata del Palacio del Tiempo dura 50 minuti e costa 6 euro a persona.
A pranzo siamo stati al Bar El Cuco e abbiamo speso 38.90 per tutto quel pesce + vino.
Museo Arqueológico 5 euro a testa.
Taxi da Nuevo Hotel a ristorante messicano Mamalupe 11.50 in totale (andata e ritorno).
Cena da Mamalupe, 27.90 con tre piatti e due Margarita!

Piccola storia agliosa

febbraio 21, 2020

Un giorno una Piccolina si accorse che il suo ombrello ricordava un po’ un cane bagnato.
Lo fece asciugare per bene, ma niente cambiò.
Allora comprò un treccione di aglio affumicato e lo infilò nello zaino insieme all’ombrello.

E tutti vissero per sempre felici e contenti!

Andalucía. Da Cádiz a Jerez. Mercoledì 22 Gennaio. Di librerie, pioggia e hammam.

febbraio 11, 2020

Ce la farò a finire di scrivere della Spagna? Nel frattempo sono pure stata a Londra!

Dunque, eravamo rimasti al Martedì. Il Mercoledì saremmo tornati a Jerez. Le previsioni del tempo erano bruttissime e per questo motivo non avevamo fatto grandi programmi.

La mattina ci siamo svegliati a Cádiz, non tanto tardi perché era l’ultimo giorno e volevamo fare un po’ di cose prima di partire. A fare colazione siamo andati al mio amato caffè/libreria, che meraviglia! E poi abbiamo fatto un po’ di shopping mangereccio da riportare a Bruxelles, principalmente affettati e formaggi.

Fatto il check out siamo andati a prendere il treno. Per l’ora di pranzo eravamo a Jerez. Abbiamo fatto il check in e poi, in attesa dell’orario per cui avevamo prenotato l’hammam, siamo andati a fare un giro. Abbiamo passeggiato un po’ a caso (sotto la pioggia), e i nostri pasti hanno finito col condurci…

… dalle mie amate arselle! Oh come erano buone, ancora più della prima volta, oh quanto abbiamo fatto bene ad andarci! Per non parlare dell’atmosfera!

Per le 16 avevamo prenotato l’hammam. Come l’altra volta, un’ora di splash splash e una di massaggio, ma con una formula un pochino diversa: 30 minuti hammam, 60 massaggio, 30 hammam. Così usciti dal massaggio tutti belli rilassati e sciolti abbiamo avuto di nuovo la possibilità di gettarci nell’acqua calda, e che goduria! Il massaggio era quello classico, non è stato male ma quello con le pietre calde e fredde mi era piaciuto di più. L’hammam non era cambiato, era sempre bellissimo e un po’ magico. Mi manca molto.

Una cosa. Ho chiacchierato un po’ con la ragazzina che stava alla reception. Siamo finite a parlare del carnevale di Cádiz, e le ho chiesto se al concorso partecipino solo uomini. Mi ha spiegato che no, partecipano anche donne, ma non tante, perché non hanno tempo, devono stare a casa a guardare i figlioli…
Senza parole. E questa lavorava pure!
Ma in generale, la mentalità nella zona dell’Andalucía in cui siamo stati mi è sembrata un pochino maschilista. Nei posti di tapas abbiamo visto lavorare solo uomini, a teatro pure, e questo commento…

Usciti dall’hammam siamo tornati in albergo per asciugarci per bene e cambiarci, e poi era ora di cena. Abbiamo chiesto consiglio alla signora dell’albergo e lei ci ha consigliato un ristorante casereccio, che dopo giorni di tapas era esattamente ciò di cui avevo voglia. Ci siamo diretti lì…

… e ci siamo ritrovati in un posto assurdo.

Cioè il posto di per sé non sarebbe stato assurdo; a essere assurdo era il rapporto fra i due camerieri presenti.
Uno era giovane, biondo e super amichevole, con una gran voglia di chiacchierare.
All’altro, basso e grassottello (mi ricordava tantissimo come mi sono sempre immaginata Peter Minus), la cosa non garbava per niente, e ogni volta che il biondo si metteva a ciacolare lo interrompeva per dargli ordini in maniera sgarbata.
Ma il biondo non perdeva il sorriso e alla prima occasione si rimetteva a chiacchierare. Con grande scorno dell’altro appena tornava!

Mentre loro battibeccavano noi mangiavamo. Il cibo era semplice, non chissà che. Io ho preso delle acciughe che a quelle del giorno prima non legavano neanche le scarpe, delle crocchette e dei cardi gialli con l’uovo. Per Bram gamberi grigliati e un piattone di verdure, grigliate pure quelle, che ci ha reso molto felici perché le verdure durante il viaggio ci sono mancate. Ci siamo fatti tentare dal dolce ma ce ne siamo pentiti, era una torta di crema e pinoli industriale e stoppacciona.

Al rientro la camera era freddissima e io, un po’ per fare la scema un po’ per scaldarmi, mi sono messa a ballare. Solo che ero un po’ alticcia, e ho perso l’equilibrio e sono rovinata sull’attaccapanni, che è collassato sulla stufetta portandosi dietro tutti i nostri vestiti stesi ad asciugare! Ooouh!

E il mio compleanno? Non è che mi ricordi tanto, ah che brutta cosa la vecchiaia! Vediamo… Mmmmh, mi sa che devo aspettare di aver sistemato casa per ritrovare i bigliettini e scoprirlo, perché adesso proprio non mi viene in mente! Aggiornerò il post quando me lo ricordo! Trovato: un buono per un pomeriggio SPA! A dirla tutta, scrivo il 10 Marzo, avevamo prenotato per andare questa Domenica (15 Marzo), ma visti gli ultimi sviluppi e dato che qua le SPA sono nudiste, anche se qua la vita continua normalmente abbiamo deciso di rimandare…

INFO

Colazione a Càdiz a La Clandestina, 7.90 per due cappuccini e due porzioni di pane e pomodoro.
A Cádiz abbiamo dormito al Barakah Queen Cayetana. 163.20 per tre notti, senza colazione.
Coquinas a Las Banderillas 20.10 (col vino).
Cena al Tala Bar 60.60.

Andalucía. Cádiz. Martedì 21 Gennaio. ¡Olé, olé y olé!

febbraio 1, 2020

Martedì era il mio compleanno. Mi sono svegliata verso le 10:30 e ad aspettarmi ho trovato un nuovo bigliettino che conduceva alla… guida di Rotterdam! È tanto che ci voglio andare e Bram (che ha studiato lì) mi ha promesso che ci organizzerà un weekend, evviva!

Quando siamo usciti abbiamo scoperto che c’era il sole e che non tirava vento, quindi per una volta non faceva freddo. Che bel regalo di compleanno! Io ero un po’ restless perché eravamo usciti super tardi, e allora per far presto a far colazione siamo andati al mercato. Soliti pane e pomodoro e caffellatte, con vista sui banchi del pesce!

Al mercato abbiamo anche fatto un giretto, e abbiamo comprato la marmellata di asparagi che cercavo da quando l’avevo assaggiata. Mi sono rimasti gli occhi su un banchetto di panini e il naso su del prosciuttello ma ho resistito.

Poi siamo andati al Gran Teatro Falla, che per me era diventato un po’ un’ossessione.
Dunque, sapevo che Cádiz è famosa per il carnevale (che sarebbe cominciato a Febbraio).
Sapevo che il 20 Gennaio c’era il concorso del carnevale a un teatro. Ma mi ero fatta l’idea che il concorso fosse solo una sera e che fosse a porte chiuse.
Però la sera prima avevo scoperto che il concorso si tiene invece tutte le sere fino all’inizio del carnevale. E la gente in coda mi aveva detto che il teatro era pieno. Se è pieno vuol dire che è possibile comprare i biglietti ed entrare, no?
Un solo modo per scoprirlo!
Abbiamo dovuto fare il giro per trovare la biglietteria, che era una finestrina minuscola su un lato. Il tizio ci ha spiegato che sì, si potevano comprare i biglietti, ma che per il giorno stesso l’unico modo di comprarli era on line, e ci ha allungato una strisciolina di carta con su scritto il nome del sito (introvabile altrimenti, ci avevamo provato!). Noi ci siamo messi in un angolino col telefono e abbiamo cercato di comprare i biglietti, ma a metà prenotazione ci siamo bloccati perché il sito ci chiedeva di inserire il numero identificativo spagnolo che noi ovviamente non abbiamo! Allora siamo tornati allo sportellino e il bigliettaio ci ha preso le belgiche carte di residenza e ci ha fatto i biglietti lui, hurrà! Potevamo scegliere fra platea, 25 euro, o scalinate, 13 euro, e visto che Bram già non era tanto convinto sono andata per l’alternativa più economica.

Comprati i biglietti abbiamo passeggiato e siamo finiti seduti in spiaggia. Siamo stati lì un bel po’, a osservare i gabbiani e a chiacchierare. Si stava bene. È venuta fuori una conversazione sul lavoro ideale: se tu potessi inventarti il tuo lavoro ideale, cosa sarebbe? Ricordatevela, perché tornerà fuori!

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A pranzo siamo tornati a La Marmita. Vediamo se mi ricordo cosa abbiamo mangiato. Allora, Bram ha ripreso un mini gelato col tonno, solo, questo era ripieno non di guacamole ma di gelato a un gusto strano che non mi ricordo (trovato, wasabi e mela verde!); e la cozza che aveva già preso, con alghe e, a suo dire, “sapore di mare”. Poi un bao ripieno di seppioline fritte, maionese al lime, coriandolo e alghe. L’ho assaggiato anch’io, senza le alghe verso le quali Nutro Sospetto, ed era veramente molto buono. Abbiamo ordinato anche due piatti gaditani: papas aliñas (una sorta di insalata di patate) e cazón en adobo. Il cazón è un pesce che in inglese si chiama dogfish. Vuoto totale fino a che non ho cambiato l’ordine delle parole, e allora ho capito: pesce cane! Era fritto, e fritto bene, asciutto e croccante fuori e succoso dentro (in Spagna, o quantomeno in Andalucía, sanno friggere!) ma non è stato il mio piatto preferito, quello è stato il bao. Io ho preso una ensaladilla di gamberi (non male ma quella di polpo della sera prima era più buona) e una fajita di manzo con salsa al formaggio e coriandolo fresco. Tutto ottimo ma la cena della sera prima nel complesso mi era piaciuta di più – ma non mi lamento di certo! Anche stavolta abbiamo chiacchierato un bel po’ col cameriere ed è stato bello. Unico neo, sia la sera che il giorno: il locale o almeno il bancone (abbiamo sempre mangiato al bancone) era freddo!

Ma d’altronde il freddo è stato il leitmotiv di questa vacanza. In Andalucía non fa freddo quasi mai, siamo stati un pochino sfigati noi col tempo; e questo non sarebbe stato un problema se fossimo venuti attrezzati, roba pesante ne abbiamo; ma siccome non ce lo aspettavamo, non l’avevamo portata. Abbiamo patito tanto freddo, sia io che Bram, sia fuori che in casa!

Faccio sempre la cronaca di quello che mangio, è strano? A me piace, è un modo di ricordarmi. A volte se mi viene in mente quello ho mangiato riesco a ricordarmi cosa ho fatto!

Ah. A proposito di cose che fanno ricordare. A volte anche pensare a come ero vestita mi aiuta a ricordare quello che ho fatto. Il che ci porta ai capelli. Ho scoperto a cosa assomigliano i miei capelli in questo momento. Avete presente Maurizio Nichetti in Volere Volare?

Dopo pranzo siamo andati a visitare la cattedrale, che era una roba immensa completa di cripta. Devo confessare che, tapa di qui tapa di là, mi è capitato varie volte nel corso della vacanza di visitare importanti monumenti storici in un fluttuante stato di stupida allegria! Oh, ho appena visto che la cattedrale di Cádiz si chiama Santa Croce sul Mare, e questo mi ha fatto ricordare che a Barcellona con Chiara avevo visto la basilica di Santa Maria del Mar e che mi era piaciuta tantissimo!

Finita la visita siamo saliti in cima al campanile, e questa è stata la parte che ho amato di più (a parte quando hanno iniziato a suonare le campane proprio sopra alla mia testa, assordandomi!).

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La vista mi ha parlato.

Mi ha raccontato di un villaggio di pescatori, dove fa sempre caldo
Ci sono sole e vento.
Bambini giocano fra i vicoli, lenzuola appese ad asciugare danzano allegramente.
Le stradine di acciottolato profumano di mare.
Donne grasse, allegre e colorate ridono fra le lenzuola, uomini panciuti con maglie a righe vengono dalle barche.
Dalle cucine delle casette arriva un buon profumo.
Le case sono bianche, il sole giallo, il mare azzurro.
È una piccola comunità. C’è allegria, c’è vita.

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Non sto inventando. Sto descrivendo quello che mi è apparso guardando Cádiz dall’alto. Ho camminato nelle sue strade e so che è una città, non un villaggio.

Ma le immagini erano così vive che mi hanno fatto pensare che in un posto così io devo essere stata. Forse in passato o forse, chissà, in un’altra vita.

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Dopo la cattedrale siamo tornati, se non erro, sul mare. Ci siamo presi una birra e un succo di pesca e siamo rimasti lì finché non è arrivato il momento di andare a teatro.

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Il teatro è stato un’avventura assurda. Una di quelle cose che mi sono rimaste più impresse della vacanza.

Il carnevale di Cádiz segue degli schemi ben precisi.
I gruppi che partecipano al concorso del carnevale sono di vari tipi.
Una comparsa è un gruppo pungente e satirico che canta di politica, società e vita.
Una chirigota è simile a una comparsa, ma ha un tono più umoristico.
Un coro viaggia su un carro, con chitarre e liuti, e canta accompagnato dagli strumenti; i costumi sono fra i più sofisticati ed elaborati.
Un cuarteto può essere composto da 4, 5 o 6 membri, che recitano sketch e si esibiscono tenendo il ritmo con l’aiuto di due bacchette e un kazoo. Il contenuto della performance dei cuarteto è puramente comico.
Ci sono anche i romancero, persone in costume che raccontano storie con l’aiuto di un cavalletto e delle figure; ma questi ultimi non partecipano al concorso.

E dunque, durante il carnevale tutta questa gente si esibisce in giro, in strada o sui carri o nelle balere, ma prima del carnevale c’è il concorso. Il concorso è una roba seria, con la radio e la televisione spagnola, e il pubblico partecipante e urlante! Di cui Martedì 21 Gennaio facevano parte anche un Orso e una Piccolina.

Non avevao mai visto una cosa del genere, ed è stata un’esperienza che mi ha affascinato tantissimo. Abbiamo visto una comparsa, una chirigota e un cuarteto. Mi sono piaciuti i costumi, mi ha impressionato vedere distinti signori mascherati cantare e ballare; ma ad affascinarmi più di tutto è stato il pubblico. Partecipavano, urlavano, ogni tanto qualcuno strillava una frase ad alta voce e tutto il resto del pubblico in segno di approvazione urlava “¡Olé, olé y olé!” – tutta la sala, tutti insieme, in coro! O, verso metà esibizione una persona qualunque urlava “Esta comparsa”, e di nuovo tutti in coro ”¡me gusta!”. Sembrava di essere al mercato, e io mi guardavo intorno con gli occhi aperti e le orecchie pure, anche se mi dispiace confessare che non ho capito assolutamente nulla… un po’ perché sono un po’ sorda, un po’ per l’accento e tanto per le battute legate a una cultura e una società che non conosco.

Ho adorato l’esperienza, non vi so dire se ho adorato anche le esibizioni perché per quanto ne so avrebbe potuto dire cose razziste o sessiste e io non l’avrei capito. Come ho già scritto abbiamo visto una comparsa, un quarteto e una chirigota, e la chirogota è stata quella che mi è piaciuta di più.

Le loro canzoni facevano riferimento a una disputa che lo stesso gruppo aveva avuto con un giornalista l’anno prima. Il tema era “No te gusta ná… José”. Da qual che ho capito di anno in anno i gruppi rimangono gli stessi, ma il nome del gruppo cambia ogni volta. Potete vedere, se volete, un video qui.
Al momento 15.50, se ci fate caso, si sente qualcuno dal pubblico urlare “Esta chirigota”, e tutti “¡me gusta!”. E poi lo stesso tizio aggiunge qualcosa, qualcosa tipo “Pero a me no, a mi no me gusta José”, ma non capisco bene. C’è stato anche uno che dopo una frase strillata a voce a alta ha aggiunto qualcosa genere “E a chi non dice Olé olé y olé, 7 anni di sfiga”!
Io mi ci sono flashata e Viola Emi non so se stai leggendo, ma se sì secondo me ti ci flashi anche te, come con Bommetje!

I gruppi vengono da tutta la Spagna, ma la maggior parte sono andalusi ed è raro che a vincere il concorso non sia un gruppo gaditano.

Una cosa che mi ha colpito è che abbiamo visto esibirsi solo uomini. Persino nel cuarteto, lo sketch prevedeva un ruolo femminile ma era interpretato da un uomo. Seguiranno considerazioni.

E il teatro? Il teatro per un mese interrompe la programmazione, per dare spazio al concorso!

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Insomma comparsa, cuarteto, chirigota, e io sarei rimasta volentieri fino alla fine della serata (intorno all’1 di notte), ma invece erano le 22 e dovevamo andare a cena e quindi siamo dovuto scappare! Un bel po’ mi è dispiaciuto, ma un pochino anche no perché ero seduta in corrispondenza di una porta aperta e c’era corrente e ero, tanto per cambiare, morta congelata, ma non tutta, avete presente quando una parte del corpo è calda è un’altra ghiacchiata? Fastidio!

Il ristorante per la cena l’avevo scelto io, visto che era la mia cena di compleanno. Siamo andati in un posto che si chiama Sonámbulo. Semi deserto pure questo, siamo proprio andati fuori stagione!

Era un posto strano. Sicuramente molto carino, ma vederlo quasi vuoto era bizzarro. Era sulla guida Michelin… ma merita di esserci?
Non faceva tapas e Bram, che non l’aveva capito, ha ordinato degli spiedini di maiale, del pollo fritto e una tortilla. Gli sono arrivati, praticamente, tre pasti. Ora, lui è stato un po’ trullo, ma pure il cameriere, lo senti ordinare tutta quella roba e non lo avvisi che è troppo?
La tortilla era pesciosa. A ma non è piaciuta ma a lui sì. Non l’ha mangiata perché è arrivata per ultima quando era già pieno, ma se l’è portata via e l’ha mangiata la mattina dopo a colazione!
Il pollo era fritto e ricoperto di salsa bbq e quindi era ovviamente sfiziosissimo, ma non la definirei alta cucina!
Il maiale era… un wrap. Avete presente quei wrap già pronti, solitamente tagliati in due diagonalmente, che si vendono nei supermercati (almeno qua in Belgio, e sicuramente in UK)? Ecco, era un wrap. Appena fatto, certo, e con ingredienti buoni (anche se non cucinati)… ma un wrap. Bah.
Io ho fatto una mattata, e come antipasto ho ordinato una lattina di carissime acciughe del Cantabrico. Non me ne sono pentita: si scioglievano in bocca. Avrei passato il resto della vacanza a ricercarle invano. Però a Giugno andiamo a Cantabria, ¡Olé olé y olé! Da notare, anche qua niente di cucinato, lattina semplicemente aperta e servita con… crackers!
E poi ho preso il piatto del giorno: el arroz negro, e cioè il riso nero. Pensavo che fosse integrale, invece era al nero di seppia. A me il risotto al nero di seppia piace e non era certo cattivo (tranne la povera seppia fritta messa sopra che era strana)… ma il problema è che me ne è arrivata una marmitta! Ma davvero, era una porzione per quattro persone! Bram ha provato a aiutarmi ma in due non siamo riusciti a finirne nemmeno metà, oltretutto lui stava già avendo difficoltà col suo cibo (anche se col polletto l’avevo aiutato io, yum yum).
Insomma cena quasi da dimenticare. Si sono salvati il vino che era delizioso, le acciughe che erano WOW, e il pollo che era un troiaione ma un troiaione sfizioso. Ma per il resto, peroplessità!

Ecco e questo è stato il giorno del mio compleanno, e il giorno dopo saremmo tornati a Jerez e lì ci aspettava di nuovo l’hammam, hurrà!

E il lavoro ideale? Nel teatro non si poteva usare il telefono, e c’era un addetto che ogni volta che vedeva uno schermo illuminarsi lo puntava da lontano con una luce verde. Quando l’ha visto Bram il Castigamatti ha avuto una rivelazione. Eccolo il lavoro perfetto per lui, è proprio quello lì!

INFO

Colazione al bar del mercato boh ma poco.
Pranzo a La Marmita 30.20.
Cena da Sonámbulo per almeno quattro persone in due 68.60 (per via delle acciughe!).

Andalucía. Cádiz. Lunedì 20 Gennaio. Storie, rattoni e momo!

gennaio 23, 2020

Il Lunedì è stato una giornata proprio bellina – anche perché credo sia stato il primo giorno in cui abbiamo capito il ritmo locale e ci siamo adattati!

Ci siamo svegliati tardi e siamo andati a far colazione in un bar vicino al mercato. Solito pane e pomodoro per Bram, io invece stavolta ho cambiato e ho preso un croissant prosciutto e formaggio. Ah, ho finalmente scopro cosa devo chiedere per avere un caffellatte, qui: un manchado!

C’era il sole ma faceva un freddo becco perché tirava vento. I guanti comprati a Jerez si sono rivelati provvidenziali!

Siamo stati un po’ in giro. Cádiz è più turistica di Jerez e anche se adesso non è la stagione turistica si vede: ci sono più negozi, più locali carini, più posti turistici… Ci sono senz’altro più cose da fare, eppure anche Jerez, col suo fascino scuro e scarruffato, mi ha conquistato. Non saprei dirvi quale mi sia piaciuta di più, mi sono piaciute tutte e due. Eppure Jerez… forse per me vince, semplicemente perché l’ho trovata più vera. È stato surreale, adesso me ne rendo conto, venirci in questo periodo. Tutto il turismo qua è disegnato intorno al mare. Un po’ come andare all’isola d’Elba d’inverno! Il mare per noi era diventato il posto da evitare, perché era la zona aperta in cui tirava un ventaccio gelido cattivissimo, mordeva!

I nostri passi ci hanno portato verso l’ufficio turistico, che credo abbia vinto premi per l’impiegata più stronza e meno disponibile della storia; in un negozio di spezie profumatissime che mi ha fatto sognare, dove abbiamo chiacchierato un sacco con la signora che lo gestiva, di viaggi e cucina; e in un caffè libreria.

Il caffè libreria era un posto fantastico. C’erano caffè, pane tostato con pomodoro o prosciutto o altro, succhi di frutta, torte. C’era musica in sottofondo, bella. E c’era una selezione di libri favolosa, chiaramente pensata, con un accento sul femminismo, con un sacco di roba interessante. Avrei comprato tutto. Ma!
Dovete sapere che per il 2020 Bram ha fatto un proposito. Il suo proposito è quello di non comprare, per tutto l’anno, né vestiti né accessori. Di questa cosa io sono molto felice, e inizialmente ho deciso di unirmi. Poi però ho pensato che per me non sarebbe troppo difficile, perché non compro un granché di vestiti. E quindi ho pensato, cosa sarebbe difficile per me non comprare? E dunque ecco il mio proposito per il 2020: niente graphic novels, niente libri di cucina e niente cocci (ciotoline di ceramica eccetera).
Se il terzo è tutto sommato abbastanza semplice, coi primi due mi trovo in difficoltà. Cioè quanto sarebbe interessante un libro fatto bene di cucina andalusa? Quando torno vorrei organizzare un aperitivo tapas. Stamperei un menù ma niente di quello che è scritto sul menù ci sarebbe e sarebbero invece disponibili un sacco di cose segrete fuori carta ah! Stare alla larga dalle graphic novels è ancora più difficile. Soprattutto adesso che ho raggiunto un livello di spagnolo per cui un romanzo non riesco a leggerlo, ma un fumetto sì! A Barcellona ne avevo visto uno fantastico su una ragazza appassionata di arti marziali, e ho resistito. Qua a Cádiz ne ho puntati due, uno su una delle prime reporter, e uno sulle suffragette. Non lo ho comprati, ma di fatto il primo ce l’ho perché Bram è gentile e era quasi il mio compleanno! Ah già, non vi ho ancora detto cosa avevo trovato la mattina. Una cartolina e una busta con un buono per un bánh mì!
Alla fine un librino in spagnolo me lo sono comprato, non un fumetto ma un libretto per bambini. Così adesso quando Emma viene a casa mia potremo leggere insieme la storia di Kevin che per carnevale vuole vestirsi da principessa!

Non abbiamo solo fatto shopping, siamo anche andati a visitare il teatro romano. Si entra gratis e la visita è molto molto interessante. Cádiz è la città più antica d’Europa, lo sapevate? C’era un filmato sulla struttura sociale rappresentata dai sedili dei teatri e c’erano storie sui rapporti tra Cádiz e l’antica Roma.

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Terminata la visita era ora di pranzo. Abbiamo deciso di andare a Casa Manteca, il posto del flan di fichi. È stata un’ottima scelta!! Siamo stati parchi e abbiamo preso solo quattro tapa: una di chicharrones, una di formaggio con marmellata di asparagi, un salmorejo con gelato all’olio d’oliva e mosciame di tonno e un tegamino di tagarninas e prosciutto – la tagarnina è una verdura di qua che avevo erroneamente tradotto con asparago selvatico e ho invece scoperto essere cardo giallo. Era tutto proprio tanto buono, l’unica cosa di cui avrei potuto fare a meno è il mosciame di tonno che non mi piace, ma a parte quello tutto WOW!

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Sazi e contenti, siamo andati a vedere una mostra di fotografia trovata su un opuscolo preso all’ufficio del turismo. Si trattava di foto di ragazzi stranieri che hanno passato un periodo di tempo a Cádiz, non so per far cosa ma direi non per studiare visto che nessuno parlava spagnolo; e ogni foto era accompagnata da un piccolo testo, in spagnolo e russo. I ragazzi parlavano dei loro paesi d’origine e di come si erano trovati a Cádiz, di come l’esperienza gaditana li avesse cambiati. È stato interessante. Alcuni mi hanno fatto venir voglia di visitare i loro paesi d’origine. Tanti, provenienti da paesi un po’ difficili, dicevano che a Cádiz si sentono sicuri, che possono andare in giro da soli anche alle 2 di notte! Un ragazzo bosniaco diceva che in Bosnia, 20 anni dopo la fine della guerra, si continua a non parlare d’altro, e che sarebbe ora che la gente la finisse e cominciasse a preoccuparsi di altre cose come il futuro dei giovani; la sua testimonianza mi ha colpito perché era la stessa impressione che avevo avuto io quando ci ero stata, che la guerra fosse lungi dall’essere dimenticata. E come potrebbe del resto, così recente e con le tracce ancora vive e pulsanti? E al tempo stesso, le nuove generazioni non l’hanno vissuta.

E siamo ripartiti.

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La tappa successiva è stata il Castillo de Santa Catalina. Ingresso gratuito pure qua, ah anche la mostra era gratis. Abbiamo passeggiato pigramente fra le palme, ogni tanto scorgevamo il mare scintillante.

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Nel Castillo c’erano due esposizioni interessanti. Una di pittura, volatili, artista molto bravo. L’altra raccontava la storia di una tremenda esplosione che c’è stata a Cádiz nel 1947. Un sacco di gente è morta o è rimasta ferita, e io non ne avevo mai sentito parlare!

Dopo il Castillo siamo rientrati, abbiamo finalmente capito che fra le 19 quando scende il sole e le 21 quando si può andare a cena è bene stare a casina! Abbiamo fatto il programma per i giorni successivi e io sono riuscita a convincere Bram a tornare a Jerez il Mercoledì e, visto che le previsioni davano pioggia, prenotare l’hammam, evviva!! E poi, visto che a Cádiz avevamo non una camera ma un appartamentino (freddissimo – è che in questi posti che vivono prevalentemente di turismo estivo le case non hanno il riscaldamento!!) e quindi c’era la televisione, abbiamo visto un corto. Metto il nome perché mi è piaciuto molto, anche se mi ha fatto piangere: Al final de la tarde. Parla, anche se io me ne sono resa conto solo alla fine, di Alzheimer.

Verso le 21 siamo usciti per andare a cena. Stavamo camminando quando abbiamo sentito un suono di tamburi. L’abbiamo seguito. E ci siamo trovati davanti un gruppo di…
… lustrascarpe, che cantavano e ballavano!
A domanda ¿Podría explicar que pasa? seguí risposta !Hay el concurso de Carnaval! E cioè, ma non c’è bisogno di spiegare, Si tratta del concorso del Carnevale.
Incuriositi ci siamo diretti verso il Gran Teatro Falla. Fuori c’era una gran folla, e ci hanno spiegato che si trattava appunto del concorso del Carnevale, e che il teatro era pieno ma si poteva aspettare fuori per vedere i gruppi uscire. E così abbiamo aspettato un po’, e l’attesa è stata premiata perché dopo pochi minuti è uscito un gruppo di…
… rattoni!
I rattoni hanno cantato e ballato e io ero molto affascinata. Guardate che belli! Certe codone cicce!

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Siamo stati un po’ lì a guardare e poi siamo andati a cena. Il posto l’ha scelto Bram e mi è piaciuto un sacco. Anche qua siamo andati di tapas al banco, ma come vi ho già spiegato le tapas qua sono piccole porzioni, non bocconcini.
Abbiamo iniziato con un’ensaladilla di polpo che era una roba da svenire, e poi Bram ha preso dei cosini super elaborati, uno era un mini cono gelato con tonno fresco e guacamole e l’altro una singola cozza con dentro non so che… Poi salmorejo, due crocchette del giorno di numero (erano ripiene di carne di toro, funghi e tartufo) e una porzione di momo per me, e un trionfo di pesce crudo (sashimi, tagliata e tartare) per Bram. I momo sono ravioli nepalesi ripieni di carne di agnello. Come sapete io non amo la carne, ma l’agnello mi piace (lo so che è strano). I momo erano serviti con una salsa indiana e quindi quando si mettevano in bocca dopo averli immersi il primo sapore che si sentiva era quello della salsa; ma poi, al morso, arrivava il gusto dell’agnello, che si scioglieva in bocca. Uno dei piatti migliori mangiati in questa vacanza.

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Questi sopra sono i momo, e la foto che metto sotto è l’ensaladilla. La polvere bianca che vedete è… olio d’oliva!

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Potrebbero sembrare piatti elaborati, ma il posto era abbastanza alla mano. Tutto era squisito, anche il vino, e pure il pane, è stato difficile non mangiarlo tutto! Il cameriere ha chiacchierato un bel po’ con noi, ci raccontava i piatti ma anche un pochino di sé e di Cádiz. Insomma è stata proprio una bella serata!

Quando siamo rientrati era l’1 passata. Abbiamo guardato un altro paio di corti (niente che valga la pena di segnalare) e poi nanna!

INFO

Colazione da El Viajero del Merkao, 9.10 euro.
Tapas a Casa Manteca 16.90 (col vino!).
Cena a La Marmita 71.80 (grazie al trionfo di pesce di Bram!).