Vai al contenuto

Six Heure Du Mat (ritorno da Cipro, fine del Ramadan e varie)

Maggio 3, 2022

Sono le 7 e io sono sveglia dalle 5, un po’ perché Bram ha il raffreddore e russa, un po’ per il mal di pancia. Sono arrivati parte dei risultati della gastroscopia (manca l’helicobacter pylori) e pare che ci sia una leggera infiammazione dell’esofago (questo tubo sottovalutato) e che dovrò fare due mesi di omeprazolo. Aspetto di avere tutti i risultati, poi prendo appuntamento con il medico e poi probabilmente inizio. Casca un po’ a fagiolo perché abbiamo finalmente preso i biglietti per il Messico e bramo e al tempo stesso temo un poco la cucina messicana, ma se sono sotto omeprazolo non dovrei avere problemi. Mi sembra di essere una giocoliera perché soffro da sempre di colite (il reflusso invece è una new entry) e a volte quello che fa bene di qua dà fastidio di là, ed è difficile trovare un equilibrio!

C’è anche da dire che io ho un po’ un problema col funzionamento della sanità qui. Sono cresciuta in Italia con un babbo medico (proprio il medico di famiglia che arriva con la valigetta e conosce tutti i suoi pazienti per nome) e ho lavorato vari anni al centro studio e prevenzione oncologica della Toscana, e per me culturalmente l’approccio alla salute si basa fortemente sulla prevenzione; per il mio medico belga, invece, si basa sul cosiddetto Wait and See. Per esempio prima di farmi fare la gastroscopia lui voleva farmi fare l’omeprazolo, e per me questa era un’idea folle/criminale perché ci fosse stato qualcosa di serio si sarebbe ritardata di almeno due mesi la diagnosi.

Vi ho detto che in Italia lavoravo al centro studio e prevenzione oncologica (come statistica, non come medico). Seguivamo tre tipi di screening: mammografia, pap-test e ricerca del sangue occulto. Per fare questi test la popolazione in una certa fascia d’età viene convocata ogni tot. Ecco in Belgio niente di tutto ciò accade. È tutto in mano a me. Se voglio fare la mammografia devo essere io a andare dal mio medico di base, convincerlo a farmi la richiesta e chiamare l’ospedale per prenotarla – nonostante alla mia età (44) sia raccomandato farla ogni anno. In questo sistema io non mi ritrovo, mi sento spersa a dover prendere decisioni che dal mio punto di vista è il medico a dover prendere! Ma forse devo semplicemente cambiare medico, è proprio il mio che non mi piace. È che non è proprio facilissimo. Ma fra medico e paziente deve esserci un rapporto di fiducia, e io del mio non riesco a fidarmi. C’è anche da dire che non sono la paziente più facile del mondo, perché parlo col mio babbo (che ora è in pensione) e poi vado dal medico e gli do i sintomi e anche la diagnosi e la cura!

Piccola lista di cose che devo organizzarmi da sola, così faccio mente locale: dentista; test di screening; vaccini per il Messico if needed; sistemare la mia pancia pazzerella; basta mi sembra?

Fine parentesi medico-sanitaria.

Nel frattempo sono tornata da Cipro. Il meeting è stato massacrante e produttivo.

Per alcuni dei miei colleghi questo meeting è una sferzata di energia, a me devo dire che fa l’effetto contrario, nel senso che mi sento sempre un po’ peora quando sono lì. Lavorativamente perché ho mollato la statistica per fare la project manager, ed è stata una scelta e non la rimpiango ma a questi meeting a volte mi sento un po’ “di meno” perché ho un ruolo amministrativo e non di ricerca; e personalmente perché non ho più l’energia per andare a ballare e fare le 5 dopo il lavoro, e a volte mi sento un po’ una vecchia babbiona!

Però ci sono state anche tante cose belle, sicuramente più di quelle brutte. Al di là che il meeting è andato molto bene, ho per esempio parlato con molte persone che non vedevo da tempo o che non avevo proprio mai visto se non in video, e ho fatto delle belle scoperte. Un giovane ricercatore austriaco, un’oncologa australiana di origine cinesi e una psichiatra belga fra le sorprese belle di quest’anno!

Un’altra cosa ganza è stata vedersi di persona con le ragazze della foto di due post sotto: Monika, Amy, Gracia, io, Madeline e Lucia (che in foto non c’è) abbiamo un meeting virtuale tutti i Lunedì mattina. È stato fantastico per una volta essere fisicamente insieme!

E poi i momenti. Quei pochi momenti di pausa fra una corsa e l’altra. Le colazioni all’aperto guardando il mare. Sapete che la mattina presto io ho lo stomaco chiuso e nonostante il ricchissimo buffet salato della colazione riuscivo a ingerire solo cappuccino e mini muffins al mirtillo? Le due ore in spiaggia la mattina, prima della partenza. Non farò le 5, ma questo significa che ho energia sufficiente per alzarmi alle 6, fare la mia misera colazione e correre al mare prima dell’aereo!

Siamo tornati Sabato. L’aereo da Larnaca a Vienna era in ritardo e così abbiamo perso la coincidenza da Vienna a Bruxelles. Mi sono molto arrabbiata, non per l’aereo perso che figuriamoci può capitare, ma per come Austrian Airlines ha gestito la cosa: nessun tipo di informazione, neppure se l’aereo ci aspettava o no, col risultato che a Vienna abbiamo corso per il controllo passaporti (Cipro è UE ma non è Schengen), corso per il ri-controllo di sicurezza, corso fino al gate, e lì nada, l’aereo non c’era più. Ci siamo rifugiati da Jamie Oliver (non per scelta, ci avevano dato un voucher per il suo ristorante, con grande delizia di Claire che non c’era mai stata) e poi abbiamo preso l’ultimo volo della Brussels. Sono arrivata a casa a mezzanotte passata. Si noti che ho preso al volo l’ultimo treno e poi ho camminato dalla stazione centrale a casa mia con il trolley e lo zaino con dentro il computer, da sola di notte. Considerando che dopo l’aggressione per mesi non sono tornata a casa da sola, direi che faccio progressi! Chissà se Bram se ne rende conto? Quando si sveglia glielo chiedo.

Intanto la zia Nilde è ancora in ospedale, è stata operata perché c’erano dei problemi con la valvola cardiaca inserita qualche anno fa. Si aspettano i risultati di laboratorio per capire quale fosse il problema, perché al momento si brancola nel buio. Spero la mandino a casa presto perché non ne può più di stare in ospedale, l’hanno ricoverata prima di Pasqua!

Ieri è morto Jeff, un collega canadese. Era malato da tempo ed era una delle persone più attive e vivaci che conoscessi. Ha avuto una vita bella, piena. Immagino che se ne sia andato senza rimpianti. Se ne è andato circondato dai suoi cari (moglie e tre figli), nel reparto di cure palliative dove l’avevano recentemente trasferito per garantirgli un fine di vita il più dignitoso possibile e con la migliore qualità di vita possibile.

E per una vita che se ne va, due che arrivano. Vi avevo già raccontato di Amy e Rosa, nate lo stesso giorno di fine Aprile. Una delle due è nata piccolina e ha avuto qualche piccolo problema… ma migliora ogni giorno, e se sto bene domani vado a trovare la sua mamma e le porto delle vettovaglie!

Dico se sto bene perché mi sento un po’ circondata da untori: Bram ha un super mega raffreddore, e due mie colleghe al ritorno da Cipro sono risultate positive al COVID. Io ho fatto un self test e per ora sono negativa, ieri quindi sono andata in ufficio… e mi hanno rispedito a casa a calci! Devo lavorare da casa per due settimane, per sicurezza.

Ho quasi finito. In realtà avevo iniziato a scrivere per raccontarvi una cosa, che come al solito va a finire a fine post.

Allora ieri è finito il Ramadan! E a Bruxelles tanta gente festeggia.

Dopo il lavoro sono passata da una sarta senegalese a cui avevo chiesto di farmi un vestitino. Mi ha fatto andare a casa sua, ed era a tavola con tutta la famiglia per festeggiare e mi hanno invitato a unirmi! Ve l’avrei fatta vedere quella tavolata, tutti indossavano i vestiti migliori, colori e turbanti spettacolari… e il cibo!!! Non mi sono fermata perché non mi sarebbe sembrato corretto togliermi la mascherina e rischiare di contagiarli tutti, ma un profumino..! La cucina senegalese è meravigliosa. Peccato non averne potuto approfittare, ma sono già felice che mi abbiano invitato, ho adorato questo senso di accoglienza. Ah e una cosa buffa, mi sono provata il vestitino e poi lo specchio era in salotto, e tutti i familiari erano curiosi di vederlo e ho finito col fare una sfilata per la famiglia senegalese, che ridere!

Rientrando ho poi incrociato i miei vicini arabi e ho detto Eid Mubarak (che significa più o meno “buona festa”), e mi hanno sorriso stupiti. E poi ho incrociato una coppia in abiti festivi proprio davanti casa (mia), ho detto Eid Mubarak anche a loro… e mi hanno ringraziato, hanno aperto la scatola che avevano in mano e mi hanno offerto dei dolcetti! Uno ripieno di frutta secca e uno di datteri, fra le cose più preziose.

È difficile spiegare perché amo vivere a Bruxelles, ma questi sono alcuni dei motivi. E sapete che c’è? Ho trovato del positivo anche nel fatto che in centro ci sia poco verde – perché quando c’è un fiore, me ne accorgo subito e lo apprezzo di più!

Oh e un’ultima cosa. Alcune delle piantine casalinghe che avevo dato per morte sono risorte! Hanno nuovi butti e piccole foglioline verdi tenere! Hurrà!

Sempre da Cipro

aprile 29, 2022

Sono ancora a Cipro. Il meeting è interessante e devastante (una media di 17 ore di lavoro al giorno) e l’intrattenimento è estrememente kitch, ma quello me lo ricordavo dall’ultima volta. Ieri sera c’era un’angelica violinista (non angelica per modo di dire – aveva delle enormi ali) che ci stimpanava col suo violino al neon. Psichedelico. Per sentirci dovevamo urlare!

Il che mi porta a quello che volevo scrivere. Che magari, o magari no perché avete di meglio da fare, pensate che dopo tanti anni di lavoro all’estero il mio inglese sia perfetto. E invece!

E invece.

Guardo film e serie in inglese… ma con i sottotitoli.

Quando parlo inglese, basta che dica una parola e indovinano subito che sono italiana. Anche se dico solo “Hello”.

Durante questi meeting (che si svolgono in inglese e con una buona percentuale di anglofoni)…

… a volte il mio interlocutore si sporge verso di me per cercare di capire quello che sto spiegando

… o non ci prova neanche e si limita a sorridere

… se c’è casino e varie persone stanno parlando tutte insieme, faccio fatica a cogliere quello che dicono (ma quello anche perché sono un po’ sorda!)

… il che fa sì che a volte capita che durante lo svolgimento di una conversazione io mi isoli e non partecipi

… quando parlo con la mia collega gallese capto più o meno una parola ogni venti

… succede anche che mi senta dire che il mio inglese è migliorato e che ho un accento delizioso

… il che, tradotto, significa che il mio inglese fa un po’ schifo e che ho un fortissimo accento italiano!

Da un lato è un pochino frustante, perché lavoro in inglese da 14 anni e se non ho raggiunto un ottimo livello fino ad ora non credo che lo raggiungerò mai. È anche vero, però, che il paese in cui vivo non è anglofono.

Dall’altro, lo parlo e mi capiscono, e alla fine è quello che conta.

E poi: avere delle nuove colleghe italiane che alla fine della giornata di meeting vengono a presentarsi e a ringraziarti perché di tutte le presentazioni la tua è l’unica che hanno capito dall’inizio alla fine, non ha prezzo!

Ciao da Cipro

aprile 28, 2022

Ciao! Sono a Cipro per lavoro. Lavoro quindi non è che Cipro me la veda molto, però l’hotel in cui stiamo è bellissimo, sul mare, e già da solo vale la pena. Mi sto un po’ mangiando le mani per non aver proposto ai miei amici di accompagnarmi (la camera è doppia e la seconda persona di solito paga solo la colazione), ma poi mi sono ricordata perché non l’ho fatto: perché visti i tempi che corrono, fino abbastanza all’ultimo non ero sicura che il meeting sarebbe successo davvero.

Infatti non è venuto neanche Bram. Avevo avuto lo stesso meeting qui nel 2014 e quella volta Bram mi aveva raggiunto, avevamo noleggiato una jeep e ce l’eravamo girata tutta tutta tutta; stavolta invece sono qua da sola (cioè coi miei colleghi), sono arrivata Mercoledì (il giorno prima dell’inizio del meeting) e riparto Sabato (il giorno dopo la fine). In and out!

Ma onestamente. Di solito sono del partito che quando si viaggia dove si dorme non importa perché tanto ci si dorme e basta… ma questa volta la situazione è un po’ diversa. E questo posto è talmente spettacolare che sono davvero felice di essere qui!

Qui è dove facciamo colazione:

E questa sono io stamattina a colazione con le mie colleghe – notare la mia mano saldamente ancorata al cappuccino!

Adieu triste amour – ma in realtà si parla di solitudine di quella bella

aprile 24, 2022

Ci risiamo: eccovi un altro dei miei post con pensieri sparsi triggered (come si traduce trigger?) dalla lettura della Domenica mattina mentre Bram dorme.

Qualche piccolo aggiornamento telegrafico, prima.

Ho fatto la gastroscopia ed è andata bene, non hanno trovato ulcere. Quindi probabilmente è solo reflusso.

Ieri dovevamo andare a cena dai nostri amici Cédric e Stephanie, invece il giorno prima ci è arrivato un messaggio in cui annullavano seguito dalla foto di una manina. Quella della loro bambina, arrivata a sopresa con due settimane di anticipo! E sempre Venerdì la mia collega Ahu ha conosciuto la sua pupattola.

Due nuove bimbe a Bruxelles! Benvenute, Amy e Rosa! Girl power!

Oggi c’è il sole ma non credo che uscirò, tranne che per andare al circo che ho già i biglietti, perché ci sono circa un trilione di cose che voglio fare. Anzi sarebbe bene iniziassi.

Il Sabato di Pasqua sono venuti i qui a cena gli Sbuffoli e i loro parenti. Credo fosse da prima della pandemia che non cucinavo per nove persone e ho completamente cannato le quantità, c’era troppissimo cibo e avrei passato i giorni successivi a distribuire in giro avanzi. Sono però fiera di scrivere che non ho buttato nulla. E la serata è stata bellissima! I parenti sono persone piacevoli (avevo scritto belle ma sto cercando di non usare questa parola troppo spesso) e interessanti, e d’altronde si dice no, che buon sangue non mente! Ora che ci penso questo detto è un po’ classista.

Per Pasqua siamo stati in Olanda nella Casa nella Foresta, abbiamo fatto tante passeggiate nel verde e ho fotografato tantissimi fiori.

La scorsa settimana sono uscita con Serena, siamo andate al festival dei corti e poi a mangiare siriano ed è stato bello. Ma d’altronde le serate con Serena sono sempre belle.

Sono anche stata a Tienen da Dagmara e ho dormito da lei, e ho conosciuto le sue amiche di cross fit. Sono una bella banda! Questa sono io col piccolissimo Alaskan Malamute di Dagmara, Elvis.

Non avrei dovuto avere neanche una sera libera fra il 15 Aprile e il 4 Maggio però alla fine, fra problemini di salute (i miei) e bimbe nate a sorpresa, qualcuna c’è stata. Meno male. Anche perché, visto che la mia pancia non è proprio in formissima, non mi piace per niente ritrovarmi a mangiare sempre fuori. Ho voglia e bisogno di qualche giornata/serata tranquilla a casina. È anche per quello che quando vado in Italia a fine Maggio non sto tantissimo, è anche per quello che ho previsto di passare praticamente tutta l’estate (Luglio e Agosto) qui.

Aggiungiamoci il fatto che qua le scuole materne chiudono quasi tutto Luglio e che tutte le mie colleghe con figli prendono ferie in blocco compatto in quel periodo, e quindi regolarmente a Luglio io mi ritrovo sola al lavoro. Una settimanetta forse la incastro, però. A proposito di lavoro, sono molto arrabbiata e preoccupata per la direzione che mi pare stia prendendo la non profit per cui lavoro da tanti anni.

Schemino dei prossimi viaggi

Da Mercoledì a Sabato (27-30 Aprile) sono a Cipro per lavoro.

Il 18 Maggio parto per Barcellona (vacanze + lavoro), il 26 mi sposto a Lucca (matrimonio), il 30 all’alba rientro a Bruxelles (aaahhh, devo prenotare la macchina!!!).

A Giugno vorremmo andare tre settimane in Messico, dovremmo prenotare il volo oggi, appena ho finito di leggere il capitolo della Lonely Planet del Messico sullo stato di Oaxaca (che è dove vogliamo andare).

Luglio e Agosto come ho scritto siamo qui ma probabilmente un po’ in giro andremo, Bram mi ha mandato una proposta per il Galles che mi tenta parecchio (abbiamo amici a Cardiff)!

La zia Nilde è ricoverata, sta facendo il giro degli ospedali perché pare che ci sia qualcosa che non va con il suo cuore ma non si capisce cosa. Nel frattempo lei sta bene, immagino quindi che si annoi un sacco!

E veniamo alla piccola riflessione che mi ha spinto a scrivere questo post!

Dunque ieri c’era il sole, e nonostante un po’ di cose da fare, nel pomeriggio sono uscita a fare un giretto, da sola. Come accade quasi sempre i passi mi hanno portato verso la mia piccola libreria indipendente preferita, Tulitu, e come accade quasi sempre non ne sono uscita a mani vuote. Stavolta la scelta è caduta su “Adieu triste amour”, una graphic novel di Mirion Malle. Fra ieri e oggi l’ho letta, e nonostante il titolo faccia pensare ad altro, parla di solitudine e di ricominciare.

Ma non di solitudine in senso triste. Dell’essere, semplicemente, soli. Di prendere le proprie decisioni senza doversi confrontare con nessuno, di seguire i propri tempi, di scoprirsi, di ri-conoscersi.

Ed ecco, questo mi ha fatto tornare in mente un pensiero che faccio spesso, e che è il seguente.

Spesso sento la voglia di fare un viaggio o di vivere per un po’ da sola. E non perché non voglia vivere con Bram, non c’entra proprio nulla. Ma perché a volte ho la sensazione, dopo tanti anni giorno e notte sempre con lui, di non sapere più chi sono. E sono curiosa come una scimmia, e avrei voglia di scoprirlo.

A voi capita mai? Di avere voglia di essere, non per una sera ma per un periodo, soli con voi stessi? In un posto nuovo, senza riferimenti, senza amici? Una pagina bianca?

A me sì! E è chiaro che l’idea un po’ mi spaventa (e non è che abbia in programma di sparire) (ma di farmi un viaggetto da sola magari sì)… ma mi attira anche, tantissimo!

Crying in H Mart – pensieri di un Sabato mattina

aprile 9, 2022

La vacanza in Alto Adige è stata bella. Siamo stati a Oberbozen da Fede e Stefano e poi ci siamo spostati ad Anterselva in un maso e da lì abbiamo camminato camminato camminato con il sole e con la pioggia e anche con la neve. Abbiamo visto dei cerbiatti e sono stati giorni bellissimi. Il secondo Venerdì Fede Stefano e Patrick ci hanno raggiunto a Brunico ed è stata una serata fantastica.

Se le giornate sono state belle, le notti lo sono state meno. Da metà Marzo mi sono svegliata ogni singola notte con un bruciore di pancia che mi ha tenuto sveglia per ore. Essere sveglia se sono a casa a Bruxelles non è tremendo, posso alzarmi e venire in salotto e guardare Gilmore Girls finché non mi riaddormento (all’alba). In ferie è una menata, se dormo nel salotto di Fede e Stefano e accanto a me c’è Bram addormentato non posso neanche accendere la luce per non svegliarlo. Ho preso il Riopan e una volta rientrata sono riuscita, non senza fatica (ho sguinzagliato Bram) a prenotare una gastroscopia. La faccio il 19 e se necessario strillerò finché non accetteranno di drogarmi col Valium. Chiaramente, ora che l’ho prenotata sto meglio. Ma preferisco farla lo stesso, non si sa mai.

Ieri sera io e Bram siamo stati a Anversa, a un concerto. Il primo concerto dall’inizio della pandemia. Doveva essere due anni fa, è stato rimandato e rimandato. Fontaines D.C., sold out. Non mi ricordavo più com’è andare a un concerto. Era pieno e eravamo gli unici con la mascherina. Abbiamo ballato e abbiamo saltato e abbiamo sbuffato perché come al solito siamo gli unici col concetto di spazio personale e la gente ne approfitta per passare, abbiamo cantato e lanciato occhiatacce a quelli che chiacchieravano, insomma niente di nuovo ma dopo due anni senza tutto nuovo. È stato bellissimo.

Domani faccio un Ristorante Segreto, il più challenging di sempre perché uno degli ospiti è intollerante al glutine, al lattosio e alle uova, e inoltre è vegetariano. Quando non lavoravo, questa settimana, testavo ricette.

Non so devo giustificarmi o no perché parlo della mia vita e non della guerra. È che per quanto per la guerra ovviamente mi dispiaccia e aiuti quando ne ho l’occasione (ho due fantastiche amiche che ospitano famiglie ucraine, una in Polonia e una qua in Belgio), non sono ancora riuscita a elaborare quella forte sensazione di ingiustizia che provo nei confronti di altre guerre che c’erano da prima e che vengono ignorate, dell’Afghanistan dimenticato, dei migranti considerati di serie B perché hanno la pelle di un altro colore.

Ma in realtà non è di nessuna di queste cose che volevo scrivere, e neanche so se pubblicherò questo post.

Volevo raccontarvi che sto bene. Non benissimo fisicamente, ma bene mentalmente. Finalmente. Ci sono volute un sacco di cose e non so neanche qual è quella che alla fine mi ha aiutato, forse tutte, ma da Dicembre sono successe un po’ di cose che mi hanno rimesso in sesto.

La terza dose del vaccino.  

Un calendario dell’avvento sulla mindufulness che ho fatto ogni giorno mentre ero in Spagna e che mi ha fatto rendere conto di una cosa semplicissima: se riesco a focalizzarmi sul momento presente (e a non farmi seghe mentali sul futuro) non ho motivo di avere pensieri neri, perché la mia vita oggi è bellissima così com’è!

Essere tornata dalla psicologa. Ci ero andata perché non volevo più avere i Pensieri Neri e lei invece si era focalizzata sulle mie paura (tipo dei cani, o di tornare a casa da sola a piedi di notte), e io mi ero scocciata, Ma io non voglio parlare delle paure! E invece poi è venuto fuori che i Pensieri Neri sono causati dalle paure, perché le paure sono quelle che mi impediscono di fare le cose che voglio, che mi bloccano, che mi fanno sentire intrappolata. Risolte quelle, i Pensieri Neri, pouf!, se ne sono andati.

Una giornata del primo dell’anno talmente bella (in spiaggia a Malaga, con Bram che dormicchia sdraiato su di me mentre io gioco a Indovina il film via WhatsApp con i miei amici in Italia) da darmi una carica incredibile per iniziare il 2022.

Un libro letto credo come primo libro dell’anno, La Figlia Unica di Guadalupe Nettel, che mi ha fatto pensare Ma io non avevo capito nulla!, e non ringrazierò mai abbastanza Cristina per averne parlato.

E poi c’è stato il casino quando sono andata in Italia, il parto mentale che è stato riuscire a parlarne, le lacrime, i pianti, ma anche un lieto fine che mai avrei creduto possibile. Ho il lieve dubbio che i miei mal di pancia siano una late consequence di quel periodo tremendo.

E insomma sto bene. Ma non è neanche di questo che volevo parlare! Ma di libri.

Sto leggendo ormai da un bel po’ Guida galattica per autostoppisti. Lo sto leggendo da un bel po’ perché fondamentalmente mi fa cagare e continuo a leggerne mezza pagina e poi passare a un fumetto. Stamattina finalmente mi sono ribellata, l’ho chiuso e ho scaricato Crying in H Mart. L’ho scaricato per il Kindle perché non è tradotto in italiano e quindi l’ho dovuto comprare in inglese e non sapevo se sarei riuscita a leggerlo, e quindi non volevo spenderci troppo. Invece si legge bene, e mentre facevo colazione ho divorato il primo capitolo.

H Mart è una catena di supermercati asiatici. Il libro è stato scritto da Michelle Zauner, un’artista nata negli Stati Uniti da madre coreana. La madre è recentemente morta di cancro, e il libro parla di nostalgia, di identità e dell’andare a ricercare la propria infanzia nelle zuppe di noodles della food court del supermercato. La mamma non le ha insegnato il coreano, e Michelle si chiede se adesso che lei non c’è più una metà della sua identità sia scomparsa.

È un tema che mi interessa immensamente, quello dell’emigrazione.

Un po’ chiaramente perché sono emigrata io. E ancora mi va di lusso, che non sono lontata, che parlo italiano, che ho vissuto 30 anni in Italia e ci torno spesso e ho la mia famiglia e tutti i miei amici lì. Epperò la nostalgia c’è, dopo tutto vivo in Belgio da 14 anni. E continuo a fare il caffè con la moka, tutte le mattine. E ogni tanto mi chiedo quanta vita culturale mi perdo non parlando perfettamente la lingua del paese in cui vivo. E piango come un porcello sgozzato ogni volta che vedo un film di Virzì.

Il tema degli emigrati di origine asiatica mi interessa, per qualche motivo che mi sfugge, ancora di più. È chiaramente un’emigrazione radicale, diversa dalla mia, fosse solo per il fatto che io mi sono spostata in un paese in cui la cultura è più o meno la stessa. Ma l’idea di nascere in un paese che non è quello in cui sono nati i tuoi genitori, di parlare una lingua in casa e neanche tanto bene e un’altra lingua a scuola, di mangiare cibo che non sai cucinare a casa e altro cibo fuori, di aver bisogno di un traduttore se vuoi parlare con i tuoi nonni, di, a volte, non aver mai messo piede nel paese che ha dato i natali ai tuoi genitori… Cosa vuol dire, tutto questo, per un essere umano? Quanto è importante conoscere le proprio origini? È importantissimo, secondo me. Bisogna essere molto, molto equilibrati per riuscire a essere sereni senza sapere esattamente da dove si viene. E allora ci si attacca a piccole cose che possono creare una connessione con quel mondo lontano e estraneo, e una di queste, spessissimo, è il cibo.

Io non parlo spesso al telefono con la mia mamma perché ci sente male e al telefono non è sempre facile. E inoltre a lei non piace cucinare. Ma nonostante ciò cucino i finocchi e i carciofi come mi ha insegnato lei (e non mi vengono mai come i suoi!), e faccio i cenci e le scaloppine ai funghi con la ricetta della nonna Zina, la sua mamma che è (era) la mia nonna. Non è solo cucina, è un rituale che compio per riconnettermi, per sentirmi completa.

E ora, scusate, non rileggo e vado a cucinare.

Il Temibile Gatto delle Nevi

marzo 29, 2022

Ho in bozze un post sull’ultima settimana a Bruxelles, che chissà quando riuscirò a finire e pubblicare, ma intanto volevo raccontarvi un piccolo aneddoto.

È una cosa che è successa ieri. 

Siamo in Alto Adige, siamo scesi in macchina fermandoci a dormire in Germania e abbiamo trascorso un bellissimo weekend (funestato dai miei orribili mal di pancia notturni, ma quella è un’altra storia) a Oberbozen dai miei amici Federico e Stefano (e Patrick, e Andrea e la Gianna).

Qua eravamo a Obereggen. Bellissimo, e buonissimo, oltre a che con una vista favolosa, il posto in cui abbiamo pranzato!

Ieri ci siamo spostati nel paesino di Anterselva di Mezzo. Ci siamo arrivati verso le 12, abbiamo fatto il check in nel nostro delizioso maso (si chiama Bergerhof) e poi siamo andati a pranzo; e dopo, la panza bella piena di canederli, ci siamo messi in marcia.

Abbiamo scelto il percorso che va dal lago (ghiacciato) di Anterselva a passo Stalle. Sono 6 km, di cui 2 in piano intorno al lago e i rimanenti 4 in salita all’andata e discesa al ritorno. Dislivello circa 400 metri. In questa stagione il sentiero pedonale è sotto la neve e quello per le macchine è chiuso al traffico e aperto per i pedoni; abbiamo dunque camminato su un largo sentiero innevato. All’andata è stato abbastanza faticoso perché camminavamo nella neve che in alcuni punti era ghiacciata e scivolosa; il ritorno è stato molto più semplice e veloce, ma… 

… ma prima una foto! 

E quindi, discesa semplice, stiamo caminando belli tranquilli nel silenzio ovattato, quando all’improvviso sentiamo il rumore di un Gatto delle Nevi sparato a tutto foo. Ci mettiamo diligentemente a lato strada per farlo passare e andrebbe tutto bene se, vedendolo sbucare da dietro la curva, io non mi facessi cogliere dal panico!

Terrorizzata, mi sono guardata intorno come una gallina senza testa e poi d’istinto mi sono buttata al di là della strada… e cioè in un cumulo di neve fresca, in cui sono sprofondata e sparita!

Ora, vedete la cosa dal punto di vista del tizio che guidava il Gatto delle Nevi. Ha visto una coppia che aspettava bella tranquilla e ordinata a lato strada. Dal nulla lei impazzisce e si tira in un cumulo di neve. Lui non si accorge di nulla e si guarda intorno perplesso chiedendosi dove cavolo sia finita!

Il Tizio che Guidava il Temibile Gatto delle Nevi è passato rombando e sghignazzando! 

Boutès

marzo 22, 2022

C’è la biennale di circo in questi giorni a Bruxelles. Sono andata e andrò a vedere vari spettacoli e ne parlerò appena ho un attimo, ma intanto voglio fissare qua quello che ho visto ieri perché mi ha lasciato senza parole.

Si chiama Boutès e andava in scena alla MCCS (Maison des Cultures et de la Cohésion Sociale) di Molenbeek, a circa un quarto d’ora a piedi da casa mia.

Un palco piccolo, non illuminato.
Dei birilli.
Una scrivania con una sedia.
Al centro un tessuto aereo nero, con sotto un piccolo materasso rotondo nero pure quello.

In scena un uomo coi capelli bianchi. Ha l’aria allegra, divertita. Si guarda intorno, osserva i birilli incuriosito, li tocca.

Dopo un po’ lo raggiunge una ragazza giovane. Giocano per un po’ insieme, si capisce che fra loro c’è familiarità. Poi lei passa al tessuto (elastico!), sale in alto e fa acrobazie. Lui si mette da parte e la osserva, un po’ parlando fra sé e sé un po’ rivolgendosi al pubblico.
“Anche da piccola era sempre a arrampicarsi sugli alberi”, sorride.
“Sii prudente!”, si raccomanda. Ma sempre sorridendo, si vede che di lei si fida.
Si capisce che è il padre.

Fra un saltello e una giravolta parlano, è un ciacolare sommesso e allegro. Condividono ricordi familiari, aneddoti; a volte lui non ricorda i nomi, e lei lo aiuta. Poi lui vuole provare a salire sul tessuto, non sa come fare, lei gli dà dei consigli e così ci riesce. È buffo, fa quasi tenerezza.

Il dialogo continua e il movimento diventa più veloce. La coppia padre e figlia gioca, fanno finta che ci siano i pirati, usano un birillo come cannocchiale!

Nel momento più intenso del gioco arriva una telefonata. La figlia risponde, il padre la osserva con aria interrogativa, sorridente e col birillo ancora in mano, invitandola a tornare a giocare; ma lei fa cenno di attendere, seria, è una telefonata importante. “Sì, sono la figlia”, dice.

Dopo c’è il gelo. Il buio.

Lei chiede, anzi urla, “Perché?”.
Lui si infuria, prova a spiegarsi ma non ci riesce, è frustrato, dice che non è colpa sua, che sono state le sirene, che non è stata una scelta, che possibile che lei non sappia fare altro che chiedere perché?!
Lei ripete Pourquoi? Pourquoi pourquoi pourquoi pourquoi??? (Perché? Perché perché perche perché???)
Lui risponde Parce que! Parce que parce que parce que parce que parce que!! (Perché! Perché perché perché perché perché!!)
*

Lei si arrampica sul tessuto, la giacca del padre in testa a nascondere la faccia; quella stessa giacca che poco prima entrambi avevano indossato a turno, ridendo e usando gli stessi movimenti. Lui ci aveva raccontato che quando era piccola le arrivava ai piedi.
Lei va in alto, lui vorrebbe raggiungerla, ci prova, la chiama. Sale in piedi sul tavolo, mette la sedia sulla piccola scrivania e ci monta, incerto equilibrista, per cercare di arrivare a lei. Lei lo ignora, persa nella sua rabbia e nel suo dolore. Lui grida, “Avrei voluto parlartene, ma non sapevo come, non trovavo le parole!”.
Lei torna a terra, ancora i tessuti fra le mani, e pronuncia solo due parole, senza guardarlo: “Avresti dovuto.”.

L’atmosfera si placa. Lui si sdraia per terra, lei lo copre con i birilli. Poi si siede davanti al palco, la testa fra le mani.

Dopo un po’ lui la raggiunge. Le dice, “Ti ricordi delle giornate al mare, quando dovevi stare in silenzio perché la mamma dopo pranzo voleva riposare e non ci riuscivi mai?”. Lei sorride, e dice “Sì, e tu ti mettevi a quattro zampe e mi facevi salire in groppa e gattonando mi portavi fino al mare…” “… a giocare con le onde…” “… a saltare…”, e mentre parlano ci fanno vedere i movimenti. Equilibrismo acrobatico in duo, dolce e impacciato, amorevole e agrodolce.
E forse, finalmente, perdonato.

E forse, stasera ci torno.

Lui è l’attore belga Jean-Luc Piraux e lei l’artista di circo svizzera Tania Simili. Lo spettacolo si chiama Boutès. Boutès è un’opera di Pascal Quignard, un romanzo che fa riferimento al mito di Orfeo e a quello di Ulisse. Or, alla difficoltà di resistere al canto delle sirene.

Lo spettacolo è in francese, se volete darci un’occhiata trovate un piccolo video qui.

* La differenza fra pourquoi e parce que in francese è la stessa differenza che c’è in inglese fra why e because o in olandese fra waroom e omdat – sono il perché interrogativo e quello esplicativo. In italiano questa differenza non c’è.

The last days were a blur

marzo 17, 2022

Vediamo se riesco a scrivere qualcosa al volo prima  che inizi il mega meeting che ho oggi e ieri.

Allora. Tutto bene! Giorni intensi.

C’è qua a Bruxelles la mamma di KOK col cane.

Giovedì (10) dopo il lavoro sono andata a fare un’ecografia. Non mi ricordo se ve l’avevo raccontato, ma a Dicembre ho fatto la terza dose di vaccino e ho avuto febbre e mi si è gonfiato un linfonodo sotto l’ascella. Sfiga volle che proprio il giorno dopo avessi la mammografia annuale, e vedendo il linfonodo gonfio si sono allarmati e ho vinto un’ecografia di controllo a tre mesi. L’ho fatta e tutto bene!

Era una bella giornata di sole, e così dopo l’ospedale sono andata a prendermi un gelato banana e cioccolato (hanno provato a rifilarmi il cocco e gliel’ho tirato dietro) e poi al parco con KOK, la sua mamma ed il cane. Bello!

Venerdì (11) ho litigato con Bram che era di un umore assurdo e allora anziché fare un aperitivo con lui a casa sono uscita e ho fatto un aperitivo al bar con Mariano, KOK, la mamma di KOK, il cane della mamma di KOK e Gabriele. Poi sono rientrata e ho cenato con Bram, il cui umore non era migliorato nel frattempo! Ho fatto la pasta zucca gorgonzola e noci e lui l’ha mangiata sul divano giocando a Stardew Valley e io al tavolo ascoltando Il Dito di Dio (un podcast interessantissimo sulla tragedia della Costa Concordia).

Sabato (12) per qualche bizzarro motivo mi sono svegliata alle 5 del mattino – sospetto perché continuavo a pensare alla Costa Concordia. Mi sono messa sul divano e ho passato una bella mattinata rilassante a cazzeggiare! Poi ho fatto un po’ di cose in casa (forse sono anche andata a correre ma non mi ricordo, so che la settimana scorsa ci sono stata due volte ma non mi ricordo quali giorni) e per pranzo sono andata a casa Pinguina. Abbiamo mangiato:

– come antipasto trota affumicata con cipolla e scorza di limone, preparato da me

– come primo zuppetta di indivia con i gamberetti grigi del mare del Nord (per me con i crostini al Comté), preparata da KOK e Gabriele

– come secondo merluzzo panato con tre contorni (porri rosolati, patate arrostite e fagiolini spadellati), preparato da KOK e Gabriele

– come dolce mousse di mango, preparata da me.

Dopo stavo esplodendo. A esplodere sono andata al mercatino africano, vicino al parc Josaphat; e visto che stavo esplodendo, per digerire ci sono andata  a piedi.

Il mercatino era diverso da quello che mi aspettavo (meno artigianale), ma mi è piaciuto molto. C’erano persone originarie di vari paesi africani (Senegal, Mali e Congo fra i primi che mi vengono in mente) e ho chiacchierato un po’ e anche comprato un po’. Ho preso il tahini, l’olio di arachidi, i fiori di ibisco e poi… E poi mi sono fatta tentare da una cosa che volevo da tantissimo tempo: un copricapo (non conosco il nome tecnico e non riesco a trovarlo, mi dispiace) tipico senegalese. Uno di questi, blu. Ci ho pensato molto, perché non sapevo se fosse appropriato per me, donna bianca, indossare un copricapo tipico senegalese: quello che temevo è l’appropriazione di identità culturale. Ma ho parlato un po’ con la stilista (che è senegalese) e alla fine mi sono convinta. Adesso sogno dei grossi orecchini a cerchio (con la clip perché non posso portare orecchini per cui ci vuole il buco) e un vestito tipico realizzato su misura (su misura perché sono bassa e quelli già pronti mi stanno tutti enormi) per il matrimonio di mio fratello Alessandro a fine Maggio!

Come a piedi ero andata, a piedi sono tornata. Arrivata a casa ho velocissimamente preparato dei panini per il viaggio, e alle 19 Bram è tornato da calcio (tutto sgrattugiato come al solito), si è fatto una doccia al volo e siamo andati in Olanda. Siamo arrivati a casa dei suoi genitori intorno alle 21:30 e ci siamo messi sul divano a chiacchierare, ma essendomi svegliata alle 5 io dormivo in piedi!

Domenica (13) sveglia con calma. Colazione, caffè, pranzo, caffè!

E poi a casa di Daan (il fratello di Bram) e Marije (la ragazza di Daan) per festeggiare il compleanno di Daan con tutta la famiglia. Siamo stati in giardino a chiacchierare e io che non parlo olandese a leggere. È stato carino, questi weekend per me sono molto rilassanti visto che non devo praticamente fare nulla.

Venendo via, però, Bram ha fatto una cosa che mi ha fatto imbufalire.

Allora, i genitori di Bram e la sorella se ne sono andati poco prima di noi.

Siamo rimasti io, Bram, Daan e Marije; e quando stavamo per andarcene è arrivata la famiglia di Marije (genitori e sorella) che io e Bram non conoscevamo e non avevamo mai visto prima.

Quando abbiamo detto che stavamo andandocene la mamma di Marije ha chiesto a Bram, in olandese, se saremmo tornati a Bruxelles in treno. Bram ha detto che eravamo in macchina; e il padre di Marije ha commentato che per la via (dieci minuti di auto) avevano trovato un sacco di traffico, e che c’erano tanti tedeschi e tanti belgi. Bram ha risposto che non è detto, perché per esempio lui guida una macchina belga ma è olandese; e i genitori hanno commentato “Ah giusto, è vero, in effetti non è detto che i conducenti siano tutti belgi, potrebbero anche essere italiani per esempio”.

E Bram “Eh no! Perché se fossero italiani ve ne accorgereste da come guidano!”

GRASSE RISATE.

E poi Marije ha detto “Ah ma Francesca non può sapere di cosa stiamo parlando, perché non parla olandese”.

E Bram: “Per questo ho fatto la battuta! Altrimenti non mi sarei mai azzardato!”

ALTRE GRASSE RISATE.

Ora, vedetela un attimo dal mio punto di vista.

Io mi sono trovata in una situazione in cui ero con gente che non conoscevo (per quanto ne so i genitori di Marije potrebbero essere della amabili persone o dei brutti razzisti – non avendoli mai visti prima che ne so?); vedevo tutti che ridevano; capivo che stavano parlando dell’Italia, perché anche se non parlo olandese la parola ITALIANEN la capisco; ma non sapevo cosa stavano dicendo; ed ero l’unica italiana presente, e non avevo idea di cosa stesse succedendo.

Quando siamo usciti gli ho fatto una parte di merda che se la ricorda ancora.

E poi un’altra Lunedì, e un’altra Martedì. E pure un richiamino Mercoledì.

Tante volte se ne dimenticasse e gli venisse in mente di rifarlo!

Lunedì (14) dopo il lavoro sono andata a casa di Serena per fare da babysitter a Emma (6 anni). Mi è piaciuto tantissimo! Abbiamo letto, disegnato (mi sono portata a casa un’opera d’arte semplicemente meravigliosa), fatto i panini con le formine per i biscotti e giocato a palla. Poi sono tornati Flanzo e Selena e abbiamo mangiato i panini col pesto di carote e mandorle al curry, la zuppa di farro e una mousse di mango asprissima che io ho sostituito con una fetta della torta di compleanno di Emma. E dopo che Emma è andata a letto io e gli Sbuffoli abbiamo chiacchierato tanto e io mi sono sentita intellettualmente stimolata ecco! È stato bellissimo! 

Abbiamo parlato anche di Anne Frank, e del fatto che a oggi ancora non si sa chi abbia fatto la soffiata e io, che ero ancora un po’ incavolata per lo spiacevole evento domenicale, sono tornata a casa guardando malissimo Bram e chiedendogli “Cosa facevano i tuoi nonni durante la seconda guerra mondiale? Eh??”.

Triggered by these events, ho scaricato Lasciatemi Cantare di Toto Cutugno e sono un paio di giorni che vado in giro per Bruxelles cantando Sono un’italianaaa..!

Martedì (15), al solito, lavoro e poi corso di spagnolo. Poi sono andata da KOK a mangiare i tordelli al ragù!

Mercoledì (16) era ieri, e ieri e anche oggi ho un mega meeting al lavoro che sta risucchiando tutte le mie energie. Nonostante la stanchezza, ieri dopo il lavoro sono corsa a Ixelles perché avevo appuntamento con Justyna. Siamo andate al cinema e abbiamo visto #salep**e (#bruttatr**a) (scusate, metto gli asterischi per evitare che mi trollino il blog!), un documentario interessantissimo su cyberbullismo e misoginia. Poi siamo andate a Les Pénates dove non andavo da troppissimo tempo, e molto abbiamo mangiato e molto vino rosso abbiamo bevuto, ed è stata una serata meravigliosa! Così meravigliosa che sono tornata a casa a piedi cantando ^^

Fra l’altro sono già due sere che torno a casa prima di Bram e mi lavo i denti e mi metto il pigiama e poi mi sbiacco sul divano a guardare Una mamma per amica senza Bram che fa finta di vomitare ogni volta che qualcuno si bacia. Goduria!

Amici, cucina, famiglia e caffè!

marzo 10, 2022

Sono guarita, ho ricominciato a uscire e a lavorare e non ho più avuto tempo di scrivere!

Le ultime in breve.

Iniziamo dalla cosa che mi fa più incazzare. Il Belgio è diventato giallo e ha tolto l’obbligo di mascherina al chiuso. Resta obbligatoria solo negli ospedali e sui trasporti pubblici. Ma cinema, teatro, concerti… tutti appiccicati smascherati.
Quello che mi fa ancora più rabbia è la comunicazione. Le email che mi arrivano dalle associazioni culturali relative a eventi per cui ho già i biglietti non dicono “L’obbligo di mascherina non c’è più ma per favore fate attenzione e se non state bene state a casa”. No. Dicono “Evviva, finalmenteee, tutti smascheratiii!”.
Voglio vedere quanto dura (e io comunque la mascherina me la tengo).

Poi.
Ho sviluppato una strana sorta di narcolessia serale per cui regolarmente mi addormento sul divano guardando film. Dopo una mezz’ora mi risveglio, mi trascino a lavarmi i denti… e a quel punto sono sveglia, e non riesco più a riaddormentarmi fino a mezzanotte e mezzo / l’una. E poi la mattina sono uno zombie!

La situazione familiare che mi faceva stare male sembrerebbe essersi risolta. Ci sono volute lacrime e sangue, ma ce l’abbiamo fatta. Incredibile quanto difficile possa essere, a volte, semplicemente… comunicare!

Lo scorso weekend ho fatto un sacco di cose. Probabilmente troppe… ma belle. Un po’ perché alcune cose che erano programmate per il weekend prima sono scalate perché il weekend prima eravamo malati.

Venerdì sono venuti a cena Anne e Matt. Anne è una mia collega e Matt è il suo ragazzo, che Bram conosce perché giocano a calcio insieme. Sono inglesi e di recente hanno deciso di rientrare in Inghilterra, quindi era una sorta di cena d’addio. Mi sono un po’ fatta prendere la mano e ho preparato una cena indiana a 20 portate. Era quasi tutto buono (i poppadoms erano da rompersi un dente!) e la serata è stata fantastica! Anne e Matt sono simpaticissimi e ci siamo divertiti un sacco! Peccato che se ne vadano, ma spero che in futuro li andremo a trovare!

Sabato ero morta. Morta morta morta. Un calo di energia totale, come se mi avessero svuotato, o se avessi la pressione sotto i piedi. Col senno di poi, probabilmente stavo scaricando la tensione legata alla situazione familiare (che a quel punto era già più o meno risolta ma, come ho scritto, a che costo!).

Sapete che c’è, non mi piace fare misteri. Vi dico quello che è successo. Quando sono andata in Italia ci sono rimasta male perché ho scoperto che i miei genitori avevano donato la casa al mare a uno dei miei fratelli. Non perché volessi la casa al mare, ma perché non me l’avevano detto. E mi sono sentita messa da parte. Come se, siccome vivo all’estero, allora io contassi di meno. Come se a me si volesse meno bene. Questa sensazione mi faceva stare malissimo ma non riuscivo a parlarne perché avevo paura di essere presa per una brutta avidona; mentre per me non era un discorso di soldi, ma di affetto. Alla fine stavo talmente male che ne ho dovuto parlare per forza (l’alternativa era finire in ospedale con un’infiammazione del sigma – no ma non sono una che somatizza eh!). E ho fatto bene. I miei ci sono rimasti malissimo quando hanno scoperto che ci ero rimasta male. Io ho pianto, loro hanno pianto, ci siamo chiariti, e adesso sto bene e spero anche loro, e finalmente stiamo parlando e l’importante è questo!

Tornando a Sabato. Ero stanca e quindi anche se c’era il sole sono stata sul divano a riposarmi. Ma dovevo anche cucinare. Per la sera (saremmo andati a cena da amici e avremmo portato la cena noi); e per il giorno dopo (sarebbero venuti degli amici da noi e avevo in programma di preparare un po’ di pizze e focacce).
Allora ho fatto così.
Per la sera ho cucinato.
Per il giorno dopo no! Sono andata al negozio italiano dietro casa (così sono anche uscita, almeno un po’) e ho comprato lì focaccia, affettati e formaggi. Si è rivelata un’ottima decisione!

E dunque per il Sabato invece ho cucinato, e un po’ anche Bram. Neil e Daniela, gli amici da cui saremmo andati a cena, hanno un po’ di intolleranze alimentari – ecco che cosa dovevamo evitare: uova, latticini, glutine, lievito, rape, lenticchie, funghi, piselli, carciofi, asparagi, olive, crostacei e tartufo.
Ed ecco, invece, cosa abbiamo cucinato. Abbiamo preparato una cena a cinque portate. Tema: i cinque continenti!

Aperitivo: nachos e guacamole (México)
Antipasto: tabbouleh di fonio con agnello cotto a bassa temperatura e verdure (Senegal)
Primo: zuppa di pesce (Islanda)
Secondo: insalata con cavolo rosso, lime, anacardi e coriandolo (Thailand)
Dessert: mousse di mango (Samoa)

Il motivo per cui abbiamo cucinato noi è che Neil e Daniela hanno un bimbo di due anni, Tristan, e una bimba di cinque mesi, Ellie. Bram è il padrino di Tristan.
E così siamo arrivati verso le 18, con un cocktail alcolico e uno analcolico in borsa, e abbiamo giocato un po’ con i bimbi. Poi Neil e Daniela sono andati a mettere a letto i pupi e io e Bram abbiamo preparato la tavola. E poi loro sono tornati… con Ellie! Che deve avere una FOMO (Fear Of Missing Out) peggiore della mia, e che avendo subdorato che c’era gente si è rifiutata di andare a dormire ed è rimasta con noi a cinguettare e ridacchiare fino alle 23!

La cena è stata bella e abbiamo chiacchierato un sacco. Dovremmo farlo più spesso!

Due piccoli aneddoti.

Il primo.
Premessa. Io e Bram abbiamo incontrato Daniela per la prima volta a Novembre 2019. Lei e Neil uscivano insieme da poco e noi non l’avevamo ancora conosciuta. In quei giorni eravamo in Islanda per un festival. Io, Bram e Neil eravamo partiti prima. Daniela sarebbe arrivata dopo; e Neil ci aveva avvisato che aveva l’abitudine di fare un pisolino dopo pranzo, cosa che avevo trovato quantomeno bizzarra. Poi Daniela è arrivata… e durante un concerto ci hanno detto che era incinta! Ecco perché era stanca! Terminato il festival siamo andati un paio di giorni sulla penisola di Snæfellsnes, che è un posto incantato. Fine della premessa.
Insomma Sabato scorso andiamo a cena, e durante la cena Neil dice che deve assolutamente farci vedere il regalo che gli ha fatto Daniela per il compleanno. Si tratta di un quadro, una stampa di una foto fatta in Islanda. L’incredibile paesaggio è rovinato solo dalla presenza di una persona nella foto, piccina piccina, lontana lontana. Guardando bene ci siamo accorti che quella persona… ero io! LOL!

Il secondo.
Premesse. Sia Neil che Daniela lavorano per la Commissione (sono interpreti). Si parlava della Commissione, e la Commissione è divisa in DGs (Directorate-Generals). Chi lavora per la Commissione di solito dice Lavoro per DG Environement, o Lavoro per DG Research & Innovation, ecc. Inoltre. Neil è mezzo belga e mezzo neozelandese; e Daniela è mezza italiana e mezza sudafricana ed è cresciuta in Sudafrica. Neil parla italiano perché ha vissuto in Italia, Daniela perché ha il babbo italiano e Bram perché lo studia; ma per nessuno di loro l’italiano è la madrelingua, e quindi quando siamo fra noi parliamo inglese. Fine premesse.
Quindi, tornando a Sabato (questo post è un’insalata!), stiamo cenando e chiacchierando in inglese… finché a un certo punto ci rendiamo conto, con sorpresa, che siamo passati all’italiano. È stato buffissimo perché non ce ne eravamo resi conto, e ce ne siamo accorti solo quando qualcuno ha detto “Ma perché stiamo parlando italiano?”. E così abbiamo ricostruito!
Sapete cosa era successo? Che qualcuno aveva nominato DG MARE. E siccome MARE è una parola italiana, in tutti e quattro i nostri cervelli si era verificato il ‘language switch’: che è quello che, quando stai parlando una lingua e c’è una parola in un’altra lingua che conosci, passi automaticamente a quella!
Questi meccanismi mi affascinano tantissimo.
Mi è successo anche alcune volte di stare parlando inglese, nominare la via in cui abito il cui nome è francese, e continuare automaticamente in francese!
Non mi succede invece con lo spagnolo. Dev’essere perché il mio spagnolo fa schifo.

E veniamo a Domenica! Allora Domenica si facevano i cenci.
Ho questa tradizione di farli una volta l’anno, con la ricetta della mia nonna. Chiamo sempre un po’ di amici e creiamo una catena di montaggio, e poi tutti partono con un bel sacchettino pieno di cenci.
L’anno scorso abbiamo saltato, per via del COVID.
Nel 2020 invece li avevamo fatti, il 14 Marzo 2020; era stata l’ultima cosa di gruppo fatta prima del lockdown (che qua in Belgio è cominciato più tardi che in Italia).
Adesso tanta gente è vaccinata e si può di nuovo viaggiare, quindi tanti amici che di solito vengono quest’anno non c’erano. E così ho allargato l’invito e alla fine eravamo: io e Bram, Rossella, Lorenzo, Sveva (2 anni), Angela, Javier, Vincenzo, Gaëlle-Anne, Carlos, Justyna, Viktor e Mariano. Eravamo talmente tanti che per la prima volta nella storia io praticamente non ho cucinato! Abbiamo fatto 2 kg di cenci e ciacolato un sacco ed è stata una gran bella giornata! E Bram aveva fatto un grosso pentolone di ragù, e alcuni si sono fermati a cena ed è stato bellissimo!

Ecco questo è stato il weekend scorso, questo che viene invece andiamo in Olanda per il compleanno del fratello di Bram.

L’altra cosa che volevo raccontarvi è che sono un po’ bloccata, mentalmente, per quanto riguarda i viaggi. Dovrei prenotare un po’ di cose e non riesco a mettermici. Ho perso l’abitudine!

Infine, oggi sono in ufficio, e quindi mi sono alzata presto; e verso le 10 mi è venuta voglia di un caffè.
Era tantissimo che non provavo quella sensazione di quando sei un po’ addormentatina e mezza rincoglionita… e qualcuno ti dà un caffè. È una sensazione meravigliosa. Che io associo principalmente al viaggio.
Il caffè su una barca nel delta del Mekong, quella mattina che ci eravamo alzati alle 4 per andare a vedere i mercati fluviali – quanto sono stata felice quando ho visto la barca del caffè!
Il caffè al porto alle 5 del mattino, in Malesia, aspettando di imbarcarci per raggiungere un’isola.
Un caffè in un ostello a Tokyo, che è diventato due e poi sono diventati tre perché era un momento morto e col personale ci siamo messi a chiacchierare e è venuto fuori che uno dei ragazzi giapponesi era un grande fan dei belgissimi fratelli Dardenne.
Il caffè in un baraccio della stazione di Amsterdam, aspettando il treno per andare al lavoro dopo aver fatto nottata con Gloria a Leiden.
I caffè mattutini a Berlino, lo scorso Novembre.
Il caffè delle 6 del mattino appena arrivati a Hoi An, in Vietnam, frastornati e rincoglioniti dal sonno.
Il caffè birmano a Tamsui (Taiwan), con l’omino che ci ha fatto riconciliare col mondo dopo tutta la pioggia che avevamo preso il giorno prima.
I caffè delle 5 del mattino a Buenos Aires, quando io ero in pieno jet lag e mi svegliavo prestissimo e mentre Bram dormiva andavo in panetteria a comprare le medialunas.

Stamattina avevo sonno, e non riuscivo ad alzarmi.
Ma poi Bram mi ha portato a letto un caffè!

Restless

febbraio 27, 2022

Mamma mia che tristezza questo weekend! Lentamente stiamo iniziando a star meglio, ma che cavolo di virus, mai stata male così a lungo per un raffreddore!

Giovedì avevamo i biglietti per il teatro, Venerdì mi dovevo vedere con Gaëlle-Anne, Sabato avevamo in programma di andare a cena da Neil e Daniela e Domenica (che è oggi) Cédric e Stephanie avevano proposto di fare una passeggiata perché c’è il sole, e abbiamo dovuto annullare / dire di no a tutto!

Uffa! Io sono un animaletto sociale e a stare a casa da sola alla lunga mi deprimo! Che poi ieri in realtà un piccolo giretto l’abbiamo fatto; per Bram (che ha iniziato a star male dopo di me e quindi è pure indietro nel processo di guarigione) è durato 20 minuti, io poi sono rimasta in giro un’altra oretta da sola ma non mi piace stare in giro da sola (cioè sì, ma se sono energetica e organizzata, tipo se ho un libro) e alla fine lo sapete che ho fatto? Per avere una scusa per poter tornare a casa (mi sentivo obbligata a stare fuori perché c’era il sole) sono andata alla gelateria figa a Sainte-Catherine e con la scusa del mal di gola ho comprato  il gelato! Così poi sono per forza dovuta correre a casa, perché il gelato si scioglieva! Ho preso una coppetta banane e noccioline e una mango e frutto della passione, e Bram è stato contento.

Venerdì anche in realtà un mini girettino l’abbiamo fatto, perché siamo andati dal medico e rientrando siamo passati da rue de Flandre. In rue de Flandre c’è la mia libreria preferita, ci sono passata velocemente ma sono stata brava e non ho comprato nulla. Solo che poi… Solo che poi mi sono accorta che avevo lasciato l’ombrello in libreria, sono tornata a prenderlo e ho comprato tre libri! Uno per il compleanno di Emma (che mi sembra bellissimo e spero che le piacerà) e due per me! Graphic novels, perché non riesco a leggere i romanzi in francese. Le graphic novels invece sì! Ah!

Che altro?

  • È passato il vicino nuovo a chiedere se avessimo visto un pacco per lui che risultava consegnato ma che nell’ingresso non c’era. Sospetto di sapere dov’è.
  • Un corriere è arrivato con un pacco per me (contenente New Kid e Class Act, due fumetti di Jerry Craft che parlano di piccoli episodi di razzismo quotidiano e dell’effetto che hanno sulla vita di chi li subisce) e mi ha chiamato ancora prima di arrivare qui perché era di fretta e io sono uscita ad aspettarlo al freddo, e poi quando è arrivato non trovava il pacco e è stato un quarto d’ora a cercarlo parcheggiato in mezzo alla strada.
  • Bram ha avuto un raptus in cui ha cucinato un sacco di verdure (cipolle e zucchine, carote e aglio al forno, il famoso sugo che si è inventato quando eravamo in Colombia) che abbiamo usato per condire la pasta; io ho preparato un curry di ceci e un naan all’aglio che in forno si è gonfiato tantissimo e poi non sapevo come tagliarlo.
  • Abbiamo fatto due partite a Wingspan e entrambe le volte ho perso.
  • Avere finalmente un armadio ci ha portato a reorganizzare la casa.
  • Venerdì è iniziato Anima, il festival del cinema d’animazione che io amo. Abbiamo il pass per la versione online ma si è rivelato una fregatura: la versione online contiene solo i corti, e non i lungometraggi. È un peccato, perché i lungometraggi animati che partecipano al festival sono quasi sempre o bellissimi o interessantissimi (tanti sono documentari in forma animata). Però vabbè, abbiamo il pass per i corti (e anche per i non-così-corti, una categoria ibrida che è stata incastrata nel programma online) e quelli ci vediamo. E abbiamo beccato alcune chicche: ‘Moules-Frites’ di Nicolas Hu e ‘Maman pleut des cordes’ di Hugo de Faucompret, due non-così-corti uno più bello dell’altro (il primo mi ha fatto piangere dall’inizio alla fine, ottimo quando si ha il naso bloccato); e fra i corti mi è piaciuto molto ‘Airbone’ di Jobczyk Andrzej.

La cosa che è successa in Italia + forse il fatto di essere stata chiusa in casa tutta la settimana hanno messo a dura prova il mio equilibrio mentale. Sapete da cosa me ne accorgo? Ho ricominciato a fare piani per fare un altro sabbatico o comunque per mollare tutto e partire lontano lontano! È una cosa che il mio cervello fa sempre, quando non sto bene. Chi glielo spiega che la fuga non è la soluzione?

Ora faccio una lista di tutte le cose che vorrei fare oggi (non riuscirò a farne neanche la metà) e poi mi attivo!

  • Mangiare qualcosa (sono finiti i Bauli e io non so più cosa fare per colazione!)
  • Finire di studiare il programma di Up! e comprare i biglietti
  • Andare a correre
  • Uscire e godermi il sole
  • Fare la doccia e lavarmi i capelli
  • Passare l’aspirapolvere in camera e in bagno (questo dopo essermi asciugata i capelli) (perché finiranno ovunque)
  • Ascoltare podcast
  • Pulire le ventole
  • Fare una lavatrice (non ho più mutande)
  • Prenotare l’alloggio in montagna
  • Prenotare i biglietti per il Messico
  • Fare i biscotti
  • Cambiare le lampadine (così finalmente possiamo togliere di giro la scala)
  • Organizzare la cena di Venerdì con Anne e Matt e la giornata cenci qui (Domenica)
  • Scrivere a Alessia per vedere se riusciamo a cucinare insieme in settimana
  • Molestare i passanti, perché KOK, PLP e Serena sono in Italia, Mariano è alle Canarie, e io ho bisogno di contatto socialeeeee!