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E senza benzina, né gasolina…

agosto 29, 2017

Capita di tanto in tanto che qualcuno mi chieda “Come si vive in Belgio?”.

È impossibile rispondere, perché al di là di poche cose oggettive la qualità della propria vita in un determinato luogo è determinata da tantissimi fattori sia esterni che personali che variano da persona a persona.

Hai amici qui?
Cosa è importante per te?
Ti interessa la vita sociale, hai bisogno del mare, non puoi vivere senza le montagne, vuoi un buon sistema educativo?

Io stessa ho attraversato fasi differenti. All’inizio ero felice, il fascino della novità; poi sono stata un po’ “Ma che ci faccio qui?”; e adesso credo di aver raggiunto un equilibrio in cui sto qui per scelta perché anche se non tutto è perfetto ci sto bene.

Una delle cose che mi fanno star bene è il tessuto sociale. Gli amici-famiglia che ho qui, Serena e quei Pinguini sono i primi che mi vengono in mente, ma ce ne sono anche altri. Mariano, che grazie alle dimensioni ridotte di Bruxelles Sabato è passato con un preavviso (mio) di 5 minuti a prendere un caffè e poi la sera è tornato a cena. Patty, che è stata il caposaldo dei miei primi anni qua e poi se ne è andata, e adesso è tornata e le situazioni sono diverse e ci vediamo meno ma ancora ci vediamo; le mie colleghe, che non vivono a Bruxelles ma con cui condivido spesso e volentieri bevute post lavoro e ramen; gli amici di Bram, che sono amici di Bram e non miei ma che col tempo sono diventati importanti, alcuni importantissimi, anche per me; e ho detto solo qualche nome a caso e sicuramente me ne sono scordata tanti e mi fermo qui prima di offendere qualcuno. Ah beh Rossella, e anche Angela anche se la vedo meno! E Daniele ♥

Questa cosa mi è venuta in mente perché stamattina Spotify mi ha sparato a sorpesa una canzone di Rino Gaetano che non ascoltavo da tempo e che mi ha fatto tornare in mente gli anni in cui ho vissuto a Firenze. È un periodo a cui non ripenso spesso, forse perché non lo ricordo come proprio il più fantastico della mia vita, ma anche perché di natura io sono conservatrice ma non nostalgica e mi irrito quando la gente mette su Facebook le foto di 20 anni fa e tutti a commentare Ooohhh come eravamo..! Però insomma stamattina ci ho ripensato e mi sono tornate in mente delle cose belle.

Il periodo più di merda della mia vita è stato probabilmente quello prima di trasferirsi a Bruxelles, anche noto come il periodo in cui andavo in ufficio piangendo tutti i giorni (e un giorno era Martedì grasso e sono andata in ufficio vestita da elfo con le orecchie a punta e poi piangevo e la mia collega Donella a un certo punto mi ha detto Francesca, o la smetti di piangere o almeno levati quelle orecchie!).

A Firenze non mi ero fatta tanti amici perché la maggior parte dei miei colleghi erano sì fiorentini ma non abitavano a Firenze, abitavano a Pontassieve o a Sesto Fiorentino o altro, e dopo il lavoro tornavano lì quindi che si uscisse insieme era raro. A Firenze vivevamo io e Francesco.

Che però a un certo punto ci siamo lasciati. E io non lo volevo dire ai miei perché non volevo farli preoccupare (e anche perché sapevo che il mio babbo me l’avrebbe menata, dovete sapete che il mio babbo ha così paura che io rimanga sola che accetterebbe come genero chiunque e veramente chiunque pur di non vedermi da sola – e poi ci si chiede da dove venga la mia sindrome dell’abbandono!). E inoltre nonostante la storia fosse finita da mo’ e quindi lasciarsi fosse Cosa Buona e Giusta e anzi l’avremmo dovuto fare prima, che sindrome dell’abbandono sarebbe se io non ci avessi subito ripensato e avessi fatto tragedie greche una volta appreso che lui invece (giustamente, ma vammelo a spiegare) a tornare indietro non ci pensava neanche? E questo spiega le giornate passate in ufficio a piangere.

E insomma, io non volevo dirlo ai miei e quindi dove vivevo? A Firenze non potevo rimanere e a Lucca non volevo tornare. Allora ho fatto così. Ho proposto a Francesco questo folle e malsano accordo: io avrei continuato a vivere nella casa di Firenze dal Lunedì al Mercoledì (perché il Lunedì sera e il Mercoledì sera facevo yoga al circolino ARCI, con un’insegnante fantastica che adoravo e che mi manca molto) e lui ci poteva stare dal Giovedì alla Domenica. Lui ha accettato. Il weekend andavo a casa dei miei, mi rimanevano un paio di notti da coprire.

È lì che la mia rete di amici si è attivata.
Ho dormito a casa della Donella a Pontassieve e ho dormito dall’Ida, che abitava in campagna in una sorta di comune sopra a un fienile.
Ho dormito varie volte da Valentina (pratico visto che abitava a Pescia), i suoi genitori in quel periodo non c’erano e io le mandavo un messaggio quando uscivo dal lavoro e lei mi faceva trovare la cena pronta.
Ho dormito a casa di Gianpaolo più di una volta (ancora più pratico, stava a Castelfranco di Sotto!!), con i suoi genitori, e la sua mamma la mattina mi preparava i panini con la frittata da portarmi al lavoro ♥

Insomma è stato un periodo brutto a cui non ripenso spesso, ma stamattina mi è tornato in mente e mi sono resa conto che invece è stato anche un bel po’ bello. Ci sono state tante, troppe bevute (ma ci volevano!) e tante serate al Be Bop, dove suonava una band che faceva cover di Rino Gaetano e io mi ero un po’ innamorata del bassista. Ed ecco il ricordo che ha fatto partire questo post.

Tutto il resto è storia!

E insomma adesso è Estate e io sono a Bruxelles, e vedo amici e faccio cose.

La settimana scorsa c’era un festival gratuito nel parco, concerti a pranzo e la sera, e la sera ci siamo andati con amici di Bram (prima abbiamo cenato da noi in terrazza, una delle nostre famose cene al buio perché siamo pigri e non abbiamo mai messo le luci in terrazza) ed è stato bellissimo e io ho scoperto una nuova band che mi piace tanto, si chiamano Girls in Hawaii.

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Da Sabato sono sola, Bram è in Toscana con amici e torna domani e io pensavo Che bello un po’ di giorni da sola e invece mi manca!

Siamo stati a vedere uno spettacolo a Les Brigittines ed era un po’ bello e un po’ strano (ma il posto è così bello che ci vado volentieri anche per spettacoli strani, una volta l’anno magari, non di più).

Mi sono iscritta al corso di spagnolo e mi hanno messo direttamente al secondo anno, allora tutto quel parlare spagnolo maccheronico in Sudamerica a qualcosa è servito!

Domenica sono stata al museo del fumetto con Flanzo, Selena e la Piccina. Io adoro andare al museo del fumetto perché l’edificio che lo ospita è un vecchio grande magazzino completamente in stile art nouveau ed è meraviglioso, e l’esposizione su Gipi era bellissima.

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Ah c’è stato anche il festival di circo e arti di strada nel parco!!! Gratuito pure quello. Ci sono andata da sola e con una mia collega e con il mio amico Johannes e abbiamo visto un sacco di spettacoli uno più bello dell’altro, pieni di poesia e di magia. Meraviglia!

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Ah ho anche cucinato. Per Céd e Steph antipasto misto, pasta con pesto, pomodorini arrostiti e pinoli tostati, insalatona (foto sotto) e gelato. Per Mariano&fio antipasti misti (taralli con affettati e formaggi; pinzimonio; crostini avocado e burrata; bastoncini di sedano col gorgonzola; tartellette con pomodorini e cipolle caramellate), pasta fredda al pesto di spinaci e pistacchi arrostiti, insalata di melanzane con peperoncini e aglio nero e Victoria sponge cake con fragole passate in padella con limoncello e balsamico.

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Io amo Agosto a Bruxelles. Non vorrei essere in nessun altro posto.

A Gennaio potrei essere in un altro posto, però. Dopotutto i 40 anni non si compiono tutti gli anni!
Tipo in Sri Lanka. Tipo dal 6 al 28 Gennaio. Non abbiamo ancora prenotato niente, eh. Però mi sa che il finale sarà più o meno quello.
Si riparte!

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Estate a Bruxelles. Il ritorno.

agosto 14, 2017

Sto facendo fatica a scrivere del viaggio ma ho fatto talmente tante cose da quando sono rientrata che se non scrivo almeno di quelle mi scordo tutto.

Sono andata un weekend in Italia e siamo andati insieme un altro weekend in Olanda.

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Un weekend l’ho passato a cucinare, perché il Lunedì sera avrei fatto il Ristorante Segreto da me per Rossella e Lorenzo. Bram ha fatto il cameriere ed è stato licenziato dopo una sola serata. C’è stata una Catastrofe che ha reso necessaria l’attivazione immediata di un Business Continuity Plan. Alla fine è andato tutto bene e il menù è stato questo sotto.

CESTINO DEL PANE

  • Panini all’olio
  • Focaccia alle olive
  • Pizzettine da forno

APERITIVO

  • Prosecco
  • Mini gazpacho di avocado
  • Mini bicchierino di quinoa saltata
  • Capesante in curry penang

ANTIPASTO

  • Sformatino di zucchine su zabaione salato

PRIMO

  • Spaghetti con i gamberi marinati nel succo d’arancia e gli asparagi

SECONDO E CONTORNO

  • Filetto di pesce al cartoccio con julienne di verdurine profumate, fettine di lime e timo fresco
  • Insalatina semplice

DOLCE

  • Tiramisù leggero ai lamponi (leggero perché ho usato ricotta anziché mascarpone, e più albumi che tuorli)
  • Crostata crema e frutta (perché mi serviva qualcosa in cui piantare la candelina)
  • Biscottini di frolla e qualche frutto di bosco per decorare

DA PORTARSI VIA PER COLAZIONE LA MATTINA DOPO

  • Plumcake al cioccolato e caffè

Tanti altri weekend li abbiamo passati a pulire ed aprire scatoloni. Le subcoinquiline tanto carine hanno lasciato la casa non esattamente pulita, ecco. Ma tipo che ho messo una mano in un mobile per prendere un bicchiere e mi sono ritrovata in mano dei vetri. Poi però ci siamo accorti che le avevamo giudicate male, non avevano lasciato solo casino ma anche dei regali. Tipo delle croste di caciotta marce nella credenza!
Abbiamo anche visto amici, principalmente Selena e PLP che sono qui adesso, e poi gli amici di Bram.

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Altri amici ci sono venuti a trovare e sono ancora qui, ho fatto il Ristorante Segreto anche per loro, Venerdì scorso. Per l’occasione ho aperto un indirizzo email da usare per le prenotazioni. Il ristorante si chiama Little One and Bear, ma littleonenadbear@gmail… era già preso e allora ho messo littleoneandbear2016 pensando al fatto che il ristorante esiste dal 2016, salvo poi accorgermi che l’avevo fatto per la prima volta nel 2015! Vabbè.
Ecco quello che ho cucinato per Manuel e Gloria. Menù Giro del Mondo, e stavolta il cameriere l’ha fatto PLP.

MEXICO
(tortilla, peperoncini verdi, coriandolo)

  • Margarita & chilli verde

THAILANDIA
(foglie di menta; latte di cocco; curry)

  • Insalata di manzo thai
  • Zuppa con lemongrass e funghi
  • Curry penang con asparagi e mangiatutto

ITALIA
(ricotta, scorza di limone, battuto di erbette fresche)

  • Ravioli fatti in casa al pesto bastardo

MEDIO ORIENTE
(noce moscata e cannella; patate dolci; dragoncello, aneto e basilico)

  • Kofta
  • Insalata di erbe aromatiche e mandorle
  • Insalata di patate e fichi

SAMOA
(mango, vaniglia, lime)

  • Mousse di mango

Abbiamo approfittato e stiamo approfittando insieme dell’Estate a Bruxelles. Io adoro essere a Bruxelles d’Agosto perché non fa troppo caldo e ci sono sempre una miriade di cose da fare. Sabato siamo andati a vedere la mostra di Steve McCurry alla Bourse, sapevo che mi sarebbe piaciuta ma mi è piaciuta ancora di più. Ieri Indies Keeping Secrets festival, tre concerti nel corso della giornata, artisti e luoghi comunicati solo all’ultimissimo minuto. È stata un’edizione baciata dalla sorte, il sole splendeva e tutti e tre i concerti sono stati favolosi. Fra l’uno e l’altro abbiamo esplorato Jette, un quartiere che non conoscevamo per niente e che è stato una bella sorpresa!
E poi abbiamo presto i biglietti per un po’ di concerti e festival e anche aerei, e insomma good things are on the way.

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E io? Come è stato il rientro?
In breve.
Il primo weekend (siamo atterrati di Venerdì) bene, a casa mia vecchia coccolati da PLP (e anche da Neil che ci ha raccattato all’aeroporto), contenti.
I primissimi giorni così così, un po’ spersa, attaccata al viaggio, in cerca di nuove cose senza sapere cosa. Ma è durata pochissimo. Il Lunedì sera sono scoppiata a piangere quando mi hanno detto che il ristorante vietnamita in cui volevo cenare non aveva posto, il Mercoledì camminando sotto il sole verso un aperitivo con le mie colleghe e la musica nelle orecchie mi sono sentita felice, e questa sensazione non mi ha più abbandonato.
Ad abbandonarmi è stato, in un certo senso, il viaggio. Tolti i primi giorni è come se il mio cervello l’avesse cancellato, la sensazione era quella di non averlo fatto, che non fosse mai successo. Sapevo che era questione di tempo, che avrei solo dovuto aspettare e far sì che i ricordi trovassero un posto nella mia testa per capire cosa mi abbia lasciato questa esperienza. E dopo un mese di semi negazione, che ho accettato con pazienza e tranquillità, questo fine settimana, improvvisamente, la prima sensazione: nostalgia struggente.
L’ho accolta con gioia, la preferisco al niente, e la osservo chiedendomi come evolverà e a cosa porterà, se a solo dei bei ricordi o se magari ad altro. Chissà!

Colombia e dintorni, considerazioni conclusive

agosto 8, 2017

Vista la clamorosa assenza di post nell’ultimo periodo mi decido a pubblicare questo con qualche considerazione sparsa che avevo scritto dopo la Colombia e mai pubblicato. Notare che l’ho scritto a inizio Sudamerica, poi un po’ di cose sono cambiate, ad esempio poi abbiamo imparato lo spagnolo!

Eccolo qua.

Piccole considerazioni conclusive che non c’entrano molto ma sennò mi scordo.

Una cosina che a Santa Marta mi ha un poco snervato: la musica. OK sono vecchia! Ma veniva sparata a volume altissimo sempre e ovunque (per strada, nei negozi, all’ostello, al ristorante, in spiaggia…) e per quanto mi riguarda c’era da diventarci scemi!

L’inglese non è parlato, e questo non vale solo per la Colombia ma per tutto il Sudamerica. E che tu non lo parli mi va bene, che tu continui imperterrito a parlarmi in spagnolo anche se vedi che non capisco parecchio meno!

Se qualcuno mi avesse avvisato prima della partenza del fatto che a lavarli (e più che altro a asciugarli) negli ostelli i vestiti si restringono mi sarei portata solo roba che non mi piace.

All’interno di un’agenzia turistica ho visto un cartello. C’era scritto “I tuoi occhi possono salvare i miei”. C’era un numero da chiamare. In caso si venisse a conoscenza di traffico illegale di organi.

Ci sono un po’ di cibi nei confronti dei quali lungo il viaggio ho iniziato a sviluppare un’avversione – perché mi sono stati proposti tante di quelle volte da non volerli vedere mai più. In Asia era successo con le zuppe calde quando c’erano 40 gradi, qua sta succedendo col riso e con le uova a colazione!

Infine, la Colombia non ha un servizio postale.

A questo proposito ho un simpatico aneddoto.
Prima di realizzare l’inesistenza del servizio suddetto ho comprato delle cartoline (perché quelle le vendono!) e le ho scritte. Poi mi sono messa a cercare i francobolli.
Mi sono rapidamente resa conto che qualcosa non tornava. Alla domanda “Scusi, vende francobolli?”, che qua non si chiamano sellos come nel resto del Sudamerica ma estampillas, occhioni spalancati. Alla domanda “Dove posso comprarli?” silenzio. E dopo un po’ ho iniziato a notare che in giro non ci sono buche delle lettere, neanche una!
Allora ho chiesto.
A Jardin ci hanno parlato di un negozio che forse ne aveva, ma lo trovavamo sempre chiuso.
Alla fine ho domandato a un poliziotto. Lui non capiva e mi ha detto Vieni con me! e siamo andati insieme alla stazione di polizia. È sgusciato dentro ed è tornato fuori con tutti i suoi colleghi.
È stato così che mi sono trovata circondata da poliziotti che confabulavano lanciandomi occhiate di sottecchi mormorando Estampillas, Estampillas.
A un certo punto uno fa EUREKA! e va dentro. Riesce dopo qualche minuto tutto contento con in mano un foglio A4 fresco di stampante. Sul foglio ci sono stampati dei… francobolli. Attenzione, francobolli di ogni foggia e misura, da ogni paese e in qualunque valuta. Cioè, questo in pratica mi aveva stampato delle foto di francobolli!
Me le fa vedere, mi chiede Sono questi?, io dico Sì!!
E tutti i poliziotti, trionfanti, in coro: Non ce li abbiamo!!

Insomma se non avete ricevuto cartoline dalla Colombia adesso sapete il perché!

Ecuador. Strisciando nel fango a Bahía de Caráquez.

luglio 13, 2017

È difficile scrivere del viaggio adesso che siamo rientrati. Non è solo la mancanza di tempo, è proprio la testa che non c’è. Ma voglio farlo. E con tutto il bene che vi voglio, non per voi ma per me. Perché non voglio dimenticare niente!

Sabato 10 Giugno

Dunque, dalla fattoria abbiamo quindi preso un taxi per andare a Bahía de Caráquez. Per la cronaca il B&B si è rivelato essere parecchio fuori dal paesino, e quindi Bahía de Caráquez col cavolo che l’abbiamo vista!

Arriviamo in serata e il tizio ci apre la porta, anzi il cancello, di questa villona con mega parco su lago. Io mi guardo intorno e penso Ohhh finalmente un posto decente, poi entro in camera e ci sono delle caate sul copriletto.

Parte la discussione con Bram. Il proprietario del mega posto con le cacche è un biologo e io vorrei che facesse il suo lavoro e venisse a identificare la fonte delle cacche, ma Bram non lo vuole chiamare e io mi vergogno a chiederglielo. Alla fine dopo avergli gironzolato per un po’ intorno butto lì con aria indifferente Maaa, ma sai che alla fattoria della tua amica ci sono i pipistrelli? Qui che c’è?

Qui c’è Don Pérez! mi risponde il tizio con entusiasmo, e indica una massa di pelo abbarbicata al muro in orizzontale (cioè praticamente spalmata sul muro) e a quel punto io mi scordo di tutto il resto perché mi importa solo di lui! Questa foto è stata fatta più tardi, quando si è di-spalmato.

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Per chi non l’avesse identificato al volo (tipo me), Don Pérez è un bradipo. Non è che proprio viva nel B&B, in realtà è libero, ma ha deciso che quella è la sua casa e va e viene come vuole. Quando siamo stati lì noi era appena rientrato dopo 12 giorni fuori, che culo averlo beccato! Mi sono innamorata di Don Pérez e ho passato buona parte della serata ad osservarlo, guardandomi bene dall’avvicinarmi perché avete visto che unghie? Anche lui ogni tanto osservava me, mettendoci circa 3 minuti a girare la testa. Quello che si dice dei bradipi è vero!

Essendo arrivati che era già tardino ed essendo un poco isolati (nonché distrutti dalla giornata a cavallo) abbiamo deciso di cenare al B&B. Ci hanno apparecchiato sulla terrazza, grande e spettacolare et con vista lago, e ci hanno servito una buona cenetta vegetariana che comprendeva di nuovo quelle patate dolci viola buonissime già mangiate alla fattoria. Che delizia!

Prima di andare a letto abbiamo fatto quattro chiacchiere con la moglie del proprietario, o più precisamente lei ha fatto quattro chiacchiere con noi (sapete quelle persone che parlano parlano ma non ascoltano?). Ci ha raccontato che lei e il marito hanno una scuola a Bahía, una scuola gratuita per bambini disagiati, e che il giorno dopo una star locale sarebbe venuta a visitarla.

Siamo andati a letto e una volta constatata l’assenza di nuove cacche (il mio terrore erano i topi in camera) sono riuscita a dormire!

Domenica 11 Giugno

La mattina dopo ci alziamo con l’idea di farci una doccia, fare colazione, fare un giretto nel parco che circonda la villa e che non abbiamo ancora visto ma pare sia magnifico, fare le valigie e metterci in viaggio prima di pranzo. Dobbiamo andare a Puerto Lopez, sono 2 autobus (ah, illusi!) e una giornata intera di viaggio.
Tutto va come da programma fino alla colazione, a partire dalla quale tutto inizia ad andare a ramengo.

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Quindi usciamo, facciamo questa meravigliosa colazione su questa meravigliosa terrazza sul lago, poi facciamo per andare in camera a prepararci. Ma veniamo fermati dal proprietario (di cui non riesco a ricordarmi il nome, facciamo che da qui in poi lo chiamiamo Fausto) che arriva saltellando eccitato e ci dice È arrivata Samantha!
Samantha è la famosissima star ecuadoriana. Solo che è famosa, appunto, in Ecuador. E quindi boh, per noi si sarebbe potuta anche chiamare Giuseppina e non sarebbe cambiato niente.
Andiamo a fare un giro in barca nel lago, continua Fausto. Volete unirvi?
Uh che bello, mi piacerebbe! dico io, e poi chiedo Quanto dura?, perché sono già le 10 e per le 12 al massimo dobbiamo partire.
2 ore! dice Fausto.
OK. Un po’ al pelo ma ci si può fare.

Ora, non so se voi avete chiara questa cosa. Qual è una delle cose che io amo in assoluto di più al mondo? La pelota basca? La pitta ‘mpigliata? Il polpettone?
Acqua. Una delle cose che io amo in assoluto di più al mondo è essere su una barchetta sull’acqua, fiume o mare che sia. E quindi alla proposta di Fausto non so resistere!

Corro in camera, mi faccio i peli al volo (et alla cazzo), mi infilo il mio adorato costumino verde (grave, gravissimo errore!) ed eccomi pronta.

Andiamo al molo e saliamo sulla barca. Siamo io, Bram, Fausto e moglie, la star e i due tizi che guidano la barca, i quali, viene fuori, non sono due barcaroli ma due naturalisti.

La barca parte. Gli uccellini cinguettano, l’acqua brilla e scintilla, il sole splende alto nel cielo, c’è un venticello fresco e io mi sento felice. Serendipity, penso, se non fossimo stati alla fattoria con i pipistrelli adesso non saremmo qui! Quanto siamo fortunati! E mentre sono assorta in cotesti pensieri la barca all’improvviso si ferma.

O che si è impantanata? C’è un po’ di fango in effetti. Guardo perplessa gli altri passeggeri ma tutti sono impegnati a far foto e moine alla star e a me e Bram non ci caga nessuno. Questo finché Fausto non ci degna della sua attenzione e ci dice tutto allego Eccoci arrivati! e si butta nel fango. La moglie e la star lo seguono e io e Bram non sappiamo che fare. Guardiamo il barcarolo/naturalista e lui ci incoraggia sorridente. Vamos!, dice, e si butta pure lui.

E dunque pare che si facciano i fanghi.E vabbè, che sarà mai. Scendiamo. Metto un piede giù… e sprofondo.

Il fango mi arriva all’incirca al ginocchio. È densissimo e fangoso. Nuotare ovviamente non si può, ma camminare neppure, immaginatevi di essere in una vasca piena di cemento a presa rapida e di volervi spostare, auguri!

Inoltre quella in cui siamo non è una liscia piscina piena di fango. Quello in cui siamo è il fondo di un lago. E da bravo fondo di lago contiene tutto ciò che ci si aspetta da un fondo di lago. E cioè sassi, legnetti, granchi, tronchi, pesci, e vorrai mica farti mancare un gruppetto di anguille che saltellano e strisciano ovunque ARGH?? La barca se n’è andata e io in questa cosa ci sono immersa. E la odio, la odio dal più profondo del mio cuore.

Tanto quanto la star la adora. SEMPRE con una mano levata per reggere il selfie stick si spalma, si rotola, si mette su un fianco languida. Tutto questo con la moglie di Fausto, che nel frattempo abbiamo scoperto essere una fotografa e giornalista di fama nazionale, che la intervista scattando foto e facendo video come se non ci fosse un domani.

Io nel frattempo non riesco a muovermi. Un po’ per l’oggettiva difficoltà, un po’ perché come sollevo un piede e poi lo riposo questo incontra della roba sconosciuta e invisibile e potenzialmente graffiante/urticante/mordente. Sono bloccata e terrorizzata! NON MI PIACE.

Guardo Bram e vedo che ha ideato una Strategia. Si è seduto con busto eretto e gambe stese in avanti e usa le braccia per scivolare sul fango, all’indietro. Cioè in pratica si dà la spinta con le braccia (e anche un pochino con le gambe) e queste si portano dietro tutto il resto del corpo. Sembrerebbe un’ottima strategia, ma io ci provo e non riesco a metterla in pratica! Cioè riesco a mettermi seduta, ma a muovermi no. Perché per riuscire a muovermi dovrei infilare le gambe nel fango, puntarle e darmi la spinta, ma come ci provo… e graffia, e mordicchia, e sii viscido!

Allora ideo il mio Piano personale.

Che è questo: mi sdraio per terra a pancia in giù (a pelle d’orso!), tendo le mani in avanti e mi attacco a quelle di Bram in modo che quando lui si sposta trascini anche me.
Per me questa strategia funziona benissimo, per Bram meno. Mi asseconda per un po’, poi si stufa e mi caa lì. Che malvagità!

Per un bel po’ resto piantata, poi alla fine sono lontanissima da tutti e allora per forza o per amore un modo di muovermi lo devo trovare. Urlo Aspettatemiii e mi metto a gattonare. Ho odiato gattonare lì, mi sono sgrattugiata tutte le ginocchia coi pruni e gli sterpi (chi coglie la citazione?), ma era sempre meglio che camminare perché gattonando il peso è un po’ più distribuito e quindi si va un po’ un po’ meno a fondo il che è un bene perché sul fondo ci sono le PIETRE.

Volete sapere quanto è durata tutta questa manfrina? È durata QUATTRO ORE. Dalle 10 alle 14. Quattro ore in cui io ho sputato sangue, ho bestemmiato, ho detto varie volte Io resto qui, mi sono riempita di graffi e ho rovinato per sempre il mio costume preferito in diretta nazionale. Certo il focus era su Samantha, che devo dire è rimasta impeccabile, ma in alcuni dei video in cui lei danza e sgambetta sullo sfondo ci sono io che striscio!

Dopo le quattro ore, e vorrei far notare che nel frattempo si erano fatte le 14 e che noi saremmo dovuti partire massimo alle 12, ma dove vai se la barca nel fango, non ce l’hai?, abbiamo raggiunto l’Isla de Fragatas. Che si chiama così perché ci vive una colonia di uccellacci schifosi, le fregate appunto, che passano la vita a gonfiare il collo (i maschi) e… indovinate a fare cosa? Indizio: abbiamo scoperto il mittente del regalino sul letto.

Abbiamo passato un’altra ora sull’isola, con la star che faceva cucù dalle mangrovie con aria seducente mentre io e Bram cercavamo di ripararci dalle bestiacce scagazzone!

Quando Fausto ci ha detto OK ora si può tornare indietro ci siamo ribellati. Altre quattro ore a gattoni nel fango?? Nessuno ne aveva voglia! E secondo me neanche lui, perché ha richiamato la barca e la barca è riuscita a infilarsi nell’unica strisciolina d’acqua e a venire non proprio dove eravamo noi ma vicino. L’abbiamo raggiunta strisciando, io e Bram per primi perché non ne potevamo più, e sembrava una scena di un film di zombie e gli zombie eravamo noi!

Siamo tornati alla base che erano le 15 e dovevamo ancora pranzare e PER FORZA farci una doccia.

Saremo riusciti ad arrivare a Puerto Lopez quel giorno? Lo scoprirete nel prossimo episodio!

INFO

Il posto in cui siamo stati a Bahia de Caráquez si chiama Saiananda. Sulla loro pagina Facebook ci sono foto e video della terrificante esperienza. Il focus è ovviamente Samantha, ma se ogni tanto sullo sfondo scorgete due statue di fango dall’aria disperata, ecco, quelli siamo noi!

Ecuador. Alla fattoria organica fra mucche, maiali e pipistrelli!

luglio 7, 2017

Post iniziato a scrivere in Ecuador e terminato in Belgio!

Dunque, finalmente ho un po’ di tempo per scrivere della fattoria organica in cui siamo stati. Mi sono ormai rassegnata al fatto che non riuscirò a finire le cronache prima del ritorno: devo ancora finire di scrivere della Thailandia e mancano tutta la Malesia (che ho adorato) e Buenos Aires. Questo però vuol dire una cosa carina (spero) per voi: che il mio viaggio finirà, ma le mie cronache per un po’ continueranno! Siete contenti??

Inizia a mancare davvero poco ora, è Lunedì e abbiamo il volo di ritorno Venerdì della prossima settimana. Non me ne rendo ancora bene conto anche perché qualche avventura ancora ci aspetta, ad esempio adesso stiamo andando nella giungla e sono fra il contento e il terrorizzato!

Sei contenta di tornare, mi state chiedendo spesso ultimamente? La risposta è molto semplice: è NO. Sarò contenta di vedere amici e parenti ma di tornare alla vita di tutti i giorni proprio per niente, potessi continuare a viaggiare lo farei. Lo so, non la pensavo così poco tempo fa. Ha a che fare con la resistenza al cambiamento credo, e con la meraviglia dello scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo, che dette così sembrano cose in contrasto e magari lo sono pure ma sono parte di me entrambe. Il mio equilibrio è dato dal disequilibrio, ormai l’ho capito: per stare bene ho bisogno di cambiare spesso. Come farò quando sarò vecchia? E come far convivere il bisogno di cambiare con la resistenza al cambiamento? Non lo so ma credo di dover trovare un modo, perché ormai so per esperienza che se mi cullo nella seconda e ignoro la prima mi deprimo!

Piccola lista non esaustiva, per stare positivi, di quello che non mi mancherà e di quello che sarò contenta di ritrovare.
Non mi mancheranno gli insetti, le docce fredde, le lenzuola troppo strette, il concetto di igiene in alcuni posti.
Sarò contenta di ritrovare i miei amici, la mia famiglia, la mia cucina, la mia doccia.
Mmmhhh…

Bon la fattoria.

Giovedì 8 Giugno

Siamo arrivati e ci hanno fatto vedere la nostra stanza, che con mio orrore si è rivelata un bungalow con varie aperture = via libera alle bestie di ogni tipo!

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La fattoria è gestita da Dario, ecuadoriano, e dalla moglie Nicola, neozelandese. Non sono giovanissimi e hanno due gemellini, maschio e femmina, di cinque anni. Vista la differenza di età, e a dire il vero anche di colore della pelle, inizialmente avevo pensato che li avessero adottati, ma poi mi sono accorta che la bambina è la fotocopia in miniatura di Nicola!
La fattoria è organicissima: niente acqua calda (in certe ore della giornata niente acqua proprio), niente elettricità, niente bidoni della spazzatura perché non se ne produce! I bagni sono del tipo compost, come quello di playa Escondida – questi però non puzzavano. Ed è venuto fuori che Nicola e Judith di playa Escondida si conoscono!

Come Canoa la fattoria ha risentito del terremoto. Il tassista che ci ha portato ci ha raccontato di aver perso 3 membri della propria famiglia nel sisma, fra cui i genitori; alla fattoria un bel po’ di edifici sono venuti giù, fra cui la casa principale – infatti la cucina che usano al momento è di fortuna, all’aperto.

Ed è in cucina che siamo stati immediatamente messi. La fattoria è in una zona in cui vivono i campesinos, gli indigeni della montagna; e l’idea era quella di fare un’immersione nella loro cultura e imparare come ancora oggi intagliano posate e monili nei semi della palma, come usano le foglie di banana per avvolgere e proteggere il cibo, come cucinano. Per noi è una cosa affascinante, per loro è la vita di tutti i giorni.

Con noi c’era Carlos, un campesino doc. Ci ha mollato un paio di yucca (come si dice al plurale, yucche??) e ci ha detto limpiar y rallar, ripulire e grattugiare!

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Dopo aver preparato la torta ci siamo dati alla reforestazione. Eravamo in 4 e a ognuno è stata consegnata una piantina da interrare. A me è toccato un mango!

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Annaffiate per bene le piante Carlos ci ha fatto vedere come creare un anellino partendo da un seme di palma e poi siamo andati a pranzo. Il pranzo veniva servito tutti i giorni alle 12, per tutti gli ospiti, all’aperto. Servizio a buffet, cibo tutti i giorni diverso, sempre vegetariano e sempre buonissimo!

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Ciotole e posate sono ricavate da un frutto. Per lavare i piatti si fa a turno e il lavaggio funziona così: avanzi in una prima ciotola, per i maiali; lavaggio in una seconda ciotola che contiene acqua saponata; risciacquo in una terza ciotola che contiene acqua e gel igienizzante, o disinfettante non mi ricordo. Tutto questo senza mai aprire l’acqua. Di nuovo, sono molto contenta di avere fatto i vaccini per l’epatite!

Dopo il pranzo Carlos ci ha portato a procacciarci la cena, e cioè a pescare gamberi nel fiume. Ne abbiamo trovati tre, due minuscoli e una femmina con le uova, e li abbiamo ributtati in acqua tutti!

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Sfumato il contenuto, quantomeno il contenitore: Carlos ci ha consegnato due frutti e ci ha fatto vedere come ricavarne delle scodella come quelle che si usano alla fattoria per mangiare. Sembra una cavolata e anche a noi lì per lì sembrava di non aver fatto chissà che, ma alla fine dei tre giorni ci siamo resi conto che tutte queste piccole cose fanno parte di una cultura che non conoscevamo e che al momento è viva e vegeta ma che chissà per quanto ancora lo sarà? Pescare i gamberi nel fiume, creare stoviglie e monili utilizzando quel che la natura offre, utilizzare foglie di banana per avvolgere il cibo… riti antichi per noi, modo di vivere da sempre e ancora oggi qui.

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Pronte le ciotole (il contenuto del frutto agli asini, sono gli unici che lo mangiano, neanche i maiali sono interessati) è stata la volta del caffè. Abbiamo arrostito i chicchi, li abbiamo tenuti sulla fiamma fino a farli diventare neri neri. Abbiamo aggiunto poco zucchero, li abbiamo macinati a mano.

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E poi, sempre seguendo le usanze locali e sempre fidandoci delle sapienti mani di Carlos, maschera per il viso! Col fango del fiume, lo stesso della pesca infruttuosa. Andava lasciato seccare per mezz’ora, mezz’ora rilassati sulle amache.

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Almeno in teoria! Perché alla fattoria c’era anche una famiglia con due bambini e la mamma ha deciso di unirsi a noi per il rituale di bellezza e i bambini, non contenti dell’iniziativa, hanno passato il tempo a tirarle aeroplanini di carta beccando ovviamente ogni volta noi. Alla fine gliene ho fatto sparire uno, nascondendolo con aria indifferente e senza aprire gli occhi sotto all’amaca.

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Sciacquata la faccia e recuperata di conseguenza la vista abbiamo trovato una bella sorpresa ad aspettarci: aloe vera appena estratta dalla pianta, caffè appena fatto con i nostri chicchi e torta di yucca, quella che avevamo preparato la mattina! Non era un granché a dire il vero, ma avevamo fame e l’abbiamo mangiata con piacere!

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La sera cena e poi chiacchiere in gruppo con gli altri ospiti. C’erano due ragazzine americane che stavano lì un mese per una internship, un ragazzetto tedesco che studiava da falegname, una ragazza austriaca e una belga che erano lì come volontarie. Tutti sulla ventina (tranne ovviamente noi!). Stavamo chiacchierando pacificamente quando è arrivato il più grosso shock culturale della vacanza, e probabilmente è stato così grosso proprio perché è arrivato inaspettato. Siamo finiti a parlare di politica e le due americanine hanno proclamato, scuotendo la testa desolate, che alle ultime elezioni americane non c’era un candidato migliore dell’altro, entrambi erano tremendi, alla fine forse forse Trump era quello meno peggio.
Caduta dalla sedia. Vorrei aggiungere che una delle due aveva tutti i parenti su una conditional green card.

La nottata è stata pulp, non ho dormito quasi nulla, in parte per lo shock in parte per i simpatici pipistrelli che hanno diviso il bungalow con noi. Pensavamo di essere riusciti a farli uscire e invece no, forse ne abbiamo fatto uscire uno ma gli altri ventisette hanno passato la notte a volare e scagazzare ovunque!

Venerdì 9 Giugno

La mattinata del Venerdì è trascorsa in giro per la fattoria con Nicola che ci ha raccontato un sacco di cose sul territorio, sul clima e su come si porti avanti una fattoria in maniera organica. Devo confessare che mentre ho abbastanza chiaro il significato di biologico non ho mai ben capito quello di organico, e non è che ora ne sappia molto di più. Cioè so cosa fa Nicola, ma se dovessi spiegare a qualcuno il significato di organico non ne sarei in grado. Comunque!

Pare che l’Ecuador si rifaccia alla Germania per i criteri sull’organicità, ma a me è parso anche che Nicola faccia un pochino a modo suo. Un po’ di cose che abbia visto e che mi ricordo.
La stia per le galline con quattro uscite diverse che danno su quattro campi differenti. Viene aperta una porta o l’altra a seconda di quale campo abbia bisogno di essere becchettato e quale invece vada protetto.
La foresta commestibile. Perché alla fattoria si mangiano solo i prodotti della fattoria.
La gabbia che cammina. Grande, senza pavimento ma solo pareti, viene spostata ogni poco affinché le galline becchettino per bene ovunque.
La cacca del maiale: viene messa da parte e lasciata lì coperta da un telo in modo che produca… gas!, che viene poi usato per gli edifici.

Altre cose adesso non mi ricordo, è passato un po’ di tempo. Mi ricordo però che Nicola ci ha anche spiegato che la fattoria sta in una zona che è in mezzo ai due climi dell’Ecuador: quello secco e quello tropicale. Hanno dunque due stagioni, una secchissima e una piovosissima!

E poi mi ricordo di aver visto una pianta di sesamo e una di noccioline. Ma che le noccioline crescono per terra? Lo sapevate?

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Nel pomeriggio siame stati riaffidati a Carlos. Con noi è venuta anche Hannah, una giovane austriaca molto, molto in gamba. Mi sconvolgo a vedere queste cose, questa a 18 anni parlava già 4 o 5 lingue e viaggiava per 4 mesi da sola in Ecuador… e non è l’unica della categoria che abbiamo incontrato nel corso del viaggio!

Dunque io, Carlos, Bram e Hannah siamo andati a vedere un albero vecchissimissimo. Io e Bram l’abbiamo solo gurdato, Hannah svelta svelta si è arrampicata fino in cima!

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Rientrati all’ovile Carlos ha preso un seme di palma tagua, l’ha tagliato a metà, ci ha fatto due buchini e ce l’ha dato da scartavetrare per creare un ciondolo. Hannah ha creato una cosa molto molto carina, io dopo due minuti ero stufa di scartavetrare e il mio è tuttora (6 Luglio) come si vede nella terza foto!!

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Dopo abbiamo fatto la cioccolata! Partendo dalle fave di cacao! Le abbiamo arrostite come avevamo fatto col cafè, poi le abbiamo sbucciate tingendoci tutte le mani di nero, poi le abbiamo macinate ed è buffo perché non esce una polvere come col caffè ma una pasta, e infine la cuoca della fattoria ha messo la pasta in padella con un pochino di zucchero e ha servito il tutto con l’ananas fresco appena tagliato! L’ananas ci voleva proprio, per dare un tocco dolce.

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La sera cena, eravamo in pochi: Nicola e famiglia erano andati a Otavalo con i bimbi e quasi tutti i volontari erano a Canoa per il weekend. Eravamo solo io, Bram, Hannah e la famiglia neozelandese coi bambini!

Suppongo che questo sia un momento come un altro per parlarvi degli animali della fattoria e per raccontarvi un simpatico aneddoto. Dunque alla fattoria c’erano vari animali, tenuti più per motivi turistici ed educativi che altro: mucche, cavalli, maiali, galline…

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I maiali erano 3: un maschio e due femmine, di cui una incintissima.

La mattina io e Emma, la mamma neozelandese, portiamo i bimbi a vedere i maiali. Ce n’è uno che sta spalmato per terra e si agita tantissimo. Io e lei ci guardiamo, osserviamo il maiale e a un certo punto vediamo spuntare qualcosa da dietro.
“Stanno nascendo i piccoli!” strilla Emma.
“Oddio, mi sa di sì!”, commento io.
“Che emozione!!”
Seguiamo per un po’ la scena incantate, poi Emma si riscuote e dice “Vado a chiamare qualcuno!” e parte.
Resto io col maiale, anzi la maiala, partoriente. La guardo pensando alla forza della natura e chiedendomi quanti saranno i porcellini finché la creatura non si alza e quella che io avevo fino a quel momento pensato essere la testa del maialino nascente si rivela per quello che in realtà è: un testicolo.
Stavamo osservando il maschio!!

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Sabato 10 Giugno

Ultimo giorno alla fattoria, si va in gita con Carlos! Ma per andare in gita occorre il pranzo al sacco e così Carlos ci porta nell’orto a raccogliere verdure e poi nella stalla a mungere mucche.

Sarò sincera: è stato un bene che la cuoca abbia integrato con le riserve della cucina, perché se avessimo dovuto sfamarci con quello che avevamo colto sarebbe stato un ben misero pasto!

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Abbiamo colto anche delle enormi foglie di banana e Carlos ci ha insegnato a scaldarle sul fuoco per ammorbidirle, tagliarle e utilizzarle per avvolgere il cibo. Quante cose abbiamo imparato!

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Questa sono io che sbuccio una yucca. Mi piace tanto sbucciare le yucche!!

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E poi siamo partiti. A cavallo. Potrebbe sembrare che io abbia le gambe scoperte, in realtà erano ben coperte dai calzini (color carne) perché avevo paurissima delle zecche!! Tanto se non trovo qualcosa di cui aver paura io non sono contenta!

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La zona in cui siamo andati, ah la zona in cui siamo andati!
C’è una casa abbandonata. Fino a pochissimi anni fa ci viveva una donna. Era la mama locale, la mama di tutta la giungla, foresta o quel che è. Era anche la mama dei suoi figli, che però crescendo se ne sono andati in città. Due a un certo punto hanno pensato di tornare, volevano coltivare il mais. Che bella idea, ha detto lei, dove lo coltiverete? Spianeremo un pezzo di giungla mamma, hanno risposto loro. Andatevene! ha tuonato lei. Qua vivono le scimmie che sono amiche mie, se spianerete la giungla non avranno più casa né cibo!
Lei non c’è più, ma le scimmie ci sono ancora. Abbiamo camminato e camminato e poi si è messo a piovere e poi ne abbiamo scorte due, nere, sedute in cima a un albero a prendersi tutta la pioggia sul muso! Che tordelle!
Erano grossotte, ma ovviamente nelle foto fatte col cellulare da lontano non si vede niente.

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Fidatevi, nella seconda foto ci sono delle scimmie su un albero ^^

Brammeke è uscito dalla giungla con due zecche attaccate a una gamba AAARGH. Fava lui che si mette i pantaloni corti! Erano piccine e Carlos gliele ha tolte immediatamente e poi io ho letto che quelle che portano la malattia di Lyme non si trovano in Sudamerica e quindi bene così.

Al ritorno ci siamo fermati a vedere una cascata. Solo vedere e non nuotare perché eravamo andati a cavallo abbastanza a lungo e non essendo abituati tutti e tre (io, Bram e Hannah, Carlos no ovviamente!) avevamo male ovunque!

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E poi siamo rientrati, ed era pomeriggio inoltrato e per me e Bram si era fatta l’ora di partire. Per dove? Ah!

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Il giorno dopo dovevamo affrontare il lungo viaggio in autobus per raggiungere Puerto Lopez. C’era da decidere dove dormire il Sabato sera. Saremmo potuti rimanere alla fattoria ma un’altra notte fra le bestie anche no, gracias. Noi avevamo pensato di semplicemente tornare a Canoa e dormire lì. Ma Nicola non era dello stesso avviso.

Dovete andare a Bahía de Caráquez! aveva strillato una volta sentiti i nostri piani. Ho un amico che vive lì, ha un B&B un po’ caro ma bellissimo, aspettate che sento se ha posto, ecco ho prenotato!

Eravamo rimasti un po’ senza parole. Ma Bahía de Caráquez io in realtà la volevo vedere perché la LP dice che ha una posizione invidiabile sul mare (anche se, chissà cosa è rimasto dopo il terremoto?). E poi Nicola aveva già prenotato!

E quindi abbiamo richiamato lo stesso tassista dell’andata e ci siamo fatti portare a Bahía de Caráquez, che è poi dove saremmo finiti a strisciare nel fango.

Ma questa è un’altra storia, e bisognerà raccontarla un’altra volta, chissà quando visto che nel frattempo siamo rientrati e il tempo si è assottigliato! Forse dovrei prendere un autobus notturno e andare su e giù per il Belgio, allora sì che potrei scrivere!

INFO

Il posto in cui siamo stati è la Finca Orgánica Rio Muchacho.

Ospiti a colazione

giugno 26, 2017

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Ecuador. Canoa. Un post insulso. Sotto c’è Otavalo che è più bellino!

giugno 18, 2017

Martedì 6 Giugno

A Canoa siamo arrivati nel tardo pomeriggio. Come Mompiche Canoa è sulla costa (del Pacifico ovviamente), ma la zona in cui si trova Canoa è stata completamente devastata da un terremoto appena un anno fa e ancora si sta lavorando per ricostruire.

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La prima sera non abbiamo fatto molto. Una passeggiata in spiaggia

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e una birra sul tetto del B&B, sbiaccati sulle amache con vista mare.

Cena pure nel B&B, i proprietari sono spagnoli e si mangiava bene.

A letto un po’ delusi perché a Canoa eravamo andati anche perché volevamo visitare una fattoria organica nei dintorni ma nonostante innumerevoli tentativi non eravamo riusciti a raggiungerli per mettersi d’accordo!

Mercoledì 7 Giugno

Mattinata partita col botto. Appena sveglia, ancora a letto in pigiama, ho riprovato a telefonare alla fattoria senza troppe speranze. E invece, sorpresa, hanno risposto! Volevamo fare un tour di 3 giorni e ci hanno detto Certo che lo potete fare, anzi, perché non venite ora?, e mentre rispondevo Oddio non so, dovrei chiedere al B&B perché avevamo prenotato due notti ho finito il credito e è caduta la linea!
Siamo usciti di corsa, in pigiama, e abbiamo trovato una farmacia che faceva anche ricariche telefoniche. Ho richiamato e il tizio al telefono mi ha detto Tranquilla, venite pure domani e io ho risposto Oh meno male, perché siamo ancora in pigiama!! e lui ha riso molto!
Ma non è finita qui. Perché siamo tornati al B&B e ci siamo seduti belli rilassati a fare colazione e nell’istante in cui stavo per addentare la mia bella tortilla espagnola è passato un tizio con un materassino in mano e ha urlato Prestooooo lo
yoga gratis sul tetto sta per cominciareeeee!
Ora, io mi ero giustappunto svegliata con un po’ di mal di schiena e una sessione di yoga mi avrebbe fatto proprio bene. Però anche la tortilla mi avrebbe fatto proprio bene. E alla fine quest’ultima ha vinto!

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La giornata è trascorsa fra spiaggia e pianificazione. Abbiamo prenotato un paio di voli e finalizzato le ultime tappe del viaggio. Per pranzo panino al B&B e per cena non mi ricordo… ah sì, abbiamo cenato in spiaggia, anelli di cipolla fritti per Bram e guacamole con chips di banana per me!

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INFO

A Canoa siamo stati da Amalur. Raccomandato!