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Andalucía. Cádiz. Lunedì 20 Gennaio. Storie, rattoni e momo!

gennaio 23, 2020

Il Lunedì è stato una giornata proprio bellina – anche perché credo sia stato il primo giorno in cui abbiamo capito il ritmo locale e ci siamo adattati!

Ci siamo svegliati tardi e siamo andati a far colazione in un bar vicino al mercato. Solito pane e pomodoro per Bram, io invece stavolta ho cambiato e ho preso un croissant prosciutto e formaggio. Ah, ho finalmente scopro cosa devo chiedere per avere un caffellatte, qui: un manchado!

C’era il sole ma faceva un freddo becco perché tirava vento. I guanti comprati a Jerez si sono rivelati provvidenziali!

Siamo stati un po’ in giro. Cádiz è più turistica di Jerez e anche se adesso non è la stagione turistica si vede: ci sono più negozi, più locali carini, più posti turistici… Ci sono senz’altro più cose da fare, eppure anche Jerez, col suo fascino scuro e scarruffato, mi ha conquistato. Non saprei dirvi quale mi sia piaciuta di più, mi sono piaciute tutte e due. Eppure Jerez… forse per me vince, semplicemente perché l’ho trovata più vera. È stato surreale, adesso me ne rendo conto, venirci in questo periodo. Tutto il turismo qua è disegnato intorno al mare. Un po’ come andare all’isola d’Elba d’inverno! Il mare per noi era diventato il posto da evitare, perché era la zona aperta in cui tirava un ventaccio gelido cattivissimo, mordeva!

I nostri passi ci hanno portato verso l’ufficio turistico, che credo abbia vinto premi per l’impiegata più stronza e meno disponibile della storia; in un negozio di spezie profumatissime che mi ha fatto sognare, dove abbiamo chiacchierato un sacco con la signora che lo gestiva, di viaggi e cucina; e in un caffè libreria.

Il caffè libreria era un posto fantastico. C’erano caffè, pane tostato con pomodoro o prosciutto o altro, succhi di frutta, torte. C’era musica in sottofondo, bella. E c’era una selezione di libri favolosa, chiaramente pensata, con un accento sul femminismo, con un sacco di roba interessante. Avrei comprato tutto. Ma!
Dovete sapere che per il 2020 Bram ha fatto un proposito. Il suo proposito è quello di non comprare, per tutto l’anno, né vestiti né accessori. Di questa cosa io sono molto felice, e inizialmente ho deciso di unirmi. Poi però ho pensato che per me non sarebbe troppo difficile, perché non compro un granché di vestiti. E quindi ho pensato, cosa sarebbe difficile per me non comprare? E dunque ecco il mio proposito per il 2020: niente graphic novels, niente libri di cucina e niente cocci (ciotoline di ceramica eccetera).
Se il terzo è tutto sommato abbastanza semplice, coi primi due mi trovo in difficoltà. Cioè quanto sarebbe interessante un libro fatto bene di cucina andalusa? Quando torno vorrei organizzare un aperitivo tapas. Stamperei un menù ma niente di quello che è scritto sul menù ci sarebbe e sarebbero invece disponibili un sacco di cose segrete fuori carta ah! Stare alla larga dalle graphic novels è ancora più difficile. Soprattutto adesso che ho raggiunto un livello di spagnolo per cui un romanzo non riesco a leggerlo, ma un fumetto sì! A Barcellona ne avevo visto uno fantastico su una ragazza appassionata di arti marziali, e ho resistito. Qua a Cádiz ne ho puntati due, uno su una delle prime reporter, e uno sulle suffragette. Non lo ho comprati, ma di fatto il primo ce l’ho perché Bram è gentile e era quasi il mio compleanno! Ah già, non vi ho ancora detto cosa avevo trovato la mattina. Una cartolina e una busta con un buono per un bánh mì!
Alla fine un librino in spagnolo me lo sono comprato, non un fumetto ma un libretto per bambini. Così adesso quando Emma viene a casa mia potremo leggere insieme la storia di Kevin che per carnevale vuole vestirsi da principessa!

Non abbiamo solo fatto shopping, siamo anche andati a visitare il teatro romano. Si entra gratis e la visita è molto molto interessante. Cádiz è la città più antica d’Europa, lo sapevate? C’era un filmato sulla struttura sociale rappresentata dai sedili dei teatri e c’erano storie sui rapporti tra Cádiz e l’antica Roma.

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Terminata la visita era ora di pranzo. Abbiamo deciso di andare a Casa Manteca, il posto del flan di fichi. È stata un’ottima scelta!! Siamo stati parchi e abbiamo preso solo quattro tapa: una di chicharrones, una di formaggio con marmellata di asparagi, un salmorejo con gelato all’olio d’oliva e mosciame di tonno e un tegamino di tagarninas e prosciutto – la tagarnina è una verdura di qua che avevo erroneamente tradotto con asparago selvatico e ho invece scoperto essere cardo giallo. Era tutto proprio tanto buono, l’unica cosa di cui avrei potuto fare a meno è il mosciame di tonno che non mi piace, ma a parte quello tutto WOW!

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Sazi e contenti, siamo andati a vedere una mostra di fotografia trovata su un opuscolo preso all’ufficio del turismo. Si trattava di foto di ragazzi stranieri che hanno passato un periodo di tempo a Cádiz, non so per far cosa ma direi non per studiare visto che nessuno parlava spagnolo; e ogni foto era accompagnata da un piccolo testo, in spagnolo e russo. I ragazzi parlavano dei loro paesi d’origine e di come si erano trovati a Cádiz, di come l’esperienza gaditana li avesse cambiati. È stato interessante. Alcuni mi hanno fatto venir voglia di visitare i loro paesi d’origine. Tanti, provenienti da paesi un po’ difficili, dicevano che a Cádiz si sentono sicuri, che possono andare in giro da soli anche alle 2 di notte! Un ragazzo bosniaco diceva che in Bosnia, 20 anni dopo la fine della guerra, si continua a non parlare d’altro, e che sarebbe ora che la gente la finisse e cominciasse a preoccuparsi di altre cose come il futuro dei giovani; la sua testimonianza mi ha colpito perché era la stessa impressione che avevo avuto io quando ci ero stata, che la guerra fosse lungi dall’essere dimenticata. E come potrebbe del resto, così recente e con le tracce ancora vive e pulsanti? E al tempo stesso, le nuove generazioni non l’hanno vissuta.

E siamo ripartiti.

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La tappa successiva è stata il Castillo de Santa Catalina. Ingresso gratuito pure qua, ah anche la mostra era gratis. Abbiamo passeggiato pigramente fra le palme, ogni tanto scorgevamo il mare scintillante.

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Nel Castillo c’erano due esposizioni interessanti. Una di pittura, volatili, artista molto bravo. L’altra raccontava la storia di una tremenda esplosione che c’è stata a Cádiz nel 1947. Un sacco di gente è morta o è rimasta ferita, e io non ne avevo mai sentito parlare!

Dopo il Castillo siamo rientrati, abbiamo finalmente capito che fra le 19 quando scende il sole e le 21 quando si può andare a cena è bene stare a casina! Abbiamo fatto il programma per i giorni successivi e io sono riuscita a convincere Bram a tornare a Jerez il Mercoledì e, visto che le previsioni davano pioggia, prenotare l’hammam, evviva!! E poi, visto che a Cádiz avevamo non una camera ma un appartamentino (freddissimo – è che in questi posti che vivono prevalentemente di turismo estivo le case non hanno il riscaldamento!!) e quindi c’era la televisione, abbiamo visto un corto. Metto il nome perché mi è piaciuto molto, anche se mi ha fatto piangere: Al final de la tarde. Parla, anche se io me ne sono resa conto solo alla fine, di Alzheimer.

Verso le 21 siamo usciti per andare a cena. Stavamo camminando quando abbiamo sentito un suono di tamburi. L’abbiamo seguito. E ci siamo trovati davanti un gruppo di…
… lustrascarpe, che cantavano e ballavano!
A domanda ¿Podría explicar que pasa? seguí risposta !Hay el concurso de Carnaval! E cioè, ma non c’è bisogno di spiegare, Si tratta del concorso del Carnevale.
Incuriositi ci siamo diretti verso il Gran Teatro Falla. Fuori c’era una gran folla, e ci hanno spiegato che si trattava appunto del concorso del Carnevale, e che il teatro era pieno ma si poteva aspettare fuori per vedere i gruppi uscire. E così abbiamo aspettato un po’, e l’attesa è stata premiata perché dopo pochi minuti è uscito un gruppo di…
… rattoni!
I rattoni hanno cantato e ballato e io ero molto affascinata. Guardate che belli! Certe codone cicce!

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Siamo stati un po’ lì a guardare e poi siamo andati a cena. Il posto l’ha scelto Bram e mi è piaciuto un sacco. Anche qua siamo andati di tapas al banco, ma come vi ho già spiegato le tapas qua sono piccole porzioni, non bocconcini.
Abbiamo iniziato con un’ensaladilla di polpo che era una roba da svenire, e poi Bram ha preso dei cosini super elaborati, uno era un mini cono gelato con tonno fresco e guacamole e l’altro una singola cozza con dentro non so che… Poi salmorejo, due crocchette del giorno di numero (erano ripiene di carne di toro, funghi e tartufo) e una porzione di momo per me, e un trionfo di pesce crudo (sashimi, tagliata e tartare) per Bram. I momo sono ravioli nepalesi ripieni di carne di agnello. Come sapete io non amo la carne, ma l’agnello mi piace (lo so che è strano). I momo erano serviti con una salsa indiana e quindi quando si mettevano in bocca dopo averli immersi il primo sapore che si sentiva era quello della salsa; ma poi, al morso, arrivava il gusto dell’agnello, che si scioglieva in bocca. Uno dei piatti migliori mangiati in questa vacanza.

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Questi sopra sono i momo, e la foto che metto sotto è l’ensaladilla. La polvere bianca che vedete è… olio d’oliva!

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Potrebbero sembrare piatti elaborati, ma il posto era abbastanza alla mano. Tutto era squisito, anche il vino, e pure il pane, è stato difficile non mangiarlo tutto! Il cameriere ha chiacchierato un bel po’ con noi, ci raccontava i piatti ma anche un pochino di sé e di Cádiz. Insomma è stata proprio una bella serata!

Quando siamo rientrati era l’1 passata. Abbiamo guardato un altro paio di corti (niente che valga la pena di segnalare) e poi nanna!

INFO

Colazione da El Viajero del Merkao, 9.10 euro.
Tapas a Casa Manteca 16.90 (col vino!).
Cena a La Marmita 71.80 (grazie al trionfo di pesce di Bram!).

Andalucía. Da Jerez a Cádiz. Domenica 19 Gennaio. Alberi di arancio, flan di fichi e tramonti sul mare.

gennaio 21, 2020

Domenica sveglia, colazione al solito bar e poi via a Cádiz! Per la via alberi di arancio, e guardate che bella la stazione di Jerez?

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Il mio occhio stava meglio, e la mattina sul comodino avevo trovato un nuovo bigliettino. Questo conteneva un mini abbonamento per un cinema sotto casa. È un regalo un po’ paraculo, perché al cinema andiamo di rado e tutte le volte Bram, attratto in maniera magnetica dalla convenienza degli abbonamenti, vuole farlo, e io invece non voglio perché tutte le volte finisce che lo facciamo scadere!

Il mio occhio stava meglio, i miei capelli invece non hanno amato l’hammam. Al momento li ho corti, diciamo vagamente, ma molto vagamente, un caschetto alla Valentina di Crepax; ma da che li ho lavati dopo l’hammam si sono infeltriti e hanno formato due grossi boccoli cespugliosi in fondo, a sinistra e a destra. Nun se possono vede’!

A Cádiz abbiamo fatto il check in e poi siamo andati a pranzo. Seguendo i suggerimenti del nostro ospite siamo finiti in un posto tipo Las Banderillas a Jerez, e cioè un posto dove niente è come sembra e tutto come non sembra, dove per ordinare bisogna urlare e dove si mangia in piedi al bancone nel casino più totale. Abbiamo preso delle albóndigas in salsa di pomodoro (io), dei calamari (Bram), una mini paella e un piccolo tegamino di stufato di ceci e gamberi che ci siamo divisi. Tutto buonino, niente eccezionale, tranne forse le albóndigas che erano un po’ compatte ma molto saporite, yum yum. Quando siamo usciti sarei anche stata piena, non fosse che… siamo passati davanti a un altro posto, molto carino, e sul menù c’era un flan di fichi al Pedro Ximénez. E che fai non lo provi?

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Il nuovo posto mi è piaciuto molto. C’erano una bella musica e una bella atmosfera, e le tapa che passavano erano molto molto invitanti. Mi sono ripromessa di tornarci. Bonus che non guasta, i camerieri erano fii! Anche l’occhio vuole la sua parte!

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Dopo siamo andati in spiaggia. Era bassa marea e le barche erano appoggiate sulla sabbia. Faceva freddo, ma era bello. Abbiamo camminato fino al Castillo de San Sebastiano, un forte, per poi arrivare davanti al cancello principale e trovarlo temporaneamente chiuso. Non importa!

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Poi a me è preso un momento di abbiocco, e allora siamo andati a casa a fare un pisolino. Quando siamo usciti di nuovo erano circa le 18, che qua è l’ora un po’ del cazzo in cui tutto è già chiuso. Tanti bar e negozi fanno orari tipo 9-16 e poi 20-00! Abbiamo passeggiato un po’ senza meta, di andare a cena ancora non avevamo voglia.

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Adesso ho capito quale ritmo dobbiamo seguire qua, ma allora ancora non lo sapevo! Alla fine siamo andati a bere qualcosa in un posto metà negozio metà bar. A Bram non è piaciuto ma io invece l’ho trovato affascinante. C’era il banco degli affettati e dei formaggi, c’era gente del posto che veniva a fare la spesa, a bere all’inizio c’eravamo solo noi e due inglesi briai e vagamente molesti ma verso le 21 hanno iniziato ad arrivare anche i locali. È che noi usciamo troppo presto!

Per cena, dopo l’esperienza un poco traumatica della sera prima, io volevo andare in un posto dove ci fosse gente. Abbiamo girato un po’ e alla fine abbiamo scelto La Curiosidad de Mauro Barreiro. È un posto che sta sulla guida Michelin, ma la cosa carina è che qua di posti Michelin ce ne sono parecchi ma tutti sono abbastanza rilassati, e c’è sempre la possibilità di mangiare normalmente al ristorante o accomodarsi al banco e dividersi tapa. Noi amiamo la seconda opzione perché ci permette di assaggiare più cose!

Cádiz è città di porto e tanti menù comprendono un misto di cose locali ed esotiche. Noi abbiamo preso una classica ensaladilla; una porzione di bombas (le crocchette della casa, di carne di toro); un satay di ispirazione asiatica ma fatto col tonno locale; e per finire un taco messicano e un bao cinese, ripieni entrambi di maiale iberico. Era tutto veramente molto buono, e l’atmosfera era carina e il cameriere gentile. L’unica cosa non WOW era il bao. Non so se l’avete in mente, il bao è un paninetto cotto al vapore che di solito è una nuvola; questo non era stato cotto bene ed era un po’ gommosino. Il ripieno però compensava! La cosa che mi è piaciuta di più forse è stata il taco. Anche il vino era delizioso! L’altra cosa da dire, che suonerà super snob, è che forse un posto così sarebbe più interessante per qualcuno che non viaggia e che non vive in una città multiculturale come Bruxelles. Nel senso, mi è piaciuto tanto tutto, ma nessun sapore era nuovo.

Confesso che mi sono un po’ chiesta se sia stata una buona idea venire qua a Gennaio, dopo le feste e prima del Carnevale, nel periodo probabilmente più morto dell’anno. Lo sapevo e l’idea di fare una vacanza per una volta rilassata mi attirava. Ma avevo sottovalutato un po’ la mia smania di vedere e fare. Adesso (scrivo Martedì) che abbiamo capito il ritmo e ci siamo adattati però sono contenta! Anche se tornerò rotolando! Preparatevi, anche tutti i prossimi post finiranno con una grossa abbuffata!

INFO

Colazione a Jerez nello stesso posto del post precedente.
Due notti al Nuevo Hotel a Jerez 84 euro senza colazione. Ci siamo trovati bene a parte il freddo in camera, ma glielo abbiamo detto e ci hanno dato una stufa.
Tapa 1 a Cádiz da Casa Pepe, 17.10 euro.
Tapa 2 (e cioè flan di fichi) a Cádiz da Casa Manteca, 6.10 con un bicchiere di Pedro Ximénez.
Aperitivo a El Veedor, 7.90 per due bicchieri di vino, una tapa di formaggio e una confezione di tortas de aceite de Inés Rosales che mi porterò a Bruxelles (è il posto che era anche negozio).
Cena a La Curiosidad de Mauro Barreiro 34.90 euro con le cose che ho scritto + da bere – si noti che questa è più o meno la stessa cifra che avevamo speso al Bar Juanito a Jerez, ma qua abbiamo mangiato molto meglio!

Andalucía. Jerez de la Frontera. Sabato 18 Gennaio. Sherry, flamenco appalla e tre paia di guanti!

gennaio 20, 2020

Sabato ci siamo svegliati con calma verso le 10 e dopo esserci preparati siamo usciti a fare colazione. Sul letto ho trovato un altro bigliettino e una promessa di cene cucinate in casa, mi impegnerò (cioè tirerò dei calcetto a Bram) perché succeda!

Prima della colazione siamo passati dal mercato. Era un mercato coperto spettacolare di frutta, verdura, carne, pesce, eccetera, come ci sono in Spagna e come non ci sono in Belgio, perché? Non ho fotografato nulla ma avrei voluto fotografare tutto, dai rapanelli grossi e bagnati (purtroppo io amo le foglie ma non i rapanelli, dunque non li compro quasi mai) al pesce freschissimo.

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Colazione l’abbiamo fatta in un baraccio davanti al mercato. Davanti c’era un banchetto di churros e tanta gente veniva al bar col cartoccio di churros caldi in mano, ordinava una cioccolata e ce li inzuppava. Noi invece siamo andati sul classico, che io amo: café con leche e pane olio e pomodoro! Che bontà!

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Dopo colazione siamo ripassati dal mercato per comprare dei peperoncini e poi siamo andati all’ufficio turistico per rimediare una mappa e qualche informazione. La ragazza dell’ufficio era molto carina e ci ha prenotato il tour di una cantina che produce sherry. Ma avevamo un po’ di tempo, e allora siamo andati a vedere la cattedrale. Col biglietto del giorno prima della iglesia de San Miguel siamo entrati gratis.

La cattedrale mi è piaciuta, era imponente un po’ alla Questo è il tempo delle cattedraliii, la pietra si faaa… statua, musica e poesiaaa… Dentro c’erano, con mia delizia, un bel presepe ispirato a quelli napoletani, e un grazioso chiostro.

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Il tour dello sherry invece mi ha convinto il giusto. La ragazza che lo conduceva non era tanto brava e sono stata contenta di vedere le strutture, ma le storie e gli assaggi (di sherry) bah. Alla fine tutti si sono comprati il vino dolce da 28 euro, ma Bram ne ha adocchiato uno più buono da 7 euro e abbiamo preso quello, e bravo Bram!

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Erano le 15 e abbiamo deciso di andare a pranzo. Passando abbiamo visto che il Bar Juanito, dove a dire il vero avevamo in programma di andare a cena, dalle 15 ospitava flamenco. È lì che ci siamo diretti. Al bancone, io ho preso delle polpettine in umido (albóndigas, ma io le albóndigas le avevo sempre mangiate in salsa di pomodoro, queste erano diverse, buone) e dei fagottini di formaggio e porri, Bram una frittella di gamberetti e un’altra cosa che ora non mi ricordo. Mentre mangiavamo il flamenco è cominciato ed era solo cantato, nessuno ballava, ed era così assordante che siamo scappati!

Siamo stati un po’ in giro ma pioveva ed era tutto chiuso, così dopo un po’ di giretti a caso abbiamo deciso di passare dall’albergo per sbiaccarci un po’ – quando viaggiamo non lo facciamo mai! Rientrando siamo passati davanti a Las Banderillas e Bram ha fatto l’errore di chiedermi, Vuoi le coquinas? Eccerto che le voglio, nello stomaco delle coquinas un po’ di spazio c’è sempre!

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Erano molto molto buone, e ho capito quale era l’ingrediente mancante la sera prima. Alla faccia dei sapori raffinati… era l’aglio arrostito!

Quando siamo usciti di nuovo i negozi erano aperti e io mi sono comprata dei guanti, era una vita che li cercavo con le dita tagliate e in Belgio sono difficili da trovare, ho finito col comprarne tre paia! Poi quattro passi,

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una bevuta, e infine a cena.

Allora la cena è stata un po’ strana! Avevamo prenotato prima di partire ma decisamente non ce ne sarebbe stato bisogno. Perché quando siamo arrivati al ristorante, alle 21, c’eravamo solo noi! Inizialmente ho pensato che fosse presto, ma siamo rimasti fino alle 22 e a quell’ora ancora eravamo gli unici clienti. Ci avessero messo nella sala d’ingresso, col bancone e i baristi, non sarebbe stato tanto strano, ma ci hanno messo nella sala ristorante, grande e vuota tranne noi. Inoltre la cameriera era sul timido andante, non faceva conversazione, quindi c’era questo silenzio un poco agghiacciante. Cioè io e Bram parlavamo, ma solo noi!
E anche la cena non è stata fantastica. Le uova e patate di Bram erano saporite, ma il mio salmorejo era freddo di frigo, i miei carciofi erano meno buoni di quelli della sera prima e soprattutto la sua bistecchina di maiale era al sangue!!!

Insomma serata un po’ deludente. Dopo cena abbiamo semplicemente fatto quattro passi e poi siamo andati a casa a leggere! Tutto qua!

INFO

Colazione al bar La Perla, 12.10 euro con due volte pane e pomodoro (uno con anche prosciutto) e tre caffè. Carino e caratteristico.
Sherry tour alle Bodegas Lustau, 28 euro a persona, non ne vale la pena secondo me.
Tapa al Bar Juanito, 14.90 con 6 tapa e una bottiglia d’acqua. Le tapa qua sono piccole porzioni, non bocconi.
Coquinas a Las Banderillas, 17.10 euro ben spesi con un bicchiere di vino e una birra.
Cena deludente di nuovo al Bar Juanito, 36.90 con quello che ho scritto più un bicchiere di vino y una cerveza!

Andalucía. Jerez de la Frontera. Venerdì 17 Gennaio. Tapas, atmosfere arabeggianti e sorprese per cena!

gennaio 19, 2020

Ciao! L’ho capito che vorreste solo le storie di Bram, ma invece vi beccate il mio diario di viaggio nel sud della Spagna perché se inizio a restare indietro anche coi viaggi ciao!

Ieri (e cioè Venerdì 17 Gennaio) (che tempo che pubblico è diventato l’altro ieri) mattina la sveglia è suonata alle 4:30. Mi sono alzata barcollando e mi sono resa conto di avere una palpebra tutta rossa, gonfia e dolorante. Boh! Sul mio comodino c’erano un bigliettino e una crema per le mani. La settimana del mio compleanno è cominciata hurrà!
Doccia, caffè, Uber (Bram e l’autista arabo hanno scoperto di avere la stessa opinione sul traffico e sulla polizia di Bruxelles – sarà l’inizio di una bella amicizia?), aeroporto. Croissant stopposo e primo aereo, per Madrid.

Sull’aereo ho dormicchiato (ma poco perché avevo il posto di mezzo che è scomodo per dormire), ho letto Harry Potter (lo sto rileggendo per circa la ventesima volta) e mi sono resa conto che quella che stavo avendo alle palpebre era una reazione allergica. Ma a che? Trucco non ne uso più da quando ho avuto l’allergia spettacolare qualche anno fa… l’unica cosa diversa che ho fatto ultimamente è stata iniziare ad usare una crema per il contorno occhi… dev’essere quella. Ma il prodotto o il roll-on, che è di metallo e potrebbe contenere nichel?

Comunque! A Madrid avevamo due orette (nell’aeroporto, non in giro per Madrid) e io mi sono comprata dei calzini, ho mangiato un panino col prosciutto buonissimo e sono andata in farmacia dove mi hanno dato una pomata al cortisone che spero funzionerà!

E poi aereo, e intorno alle 13 siamo atterrati a…

… Jerez de la Frontera! Staremo una settimana in queste zone, per festeggiare appunto il mio compleanno (che è Martedì).

Il primo impatto con Jerez è stato… caldo! Circa 20 gradi, da andare in giro senza giacca! Abbiamo preso un taxi (non è che Bram si è rammollito, è che il primo treno era dopo due ore) per raggiungere il centro e il panorama attorno a noi era arido, quasi desertico, con piante di agave e palme. Affascinante!

Il posto in cui dormiamo è un vecchio edificio moresco, freddo e umido ma bello da levare il fiato. Abbiamo fatto velocemente il check in e siamo subito usciti a pranzo, essendo in piedi dalle 4 del mattino stavamo morendo di fame!

Dovete sapere, o forse saprete, che a Jerez e anche a Cádiz dove andremo dopo non c’è tantissimo da vedere. C’è, però, parecchio da mangiare! Di conseguenza la nostra lista di cose da fare comprendeva una paginetta di attrazioni turistiche e poi pagine e pagine di ristoranti!

Ingordi, abbiamo pure chiesto consiglio in albergo, e ci è stato raccomandato un posto dietro l’angolo. Ci siamo diretti lì con l’idea di dargli un’occhiata e poi proseguire in direzione di quelli che avevamo in mente ma invece ci ha ispirato e siamo entrati. Ci siamo trovati in un…
… gran casino!

Era pieno zeppo da non riuscire a muoversi e la gente, spaccicata fra bancone e tavoli, mangiava, beveva e vociava. Un bordello, coi baristi che correvano da un lato all’altro senza sosta, da perdere la testa! C’è anche a Bruxelles un posto così, in rue Haute, e una volta ci siamo entrati e ne siamo usciti a mani vuote perché non siamo riusciti a ordinare: si parlava solo spagnolo, non c’era menú, i camerieri non ci degnavano di uno sguardo… Stavolta non ci siamo arresi, però. Abbiamo studiato un po’ la situazione, abbiamo chiesto e alla fine abbiamo capito che la strategia è spingere, guadagnare il bancone e infine urlare! Di urlare a dire il vero non c’è stato bisogno, perché i gentili signori a cui avevamo chiesto informazioni hanno deciso di spostarsi a un tavolo e lasciarci il posto al banco. Hurrà!

Guadagnato il bancone, nuova sfida: ordinare. Un menú a dire il vero ci è stato pure lanciato, ma ci ha confuso perché alcune delle cose presenti sul menù che abbiamo provato ad ordinare in realtà non c’erano mentre davanti a noi c’era un bancone pieno di pesce di cui però sul menu non c’era traccia. Uhm uhm.

Le prime due tapa le abbiamo dunque ordinate un po’ a caso. Piatto di gamberi per Bram e acciughe per me. E vino bianco ghiacciato e birra, ça va sans dire. Poi tonno per Bram e una roba buonissima e cioè una cocottina di uova e asparagi selvatici per me, mamma mia com’era!

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E altro vino e altra birra, e il vino molto allegra mi rese e tutti gli indugi ruppe, e fu così che misi su la mia miglior faccia tosta e iniziai a andare da un tavolo all’altro introducendomi con Hola yo hablo un poco de español, per poi infilare il naso nei piatti e chiedere ¡¿Qué es esto?! E la gente qua è talmente gentile e cordiale (o forse erano briai anche loro, non so) che in ben due casi non solo ci hanno detto il nome ma ci hanno anche fatto assaggiare! E così abbiamo rimediato degli assaggini di chicharrones (porcello fritto) e delle coquinas de Huelva, e cioè delle… arselle (telline se non conoscete il termine toscano)! all’aglio che erano una roba da svenire!

Le arselle sono state un’amarcord. Dovete sapere che io amo le arselle, da piccola in Versilia ne mangiavo a secchiate, un grande classico del pranzo sul mare era la schiacciata con le arselle. Poi in Toscana hanno iniziato a non trovarsi più. Le avevo rimangiate più di dieci anni fa durante una vacanza con Flanzo in Francia, a Aigues-Mortes per la precisione. Di quella vacanza ricordo il caldo, il vino che non si poteva bere per strada… e delle grosse mangiate di tellines à la Persillade. Poi di nuovo nulla per anni… e adesso, eccole di nuovo!

Non le abbiamo ordinate, abbiamo chiuso con una crocchetta di gamberetti e delle melanzane fritte buone ma un po’ ghiove (le crocchette erano delicate invece). E poi, sazi e lievemente intossicati, siamo andati a esplorare Jerez. C’era aria di primavera!

I nostri passi ci hanno condotto in giro un po’ a caso e poi nella iglesia de San Miguel, di cui questo sotto è l’atrio.

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La chiesa mi è piaciuta.
Oh, ma a chi voglio darla a bere? Abbiamo preso le audioguide e io, che NON ho un’attenzione di tipo uditivo, dopo cinque minuti mi sono stufata di sentir parlare di sacrestie e transetti e mi sono tolta le cuffie e la chiesa l’ho girata da sola valutandone le varie parti in base al mio insindacabile ignorante giudizio, e poi sono andata fuori a far caciara con le ragazze della biglietteria che erano molto simpatiche, mentre aspettavamo che il diligente Bram finisse!

Le ragazze parlavano spagnolo velocemente come si fa qua e non ho capito tutto tutto, ma una cosa che ho capito è che una delle due è di Cádiz e si fa tutti i giorni Cádiz-Jerez per lavorare alla biglietteria. In generale, anche vedendo un po’ quanta gente chiede l’elemosina, ho avuto un po’ l’impressione che questa non sia una città ricca. Ovviamente prendetemi con le pinze, sono qua solo da un giorno e per di più a Gennaio che è un mese mor-to (anche se a me piace perché ci sono nata)!

Dopo la chiesa abbiamo passeggiato un po’

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e poi siamo tornati in albergo perché io mi volevo mettere il costume e fare i peli (non in quest’ordine). Questo perché per la tarde avevamo un programma fichissimo. Pensando al fatto che per via della levataccia saremmo stati stanchi non avevamo prenotato un ristorante ma… l’hammam!!

Jerez ha un passato moresco e camminandoci si vede, non sapete quante volte sbirciando nei portoni si scorgono patii decorati con piastrelle colorate e giardini delle meraviglie, e il posto stesso in cui dormiamo ha un patio centrale e le stanze sono disposte intorno. L’hammam non faceva eccezione!

Era bellissimo. Non ho idea di quale sia il periodo a cui risale la struttura (l’ho cercato ma mentre lo cercavo ho scoperto che a Jerez c’è il museo del tempo e mi sono persa dietro a quello, ooohhh ci vorrei andare!) ma io un posto così non l’avevo mai visto. Pareti colorate, stile arabeggiante, luci soffuse, grandi vasche di acqua tiepida, calda e ghiaccia immerse nella penombra. Completamente diverso sia dagli hammam sia dai centri benessere in cui mi è capitato di andare. L’atmosfera era magica, sembrava di essere nel mondo di Aladino! Le notti d’orienteee, fra le spezie e i bazaaar…
Abbiamo passato una fantastica oretta a rilassarci passando da una vasca all’altra (in quella di acqua ghiaccia ho resistito cinque secondi sì e no!) e poi ci hanno chiamato per il massaggio che avevamo prenotato.
Il massaggio è stato fa-vo-lo-so. Non troppo leggero non troppo pesante, con pietre calde e fredde che venivano usate insieme (potrebbe sembrare strano ma l’effetto era gradevole), lungo, piacevole e mega rilassante. Più di una volta sono stata sul punto di addormentarmi ma non l’ho mai fatto, volevo godermi ogni istante! E almeno due volte ho pensato con tristezza che fosse finito e invece mi hanno solo fatto girare e poi tutto è ricominciato, evviva!
Insomma una goduria, non so quanto c’entri il fatto che ero stanca ma l’ho trovato uno dei massaggi migliori mai fatti!

Dopo doccia, e questa è stata l’unica parte un po’ noiosa – non perché sono un porcello e non mi voglio lavare, ma perché anche la stanza con le docce era in penombra e non riuscendo a vedere i capelli che mi rimanevano appiccicati alle mani non riuscivo a toglierli, e non potendo togliermeli quando mi insaponavo me li spalmavo addosso, menata anche se al momento li ho corti! Menata piccolina, però. Ci tornerei comunque, anzi, per essere precisi, spero tanto che prima di venire via ci torneremo, è stato così bello!!

Dopo per me saremmo potuti andare a letto, ma Bram voleva mangiare qualcosa. Io non avevo fame e allora gli ho proposto di andare in un posto di pesce di cui avevamo sentito parlare. A lui il pesce piace un sacco, a me così così, visto che non avevo tanta fame mi è sembrata l’occasione perfetta. Ho chiesto se avessero le coquinas e le avevano. Bene! Ignorando il freddo e i miei capelli ancora bagnati ci siamo accomodati fuori, con l’idea che io avrei preso solo le coquinas e Bram un pesciotto.

Il menù era… il bancone del pesce! E c’era solo un ragazzo abbastanza giovane nel ristorante, ed era chiaramente così appassionato di quello che faceva che ci ha conquistato… avete presente quando uno inizia a descrivere una cosa e quella (in questo caso il menù) diventa viva e colorata? Così è stato, e è andata a finire che…

Abbiamo iniziato con una tapa di ensaladilla di gamberi per Bram e una di carciofi per me, accompagnate da due calici di vino bianco locale ben freddo e semplicemente delizioso (avrei dovuto chiedere il nome!).
Poi coquinas per me e cicale di mare appena scottate per Bram.
Una triglietta sapientemente arrostita a metà.
E col dolce, una piccola magia!

La ensaladilla mi ha stupito perché era una sorta di insalata russa con patate e maionese, qua si fa così. Ma era buona, il gusto dei gamberi era prominente e delicato. Il carciofo mi è piaciuto, poi io amo i carciofi e in Belgio non si trovano (cioè si trovano ma sono giganti e parrucconi, fanno caa’). Bram ha amato le cicale e io sono rimasta inizialmente un po’ delusa dalle coquinas perché non avevano lo stesso sapore di quelle del pomeriggio, ma superato lo stupore iniziale mi sono accorta che erano buone (qua le fanno con olio, vino bianco, aglio e prezzemolo). E la triglia era deliziosa, sapientemente cucinata, morbida e succosa, saporita grazie al sale e alle erbe che avevano messo dentro per cucinarlo e anche al sapore del pesce stesso ovviamente. Non so come spiegarlo, ma si sentiva che tutto era cucinato con amore. Ho amato quel posto.

Dopo un po’ sono arrivati un signore e una signora, i proprietari credo (mi è sembrato un posto a gestione familiare, penso che il ragazzo fosse il figlio) ed è stato così che ci siamo ritrovati in inferiorità numerica! Ma è stato bello perché erano attenti ma non entranti, e abbiamo chiacchierato e ci hanno spiegato come pulire il pesce quando ci hanno visto in difficoltà (cicale e triglia!) e ci descrivevano i prodotti con orgoglio e passione. Bello bello insomma, come direbbe Roberta, è questo il senso di avere un ristorante.

E il dolce? Il dolce non lo volevamo, vi ricordate che inizialmente io non volevo neanche cenare? Ahah. Sul menù ce ne erano solo tre, Normale, ho pensato, è un ristorante di pesce (mi ricordava Motorino a Livorno, pace all’anima sua, che sul pesce era favoloso ma i dolci proprio no), e uno era il gelato, uno una roba confezionata e il terzo si chiamava tocino de cielo.
L’ultimo ha attirato la mia attenzione.
Questo l’ho già sentito, questo l’ho già sentito… e poi mi sono ricordata che ne parlano i Calicanti nel loro libretto “Una merenda a Barcellona”. Nel libro che ci sono tanti dolci e cercando su Ecosia per vedere quale fosse ho scoperto che è un flan, una sorta di piccolo crème caramel denso. A me il crème caramel piace ed è andata a finire che nonostante fossi piena l’ho ordinato. Nello stomaco dei dolci un po’ di spazio per fortuna c’è sempre!

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Mentre lo mangiavo è riapparso il ragazzo e, tutto entusiasta, mi ha detto Lo facciamo noi, col Thermomix!, che sarebbe il nome con cui viene commercializzato fuori dall’Italia il Bimby,  lo so dalla mia prima insegnante di spagnolo. Mi ha fatto tenerezza!

Bram ha chiesto se ci fosse un vinello da dessert e io ho pensato Sì figurati. Oh beata ignoranza! Sapete che Jerez è la città dello sherry, no? Ecco, per me lo sherry era un alcolico cattivello tipo il Porto (influenzata forse dalle storie sulla professoressa Cooman) e non sapevo che invece della categoria sherry fa parte un sacco di roba fra cui dei vini de postre come il Pedro Ximénez semplicemente spettacolari!

Insomma ne è uscita una serata di chiacchiere, storie, ottimo cibo e buon vino semplicemente deliziosa e quando siamo venuti via non stavo neppure esplodendo, credo perché sono riuscita a tenermi lontana (a fatica) dal cestino del pane.

Ecco ho finito e insomma se non l’aveste capito il primo giorno è stato proprio bello, ecco! Sicuro come l’oro, proprio così!

INFO

Tapas a Las Banderillas. 33.40 euro con 6 tapa, vino e birra.
Cena buonissima a La Marea de Marcos. 66 euro con quello che ho scritto.

Le storie di Bram

gennaio 14, 2020

Stasera Bram ha l’esame di italiano, e per prepararsi doveva scrivere una storia usando il passato remoto. Era un po’ stanco e non ha molta immaginazione. Ecco con cosa se ne è uscito!

Un giorno una strega volò sopra a un piccolo paesino, e vide una mucca. La mucca era bianca e nera.
La strega scese a terra e disse alla mucca: “Come sei bella!”.
La mucca rispose: “Grazie, strega. Anche tu sei bella. Sei la mia strega preferita!”.
La strega e la mucca parlarono un po’ e dopo un po’ arrivò un coniglio.
Il coniglio disse: “Ciao bella strega! Ciao bella mucca! Come siete belle!”.
La strega, la mucca e il coniglio andarono a bere qualcosa al bar.
E tutti vissero per sempre felici e contenti.

3-5 Gennaio 2020: un weekend a Barcellona

gennaio 7, 2020

Sono appena tornata da un weekend a Barcellona e ne scrivo al volo, così almeno su quello non resto indietro.

Venerdì (3 Gennaio 2020)

Allora sono partita Venerdì dopo il lavoro. La partenza è stata abbastanza sfigata.

Per un attimo mi è passata per la testa l’idea di prendere un Uber dal lavoro, ma poi ho pensato naaah, non ha senso spendere. E quindi alle 16:45 mi sono avviata, mesta (prenotare un weekend via subito dopo i giorni in Italia, belli ma stancanti, non è stata proprio una genialata) e sotto la pioggia con la valigia, verso la fermata dell’autobus, a 15 minuti a piedi dall’ufficio.

L’autobus che va all’aeroporto da dove lavoro io è quello della compagnia fiamminchia, De Lijn. Io li detesto perché guidano come cani e perché non si fermano alla Gare du Nord. Saltano proprio lo stop, perché non vogliono caricare i migranti!

A quanto pare non vogliono caricare neanche me, perché verso le 17:05 il 359 è passato davanti alla fermata… e ha tirato a dritto! Avevo già fatto il biglietto (si fa col telefono ed è valido per mi pare un’ora) quindi ho deciso di aspettare l’autobus successivo, anche se con un po’ di ansia perché avevo il volo alle 18:30.

L’autobus successivo sarebbe dovuto passare alle 17:19 ma non si è visto. Ho aspettato fino alle 17:25 e poi, in preda al panico perché al volo mancava un’ora e quindi all’imbarco mezza, ho chiamato un Uber. L’autobus si sarebbe poi presentato alle 17:27, ma io ormai avevo chiamato l’Uber! E quindi ho pagato l’Uber e ho perso i soldi del biglietto dell’autobus… e vaffanculo De Lijn!

Comunque. Con Brussels Airlines si può imbarcare volontariamente il bagaglio a mano, gratis. Deve avere le dimensioni e il peso del bagaglio a mano, ma se si imbarca ci si possono mettere i liquidi. Io e Bram approfittiamo sempre di questa possibilità, così molliamo la valigia e ci portiamo sull’aereo solo lo zaino. Stavolta ero in ritardo e non sapevo se sarei riuscita, ma per fortuna il check in era ancora aperto – mancavano 6 minuti alla chiusura – e così ce l’ho fatta!

Di nuovo rilassata, sono andata a Barcellona.

All’arrivo a Barcellona è filato tutto liscio. Ho preso l’Aerobus fino a Plaça d’Espanya (avevo comprato il biglietto on line) e poi a Plaça d’Espanya ho comprato un abbonamento 48 ore per la metro e sono andata fino a Liceu. Da lì all’appartamentino prenotato da Chiara e Meryem che stavo raggiungendo erano 2 minuti a piedi!

Onestamente non so dirvi se fare l’abbonamento mi sia convenuto, ma essendo una che non si rinviene tanto se non ha un prezzo spropositato preferisco sempre farlo, almeno non devo stare a controllare zone e prezzi tutte le volte.

L’appartamentino era in pieno centro, trovato su Airbnb. Aveva tutto quello che un appartamento deve avere, ma mi è sembrato un po’ messo insieme col nastro adesivo per poterlo affittare ai turisti. Era inoltre in una via rumorosissima, ma veramente, la via più rumorosa in cui abbia mai dormito, un casino tale (nonostante i tappi) che secondo me non dovrebbe essere permesso affittarlo solo per quello!

La compagnia, per fortuna, era ottima e compensava i rumori. Ho chiacchierato con Chiara e Meryem fin verso mezzanotte e poi siamo andate a nanna. La mattina dopo ci saremmo svegliate a Barcellona, che bel pensiero!

Sabato (4 Gennaio 2020)

Il Sabato era una giornata scintillante che per noi è iniziata al Mercat de Santa Caterina, ¡yupi! Abbiamo fatto un giretto fra i banchi e poi ci siamo accomodate al bancone di Joan, un delizioso bar dove tutti i locali stavano facendo colazione con di tutto di più (non nel senso di quantità ma nel senso di dolce e salato). Due cappuccini, un café con leche (caffellatte) e poi per me pane e pomodoro (amo!), per Chiara panino col delizioso prosciutto iberico e per Meryem tortilla. Oh quanto mi piacerebbe poter fare colazione così tutti i giorni! E non dover lavorare! E poter andare al mercato! Magari quando sarò in pensione. Speriamo presto ah!

Dopo colazione il sole ci chiamava e noi l’abbiamo inseguito, fra viuzze strette e negozi di frutta secca spettacolari. Ho comprato noci, nocciole, pistacchi e mandorle tostate!

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Abbiamo fatto una passeggiata sul mare (un po’ miserino visto quanto è costruita Barcellona ma sempre bello) e poi abbiamo deciso di prendere la Telefèric del Port, che collega la spiaggia della Barceloneta alla montagna di Montjuïc. Ci abiamo messo una mezz’oretta ad arrivarci e poi abbiamo dovuto fare un bel po’ di coda per salirci, quindi onestamente non saprei dirvi se ne è valsa la pena. Panorama non è che ne abbiamo visto chissà quanto (cioè ne abbia – io, perché sono bassa!), però è stato piacevole stare insieme in alto e chiacchierare!

Per pranzo siamo andate nel quartiere di Poble-sec, in un posto favoloso su una bella piazzetta tranquilla. Io ho preso il mio amato pa amb tomaquet (pane e pomodoro) e delle acciughette deliziosette (foto). Il pane è arrivato semplicemente tostato, con un pomidoro e una ciotolina di aioli (ma quanto è buona l’aioli?). Io ho entusiasticamente strofinato il pomodoro (pomidoro è toscano, forse solo lucchese) sul pane e poi ci ho aggiunto dei bei ciuffetti di aioli e il risultato era divino, ma credo di aver poi capito che non si fa così, o l’uno o l’altro. Ohibò! Le acciughette, invece, hanno chiamato vino (bianco), che inizialmente ero stata virtuosa e non l’avevo ordinato. Ho fatto proprio bene a prenderlo però, era buonissimo e lo rivorrei ora anche se non ho ancora fatto colazione!

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Certo, il fatto che stessi pranzando all’aperto col sole, un bel venticello fresco e un’ottima compagnia potrebbe aver influenzato la mia percezione dei sapori. Ma solo un pochino!

Nel pomeriggio abbiamo visitato la Fundació Joan Miró che ho apprezzato, devo dire, il giusto. Miró non è solo colore e tante delle sue opere risultano a me poco accessibili. Sorprendentemente mi sono piaciute più le sculture dei dipinti.

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Estela de doble cara

Stela dipinta sui due lati. Mi è piaciuta (cioè, questo lato mi è piaciuto!) perché ci vedo due cose: una pianta dipinta in stile orientale, o un personaggio (la palla rossa sarebbe la testa).

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Monument erigit al mig de l’oceà a la glòria del vent

Monumento eretto in pieno oceano alla gloria del vento. L’ho amato perché mi fatto sentire su una barchetta in mezzo al mare!

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Personatge

Personaggio. Bellino, no?

Nel museo c’era anche un’altra esibizione, abbiamo scoperto alla fine. Era dedicata ai suoni messi in relazione col corpo ed era veramente figa: c’erano dei quadri che suonavano ma per sentirli bisognava appoggiarci l’orecchio, un tavolo musicale che si azionava appoggiandoci i gomiti, una sedia dondolante che cantava (una tizia ci si era piantata e stava lì a dondolarsi spippolando col cellulare, Meryem le si è messa davanti e l’ha fissata finché non l’ha fatta scappare. Grande Meryem!).

Venute via dal museo siamo tornate verso il centro. Abbiamo bighellonato, siamo state da Caelum a comprare i biscotti fatti dalle suore, poi siamo andate a cena in un posto che amo molto, c’ero già stata l’ultima volta e per fortuna aveva posto. Ne è uscita una bella serata di chiacchiere e ottimo cibo in un’atmosfera accogliente. Io ho preso tre crocchette (una classica col prosciutto, una nera con le seppie e una alla menta e piselli, tutte e tre spettacolari) e un’insalata con chicchi di melograno e pere caramellate condita con frutta secca e miele; Meryem un’empanadilla e, sua definizione, la tortilla più buona del mondo; e Chiara una tortilla ai porri e la crema catalana. Tutto era fantastico.

Felicità!

Domenica (5 gennaio 2020)

Ci siamo svegliate presto, abbiamo fatto colazione al volo e poi siamo corse a vedere Casa Batlló. C’ero già stata ma sono contenta di esserci tornata, perché è veramente meravigliosa e anche perché invecchiando capisco di più, e mi piace rivedere cose con una maggiore consapevolezza. Qua comunque di consapevole c’è poco, Casa Batlló è bella da levare il fiato e basta!

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Dopo l’imperdibile negozio di souvenir del museo siamo tornate verso Plaça d’Espanya e Montjuïc per visitare il Museu Nacional d’Art de Catalunya (ci avevamo provato il giorno prima ma l’avevamo trovato chiuso). Sorpresa, essendo il primo weekend del mese siamo entrate gratis!

Non abbiamo visto tutto il museo, è immenso, ma solo la parte con gli affreschi romanici del X-XII secolo strappati dalle chiese e messi nel museo – potrebbe sembrare uno scempio ma in realtà li ha salvati, perché negli anni successivi tante chiese sarebbero state distrutte.

Questo è un museo che a me non sarebbe mai venuto in mente di visitare, e sono grata a Chiara che mi ci ha portato perché mi è piaciuto veramente tantissimo – specialmente grazie alle sue sapienti parole e all’abilità di indicare i particolari in maniera non barbosa ma super interessante. Persino io, nota capra, mi sono resa conto di star vedendo qualcosa di eccezionale! Ecco qualche foto!

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Santo Stefano che viene lapidato e fatto martire (con un raggio laser?)

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San Martino (il santo di Lucca!) sul letto di morte

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Adamo ed Eva

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Questo affresco ha quasi mille anni e guardate il colore come si è conservato bene – specialmente il rosso!

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Parte frontale di un altare

Quando siamo uscite dal museo era ora di pranzo. Ci siamo dirette verso un posto che mi ispirava tantissimo ma l’abbiamo trovato chiuso! Uffa! Abbiamo girato un po’ (ci trovavamo in un quartiere molto carino e c’era il sole) e alla fine abbiamo chiesto. Il posto che ci è stato consigliato non mi ha soddisfatto, non era cattivo ma neanche lontanamente buono come quelli del giorno precedente. Ho però mangiato una cosa che non avevo mai assaggiato prima e direi che solo per quella ne è valsa la pena: delle frittelle, dolci, di melanzane!

Il resto del pomeriggio è scorso pigro, bighellonando verso il centro e facendo shopping prima della partenza.

Bottino (mio):

  • noci, nocciole, pistacchi e mandorle
  • patè di tonno, patè di sgombro e acciughe
  • empanadas
  • polvorones
  • biscotti misti in scatola di latta meravigliosa
  • carquinyolis
  • due tipi di formaggio di capra
  • e non mi ricordo che altro, ma insomma praticamente tutta roba da magna’!

La partenza non è stata priva di colpi di scena. Ci siamo infatti dirette sicure verso Plaça de Catalunya con l’idea di prendere l’Aerobus da lì (è il capolinea)… e l’abbiamo trovata completamente bloccata, perché a quando pare ci sarebbe passato il Re! Io ero larga coi tempi, ma Chiara e Meryem no. Panico! La metro per fortuna era aperta, e l’abbiamo presa di corsa fino a Plaça d’Espanya. Ci siamo arrivate ma Plaça d’Espanya è enorme, noi avevamo pochissimo tempo e la fermata dell’Aerobus era dove? Ad individuarla ci abbiamo messo un po’ e quando l’abbiamo finalmente scorta, lontana, davanti erano fermi due autobus. Mentre correvamo il primo è partito. Quando eravamo quasi lì è partito anche il secondo! Allora Meryem ha spiccato una corsa ed è riuscita a farsi vedere con le mani giunte dall’autista – che si è fermato e ci ha aperto! Vittoria! O quasi. Perché abbiamo preso l’Aerobus 1, che va al terminal 1, che era giusto per me… ma Chiara e Meryem partivano dal 2!
Quindi saluti al volo, e poi metro per loro e ben tre ore di attesa per me.
Avevo pensato di mollare la valigia e poi darmi allo shopping sfrenato, ma:

  • erano le 18:30
  • il mio volo era alle 21:30
  • il check in della Brussels ha aperto solo alle 19:30
  • ho dovuto fare quasi 1 ora di coda per imbarcare la valigia
  • tempo che ho passato il controllo di sicurezza erano le 20:45
  • l’imbarco era alle 21
  • ergo, ho avuto giusto il tempo di mandar giù un panino al volo e poi sono montata sull’aereo, per ultima!

Il mio posto era nella fila 22, accanto a una signora. Io corridoio, lei posto di mezzo, posto finestrino vuoto. A imbarco completato ha chiamato a gran voce il marito che era seduto più avanti (fra l’altro l‘avevo notato passando ed avevo pensato che fosse gay!) per dirgli di venire a sedersi nel posto vuoto accanto a lei. Lui è venuto, poi mi ha domandato se viaggiassi con qualcuno. Ho detto di no e allora mi ha chiesto se per caso avrei voluto fare cambio di posto con sua figlia, seduta più avanti, così che la famiglia potesse viaggiare insieme. Per me non c’era problema, così ho camminato fino alla fila 9 e, individuata una ragazza sui 16 anni, le ho proposto di scambiarci i posti. Lì per lì mi ha guardato perplessa, poi ha capito e ha detto “Mio papà! Posso andare a sedermi vicino a mio papà!” e quasi si è messa a piangere dalla gioia. Punti karma guadagnati facilmente! Hurrà!

Chiudo con una piccolissima riflessione, cioè piccola non è ma qua la accenno solo. Mentre ero a Barcellona ho letto, per caso, un articolo su come è cambiato il concetto di giorni di riposo (da diritto guadagnato con le lotte sindacali, ad attività di lusso – non lavoro ma anziché riposarmi viaggio – per pochi fortunati, a invasione di massa) e all’impatto che il turismo ha su tanti luoghi e città. Come esempio veniva citata, fra le varie, proprio Barcellona, dove Airbnb ha fatto impennare i prezzi degli affitti così tanto che un sacco di residenti sono stati costretti ad andarsene – e non è l’unica città in cui questa cosa è successa! Al di là del boicottare Airbnb, cosa che cerco di fare già da un po’ ma a volte non riesco a evitarlo (che poi non è che vada per forza evitato, basterebbe utilizzarlo nel modo giusto), sto riflettendo un po’ sul mio modo di viaggiare.
To be continued…

INFO

Colazione giorno 1 da Joan al Mercat de Santa Caterina.
Pranzo giorno 1 da El Sortidor.
Cena giorno 1 alla Bodega la Palma.
Tutti e 3 spettacolari.
Colazione giorno 2 al Cafè de l’Òpera.
Pranzo giorno 2 a La Bona Sort (Born).
Entrambi senza infamia e senza lode.

Un’estate spezzettata: 8-14 Luglio 2019 (Bruxelles con puntata a Lugano)

gennaio 2, 2020

Lunedì 8 Luglio

E dunque c’eravamo lasciati in Italia. Lunedì 8 Luglio sono rientrata in Belgio che ero un cencino isterico. Bram mi ha raccattato, ha ascoltato pazientemente tutti i miei Buuuh Italia Scorpions Dagmara Madeline sciopero macchina Buuuh non c’è soluzione e poi, con il forte senso pratico che lo contraddistingue, ha detto.

Ma scusa. Hai un sacco di amici a Lucca. Avete un gruppo WhatsApp. È estate e sicuramente qualcuno sarà in ferie. Perché non provi a mandare un messaggio sul gruppo e vedere se qualcosa ne esce?

E così ho fatto.

Risultato?

Il weekend in cui io sarei scesa con Dagmara e Madeline Luigi sarebbe stato in ferie. Ci ha lasciato casa sua, gratis.
Silvia non sarebbe stata in ferie. Ma ci è comunque venuta a prendere a Pisa, e poi l’abbiamo depositata a casa sua e ci siamo tenute la macchina. Gratis, per tutto il weekend.

Ma quanto fantastici sono i miei amichetti???

Martedì 9 Luglio

Lavoro e poi mi sono segretamente incontrata con Neil, altro Amicone con la A maiuscola, per un Passaggio Segreto di Tovagliette.

Il Passaggio Segreto di Tovagliette funziona così.

Nel 2017 in Perù, a un mercatino indigeno, io e Bram avevamo comprato delle tovagliette artigianali che ci piacevano un sacco. Poi una sera io le ho lavate in lavatrice e si sono rovinate. Bram ci è rimasto molto male e io ho cercato di ricomprarle, ma un manufatto indigeno del Perù non si trova proprio dietro l’angolo! Per fortuna, però, c’è Facebook.
Su Facebook ero riuscita a mettermi in contatto con l’Asociación de Artesanos de Túcume (il túcume è il materiale di cui sono fatte le tovagliette). Producono le tovagliette e le spediscono pure… ma solo in Perù. Mi sono dunque messa a caccia di un/una peruviano/peruviana in Belgio.
Ho fatto stalking a gente per strada. Sono entrata in tutti i ristoranti peruviani di Bruxelles. Ho valutato la possibilità di entrare clandestinamente nel gruppo Facebook Peruanos en Bélgica. Niente.
La svolta c’è stata quando Neil mi ha messo in contatto con Gregorio.
Gregorio è un collega di Neil di origine peruviana. Vive in Belgio ma sarebbe andato in Perù entro pochi mesi per le vacanze. Era disposto a far inviare le tovagliette a casa sua in Perù per poi portarle in Belgio al rientro. Perfetto!
Fare l’ordine non è stato semplice per niente.
Intanto gli indigeni non rispondevano ai messaggi. A un certo punto mi è venuto il dubbio che dovessero arrampicarsi ogni volta su una palma per trovare campo!
Poi dovevamo comunicare in spagnolo, e io lo studiando ma non l’ho ancora imparato bene! Coi messaggi mi ha aiutato KOK.
Al momento del pagamento poi ho scoperto che per i bonifici internazionali sia la banca di origine che quella che di destinazione che quelle di mezzo (ce ne è pure, spesso, una che fa da tramite, per paese!) prendono una commissione. La mia banca mi ha saputo dire la propria commissione, ma non le altre. Quindi non sapevo quanto dovevo trasferire. Alla fine ho trasferito “un po’ di più” e mi sono messa d’accordo con gli indigeni che se si fosse rivelato troppo avrebbero inserito nel pacco delle tovagliette in più.
Poi è venuto fuori che non potevo trasferire in sol (la moneta peruviana)! E gli indigeni non volevano gli euro! Ho fatto il bonifico in dollari.
Ma non è finita qui! Al momento della spedizione gli indigeni mi hanno chiesto quale fosse il secondo cognome di Gregorio, perché in Perù tutti hanno due cognomi e Gregorio me ne aveva dato uno solo. Gli ho chiesto il secondo e mi ha detto che non me lo voleva dare perché aveva paura che qualcuno gli rubasse l’identità!
Insomma follia pura.
Ma poi aspettate! A Gregorio avevo detto che si sarebbe trattato di 4 tovagliette. Ma gli indigeni sono stati diligenti e quando il pacco è arrivato, nonostante tutti i vari impedimenti, a casa di Gregorio in Perù, a me è arrivato un messaggio lapidario, da Gregorio appunto, che diceva solo:
TREDICI tovagliette.
!

Alla fine Gregorio è stato gentile e le ha portate in Belgio tutte (dopo averle aperte per controllare che non nascondessero ddroga!). Le ha date a Neil, e Neil le ha portate a me.

E quindi il 9 Luglio dopo il lavoro io sono andata al Monk, che è un pub in centro, e mi sono incontrata con Neil per il famoso Passaggio Segreto di Tovagliette. Volevo offrirgli una birra ma quando sono arrivata stava già bevendo, allora ne ho preso solo una per me.
Poi Neil è andato via ma è passato PLP (il pub è sotto casa sua) e ho bevuto un’altra birra con lui.
Poi PLP è andato via ed è arrivato Bram. Gli ho dato le tovagliette e gli ho raccontato tutta la storia e lui è stato molto sorpreso e felice, e altro giro altra birra e poi di andare a casa non avevamo voglia e allora siamo andati a mangiare la pizza e io ho preso una pizza super belga con l’ananas e il pollo al curry. Toglietemi pure la nazionalità italiana, non me la merito!

Mercoledì 10 Luglio

Ho lavorato da casa e poi ho fatto la valigia, perché il giorno dopo sarei stata spedita con un calcio a Lugano a un meeting a cui sarebbe dovuto andare il mio capo ma non poteva, Madeline che sarebbe stata la sostituta più indicata era a un altro meeting importante, e quindi sono stata inviata io. Mi è stata venduta come una semplice presentazione, in realtà ha portato con se un sacco di lavoro che è uno dei motivi per cui non riesco più a scrivere sul blog ah!

E quindi la sera ho fatto la valigia, ho caricato tutto quello che dovevo caricare, ho comprato un costume fatto di pelle di pesce on line e poi non lo so! Probabilmente pasta al tonno preparata da Bram, divano e Netflix!

Giovedì 11 Luglio

E dunque Giovedì mattina sono partita per Lugano. Viaggiavo con un collega che mi piace molto. Abbiamo preso l’aereo fino a Milano e poi un autista ci ha portato a Lugano. La strada è lunga e quando siamo arrivati io ero un po’ verde!

Sono stata accolta con tutti gli onori, con mia grande sorpresa. Mi sarei poi resa conto che il motivo per cui ero stata ufficialmente mandata non era il motivo per cui ero lì davvero! Comunque, ho fatto quello che dovevo fare a giudicare da quel che ne è conseguito non è andata male. È stata un po’ un’inculata perché sono stata mandata lì per fare una presentazione e invece ne è uscita una mole di lavoro che ancora mi sto portando dietro, ma vabbè. Almeno è interessante, e importante.

Finito il meeting ho fatto un giretto per Lugano. Ci sarebbe stata la cena di lavoro ma ho deciso di saltarla e andarmene in giro e a cena da sola. Volete sapere perché? Ve lo spiego subito! Ah!

Tipo un mese prima del meeting avevano mandato il nome del ristorante (La Cucina di Alice, se siete curiosi) e avevano chiesto chi avrebbe partecipato alla cena. Dal sito il ristorante sembrava buono: cucina italiana abbastanza raffinata e particolare. Per dire, il menù che c’è adesso è quello invernale, ma se apro il sito ora, questi sono alcuni degli antipasti proposti:

  • Sformatino di zucca all’amaretto, slinzega valtellinese con fonduta di taleggio
  • Torcione d’anatra caramellato con pan brioche e confettura di ribes
  • Tentacolo di polpo con humus di ceci e castagne alle arance

Queste alcune delle paste, tutte fatte in casa:

  • Fettuccine al ragù di fagiano all’arancia
  • Fusilli di lenticchie rosse, coste, patate viola e formaggio casera
  • Gnocchi di patate con cime di rapa, salsiccia e pepe profumato della Val Maggia

Ed ecco qualche secondo:

  • Filetto di manzo scozzese bio (220 gr) con patate e verdure di stagione
  • Ossobuco di vitello con crostone di polenta di grano corvino
  • Scampi Sudafrica con verdure e riso

Capito il genere? Quindi, tutta contenta avevo detto che sarei andata.

Tre giorni prima del meeting arriva il menù selezionato dagli organizzatori. Non riesco a ritrovarlo ma era una roba tipo:

  • insalata greca
  • merluzzo bollito
  • macedonia

!
Una roba di una tristezza, ma di una tristezza che ho deciso di annullare la cena del meeting (per fortuna ero ancora in tempo) e andarmene a cena da sola.

E quindi niente, ho fatto questo giretto a piedi e ho scoperto con gioia che Lugano è piccola ma molto, molto carina, con tante stradine strette e ovviamente il lago. Ma bellina!

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Per cena sono andata da sola in un posto che mi avevano consigliato in albergo e che si è rivelato buonissimo – anche se sono quasi esplosa. Era stato aperto da tre italiani di tre regioni diverse, dal cestino del pane riuscite a indovinare quali?

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Ho mangiato questo trio di mini hamburger che vedete sotto. Erano buonissimi tutti e tre, e con mia enorme sorpresa il migliore era quello con la carne cruda dentro! Devo portare Bram a Lugano. Già, perché non sapete che compilando un questionario ho vinto una notte nell’albergo del meeting! Non è proprio dietro l’angolo, ma si dovrebbe poter organizzare.

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Dopo cena ho fatto una passeggiata lungo il lago… e mi sono imbattuta, a sorpresa, in una cosa bellissima: Novecento, di Baricco, rappresentato all’aria aperta, gratis, sull’acqua. Una meraviglia. Magia.

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L’ho visto tutto e mi è piaciuto tantissimo. È un monologo, e l’attore, Pietro Pignatelli, era molto bravo. Lo spettacolo si chiama Novecento sull’acqua, se lo volete cercare. L’ho adorato. E poi la cornice era così suggestiva!

Ho trovato Lugano parecchio italiana, e non me lo aspettavo. Faceva caldo, e c’erano in giro tanti giovani alternativi. Rientrando ho pure beccato un concerto, gratis anche quello! Che sorpresa, che felicità!

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Venerdì 12 Luglio

Sveglia presto, macchina, Milano, aereo, Bruxelles. Di nuovo la macchina mi ha dato noia, quando sono arrivata all’aeroporto avevo una forte nausea! Avevo bevuto solo un caffè a stomaco vuoto, forse quello, però sono anni che la mattina bevo solo un caffè… boh.

Sono arrivata a casa verso le 15 e sono collassata sul divano. La sera ho convinto Bram a rimanere a casa con me. Ho fatto i garganelli zucchine e cipollotti e abbiamo iniziato a guardare un documentario su Bob Dylan, senza finirlo però, perché io mi sono addormentata!

Sabato 13 Luglio

Ci siamo svegliati e abbiamo fatto colazione con le tovagliette nuove!

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Poi Bram è partito, avrebbe giocato a calcio e poi sarebbe andato in Olanda per il weekend. Io sono rimasta a Bruxelles e ho deciso di andare in giro da sola.

Ho iniziato con un giro in libreria. A Bruxelles ci sono un sacco di librerie/fumetterie e io potrei perdermici e passarci delle ore. E ho trovato una cosa bellissima: La Cantine de Minuit è un manga che adoro (se vi è capitato di vedere su Netflix Midnight Diner: Tokyo Stories, è tratto dal manga). Sono piccole storie ambientate in un ristorante notturno a Tokyo. Beh, ho trovato il libro/fumetto con le ricette del manga! Che gioia!
Dopo avevo fame, e allora mi sono presa un pezzo di focaccia da Charli e poi, forte del mio abbonamento alla metro E ai musei, sono andata verso l’atomone per vedere una mostra che era nel museo del design (che si chiama ADAM).

C’erano due esposizioni, legate:
Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today
e
Designing the Night. A Visual History of Belgian Club Scene.

Insomma, era una esposizione sulla vita notturna in Belgio a partire dagli anni 60 e sul design delle locandine, volantini etc. disegnati per promuoverla. Ma voi lo sapevate che il Belgio era uno dei principali hub della vita notturna in Europa? C’erano un sacco di discoteche e locali famosissimi e la gente veniva da tutta Europa per ballare qua. Alcuni a dire il vero ci sono ancora, e la gente continua a venire qua apposta, solo io non ci vado perché sono vecchia! Fra i vari, Chez Maman e il Fuse che ci sono ancora, La Demence che non è un posto ma una mega festa gay che si fa una volta al mese in posti diversi (spesso al Fuse) e che va avanti giorno e notte; il Mirano Continental, esistito fino al… oh, toh, esiste ancora!; il Plan K, dove si sono esibiti fra gli altri i Cabaret Voltaire e i Joy Division; e Recyclart, esistito fino al 2018 negli enormi spazi sotto alla stazione sud (lì almeno sono stata anch’io!) e che adesso si è spostato a Molenbeek!

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Insomma ho fatto, in pieno giorno, una totale immersione in una vita notturna che esiste ma che io non ho mai frequentato più di tanto, e la cosa mi ha affascinato tantissimo!

Tornata a Bruxelles sono andata a casa di PLP. C’era la sua amica Laura e abbiamo preso un caffè insieme, poi io e PLP siamo andati a cena. Abbiamo scelto un ristorante in centro un po’ particolare, SAN in rue de Flandre, di quelli che fanno tanti piattini piccini e super elaborati. Non mi è piaciuto tanto, e inoltre era menù fisso ma per me troppa roba, quando siamo usciti stavo esplodendo.

A esplodere sono andata a casa di PLP. Abbiamo provato a guardare la versione di A Star is Born con Barbra Streisand ma dopo poco io mi sono addormentata sul divano (è nova). Tutta vita! Mi sono però flashata con questo video, che ogni tanto tuttora riguardo!

Rientrando sono passata davanti a una porticina sempre chiusa vicina a casa mia. Ho notato che c’era gente fuori, e allora mi sono avvicinato. Ho scoperto che è lo Steel Gate, una discoteca che viene affittata per feste e eventi! Evviva potrò partecipare alla vita notturna anch’io! Se non mi addormento prima.

Domenica 14 Luglio

Domenica ho dormito, ho fatto colazione e poi ho iniziato a sentirmi male! Nausea e palpitazioni di nuovo dopo il caffè, ma si può? Ho passato il pomeriggio a vegetare sul divano guardando Glee. Ho fatto una sola cosa produttiva, e cioè i conti finali del viaggio a Taiwan.
Quando Bram è tornato dall’Olanda aveva con sé il mobiletto per la televisione che avevamo ordinato e fatto spedire in Olanda a casa dei suoi genitori. Abbiamo passato la serata a montarlo, non senza qualche moccolo. Poi cena, pasta con le cipolle rosse per lui e all’olio per me. Tutta vita, olè!