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Ecuador. Strisciando nel fango a Bahía de Caráquez.

luglio 13, 2017

È difficile scrivere del viaggio adesso che siamo rientrati. Non è solo la mancanza di tempo, è proprio la testa che non c’è. Ma voglio farlo. E con tutto il bene che vi voglio, non per voi ma per me. Perché non voglio dimenticare niente!

Sabato 10 Giugno

Dunque, dalla fattoria abbiamo quindi preso un taxi per andare a Bahía de Caráquez. Per la cronaca il B&B si è rivelato essere parecchio fuori dal paesino, e quindi Bahía de Caráquez col cavolo che l’abbiamo vista!

Arriviamo in serata e il tizio ci apre la porta, anzi il cancello, di questa villona con mega parco su lago. Io mi guardo intorno e penso Ohhh finalmente un posto decente, poi entro in camera e ci sono delle caate sul copriletto.

Parte la discussione con Bram. Il proprietario del mega posto con le cacche è un biologo e io vorrei che facesse il suo lavoro e venisse a identificare la fonte delle cacche, ma Bram non lo vuole chiamare e io mi vergogno a chiederglielo. Alla fine dopo avergli gironzolato per un po’ intorno butto lì con aria indifferente Maaa, ma sai che alla fattoria della tua amica ci sono i pipistrelli? Qui che c’è?

Qui c’è Don Pérez! mi risponde il tizio con entusiasmo, e indica una massa di pelo abbarbicata al muro in orizzontale (cioè praticamente spalmata sul muro) e a quel punto io mi scordo di tutto il resto perché mi importa solo di lui! Questa foto è stata fatta più tardi, quando si è di-spalmato.

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Per chi non l’avesse identificato al volo (tipo me), Don Pérez è un bradipo. Non è che proprio viva nel B&B, in realtà è libero, ma ha deciso che quella è la sua casa e va e viene come vuole. Quando siamo stati lì noi era appena rientrato dopo 12 giorni fuori, che culo averlo beccato! Mi sono innamorata di Don Pérez e ho passato buona parte della serata ad osservarlo, guardandomi bene dall’avvicinarmi perché avete visto che unghie? Anche lui ogni tanto osservava me, mettendoci circa 3 minuti a girare la testa. Quello che si dice dei bradipi è vero!

Essendo arrivati che era già tardino ed essendo un poco isolati (nonché distrutti dalla giornata a cavallo) abbiamo deciso di cenare al B&B. Ci hanno apparecchiato sulla terrazza, grande e spettacolare et con vista lago, e ci hanno servito una buona cenetta vegetariana che comprendeva di nuovo quelle patate dolci viola buonissime già mangiate alla fattoria. Che delizia!

Prima di andare a letto abbiamo fatto quattro chiacchiere con la moglie del proprietario, o più precisamente lei ha fatto quattro chiacchiere con noi (sapete quelle persone che parlano parlano ma non ascoltano?). Ci ha raccontato che lei e il marito hanno una scuola a Bahía, una scuola gratuita per bambini disagiati, e che il giorno dopo una star locale sarebbe venuta a visitarla.

Siamo andati a letto e una volta constatata l’assenza di nuove cacche (il mio terrore erano i topi in camera) sono riuscita a dormire!

Domenica 11 Giugno

La mattina dopo ci alziamo con l’idea di farci una doccia, fare colazione, fare un giretto nel parco che circonda la villa e che non abbiamo ancora visto ma pare sia magnifico, fare le valigie e metterci in viaggio prima di pranzo. Dobbiamo andare a Puerto Lopez, sono 2 autobus (ah, illusi!) e una giornata intera di viaggio.
Tutto va come da programma fino alla colazione, a partire dalla quale tutto inizia ad andare a ramengo.

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Quindi usciamo, facciamo questa meravigliosa colazione su questa meravigliosa terrazza sul lago, poi facciamo per andare in camera a prepararci. Ma veniamo fermati dal proprietario (di cui non riesco a ricordarmi il nome, facciamo che da qui in poi lo chiamiamo Fausto) che arriva saltellando eccitato e ci dice È arrivata Samantha!
Samantha è la famosissima star ecuadoriana. Solo che è famosa, appunto, in Ecuador. E quindi boh, per noi si sarebbe potuta anche chiamare Giuseppina e non sarebbe cambiato niente.
Andiamo a fare un giro in barca nel lago, continua Fausto. Volete unirvi?
Uh che bello, mi piacerebbe! dico io, e poi chiedo Quanto dura?, perché sono già le 10 e per le 12 al massimo dobbiamo partire.
2 ore! dice Fausto.
OK. Un po’ al pelo ma ci si può fare.

Ora, non so se voi avete chiara questa cosa. Qual è una delle cose che io amo in assoluto di più al mondo? La pelota basca? La pitta ‘mpigliata? Il polpettone?
Acqua. Una delle cose che io amo in assoluto di più al mondo è essere su una barchetta sull’acqua, fiume o mare che sia. E quindi alla proposta di Fausto non so resistere!

Corro in camera, mi faccio i peli al volo (et alla cazzo), mi infilo il mio adorato costumino verde (grave, gravissimo errore!) ed eccomi pronta.

Andiamo al molo e saliamo sulla barca. Siamo io, Bram, Fausto e moglie, la star e i due tizi che guidano la barca, i quali, viene fuori, non sono due barcaroli ma due naturalisti.

La barca parte. Gli uccellini cinguettano, l’acqua brilla e scintilla, il sole splende alto nel cielo, c’è un venticello fresco e io mi sento felice. Serendipity, penso, se non fossimo stati alla fattoria con i pipistrelli adesso non saremmo qui! Quanto siamo fortunati! E mentre sono assorta in cotesti pensieri la barca all’improvviso si ferma.

O che si è impantanata? C’è un po’ di fango in effetti. Guardo perplessa gli altri passeggeri ma tutti sono impegnati a far foto e moine alla star e a me e Bram non ci caga nessuno. Questo finché Fausto non ci degna della sua attenzione e ci dice tutto allego Eccoci arrivati! e si butta nel fango. La moglie e la star lo seguono e io e Bram non sappiamo che fare. Guardiamo il barcarolo/naturalista e lui ci incoraggia sorridente. Vamos!, dice, e si butta pure lui.

E dunque pare che si facciano i fanghi.E vabbè, che sarà mai. Scendiamo. Metto un piede giù… e sprofondo.

Il fango mi arriva all’incirca al ginocchio. È densissimo e fangoso. Nuotare ovviamente non si può, ma camminare neppure, immaginatevi di essere in una vasca piena di cemento a presa rapida e di volervi spostare, auguri!

Inoltre quella in cui siamo non è una liscia piscina piena di fango. Quello in cui siamo è il fondo di un lago. E da bravo fondo di lago contiene tutto ciò che ci si aspetta da un fondo di lago. E cioè sassi, legnetti, granchi, tronchi, pesci, e vorrai mica farti mancare un gruppetto di anguille che saltellano e strisciano ovunque ARGH?? La barca se n’è andata e io in questa cosa ci sono immersa. E la odio, la odio dal più profondo del mio cuore.

Tanto quanto la star la adora. SEMPRE con una mano levata per reggere il selfie stick si spalma, si rotola, si mette su un fianco languida. Tutto questo con la moglie di Fausto, che nel frattempo abbiamo scoperto essere una fotografa e giornalista di fama nazionale, che la intervista scattando foto e facendo video come se non ci fosse un domani.

Io nel frattempo non riesco a muovermi. Un po’ per l’oggettiva difficoltà, un po’ perché come sollevo un piede e poi lo riposo questo incontra della roba sconosciuta e invisibile e potenzialmente graffiante/urticante/mordente. Sono bloccata e terrorizzata! NON MI PIACE.

Guardo Bram e vedo che ha ideato una Strategia. Si è seduto con busto eretto e gambe stese in avanti e usa le braccia per scivolare sul fango, all’indietro. Cioè in pratica si dà la spinta con le braccia (e anche un pochino con le gambe) e queste si portano dietro tutto il resto del corpo. Sembrerebbe un’ottima strategia, ma io ci provo e non riesco a metterla in pratica! Cioè riesco a mettermi seduta, ma a muovermi no. Perché per riuscire a muovermi dovrei infilare le gambe nel fango, puntarle e darmi la spinta, ma come ci provo… e graffia, e mordicchia, e sii viscido!

Allora ideo il mio Piano personale.

Che è questo: mi sdraio per terra a pancia in giù (a pelle d’orso!), tendo le mani in avanti e mi attacco a quelle di Bram in modo che quando lui si sposta trascini anche me.
Per me questa strategia funziona benissimo, per Bram meno. Mi asseconda per un po’, poi si stufa e mi caa lì. Che malvagità!

Per un bel po’ resto piantata, poi alla fine sono lontanissima da tutti e allora per forza o per amore un modo di muovermi lo devo trovare. Urlo Aspettatemiii e mi metto a gattonare. Ho odiato gattonare lì, mi sono sgrattugiata tutte le ginocchia coi pruni e gli sterpi (chi coglie la citazione?), ma era sempre meglio che camminare perché gattonando il peso è un po’ più distribuito e quindi si va un po’ un po’ meno a fondo il che è un bene perché sul fondo ci sono le PIETRE.

Volete sapere quanto è durata tutta questa manfrina? È durata QUATTRO ORE. Dalle 10 alle 14. Quattro ore in cui io ho sputato sangue, ho bestemmiato, ho detto varie volte Io resto qui, mi sono riempita di graffi e ho rovinato per sempre il mio costume preferito in diretta nazionale. Certo il focus era su Samantha, che devo dire è rimasta impeccabile, ma in alcuni dei video in cui lei danza e sgambetta sullo sfondo ci sono io che striscio!

Dopo le quattro ore, e vorrei far notare che nel frattempo si erano fatte le 14 e che noi saremmo dovuti partire massimo alle 12, ma dove vai se la barca nel fango, non ce l’hai?, abbiamo raggiunto l’Isla de Fragatas. Che si chiama così perché ci vive una colonia di uccellacci schifosi, le fregate appunto, che passano la vita a gonfiare il collo (i maschi) e… indovinate a fare cosa? Indizio: abbiamo scoperto il mittente del regalino sul letto.

Abbiamo passato un’altra ora sull’isola, con la star che faceva cucù dalle mangrovie con aria seducente mentre io e Bram cercavamo di ripararci dalle bestiacce scagazzone!

Quando Fausto ci ha detto OK ora si può tornare indietro ci siamo ribellati. Altre quattro ore a gattoni nel fango?? Nessuno ne aveva voglia! E secondo me neanche lui, perché ha richiamato la barca e la barca è riuscita a infilarsi nell’unica strisciolina d’acqua e a venire non proprio dove eravamo noi ma vicino. L’abbiamo raggiunta strisciando, io e Bram per primi perché non ne potevamo più, e sembrava una scena di un film di zombie e gli zombie eravamo noi!

Siamo tornati alla base che erano le 15 e dovevamo ancora pranzare e PER FORZA farci una doccia.

Saremo riusciti ad arrivare a Puerto Lopez quel giorno? Lo scoprirete nel prossimo episodio!

INFO

Il posto in cui siamo stati a Bahia de Caráquez si chiama Saiananda. Sulla loro pagina Facebook ci sono foto e video della terrificante esperienza. Il focus è ovviamente Samantha, ma se ogni tanto sullo sfondo scorgete due statue di fango dall’aria disperata, ecco, quelli siamo noi!

Ecuador. Alla fattoria organica fra mucche, maiali e pipistrelli!

luglio 7, 2017

Post iniziato a scrivere in Ecuador e terminato in Belgio!

Dunque, finalmente ho un po’ di tempo per scrivere della fattoria organica in cui siamo stati. Mi sono ormai rassegnata al fatto che non riuscirò a finire le cronache prima del ritorno: devo ancora finire di scrivere della Thailandia e mancano tutta la Malesia (che ho adorato) e Buenos Aires. Questo però vuol dire una cosa carina (spero) per voi: che il mio viaggio finirà, ma le mie cronache per un po’ continueranno! Siete contenti??

Inizia a mancare davvero poco ora, è Lunedì e abbiamo il volo di ritorno Venerdì della prossima settimana. Non me ne rendo ancora bene conto anche perché qualche avventura ancora ci aspetta, ad esempio adesso stiamo andando nella giungla e sono fra il contento e il terrorizzato!

Sei contenta di tornare, mi state chiedendo spesso ultimamente? La risposta è molto semplice: è NO. Sarò contenta di vedere amici e parenti ma di tornare alla vita di tutti i giorni proprio per niente, potessi continuare a viaggiare lo farei. Lo so, non la pensavo così poco tempo fa. Ha a che fare con la resistenza al cambiamento credo, e con la meraviglia dello scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo, che dette così sembrano cose in contrasto e magari lo sono pure ma sono parte di me entrambe. Il mio equilibrio è dato dal disequilibrio, ormai l’ho capito: per stare bene ho bisogno di cambiare spesso. Come farò quando sarò vecchia? E come far convivere il bisogno di cambiare con la resistenza al cambiamento? Non lo so ma credo di dover trovare un modo, perché ormai so per esperienza che se mi cullo nella seconda e ignoro la prima mi deprimo!

Piccola lista non esaustiva, per stare positivi, di quello che non mi mancherà e di quello che sarò contenta di ritrovare.
Non mi mancheranno gli insetti, le docce fredde, le lenzuola troppo strette, il concetto di igiene in alcuni posti.
Sarò contenta di ritrovare i miei amici, la mia famiglia, la mia cucina, la mia doccia.
Mmmhhh…

Bon la fattoria.

Giovedì 8 Giugno

Siamo arrivati e ci hanno fatto vedere la nostra stanza, che con mio orrore si è rivelata un bungalow con varie aperture = via libera alle bestie di ogni tipo!

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La fattoria è gestita da Dario, ecuadoriano, e dalla moglie Nicola, neozelandese. Non sono giovanissimi e hanno due gemellini, maschio e femmina, di cinque anni. Vista la differenza di età, e a dire il vero anche di colore della pelle, inizialmente avevo pensato che li avessero adottati, ma poi mi sono accorta che la bambina è la fotocopia in miniatura di Nicola!
La fattoria è organicissima: niente acqua calda (in certe ore della giornata niente acqua proprio), niente elettricità, niente bidoni della spazzatura perché non se ne produce! I bagni sono del tipo compost, come quello di playa Escondida – questi però non puzzavano. Ed è venuto fuori che Nicola e Judith di playa Escondida si conoscono!

Come Canoa la fattoria ha risentito del terremoto. Il tassista che ci ha portato ci ha raccontato di aver perso 3 membri della propria famiglia nel sisma, fra cui i genitori; alla fattoria un bel po’ di edifici sono venuti giù, fra cui la casa principale – infatti la cucina che usano al momento è di fortuna, all’aperto.

Ed è in cucina che siamo stati immediatamente messi. La fattoria è in una zona in cui vivono i campesinos, gli indigeni della montagna; e l’idea era quella di fare un’immersione nella loro cultura e imparare come ancora oggi intagliano posate e monili nei semi della palma, come usano le foglie di banana per avvolgere e proteggere il cibo, come cucinano. Per noi è una cosa affascinante, per loro è la vita di tutti i giorni.

Con noi c’era Carlos, un campesino doc. Ci ha mollato un paio di yucca (come si dice al plurale, yucche??) e ci ha detto limpiar y rallar, ripulire e grattugiare!

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Dopo aver preparato la torta ci siamo dati alla reforestazione. Eravamo in 4 e a ognuno è stata consegnata una piantina da interrare. A me è toccato un mango!

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Annaffiate per bene le piante Carlos ci ha fatto vedere come creare un anellino partendo da un seme di palma e poi siamo andati a pranzo. Il pranzo veniva servito tutti i giorni alle 12, per tutti gli ospiti, all’aperto. Servizio a buffet, cibo tutti i giorni diverso, sempre vegetariano e sempre buonissimo!

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Ciotole e posate sono ricavate da un frutto. Per lavare i piatti si fa a turno e il lavaggio funziona così: avanzi in una prima ciotola, per i maiali; lavaggio in una seconda ciotola che contiene acqua saponata; risciacquo in una terza ciotola che contiene acqua e gel igienizzante, o disinfettante non mi ricordo. Tutto questo senza mai aprire l’acqua. Di nuovo, sono molto contenta di avere fatto i vaccini per l’epatite!

Dopo il pranzo Carlos ci ha portato a procacciarci la cena, e cioè a pescare gamberi nel fiume. Ne abbiamo trovati tre, due minuscoli e una femmina con le uova, e li abbiamo ributtati in acqua tutti!

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Sfumato il contenuto, quantomeno il contenitore: Carlos ci ha consegnato due frutti e ci ha fatto vedere come ricavarne delle scodella come quelle che si usano alla fattoria per mangiare. Sembra una cavolata e anche a noi lì per lì sembrava di non aver fatto chissà che, ma alla fine dei tre giorni ci siamo resi conto che tutte queste piccole cose fanno parte di una cultura che non conoscevamo e che al momento è viva e vegeta ma che chissà per quanto ancora lo sarà? Pescare i gamberi nel fiume, creare stoviglie e monili utilizzando quel che la natura offre, utilizzare foglie di banana per avvolgere il cibo… riti antichi per noi, modo di vivere da sempre e ancora oggi qui.

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Pronte le ciotole (il contenuto del frutto agli asini, sono gli unici che lo mangiano, neanche i maiali sono interessati) è stata la volta del caffè. Abbiamo arrostito i chicchi, li abbiamo tenuti sulla fiamma fino a farli diventare neri neri. Abbiamo aggiunto poco zucchero, li abbiamo macinati a mano.

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E poi, sempre seguendo le usanze locali e sempre fidandoci delle sapienti mani di Carlos, maschera per il viso! Col fango del fiume, lo stesso della pesca infruttuosa. Andava lasciato seccare per mezz’ora, mezz’ora rilassati sulle amache.

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Almeno in teoria! Perché alla fattoria c’era anche una famiglia con due bambini e la mamma ha deciso di unirsi a noi per il rituale di bellezza e i bambini, non contenti dell’iniziativa, hanno passato il tempo a tirarle aeroplanini di carta beccando ovviamente ogni volta noi. Alla fine gliene ho fatto sparire uno, nascondendolo con aria indifferente e senza aprire gli occhi sotto all’amaca.

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Sciacquata la faccia e recuperata di conseguenza la vista abbiamo trovato una bella sorpresa ad aspettarci: aloe vera appena estratta dalla pianta, caffè appena fatto con i nostri chicchi e torta di yucca, quella che avevamo preparato la mattina! Non era un granché a dire il vero, ma avevamo fame e l’abbiamo mangiata con piacere!

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La sera cena e poi chiacchiere in gruppo con gli altri ospiti. C’erano due ragazzine americane che stavano lì un mese per una internship, un ragazzetto tedesco che studiava da falegname, una ragazza austriaca e una belga che erano lì come volontarie. Tutti sulla ventina (tranne ovviamente noi!). Stavamo chiacchierando pacificamente quando è arrivato il più grosso shock culturale della vacanza, e probabilmente è stato così grosso proprio perché è arrivato inaspettato. Siamo finiti a parlare di politica e le due americanine hanno proclamato, scuotendo la testa desolate, che alle ultime elezioni americane non c’era un candidato migliore dell’altro, entrambi erano tremendi, alla fine forse forse Trump era quello meno peggio.
Caduta dalla sedia. Vorrei aggiungere che una delle due aveva tutti i parenti su una conditional green card.

La nottata è stata pulp, non ho dormito quasi nulla, in parte per lo shock in parte per i simpatici pipistrelli che hanno diviso il bungalow con noi. Pensavamo di essere riusciti a farli uscire e invece no, forse ne abbiamo fatto uscire uno ma gli altri ventisette hanno passato la notte a volare e scagazzare ovunque!

Venerdì 9 Giugno

La mattinata del Venerdì è trascorsa in giro per la fattoria con Nicola che ci ha raccontato un sacco di cose sul territorio, sul clima e su come si porti avanti una fattoria in maniera organica. Devo confessare che mentre ho abbastanza chiaro il significato di biologico non ho mai ben capito quello di organico, e non è che ora ne sappia molto di più. Cioè so cosa fa Nicola, ma se dovessi spiegare a qualcuno il significato di organico non ne sarei in grado. Comunque!

Pare che l’Ecuador si rifaccia alla Germania per i criteri sull’organicità, ma a me è parso anche che Nicola faccia un pochino a modo suo. Un po’ di cose che abbia visto e che mi ricordo.
La stia per le galline con quattro uscite diverse che danno su quattro campi differenti. Viene aperta una porta o l’altra a seconda di quale campo abbia bisogno di essere becchettato e quale invece vada protetto.
La foresta commestibile. Perché alla fattoria si mangiano solo i prodotti della fattoria.
La gabbia che cammina. Grande, senza pavimento ma solo pareti, viene spostata ogni poco affinché le galline becchettino per bene ovunque.
La cacca del maiale: viene messa da parte e lasciata lì coperta da un telo in modo che produca… gas!, che viene poi usato per gli edifici.

Altre cose adesso non mi ricordo, è passato un po’ di tempo. Mi ricordo però che Nicola ci ha anche spiegato che la fattoria sta in una zona che è in mezzo ai due climi dell’Ecuador: quello secco e quello tropicale. Hanno dunque due stagioni, una secchissima e una piovosissima!

E poi mi ricordo di aver visto una pianta di sesamo e una di noccioline. Ma che le noccioline crescono per terra? Lo sapevate?

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Nel pomeriggio siame stati riaffidati a Carlos. Con noi è venuta anche Hannah, una giovane austriaca molto, molto in gamba. Mi sconvolgo a vedere queste cose, questa a 18 anni parlava già 4 o 5 lingue e viaggiava per 4 mesi da sola in Ecuador… e non è l’unica della categoria che abbiamo incontrato nel corso del viaggio!

Dunque io, Carlos, Bram e Hannah siamo andati a vedere un albero vecchissimissimo. Io e Bram l’abbiamo solo gurdato, Hannah svelta svelta si è arrampicata fino in cima!

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Rientrati all’ovile Carlos ha preso un seme di palma tagua, l’ha tagliato a metà, ci ha fatto due buchini e ce l’ha dato da scartavetrare per creare un ciondolo. Hannah ha creato una cosa molto molto carina, io dopo due minuti ero stufa di scartavetrare e il mio è tuttora (6 Luglio) come si vede nella terza foto!!

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Dopo abbiamo fatto la cioccolata! Partendo dalle fave di cacao! Le abbiamo arrostite come avevamo fatto col cafè, poi le abbiamo sbucciate tingendoci tutte le mani di nero, poi le abbiamo macinate ed è buffo perché non esce una polvere come col caffè ma una pasta, e infine la cuoca della fattoria ha messo la pasta in padella con un pochino di zucchero e ha servito il tutto con l’ananas fresco appena tagliato! L’ananas ci voleva proprio, per dare un tocco dolce.

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La sera cena, eravamo in pochi: Nicola e famiglia erano andati a Otavalo con i bimbi e quasi tutti i volontari erano a Canoa per il weekend. Eravamo solo io, Bram, Hannah e la famiglia neozelandese coi bambini!

Suppongo che questo sia un momento come un altro per parlarvi degli animali della fattoria e per raccontarvi un simpatico aneddoto. Dunque alla fattoria c’erano vari animali, tenuti più per motivi turistici ed educativi che altro: mucche, cavalli, maiali, galline…

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I maiali erano 3: un maschio e due femmine, di cui una incintissima.

La mattina io e Emma, la mamma neozelandese, portiamo i bimbi a vedere i maiali. Ce n’è uno che sta spalmato per terra e si agita tantissimo. Io e lei ci guardiamo, osserviamo il maiale e a un certo punto vediamo spuntare qualcosa da dietro.
“Stanno nascendo i piccoli!” strilla Emma.
“Oddio, mi sa di sì!”, commento io.
“Che emozione!!”
Seguiamo per un po’ la scena incantate, poi Emma si riscuote e dice “Vado a chiamare qualcuno!” e parte.
Resto io col maiale, anzi la maiala, partoriente. La guardo pensando alla forza della natura e chiedendomi quanti saranno i porcellini finché la creatura non si alza e quella che io avevo fino a quel momento pensato essere la testa del maialino nascente si rivela per quello che in realtà è: un testicolo.
Stavamo osservando il maschio!!

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Sabato 10 Giugno

Ultimo giorno alla fattoria, si va in gita con Carlos! Ma per andare in gita occorre il pranzo al sacco e così Carlos ci porta nell’orto a raccogliere verdure e poi nella stalla a mungere mucche.

Sarò sincera: è stato un bene che la cuoca abbia integrato con le riserve della cucina, perché se avessimo dovuto sfamarci con quello che avevamo colto sarebbe stato un ben misero pasto!

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Abbiamo colto anche delle enormi foglie di banana e Carlos ci ha insegnato a scaldarle sul fuoco per ammorbidirle, tagliarle e utilizzarle per avvolgere il cibo. Quante cose abbiamo imparato!

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Questa sono io che sbuccio una yucca. Mi piace tanto sbucciare le yucche!!

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E poi siamo partiti. A cavallo. Potrebbe sembrare che io abbia le gambe scoperte, in realtà erano ben coperte dai calzini (color carne) perché avevo paurissima delle zecche!! Tanto se non trovo qualcosa di cui aver paura io non sono contenta!

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La zona in cui siamo andati, ah la zona in cui siamo andati!
C’è una casa abbandonata. Fino a pochissimi anni fa ci viveva una donna. Era la mama locale, la mama di tutta la giungla, foresta o quel che è. Era anche la mama dei suoi figli, che però crescendo se ne sono andati in città. Due a un certo punto hanno pensato di tornare, volevano coltivare il mais. Che bella idea, ha detto lei, dove lo coltiverete? Spianeremo un pezzo di giungla mamma, hanno risposto loro. Andatevene! ha tuonato lei. Qua vivono le scimmie che sono amiche mie, se spianerete la giungla non avranno più casa né cibo!
Lei non c’è più, ma le scimmie ci sono ancora. Abbiamo camminato e camminato e poi si è messo a piovere e poi ne abbiamo scorte due, nere, sedute in cima a un albero a prendersi tutta la pioggia sul muso! Che tordelle!
Erano grossotte, ma ovviamente nelle foto fatte col cellulare da lontano non si vede niente.

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Fidatevi, nella seconda foto ci sono delle scimmie su un albero ^^

Brammeke è uscito dalla giungla con due zecche attaccate a una gamba AAARGH. Fava lui che si mette i pantaloni corti! Erano piccine e Carlos gliele ha tolte immediatamente e poi io ho letto che quelle che portano la malattia di Lyme non si trovano in Sudamerica e quindi bene così.

Al ritorno ci siamo fermati a vedere una cascata. Solo vedere e non nuotare perché eravamo andati a cavallo abbastanza a lungo e non essendo abituati tutti e tre (io, Bram e Hannah, Carlos no ovviamente!) avevamo male ovunque!

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E poi siamo rientrati, ed era pomeriggio inoltrato e per me e Bram si era fatta l’ora di partire. Per dove? Ah!

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Il giorno dopo dovevamo affrontare il lungo viaggio in autobus per raggiungere Puerto Lopez. C’era da decidere dove dormire il Sabato sera. Saremmo potuti rimanere alla fattoria ma un’altra notte fra le bestie anche no, gracias. Noi avevamo pensato di semplicemente tornare a Canoa e dormire lì. Ma Nicola non era dello stesso avviso.

Dovete andare a Bahía de Caráquez! aveva strillato una volta sentiti i nostri piani. Ho un amico che vive lì, ha un B&B un po’ caro ma bellissimo, aspettate che sento se ha posto, ecco ho prenotato!

Eravamo rimasti un po’ senza parole. Ma Bahía de Caráquez io in realtà la volevo vedere perché la LP dice che ha una posizione invidiabile sul mare (anche se, chissà cosa è rimasto dopo il terremoto?). E poi Nicola aveva già prenotato!

E quindi abbiamo richiamato lo stesso tassista dell’andata e ci siamo fatti portare a Bahía de Caráquez, che è poi dove saremmo finiti a strisciare nel fango.

Ma questa è un’altra storia, e bisognerà raccontarla un’altra volta, chissà quando visto che nel frattempo siamo rientrati e il tempo si è assottigliato! Forse dovrei prendere un autobus notturno e andare su e giù per il Belgio, allora sì che potrei scrivere!

INFO

Il posto in cui siamo stati è la Finca Orgánica Rio Muchacho.

Ospiti a colazione

giugno 26, 2017

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Ecuador. Canoa. Un post insulso. Sotto c’è Otavalo che è più bellino!

giugno 18, 2017

Martedì 6 Giugno

A Canoa siamo arrivati nel tardo pomeriggio. Come Mompiche Canoa è sulla costa (del Pacifico ovviamente), ma la zona in cui si trova Canoa è stata completamente devastata da un terremoto appena un anno fa e ancora si sta lavorando per ricostruire.

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La prima sera non abbiamo fatto molto. Una passeggiata in spiaggia

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e una birra sul tetto del B&B, sbiaccati sulle amache con vista mare.

Cena pure nel B&B, i proprietari sono spagnoli e si mangiava bene.

A letto un po’ delusi perché a Canoa eravamo andati anche perché volevamo visitare una fattoria organica nei dintorni ma nonostante innumerevoli tentativi non eravamo riusciti a raggiungerli per mettersi d’accordo!

Mercoledì 7 Giugno

Mattinata partita col botto. Appena sveglia, ancora a letto in pigiama, ho riprovato a telefonare alla fattoria senza troppe speranze. E invece, sorpresa, hanno risposto! Volevamo fare un tour di 3 giorni e ci hanno detto Certo che lo potete fare, anzi, perché non venite ora?, e mentre rispondevo Oddio non so, dovrei chiedere al B&B perché avevamo prenotato due notti ho finito il credito e è caduta la linea!
Siamo usciti di corsa, in pigiama, e abbiamo trovato una farmacia che faceva anche ricariche telefoniche. Ho richiamato e il tizio al telefono mi ha detto Tranquilla, venite pure domani e io ho risposto Oh meno male, perché siamo ancora in pigiama!! e lui ha riso molto!
Ma non è finita qui. Perché siamo tornati al B&B e ci siamo seduti belli rilassati a fare colazione e nell’istante in cui stavo per addentare la mia bella tortilla espagnola è passato un tizio con un materassino in mano e ha urlato Prestooooo lo
yoga gratis sul tetto sta per cominciareeeee!
Ora, io mi ero giustappunto svegliata con un po’ di mal di schiena e una sessione di yoga mi avrebbe fatto proprio bene. Però anche la tortilla mi avrebbe fatto proprio bene. E alla fine quest’ultima ha vinto!

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La giornata è trascorsa fra spiaggia e pianificazione. Abbiamo prenotato un paio di voli e finalizzato le ultime tappe del viaggio. Per pranzo panino al B&B e per cena non mi ricordo… ah sì, abbiamo cenato in spiaggia, anelli di cipolla fritti per Bram e guacamole con chips di banana per me!

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INFO

A Canoa siamo stati da Amalur. Raccomandato!

Ecuador. Un salto indietro: Otavalo, Ande e laghi.

giugno 16, 2017

Scrivo da una fattoria in cui trascorreremo 3 giorni senza WiFi e che io mi immaginavo come le fattorie olandesi tutta bellina e ordinata e invece è selvaggia e in mezzo a una sorta di giungla tropicale! Non oso pensare a quali bestie saranno nella nostra camera stanotte. Una per tutte, prima abbiamo visto una tarantola grossa come il palmo di una mano e pelosissima (non in camera sennò sarei svenuta e non sarei qui a scrivere)!

Dunque, di che scrivo? L’ultimo posto in cui siamo stati è Canoa, ma non abbiamo fatto granché e non ho le foto. Non ho ancora scritto del primo posto in cui siamo stati in Ecuador: Otavalo!

Martedì 30 Maggio (parte seconda)

Allora, l’entrata in Ecuador dal nostro punto di vista è stata trionfale perché abbiamo passato il confine fra Colombia ed Ecuador… a piedi! Che emozione!

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Dalla prima città in Ecuador abbiamo preso il pullman per Otavalo. Lungo la via la polizia ci ha fermato e ha controllato tutti i bagagli. Non penso fosse un caso il fatto che sia successo proprio quando arrivavamo dal confine con la Colombia…

Otavalo è una cittadina nelle Ande famosa per un mercato che si tiene più o meno tutti i giorni ma che è molto più ampio il Sabato. Noi ci siamo arrivati di Martedì e devo dire che la cittadina lì per lì mi ha un po’ deluso, me la aspettavo più carina. Solo lì per lì però!

La prima sera abbiamo fatto un giretto e bevuto una birra nella piazza principale (identica alla piazza principale di Jardin e a quella di Salento e a quella di un sacco di altri paesini nelle Ande). Ah e abbiamo anche fatto la spesa e cucinato nella cucina dell’ostello. Una semplicissima pasta con carote, peperoni, cipolla e pomodori… pare che in Ecuador non si trovino altre verdure!

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INFO

Abbiamo bevuto la birra da Cava Caran. Nella piazza principale, carino!

Mercoledì 31 Maggio

Ci siamo alzati presto per andare al mercato. Non il famoso mercato di Otavalo del Sabato, ma una piccola parte di questo che si tiene tutti i giorni nella piazza principale (la versione grande prende anche tutte le vie). C’era inoltre, in un’altra piazza, un mercato più piccolino, che si tiene solo il Mercoledì e non è turistico ma locale.

Il mercato piccolino era carino perché era locale, ma vendeva poche cose graziose e per il resto paccottiglia. Paccottiglia chiaro e tondo, marca vera e marca finta esposte entrambe senza problemi!

Al mercato più grande e più turistico ci siamo un po’ perplessi. Cose carine c’erano, ma tutti cercavamo di incularci. Perché mi devi dire che un maglione è 100% alpaca se sappiamo sia io che te che non lo è? È bellissimo e te lo compro lo stesso, ma non pretendere che la qualità sia più alta di quella che effettivamente è!

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Non abbiamo comprato il maglione che vedete in foto. Non abbiamo comprato niente a dire il vero, eravamo un po’ storditi dall’assalto subito e ci siamo riservati di pensarci e ripassare, tanto quel mercato c’è tutti i giorni. Abbiamo invece comprato qualche souvenir al mercatino più piccolo e locale, e delle more selvatiche da lei:

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Attenzione, le immagini che seguono potrebbero urtare la sensibilità di alcuni!

Al mercato piccolo abbiamo anche mangiato. Un piatto unico che conteneva carne, mais, una sorta di frittelle, insalata e non so che altro.

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Nel pomeriggio siamo andati a piedi a Peguche, un paesino che dista un’oretta a piedi da Otavalo e che è famoso per una cascata e per gli artigiani. La camminata per arrivare a Peguche non è un granché, su una strada normalissima lungo i binari del treno; ma la cascata merita. È in una location fantastica, tipo bosco delle fiabe, con sentierini, ponticelli e bambini mezzi nudi che corrono in qua e in là. Per il tipo di vestiti in Italia sarebbero considerati alternativi, qua sono semplicemente ecuadoriani!

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Poi siamo andati a visitare il paesino. Che ci ha deliziato per quanto era semplice e carino. E che ha fatto sì che uno dei miei sogni dall’inizio del viaggio si avverasse. Vedete, ogni volta che ci spostiamo in autobus passiamo un sacco di piccoli paesini sconosciuti che non stanno sulla LP e ogni volta vorrei saltar giù ed esplorarli ma ovviamente non posso e resto sempre con un fumetto a forma di punto interrogativo sulla testa. Ecco Peguche era un po’ uno di questi paesini!

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A Peguche abbiamo fatto un giretto e anche shopping.
Bram si è comprato il famoso maglione, grigio però, blu non c’era la taglia. In un negozio incantato, in cui lavorava una signora che sembrava un elfo. Quando non vendeva stava al telaio. È rimasta molto impressionata dal mio golf (comprato in Cile) e me l’ha fatto togliere per studiarsi il modello!
Siamo anche entrati nella casa di una famiglia di artigiani e ci siamo incantati a guardare le loro creazioni, senza purtroppo comprare niente perché si trattava di tessuti da appendere che non avremmo saputo dove mettere.
Siamo infine andati a trovare una famiglia di fabbricanti di strumenti musicali. Qua io non volevo andare perché sapevo già che non avrei comprato niente e mi scocciava disturbarli per niente. Però siamo andati e ebbene, facevano delle cose così belle che ne siamo usciti a mani piene!

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Mi sto un pochetto ponendo il problema dei souvenir perché mi rendo conto che tante cose che hanno un valore incredibile per me, perché legate a volti ed esperienze vissute, non potranno mai avere lo stesso valore per i destinatari. Ma non sopporto l’idea che quella per me è una storia venga vista come, che so, un pezzo di legno. Sto pensando di accompagnare ad ogni regalino la stampa di una delle foto di Bram o un piccolo estratto dal blog, per contestualizzare.

Bon! Rientrati a Otavalo abbiamo fatto un aperitivo

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e poi ci siamo comprati un formaggino da aggiungere alla pasta avanzata dal giorno prima per variarla un po’. Il formaggino non era molto buono e la pasta beh, se sembra scotta è perché lo era!

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Giovedì 1 Giugno

Sveglia presto e autobus per la Reserva Ecologica Cotacachi Cayapas!

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Nella riserva c’è un lago se non erro di origine vulcanica. Il lago si vede molto bene da un punto panoramico vicino all’entrata.

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Si può osservare il lago dal punto panoramico per poi tornare indietro, se ne può fare il giro in barca oppure ci si può girare intorno scarpinando per 6 ore a 3200 metri.
Indovinate per quale opzione ero io e quale invece ha scelto quel malvagione di Brammeke?
Io ero per il giro in barca per due motivi. Il primo si chiama Pigrizia e il secondo si chiama Ladri Lungo il Percorso. Non lo dico io, lo dice la LP!

L’autobus ci ha lasciato al terminal e un simpatico tassista di nome Victor Hugo ci ha portato all’ingresso. Da lì abbiamo scarpinato!

Mi sono resa conto che vi racconto delle camminate che facciamo ma non menziono la durata. Valle del Colca 6 ore, questa pure ma uno veloce ce ne mette 3. Noi camminiamo con calma, mangiamo panini, facciamo foto…

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La camminata è stata molto molto bella e anche molto molto faticosa, in buona parte per l’altitudine. Mi sono stancata tantissimo!

In certi punti ero terrorizzata dai potenziali ladri. Eravamo soli sul percorso! In certi punti ero stanca, e non volevo più camminare, e in certi altri punti ero un po’ arrabbiata con Bram che mi ci aveva portato.

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“Cerca di essere la persona che vorresti essere”, si sente dire ogni tanto. Io questo detto non l’ho mai capito. Però da anni, da quando ho cominciato a uscire con Bram, ho in mente un personaggio che si chiama “the cool girlfriend”.
The cool girlfriend è la fidanzata che vorrei essere io. Una che non è gelosa (adesso non lo sono più ma all’inizio se vi ricordate lo ero, non di altre ragazze ma dei suoi spazi senza di me), che si sveglia sempre di buon umore, che affronta il nuovo e il diverso con apertura mentale e meraviglia, che sa ironizzare sulle situazioni negative e mantenere la calma quando si arrabbia… insomma lei è proprio ganza, io un po’ meno!
Quando eravamo a Otavalo, non so bene come mi è venuto in mente, ho deciso di provare a impersonare the cool girlfriend, a essere cioè la persona che vorrei essere.
Sembra scemo ma sapete che c’è? Ha funzionato! Non solo sono andata più d’accordo con Bram in quei giorni, ma sono anche stata meglio io. Più positiva, più felice. Happy Go Lucky, si direbbe in inglese!
E niente, è una cosa scemina e non sempre ho voglia, mi viene spontaneo ed è più semplice mettere il muso quando sono arrabbiata che fare uno sforzo per comportarsi come the cool girlfriend, però le volte che l’ho fatto i risultati sono stati talmente buoni che vorrei provarci più spesso. Magari non solo con Bram, magari anche nella vita di tutti i giorni, potrei cercare di essere la versione migliore di me!

Tutto questo per dire che del mio esperimento a Bram non ho detto niente, però nel corso della camminata sono riuscita a stare positiva anche se ero stanca e in certi momenti avevo voglia di mandarlo affanculo per avermi portato a scarpinare fra i briganti a 3200 metri!
E quindi la camminata è stata proprio bellina.
Per non sentire la fatica abbiamo messo in piedi delle Strategie.

Una Strategia che funziona molto bene con me è quella del Quando arrivi lì puoi mangiare un panino. Ah già non vi ho detto che avevamo trovato un posto a Otavalo che faceva dei panini da asporto orgasmici!

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Un’altra Strategia era Cantare. Abbiamo cantato un sacco. Tanto gli unici scemi sul sentiero eravamo noi!

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Un’altra ancora era Contare i Fiorellini. Ne abbiamo visti più di 50 tipi diversi!

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Ah c’era anche una Strategia che mi faceva molto ridere, ed era dire fuckaduck ogni volta che ci trovavamo davanti all’ennesima salita inaspettata!

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Cammina cammina ci siamo imbattuti in un campo di grano. Le spighe danzavano, mosse dal vento, e noi ci sentivamo il cuor contento, e quindi non c’è più stato bisogno di strategie!

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Verso la fine del percorso dal nulla è sbucato fuori un cane. Ci si è piantato davanti a orecchie ritte e non c’era verso di capire che intenzioni avesse. Ci siamo un po’ spaventati, ma poi io ho avuto la brillante idea di tirargli un panino al formaggio che non mi ci andava più e da lì in poi siamo stati amici!

Ho mugugnato e fatto pipponi ma non ho molto parlato della bellezza della sfacchinata. Ecco un po’ di foto! E ho anche una domanda per voi: ma quelli che si raccomandano di portarsi tre o quattro litri d’acqua a testa quando si va a camminare, ma hanno uno sherpa personale?

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‘Sto post non finisce più. Tornati all’inizio del percorso siamo passati dal centro visitatori per andare in bagno. All’ingresso c’era (come sempre qua) quella che in Belgio viene comunemente chiamata madame pipi, e cioè una signora che ti chiede fra i 20 e i 50 centesimi e in cambio ti dà la carta igienica. In questo caso si trattava di una ragazzina, che per ingannare il tempo faceva braccialetti di perline. Per incoraggiare la sua piccola attività imprenditoriale gliene ho comprato uno (e anche perché mi piaceva) e da allora Bram mi prende per il culo e mima immaginarie conversazioni del tipo “Da dove viene quel bracciale, ricordo di viaggio? Da un mercato in cima a un monte? Da una spiaggia nel deserto? Dall’arte di uno sciamano?” “Ehm, no. Da un bagno!”.

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Poi abbiamo chiamato Victor Hugo e ci siamo fatti portare a Cotacachi, un paesino vicino che è famoso per i prodotti di pelle e che incidentalmente è anche il paesino di Victor Hugo. Che lungo la via ha chiacchierato un sacco e ci ha raccontato che nel paesino tutti si conoscono e si aiutano e se per esempio uno sta costruendo casa la Domenica tutti vanno ad aiutarlo e portano musica e birre e fanno festa. E a dimostrazione del fatto che si conoscono tutti lungo la via ha caricato una famiglia che sennò sarebbe andata a piedi nel retro del cassone. Li ha portati e poi li ha scesi davanti a casa e avevano un maiale nero!

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Ooohhh, ci avviciniamo alla fine della giornata. A Cotacachi abbiamo fatto un giretto e poi abbiamo preso l’autobus locale (gli autobus locali a Otavalo e dintorni sono qualcosa di semplicemente spettacolare!) e siamo rientrati a Otavalo. Quando siamo arrivati a Otavalo eravamo stanchi e affamati e non appena abbiamo visto un posto pieno di locali ci siamo entrati. Il posto si è rivelato una pizzeria! E quindi pizza fu! E che dire, ovvio che verrebbe da pensare di no, ma la realtà è che è stata una delle esperienze più locali che abbiamo fatto visto che la pizzeria era piena zeppa di famiglie ecuadoriane e di turisti c’eravamo solo noi!

INFO

I panini ce li siamo comprati da Sabor Vazco e la pizza l’abbiamo mangiata da Oskar. Non era eccezionale ma si faceva mangiare!

Venerdì 2 Giugno

Ci siamo svegliati presto e con le idee chiare siamo andati al mercato e abbiamo contrattato quello che avevamo deciso di comprare! Poi abbiamo preso l’autobus e la nostra giornata dell’orrore è cominciata, quella che vi ho già descritto e che è terminata a playa Escondida! Di playa Escondida e di Mompiche vi ho già raccontato quindi il prossimo post sarà Canoa.

Chiudo con qualche foto di Otavalo, che se non si fosse capito ci è piaciuta proprio tanto: la piazza principale, una via e il giardino del nostro B&B!

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INFO

A Otavalo siamo stati all’Hostal Riviera Sucre e ci siamo trovati bene!

Nelle ultime 48 ore

giugno 11, 2017

Ho dormito, tutta nascosta sotto al lenzuolo testa compresa, con 4 pipistrelli in camera che hanno passato la notte a svolazzare e cagare ovunque.

Sono stata su un’isola che non si può raggiungere in barca, e neanche a piedi e nemmeno nuotando, solo strisciando nel fango. Abbiamo strisciato con la TV nazionale che ci riprendeva.

Ho avuto il più grosso shock culturale di tutto il viaggio, in un contesto in cui non me lo sarei mai aspettato.

More to come soon…

Ecuador. Mompiche. Oceano mare.

giugno 7, 2017

Sabato 3 Giugno

Da playa Escondida siamo venuti a Mompiche. L’ha scelto Bram, a me pareva un po’ mmmhe. E invece ce ne siamo innamorati!

Mompiche è un minuscolo paesino sulla costa. Non c’è nulla, neanche una strada asfaltata.

Però c’è una spiaggia lunga lunga che alla mattina è piccola e al pomeriggio è grande (alta marea, bassa marea), con al tramonto i bambini che giocano.

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Ci sono un po’ di ostelli e qualche ristorante, dove i ristoranti sono baracchine sulla spiaggia.

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Ci sono i pescatori, e hanno delle barche e gli uccelli che ci girano intorno.

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E poi ci sono le onde, che sono quelle che hanno fatto di Mompiche una meta turistica, per i surfers. Ma è un turismo scrauso, di sacchi a pelo e ostelli. E quindi il paesino non è cambiato, le strade non sono asfaltate, dopo le 21 da fare non c’è niente. Si può prendere un libro, o stappare una birra, o andare in spiaggia a guardare le barche.

La prima sera siamo rimasti all’ostello.
Abbiamo chiacchierato un sacco con la cuoca, una giovane ragazza argentina di origini neanche a dirlo italiane. Ci ha raccontato che la nonna, abruzzese, è venuta via dall’Italia a 10 anni ed è riuscita a tornarci solo a 80. E che lei, che è di Rosario, è stata in Italia grazie a un programma di scambio, e ha avuto la possibilità di andare in Abruzzo e conoscere i parenti! Che cosa fantastica. A quanto pare era partito un intero gruppo dall’Argentina verso l’Italia, con 3 fortunati passeggeri per ogni città: 3 di Rosario, 3 di Buenos Aires, 3 di Mendoza… e così via!
Abbiamo conosciuto anche, e chiacchierato un sacco e cenato con, una coppia di ragazzi cileni molto simpatici, giornalista lei e insegnante di yoga lui. Abbiamo parlato tanto ed è stato super interessante, e tutto il tempo in spagnolo!! Ovvio che non abbiamo capito tutto tutto, ma la maggior parte sì!
Infine, abbiamo soccorso con alcool e cerotti un giovane alternativo che andando in giro scalzo si era sfrantumato il ditone!

Domenica 4 Giugno

La giornata è trascorsa lenta e bella. Abbiamo fatto colazione in un posto carino vicino all’ostello (indovinate qual è la mia)

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e poi siamo andati a passeggiare in spiaggia, anche questa proprio dietro l’ostello. Faceva caldo ma era nuvolo, quindi si stava bene. È questa la spiaggia che preferisco!

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Nell’ultima foto Bram mi diceva: Salta! Ma io non volevo saltare, perché avevo paura di schizzarmi tutta l’acqua addosso!

In spiaggia abbiamo anche pranzato. Siamo stati fermati da un signore (si vede in una della foto sotto, quando bello è?) che ci ha raccontato di essere di Muisne, un’isoletta vicina a Mompiche, e di avere un ristorante di pesce fresco sulla spiaggia solo per il weekend (e solo a pranzo). In genere se mi fermano è la volta buona che tiro a dritto, però boh, lui ci ha convinto. Ispirava fiducia e inoltre avevamo già visto varie volte i pescatori uscire, rientrare, riparare le reti, insomma sulla freschezza del pesce non avevamo dubbi. Abbiamo deciso di correre il rischio e siamo stati premiati, quel risotto ai frutti di mare (che ci siamo divisi perché era una quantità gigante) era buonissimo!

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King of the Beach

Dopo siamo tornati all’ostello per darci una sciacquata e programmare un po’, la fine del viaggio inizia ad avvicinarsi e l’approccio Oggi qui domani chissà inizia a funzionare meno. Quella fava lessa di Bram mi fa le foto mentre mi sciacquo i piedi!

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In serata siamo tornati a cena dove avevamo fatto colazione. Prima però siamo andati a passeggiare un altro po’ sulla spiaggia. E l’abbiamo trovata diversa dalla mattina. Andata l’alta marea, benvenuta bassa marea, circa 50 metri di spiaggia in più. Abbiamo giocato coi granchi, guardato i bambini inseguire un pallone.

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Quando siamo rientrati Bram si è fatto una doccia. Lo scarico dell’acqua era bloccato dalla sabbia e ci siamo ritrovati tutta l’acqua in camera. Era acqua stagna e dunque oltre a bagnare puzzava pure! Bram è diventato una bestia e nel tentativo di impersonare “the cool girlfriend”, personaggio di cui poi vi racconterò, sono andata io a chiamare il responsabile. Il responsabile si era appena seduto davanti a un piatto di pasta fumante e gli ho detto che poteva venire dopo cena. Poi sono tornata da Bram e Bram ha sbraitato Perché non gli hai detto di venire subito?, e io ho risposto Perché gli si freddava la pasta. Non so, a me è sembrato logico, a voi no? Poi il responsabile è venuto e io gli ho detto Vedi, è tutto bagnato e anche il profumo non è che sia proprio il massimo e lui mi ha risposto Non ti preoccupare come se a puzzare a quel modo fossi stata io! Alla fine ci ha dato un’altra stanza, più carina e con l’aria condizionata e così siamo andati a letto contenti.

INFO

Colazione e cena da Chocolata, pranzo sulla spiaggia!

Lunedì 5 Giugno

Avevamo sentito parlare di una spiaggia nera e siamo andati a cercarla. E l’abbiamo trovata!

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Lungo la via ci siamo fermati a giocare coi granchi. Ma quanto sono buffi? Stanno tutti lì e appena ci avviciniamo si buttano nei loro buchi. Ogni tanto ce n’è uno che non riesce a raggiungere la propria casina e va nel panico, e allora prova a entrare in quelle altrui ma puntualmente viene ributtato fuori!

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Abbiamo visto anche i pescatori. Pulivano il pesce e gettavano i resti in mare, per i pellicani.

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Una cosa mi ha fatto un po’ tristezza. Sulla spiaggia c’erano un po’ di pesci palla abbandonati. Mi sa che finiscono nelle reti ma che i pescatori non li vogliono mangiare per via della tossina velenosa. Neanche gli uccelli li mangiano. E quindi muoiono per niente!

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Sulla spiaggia nera Bram si è buttato in acqua, io come sempre sono rimasta ad aspettarlo. Ma era difficile, perché era alta marea e l’acqua arrivava ovunque e perché si moriva di caldo. Allora l’ho raggiunto. C’erano delle onde alte e ci abbiamo giocato, un po’ come i surfers ma senza la tavola. È stato divertente! Non me lo aspettavo! Così tanto che siamo rimasti in acqua un sacco e ci siamo bruciati. Fave che siamo.

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Siamo rientrati dal mare affamati e siamo andati a pranzo.
In Ecuador esistono il desayuno (colazione) e l’almuerzo (pranzo), ma non esiste la cena (cena!), sostituita da una pequeña merienda. L’almuerzo è dunque il pasto principale. Costa poco, sui 3 dollari, e consiste in una zuppa seguita da un piatto con riso, carne o pesce e se si ha fortuna qualche foglia di insalata (se non si ha fortuna pataccone!).

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Bram ha preso l’almuerzo del giorno

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mentre io ho ordinato dal menù un piatto à la carte

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che si è rivelato buonissimo ma anche pesissimo!
Trattavasi di filete de pescado al ajillo, ajillo è il nome della salsa se non erro. Mi sono resa conto solo dopo che quella che qui poeticamente chiamano crema de leche altro non è che panna. Cioè praticamente mi sono mangiata una ciotola di panna! Ci credo che ero piena!

Mentre pranzavamo è passato il supermercato.

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Il pomeriggio è trascorso tranquillo tra doccia, pianificazione (ci siamo quasi!), birra e foto sceme. Questa sono io con i capelli appena lavati e non ancora scompigliati, come usciamo si riempiono di sole sabbia e sale e si attorcigliano tutti!

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La pianificazione ha preso un sacco di tempo. Ne siamo usciti solo per bere una birra nel portico e andare a cena. La cena è stata una fantastica sorpresa!

Camminando nel paesino la sera prima eravamo passati davanti a un ristorante messicano. Era in una viuzza secondaria e non sembrava illuminato quindi boh. Però dovete sapere che il cibo messicano in Sudamerica per me è quello che era il cibo indiano in Asia. Ossia: lo voglio!! E così siamo andati.
E ci siamo ritrovati in un posto fantastico!

Semplice, con pochi tavolini di legno al piano superiore circondati dalle foglie degli alberi. Davanti a noi il bancone, dunque vista sull’azione! E poi, il vero valore aggiunto del locale: il cuoco! Un signore messicano innamorato del suo paese e del suo lavoro, che ha passato buona parte della serata al tavolo con noi a raccontarci storie di pomodori nascosti in un guscio di foglie, di mole e di città da visitare. Un sogno! E il cibo era buonissimo, e i succhi pure!

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Ah già, non vi ho più aggiornato sui succhi. Breve aggiornamento: in Colombia ci sono ma li allungano (con acqua o latte), in Ecuador sono naturali e sono freschi e deliziosi! Hurrà!

Ah già, non vi ho detto della mia ossessione per il Messico. Dunque, vi ricordate no che quando abbiamo iniziato a organizzare il viaggio Bram voleva andare in Asia e io in Sudamerica? Ecco, è venuto fuori che non avevo un’idea proprio precisa di cosa volessi vedere in Sudamerica. E quando eravamo a Buenos Aires nel B&B brutto e cattivo e io ero triste e piangevo Bram mi diceva Ma sei voluta venire te in Sudamerica! Ma cosa avevi in mente in Sudamerica?, e io Sigh… il Messicooooo! Buuuh!, e Bram Ma allora sei cretina, il Messico non è in Sudamerica!!, e io Buuuuuhhh, non sono felice qui!, e Bram OK. Ho una fia scema.

Ah già, non vi ho detto dell’amore per il cibo che ci è stato mostrato nel corso della giornata. A pranzo il signore del pescado è venuto a farmi vedere come pescare la salsa (la panna!) col cucchiaino; a cena il cuoco messicano ha insistito che per gustare appieno il taco dovevo mangiarlo per forza, rigorosamente, assolutamente, con le mani! Ora dovete sapere che io non mangio mai niente con le mani. Neanche la rosticciana, neanche le ali di pollo, neanche il croissant. Ma il cuoco mi aveva conquistato (me ne sono un po’ innamorata, non ditelo a Bram) e mi sono fatta convincere!

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Che altro? Nanna, e la mattina dopo partenza per la tappa successiva: Canoa!

INFO

Abbiamo pranzato da Doña Gloria e cenato a La Casona del Chef – El Rincon Mexicano. Raccomandati entrambi!

Martedì 6 Giugno

Ci siamo alzati presto (ma neanche tanto) e abbiamo preso il primo dei 4 autobus che ci avrebbero portato a Canoa. Sotto un po’ di foto di Mompiche, in caso vi steste immaginando un grazioso paesino di pescatori con l’acciottolato e le casine colorate… ecco, anche no! Notare in particolare il tizio che scende dall’autobus in calzoncini, canottiera e machete.
Il paninello era ripieno di dulce de leche e era buono!

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INFO

A Mompiche siamo stati al KIWI Hostel. Perfetto per backpackers senza troppe pretese!