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Iceland Airwaves day 4 (and last): burro salato e un finale perfetto.

novembre 13, 2018

Sabato era l’ultimo giorno di festival. Anche stavolta mi sono svegliata prima di Bram e ho fatto colazione con calma mentre sia lui che Rocio ancora dormivano. Quanto ho amato questi momenti tutti miei!

Dopo essermi docciata ho chiesto a Bram: preferisci che per l’ultimo giorno di festival mi vesta carina o comoda? Ci ha pensato un attimo e poi ha risposto comoda. Risposta giusta! Perché se ho caldo, o non mi sento a mio agio, posso diventare un incredibile dito in culo. E così mi sono infilata il mio giaccone, i pantaloni largoni e gli stivaletti da elfo e siamo usciti. Tutto grigio o nero, sembravo un grosso sacchetto della spazzatura! Ma stavo bene, non avevo caldo né freddo né ero strippata in qualcosa di troppo aderente!

Per questi giorni mi ero portata due giacche: il piumino e il parka. Il piumino è più pratico perché è più leggero e meno ingombrante e riesco tranquillamente a legarmelo in vita, ma è anche più leggero; il parka è più ingombrante e rompipalle, ma tiene talmente caldo che sotto mi posso vestire normale e quando me lo tolgo non ho altri venti strati da eliminare. Alla fine ho usato solo il parka. Passamontagna e cappellino di pile e via, neanche la sciarpa è servita quest’anno, dannato (ma in questo caso per noi fortunato) global warming!
Pare che la settimana scorsa Reykjavik fosse sotto la neve. Che strano.

Un’altra cosa vi volevo dire e è che, stufa di svegliarmi la mattina con il mal di schiena per via del letto morbido di Rocio, ho cercato su Internet degli esercizi da fare per sciogliere la schiena. Ho trovato un video in cui vengono spiegati tre esercizi semplicissimi da fare prima di andare a letto. Ho provato senza troppe speranze, e invece sono già due mattine che va molto meglio!

Ultima cosa, ma sapete che in cinque giorni che siamo in Islanda non abbiamo prelevato nemmeno una volta? Si può pagare tutto, tutto, anche un croissant al forno, con il bancomat!

Ecco ho finito di blaterare, passiamo alla cronaca della giornata.

Il primo concerto che volevamo vedere era alle 15 e visto che era ancora presto abbiamo fatto un giretto e siamo anche andati a pranzo. Qua c’è stato un piccolo qui pro quo. Bram mi ha proposto una panetteria che aveva delle ottime recensioni e siccome una delle recensioni menzionava un’insalata io ho pensato che fosse una panetteria con dei tavolini per mangiare. Invece no! Ed è stato così che ci siamo ritrovati a mangiare del pane (effettivamente buonissimo) con l’hummus seduti su una panchina all’aperto, di Novembre in Islanda, che va bene che non fa freddissimo ma freddo lo fa!
In un tentativo di prolungamento della colazione abbiamo preso anche un croissant, che la panetteria è famosa per quelli. E che sarà mai, ‘sto croissant?
Ebbene. Era fatto col burro islandese. Il burro islandese è delizioso. Ma soprattutto… è salato! Il croissant era una roba da sentirsi male da quanto era buono. Ce ne siamo divisi uno ma avrei potuto tranquillamente mangiarne venti! Quando torno devo suggerire al boulanger sotto casa mia di cominciare a usare il burro salato per fare i croissant. Magari gliene porto un panetto!

Il primo concerto della giornata è stato Svavar Knútur da Lucky Records, il negozio di dischi.

Svavar Knútur è un trobador, un cantastorie. Canta un po’ in inglese un po’ in islandese e ascoltarlo è sempre un enorme piacere. È pure simpatico e fra una canzone e l’altra racconta aneddoti e storie di vita.
Come quella delle due ragazze canadesi che dopo averlo visto suonare sono andate a complimentarsi. Lui le ha ringraziate ed è scappato, il giorno dopo doveva suonare a un matrimonio in un ghiacciaio. Il giorno dopo va, esegue la sua performance, e quando ha finito scorge tra gli invitati le due ragazze canadesi. Va a salutarle e loro chiedono, O te che ci fai qui?, e lui, Vivo qui! L’affitto a Reykjavik è troppo caro e allora ho preso in affitto questo posto, suono ogni tanto a qualche evento e in cambio mi lasciano stare, certo fa un po’ freddo, ma vivere a Reykjavik è veramente troppo costoso!
Svavar Knútur racconta aneddoti e storie di vita. O forse, più semplicemente, Svavar Knútur ci ha preso per i fondelli tutti. In tutti i casi, ci siamo divertiti!

La tappa successiva è stata Ský, il bar all’ultimo piano di un albergo, in cui suonava Febrúar. Lei non mi è piaciuta, l’ho trovata troppo lirica, ma il posto era abbastanza spettacolare, c’erano delle grandi vetrate con vista sul mare e le montagne a fare da sfondo!

Una tizia ha ordinato tre succhi per i suoi bimbi (che erano grandicelli, sugli otto anni) e quando sono arrivati ha chiesto se non ci fossero delle cannucce. Le cannucce sono state portate, i bimbi non le hanno usate. L’avrei ammazzata. Se non si preoccupa per l’ambiente non dovrebbe preoccuparsi almeno di voler lasciare un mondo decente ai suoi figli?

Nel pomeriggio a parte Svavar non c’era niente che volessimo assolutamente vedere, e così un po’ a caso siamo finiti di nuovo da Canopy dove suonava un tale Helgi che ci è piaciuto abbastanza. Ci sarebbe probabilmente piaciuto di più se avesse fornito un minimo di informazioni, almeno il titolo se non altro, sulle sue canzoni, che erano tutte in islandese. Non è una cosa dovuta, per carità, ma sarebbe stato carino avere un’idea anche vaga di cosa ci stesse raccontando. Era il suo primo concerto ed era emozionato!

Dopo siamo andati a cena. Era ancora presto ma poi tardi non ci sarebbe stato tempo, e inoltre a pranzo avevamo mangiato solo pane e hummus. Siamo finiti in un posto in po’ strano. Facevano tapas, ma di spagnolo c’era giusto l’arredamento. Il menù era islandese (comprensivo di agnello, balena e puffini) e la canzone di sottofondo era Volare di Domenico Modugno. Io ho ordinato il menù a prezzo fisso vegetariano (era quello che costava meno, e poi la balena e il puffino non li voglio mangiare) e mi è arrivata una quantità di roba che sarebbe bastata per un esercito. La qualità dei piatti variava tantissimo, alcuni erano deliziosi e altri facevano un po’ pena. Quando eravamo già pienissimi ci è arrivato un gigantesco vassoio di cavolfiore che sapeva di tè alla menta marocchino!

Terminata la cena stavamo un po’ esplodendo e allora siamo andati a esplodere a un concerto. Volevamo vedere The Anatomy of Frank al Gaukurinn ma quando siamo entrati stavano suonando i different Turns, mai visti prima e che fanno metal. Si agitavano un sacco e scuotevano tantissimo i capelli, eccoli qua.

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Quando hanno finito ho avuto uno shock. Mi sono resa conto che quel lampo di luce bionda che si vede in foto è il solitamente pacatissimo pianista degli Árstíðir! Pianista di cui io sono peraltro un po’ innamorata, ma questa è un’altra storia.

Dopo hanno suonato i The Anatomy of Frank. Li volevo assolutamente vedere per due motivi. Il primo è che hanno suonato trecento volte off ma mai on festival, questa era la prima volta che venivano invitati a suonare on e essendo una band non islandese anche l’ultima, si trattava quindi di un evento unico; e il secondo è che quando avevamo incontrato il cantante al concerto dei VAR ci aveva detto, misterioso, There will be more of VAR on Saturday… e io ero molto curiosa!

Con Bram quest’anno abbiamo visto quasi esclusivamente concerti di artisti islandesi, e ora capisco perché. Un’altra regola introdotta dai nuovi organizzatori è che gli artisti non islandesi non possono più suonare off venue. È un peccato, perché negli off venue spesso si crea un’atmosfera intima e amichevole che negli on venue è difficile se non impossibile da ottenere. Svavar Knútur, per esempio, suona solo off venue, per scelta. Ma lui lo può fare, è islandese!
Incidentalmente, negli off venue si incontrano anche meno americani briai e molesti.
Qualche anno fa a un off venue è apparso il cantante dei Villagers che è stato raggiunto dopo un po’ da John Grant e poi, a sorpresa, da Damien Rice. E noi sul divano a bocca aperta con un caffè in mano. Una cosa così non potrà più succedere. A meno che le regole non cambino di nuovo!

Ma torniamo a noi. The Anatomy of Frank (che sono tre: cantante/chitarrista, batterista e tastiere) erano emozionatissimi e noi eravamo pronti in prima fila. Due minuti prima dell’inizio del concerto, colpo di scena: le tastiere non funzionano, i tasti vengono premuti ma la musica non esce. Panico. Ad Iceland Airwaves tutto è calcolato al minuto, nessuno inizia in ritardo.

E neanche loro. Hanno iniziato, puntualissimi e in preda al panico, all’ora indicata, mentre il tastierista, tutto rosso, continuava freneticamente a staccare e riattaccare cavi e sbatacchiare il pedale.

Hanno fatto un bel concerto (anche se li ho trovati un po’ wannabe). Se non avessi saputo che c’era un problema tecnico non me ne sarei accorta. Certo non scoprirò mai che suono avrebbero avuto le canzoni con le tastiere! Per una canzone è entrato il cantante dei VAR e ha suonato con loro, creando un finale rombante appunto alla VAR. Ma quello è VAR, questi erano The Anatomy of Frank. Mi è piaciuta di più l’ultima canzone che hanno fatto, l’ho sentita più “loro”.

Vi immaginate che rabbia? Sessanta (ho controllato) off venue perfetti, anni ad aspettare un invito che non arriva, e quando finalmente il tuo sogno si avvera e sai di avere una sola occasione e che è l’ultima volta che suonerai al festival… problemi tecnici. BAM.

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Spero che l’abbiano presa con filosofia. Il concerto è stato bello lo stesso!

Vogliamo soffermarci su alcune tipologie da concerto? Lasciando per ora da parte gli americani briai, di cui avremmo avuto un cospicuo assagio non desiderato la sera successiva purtroppo.
La fietta che balla col bicchiere pieno in mano, e non beve, e schizza Cuba Libre su tutti i presenti.
Le tizie alte e vestite in un modo che io trovo strambo ma che probabilmente è chic. Entrano tutte addobbate e col cappotto di pelo di pecora (in genere bianco o rosa) nonostante all’interno dei locali ci siano trecento gradi, a volte hanno anche gli occhiali da sole (dentro). Sgomitano e scavalcano fino a finire in prima fila. Stanno il tempo di una canzone e poi se ne vanno. Decisamente qualcosa mi sfugge…
E poi ci sono le mamme. Le mamme sono le più agguerrite! Arrivano all’ultimo minuto quando la sala è strapiena ma non hanno dubbi, il loro posto è davanti al palco, e tirano borsettate fino a raggiungere la postazione desiderata.

Devo dire una cosa però. Io questi personaggi li attiro. Perché ho un forte senso dello spazio personale e me lo porto dietro anche ai festival, dove portarselo dietro è assurdo. E infatti tutti quelli che non ce l’hanno vedono lo spazietto libero vicino a me (il mio spazio personale, appunto) e ci si infilano! Un po’ me la cerco, insomma.

Dopo The Anatomy of Frank suonava una band chiamata SHAKES. Non li conoscevamo ma si sono presentati sul palco vestiti in modo così assurdo che abbiamo deciso di restare per pura curiosità, per vedere che facevano.
Facevano una sorta di rock’n’roll! E noi, obbedienti, ci siamo fatti shakerare come panna da montare. Avevano esperienza e si vedeva!

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Quando abbiamo finito ci siamo diretti verso l’Harpa. L’Harpa è un grosso edificio sul mare in cui gli altri anni avevamo trascorso un sacco di tempo e visto un sacco di concerti. Quest’anno non è andata così, perché anziché le solite tre sale il festival ne aveva una.

Quando siamo entrati stavano suonando i Team Dreams, già visti al KEX ma li abbiamo rivisti molti volentieri, il contesto era diverso e poi, avremmo scoperto, quella era la loro ultima esibizione!
Örvar Smárason, che è il più vecchio dei tre (ha la mia età!), ha raccontato che sono anni che partecipa a questo festival e che una volta tutte le band parlavano solo in islandese e che la prima volta che qualcuno ha parlato in inglese tutti sono rimasti molto interdetti!

Dopo ha suonato JFDR, che poi sarebbe Jófríður Ákadóttir, la tizia apparsa a sorpresa al concerto di Gyda. E con mia grande delizia, guardate un po’ chi c’era al violoncello (in mutande e reggiseno)?

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Ed eccoci all’ultimo concerto della serata, l’ultimo del festival. Del festival ufficiale almeno, perché il giorno dopo qualcuno in giro con una chitarra ancora ci sarebbe stato. Era un concerto che io non volevo assolutamente perdermi. E così ci siamo spostati al Silfursalir per veder cantare Jónas Sig(urðsson).

Jónas Sig è un cantante molto amato dagli islandesi. Io l’avevo scoperto per caso se non erro il primo anno di festival.

Quell’anno tirava un vento forte, fortissimo, così forte che non si riusciva a camminare, le folate ti ributtavano indietro. Era gelido. E Bram col piumino, e io col cappottino leggero! Ma che ne sapevamo, noi? Tutto volava, foglie, rami, e un rametto mi aveva colpito in un occhio, facendolo sanguinare. Ero stanca, ero morta di freddo, l’occhio mi faceva male, tutto continuava a vorticare ed ero terrorizzata all’idea che qualcosa mi colpisse di nuovo. Per proteggermi dal vento camminavo con gli occhi chiusi, facendomi tirare da Bram.
Per me saremmo potuti rientrare in albergo, ma lui voleva vedere Woodpigeon (ma come si fa a voler vedere uno che ha la parola piccione nel nome?) e mi trascinó in un negozio abbastanza fuori. Durante il concerto mi accasciai su un pouf di design sentendomi estremamente miserable.
Ma quando Woodpigeon finì venne il turno di Jónas Sig. La musica era così allegra e la gente così entusiasta che anch’io iniziai a riprendermi.
Al ritorno preparai una playlist con tutte le canzoni che avevo sentito al festival e che mi erano piaciute, ma quella di Jónas Sig non riuscii a trovarla. Gli mandai un messaggio chiedendo dove potessi reperirla e lui non solo mi rispose, ma me la mandò!

Andare ai concerti di Jónas Sig è bello perché ci vanno solo gli islandesi e chi è lì è lì per lui e per la sua musica. Non c’era tantissima gente al suo concerto, ma quella che c’era era buona. Tutti conoscevano le sue canzoni (che sono tutte in islandese), tutti ballavano, tutti sembravano felici. Fra una canzone e l’altra spiegava cosa stava cantando, in inglese, cosa che ho molto apprezzato perché ci ha fatto sentire un po’ più parte della cosa.
È del 1974, pensavo fosse un po’ vecchio. Ha la faccia scolpita, da marinaio. Si è presentato in giacca e cravatta, l’unico in tutto il festival.
L’ultima canzone parlava del mare. Ha raccontato di aver passato qualche giorno in un paesino di pescatori, in cerca di calma ed ispirazione. E l’ispirazione è venuta, e una canzone sul mare è nata. Non è una canzone allegra, ci ha raccontato, parla del lato oscuro del mare, della solitudine dei pescatori. Con suo stupore, dopo che la canzone è uscita i pescatori hanno iniziato a fermarlo. Per dirgli quando la amavano, quanto ci si ritrovavano, quanto la sentivano loro.
Quando l’ha cantata tutti l’hanno cantata con lui, con in mano non gli accendini che ormai chi li usa più, ma le lucette dei cellulari usate nello stesso identico modo.

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Non avrei potuto immaginare modo migliore di chiudere il festival.

Iceland Airwaves day 3: musica, sonno e cappottini ^^

novembre 11, 2018

Martedì sera andata a letto all’1, Mercoledì mattina svegliata alle 7 senza motivo apparente.
Mercoledì sera andata a letto alle 3, Giovedì mattina svegliata alle 8 da Rocio che usciva per andare al lavoro.
Giovedì sera andata a letto alle 2 coi tappi nelle orecchie pensando Non c’è cazzi, domattina si dorme. Prima di andare a dormire Bram ha messo PER SBAGLIO la sveglia alle 8 del mattino!
Morale, ieri (che nel frattempo è diventato l’altro ieri) ero uno zombie.

La giornata però è partita bene – la giornata di concerti intendo, la sveglia lasciamo stare. Colazione, doccia e fuori, nell’algida bellezza di Reykjavik al mattino,

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in direzione KEX!

Suonavano i Team Dreams, una band i cui membri sono fra i miei musicisti preferiti: Sóley, Sin Fang e Örvar Smárason, quest’ultimo in particolare è il mio mito perché è o è stato in alcune delle band che amo di più: múm, FM Belfast, Slowblow. Siamo arrivati presto e stavolta siamo riusciti a entrare. E il concerto è stato molto molto bello, e divertente anzichenò, che si vedeva che i tre erano a loro agio (nonché ancora un po’ sbronzi dalla sera prima) e frizzi e lazzi non sono mancati.

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Tutto quello che succede al KEX viene trasmesso in diretta dalla radio KEXP di Seattle, in caso vi avessi incuriosito tutti i video si trovano su YouTube.

Vediamo un po’, dove siamo andati dopo? Ah sì. Prima di tutto abbiamo pranzato, al KEX. Io ho ordinato una zuppa e quando mi è arrivata mi sono venuti gli occhi a cuore, era strapiena di verdure e profumatissima, e insieme c’erano i deliziosi pane e burro islandesi! Quando l’ho assaggiata ho avuto una triste sorpresa però: era piccantissima! A me il piccante piace ma non lo posso mangiare. L’ho mangiata lo stesso e dita incrociate che non mi vengano le emorroidi!

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Dopo siamo andati in un posto chiamato Canopy. Ci siamo seduti per terra su un tappeto e abbiamo visto suonare prima gli Hinemoa e poi di nuovo Máni Orrason.

Era un off venue e i musicisti si sono presentati in formazione ridotta: Máni da solo con la sua chitarra, gli Hinemoa senza batterista e senza non so chi altro perché era la prima volta che li vedevo suonare.

Non mi sono piaciuti molto, devo dire. L’unica canzone che ho apprezzato non era loro ma una cover dei Paper Kites. Quella dopo era una ninna nanna e, complici il caldo e il tappeto, mi sono quasi addormentata!

Poi però è arrivato Máni. Che ha fatto un concerto completamente diverso da quello visto due sere prima, ma ugualmente bello. 🎶💜

La tappa successiva è stata il Jörgensen Kitchen & Bar.

Quando siamo entrati stava suonando Ari Árelíus e c’era un bel po’ di casino. Mi è sembrato molto bravo ma non sono riuscita a seguire molto bene per via del casino. La gente sembrava felice e ballava!

Quando ha finito la gente ha iniziato a spostarsi e così ci siamo potuti spostare anche noi e siamo riusciti a finire in prima fila per il concerto successivo, che erano, di nuovo, i VAR.

E che posso dire? Quanto era stato bello il loro primo concerto tanto lo è stato questo. Un’emozione incredibile. Un tizio seduto vicino a noi alla fine piangeva! In silenzio, con le lacrime che piano scendevano sul viso. Ho fatto un video ma si sente male e non ve lo metto. Volevamo comprare il CD ma, ci credereste? Li hanno venduti tutti.

È questo uno dei motivi per cui amo venire al festival. Ogni volta è una sorpresa, ogni anno ne usciamo con un nuovo favorito. Un anno gli Half Moon Run, un anno Máni Orasson, un anno i Marius Ziska, quest’anno decisamente i VAR!

La nostra successiva meta era Gamla Bíó, e per fortuna siamo riusciti a entrare senza problemi. Lì abbiamo visto tre concerti (più una canzone!) uno dietro l’altro, tutti e tre abbastanza selvaggi.

Quando siamo entrati stavano suonando i Between Mountains. Abbiamo beccato solo l’ultima canzone ma era proprio quella che ci piace. Che culo!

Fufanu. La prima volta che li ho visti suonare hanno spaccato una chitarra. La seconda una lampada, pensavano fosse di plastica e invece hanno riempito di vetri tutto il locale. Questa era la terza ed ero molto curiosa! Non hanno deluso le aspettative, proprio per niente. Dopo i VAR, è stato il concerto che mi è piaciuto di più tra quelli del Venerdì, un po’ per la musica ma più che altro per lo show!

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Mammút. Già visti varie volte in passato, sia in Islanda che fuori, si sono confermati una gran bella band. Bravi.

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È ganzo vedere le band sia in Islanda che fuori perché spesso si comportano in modo diverso. Fuori a volte sono timide, spaurite. Qua il contrario. Questo è il loro regno, qua sono a casa, qui sono le star.

Abbiamo chiuso con gli Agent Fresco. Avete presente quando un cantante si esalta mentre canta, e vibra tutto e si piega e scuote i capelli? Qua non era solo il cantante (che peraltro capelli non ne ha), era tutta la band.

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Zoom sulla folta chioma del batterista (pensavo fosse una parrucca e invece no, sono proprio i suoi capelli!):

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Verso la fine del concerto il cantante si è buttato tra la folla (per la gioia degli addetti alla sicurezza)

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che è andata in delirio

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!

Ed ecco, questi sono stati praticamente gli ultimi concerti della giornata. Mi sono goduta un sacco il primo, un po’ meno gli ultimi due perché ero stanca e morivo di caldo. Avevo bisogno di muovermi e di uscire di lì. Siamo andati al Gaukurinn dove suonavano i Nanook, che cantano in… come si chiama la lingua della Groenlandia?, ma era pieno e io mi addormentavo in piedi. Allora siamo andati a letto!

On a side note, avrei voluto rifare il look a tutti e tre i cantanti delle band viste al Gamla Bíó.

Quello dei Fufanu, che era un ragazzino tanto carino (sì sono vecchia) si è presentato completamente rasato, secco come un chiodo e con dei vestiti troppo grandi che lo facevano sembrare, scusate il paragone bruttissimo ma quello mi veniva in mente, uno uscito da un campo di concentramento.

Quella dei Mammút, che sul palco canta e balla come una selvaggia, aveva un corpetto strettissimo nero a maniche lunghe e collo alto, rigido. Avrei voluto spogliarla e metterle un abito largo e morbido che la lasciasse libera di muoversi e danzare (uno di quei vestiti che a me piacciono tanto e che Bram chiama “sacchetto”).

E infine quello degli Agent Fresco si è presentato in pantaloni neri aderenti e scarpe nere, e sopra una t-shirt a maniche lunghe bianca con i bottoncini infilata dentro i pantaloni. Va bene che ha un bel culo ma una camicia secondo me ci sarebbe stata meglio oh!

Ecco ho finito di fare cappottini, ora vado a prepararmi che è Domenica mattina e è venuto freddo ma c’è il sole e noi fra poco si va a fare brunch al porto vecchio sperando di trovare posto, hurrà!

Iceland Airwaves day 2: pioggerella leggera e finale col botto.

novembre 10, 2018

Il secondo giorno di festival è stato più tranquillo, e meno male perché una settimana come il primo giorno non ce la potrei fare!

Mi sono svegliata (ovviamente) prima di Bram e sono stata un paio d’ore in cucina a leggere e scrivere sul blog, facendo colazione col latte ma senza caffè perché non so usare la macchinetta americana. Poi doccia e fuori, hop hop!

Il primo concerto che volevamo vedere era Júníus Meyvant, alle 14 al KEX, ma quando siamo arrivati l’ostello era già completo. Non importa! Perché indovinate chi viene a suonare a Bruxelles fra qualche mese?

Svanita l’opzione concerto, abbiamo deciso di andare a pranzo. Siamo andati da Glo, un posto piccolino vegano scoperto qualche anno fa. Per la via pioviscolava, l’avrebbe fatto ininterrottamente per tutto il giorno, quella pioggerella leggera per la quale non serve aprire l’ombrello ma che a lungo andare rompe il cazzo. Non fa freddo però, di giorno stiamo sui 9 gradi. C’è anche da dire che siamo ben attrezzati. Se ripenso al primo anno ci rivedo con tenerezza, noi ignari nei nostri piumini leggeri e quel vento tremendo, tremendo, che ci portava via.

Dopo pranzo siamo andati per concerti.

Il primo è stato alla Petersen Suite. Auður, un ragazzino giovanissimo che fa musica elettronica e R&B. Questo è il tipo di concerto che rende bene su un bel palco grande dove si può correre e saltare, qua lo spazio era piccolissimo e lui ha saltato un sacco ma erano dei saltelli molto piccoli!

Dopo siamo andati da Lucky Records, un negozio di dischi, per EinarIndra. EinarIndra mi piace molto, fa un tipo di musica che conosco ma che non so spiegare, in cui la voce prevale sul suono. Tipo Tindersticks?

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Poi ci siamo spostati nel ristorante Ísafold e lì abbiamo visto gli Stafrænn Hákon. Non li conoscevo e Bram neanche. Non mi dispiaciuti ma ho trovato la loro musica, tranne un paio di canzoni, non immediatamente accessibile. Avevano un trombone rosso! E il tizio che lo suonava aveva un trombone tatuato sul braccio!

Durante la giornata eravamo un po’ mosci, io perché avevo dormito poco e Bram, beh, era hungover! Col concerto successivo però ci saremmo ripresi!

La band che abbiamo visto suonare si chiama Kajak, sono due cugini, uno con dei bellissimi capelli ricci e rossi (arancioni più che rossi) che gli ho invidiato un po’! Fanno musica… pop elettronica, con ritmi tribali e suoni primitivi, una cosa mai sentita prima che mi ha sorpreso e affascinato! Bravi!

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Incidentalmente suonavano in un ristorante, quindi siamo riusciti anche ad acchiappare due panini per cena al volo!

Dopo siamo andati in un posto che si chiama Iðnó, suonava di nuovo Gyda ma stavolta con la band. Una delle differenze fra i concerti on e quelli off è questa, che spesso gli artisti ai concerti off si presentano da soli e a quelli on con la band. È interessante vederli in entrambi i contesti perché spesso vengono fuori concerti completamente diversi! La maggior parte degli artisti suona più di una volta, credo che il record spetti a The Anatomy of Frank i quali un anno hanno suonato mi pare diciassette volte nel corso di un solo festival! E insomma ecco qua Gyda con la band, e con grande delizia di Bram è stata raggiunta a sorpresa da Jófríður Ákadóttir, altra cantante islandese con una voce bellissima.

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Dopo siamo andati al Gaukurinn dove suonava una band chiamata GRÓA, non le ho viste (perché c’era troppo casino) ma le ho sentite e avevano un bel suono; e poi al Reykjavik Art Museum.

Il Reykjavik Art Museum viene in genere utilizzato per concerti danzerecci, e infatti lì abbiamo visto Alma (finlandese, bella voce) e poi i Superorganisms (UK ma i membri vengono da mezzo mondo), completamente folli e che ci hanno fatto ballare!

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Quando siamo usciti dal Reykjavik Art Museum era mezzanotte e io ero stanca e anche parecchio incazzata perché mi scappava la pipì da ore e ancora non ero uscita a farla. C’era un ultimo concerto che ci interessava, Tamino, da Iðnó, e io ho deciso che sarei andata al concerto solo se da Iðnó fossi riuscita a trovare un bagno. Per fortuna così è stato!

Allora, come ve lo spiego quanto mi è piaciuto il concerto di Tamino, nonostante fossi stanca morta e abbia rischiato varie volte di addormentarmi con la testa sulla spalla di Bram? Intanto, Tamino è belga e io non l’avevo mai sentito nominare.

Mi è sembrato di essere a tanti concerti a cui non sono mai stata, di questi a alcuni non potrò mai andare. Mi ha ricordato i Radiohead, prima di tutto e più di tutto. Ma anche un po’ Jeff Buckley. O Serge Gainsbourg. Aveva una voce incredibile, aveva un che di cantastorie. E ovviamente non era nessuno di loro, era se stesso, e assistere al suo concerto è stato un inaspettato privilegio. Anche se a un certo punto ci si è messo davanti Teitur Magnússon, che è altissimo e in più portava un cappello di pelliccia!

Ultima cosa e poi chiudo.
Belgio: acqua a 8 euro a bottiglia e se chiedi se puoi avere quella di rubinetto ti rispondono Ici on n’est pas en France.
Islanda: caraffa d’acqua di rubinetto e bicchieri sul bancone del bar a servizio di chiunque.

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Hurrà (almeno finché siamo qua)!

Iceland Airwaves day 1: blown away!

novembre 9, 2018

Post scritto ieri, ma pubblico ora perché ieri sera mi sono addormentata! 

Abbiamo trovato, o meglio Bram ha trovato (purtroppo), un nuovo modo di usare le bottigliette reutilizzabili che mi piacciono tanto. Ma di questo parlerò a fine post…

Buondì! Scrivo al volo mentre Bram dorme, la sveglia era alle 11 ma io che ho il sonno leggero mi sono svegliata alle 8:30 quando Rocio è uscita.

La giornata di ieri è stata pienissima e non so se riuscirò a raccontarla tutta.

Ci siamo alzati presto perché c’era un concerto che volevamo vedere alle 10. Ma io in realtà ero sveglia già da prima: letto morbido + cuscino alto = mal di schiena (stanotte ho dormito usando la mia felpa come cuscino e stamattina va meglio)! Ci prepariamo saltando la colazione per far prima (e anche perché non abbiamo niente) e ovviamente essendomi svegliata prima io sono pronta per prima. Voglio arrivare presto perché il concerto è di Sóley che in Islanda è molto famosa e perché si tiene in una casa di riposo in cui siamo già stati e che è piccolina.

Allora casa di Rocio, come credo tante case in Islanda, funziona così. Quando si entra ci si trova in una sorta di atrio, separato dalla casa principale da una porta, in cui si lasciano i giacchetti e le scarpe. Poi inizia la casa principale.

Quindi, mi preparo, poi vedo che Bram è quasi pronto e gli chiedo Mi avvio? e lui dice di sì, e quindi vado nell’atrio e inizio a infilarmi gli stivali col pelo e i miei strati su strati di sciarpe e cappelli e passamontagna.
E poi aspetto.

Aspetto, aspetto, e Bram non arriva. A un certo punto mi urla Tutto bene? e io perplessa rispondo Sì certo, mentre dentro di me mi chiedo perché cavolo ci stia mettendo tanto.

La cosa è andata avanti per un po’ ma la faccio breve. La stessa domanda se la stava facendo Bram, che era pronto ma credeva che io fossi in bagno. E parlavamo sì, ma siccome il bagno e la porta di uscita sono vicini lui non si rendeva conto che la mia voce non veniva dal bagno ma da fuori! E quindi siamo stati mezz’ora a aspettarci a vicenda pur essendo entrambi pronti già da un bel po’! Che fave!

Comunque, alla fine ce l’abbiamo fatta e quando siamo arrivati alla casa di riposo erano le 9 e il concerto iniziava alle 10. Abbiamo preso posto e poi Bram è andato al forno a comprare qualcosa da mangiare per lui e solo un caffè per me che ero ancora piena dalla sera prima.

Le due ore trascorse alla casa di riposo sono state deliziose. Quando siamo entrati Sóley stava provando e siamo stati accolti dalla sua voce dolce, bello. Un signore anziano che credo lavori alla casa di riposo aveva una chitarra e intratteneva gli ospiti nell’attesa con canzoni dei loro tempi (che a dire il vero non dovevano essere tanto lontani dai suoi) accompagnato a momenti dal papà di Sóley che aveva un trombone e da Sóley stessa. Hanno fatto anche dei piccoli esercizi, stretching mattutino a suon di musica, e io che avevo il mal di schiena mi sono unita con gioia.
Dopo un po’ sono arrivati i puffini. In Islanda la musica ha un’importanza tale che ai bambini ne viene insegnato il valore sin dalla prima infanzia, e andare ai concerti alla casa di riposo mi piace tanto perché è vicina a un asilo e qualche puffino (2-3 anni) è sempre garantito. Li mettono a sedere per terra, in prima fila, e danno loro un succo. Ah che bella vita!

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Intorno alle 9:30 la sala era piena e a un certo punto ci è stato chiesto di spostarci un po’ indietro e lasciare un piccolo corridoio fra la gente libero per il passaggio del presidente. Mi sono chiesta che presidente fosse, della casa di riposo, del festival? Invece dopo un po’ è arrivato il presidente dell’Islanda.

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Ha fatto un discorsetto in islandese e poi è rimasto per il concerto. Ora io qua devo confessare la mia colossale ignoranza, del presidente dell’Islanda non sapevo assolutamente nulla e allora sono andata a leggere su Wikipedia. Ecco quello che ho trovato.

Guðni stands outside organized religion, but was raised in the Catholic faith. He left the Catholic Church due to its delayed and muted response to reports of criminal abuses by priests.His credo is the Universal Declaration of Human Rights, “human beings are born free, equal in dignity and rights. Humans are endowed with reason and conscience and should act in the spirit of brotherhood towards each other.”

Mi piace!

Il concerto è stato carino, Sóley ha una bambina piccola e oltre al suo repertorio ha suonato una canzone infantile che ha divertito tantissimo i piccoletti. Uno minuscolo, avrà avuto 1 anno e aveva un coniglio di pezza come appendice, alla fine si è tolto il dito di bocca per applaudire (il coniglio non l’ha mollato però)! Prima di andarsene Sóley ha guardato i puffini e ha detto “I wanted to tell you something. Be kind.” 💙

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Insomma musica bella, atmosfera bella (ma il tizio col berretto giallo?), ma cosa potevo chiedere di più all’inizio della mattinata e del festival?
Questo! Che ormai si erano fatte le 11 e pure io iniziavo ad avere fame.

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Dovete sapere che la mia dieta nei giorni del festival consiste principalmente in hot dog e ciambelle fritte al cioccolato – questo perché fra un concerto e l’altro spesso non c’è tempo per mangiare!

Fatta colazione ci siamo diretti verso il centro. La nostra meta era il KEX, un ostello da cui durante il festival trasmette in diretta la radio KEXP di Seattle. Ah, mi sono dimenticata di dire una cosa.

Dunque, i concerti possono essere on venue o off venue.
On = in un luogo ufficialmente parte del festival, serve il braccialetto per entrare.
Off = in un luogo che fa parte del festival ma non ufficialmente, può entrare chiunque, il braccialetto non serve.
Uno dei motivi per cui questo festival mi piace è che gli off venue sono tantissimi e possono essere veramente qualunque cosa. Negli anni passati mi è capitato di vedere artisti suonare in banche, negozi, librerie, chiese, alle poste, in un magazzino di articoli di design, in bar minuscoli, in ristoranti di classe, negli ostelli, e anche in case di riposo come quella che abbiamo appena lasciato.
I concerti on iniziano in serata, verso le 19 di solito, quelli off prima. La casa di riposo era un off venue e anche il KEX verso cui ci stiamo dirigendo lo è. Sono le 11:30, il tempo è bello e noi siamo già felici!

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Al KEX abbiamo sentito (non visto perché c’era troppo casino) Ólafur Arnalds e il duo Huvar. Nessuno dei concerti mi ha esaltato. Mi ha però esaltato il fatto che uno finisse alle 14:30 e l’altro iniziasse alle 16:30, il che significa che fra l’uno e l’altro siamo, evento eccezionale, riusciti a pranzare! Al KEX si mangia bene e io sono sempre molto contenta quando riesco a mangiare lì. Per il festival fanno un menù ridotto, principalmente zuppa, insalate e panini, ma gli ingredienti di base sono buoni e anche i nostri panini lo erano! Questo è Bram che armato di carta, penna e programma cerca di mettere insieme tutti i concerti che vuole vedere usando come tavolino una cassa.

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Quando siamo usciti dal KEX erano le 17 e Bram ha detto Presto presto allo Slippbarinn, che suonava Gyda e io molto molto la volevo vedere. Gyða Valtýsdóttir e Kristín Anna Valtýsdóttir sono due sorelle gemelle e entrambe mi piacciono un sacco. Entrambe hanno suonato con múm, una band che adoro, e Kristín Anna ha collaborato pure col mio grande amore Slowblow, una band fantastica che purtroppo non esiste più. Gyða ha da poco avviato un progetto solista e io ero molto molto curiosa ed emozionata all’idea di vederla suonare.

Ma prima ho avuto una bella sorpresa! Quando Bram aveva detto Slippbarinn avevo pensato a un baraccio che detesto perché è minuscolo e non ci si vede mai nulla. Invece lo Slippbarinn è un posto bello grande. Ma soprattutto è al porto! Nella zona di Reykjavik che preferisco. Un piccolo regalo.

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E un regalo anche il concerto di Gyða, che è stato meraviglioso.
E quanto è bella lei?

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Ci ha invitato tutti a casa sua per un off venue speciale la sera stessa. Non so se scherzasse o se fosse seria, secondo me era seria, ma noi per la sera avevamo altri programmi!

Dopo Gyða suonava una band che va sotto il nome di Valdimar, sempre allo Slippbarinn. Eravamo un po’ indecisi perché sì, ci piacciono ma li abbiamo già visti suonare parecchie volte. Alla fine siamo rimasti, e abbiamo fatto benissimo! È stato uno dei concerti più sorprendenti della giornata! Abbiamo cantato, saltato e ballato come matti. E chi se lo aspettava!

Quando siamo venuti via dallo Slippbarinn Bram mi ha gentilmente informato che avevamo numero minuti tre per cenare. Abbiamo acchiappato un hot dog al volo e l’abbiamo mangiato seduti sulle panchine davanti al chiosco, e abbiamo avuto culo perché non abbiamo trovato coda e nel corso della serata saremmo passati altre due volte davanti al baracchino ed entrambe le volte la coda c’era ed era pure bella lunga. Da bere ci siamo divisi una Coca, io ho bevuto la mia metà e poi ho passato il bicchiere a Bram che prima di bere ha rabboccato con il contenuto della sua bottiglietta portatile: rum.

Allora, per me le bottigliette sono fighe perché me ne infilo una in borsa e quando è vuota alla prima occasione la riempio in bagno e così mi faccio tutto il festival senza comprare nemmeno una bottiglia di plastica. Per Bram sono fighe perché come si è già detto l’alcool in Islanda costa tanto e allora lui se lo porta da casa. Ora come ben sapete io non ho niente contro l’alcool (anzi!), ma il rum è tremendo perché ti arriva tutto d’un colpo e quando inizi a renderti conto di essere forse un po’ briao in genere lo sei già completamente – che è esattamente quello che sarebbe successo! Ma non precipitiamo gli eventi.

Dopo l’hot dog siamo passati davanti a Húrra, un posto in cui avremmo voluto vedere ben tre concerti più tardi, e abbiamo visto che era strapieno e che non facevano più entrare. Oh-oh. Siamo andati al Reykjavik Art Museum e abbiamo guardato un pezzettino del concerto di Hildur ma non tutto (I’ll walk with you u-u-u-u-u, u-u-u!) e poi ci siamo spostati al Gamla Bíó (Vecchio Cinema) per una band che ci tenevo molto a vedere: Árstíðir.

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Il loro concerto è stato bellissimo. Hanno un violino e un violoncello e cantano sovrapponendo le voci, che si fondono con un risultato che mi piace tanto. È una delle mie band preferite e sono molto contenta di essere riuscita a vederli.

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Ouh, è difficile descrivere la musica con le parole, non ci riesco. Tagliamo sennò non finisco più. Da Gamla Bíó ci siamo spostati a Húrra, dove la coda non c’era più e siamo riusciti a entrare subito, dove abbiamo chiuso la serata, e dove abbiamo visto i tre concerti che volevamo vedere più un altro che non volevamo vedere. In ordine.

Ateria era quello che non avevamo previsto, ma stavano suonando quando siamo entrati e così li abbiamo beccati. Le abbiamo beccate dovrei dire, perché si tratta di tre ragazzine giovanissime, ma giovani davvero: la batterista avrà avuto 12 anni! Secondo me l’anno scorso era seduta in prima fila alla casa di riposo con un succo in mano, ecco!

VAR. Come faccio a descrivere VAR? Non ci provo nemmeno. È stato il concerto migliore della giornata. Valdemar e Árstíðir mi sono piaciuti tanto, anche Gyða. Ma la musica dei VAR ci ha travolto, trasportato, blown away come ha detto Bram. Favolosi. Li avevamo beccati qualche anno fa per caso off venue in un ostello ed eravamo rimasti a bocca aperta, ieri l’impressione iniziale è stata confermata e anche di più. WOW.

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Rythmatik. Diventati famosi da ragazzetti con una canzoncina allegra (Sleepyhead se siete curiosi di ascoltarla), crescendo hanno virato un po’ verso il groove e mi piacciono meno. È stato l’unico concerto la cui fine ho accolto con gioia. Ma non per la band. Per i familiari dei membri della band, che erano venuti in blocco ad ascoltarli ed erano troppissimi e molestissimi! Si erano portati pure un disgraziato figliolo piccino che continuava a addormentarsi con la testa sul palco.

E per chiudere Máni Orrason. Già visto varie volte in Islanda e anche un paio in Olanda, non ci ha deluso neanche questa volta. Un gran bel modo di chiudere la nottata.

… se solo l’avessimo chiusa lì.

Vi ricordate dell’effetto rum di cui ho parlato più sopra?

Non mi dilungo a raccontare quanto ci ho messo a riportare a casa Bram. Qualche episodio lo metto però.
Ha attaccato briga con un buttafuori perché questo finito il concerto ha osato invitarlo a uscire perché dovevano chiudere.
Si è offeso tantissimo perché dopo che io mi ero fermata un attimo per mettermi la sciarpa non ho permesso a lui di rimanere tre ore a guardare delle anatre in uno stagno (erano le 3 di notte).
In un punto in cui dovevamo girare a sinistra per rientrare ha tagliato in diagonale e poi ha iniziato a correre urlando CATCH ME!
Ci siamo fermati a un supermercatino 24 ore a comprare qualcosa per colazione la mattina dopo e a metà spesa ha preso il cestino, è andato alla cassa e ha iniziato a far passare le cose, questo mentre mancava metà della roba (nel cestino c’erano del succo, uno yogurt e un panetto di burro).

Oggi il rum è rimasto a casa!

Vorrei scrivere un altro paio di cose ma questo post non finisce più! In breve.

Abbiamo incontrato il cantante di The Anatomy of Frank e ci siamo messi a chiacchierare. The Anatomy of Frank è una band americana e le band non islandesi possono suonare al festival ufficiale (on venue) solo una volta nel corso della loro carriera. The Anatomy of Frank ha suonato off venue circa cinquecento volte, ma non erano mai stati invitati a suonare on venue. Quest’anno finalmente sì! Fanno musica carina, allegra, gradevole. Insomma, chiacchieravamo con il cantante e è venuto fuori il discorso che quest’anno il management del festival è cambiato e che si vede che stanno cercando di fare più soldi: hanno inventato i VIP pass, ci sono meno off venue… Queste cose le avevamo notate ma quello che non sapevamo, e ce lo ha detto lui, è che quest’anno gli off venue devono pagare 5000 euro per poter essere off venue! Da matti, ci credo che gli off venue quest’anno sono di meno, ancora ancora un bar che magari si rifà con le bevute, ma ve lo immaginate l’ufficio postale che paga 5000 euro per poter ospitare dei concerti?

Infine, e poi veramente chiudo, una cosa scema. Ieri mi sono sentita quasi carina! Non succedeva da una vita, più o meno da quando ho avuto la reazione allergica alla matita per gli occhi e non ho più potuto usare le lenti né truccarmi. Che va bene eh, a 40 anni sonati me ne frega anche il giusto di essere bellina, però ecco, nel contesto del festival avevo pensato Ohi ohi sarò la vecchia carampana in mezzo a tutti i gggiovani. E invece, sarà il balsamo nuovo, sarà il meteo islandese che tutto è ma umido no, saranno i jeans aderenti che di solito non mi metto ma qua sì perché sono gli unici che entrano negli stivali col pelo, ieri per la prima volta da un bel po’ non mi sono sentita un cesso ingorgato! Son cose ^^

Islanda giorno 1. L’arrivo, la cena e le mie lotte contro i mulini a vento.

novembre 7, 2018

Buongiorno dall’Islanda! Siamo arrivati ieri pomeriggio e io sono già molto felice.

Su ieri poco da dire. Abbiamo preso l’autobus dall’aeroporto a Reykjavik e alla fermata ci è venuta a prendere Rocio, la ragazza colombiana da cui stiamo quasi sempre quando veniamo per il festival. Abbiamo chiacchierato un pochino in spagnolo!

Di solito quando veniamo ci chiede di portarle dei prodotti che in Islanda non si trovano o sono carissimi: un anno vino, un altro anno formaggi francesi. Quest’anno non ci aveva chiesto nulla e allora ho fatto io. Sabato sono andata al negozio di prodotti sudamericani e ho preso un po’ di cose facendomi consigliare dalle proprietarie che però sono peruviane; e poi, non ho resistito, all’aeroporto ho preso un calendario dell’avvento di Neuhaus, un cioccolatiere belga, un po’ kitsch ma così carino (il calendario non il cioccolatiere)..! Ebbene, il cioccolato con cui pensavo di andare sul sicuro è stato accolto tiepidamente, il sacchetto di prodotti sudamericani ha riscosso un enorme successo!

Per un discorso di fuso abbiamo trascorso un paio d’ore in camera a cazzeggiare e poi, dopo esserci bardati ben bene, siamo usciti per andare a cena. Io mi sono messa un maglione di cachemire o qualcosa del genere comprato in zona Bolgheri qualche anno fa e il mio caldo caldissimo parka marca (italiana) SAVE THE DUCK (di nuovo: non mi pagano!). Allora, ci credete che sono morta di caldo?? Incredibile!

Per cena siamo andati in un ristorante che ci piace tanto e in cui andiamo sì e no una volta l’anno, uno perché è a Reykjavik e due perché è caro. Si chiama Fiskmarkadurinn – The Fish Market. Per spendere meno abbiamo fatto la seguente cosa: ci siamo portati il vino da casa! So che a un italiano può sembrare strano ma qua in realtà si tratta di una cosa abbastanza comune, l’alcool è monopolio di stato e come in tutti in paesi scandinavi costa tantissimo. La bottiglia che ci siamo portati noi, per dire, costava sui 10 euro al duty free e circa 100 al ristorante! Si paga il corkage eh, cioè paghi qualcosa se ti porti il vino da casa, ma conviene comunque.

Fra l’altro ho creato un grosso qui pro quo con il vino portato da casa. Dopo averlo aperto e avercene versati due calici il cameriere l’ha messo in un secchiello e poi se ne è dimenticato. Dopo un po’ i calici erano quasi vuoti e noi avremmo voluto rabboccarli ma servirsi da soli non è consuetudine, al vino in genere pensa il cameriere (e il secchiello non era sul nostro tavolo ma da un’altra parte). Il cameriere non veniva però, e allora dopo un po’ che aspettavamo ne ho fermato un altro che passava e indicando la bottiglia ho detto “Ma il vino? Possiamo prendercelo da soli?”… solo che non gli ho detto che la bottiglia che indicavo era la nostra, e quindi lui ha pensato che stessi chiedendo se potevamo andare in giro servendoci a caso dalle bottiglie sparse in qua e in là nei secchielli appartenenti ai diversi tavoli!

Per cena Bram voleva prendere il menù degustazione, io no perché l’abbiamo già preso una volta ed è quasi tutto pesce e a me piacciono le verdure. E poi è abbondantissimo e quando lo prendiamo usciamo rotolando e non mi piace! In genere cedo per fargli piacere, stavolta no e quindi ecco quello che ci siamo magnati.

Allora, intanto il pane e burro. OK è solo pane, e solo burro. Ma che pane! E che burro! Voi non potete avere idea.

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L’amuse-bouche era una mini tartare di salmone, non male, un pochino troppo salata.

Poi, io ho preso un’insalata croccante con anatra, iceberg, mandarini e fiocchi di Parmigiano, al wasabi, e un tempura di verdure

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e Bram il sashimi e un po’ di nigiri misti, fra cui ce ne era anche uno di agnello

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e ci siamo più o meno divisi il tutto.

L’insalata era una roba da svenire, l’avevo già presa in passato e sono anni che tento di riprodurla con risultati più o meno simili. Il tempura era buono ma non buono come quello mangiato in Giappone, il sashimi era buono ma non quanto quello mangiato in Giappone (guardate il tonno come è secco…), i nigiri non erano male ma, avete già capito! Alcuni dei piatti erano un pochino troppo salati, la cosa mi ha stupito perché per quanto ne so non utilizzano sale.

Dopo questa roba eravamo pieni ma io, ingorda, avevo ordinato un’altra cosa che è arrivata e che ci siamo divisi perché da sola non ce la potevo fare. Si trattava di involtini primavera con verdure e salsa di curry freddo. Erano abbastanza buoni, la salsa di curry non mi è piaciuta ma sotto agli involtini stava una roba che non sono riuscita a identificare deliziosa, forse erano cipolle caramellate?

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Al tavolo accanto al nostro c’era un gruppo di norvegesi briaissimi, molesti e ignoranti, tre ragazzi e due ragazze. Parlavano per luoghi comuni di argomenti che chiaramente non conoscevano e davano fastidio a tutte le cameriere. A un certo punto è stata loro servita una bottiglia di vino italiano e uno ha commentato Ah sì, quel paese in cui tutti vivono con mamma e papà fino ai trent’anni. A quel punto io, che ero a mia volta bella imbenzinata, mi sono alzata e ho cominciato a urlargli contro Vorrei vedere te se dopo esserti laureato non riuscissi a trovare un lavoro neanche a piangere, ma lui non mi ha sentito e Bram mi ha ritirato giù e la mia nuova missione che è quella di Educare ed Istruire i Bifolchi è finita lì. Ho discusso un po’ con Bram sull’utilità dell’educare i briai da briai, ho provato a parlare con una cameriera che sosteneva di conoscere italiano, francese e spagnolo e ho scoperto che in realtà non parlava nessuna delle tre lingue, e poi la cena è finita e noi ci siamo rimessi tutti gli strati e siamo andati a nanna.

Il giorno dopo (e cioè oggi) il festival sarebbe cominciato!

CELEBRATIONS! Bram’s birthday 2018

novembre 6, 2018

Allora! Anche se mi sono scordata di fare le foto scrivo lo stesso il tradizionale post sul compleanno di Orso, che è il 7 Ottobre (compiva 38 anni se siete curiosi).

Per chi non sapesse: ogni anno, o quasi (ho saltato il 2016 perché stavamo per partire per IL viaggio), preparo una decina di regalini e gliene presento uno al giorno. I regalini se li deve guadagnare risolvendo indovinelli che vengono presentati dalle Piccoline. In più gli preparo la colazione e a volte gliela porto a letto. Quest’anno ci ho aggiunto una canzone celebrella al giorno.

Quindi! Compleanno 2018.

Domenica 7 Ottobre

Lui era in Olanda e sarebbe rientrato solo la Domenica sera. Io ero a Ferrara e sarei rientrata il Lunedì. Gli ho mandato un messaggio chiedendo se quando rientrava poteva fare una foto a una ricetta e mandarmela. Nel libro di ricette era nascosto questo:

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La sorpresa era nascosta (giustappunto) nell’armadio coi cappotti ed era una scatola con tre tipi di biscotti fatti in casa (cuori di frolla, stelline speziate come i biscotti dell’IKEA, biscotti al vin santo che nel mio caso erano alla grappa perché il vin santo ‘un l’avevo) intesi come colazione per il giorno dopo visto che la mattina non ci sarei stata. Ma Orso se li è mangiati subito! Insieme c’era un bel bigliettino.

Lunedì 8 Ottobre

Sono tornata, e visto che lui è rientrato dal lavoro tardissimo gli ho fatto trovare aperitivo e cena pronti. Sotto al vassoio dell’aperitivo era nascosto questo:

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Il regalo erano due biglietti per il concerto di Júníus Meyvant (un cantante islandese di quelli strani che piacciono a noi) a fine Marzo a Bruxelles. Orso è stato contento! Piccolo aneddoto, il bigliettino era nascosto tra le sue t-shirt, quello però che non sapevo è che quella col gallo (cock) non c’è più, si è rovinata e l’ha dovuta buttare!

Martedì 9 Ottobre

Finalmente ero a casa e finalmente sono potuta partire con le canzoni e con la colazione portata a letto. Essendo tornata tardi dall’Italia il giorno prima non ero riuscita a cucinare nulla ma avevo del pane dolce alle banane, cioccolato e noci fatto qualche tempo prima e surgelato. L’ho scaldato e l’ho messo su un vassoio insieme a un caffelatte e alle casse portatili da cui usciva Praise You di Fatboy Slim 🎶 I have to – celebrate you, baby… 🎶 e sono andata a svegliare Orso. Sul vassoio c’era anche un bigliettino, eccolo qua:

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Il regalo era nascosto sotto al letto (la parola cat era un riferimento ai gatti, che in Toscana sono i gomitoli di polvere che si nascondono sotto ai mobili, ma Orso non ha colto) ed era una sciarpa che avevo iniziato a fare tre anni prima con della lana comprata insieme in Islanda nei fiordi dell’ovest e che non avevo mai finito ed era diventata un po’ una barzelletta!

Mercoledì 10 Ottobre

La colazione era un mega muffin al triplo cioccolato, comprato perché di nuovo non avevo avuto tempo neanche di respirare (uscita di casa alle 8 e rientrata alla 22:30), la canzone era Celebrations di Kool & The Gang 🎶 Ceeelebrate good times, come on! 🎶 e il bigliettino era questo:

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Il Mercoledì Orso ha l’allenamento e rientra tardi e, avendo per un colpo di fortuna trovato proprio qualche giorno prima a Leuven una cosa che cercavo da anni e cioè il fumo liquido, avevo deciso di fargli trovare le fajitas. Per un altro colpo di fortuna Orso non era riuscito a cenare prima dell’allenamento e quindi quando è rientrato aveva una fame che si sarebbe mangiato anche le gambe del tavolo – ma non è stato necessario, c’erano le fajitas! Di pollo e verdure, ma Orso ha pensato che ci fosse della pancetta affumicata e questa è stata la prova che il fumo liquido funziona davvero!

Giovedì 11 Ottobre

Per colazione un pesissimo crostone con formaggio, bacon, spinaci, uova e non mi ricordo che altro ma so che quel giorno io non ho pranzato. La canzone era It’s Your Birthday di R. Kelly. E il bigliettino? Eccolo qui:

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E Orso si è presentato in uno dei due posti indicati all’ora prefissata e siamo andati a cena in un ristorante a Saint-Gilles che mi aveva consigliato la mia collega Justyna e che non ci ha esaltato ma non era neanche male, e comunque siamo stati contenti di provare un posto nuovo. E ancora di più di fare una passeggiata a Saint-Gilles, che complice il tempo che a Ottobre era ancora bello era un tripudio di bar con i tavolini all’aperto, lucette e mercati notturni!

Venerdì 12 Ottobre

La canzone era Happy, Happy Birthday Baby della band The Tune Weavers, ma la colazione non c’era, solo un caffè, perché si era verificato un increscioso incidente!

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Orso è corso in salotto, ha sconfitto l’orribile mostro ed è stato ricompensato dalle Piccoline con un secchio di granola fatta in casa!

Sabato 13 Ottobre

Allora, il regalo del Sabato rimarrà un mistero (vi dico solo che c’entrava un certo completino comprato a Ferrara)

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ma la colazione merita di essere menzionata. Era un crostone con crema di zucca alla salvia, spinaci saltati, semi di zucca arrostiti e bacon che era una roba da svenire!

Ah e la canzone. La canzone era Birthday, dei Beatles.

Domenica 14 Ottobre

Anche questa colazione si è rivelata molto buona: pancakes fatti in casa, alla zucca con Parmigiano e rucola, ricetta di Jamie Oliver. La canzone era a tema: Party Like It’s Your Birthday, degli Studio Killers. Ma le Piccoline non c’erano! Orso ha pensato che se ne fossero andate senza salutare e ha scosso la testa, deluso.

Dopo colazione siamo usciti per andare a votare. Per PLP! Che era candidato alle comunali a Bruxelles! E poi abbiamo fatto un giro, c’era un bel sole.

Quando siamo rientrati Orso si è buttato sul divano, ha spostato un cuscino… e sotto ha trovato questo:

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Come come? Adesso, mettersi a fare il ragù? E gli ingredienti?

Ma le Piccoline pensano a tutto. Gli ingredienti c’erano, e un Orso perplesso ma obbediente si è messo all’opera.

La verità è che avevo bisogno di una scusa per tenerlo in casa, perché avevo invitato i suoi amici a sorpresa. E verso metà pomeriggio hanno cominciato a arrivare, e mentre il ragù sobbolliva noi si festeggiava. Io avevo preparato la focaccia e delle insalate, loro avevano portato le birre, il salame e il pecorino non mancavano e la torta l’avete già vista. È stato un bel pomeriggio!

Siamo stati fuori perché il tempo era bello, nella corte comune, e nel timore di dar fastidio ai vicini ho offerto torta a tutti. Nessuno ha accettato, ma quando sono andata trotterellando a proporne una fetta a quelli che vivono nell’angolo e che sembrano sempre mezzi fatti sono stata accolta da un nuvolone di fumo che ha confermato il mio sospetto!

Neil e Florence sono rimasti a cena e abbiamo mangiato le tagliatelle al ragù guardando Kantaro. Neil e Florence che non l’avevano mai visto sono rimasti interdetti!

Lunedì 15 Ottobre

Allora, non mi ricordo più la colazione di Lunedì né quella di Martedì, ma siccome mi era avanzata un bel po’ di frutta esotica dal cheesecake credo che in entrambi i casi si sia trattato di yogurt con frutta fresca o caramellata, granola o frutta secca arrostita, sciroppo d’acero se necessario e una piccola macedonia – e ovviamente caffè!

Lunedì la canzone era Birthday di Kate Perry e il bigliettino era questo qua:

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Vicino al barattolo del caffè era nascosto un pacchettino. Dentro c’era una tazza da colazione, semplice ma bella grande, Orso ne voleva da una vita una molto grossa per farcisi il cappuccino!

Martedì 16 Ottobre

Questo era l’ultimo giorno, oggi gli avrei dato il regalo vero. Per depistarlo avevo tentato di fargli credere che le Piccoline se ne fossero andate, ma lui sosteneva che questo non fosse possibile perché non avevano salutato. E aveva ragione!

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La colazione ve l’ho già detta. Nella mia valigia era nascosto un biglietto aereo. E nella teiera una prenotazione per un albergo! Siccome dalle esperienze imparo, questa volta ho prenotato prima l’albergo e solo dopo l’aereo. Riuscite a indovinare, guardando come sono vestite le Piccoline, dove si va (a Maggio)?

E basta. La canzone era Happy Birthday di Stevie Wonder, e con questa la settimana plus di festeggiamenti si è chiusa. Ah no, c’era anche un’altra canzone nella playlist, che non ho segnato a nessun giorno preciso ma che ho tenuto perché ci piace. È degli Smiths e va così:

🎶
I’ve come to wish you an unhappy birthday
I’ve come to wish you an unhappy birthday
Because you’re evil
And you lie
And if you should die
I may feel slightly sad
(But I won’t cry!)
🎶

Per questo post si ringraziano Silvia per la gentile collaborazione (mi ha convertito i files da bmp a jpg perché altrimenti non li potevo caricare) (io non lo potevo fare perché sono in Islanda e non ho il laptop) e Justyna per le grasse risate che mi ha fatto fare quando mi ha confessato di aver pensato che disegnassi le persone nude in ufficio (perché per disegnare le Piccoline ho disegnato prima i corpi e poi le ho vestite)!

23 Ottobre – 5 Novembre e così sono in pari (manca il posto sul compleanno di Bram ma lo scrivo domani dall’aereo)!

novembre 5, 2018

Martedì 23 Ottobre

Lavoro e poi corso di spagnolo. L’insegnante che ho quest’anno è proprio strano e non mi piace! Chissà cosa imparerò? Parlerò spagnolo maccheronico così come parlo francese maccheronico. Sono l’unica italiana in mezzo a mille giovani flaminghi e ho il vago sospetto che finirò bullizzata, ah!

Mercoledì 24 Ottobre

Lavoro e la sera concerto di Jon Hopkins, Bram aveva un biglietto d’avanzo e sono andata con lui. Andare all’AB ai concerti sold out non mi piace perché si forma coda tre ore prima (OMG-its-Brussels!) e c’è un casino tremendo e non ci si vede nulla. Quando siamo arrivati c’era giustappunto coda e allora siamo andati a fare una bevuta al Bonnefooi. Il Bonnefooi era deserto, ma proprio deserto, c’eravamo solo noi. Non l’avevo mai visto così, di solito è pieno che non ti ci muovi. Mi piace tanto vedere i posti fuori dal loro contesto solito! Abbiamo preso una birra e un prosecco e ci siamo resi conto che era tanto che non andavamo a fare una bevuta da soli, io e lui.

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Poi siamo andati al concerto, e siccome era tardi e non c’era più posto siamo finiti a sedere in galleria. A un concerto di musica elettronica. Tutti che facevano UNZ-UNZ-UNZ e noi (e uno con le stampelle) seduti tutti composti sugli spalti. Surreale!

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Approfitto per buttare qui, un po’ alla cazzo, un po’ di concerti visti quest’anno fra quando ho smesso di scrivere e quando ho ricominciato. Quelli che mi ricordo.

Allora, senza dubbio Ezra Furman a Botanique, meraviglioso.

Elisa, ne ho già scritto? Da VK.

Máni Orasson varie volte, una in Olanda in un posto assurdo tipo pub di campagna, prima di lui suonavano due ragazzette del villaggio (due sorelle che facevano cover, giovanissime, credo minorenni, The Stabbing Sisters se le volete cercare su Faccialibro – mettono le foto delle loro scalette scritte a mano sui quadernoni con gli anelli!) e tutti i villani erano lì per vedere loro, quando hanno finito e è finalmente arrivato Máni se ne sono andati tutti e siamo rimasti solo io e Bram! Peggio per loro perché il concerto è stato spettacolare.

Gli Absynthe Minded! A Marzo all’AB. Adorati. Bello, bello, bello.

Thegiornalisti e un altro di cui non riesco assolutamente a ricordare il nome un annetto fa (Wrongonyou mi si comunica dalla regia, e si sostiene anche che ai due concerti in questione si sia in realtà andati nel 2016 – boh!) da Piolalibri. Molto carini tutti e due i concerti, anche se in generale Piolalibri per la musica non mi piace perché è una libreria e c’è sempre gente che è lì per l’aperitivo e non per l’evento e chiacchiera a voce alta.

Una giornata di festival, Indie Keeping Secret, quando eravamo appena tornati dal viaggio. Tre concerti, un bel giro a Jette, un pranzo vietnamita e un bel modo di ricominciare.

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Non un concerto nel senso classico del termine, ma a Dicembre siamo andati con Serena all’AB per una proiezione di Les Triplettes de Belleville con musica suonata dal vivo da un’orchestra, ed è stato abbastanza fantastico.

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Ma quanto ho divagato??

Giovedì 25 Ottobre

Lavoro e poi teatro con Serena!! Allora, del teatro devo proprio scrivere. In caso mi ripeta, scusate. Non avendo scritto per un periodo bello lungo non so più di cosa ho già parlato e di cosa ancora no.

Il Magic Land Théâtre, un piccolo teatro di Bruxelles, è salito alla ribalta (almeno sul mio profilo Facebook, considerate che seguo vari gruppi di circo e teatro) l’anno scorso, quando ha inaspettatamente perso i contributi statali e si è trovato da un giorno all’altro a navigare senza scialuppe. Sono state lanciate un sacco di iniziative per salvarlo. Supporto da vari gruppi artistici, possibilità di acquistare biglietti “sostenitore”, un grande cabaret di solidarietà a Settembre purtroppo mentre io ero in Croazia, e anche la possibilità di vendere le loro birre donata da una delle più famose ed esclusive brasserie di Bruxelles, contate che solitamente l’unico modo di avere la loro birra è andare direttamente alla brasserie e comprarsela lì!
Insomma di questo teatro a un certo punto ho iniziato a sentire parlare un sacco e non ci ero mai stata, e quando hanno aggiunto delle date a uno show che era già sold out ho comprato due biglietti senza pensare. Lo spettacolo era “L’hôtel de la dernière chance” e la data per cui avevo preso i biglietti senza rendermene conto era… il Sabato di Pasqua.
Difficile a quel punto riuscire a trovare qualcuno che venisse con me, ma sono riuscita a convincere PLP offrendogli il biglietto e promettendo che sarei andata la mattina dopo ad aiutarlo a cucinare per il pranzo di Pasqua che si sarebbe tenuto da lui e a cui avremmo partecipato anche io e Bram.
Non molti lo sanno ma a Bruxelles, come ad Amsterdam, c’è un quartiere a luci rosse con le (disgraziate?) signorine in vetrina. Solo che ad Amsterdam si trova in pieno centro in una zona turistica, a Bruxelles è nel defilato e malfamato quartiere noto come Gare du Nord, che è poi la zona in cui è situato anche il parc Maximilien in cui si ritrovano i migranti che io e Bram abbiamo ospitato qualche volta a dormire a casa nostra. La Gare du Nord stessa è punto di ritrovo e accoglienza.
PLP conosce il quartiere (perché ci prende il treno per andare a lavorare, non perché va a puttane!) e muovendomi con lui dalle vie più brutte non sono passata. Dalle signorine in vetrina sì, lì passi per forza, e quando giunti al teatro ci siamo visti aprire la porta da una tizia vestita da prostituta che vedendo PLP ha esclamato Oh meno male, pensavo che non avrei avuto clienti stasera! io ho pensato Ohi ohi ma dove siamo finiti.
Abbiamo attraverso dei sotterranei che manco sapevo esistessero a Bruxelles scortati da buffi personaggi in maschera, abbiamo ricevuto una parola d’ordine che ci sarebbe stata richiesta per entrare nel teatro, e quando siamo arrivati nella sala principale ci siamo trovati in una sorta di cabaret vecchio stile con i tavolini rotondi circondati dalle sedie!
Lo spettacolo mi è piaciuto tanto, tanto, tantissimo. Del Magic Land Théâtre mi sono innamorata.
E così quando hanno messo in scena un nuovo spettacolo, “Nuit torride à l’hospice”, sono andata con la mia collega Justyna. Justyna è bruxellese e pure lei conosce bene la zona, così anche quando sono andata con lei mi sono trovata a passare da vie abbastanza tranquille.
Lo spettacolo mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di vederlo di nuovo. E ho convinto Serena a venire con me. Ora, né io né Serena conosciamo più di tanto la zona, e ci siamo immediatamente perse. E finalmente ho visto le vie brutte, e posso confermare che esistono davvero. E ho visto anche i migranti, rannicchiati per terra negli angoli o in coda per un pasto caldo. Che tristezza, e che rabbia. Che paura no, perché avendoli ospitati e conosciuti paura non ne ho, provo solo una sensazione di struggimento. Serena… Non so, non ha detto niente eh, ma da come mi stringeva forte il braccio mentre camminavamo, lei col mio cellulare in mano che cercava la strada, ho avuto l’impressione che non si sentisse completamente tranquilla.
Comunque! Il teatro alla fine l’abbiamo trovato (l’ha trovato) e le porte non erano ancora aperte e ci siamo messe in coda e mentre facevamo la coda abbiamo mangiato dei panini, ché venendo direttamente dal lavoro a cenare non avremmo fatto in tempo, e poi le ho fatto chiudere gli occhi e ho tirato fuori un muffin e una candelina che avrei voluto accendere con i fiammiferi ma sarebbero servite due mani e ne avevo una sola e allora ho dovuto chiedere aiuto a quelli davanti che si sono molto perplessi ma ligi hanno eseguito, e poi Serena ha aperto gli occhi e anche se non era più il suo compleanno (è il 18) ha soffiato sulla candelina, obbediente. Dentro al teatro, successivamente, uno degli attori avrebbe inteso che era il suo compleanno e alla fine dell’intervallo tutti avrebbero intonato Joyeux anniversaire Serenààààà a sorpresà, questo mentre Serenà cercava credo una pala per nascondersi nel pavimento sotto alla sedia!
E niente, lo spettacolo mi è piaciuto di nuovo tantissimissimissimo, e sapete che c’è, vista la mia conoscenza del francese ho fatto proprio bene a vederlo due volte e non solo una!

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Venerdì 26 Ottobre

Ho fatto una cosa che normalmente non faccio ma stavolta l’ho fatta: ho preso un giorno di ferie per stare a casa a cucinare. Nel weekend saremmo andati in Olanda con la famiglia di Bram e l’unico modo di convincermi ad andare era stato promettermi che avrei potuto cucinare per tutti. Sono strana lo so! Ecco quello che ho preparato.

Come amuse-bouche dei bicchierini di insalata di quinoa e riso rosso con albicocche e pistacchi e degli involtini vietnamiti alla curcuma e latte di cocco.

Come diciamo primo, ma in Olanda il concetto di primo e secondo non esiste, una zuppa di lenticchie alla thailandese.

Come secondo delle polpette di manzo, pollo e zucchine, e vari contorni: patate al forno con aglio e paprika affumicata, melanzane con aglio nero, basilico e pinoli, carote arrostite in forno con miele e cumino, broccoli grigliati con aglioolioepeperoncino, zucchine e asparagi con pomodorini al forno e manouri.

Per dolce cheesecake al frutto della passione, lo stesso che avevo fatto per il compleanno di Bram!

I grandi avrebbero apprezzato, i piccini avrebbero detestato praticamente tutto. Decisamente la mia cucina non va bene per gli under 10 (in mia difesa, a inizio settimana avevo mandato il menù alla mamma e avevo chiesto se fosse il caso di preparare qualcosa di diverso per i pupi, e mi era stato risposto di no)!

Sabato 27 e Domenica 28 Ottobre

Sul weekend in Olanda veramente poco da dire, se non che per via della lingua mi sono sentita isolata come non mai. Eravamo in Zeeland, sul mare, e siamo stati Sabato a Middelburg e Domenica a passeggiare sul mare, cioè tutti gli olandesi a passeggiare sul mare, io ad aspettarli seduta su una panchina perché faceva un freddo becco becchissimo che più freddo non si può!

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Lunedì 29 Ottobre

Lavoro e poi di corsa a casa a fare una torta per il compleanno della mia collega Dagmara. Tanti compleanni in questo periodo! Tante torte!

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Martedì 30 Ottobre

È venuto KOK a cena, abbiamo chiacchierato e guardato il documentario “Strani Ritmi” su Marco Trani, un disc jockey italiano prematuramente scomparso. Mi sono un po’ fissata con la musica house ultimamente! E per cena? Taralli con olive, salamino e formaggio come antipasto; pasta al forno in cui ho rovesciato tutto quello che era in frigo e di cui volevo liberarmi come piatto principale; crème brûlée al cioccolato come dessert. Era la prima volta che usavo il cannello ed ero un po’ nervosa!

Mercoledì 31 Ottobre

Ho lavorato da casa e poi sono andata a yoga. Per la via mi sono scontrata… avete presente quando incrociate qualcuno che va nella direzione opposta alla vostra e in due non potete passare e allora vi spostate ma non riuscite a mettervi d’accordo e continuate a spostarvi tutti e due dallo stesso lato? Ecco… mi è successo con un piccione.
La sera sono stata a casa con Bram. Dovevo usare un po’ di cose avanzate dal weekend e allora ho cucinato del salmone in crema di latte di cocco e curry rosso (piccante!!) con riso rosso (pure lui) saltato con Verdure da Finire. Avevo appena messo in tavola, anzi sul divano visto che volevamo cenare guardando un film, quando hanno suonato i pampini che venivano a fare Trick or Treat. Abbiamo fatto finta di non esserci. Poi mi sono ricordata che adesso viviamo in un quartiere multiculturale e mi sono sentita un po’ stronza. Ma quando ero piccina io Halloween non si festeggiava! Non così, intendo. Mentre facevo yoga io ho pensato ai miei nonni e per me Halloween è stato quello.
Il film che abbiamo visto è Ella & John, di Virzì. Che dire? Bello come tutti i film di Virzì, mi ha fatto piangere meno del solito perché per una volta non c’era la mia Toscana, e al tempo stesso l’ho trovato più triste e struggente dei film ambientati in Toscana. Quando è finito ho pensato che devo passare tanto tanto tempo con Bram, perché chi lo sa quanto ne abbiamo?

Giovedì 1 Novembre

Festa! Gioia! Siamo stati a casa e abbiamo svuotato un sacco di scatoloni e mangiato la frittata con le zucchine e delle crespelle di soli albumi zucchine e scamorza, eh sì, avevo un po’ di zucchine da finire. Ah ma quello era a cena, per pranzo tortellini pecorino e tartufo, una roba da svenire!
La sera siamo andati al concerto dei Villagers, bello, e anche il support act, che era Jarle Skavhellen, era bello, e abbiamo incontrato Vincent il nostro amico di Taiwan ed era bello pure lui!

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Venerdì 2 Novembre

Lavoro e la sera a cena fuori con Cédric e Stephanie in un ristorante scicchissimo di cui ci parlavano da tanto. Non mi è dispiaciuto, era buono, ma non ci tornerei, mica per nulla, per il prezzo! Il ristorante era vicino a casa loro e allora siamo rimasti a dormire e la mattina dopo abbiamo fatto colazione con i donuts alla zucca portati da me. Non erano un granché!

Sabato 3 Novembre

Siamo rientrati a Bruxelles e poi Bram è andato a giocare a calcio e io in giro per negozi a cercare regali di Natale, quest’anno sto giocando d’anticipo; e inoltre volevo passare dal negozio di prodotti sudamericani, perché Martedì partiamo per l’Islanda e staremo a casa di una chica colombiana. Il negozio mi ha incantato e ne sono uscita carica come un mulo. E fu così che la sera cenammo a empanadas, tamales e insalata!

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Domenica 4 Novembre

Giornata quasi tutta in casa a svuotare scatoloni e fare la valigia, incredibile ma vero stavolta l’ho preparata in anticipo, ecco perché adesso posso scrivere sul blog!
La mattina sono entrata in sala e ho trovato Bram nel suo pigiama bruttissimo, quello che lo fa sembrare uno che è scappato da una dittatura comunista. Gli ho chiesto Cosa vuoi fare oggi? e lui mi ha risposto Danzare!, e si è messo a volteggiare con addosso quel pigiama tremendo. È un po’ buffo a volte il mio Orso!
Nel pomeriggio siamo andati a fare la visita guidata di un vecchio Delhaize (che sarebbe un supermercato) trasformatosi, credo temporaneamente, in spazio di arte urbana. La visita è stata interessante, alcune delle opere erano molto belle. Io però sono quasi morta assiderata!

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La sera abbiamo guardato una serie nuova (con cui non credo proseguiremo perché è veramente brutta) accucciati sul divano con una pasta al pomodoro e gorgonzola. Buona!

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Lunedì 5 Novembre…

… è oggi. Ho lavorato e ora sto scrivendo sul blog e fra un po’ torna Bram e si fa la pasta zucca e gorgonzola (a pranzo abbiamo mangiato quella zucchine e scamorza, non so se a questo punto è chiaro ma sto cercando di svuotare il frigo in vista della partenza per l’Islanda) e poi nanna e domattina via che si va!
Ah. Nanna. Spero. La notte passata mi sono svegliata alle 3 e riaddormentata alle 5. E quando sto sveglia la notte mi vengono dei pensieri bruttissimi del tipo Ohi ohi invecchieremo tutti e poi moriremo tutti o come si fa, e non mi piace. Dopo due ore di vani tentativi di riaddormentamento ho acceso il telefono e ho messo su Gugol Horrible thoughts night why e ho trovato un sito che diceva Il letto è fatto per dormire non per fare brutti pensieri!, e io ho pensato È vero!, e mi sono finalmente riaddormentata.

Ecco! Questa era la cronaca un (bel) po’ stringata della ultime settimane. Manca ancora il racconto del compleanno di Bram ma dovrei poterlo mettere insieme domani sull’aereo. Adesso spero di poter ricominciare a scrivere con un ritmo più normale, e a raccontarvi non solo i fatti ma anche qualche pensiero (non quelli senza senso notturni). A presto!