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Pandemia blues

febbraio 22, 2021

Mi manca viaggiare. Con Bram, lontano, a scoprire nuovi mondi e nuove culture. Mi manca anche viaggiare da sola. Mi mancano le piccole interazioni, le sorprese.
Sabato stavo andando a prendere Mariano, ho girato l’angolo e mi sono trovata davanti una mamma e una figlia bloccate davanti al parchimetro che prendeva solo carte, loro avevano solo spiccioli. Ho pagato col mio bancomat e mi hanno dato i soldi. Stamattina stavo andando a correre, avevo le cuffie con la musica, sono passata davanti a una scuola, dei ragazzini appesi al cancello chiuso gridavano, ho guardato e davanti a me c’era una palla. L’ho presa e gliel’ho lanciata (per fortuna abbastanza in alto, sai che figura se rimbalzava nel cancello e tornava da me). Qualche giorno fa ero con KOK, stavamo prendendo la macchina di Bram per andare a fare un giro, il nostro garage è con l’ascensore per vetture, mentre la macchina saliva un tizio che passava si è fermato ad osservare la magia stupefatto e con KOK si sono messi a ridere commentando la tecnologia.
Di momenti come questi una volta ce n’erano molti di più. Mi mancano.
Sabato in Belgio si è tenuta una manifestazione per chiedere la riapertura dei teatri, dei posti in cui si fa cultura. I musei sono aperti e ci vado, ma non mi ero resa conto di quanto mi mancassero gli spettacoli dal vivo, l’energia che prendono e quella che restituiscono. E siccome sono un essere umano e non una scimmia, ho pianto davanti a una ragazza che ballava nella fontana vuota di Sainte-Catherine sulle note di Total Eclipse of the Heart. Still Standing For Culture era il nome dell’azione, e su di me almeno ha funzionato, ha risvegliato emozioni sopite.
Lo scorso weekend ha fatto caldo, siamo stati fuori senza giacca, è stato bellissimo e triste al tempo stesso. Ho ritrovato la Bruxelles che conosco, ma solo per un giorno. Agosto era il mio mese preferito in Belgio, non volevo mai andare via d’agosto, ci sono un sacco di festival e iniziative carine. Adesso non c’è nulla e non ci sono neanche i miei amici, che d’estate migrano, se tanto devono telelavorare. Non aspetto più l’estate con gioia, la aspetto con terrore.
E io sono tra quelli fortunati. Tra quelli che non hanno problemi economici, che non hanno perso il lavoro. Ma siamo esseri umani, e non sono solo il cervello e il portafoglio ad aver bisogno di essere nutriti, è anche l’anima.
Speriamo che il vaccino funzioni. Speriamo che nel frattempo si trovi un modo di riaprire i ristoranti (quelli che non sono ancora falliti) e i luoghi di interesse culturale in sicurezza. Non entro nella polemica su quello che è aperto e secondo me non dovrebbe esserlo, sarebbe sterile.
Lo scorso weekend mi ha fatto tornare in mente com’era la vita, prima.

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ANIMA 2020. O, la penultima cosa normale prima che cambiasse tutto.

febbraio 21, 2021

ANIMA, il festival del cinema d’animazione di Bruxelles, è praticamente l’ultima cosa normale che ho fatto prima dello scoppio della pandemia. Mi ricordo che già si sentiva parlare di coronavirus e che ancora eravamo nella fase in cui in tanti si pensava che fosse solo un’influenza! Ne avevo scritto la cronaca ma non l’avevo ancora pubblicata, e visto che siamo ormai a ANIMA 2021 (che ovviamente si sta svolgendo online) la pubblico ora.

ANIMA 2020

Sabato 22 Febbraio

The Relative Worlds

Anime giapponese futuristico. Racconta la storia di un ragazzo che ha perso la mamma da piccolo, Shin, che viene improvvisamente raggiunto da un ragazzo identico a lui chiamato Jin.
Jin viene da un altro Giappone: a un certo punto nella storia il Giappone si è diviso e mentre all’inizio i due Giappone erano identici, col tempo si sono sviluppati in maniera diversa. Sono però rimasti legati, e quando qualcuno muore nel Giappone di Jin automaticamente muore anche il suo doppio in quello di Shin: è per questo che la mamma di Shin è scomparsa all’improvviso quando lui era ancora piccolo, perché quella di Jin è stata uccisa. Il mondo di Jin è dominato da una principessa cattiva, il cui doppio è la migliore amica di Shin; non potendo uccidere la principessa perché troppo ben protetta, Jin ha raggiunto il mondo di Shin con l’idea di uccidere la sua amica, così anche la principessa morirà.
Le cose non sono quelle che sembrano e la storia si svolge fra un mondo e l’altro. Era un film un po’ strano e non l’ho capito tutto, ma sapete che più ci ripenso e più credo che mi sia piaciuto?
Non c’è solo la storia ovviamente, ci sono anche i disegni e le animazioni.

The Wonderland

The Wonderland, altro anime nipponico, mi è piaciuto tanto. Leggero, colorato, fiabesco, ironico. Unica cosa, quella sera ero stanca morta e ho fatto veramente tanta fatica a stare sveglia fino alla fine – praticamente non vedevo l’ora che finisse per poter andare a letto! Ah, anche qua c’era il tema dei due mondi, trattato tuttavia in maniera completamente diversa: qua entrambi i mondi erano fiabeschi, e in tutti e due la vita scorreva serena. Beh, più o meno serena… altrimenti non ci sarebbe stato il film!

Domenica 23 Febbraio

L’Odyssée de Choum

Sessione per bambini e quindi non sottotitolata, era composta da tre cortometraggi.

Nest, tedesco, mi è piaciuto abbastanza. Ho fatto fatica a seguire la trama perché era un po’ strano, ma i disegni erano particolari, colore su sfondo nero, belli.
The Bird & the Whale, irlandese… non è stato proiettato! Al suo posto è stato proiettato un altro corto che non so come si intitolasse e che mi ha lasciato tiepida. Anche se, anche qua qualcosa di buono c’era: i disegni di uccelli e fenicotteri colorati erano bellissimi.
L’Odyssée de Choum, belga, la deliziosa storia di due gufetti che si perdono. Molto carino!

All’uscita sono andata a chiedere perché The Bird and the Whale non fosse stato proiettato e mi è stato spiegato che la sessione era stata pubblicizzata come adatta alla fascia d’età 3+ ma che nella storia moriva un uccellino, e che per questo motivo il distributore fiamminco aveva deciso di non farlo vedere – senza informare gli organizzatori del festival! Ho protestato, e allora sapete cosa hanno fatto? Hanno organizzato una proiezione privata (con birra) per me e Bram! Che bellezza! E il corto era bello, un po’ triste, ma molto bello. Tutto dipinto a mano, ma ci pensate? A volte non si pensa alla mole di lavoro che c’è dietro a uno spettacolo di 7 minuti… E le musiche pure erano bellissime! Una piccola, deliziosa opera d’arte.

Ethel & Ernest

Lungometraggio inglese, è la storia dei genitori dell’autore, da quando si sono incontrati a quando sono morti. La storia è la loro ma sullo sfondo c’è la storia del Regno Unito: la seconda guerra mondiale, l’alternanza al governo tra Tories e Labour, l’avvento del telefono, della televisione, delle macchine… Mi è piaciuto tantissimo. E pensare che Bram lo voleva quasi escludere!

Lunedì 24 Febbraio

Les Hirondelles de Kaboul

Francese, è la storia di quattro persone, due uomini e due donne, nella Kabul dominata dai talebani. Tratto da un libro di Yasmina Khadra, è un lungometraggio animato fortissimo, di quelli che fanno pensare. La rabbia, l’impotenza, la difficoltà di vivere sotto a un regime di quel tipo. I dubbi sulle proprie azioni, sulla fede, su se stessi. La non-scelta: vivere prigioniere o non vivere proprio, che poi è quasi lo stesso. Bello e tremendo. Mi è rimasto addosso, così come aveva fatto The Breadwinner, ambientato in Afghanistan pure quello.
Les hirondelles sono le rondini.

Best of Shorts 5

Questa era una selezione di corti-documentario.

Mon juke-box – Florentine GRELIER (France). Una storia di juke-box, di un padre un po’ fricchettone e di un bel rapporto allegro fra padre e figlia. Mi è piaciuto un sacco!

Post – Lukas CONWAY (Canada). Un po’ strano. Non ci ha convinto, o forse semplicemente non l’abbiamo capito.

Bach-Hông – Elsa DUHAMEL (France). La storia, vera, di un’infanzia in Vietnam durante la guerra. Bellissimo.

TED-Ed “Accents” – Robertino ZAMBRANO (Australie). Un omaggio alle origine della madre. Carino! Mi è piaciuto! Oh, questo è disponibile on line, se lo volete vedere:
https://www.robertinozambrano.com/ted-ed-accents1

Flesh – Kater CAMILA (Brésil). Una prima parte bella sui diversi tipi di corpo e su come questi vengano percepiti dalla famiglia, dalla società… e dai proprietari!; e una seconda parte, che invece non mi ha convinto, sul ciclo mestruale.

I Bleed – Tiago MINAMISAWA – Bruno H CASTRO (Brésil). Vivere con l’HIV, e accettare di vivere. A Bram è piaciuto, a me insomma.

Girl in the Hallway – Valerie BARNHART (Canada). La storia di Xiana Fairchild, assassinata a 7 anni, raccontata da un vicino che non si è reso conto che la piccola era in pericolo e non l’ha aiutata. Forte. Vero. Tremendo.

L’Extraordinaire Voyage de Marona

La vita di una cagnetta raccontata dal punto di vista della cagnetta! Carino, piacevole, ma il motivo principale per cui io volevo vederlo erano i disegni di Brecht Evens, uno dei miei fumettisti preferiti. Non sono rimasta delusa. E anche la musica era favolosa! Mettete Brecht Evens su Google Images se volete farvi un’idea delle cose (fantastiche) che fa!

Martedì 25 Febbraio

Ride Your Wave

Lungometraggio giapponese, racconta con delicatezza la storia di una giovane ragazza il cui fidanzato muore all’improvviso lasciandola sola ad affrontare una difficile impresa: quella di accettare l’accaduto, e lasciar andare il ricordo.

È un cartone, ma mi ha fatto piangere, e non è stato l’unico. Parlavamo con Bram, che è stato intervistato da una rivista fiamminga, del perché con tutti i festival del cinema che ci sono ci piaccia tanto proprio quello del cinema d’animazione. Credo che, almeno per quanto mi riguarda, sia perché alcuni argomenti pesanti riesco ad affrontarli se si tratta di un cartone mentre ho difficoltà se è un film. Il lungometraggio della sera prima sull’Afghanistan, per esempio, trattava con ali di farfalla un argomento di una pesantezza unica (una delle prime scene era la lapidazione di una donna). E mi lasciato tanto dentro, e mi ha fatto pensare un sacco… non è che il fatto che fosse un cartone abbia reso l’argomento più lieve.
Vale lo stesso, un po’, per libro o graphic novel: se l’argomento è scomodo per me è più facile avvicinarsi alla seconda che al primo. È come se fra me me e il primo ci fosse una barriera, che con la seconda invece non c’è o magari c’è ma è più sottile e superabile.

Away

Away è una roba incredibile. Si tratta di un lungometraggio lettone diviso in quattro capitoli che narra le avventure di un giovane che si ritrova da solo su un’isola deserta. È un film muto con disegni, paesaggi, musiche e suoni favolosi. E sapete qual è la cosa più incredibile di tutte? Che il giovane regista lettone, che era in sala, ha fatto tutto da solo, e quando scrivo tutto intendo proprio tutto: i disegni, la colonna sonora, il montaggio, la raccolta fondi, insomma, tutto quello che c’è dietro alla creazione di un lungometraggio e che io non posso neanche immaginare! Aveva già fatto cortometraggi ma era la prima volta che si cimentava con una cosa più lunga; per minimizzare i rischi (e anche perché era già un poco conosciuto come regista di corti, ma solo di corti) l’ha diviso in quattro cortometraggi (ecco perché i quattro capitoli), che alla peggio avrebbe potuto vendere separatamente.
Al di là della mole di lavoro immensa che c’è dietro a un’opera di questa tipo, ma vi immaginate le sensazioni che può portare il lavorare per mesi (se non anni) in completa solitudine? Io non credo che ci riuscirei!
È però un lavoro interessante, che sicuramente ti obbliga a usare l’inventiva (ad esempio, il regista non sapeva come fare per i dialoghi, e la soluzione è stata ambientare la storia su un’isola deserta) e probabilmente ti fa scoprire lati di te che non conoscevi. Tutto questo, ovviamente, se non esci pazzo prima di aver finito!

Northern Lights 4

Serie di cortometraggi scandinavi, alcuni carini altri meno. Ho fatto un po’ di fatica a seguirli tutti perché ero stanca e mi stavo addormentando!

Peter Pix – The Car – Trine HELLER JENSEN (Danemark). Buffo, surreale, carino.

Somewhere Soft – Satoe YOSHINARI (Norvège). Non ci è piaciuto.

Eternity – Anastasia MELIKHOVA (Danemark). Oddio… sapete che questo non ricordo di averlo visto?

Blame it on the Seagull – Julie ENGÅS (Norvège). Sui disturbi ossessivo compulsivi, molto interessante.

Mother and Milk – Amy LINDHOLM (Finlande). Si sente spesso parlare di problemi legati all’allattamento, ma non avevo mai sentito parlare dei problemi legati all’eccessiva produzione di latte. Molto molto carino, e super interessante!

Less Than Human – Steffen LINDHOLM (Danemark). Strano… non mi ha convinto molto.

Farce – Robin JENSEN (Norvège). Carino, parecchio… ma c’erano delle immagini veramente schifose!

Most Precise and Nuanced Look into the Life of the Man Legend and Visionary (A) – Martin Luther – Magnus Igland MØLLER (Danemark). Allora questo sarebbe stato interessante, ma il tizio che narrava (in inglese) aveva un accento talmente forte che facevo fatica a capirlo!

Origin of Man – Pjotr SAPEGIN (Norvège). Mmmh questo doveva essere quello degli alieni… era carino ma era un po’ strano, non l’ho capito tutto!

La mia conclusione è che i documentari scandinavi sono strani!

Giovedì 27 Febbraio

Children of the Sea

Anime giapponese proprio tanto strano. All’inizio sembrava carino, poi mi sono completamente persa. Io ci ho letto origine del mondo e alfa e omega; Bram le prime esperienze sessuali della protagonista! Boh.

Old Man Cartoon Movie

Estone, con pupazzi animati, comico, ma di un umorismo un po’ becero e grossolano che mi può far ridere per cinque minuti ma poi mi stufa. A Bram è piaciuto però!

Sabato 29 Febbraio

La Fameuse Invasion des ours en Sicile

Visto con Serena e Romina, mi è piaciuto parecchio. Peccato averlo visto doppiato in francese e non in italiano! In Belgio i film vengono dati in lingua originale con i sottotitoli, ma non per quelli per bambini che invece vengono doppiati; e questo era appunto considerato per bambini. L’età indicata era 6+ e devo dire che non mi sono trovata tanto d’accordo, c’erano alcune scene difficili e ho visto tanti piccini stringersi forte alla mamma o al papà…

Zero Impunity

Documentario sulle violenze sessuali in periodo di guerra.
Forte, violento, tremendo. Un pugno nello stomaco.
Ma anche illuminante, istruttivo, bellissimo. La mia palma personale va a questo.
Racconta storie di violenza, ma anche di strategia militare (sapevate che la violenza sessuale è coscientemente usata come arma, che a volte viene ordinata, che può essere parte del piano militare?) e pure di impunità.
Parla di donne, ma anche di uomini e bambini.
Di come la violenza agisca non solo sul corpo ma anche sullo spirito.
Di come viene percepita, del fatto che a volte il perpetratore non si rende conto di stare approfittando di una situazione disperata e che quella che sembra una scelta in realtà non lo è.
Del fatto che le violenze esistano in qualunque contesto di guerra e che non ne siano esenti neanche corpi come i caschi blu, che essendo i processi interni non sono mai stati condannati.
Della, come dice il titolo, impunità. Di come ci sia un po’ quest’idea che se la missione si è conclusa felicemente, se la guerra è finita, se il villaggio è stato salvato il resto sia un po’ un danno collaterale inevitabile, trascurabile. Poco importa se lascia cicatrici più profonde di quelle dovute alle armi da fuoco.
Una cosa che mi ha colpito tantissimo è che spesso nei documentari appaiono date, e in genere sono date lontane nel tempo. Agosto 1948. Settembre 1969. Qua le date erano recenti, recentissime: 2018, 2019, 2020.
L’orrore. Ho continuato a pensarci per giorni. Anche e soprattutto del fatto che proprio nei giorni in cui io vedevo questo documentario la Turchia apriva il confine con la Grecia.

J’ai perdu mon corps

L’abbiamo visto iniziato perché Zero Impunity è durato più del previsto. Carino, interessante, ma non mi ha esaltato.

Best of Shorts 2

Selezione di corti.

Movements – Dahee JEONG (Corée du Sud). Strano. Non mi è piaciuto.

Lola the Living Potato – Leonid SHMELKOV (Russie). Molto molto carino, parla di come una bambina faccia rivivere il nonno che non c’è più attraverso i giochi che facevano insieme.

Toomas Beneath the Valley of the Wild Wolves – Chintis LUNDGREN (Estonie). Surreale ma divertente, mi è piaciuto!

Gon, the Little Fox – Takeshi YASHIRO (Japon). Strano e triste come solo i giapponesi sanno essere…

Il Giorno della Marmotta. Razionalizzare la tristezza ed altre storie più allegre!

febbraio 3, 2021

Questo è un post che avevo scritto la settimana scorsa, poi mi sono messa a scegliere le foto da abbinarci e alla fine riesco a pubblicarlo solo ora!

Sto leggendo un libro, ed è un libro ambientato in Toscana, e non solo in Toscana ma proprio nella mia parta di Toscana, in provincia di Lucca, anche se la Toscana è così campanilista che la Versilia è la Versilia e Lucca è Lucca e quindi forse anche no; ma comunque, leggere questo libro mi mette un sacco di malinconia, e allora ho pensato, complici un paio di cose (tipo che Bram non vuole giocare a Wingspan e che mi ha fatto un cocktail pesissimo), che potesse essere il momento per un piccolo post di aggiornamento che volevo scrivere da tanto, interrompendo spero momentaneamente la cronaca del viaggio che vorrei comunque concludere appena trovo… il tempo, la voglia, la motivazione?

Comunque. Si scrive meglio con un cocktail in mano, credo che questa sia una verità indiscutibile.

E ho appena avuto un pensiero.

Ho pensato che sono nata in Toscana e ci ho vissuto 30 anni, e che adesso vivo da 13 anni a Bruxelles; e che è normale che la malinconia sia parte di me; che faccia parte dell’essenza di chiunque lasci il luogo in cui è nato e cresciuto. C’è, si infila sotto la pelle e ci resta. E allora, forse, non è strano che ogni tanto io sia un pochino triste.

La riflessione che dà parte del titolo al post è la seguente: è possibile essere tristi, e capire perché lo si è, e rendersi conto che è normale esserlo; e questo è il primo passo, quello razionale; ma razionalizzare la tristezza non la fa andare via!

Adesso non sono triste, però, solo malinconica.

C’è stata l’estate, c’è stato quello di cui ho già scritto, poi c’è stato Settembre che per me è sempre un mese devastante al lavoro, poi c’è stato il lungo il viaggio in Italia a Ottobre, siamo tornati il 1° Novembre. E poi c’è stato il periodo forse più brutto della mia vita, quello in cui la mia testa è andata in posti così bui che neanche con un accendino ci si sarebbe visto nulla. E poi Bram mi ha teso una mano, e io mi ci sono attaccata e poi sono risalita da sola. E adesso sto bene.

Ho capito un po’ di cose. Ma non credo di essere l’unica, no? In tanti in questo periodo bislacco ci siamo fatti domande, in tanti abbiamo letto, abbiamo cercato di leggerci. E fra tutto quello che leggi e che fai ogni tanto c’è qualcosa che brilla, e lo metti da parte e volte poi te lo scordi ma a volte resta a ti aiuta a capirti, a capire.

Può essere Veronica che ti dice “molla il colpo”.

Può essere Silvia che ti dice “Ma se devi stare così male all’idea di andare a casa non ci andare”.

Può essere un post che leggi per caso e che ti aiuta, ma proprio tanto, a vedere le cose da un altro punto di vista. Nel mio caso, questo. La parte sulla felicità, non quella sui bambini!

Può essere anche una piccola frase. Una cosa che mi è stata utile ultimamente è una citazione trovata per caso nella newsletter di Jodi di Legal Nomads. Legal Nomads è un blog di viaggi che ho usato tantissimo quando abbiamo fatto il viaggio nel 2017; Jodi è la ragazza che lo scrive, che al momento purtroppo non sta bene e non viaggia più; di recente però ha iniziato ad inviare una newsletter, e io mi sono iscritta e ci ho trovato questa frase, da “100 tips for a better life” di Connor Barnes (che per inciso è un libro che dal titolo non mi verrebbe mai in mente di comprare):

Discipline is superior to motivation. The former can be trained, the latter is fleeting. You won’t be able to accomplish great things if you’re only relying on motivation.

A qualcuno non dirà niente, ma per me è stata una rivelazione. Perché io vivo di motivazione, e leggendo questo mi sono resa conto che con la sola motivazione si va veramente poco lontano.

Non dico che questa frase mi abbia cambiato la vita totalmente; però questa e le altre cose che ho menzionato e tante altre di cui non sto a scrivere te la cambiano magari un pochino, pochissimo, in maniera impercettibile; ma tutte insieme qualcosa fanno.

Il covid mi ha tolto tantissimo, ma mi ha regalato un po’ di tempo per riflettere su me stessa e capirmi un po’ di più. All’inizio sono stata male, però adesso sto molto meglio.

Oh, magari sono alti e bassi e domani sto male di nuovo, chi lo sa? Ma nel frattempo, va bene così.

Poi. Cosa ho fatto in questi mesi, a parte i viaggi (veri ed interiori)?

Non tantissimo, diciamo che con la pandemia ci siamo adattati a un ritmo di vita molto tranquillo, e mi sento un po’ fortunata che la pandemia sia arrivata nella mia vita adesso che ho 40 anni sonati e che a fare le 5 del mattino il weekend non ci andrei comunque.

In Belgio si è sempre potuti uscire, e noi usciamo. Non chissà che, andiamo a correre o a fare passeggiate a piedi o in bici o nei parchi. Sono diventata ossessionata con la natura, non abbraccio ancora gli alberi ma poco ci manca! Scherzo. Però ecco, nelle circostanze attuali la mia uscita ideale non è un ristorante (anche perché tanto son chiusi) o una città ma un parco.

Un sacco di aperitivi Skype con Cédric and Stephanie.

La cucina con Alessia, sempre via Skype, il Venerdì, lei a Pavia io a Bruxelles. Abbiamo sperimentato un bel po’ di ricette indiane e adesso ci siamo buttate sul messicano! Sono diventata velocissima a fare le tortillas di mais!

Faccio pure il pane, col lievito madre.

Vediamo amici, pochi e selezionati e a distanza o all’aperto o con la mascherina… però li vediamo, e fa tantissima differenza.

Non sono scesa per Natale e credo che a salvarmi dalla tristezza (che mi aspettavo e invece non è venuta) sia stato l’aperitivo fatto con Mariano, rimasto anche lui qui, il 24. Veloce, ma importantissimo, perché Mariano è una di quelle persone che qua in Belgio sono famiglia.

Ho anche fatto una cosa che una volta rifuggevo come la peste: ho preso ferie per stare a casa. Per Natale abbiamo preso quasi due settimane (tanto sennò le perdevamo, poi già non vado in Italia per Natale, fatemi pure lavorare e mi sparo!) e non siamo andati da nessuna parte (tranne un giorno in Olanda dalla mattina alla sera). Abbiamo dormito, mangiato, fatto un sacco di cose in casa che rimandavamo da secoli, ci siamo rilassati, siamo usciti, abbiamo guardato Netflix e giocato alla Switch ed è stato bello!

Con Bram siamo andati via per il mio compleanno, in Olanda nella foresta, ed è stato perfetto, anche se ho pensato che per 5 giorni è favoloso essere in mezzo al nulla ma che non ci vivrei. Poi quando siamo tornati mi hanno festeggiato una sera Mariano e KOK e un’altra sera PLP e KOK ed è stato fantastico!

Certo viaggiare mi manca tantissimo, in certi momenti da levare il fiato, non lo nego. Però nel complesso la sfango.

Rileggendo il giorno dopo mi rendo conto di aver scritto un post un po’ criptico, soprattutto nella parte sulla crisi di Novembre, e siccome mi stanno sul cazzo quelli che scrivono post pubblici criptici (tipo gli status su Facebook “Ohi ohi come sto male” e poi se chiedi che c’è non rispondono) provo a spiegarmi. Fino a ieri sera sarebbe stato difficile, poi ieri sera ho visto una cosa che mi ha fatto capire che invece c’è un modo semplicissimo di spiegare la sensazione che provavo. Molto semplicemente, mi sembrava di vivere nel Giorno della Marmotta (che fra parentesi era, per davvero, ieri), e che avrei continuato a viverci per sempre!

Chiudo con un po’ di foto di questi ultimi mesi.

La Grand Place di notte, sotto le feste.

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In bici sul canale, a Anderlecht.

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La Grand Place di giorno.

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Bram, in Olanda, che cuoce le pizze fatte da me nel forno a legna. Le prime le abbiamo bruciate, poi abbiamo capito!

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In Olanda per il mio compleanno.

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Il festival a cui andiamo tutti gli anni in Islanda quest’anno è stato on line. Noi e un altro gruppo di pazzi appassionati ci siamo messi i maglioni islandesi, abbiamo cucinato il pane nero e la zuppa di pesce, abbiamo creato un gruppo Facebook e ci siamo visti il festival insieme, ognuno a casa sua!

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Passeggiate nella natura / 1.

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Passeggiate nella natura / 2.

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Parc Leopold a Bruxelles. È a 45 minuti a piedi da casa mia ma in zona abitano varie mie amiche. Allora ogni tanto io infilo una banana e dell’acqua nello zainetto e vado a trovarle!

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Una via nel centro, che amo.

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Fuori da un ristorante pop-up che bevo una birra aspettando il take away. Me la ricordo quella serata, è stata bella. Una cosa che non sapevo e che ho scoperto con la pandemia è che un sacco di vie e locali di Bruxelles sono deliziosi!

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Per la prima volta da quando vivo in Belgio, i miei mi hanno fatto il pacco da ggiù!

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In giro in bici con Bram per i 10 anni insieme. Questo è il posto del nostro primo bacio (la seconda volta)!

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Stesso giorno, pranzo al parco.

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D’inverno gli alberi sembrano spogli, ma se si guarda bene si vedono le gemme.

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Ah, il libro è “Chi manda le onde”, di Fabio Genovesi (grazie mille Sandra per avermelo fatto scoprire!).

Road trip! 18-20 Ottobre. A Ancona fra chef stellati, agriturismi puzzacchioni e amiche belle.

novembre 13, 2020

E dunque Domenica 18 ottobre da Oberbozen siamo andati ad Ancona, fermandoci giusto a un autogrill per mangiare una fetta di pizza (sorprendentemente non cattiva!).

A Ancona siamo arrivati presto, per le 15:30 c’eravamo già. Era una bella giornata e ci siamo diretti verso il posto che avevo prenotato per dormire, un agriturismo sulle colline. 

Arriviamo e ci troviamo davanti un grosso cancello chiuso. 

Suono, ci aprono, entriamo con la macchina e sbuchiamo in questo giardino enorme pieno di macchine parcheggiate (tanto che non sappiamo dove mettere la nostra)… e di gente. Tanta gente. Tutta senza mascherina. 

All’aperto e nel giardino di una casa privata, va detto. Era il 18 Ottobre quindi non credo stessero facendo qualcosa di illegale… ma comunque mi sono immediatamente irrigidita.

Il proprietario dell’agriturismo, Daniele mi pare si chiamasse (e comunque noi lo chiameremo così) si avvicina al finestrino di Bram per dirgli dove parcheggiare. Non ha la mascherina. Bram gli chiede di mettersela e lui risponde Ma siamo all’aperto e non se la mette.

Parcheggiamo. Il check in ce lo fa la moglie, Simona, che ci spiega tutto in camera (nostra) in uno spazio di un metro quadro. La mascherina lei ce l’ha, e ovviamente anche noi. Poco dopo, però, la vedo che fa il check in a un gruppo di tedeschi e sono tutti allegramente smascherati!

Sono una iena. Bram va a farsi la doccia e dopo un po’ mi chiama perché l’acqua è fredda (pure!). Normalmente io sono una pippa per questo genere di cose e mi vergogno a andare a disturbare i proprietari, ma in questo caso sono incazzata e contenta di avere una scusa per mandarli a fare in culo. Vado quindi a protestare, Simona sistema qualcosa e l’acqua piano piano diventa calda. Nel frattempo la festa in giardino va avanti. Viene fuori che sono due feste di comunione con tanto di catering!

Mi cambio e usciamo, via da quel postaccio! In programma c’è un aperitivo con la mia amica Costanza e poi cena in un ristorante chic. Non so bene cosa mettermi per la serata e finisco col creare un improbabile look con gonnellina estiva e calze a 80 denari!

Costanza l’ho conosciuta nel 2004. Facevo un master a Bologna, di un anno, in epidemiologia. Il master si svolgeva una settimana al mese e per quella settimana i non residenti a Bologna avevano diritto a un alloggio studentesco. I non-bolognesi eravamo io, Sara con cui dividevo la stanza (romana), Antonio (fiorentino), Antonello (sardo), Valeria (calabrese) e Nadia (romana). Abbiamo ovviamente fatto gruppetto e non so bene come del gruppetto è diventata parte anche Costanza, che essendo anconetana ma vivendo a Bologna da parecchi anni (ha fatto l’università lì) è stata la nostra guida e ci ha insegnato a orientarci fra viuzze strette e osterie goderecce.

La vita ci ha poi portato in giro.

Con Antonello, Valeria e Nadia non avevamo particolarmente legato e ci siamo persi di vista. Ma io, Sara, Costanza e Antonio siamo rimasti amici.

Negli anni siamo finiti a Firenze, Roma, Torino, Londra e Bruxelles.

Sara non la vediamo da parecchio, vive a Roma con Mario e i loro tre bimbi… ma ogni tanto ci sentiamo, e mi ha salvato una volta che mi sono trovata a Roma senza un posto dove dormire durante il Giubileo (ovviamente non ero andata a Roma per il Giubileo, ma essendo quel periodo tutti i posti per dormire erano pieni e quello che avevo prenotato si era rivelato inesistente).

Antonio di tanto in tanto lo incrocio, a Londra dove vive o a Bruxelles.

Costanza è quella a cui sono più legata. Negli anni siamo riuscite a incontrarci, non spesso ma regolarmente. Weekend interi o ore rubate in qualche Posto di Mezzo. Non ci sentiamo tutti i giorni ma non importa, perché quando ci vediamo è sempre bello! Da un po’ d’anni lei lavora a Torino, ma è sempre rimasta affezionata ad Ancona che è la sua città; e la pandemia e lo smart working le hanno dato la possibilità di provare a viverci, e di (ri)scoprire com’è vivere sul mare. Ancona non è solo il posto in cui è nata, lì ha anche la sua famiglia biologica e un gruppo di amici che non sono meno famiglia dell’altra. 

L’ho invidiata un po’ quando ho saputo che è tornata per un periodo indeterminato a vivere a Ancona. Non so cosa ho invidiato. Il tornare, l’Italia, gli amici, il mare?

Ci eravamo date appuntamento in centro, dove parcheggiare non è facile. Alla fine Bram mi ha scaricato e si è immerso nel traffico, e così io ho avuto un poco di tempo da sola con lei. Ci siamo raccontate, per quanto si possano riassumere parecchi anni in mezz’ora. È stato decisamente troppo breve, ma bello. L’ultima volta che ci eravamo incontrate mi era parsa inquieta. Stavolta invece l’ho vista serena. L’impressione che ho avuto è che abbia trovato un suo equilibrio, non l’equilibrio che fa sì che vada tutto bene (e come potrebbe) ma quello che ti permette di navigare senza perdere la bussola anche quando qualcosa non va. Che poi alla fine il senso è proprio quello, no?

Quando Bram è finalmente riuscito a trovare parcheggio… era già ora di ripartire! Un’occhiata veloce al mare e poi io Co’ ci siamo salutate (dandoci appuntamento al giorno dopo) e con Bram siamo andati a cena.

Avevamo deciso di fare una follia e avevamo prenotato al ristorante stellato di Moreno Cedroni, La Madonnina del Pescatore. Ci avevamo pensato un bel po’, perché ovviamente essendo stellato è caro! Ma era un’occasione abbastanza unica. Lui fa pesce, e io ho dei suoi libri di cucina e una delle sue ricette è diventata una dei miei cavalli di battaglia. Eravamo curiosi di provare l’originale e, Bram, di abbuffarsi di pesce crudo, per cui il ristorante è famoso.

Il ristorante è sul mare. Cioè non proprio sul mare, in mezzo c’è la strada. Dentro è curato, le luci soprattutto. Ci hanno accolto gentilmente, misurato la temperatura, fatto disinfettare le mani. Servizio cordiale, niente di strano ma venendo dall’agriturismo puzzone ho molto apprezzato!

La cena è andata dal buono allo spettacolare, con un solo piatto di cui avrei anche potuto fare a meno. Non so se vi interessa ma ci hanno dato il menù e quindi lo scrivo!

Allora, come amuse-bouches (come si dice in italiano?) si sono presentati con un gelato al formaggio, che ho amato perché amo il formaggio in qualunque forma e consistenza.

Poi una palla di brioche ripiena di non mi ricordo che (ah gorgonzola,) (uffa) con sopra un pezzettino minuscolo di acciuga: questa è la cosa di cui avrei potuto fare a meno, perché il pezzettino di acciuga era così piccolo che il sapore si avvertiva appena e la palla di brioche ti riempiva ancora prima di cominciare!

Insieme c’era un Margarita ghiacciato. Evviva!

Si è proseguito con un percorso di 8 crudi tutti diversi. Buoni, sono piaciuti persino anche a me che non sono amante del pesce crudo!

Poi mazzancolle con maionese allo yuzu, cipolla agrodolce e porro affumicato. Un bel piatto e, buffo, la cosa che ci ha colpito di più è stata… il porro!

Penne rigate con burro ai ricci di mare, capesante, erbe e seppia. Ecco queste erano una roba orgasmica che non sono riuscita a finire (ci ha pensato Bram) ma che ancora mi sogno!

Ero un po’ preoccupata di non riuscire ad andare avanti perché ero piena, ma il piatto successivo era così sfizioso che mi sono ripresa: baccalà con salsa ai friggitelli, quinoa croccante e spinaci. Ottimo.

I dolci invece (per quelli c’è sempre spazio, è l’altro stomaco), una sorta di tarte tatin smontata e un millefoglie al gianduia e cardamomo, non mi hanno convinto.

Abbiamo chiuso con una selezione di minuscole praline artigianali a forma di cuore, tutte diverse. Bram ha preso il caffè e io no.

Ecco. Il servizio era gentile – anche troppo entusiasta! – ed è un ristorante che sono contenta di aver provato, una volta nella vita. Anche se, quella pasta col burro ai ricci di mare e quel baccalà che si scioglieva in bocca… 

In tutto questo, verso metà serata io avevo iniziato a smaniare (in toscano “a avere il palletio” – espressione che descrive la sensazione che si prova quando non si riesce a star fermi) e a non vedere l’ora che la cena finisse per potermi alzare e andare a letto. 

La notte ho di nuovo avuto mal di pancia. Non credo fosse la cena, era elaborata ma abbastanza leggera e ho bevuto poco. Secondo Bram la colpa era dell’agriturismo puzzone. Che, fra l’altro, si è rivelato avere le pareti di cartongesso!

Lunedì mattina ci siamo svegliati e siamo rimasti un po’ a letto a cazzeggiare, io che dentro di me cercavo di decidere se scendere a fare colazione o no – meno andavo a giro nell’agriturismo degli smascherati e più contenta ero! Mentre mi rosolavo nell’indecisione Bram a mia insaputa mi aspettava per scendere insieme. Quando mi ha detto Andiamo? io mi sono finalmente decisa e gli ho detto Vai te, io non vengo e lui si è incavolato perché ha scoperto di avermi aspettato per niente!

La colazione, mi raccontano le mie fonti, era a buffet; e appiccicato al bancone del cibo c’era il proprietario dell’agriturismo che si abbuffava del prosciutto destinato agli ospiti e che chiacchierava con chiunque passasse, ovviamente senza mascherina. Mi giurano le mie fonti di non essersi avvicinate al suino. Mi raccontantano inoltre un simpatico aneddoto, e cioè che l’intera famiglia tedesca (che comprendeva tre generazioni) non appena i proprietari si sono allontanati si è gettata sul buffet strillando Presto, presto, facciamo panini! Non giudico, li abbiamo fatti anche noi in Alto Adige (chiedendo il permesso però) ma mi fa ridere!

Fra una cosa e l’altra quando siamo usciti era già abbastanza tardi, e Bram ringhiava. A non migliorare il suo umore hanno contribuito il fatto che tutti gli uffici turistici che dovevano essere aperti fossero chiusi (venendo dall’Alto Adige dove tutto era perfettamente organizzato è stato un po’ uno shock!) e quello che io volevo fermarmi in un bar a fare colazione. Eravamo nervosi tutti e due e l’atmosfera era molto cupa (fra noi, fuori c’era il sole). 

Litighiamo spesso in macchina, perché lui per sfogare il nervosismo dovuto al traffico strilla e insulta la gente (e poi è fuori ed è di nuovo calmo… ma a quel punto sono agitata io) e io che non sopporto sentir la gente urlare mi innervosisco un sacco. Aggiungiamoci che eravamo in Italia e che quindi Bram diceva cose tipo “Fucking Italians who don’t know how to build roads” (non sono cose che pensa, semplicemente lo aiutano a buttar fuori la tensione) e io le prendo tutte personali come se quelle strade le avessi costruite io!

C’è anche da dire che guidare in Italia per Bram è stato stressante. Abituato all’Olanda che è tutta piatta, in Alto Adige si è fatto tutte le stradine di montagna con i tornanti; e in autostrada è diventato matto con i limiti di velocità, perché non li rispetta nessuno e lui che vorrebbe rispettarli si trova regolamente macchine al culo che sfanalano. Una volta ci siamo trovati di notte in un tratto con dei lavori, in cui c’era una corsia sola e il limite era 60, con un camion enorme che ci stava appiccicato e sfanalava e strombazzava a tutto foo! Uno vorrebbe rispettare il limite ma vorrebbe anche non essere speronato da un camion!

Devo dire che siamo rimasti anche un po’ sconvolti quando ci siamo resi conto a fine vacanza di quanto abbiamo speso di autostrada. In Belgio, Lussemburgo e Germania non si paga, in Svizzera sì ma sono 40 euro per tutto l’anno, in Italia ne abbiamo spesi circa 100 per tre settimane!

Tornando a noi, Bram una volta imprecato un po’ è di nuovo a posto e per quanto riguarda me, per placarmi bisogna darmi da mangiare. Abbiamo individuato un bar e ho preso un cappuccino e un cornetto ai cereali con la marmellata di sambuco, e poi abbiamo addirittura trovato un minuscolo ufficio informazioni aperto e così è tornato il sole!

Eravamo a Sirolo e a camminare siamo andati sul monte Conero. Bello, anche se ovviamente completamente diverso dalle montagne altoatesine. Faceva caldo (col nostro solito tempismo ci siamo messi in marcia a mezzogiorno). A un certo punto abbiamo scorto una spiaggetta deliziosa (San Michele) e ci siamo sbiaccati lì, a cazzeggiare e mangiare i panini che ci eravamo comprati. Questa sotto sono io con la barriera che avevo creato per tener lontana la gente che con tutta la spiaggia libera ti passa a 30 cm dal naso!

Siamo rimasti sulla spiaggia un’oretta, poi ci siamo rimessi in cammino. 

Cammina, cammina, per le 16 eravamo di nuovo alla macchina. Avevamo fame, i panini non ci erano bastati. Allora siamo tornati ad Ancona, ci siamo presi due birre e un pezzettino minuscolo di pizza e siamo andati a fare aperitivo sul mare!

E ora vi dico una cosa strana. 

Mi manca il mare, lo sapete no? Apposta in Abruzzo avevo scelto un B&B proprio sulla spiaggia. 

E mi manca la natura. Ho adorato le montagne, non sarei più venuta via.

Ma il mare…

Il mare non mi ha fatto l’effetto che mi fa di solito. Non mi ha trasmesso quella sensazione di pace, di tranquillità che mi aveva invece trasmesso la montagna. È come se la connessione si fosse spezzata. Non so come spiegarlo. Strano!

Queste sotto sono le grotte dei pescatori. 

Finito l’aperitivo ci siamo trovati con Costanza… per un altro aperitivo! Siamo andati in un posto carino e io ho preso un Margarita. Finalmente io e Co’ siamo riuscite a chiacchierare un po’ più con calma, anche se in presenza di Bram. È stato bello! Co’ è una di quelle poche persone con cui mi sento a mio agio sempre, con cui non ho barriere e posso parlare di tutto. Alla fine la cosa bella degli amici è proprio quella, no? Che non importa quanto spesso ci si vede, il feeling che c’è resta.

A cena io e Bram siamo tornati dal nostro grande amico Moreno, ma non nel ristorante chic: stavolta siamo andati al Clandestino, un posto tranquillo sulla spiaggia, questo davvero: i tavoli sono rivolti verso le finestre e le finestre fronteggiano il mare. Ma noi ci siamo andati di sera di Ottobre e non abbiamo visto un bel niente perché era buio! Abbiamo però passato una gran bella serata, con cibo ottimo, atmosfera rilassata e musica indie di sottofondo. Qua sì che tornerei! Anche domani se potessi. A pranzo però, così vedrei il mare!

Martedì mattina check out e partenza. Di nuovo io ho saltato la colazione all’agriturismo e l’ho fatta più tardi in un bar a Sirolo, di nuovo appena saliti in macchina abbiamo cominciato a litigare. Avremmo smesso passato Ascoli Piceno, ma Ascoli Piceno è la prossima puntata!

Nonostante l’agriturismo puzzacchione e le litigate sono contenta di essere andata ad Ancona, e non perché ho mangiato come un porcello ma perché ho visto Costanza. È stata quella la parte più importante, più preziosa del viaggio. Federico, Costanza e gli altri di cui scriverò più avanti.

Ci ho messo due settimane a scrivere questo post, e sono consapevole del fatto che sembra scritto coi piedi. Non trovavo le parole. I due giorni ad Ancona sono stati strani e quindi forse è normale che anche il post lo sia!

INFO

L’agriturismo in cui abbiamo dormito si chiama Il Mandorlo. Non credo ci sia bisogno di dire che non potrei sconsigliarlo di più!

Road trip! 16-18 Ottobre. A Oberbozen fra zucche e succulente.

ottobre 29, 2020

Si giunse dunque ad Oberbozen, dove ad attenderci c’erano Federico, Stefano e una selva non oscura di felci, begonie e succulente! Con tutti gli onori fummo ricevuti, e con dei crostini speck e provola, una vellutata di zucca, degli involtini saporiti e una crostata alla crema goduriosa anzichenò! La crostata, ahimè, nella mia pancia non entrò, ma mi sarei (abbondantemente) rifatta la mattina dopo a colazione.

Fede è uno dei miei amici storici, fa parte del gruppone di Lucca di cui fanno parte anche KOK e PLP. Non sono solo amici, è famiglia. Forse invecchiando sto diventando sentimentale, o forse quest’anno ho passato troppo tempo in Belgio, ma vedere Veronica e Ilaria a Luglio e Federico adesso è stato curare una parte della mia anima che avevo trascurato. Oh come sono poetica oggi! È che è un concetto difficile da esprimere!

Comunque. Siamo cresciuti a Lucca tutti insieme, e poi la vita ci ha portato in giro per il mondo. Non solo la vita, anche i nostri sforzi, diamine! Fede dell’Alto Adige era sempre stato innamorato, e dopo la laurea in architettura ha fatto un master in… ehm… una roba tipo le case autosufficienti dal punto di vita energetico (casa clima credo sia il nome tecnico), e dopo un po’ di struggle fra i monti e una parentesi berlinese è arrivato a fare il lavoro che voleva dove voleva.
Poi siamo noi, e siamo inquieti, e ci chiediamo di continuo se abbiamo fatto le scelte giuste e se sotto sotto siamo davvero soddisfatti. È l’eterna domanda, ma secondo me Fede ha trovato un buon equilibrio, e nel complesso l’ho visto felice.

Quindi. Venerdì sera cena e chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere. E una nuova ossessione per me: i canaloni! Dicesi canalone, appresi, un fiume o torrente ghiacciato che facendo un’escursione può capitare di dover attraversare. Immaginare di camminare su una parete ripidissima, quasi verticale, di ghiaccio! Mettete un piede in fallo e vi ritroverete (voi, o quel che resta di voi) a fondo valle!

Sabato mi sono svegliata presto, non so perché sia successo ma è una cosa che amo. Sono silenziosamente (credo) scivolata in cucina facendomi strada fra la giungla di begonie e ho passato un’oretta lieta a leggere e scrivere sul blog, in solitudine sorseggiando caffellatte. Poi anche gli altri si sono svegliati e un banchetto è stato imbastito!

Dopo colazione siamo andati… a pranzo!
Ma siamo in montagna, e il pranzo va guadagnato, e si guadagna camminando per arrivarci.

La mia idea iniziale era quella di approfittare delle conoscenze montane di Fede per chiedergli di organizzare una bella camminata lunga e impegnativa. Dopo le escursioni fatte con Bram mi ero esaltata e sentivo il bisogno di andare oltre, di osare, di sfidarmi. Io?!
Ma Bram, saggio, mi ha detto. Siamo dai tuoi amici per due giorni. Ci ospitano. Cerchiamo di non fare i diti in culo! Let’s go with the flow, adattiamoci a quello che hanno voglia di fare loro. E così abbiamo fatto, e Bram aveva ragione perché è stato un weekend troppo carino!

Per pranzo abbiamo camminato fino a un maso fra i prati dove ho mangiato, all’aperto, gli schlutzkrapfen più buoni della mia vita! C’erano anche Patrick, un amico di Fede che già conoscevo e che mi piace un sacco, e Markus, che invece non conoscevo ma che mi ha affascinato tantissimo: figlio di un falegname, è cresciuto arrampicandosi sugli alberi dei boschi della Svizzera e attraversa i canaloni a piedi nudi!
Oh ho dimenticato una parte del pranzo: un dolce fritto servito con la marmellata di mirtilli rossi. Non propriamente leggero ma delizioso!

Il pomeriggio è trascorso sereno. Patrick e Markus sono rientrati e io, Bram, Fede e Stefano abbiamo continuato a passeggiare chiacchierando. Da Oberbozen si può continuare a camminare quasi all’infinito! Ogni tanto si arrivava a un bivio e Fede chiedeva, Di lì si continua e di là si va a casa, che volete fare?, e la risposta era invariabilmente Continuiamo!

Abbiamo attraversato boschi, pascoli, paesini, prati e anche laghi. Se non avessimo avuto un appuntamento alle 18 a Bolzano probabilmente staremmo ancora camminando. La giornata era calda e la compagnia piacevole. Una meraviglia!

Siamo tornati a casa verso le 17, il tempo di cambiarsi e via di nuovo: l’appuntamento era a casa di Markus, che ha da poco affittato un appartamentino a Bolzano e aveva organizzato un piccolo aperitivo d’inaugurazione. Saremmo stati gli stessi del pranzo più un collega di Patrick (Patrick e colleghi vengono testati regolarmente al lavoro) e un amico di Fede e company che pare sia più paranoico di me… Con Bram avevamo valutato i rischi e avevamo deciso di andare.
Se non che…
… se non che, in quella mezz’ora in cui sono stata a casa, ho letto un po’ di notizie sul covid sul noto canale di informazione Magico Popone (il gruppo WhatsApp che ho con i miei amici storici, c’è anche Fede) e sono andata un po’ in palla. Ero stanca dopo la camminata e quasi quasi mi sentivo la febbre. Ho un po’ esitato, ma alla fine sono andata. Doveva essere davvero solo un momento di stanchezza, perché giunti a Bolzano stavo di nuovo bene!

L’aperitivo è stato troppo carino. Gli amici di Fede mi piacciono un sacco, e Markus è un ospite perfetto. Aveva preparato dei piattini di prodotti tipici (speck ovviamente, ma anche pane di segale, formaggio di malga, verdure…) e teneva d’occhio i bicchieri perché nessuno fosse mai vuoto. Mi è sembrato una persona sensibile, intelligente ma anche che sa quello che vuole. L’ho già detto che mi è piaciuto tanto?

Dopo l’aperitivo siamo andati… a cena! Ingrasserò 120 kg in questa vacanza! Avevo voglia di pasta, proprio pasta, normale: non tagliatelle, non ravioli, non gnocchi, pasta. L’unica presente sul menù erano delle linguine al ragù di polpo e olive nere e ho ordinato quelle. Erano molto buone, ma le olive erano quelle cattivissime snocciolate gommose che si trovano a volte anche sulle pizze, avete presente? Ma perché? Ma piuttosto non ce le mettere!

La cena mi è piaciuta un sacco, principalmente per merito della compagnia. Markus è cresciuto fra i boschi della Svizzera, l’ho già detto, e poi in val Passiria; Patrick in val Sarentino; e Gianluca è di madre ladina e padre veneto, ed è quindi l’unico dei tre a parlare italiano senza accento. È stato così interessante ascoltare le loro storie, l’Alto Adige è veramente un piccolo mondo a parte! Patrick raccontava delle prime volte in cui dalla valle doveva recarsi con l’autobus nella grande città (Bolzano!), spaventato e incerto e in compagnia di due compari che eran dei cani (espressione sua, non mia!) e che, venendo da valli ancora più profonde, erano ancora più spersi di lui e consideravano lui la guida! E poi le camminate in montagna, le nottate nei rifugi, le discese in slitta… È stato come avere una finestra aperta su un angolo di mondo che conosco molto poco! Oh e una cosa buffa: Markus che è di lingua tedesca e Bram che è di lingua olandese fanno esattamente gli stessi errori quando parlano italiano! Per esempio, dicono “quando” anziché dire “se”!

Verso mezzanotte ci siamo dispersi. Alle case!

Domenica mattina di nuovo mi sono svegliata presto e di nuovo ho avuto il mio momento di pace e tranquillità. Poi colazione tutti insieme e poi ripartenza, con in macchina a farci compagnia una zucca marchigiana gigante!

Trascorrere del tempo, seppur non tanto, con Fede, Stefano e i loro amici è stato bellissimo. Non avrei saputo immaginare un modo migliore di concludere i giorni altoatesini!

E tornando alla zucca, è proprio verso le Marche che ci siamo diretti. Ad attenderci ad Ancona c’erano uno chef, un’amica che non vedevo da troppo tempo e il mare!

INFO

Il maso in cui ho mangiato gli schlutzkrapfen buonissimi è il MoserHof e il posto in cui abbiamo cenato a Bolzano si chiama Franziskanerstuben.

Road trip! 14-16 Ottobre. Cammina cammina, un Orso e una Piccolina…

ottobre 20, 2020

E così da Bolzano ci siamo diretti verso Acereto, facendo tappa a Campo Tures per raccattare qualche volantino che compensasse la nostra mancata organizzazione. Siamo stati fortunati perché abbiamo beccato l’ultimo giorno di apertura dell’ufficio turistico! Accanto all’ufficio c’era una panetteria e siamo stati molto tentati di comprarci qualcosa per colazione, ma abbiamo desistito perché colazione avremmo dovuto farla nel maso accanto a quello in cui avremmo dormito.

Acereto è sopra Campo Tures. Per arrivarci abbiamo percorso una strada di montagna in salita e piena di tornanti. E poi, un tuffo nel blu! Il nostro maso era oltre il centro di Acereto, in alto in alto, sopra alle nuvole! La strada nell’ultimo tratto prima del maso rimaneva ripida e piena di tornanti, e in più diveniva sterrata; e il maso era collegato alla strada principale da una breve stradina sassosa, sempre molto ripida ma stavolta in discesa; il momento in cui il muso della macchina era in alto e bisognava all’improvviso scendere verso il basso era un brevissimo e agghiacciante tuffo nel vuoto!

Ma parliamo del maso. Quando siamo arrivati davanti, in basso, c’erano due contadini; uno ci ha urlato in tedesco che qualcuno sarebbe arrivato per aprirci. È venuto il secondo, e aveva proprio l’aria di uno che non è mai sceso dal monte. Mi ha sorriso e mi ha detto, Io parlare poko italiano, e poi ha spiegato tutto a Bram in tedesco. Quando se ne è andato io ho detto a Bram, Oh cavolo, mi sono dimenticata di chiedergli se ha qualche consiglio per camminate, e Bram mi ha risposto, Non penso proprio che le camminate che fa lui siano quelle che facciamo noi! Dopo un po’ il campanello è suonato ed era di nuovo il nostro ospite: aveva dimenticato di informarci che in frigo c’era una marmellata di mirtilli fatta da lui! La marmellata effettivamente c’era, tutta infiocchettata… e chiusa con tanta forza che la mattina dopo non saremmo riusciti ad aprire il barattolo, in due!

L’appartamento era molto carino e con una vista spettacolare. Guardando in basso si vedeva tutta la valle

ma eravamo così in alto che se invece guardavamo dritto davanti a noi si vedevano i picchi innevati delle montagne!

Sistemate le valigie abbiamo ragionato un po’ su cosa fare il giorno successivo. Le previsioni davano pioggerella fin verso le 16 e poi pioggia vera, così abbiamo deciso di far colazione presto per poi metterci in marcia. Il nostro maso non offriva la colazione e io avevo chiesto approssimativamente centocinquanta volte a Bram di telefonare all’altro per avere la conferma che avremmo potuto far colazione da loro pur non dormendo da loro. Alle 18:30 Bram ha finalmente telefonato.

La tizia al telefono ha gentilmente informato Bram del fatto che i suoi ospiti del momento non volevano la colazione. Bram ha ingenuamente chiesto, Ah, e quindi preparereste la colazione solo per noi? La tizia gli ha riso in faccia e poi ha detto che al massimo poteva venderci un po’ di pane e burro!

Ed eccoci senza cibo né caffè in culo ai lupi, alle 18:40, a 20 minuti di macchina dal villaggio più vicino (Campo Tures, Acereto non conta) in una zona in cui tutti i negozi e i supermercati chiudono alle 19 se non alle 18:30, se non alle 18. Abbiamo urlato Paghiamo domani ciao e siamo schizzati in macchina. Non abbiamo potuto guidare di corsa perché la strada non lo permetteva, ma non so bene come Bram è riuscito ad individuare una scorciatoia e alle 18:59 parcheggiavamo con una sgommata davanti alla Despar e nel minuto successivo facevamo la spesa con i commessi che ci rincorrevano urlando Kiudiamooo! Io mi occupo dello yogurt, tu del pane! ho urlato a Bram, e grazie a questa manovra diversiva che ha costretto i commessi a disperdersi per inseguirci alle 19:01 eravamo in macchina con latte, caffè, filtri per il caffè, burro, yogurt, uva, pane e speck! Scusate commessi scusate!

Per riprenderci dall’emozione siamo andati a cena. Avevo prenotato al Mousefalle (Trappola del Topo), un posto in cui in passato sono stata parecchie volte con i miei amici e di cui conservavo un gran bel ricordo. Come spesso accade il ricordo era più dorato della realtà… Il locale è carino ed ero molto soddisfatta delle regole anti covid, ma il cibo non è eccezionale. Non è neanche cattivo però, tutt’altro, e ho passato una bella serata e ci tornerei con piacere!

E veniamo al giorno successivo, Giovedì 15 Ottobre, compleanno della mia mamma.
La mattina è iniziata con una bella colazione e una non così bella notizia: mia cognata è risultata positiva al covid. Non sta troppo male per fortuna, ma vive con mio fratello e i bimbi nello stesso edificio in cui vivono i miei genitori, e quindi la situazione un pochino preoccupante lo è, per lei per prima e poi per gli altri.

La mia pancia da quando sono in vacanza sta bene. Giovedì mattina mi è salita l’ansia. Indovinate Giovedì notte?
Ho pensato una cosa. Ho pensato che forse dovrei prendere in considerazione la possibilità di fare una terapia per imparare a controllare l’ansia. Perché quando mi sale non so come fermarla e ho un bel provare a fare yoga e guardare video con esercizi di respirazione, non ho gli strumenti.
Ho pensato anche che mi spaventa l’idea di tornare a Bruxelles e trovarmi di nuovo in lockdown (non so se state seguendo la situazione in Belgio, non è rosea) chiusa in casa con i miei pensieri. Allora piuttosto, potendo, il lockdown me lo farei in Alto Adige fra le montagne!

Comunque. Fatta colazione ci siamo messi in cammino. Piano piano l’ansia mi è passata. L’itinerario che abbiamo scelto era abbastanza semplice: le cascate di Riva. È un itinerario che parte da Campo Tures e si fa tranquillamente a piedi, è largo e non presenta difficoltà. Addirittura abbiamo incrociato una signora che lo faceva con la borsetta e le pianelle!

Questa è la prima cascata…

… questa la seconda (un po’ spettinata!)…

… e questa sotto…

… è la terza.

Belle ma facili da raggiungere, la mia voglia di camminare (che non si sa da dove sia uscita!) non era soddisfatta. Per fortuna il percorso continuava e la seconda parte mi è piaciuta di più.

Abbiamo attraversato prati di campagna, campi e boschi. Abbiamo chiacchierato, fatto finta di essere Heidi e Fritz che vanno a un matrimonio giù in paese con la loro mucca Berta e riso. Abbiamo mangiato i panini, bevuto l’acqua e fatto Ooohhh.

Poi oh, chiaro che non è tutto rose e arcobaleni! La parte in salita è faticosa, la discesa non è ideale per le ginocchia; le strade larghe hanno poco fascino, quelle scure nel bosco sono più belle ma portano anche con sé la Paura Che Arrivi un Orso (o un Lupo). Ma i panorami fanno scordare la fatica e le paure. E, forse perché sto invecchiando o forse perché mi sono fatta il lockdown in appartamento, essere in mezzo alla natura per me non ha prezzo!

In questa seconda parte del percorso non abbiamo incontrato un’anima. E alla fine non ha mai piovuto!

In compenso, quando siamo tornati al maso… nevicava! E attaccava pure! Avevo un po’ paura che non saremmo riusciti a uscire di nuovo per andare a cena, invece non è stato un problema. Abbiamo mangiato in un posto che ci è piaciuto e che applicava le regole covid correttamente, e, bonus, la cameriera a fine cena ci ha dato dei fantastici consigli su cose da fare l’indomani! Ah e Bram ha preso il brasato, ci credete che non l’aveva mai assaggiato? Era buonissimo!

Manca una cosa in questa cronaca, e cioè le ore spese a studiare itinerari e cartine! Quello che succede quando si parte disorganizzati! Però una cosa bella dell’Alto Adige è che si cena veramente presto, e spesso alle 20, 21 al massimo, eravamo già di nuovo a casa, nutriti e con ancora tutta la serata davanti!

Venerdì mattina ci siamo svegliati… sopra alle nuvole!

Colazione, check out e poi Riva di Tures, con ancora i capelli umidi dopo la doccia. Un’altra cosa che mi piace dell’Alto Adige è che fuori fa freddo ma dentro c’è sempre un bel calduccio!

Io avrei tanto voluto fare un’altra passeggiata come quella dello Stelvio, ma quel tipo di camminata in genere prende tutto il giorno e tutto il giorno noi non ce l’avevamo. Una mezza giornata sì però, e così siamo partiti, con l’idea di avanzare finché ne avessimo avuto voglia e poi tornare indietro.

Tempo poco abbiamo iniziato a trovare neve.

E nel giro di un’ora eravamo a una malga, aperta! Dall’inizio della vacanza io avevo voglia di mangiare in una malga, ma nel parco dello Stelvio erano tutte chiuse. Era un po’ presto per pranzare e inoltre Bram aveva letto nelle recensioni che quella era carissima. Ma c’era un bel sole e volevamo godercelo e così, ripromettendoci di stare attenti, ci siamo seduti all’aperto.
Un ragazzo in costume tirolese ci ha portato il menù e poi ci ha elencato a voce i piatti del giorno. Sentendomi molto Astuta io ho chiesto i prezzi, perché avevo letto che è proprio con quelli che ti inculano, perché non sono scritti. Io ho preso lo strudel di ricotta, che mi ha un po’ deluso perché la ricotta non era fresca ma un pastone cotto; e Bram le frittelle di mele che erano il dolce del giorno. Erano buone ma erano… tre!, per 8 euro et 50 centesimi. Non so se avete presente ma una frittella = una fettina di mela, quindi abbiamo pagato 8.50 per tre fette di mela. Insomma via ci siamo fatti un po’ inculare anche noi!
Ma alla fine non importa, c’era il sole e si stava bene ed è stata una bella sosta. E le frittelle erano buonissime, avrei potuto mangiarne cinquecento!

A quel punto avremmo potuto tornare indietro o camminare per più o meno un’altra ora fino a un laghetto. Avevamo ancora voglia di camminare e quindi abbiamo deciso di proseguire.

Andando avanti sul sentiero non c’era più nessuno, solo noi; ed era completamente innevato. Era largo, ma ai lati la neve si era ghiacciata; bisognava dunque fare attenzione. Era, inoltre, tutto in salita: leggera ma inesorabile. A un certo punto si è messo a nevicare. Al laghetto siamo infine arrivati, ma era ghiacciato e coperto di neve e non è che si distinguesse molto dal resto del panorama!

E passato il laghetto… abbiamo trovato la vecchia dogana. Il confine con l’Austria! C’erano delle vecchie baracche e la sbarra che si alza e abbassa. Il tutto abbandonato. Trovarsi lì, in mezzo al niente, in un paesaggio silenzioso, deserto, bianco e grigio… è stato veramente surreale. In questa foto Bram sta attraversando il confine.

Abbiamo mangiato un panino seduti sulla panchinetta di quella casupola che si vede in foto (il vecchio controllo di frontiera) e poi abbiamo intrapreso il cammino del ritorno. Avremmo potuto allungare prendendo un sentiero che girava intorno al monte ma iniziavano ad essere stanchi e infreddoliti. La via del ritorno è stata più faticosa, nonostante fosse in discesa.

E poi siamo arrivati alla macchina e ci siamo diretti verso Oberbozen, facendo tappa a Brunico. A Oberbozen ci aspettavano un amicone, una torta alla crema e una zucca marchegiana!

Ma questa è un’altra storia, e bisognerà raccontarla un’altra volta.

INFO

Ad Acereto abbiamo dormito qui.
Il giro delle cascate di Riva è questo, anche se noi poi abbiamo proseguito.
Il giro a Riva di Tures è più o meno questo.
La prima sera abbiamo cenato al Mousefalle, il ristorante della seconda sera (che mi è piaciuto tantissimo) è quello dell’hotel Drumlerhof.

Road trip! Breve intermezzo. 14 Ottobre. Bolzano.

ottobre 17, 2020

Disclaimer: io odiooo scrivere i post con il nuovo editor WordPress! Quando torno sistemo il formatting, per ora ve li beccate così.

Breve post intermezzo. E così, dopo aver arrancato nel fiume secco, abbiamo lasciato il parco dello Stelvio per dirigerci verso la nostra successiva meta e cioè Acereto, un paesino sopra Campo Tures. Per la via c’era Bolzano e abbiamo deciso di fermarci a Bolzano per pranzo con l’idea di coniugare rapporti sociali e gastronomia: a Bolzano c’è un ristorante che ci piace un sacco, il Vögele, e a Bolzano lavora il mio amicone Fede con cui saremmo andati a pranzo. Win-win!

Il Vögele è stato un po’ una delusione perché i tavoli erano abbastanza appiccicati e perché ci hanno messo secoli a servirci (anche se il tris di canederli è sempre buono, specialmente quello di rapa rossa di crema di rafano!). Vedere Fede no che non è stata una delusione! È stato bello!

Dopo pranzo Fede è tornato al lavoro e io e Bram abbiamo fatto un giro per Bolzano. Ma… dopo un po’ io ho iniziato a smaniare. Non volevo essere in città, volevo le montagne!

E così siamo ripartiti. Prossima tappa Acereto!

INFO

Abbiamo pranzato al Vögele. Normalmente è buono, ma in corona times non lo raccomanderei!

Road trip! 11-14 Ottobre. Le avventure di una Piccolina e un Orso nel parco dello Stelvio!

ottobre 15, 2020


Siamo in Italia, negativi tutti e due! Il risultato alla fine ci è arrivato Domenica sera verso le 19, circa 58 ore dopo aver fatto il test. Meno male!

Dove siamo?
Dopo mesi in appartamento senza giardino né terrazzo a Bruxelles, in Alto Adige, la nostra prima tappa, io non volevo l’albergo né la casina nel villaggetto. Io volevo il maso in mezzo al niente, che esco e ci sono Heidi e Annette e le caprette e mi sorridono i monti! Il problema è che questo tipo di maso non sta su Booking, e a trovarne qualcuno ci ho messo un po’. Per prenotare ho provato a chiamare, e pensando che la gente di lingua tedesca in genere ha un buon inglese ho provato a parlare in inglese. Silenzio. Allora ho tentato con l’italiano. Risposte molto molto stentate. Così ho chiesto a Bram di telefonare in tedesco. Ma è venuto fuori che quello parlato qui non è neanche tedesco, è un dialetto del tedesco! Alla fine siamo riusciti a prenotare via email, in italiano. Ci è stato risposto in un linguaggio corretto, forbito, un poco arcaico. Vorrei tanto sapere chi ci ha scritto quelle belle email, perché la signora che ci ha fatto il check in (e che scappa terrorizzata ogni volta che apro bocca) di certo no!
Comunque, siamo a Pram am Stilfserjoch, Prato allo Stelvio, in un maso proprio come lo volevo: l’unico rumore che si sente è quello dei campanacci delle mucche e la notte il cielo è più nero del nero e le stelle ci sono tutte!

Siamo arrivati Domenica verso le 17. Tempo di fare il check in che era già ora di cena, qua si mangia presto. Siamo finiti nel ristorante di un albergo carino dove quattro vecchietti locali giocavano a carte bevendo vino e birra. Quello in cui siamo è un villaggio di montagna che credo abbia un’economia fortemente basata sul turismo… bello vederlo fuori stagione. Per cena ci siamo divisi un piatto di affettati e delizioso speck e poi io ho preso la pasta (ma va’?) e Bram il gulash. L’antipasto è stato un errore, le porzioni erano super abbondanti e quando siamo venuti via stavano esplodendo!
Una volta rientrati ci siamo messi a studiare. Per una sorta di scaramanzia legata al fatto che fino all’ultimo non sapevamo se saremmo partiti o no, questa volta non abbiamo organizzato NULLA. Non avevamo quindi idea alcuna delle possibili escursioni. Ma niente paura, da queste parti l’organizzazione è perfetta! Studiati un po’ di volantini, siamo riusciti ad individuare alcuni sentieri fattibili nella giornata successiva. Fatto ciò, a nanna!

Stamattina (Lunedì) ci siamo svegliati verso le 8:30. La colazione era alle 9 e comprendeva il mondo. Strudel, panini di tutti i tipi, marmellate, yogurt, frutta, burro, uova, prosciutto, formaggio, speck… e sottaceti! Non siamo riusciti a mangiare tutto ma ci siamo fatti i panini per pranzo. Ah, c’erano anche il caffè, il succo di mela e, con mia grande gioia, un grosso bricco pieno di latte caldo! Hurrà!

Essendo pionzi (e anche un po’ stanchi, dopotutto siamo venuti in macchina dal Belgio!) ci siamo messi in marcia solo verso le 11. Il sentiero che abbiamo scelto è uno dei sentieri delle rogge, stretti sentieri che corrono lungo corsi d’acqua antichi di secoli ai piedi delle montagne. Furono scavati centinaia di anni fa e fino al XIX secolo servivano per l’irrigazione dei campi in periodi di siccità. Questi sentieri si snodano senza pendenze notevoli, sono percorribili in tutte le stagioni e sono tra i sentirei escursionistici preferiti della val Venosta di cui sono tipici. Quello che abbiamo fatto noi si chiama Frauwaal e ci è piaciuto un sacco!

Che siamo pionzi l’ho già detto, vero? Secondo la cartina il percorso doveva durare due e mezzo, noi ce ne abbiamo messe quattro! Durante queste quattro ore abbiamo camminato, fatto foto, guardato mucche e caprette, impedito a Bram di raccogliere tutte le pigne secche che vedeva, mangiato i panini e fatto molto Ooohhh!

È stata proprio una bella camminata, e facile pure, abbastanza in basso, prevalentemente in piano, parte nel bosco parte lungo il fiume, meraviglia sempre. Che fortuna che abbiamo avuto col tempo!

Ma onestamente, era esattamente questo il tempo che speravo di trovare. Ottobre può regalare delle giornate meravigliose, e anche se non saranno tre settimane così finché dura me la godo. Finalmente, finalmente vacanze!

Abbiamo deciso di fare le cose con calma e prendere quel che viene. Tipo, avremmo potuto fare l’itinerario di corsa per avere il tempo di farne un altro nel pomeriggio, ma abbiamo deciso di no.

Alle 15 eravamo di nuovo al nostro maso, e abbiamo fatto una cosa che quando viaggiamo non facciamo mai: ci siamo sbiaccati sul terrazzino vista montagne a prendere il sole leggendo un libro!

È durata finché non è arrivata una vespa, poi abbiamo deciso di cambiarci e uscire. Siamo scesi nel paesino per fare un po’ di commissioni, passare dall’ufficio turistico e cenare. Il ragazzo dell’ufficio era fantastico, ci ha dato un sacco di informazioni e a un certo punto per vedere se avrebbe nevicato ha guardato fuori dalla finestra nonostante fossimo in un seminterrato!

A cena siamo di nuovo andati in un hotel e di nuovo abbiamo mangiato troppo! Pensavo che essendo un posto un po’ chic le porzioni sarebbero state più piccole, invece no. Ci siamo divisi un carpaccio con grana e porcini e poi io avrei voluto i tortelli di zucca, ma per evitare lo scorbuto ho preso gli gnocchi alle verdure mediterranee. Solo che le verdure mediterranee si sono rivelate essere… capperi! Bram ha preso la sua amata wienerschnitzel, che poi sarebbe la cotoletta alla milanese, con le patate fritte. Bisognerà che rivediamo la nostra dieta, perché finora le uniche verdure che abbiamo ingerito sono state i sottaceti della colazione!

Martedì, scrivo a pezzi, è stata una giornata spettacolare. Il tempo era bellissimo e dopo aver fatto colazione siamo partiti per fare l’escursione alle malghe (chiuse) di Stelvio e Prato. Questa è una camminata a 2300 metri con un dislivello di 600 metri per una durata di 12 km. Durata prevista 4 ore, quindi per noi che siamo lenti e ci fermiamo a fare le foto e a guardare i fiori 6 (ce ne avremmo messe 5).

Siamo partiti verso le 10:30. Il primo tratto era nel bosco e io avevo molta paura che arrivasse un orso. Mi sono però imposta di andare avanti, non esiste che lasci che le paure governino questa vacanza tanto attesa!

Cammina cammina, siamo finiti in un prato ad alta quota, attraversato da un rio. Che meraviglia!

Alla prima neve ci siamo esaltati e abbiamo iniziato a fare foto come matti.

Non sapevamo che più avanti ne avremmo trovata molta di più! In questa foto sotto potete vedere l’unica cosa che nel corso della giornata mi ha veramente spaventato: una pecora!

L’itinerario è proseguito… e che splendore!

Non abbiamo incontrato praticamente nessuno nel corso della giornata. Eravamo solo noi.
Avevamo panini ed acqua a sufficienza, e le fresche frasche per fare le pipì. Non ci serviva niente!
Il tempo era meraviglioso, soleggiato e non troppo freddo, a tratti addirittura caldo da levarsi la giacca.
Il percorso era abbastanza semplice, senza troppo dislivello, l’unico punto di difficoltà per me c’è stato quando abbiamo dovuto attraversare un torrentello in cima a un cucuzzolo; e quando, verso la fine, dovevamo scegliere fra fare la strada principale a tornanti o tagliarla scivolando lungo il sentiero e abbiamo scelto la seconda e ci siamo distrutti le ginocchia! Alla fine abbiamo ripreso la strada principale e abbiamo incontrato due scoiattoli.

La parola che ho usato più volte nel corso della giornata è stata magic. Perché l’atmosfera immersi nella natura, con i soli suoni dell’acqua che scorreva e della neve che ogni tanto cadeva dagli alberi, con quei panorami stipendi negli occhi, si può solo definire magica! Un incanto.

Abbiamo passato la giornata a dirci quanto eravamo contenti e che dovevamo passare dall’ufficio turistico per ringraziare il ragazzo che ci ha consigliato l’itinerario!

Una persona a dire il vero a un certo punto l’abbiamo incontrata. Un vecchietto, sbucato dal nulla nel mezzo del nulla, che ci ha chiesto “C’è gente?” in italiano. O di dove sarà sortito?

Insomma è stata una giornata bella, bella, bella.

Siamo tornati al nostro maso verso le 16:30. Una doccia al volo per scaldarsi e lavar via la stanchezza, una carezza agli animali (mucche, un cane e parecchie galline che scorrazzavano nel meleto – fornitrici, le prime e le ultime, del latte e delle uova per le nostre colazioni!) e poi via a Glorenza, per fare una passeggiata prima che chiudesse tutto.

Siamo arrivati un po’ al pelo e siamo riusciti a far quattro chiacchiere con una gentile panettiera che ci ha raccontato che quest’anno per la prima volta hanno avuto turisti italiani e che era l’ora che anche gli italiani scoprissero queste zone, a incontrare un pastore che rientrava a casa con le sue due mucche (?) e a congelarci le chiappe passeggiando in attesa dell’ora di cena. Alla fine per sfuggire il freddo siamo andati al supermercato!

Il pastore mi ha colpito molto. Camminava con le sue mucche al crepuscolo nel centro del paesino, nel bel mezzo di una stradina di acciottolato medievale. Sarebbe stato bene in un presepe. Ma in generale, in parecchi dei paesini di queste zone, ci è capitato di scovare stalle nel bel mezzo del villaggio. È un altro mondo.

A cena siamo di nuovo andati in un albergo, dove siamo stati incastrati fra i tavoli dei clienti fissi a mezza pensione. Secondo me abbiamo mangiato molto bene (canederli di spinaci e agnello con verdure), a Bram il posto non è piaciuto tanto perché l’ha trovato un po’ fighetto. Ci siamo divertiti però, è stata una bella serata!

Tornati all’ovile siamo rimasti un poco fuori a guardare le stelle e poi siamo andati a nanna. Che giornata fantastica è stata!

Quella sopra è l’alba, ma se guardate bene si vede anche la luna. Mercoledì era il nostro ultimo giorno nel parco dello Stelvio, verso metà giornata ci saremmo spostati verso un’altra valle.

La sveglia è suonata alle 6:45. Colazione alle 7:30, check out e via verso le cascate! Questa era un’escursione che io avrei molto voluto fare e che non c’era entrata, e allora abbiamo deciso di farla al volo prima di andare a Bolzano. È un giro di 2 ore e mezzo, ma si può anche barare e parcheggiare vicino e allora diventa di 1 ora. Questo è quello che abbiamo fatto noi.

Ah, mi ero scordata un piccolo aneddoto. La sera prima avevamo chiesto alla signora se la mattina dopo avremmo potuto avere la colazione per una persona sola – questo perché avendo programmi per il pranzo non avevamo bisogno di farci i panini. A lei non avevamo dato il dettaglio dei panini e avevamo detto semplicemente “Colazione per una persona sola perché tutto è troppo”. Lei ci aveva guardato con due occhi spalancati come a dire “Ma se fino ad oggi avete sempre fatto sparire fino all’ultima briciola, brutti ingordi”! Abbiamo riso molto immaginando la signora che metteva sui siti degli altri masi l’avviso Non ospitateli, mangiano tutto!!

Torniamo all’escursione.

L’escursione è stata… Un po’ strana! Credo che dopo l’estate il letto del fiume fosse abbastanza secco e la portata della cascata minore. O dico cavolate? Comunque, ci siamo trovati a camminare fra i pietroni! Cioè, no. Non subito.
Prima abbiamo seguito il sentiero a destra del fiume e siamo arrivati fino in cima, proprio sopra alla cascata. Poi avremmo dovuto attraversare la cascata usando l’apposito ponte. E infine tornare indietro usando il sentiero a sinistra del fiume. Solo che… il ponte non c’era! Era stato tolto, probabilmente è lì d’estate e viene rimosso in autunno. In mezzo alla cascata c’era un pietrone scivolone e Bram voleva convincermi a saltarci per usarlo come puntello per poi balzare agilmente dall’altra parte della cascata! Ma dico io, ma siamo matti? Se provo a saltare un ruscello in piano e scivolo, male male finisco nel ruscello e mi bagno, massimo mi slogo una caviglia se proprio ho sfiga. Ma qua eravamo in capo a una cascata! Scivolare avrebbe voluto dire cascare giù dal monte, e nella migliore delle ipotesi ammaccarsi un bel po’ e nella peggiore sfracellarsi la testa contro un masso!
Ora, il problema è che io sono una fia lessa e in queste situazioni il dubbio di stare esagerando un po’ ce l’ho sempre. Non ero sicura che proprio fosse una cazzata saltare, ma ero sicura al 100% di un’altra cosa: che io non ci avrei provato. Non posso però decidere quello che fa Bram, e quindi gli ho detto Te se vuoi andare vai e ci ritroviamo alla macchina. Non ero tanto tranquilla nel dirgli questa cosa, già pensavo che forse era l’ultima volta che lo vedevo. Alla fine, per fortuna, Bram ha provato a toccare la pietra che avrebbe dovuto farci da trampolino di lancio, si è accorto che non era neanche stabile e si è arreso.

Fosse finita lì. Invece avevamo appena iniziato a tornare indietro per la via da cui eravamo venuti che mi ha informato che voleva andare a vedere una cappella che era dall’altra parte del fiume, e che per arrivarci non voleva tornare alla macchina e usare il PONTE, ma voleva attraversare il fiume a piedi. Ora, il fiume era parecchio secco e si era praticamente diviso in quattro torrenti di montagna, e io non volevo di nuovo discutere e quindi gli sono andata dietro… ed è stato così che mi sono ritrovata a zampettare su pietroni umidi cercando di non cascare nell’acqua alle 9 del mattino! Ma ora si può!

Colmo dei colmi, arrivati al quarto torrente non siamo riusciti a trovare un punto per attraversare e abbiamo quindi dovuto attraversare di nuovo i tre precedenti per tornare indietro! Il ritorno ha visto una umiliante scena che aveva per protagonista la sottoscritta a quattro zampe in mezzo al fiume su pietre bagnate che urla Si scivolaaaaa! Alla fine abbiamo fatto quella era la cosa più ovvia, e cioè siamo tornati alla macchina, abbiamo attraversato il ponte e abbiamo raggiunto la cappella, a piedi come le persone normali e non saltellando come i ranocchi!

Insomma l’escursione è stata un po’ deludente. Ma essere all’aria aperta la mattina presto senza nessuno e con le montagne è stato molto bello e nel complesso, nonostante il tiro giocatomi da quel simpatico umorista che è il mio fidanzato, sono contenta di averla fatta!

E questa era la fine dei tre giorni nel parco dello Stelvio. Prossima puntata Bolzano!

INFO

Il maso in cui abbiamo dormito si chiama Mitterhof.
I giri che abbiamo fatto sono, nell’ordine, questo, questo e questo.
La prima sera abbiamo cenato al St. Georg, la seconda al Gallia e la terza allo Zum Goldnen Adler.

Road trip! Forse.

ottobre 11, 2020

Allora la situa è questa. Sono le 10:30 di Domenica 11 Ottobre e io e Bram siamo nella ridente Karlsruhe, in Germania, sul Reno et à côté della Foresta Nera. Se sia ridente o no in realtà non ve lo so dire perché ci siamo arrivati ieri notte all’1 e stamattina non siamo ancora usciti!

Karlsruhe per noi è una tappa. Perché in teoria ci stiamo dirigendo verso l’Italia per un road trip di tre settimane. Ma!

Per chi viene dal Belgio, la Germania chiede un test Covid negativo fatto non oltre 48 ore prima, e l’Italia 72.

Ora, facciamo due conti. Noi saremmo arrivati in Germania Sabato sera tardi e in Italia Domenica nel tardo pomeriggio. Quindi, lasciando stare l’oggettiva difficoltà del trovare un ambulatorio disposto a farti il test anche se non hai i sintomi, ‘sto test quando lo facciamo?
Giovedì è troppo presto per l’Italia, a meno che non lo facciamo la sera tardi tipo a mezzanotte; e anche troppo tardi per la Germania, sempre a meno che.
Venerdì è rischioso perché o ci arriva il risultato entro 36 ore o non siamo in regola quando entriamo in Germania.

Ora non so come siate messi in Italia, ma in Belgio ottenere il risultato di un test in 48 ore è difficile se non impossibile. E infatti ancora non ce l’abbiamo.

L’abbiamo fatto Venerdì mattina alle 9.
In Germania siamo entrati ieri sera tardi e ci abbiamo pure dormito e nessuno ci ha chiesto niente.
Adesso proseguiamo per l’Italia… ma sono passate 50 ore e non abbiamo ancora il risultato.

All’inizio pensavo che in caso di test positivo avremmo fatto marcia indietro e saremmo andati a fare la quarantena a casa nostra a Bruxelles. Ma adesso iniziamo ad essere vicini all’Italia, quindi sto cominciando a pensare che male male potremmo andare a farla a casa di Neil in Maremma se è libera!

Vi terrò aggiornati!

Intanto siamo partiti, non ho ancora il risultato del test ma ho un simpatico aneddoto. Nell’hotel in cui abbiamo dormito c’era la macchinetta del caffè self service, di quelle che pigi caffè o cappuccino o quel che vuoi e metti la tazza e te lo fa. Io avrei voluto il caffellatte, ma il caffellatte ha un nome diverso in ogni paese (lait russe in francese, manchado in spagnolo, galão in portoghese, latte in inglese…) e il cappuccino invece si chiama cappuccino dappertutto; e allora per far prima ho deciso di farmi un cappuccino. Poi però mi sono accorta che fra le opzioni c’era il latte macchiato; e allora ho rifilato il mio cappuccino a Bram e ho messo un’altra tazza e pigiato latte macchiato. Colpo di scena, la macchinetta burlona mi ha dato solo latte! Mesta ho preso la tazza… ma poi la macchinetta ha ricominciato a fare rumore e così l’ho reinserita di corsa sperando nel caffè. Invece: altro latte! Tanto, troppo, che sarebbe senza dubbio traboccato, e quindi ho ritolto la tazza ormai piena e lasciato che il latte scivolasse tra le griglie della malefica macchinetta. Messo via il tazzone di latte mi sono arresa a farmi un cappuccino. Ho pigiato il bottone e la macchina ha strillato MOCACCINO! (?)… e mi ha fatto un espresso. Che io ho versato nel latte! Caffè + latte = caffellatte! Vittoria!

Autunno in Belgio, Primavera nella mia testa(ccia)

ottobre 4, 2020

Mercoledì sono venuti a cena KOK e Mariano. Abbiamo mangiato le polpette di melanzane le tagliatelle al ragù porcello e la tarte tatin. Abbiamo rivisto e commentato nei dettagli tutto il menù di un ristorante segreto che ho fatto di recente (brividini!) e che è stato il primo a casa nuova. Abbiamo chiacchierato e riso a crepapelle.

Giovedì sono uscita con Vincenzo. Non ci vedevamo da prima dell’inizio della pandemia.  Abbiamo bevuto una birra su un tetto da cui si vedeva tutta Bruxelles, salendo a piedi perché non ci eravamo resi conto di quanti scalini erano! Poi hanno messo la musica così alta che non si riusciva più a parlare e allora siamo scappati. Siamo finiti a mangiare un hamburger di pollo fritto fra due waffles vicino a casa mia, all’aperto con la giacca. Poi siamo venuti a casa per tè e torta. Abbiamo parlato delle vacanze, dei rispettivi corsi di spagnolo, di biciclette, di mascherine e del mare. È stata una gran bella serata!

Venerdì sono stata a casa con Bram. Abbiamo guardato un film, I’m Thinking of Ending Things. Pensavo che non vedevo l’ora che finisse, poi pensavo che non mi fosse piaciuto, poi ho cominciato a ripensarci e anche adesso ci sto pensando. Credevo che non parlasse di nulla e mi sto invece rendendo conto che parla di tutto. Fra qualche giorno probabilmente vi dirò che mi è piaciuto moltissimo!

Sabato mattina ho fatto yoga e il pane, e quest’ultimo è venuto proprio bene. 

Non prendo i mezzi e, spostandomi solo a piedi, quando vado in una zona non proprio vicinissima cerco di concentrare tutte le cose che posso fare in quella zona nella giornata.

E così sono andata a piedi a Maelbeek, attraversando il parco, per un massaggio thai di mezz’ora (favoloso).

Poi mi sono diretta verso casa di Rossella. Non ci vedevamo, credo, addirittura dal 2019! Ha una bambina di 15 mesi bellissima che è in quella fase favolosa in cui i bambini sono dei pagliacci. Ride di tutto. È allegra, compagnona, (sor)ridente. Io e Rossella avevamo un anno di storie da raccontarci e due ore non ci sono bastate!

Ma era già ora di andare da Serena, sempre a piedi. L’aria profumava d’Autunno, per la prima volta in questo 2020 bislacco. Da Serena c’erano i ramen, la cassata e c’erano anche Francesco e Emma. Emma ha quattro anni ed è un po’ timida, almeno con me perché non mi conosce bene… ma io so che c’è un’arma segreta che fa sì che si sciolga: i libri! Abbiamo letto accoccolate insieme sul divano, sogghignando davanti a signori di panna, canguri balzellanti e mostri bruciabiscotti. Dopo la cena lei è andata a letto e io, Francesco e Serena abbiamo parlato di Scaramella, Charlie Kaufman e templi indù bevendo un’infusione buonissima, e quando gli occhi hanno iniziato a chiudersi Francesco mi ha riportato a casa in macchina.

Oggi era Domenica e dopo una tarda colazione io e Bram siamo andati a Meise, un parco immenso fuori Bruxelles. L’aria era croccante e Meise era meraviglioso come non mai. A un certo punto ci siamo resi conto che a dieci metri da noi c’era un cervo. Siamo rimasti immobili a ossevarlo per una decina di minuti buoni, noi guardavamo lui e lui guardava noi, all’erta ma tranquillo. È stato un momento magico.

Rientrati a Bruxelles ho fatto una scappata al supermercatino sotto casa mentre Bram metteva su l’acqua per il tè, e mentre lui faceva il tè ho preparato delle sfogliatine pere e mandorle che con forno a 250° ventilato in cinque minuti erano pronte. Adesso ce le stiamo gustando sul divano, con le candele accese e musica in sottofondo, con il tè e una piantina nuova, che abbiamo portato un po’ di Meise a casa con noi. 

Più tardi faccio la pasta con la zucca e le noci.

E niente, dopo un po’ di post lagnosi ho pensato di pubblicarne uno allegro. Perché in questo preciso istante mi sento felice, e mi pareva giusto dirlo!