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Bipolare. Delle sensazioni nell’ultimo mese. E del caffè grasso.

febbraio 18, 2019

Scrivo? Non scrivo? Ho fatto passare talmente tanto tempo e tante di quelle cose si sono accumulate che ogni volta che penso di mettermi a scrivere mi faccio spaventare dall’immensità dell’impresa e mi blocco.

Allora, dovrei partire da Gennaio. Non sono stata bene, e il culmine c’è stato nei giorni di Zurigo.

Praticamente quello che è successo a casa a Natale (scenata del mio babbo in mia presenza) mi è rimasto addosso. Sono tornata in Belgio incazzatissima, e questa rabbia non se ne andava. Al contrario, hanno iniziato a tornarmi in mente episodi di violenza della mia infanzia, cose a cui non pensavo più da trent’anni, e mi sono ritrovata incazzata come una biscia per cose successe nel passato e decisissima a non rimettere mai più piede a casa dei miei.
Questo ovviamente mi ha messo in un impasse: non avevo la benché minima intenzione di rendere la nota la decisione perché questo avrebbe significato una discussione che non ho nessuna intenzione di aprire (parlare col mio babbo è semplicemente impossibile, il muro è più recettivo) ma al tempo stesso non è che posso sperare di non mettere mai più piede in Italia e sperare che nessuno se ne accorga e mi chieda niente…
Mi sono quindi trovata (e sono tuttora, anche se adesso va un pochino meglio) incastrata. Avevo preso una decisione e non ne volevo affrontare le conseguenze, e al tempo stesso sapevo che prima o poi le avrei dovute affrontare per forza, volente o nolente.
Forse la misura della rabbia cieca può essere data dal fatto che non ho pensato neanche per un secondo al fatto che non vedendo più il mio babbo non avrei più visto neanche la mia mamma e i miei fratelli.

Al tempo stesso ho iniziato a svegliarmi la mattina pensando che avrei anche potuto restare a letto tutto il giorno perché tanto la mia vita non sta andando da nessuna parte: mi alzo, vado al lavoro, a volte esco, a volte vado via per il weekend, a volte cucino e poi tutto viene mangiato e poi tutto sparisce, sporco la cucina e la metto in ordine, sporco la cucina e la metto in ordine, e insomma un sacco di movimento e nessun cambiamento. E allora potrei pure star ferma.
Questo mi ha portato a pensare alla mia vita. Cosa mi piace fare? Viaggiare. E allora perché cavolo continuo a vivere nello stesso posto e andare al lavoro tutti i giorni invece di mollare tutto e partire?
Sono stati giorni in cui ogni cosa sembrava parlarmi, e dirmi che la strada da prendere era quella.
Ho letto un libro di Andrea De Carlo, Una di Luna, lo leggevo a Zurigo, nelle belle serate passate nel salotto di Joris con la musica, qualcosa da bere e qualcosa da sgranocchiare, chiacchiere per Bram e Joris sul divano e un libro accoccolata sul tappeto per me. Non è alta letteratura, ma la storia mi ha conquistato. La protagonista vive a Venezia e ha un piccolo ristorante con pochi tavoli in cui cucina con amore utilizzando prodotti locali, e incontra un mago. Sembrava scritto per me. O, più precisamente, sembrava una descrizione della vita che vorrei io. Che ci faccio a Bruxelles a andare al lavoro ogni giorno, perché non apro un ristorante a Venezia e respiro l’aria della laguna tutto il dì?
Ho ascoltato un podcast, mentre correvo sulla neve nel parchetto di Zurigo. Si chiama Sognatori Svegli. Parla di persone che avevano un sogno e non sono rimaste sedute sul divano a sognare ma hanno pedalato per far diventare il sogno realtà – e ci sono riuscite. Nel primo episodio veniva intervistato Francesco Grandis, Wandering Wil, un ingegnere che ha lasciato il suo lavoro a tempo indeterminato per mettersi a, indovinate un po’..?, viaggiare! E ho pensato Vedi, questo è quello che dobbiamo fare anche noi!
Segni, ora non me li ricordo tutti ma vedevo segni ovunque, e smaniavo, e ho deciso di non fare i lavori in casa e tenerci i soldi per qualcosa di più bello e importante, e ho detto a Bram Dobbiamo trovare un modo di partire perché io così non posso vivere più.
La sensazione era molto simile a quella vissuta prima di decidere di partire per IL viaggio. Essere spersa, non sapere dove sbattere la testa. Allora non sapendo avevo messo in discussione tutto, anche Bram. Adesso, essendoci già passata, sapevo quantomeno che è una cosa mia, che lui non c’entra.

Mi sono ritrovata con in testa un gomitolo arruffato. C’erano la situazione con la mia famiglia e tutta questa rabbia, c’erano la smania, il bisogno di mollare tutto e andarsene, e le due cose si mescolavano nella mia testa e non ci capivo più nulla.

Al tempo stesso mi sono riempita di afte. Ora di afte io ho sempre sofferto, ma una ogni tanto, non sette o otto in contemporanea per un mese consecutivo, non faceva in tempo a sparirne una che un’altra appariva! Praticamente la mia ruotine prima di andare a letto era diventata di un’ora, e una buona parte di questa era il tempo che passavo con la bocca tutta storta e la lucetta del telefono tenuto in posizione da una pila di libri a cercare di raggiungere le afte più lontane per metterci il gel (con quella merda di Bram che mi faceva le foto)!
Le cause delle afte non sono chiare, ma le cose a cui sono state collegate sono: carenza di ferro, carenza di vitamina B12, carenza di acido folico e stress emotivo.
Come si dice: it’s not rocket science

Dopo un periodo abbastanza di merda in cui non capivo nulla, negavo parte della situazione e ero veramente simpatica e allegra ed era una gioia starmi accanto (NO) ho deciso di prendere in mano la situazione.

La prima cosa che ho fatto è stata scrivere un’email a una mia amica (Valù, che potrebbe ospitarmi se la prossima volta che vado non voglio stare a casa dei miei) spiegandole un po’ la situazione. E già scrivere mi ha aiutato a mettere i pensieri in ordine.
Ho inoltrato l’email a un po’ di amici e tutti mi hanno detto delle cose che mi hanno aiutato. Quella che mi è rimasta più impressa forse è quella che mi ha detto Vero, che è stata la seguente.
Va bene. Va bene così. Non è obbligatorio avere sempre tutto chiaro e in ordine. Ci sta di avere dei momenti di casino e confusione… e va benissimo così. Accettalo. Passerà.
E questa cosa mi è servita. Mi ha calmato. Ho pensato OK, in questo momento non sono funzionale al 100%. E allora? Funzionerò come posso. Le funzioni vitali sono garantite, tutto il resto in questo momento è superfluo.

La seconda cosa che ho fatto è stata prendere appuntamento dal medico per fare gli esami del sangue, per vedere a cosa potessero essere dovute tutte le malefiche afte. Li ho fatti: tutto normale.

La terza cosa che ho fatto è stata prendere un appuntamento con una psicologa – la stessa con cui avevo già fatto – e concluso – un percorso un po’ di anni fa.
Questa cosa un pochino mi è costata, per vari motivi.
Avevamo già fatto un percorso, e l’avevamo concluso. Di riaprire la scatola, di rimettermi a rimuginare su cose brutte successe tanti anni fa e che credevo di aver superato non avevo proprio la minima voglia. Ma mi sono ritrovata incastrata, e da sola non riuscivo a scastrarmi, e non ho avuto scelta.
Sono andata solo una volta per ora, la seconda è stasera. Mi aspettavo di dover fare un grande e lungo lavoro di analisi, di dover andare a scavare nel passato. Lei però mi ha detto che secondo lei non ci vorrà molto. Quello che è successo, pensa, è che la scenata a cui ho dovuto assistere impotente abbia ritirato fuori la bambina spaventata che sono stata, che ha temporaneamente sostituito l’adulta. Quello che dobbiamo fare è semplicemente ritirare fuori l’adulta e rimetterla al suo posto.

Riassunto per chi non leggeva i blog ai tempi. Quando ero andata dalla psicologa la prima volta lei era riuscita a farmi capire che non sta né in cielo né in terra accettare certi atteggiamenti, che avevo tutto il diritto di incazzarmi e andarmene. E la strategia che avevamo messo insieme era proprio questa, che non appena partiva la scenata io me ne andavo, da amici, o una volta che ero con Bram in macchina sono proprio tornata in Belgio! Questo fino ad ora aveva funzionato. A Natale mi sono trovata impossibilitata ad andarmene (perché stava arrivando una mia amica a pranzo con la sua bimba piccola) e qualcosa si è rotto.

Com’è come non è, da che ho preso in mano la situazione sto parecchio meglio.
Non ho ancora deciso se la prossima volta che andrò in Italia starò dai miei o da Valù, vedremo, ma intanto sono più serena e meno arrabbiata.
I pensieri neri sulla mia vita, la smania, il bisogno di andarmene sono spariti come neve al sole. Ho anche pensato che forse ritrovarmi a insegnare inglese (con accento italiano) a giornate intere in una città trafficata in Vietnam non mi renderebbe felice come credo e magari mi ritroverei a rimpiangere la mia vita, il mio lavoro e il mio stipendio qua a Bruxelles.
A sostituire i pensieri neri è arrivata un’aura di felicità: vado in giro per Bruxelles, vedo un sacco di opportunità e tutto mi sembra bellissimo e poetico. Seguirà post sulle cose fatte nell’ultimo mese. Che suono bipolare lo so da me, non importa che lo scriviate.
Le afte sono sparite, non ne ho più neanche una. Ho le emorroidi perché ho bevuto troppo Margarita ieri, ma questa è un’altra storia e bisognerà raccontarla un’altra volta.

Insomma ho ancora strada da fare, ma quantomeno sono per la via.

E una piccola cosa carina. Con Bram va meglio. Non che prima andasse male. Prima andava bene, e adesso va ancora meglio! Non è fantastico tutto ciò?

La storia del caffè grasso nel titolo eccola qua. Una mattina volevo farmi il caffellatte ma non avevamo latte. Avevamo però della panna. Ho provato a scaldare un po’ di panna con po’ d’acqua e il risultato è stato un caffè in cui navigavano chiazze di, appunto, grasso. Era disgustoso!

Stanchezza

febbraio 12, 2019

Sono giorni in cui sento di dover preservare energie. Ma non fisiche, di testa… È proprio il (mezzo) cervello ad essere stanco!

Sono viva…

febbraio 8, 2019

… ma è un periodo incasinatissimo al lavoro e non riesco a trovare il tempo di scrivere (anche se di cose da dire ne avrei!).
Ho messo qualche ricettina sul blog, tante volte non sapeste che cucinare stasera…
A presto, spero!

Pensiero

gennaio 30, 2019

Non so in quanti di voi lo sappiano, non so se l’ho mai scritto, ma la parola che odio di più al mondo è “famiglia”.
Ci associo tutti gli aggettivi negativi possibili ed immaginabili.
Oh è una cosa mia eh, legata al mio percorso.
Si tratta della MIA percezione.
Il caso dell’omicidio di Marco Vannini è l’esempio perfetto di quello che mi viene in mente quando sento questa parola.

Quattro giorni a Zurigo

gennaio 29, 2019

Tragedia tragedissima, ho finito il libro che stavo leggendo a Zurigo e non ne ho un altro con me, mi aspetta un volo senza un librino! A dire il vero uno nuovo l’avrei comprato, ma è in spagnolo e faccio ancora un po’ fatica a leggere lo spagnolo senza dizionario. Allora scrivo.

Ho passato l’ora di attesa nella zona degli imbarchi a impedirmi di comprare una confezione di cioccolata Lindt da trenta euro, e a leggere il blog di Cristina. Dunque, non so bene quando, forse nel corso del viaggio, mi è stata azzerata la memoria. E io mi sono dimenticata dell’esistenza del blog di Cristina. L’ho ritrovato ieri e mi sono trovata davanti a una miniera d’oro. L’ho spulciato per un’oretta e in quell’oretta ho deciso di leggere una decina di libri, guardare cinque o sei film, ascoltare un paio di podcast e andare in vacanza in Scozia!

Ci sono due post separati che dovrei scrivere, uno su Zurigo e uno su di me. Partiamo da Zurigo va’.

Allora lo posso dire? Zurigo mi ha lasciato tiepidina. L’ho trovata troppo perfetta, in una maniera che fa paura. Dove sono i poveracci? I disperati? I barboni? Esistono, dove li mettono? O non li ammettono?
Non l’ho trovata una città brutta, ma fredda, algida, irreale. Non mi è venuta voglia di provare a viverci per un anno, cosa che mi succede con praticamente tutte le città che visito.
D’estate dev’essere più bella, col sole e il lago. Epperò… boh, non mi ha convinto.
Vogliamo parlare dei prezzi? Dalle tre alle sei volte più alti che nel resto d’Europa. Certo gli stipendi sono proporzionati, e certo io non capisco un cazzo di economia, ma dall’alto della mia ignoranza mi sembra una cosa folle.

Detto ciò, il weekend (lungo, Giovedì sera e ora sono sull’aereo e è Lunedì sera) è stato carino. Eravamo a trovare Joris, l’amico di Bram che è storico dell’arte e che si sposta a seconda di dove lavora. E noi tutte le volte lo andiamo a trovare! Non so se vi ricordate, eravamo stati da lui a Amburgo, e poi a Roma, e stavolta a Zurigo. Con lui stiamo sempre bene. È una persona molto colta, intelligente e divertente, andare in giro con lui è un piacere.

Giovedì arrivo tardo, e quindi solo bevute e chiacchiere, altro non ci voleva.

Venerdì lui lavorava e io e Bram siamo stati in giro da soli. La mattina siamo andati a ben due mercati contadini e abbiamo strabuzzato gli occhi davanti alla bellezza e al prezzo degli ortaggi, e io anche davanti ai banchetti di prodotti italiani tutti uguali identici: ne avremo visti sei o sette e tutti senza eccezione vendevano affettati, formaggi, ravioli e olive. Cliché n’hai?
Abbiamo fatto colazione fuori e abbiamo speso ben 15 euro per due cappuccini e due paste.
Abbiamo girato senza una meta vera e propria, abbiamo pranzato con Joris all’università, abbiamo deciso di andare a fare shopping per poi renderci conto che non ce lo potevamo permettere (abbiamo comprato solo un tagliabiscotti a forma di bassotto!). OK no non è del tutto vero, in un negozio Bram si è comprato un paio di scarpe. Era rimasto solo il suo numero erano scontate da 350 euro a 70 e quando siamo andati a pagarle il commesso ci ha detto che quello per lui era un momento storico perché quelle scarpe erano lì da una vita e nessuno le aveva mai comprate perché non entravano a nessuno – ma Bram aveva proprio il piedino perfetto, e da lì io lo prendo in giro e lo chiamo Cenerentolo!
Abbiamo visto zone fighette e zone un po’ più scrause, il lago e le chiese, l’università e la sua Terrazza con Vista, quartieri perfetti e quartieri industriali, quasi nessun parco (per correre per me!).

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La sera abbiamo cenato con Joris in un ristorante messicano sotto casa sua che avevo scovato su Spotted by Locals. Il cibo era buono e l’atmosfera bella e ne è uscita proprio una piacevole serata! Certo il Margarita ha aiutato. E anche le quesadillas, deliziose!
Dopo cena bevute in un locale (io sono stata Virtuosa e ho preso un succo) e poi bevute a casa e poi che altro, chiacchiere chiacchiere chiacchiere, sia discorsi seri che discorsi trallallero trallallà. Hurrà!

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La mia aria felice era dovuta al fatto che avevo scorto il cameriere in arrivo col cibo!

La notte ha nevicato, Sabato io mi sono alzata presto per andare a correre in un fazzoletto di terra individuato vicino a casa di Joris e ci ho trovato dei vecchietti che osservavano sconsolati il campo da bocce coperto di neve!
Quando sono tornata mi sono fatta una doccia (calda, caldaaaaa!) e poi siamo usciti tutti insieme.

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Volevamo andare a vedere un museo un po’ fuori ma siamo stati rallentati da un cordon bleu, allora abbiamo ripiegato sul più vicino museo d’arte antica, moderna e contemporanea (Kunsthaus Zürich). C’era una bella collezione varia e mi è piaciuto, poi andare per musei con Joris è sempre bello. Ultimamente non ho fatto tante cose arricchenti e mi ci vogliono, ma questo si riallaccia all’altro post che vorrei scrivere.

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Paesaggio con battesimo di Cristo, Domenichino (1603)

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Cabanes blanches aux Saintes-Maries, Vincent van Gogh (1888)

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Winterlandschaft mit Eisvergnügen, Hendrick Avercamp (inizio 17esimo secolo)

La sera non avevamo fame, allora abbiamo fatto un po’ di spesa e siamo andati a casa. Bruschette, musica e vino, ma che si può volere di più? Fra l’altro Joris ha gusti piuttosto eclettici e grazie a lui ho scoperto un bel po’ di bella musica nuova!

Domenica sono di nuovo andata a correre, mentre Bram e Joris dormivano. Sono arrivata a 5 km, ho completato il percorso previsto dall’app! A inizio corsa ascoltavo un podcast di cui poi vi parlerò, interessante ma un po’ lento e facevo fatica a tenere il ritmo, poi sono passata alla musica e ho portato a termine i trentacinque minuti previsti in scioltezza!
Casa, doccia, kebab al volo e poi via al museo dell’arte non europea (Museum Rietberg), quello che avremmo voluto visitare il giorno prima. Lì avevo appuntamento con mio cugino Marco e la sua ragazza Claudia, abitano vicino a Zurigo.
Il museo mi è piaciuto parecchio, ma mi ha anche parecchio stancato, era enorme. C’era un’esibizione temporanea sui tessuti di Tehran, interessante, ma la parte più interessante erano le foto della città e soprattutto dei suoi abitanti nel 1800. Unica cosa, qualche spiegazione in più non avrebbe guastato. C’era un’esibizione sul buddhismo che non mi è piaciuta, l’ho trovata sommaria e disordinata. E poi c’era la collezione permanente, che comprendeva arte dai quattro angoli del mondo. C’erano persino degli ukiyo-e (non in foto)!

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The Song of the Great Land of Wu, Lu Zhi, China, Ming dynasty (dated 1534)

Il museo si trova in una zona molto verde e a visita terminata abbiamo fatto una passeggiata, io chiacchierando con Marco e Claudia che non vedo tanto spesso. Al momento abitano in una zona molto bella ma anche parecchio isolata, e hanno dei cani. Davanti alla loro casa passa un sentiero escursionistico e ci hanno raccontato che una volta, per eccesso di territorialità, uno dei cani si è precipitato verso un escursionista di passaggio e… gli ha fatto la pipì addosso!
Salutati Marco e Claudia io, Bram e Joris ci siamo diretti verso un posto che avevo trovato su Spotted by Locals e che doveva proporre birre artigianali e buoni hamburgers. Il posto non mi è piaciuto per niente, l’atmosfera era fredda, la birra tiepida e l’hamburger, che ho preso vegetariano, il più cattivo che avessi mai mangiato.
Ma la serata è stata bella lo stesso!

Lunedì era oggi, sto scrivendo dall’aereo, partito con quarantacinque minuti di ritardo perché hanno dovuto decongelarlo!
Anche a Zurigo faceva freddo. Sono stata tutto il giorno in giro con Bram, devo dire un po’ senza meta, e a un certo punto dal freddo mi è venuto un gran mal di pancia!
Abbiamo visitato un parchetto (minuscolo) e mangiato in un caffè delizioso lì vicino; e ci siamo arrampicati fino a un punto panoramico.

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Vicino al punto panoramico c’era un bagno pubblico, limpido e splendente come tutto qua; e nel bagno c’erano il simbolo del sapone accanto al pulsante per il sapone, il simbolo del phon accanto al pulsante dell’aria calda per asciugarsi le mani, e il simbolo di una siringa accanto al buco in cui gettare le siringhe usate. Che dire. Efficienza svizzera.
Rientrando abbiamo fatto un po’ di spesa e quando Joris è tornato dal lavoro gli abbiamo fatto trovare la pasta con i broccoli. Era buona!

E anche questo weekend è finito, cioè quasi. Speriamo che all’atterraggio a Bruxelles ci siano ancora treni altrimenti ci tocca farci spennare da un taxi!

Senza titolo

gennaio 24, 2019

Siamo all’aeroporto e c’è un nuovo banchetto tutto di bignè.
Io: Ora mi compro un bel bignolone al cioccolato, yum yum!
Bram: Se vuoi ho una banana nello zaino.

La settimana del mio compleanno continua. Lunedì, Martedì e Mercoledì. E oggi si parte!

gennaio 24, 2019

Stamattina mi sento grassa. Vi succede mai? A me ogni tanto sì, tipo se mangio un po’ di più, o se non… vabbè non lo scrivo, comunque, mi sento grassa e so che passerà, ma al momento mi sento un bidone e non mi piace ecco!

C’è anche da dire che indosso i jeans aderenti e gli UGG, il che non aiuta. Anche qua sono arrivati freddo e neve. In questi giorni ho fatto tante cose che non avevo mai fatto prima:

  • Sabato gli arancini
  • Domenica la corsa sul canale
  • Lunedì e Martedì boh
  • E ieri ho corso nel parco in mezzo alla neve! Non avevo mai corso nella neve! Bello!

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Ho disinstallato Instagram e si vede, non posso più far sembrare belline le foto scrause!

Lunedì siamo tornati dal ristorante giapponese puzzando come un fritkot (baracchina per le patate fritte qua in Belgio). Abbiamo appeso tutti i vestiti, anche il giacchetto e il berretto e la sciarpa, in salotto, e abbiamo lasciato le finestre aperte, e la mattina dopo in casa c’erano 13 gradi!
La cena giapponese era buona ma abbiamo mangiato troppissimo. Abbiamo provato un po’ di cose diverse e ci siamo divisi tutto. Degli spiedini di pollo, delle melanzane con peperoncini e porcello, una cosa che non mi ricordo, del riso con uova e cipollotti e un curry di manzo, curry giapponese eh, è completamente diverso dal curry indiano. C’era un blog che adoravo che spiegava bene la differenza ma, tristezza immensa tristezza, non è più accessibile! Poi uno dice, ti senti cicciona, e ci credo!
Dolce niente, Cenere ci pensavo, nella serie sembrerebbe che i negozi di dolci facciano solo dolci, quello era un ristorante e l’unica opzione dolce sul menù era il gelato al tè verde coi fagioli rossi, che non abbiamo preso perché stavamo esplodendo.

Martedì abbiamo fatto un potluck a pranzo al lavoro, e cioè un pranzo in cui ognuno portava qualcosa, era il nostro pranzo di Natale che siamo riusciti a fare solo il 22 Gennaio. Visto il misto di nazionalità il buffet si è rivelato multiculturale… e delizioso! Avevamo cibo dai seguenti paesi: Belgio (parte fiamminga e parte vallona), Slovacchia, Germania, UK, Filippine, Camerun, Polonia, Canada e Etiopia, mancava l’Italia perché io ero stata dispensata dal cucinare visto che era il mio compleannolo. Il cibo più buono era quello etiope, ma anche quello filippino non scherzava!
La sera Bram aveva l’esame orale di italiano e io non avevo fame visto che avevo scovonato al potluck. Abbiamo deciso che era serata “mia” e mentre lui si sfamava con gli avanzi che avevo portato dal lavoro io ho fatto un’abbuffata di serie. Perché non può essere il mio compleanno sempre?

Ieri era Mercoledì e il Mercoledì lavoro da casa e mi piace perché ho orari più flessibili e se voglio incastrare qualcosa nel mezzo della giornata e finire di lavorare un po’ più tardi solitamente riesco. Oltre a lavorare sono andata a farmi un massaggio, a correre nella neve e la sera a yoga. Ah e ho fatto un’altra cosa mai fatta prima. Volevo svuotare il freezer e ho scongelato della carne, ma poi mi andava la pasta, e allora…

spaghetti & meatballs (yes, ennesimo tentativo di Food Blog, vediamo quanto duro questa volta – probabilmente molto poco).

Il provare cose nuove mi piace. Sul “non procrastinare” sto ancora lavorando!

Oggi dopo il lavoro si parte per Zurigo, il biglietto me l’ha regalato Bram e poi lì ci ospita un suo amico. Chissà se il mio compleanno continuerà anche lì? ^^