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È il mio compleanno e il Mostro della Cucina è qua.

gennaio 21, 2019

Sono tornata a fare le cronache giorno per giorno come le facevo una volta!

È stata una settimana stancante, credo per via dell’esame di spagnolo. Lunedì ho studiato e a dire il vero un po’ anche Martedì mentre ero al lavoro. Martedì sera ho fatto l’esame e credo che tutto sommato sia andato bene.

Piccoli aneddoti, alcune parole non mi venivano e le ho inventate. E poi ho visto che la stessa cosa aveva fatto quella accanto a me.

Grattacielo l’ho tradotto, completamente a caso, con gratacielo (si dice rascacielos).

Frase “se ci fossero meno macchine ci sarebbe meno…”.
Bisognava trovare una parola per inquinamento che non fosse polución (l’esercizio era sui sinonimi). La parola giusta era contaminación ma non mi veniva.
In un impeto di creatività e pensando a Buenos Aires ho provato col neologismo malos aires.
Quella accanto a me ha messo basura (spazzatura)!

Frase “il direttore dirige e un altro tizio scrive il (copione)…”
La parola era guión ma assolutamente non me la ricordavo.
Ho provato con texto.
Quella accanto a me ha messo papel.

Il professore si sarà fatto delle grasse risate!

Comunque, credo che siamo passate entrambe. Dopo lo scritto abbiamo fatto l’orale e quindi finalmente è finita, Bram domani fa l’orale di italiano e io invece sto a casetta sul divano!

Mercoledì lavoravo da casa ed è stata una giornata bella piena perché oltre a lavorare sono andata a correre e a yoga, e è venuto il falegname e sono pure stata a cena da Serena! Praticamente ho cominciato alle 6 e finito a mezzanotte. Bello vedere quelle due sbuffole però!

Nel frattempo avevo deciso che intorno al mio compleanno (che è oggi!) volevo regalarmi, con la complicità di Bram, una piccola coccola ogni giorno.

Rewind. Martedì ci aveva pensato Bram facendomi trovare, al ritorno dall’esame di spagnolo, una busta con varie opzioni che potevo scegliere (scelta multipla eh) che andavano dal massaggio fatto da lui al lavare e stendere (lui non io) la mia biancheria! E Mercoledì pure ci aveva pensato Bram, facendomi trovare dei pastel de nata per colazione.

Forward. Giovedì. Al ritorno dal lavoro ho deciso di concedermi un aperitivello e rientrando mi sono fermata a comprare formaggi e affettati e arrivata a casa ho stappato una bottiglia di vino, da sola. Ebbene è stata una pessima idea! Perché mi è presa la briaa triste! Uffa! E in un momento di incazzatura briaella ho disinstallato Instagram. Questa però si è in realtà rivelata un’idea geniale, perché ci perdevo un sacco di tempo a far… nulla. Lo trovo un social triste in cui non c’è scambio, i commenti controcorrente spesso vengono cancellati o addirittura l’utente che ha il grave difetto di pensare con la sua testa viene bloccato. Che tristezza!

Venerdì sono andata al lavoro e poi a yoga e mentre facevo yoga Bram ha preparato una buonissima cenetta messicana! Sono arrivata a casa alle 21 e ad aspettarmi c’erano un Margarita e:

  • nachos con guacamole appena fatto
  • gamberi saltati con paprika e cumino
  • fajitas con pollo, peperoni e cipolle
  • mousse al mango

Hurrà!

Sabato ci siamo svegliati presto perché alle OTTO è venuto un tizio a installarci Internet nuovo. Quando è andato via Bram ha preparato la colazione: un crostone con spinaci saltati e uova in camicia cotte in una gondolina in silicone tutta blu acquistata per l’occasione (e che è diventata il mio primo regalo di compleanno). Buonissimo! Poi Bram è andato a giocare a calcio e io a correre e a fare acquisti e ci siamo ritrovati la sera da Rossella. Rossella è una mia ex collega e a casa sua si teneva una serata arancini. Sotto la sapiente guida di una ragazza siciliana abbiamo passato ore a formare (difficilissimo!), impanare, friggere e mangiare. È stata una bella serata!

Domenica avevo deciso giornata relax, ma poi è venuto il Mostro della Cucina. Mi ha obbligato a preparare dei biscotti al cioccolato e noci, delle tortine alle mele e il castagnaccio, e è persino riuscito a convincere Bram a prepararmi un pudding ai mirtilli a sorpresa per cui l’ho dovuto aiutare io! La sera avevo in programma una pizza con PLP e volevo anche pulire casa e andare a correre e farmi la doccia e andare a Gare du Nord per la foto di famiglia con i membri della piattaforma che ospita i migranti e siccome i tempi erano stretti Bram ha proposto di andare a corsa fino a Gare du Nord. È stata un’ottima idea! C’era il sole e abbiamo corso sul canale ed è stato proprio bello! Oh e avevo dimenticato, la sera sotto al cuscino ho trovato un voucher per un libro di cucina!

E oggi è Lunedì ed è il mio compleanno, e stamattina nascosto sotto alla colazione c’era un biglietto per il concerto di Ásgeir, e adesso sono in ufficio ma stasera si va a mangiare giapponese. E tanti auguri a me! Che i 41 anni si portino via tutti gli stupidi pensieri grigi che ogni tanto affollano il mio (mezzo) cervellino rosa!

Da Martedì 8 Gennaio a Lunedì 14. Amici, cucina, e studio studio studio, anzi, ¡estudio!

gennaio 15, 2019

Allora, al volo al volo.

Martedì lavoro e poi orribile corso di spagnolo, l’insegnante non si è smentito neanche questa volta.
Era l’ultima lezione prima degli esami, quella di ripasso. Avremmo dovuto rivedere le cose fatte nel corso del semestre insieme. Invece ci ha mollato in mano tre fogli di esercizi, che peraltro stavano sul libro, e poi si è seduto a farsi i cavoli suoi. Cioè ma cosa mi fai venire fino all’università dopo una giornata di lavoro per farmi fare degli esercizi che stanno sul libro e che avrei potuto fare a casa? Inoltre c’era un esercizio che non sapevo come fare e ho chiesto. Era un esercizio sull’uso del passato prossimo, passato remoto e imperfetto, che per me è difficile perché in italiano e spagnolo non funziona esattamente allo stesso modo – per esempio con “ieri” si usa il passato remoto. Insomma, ho chiesto aiuto per capire la regola, e invece lui semplicemente mi ha preso il libro e mi fatto l’esercizio. Ma così cosa imparo? E per di più me l’ha fatto sbagliato!
Un’altra cosa che mi dà ai nervi è la totale disorganizzazione. L’anno scorso a inizio semestre ci erano state comunicate le date degli esami e dei test intermedi. Quest’anno no, ogni volta che c’era un test l’abbiamo saputo solo la settimana prima. Non si tratta tanto di studiare quanto di logistica, quasi tutti lavoriamo e viaggiamo spesso, se io a inizio anno so quando ci sono i test mi organizzo per esserci, altrimenti no. Inoltre non ce li ha mai riportati, quindi non sappiamo se li abbiamo passati, né quali errori abbiamo fatto.
Infine, Martedì 15 c’è l’esame scritto e Martedì 22 l’orale. L’orale si fa a coppie: scegli un compagno, l’insegnante vi dà un argomento e dovete parlare. L’anno scorso le coppie erano state formate parecchio in anticipo, ed erano anche stati fissati gli orari dell’orale, di modo che uno non dovesse passare lì tutta la sera. Tipo, che so, A&B 18:00-18:30, C&D 18:30-19:00, eccetera. Ecco quest’anno le coppie non sono state fatte, suppongo verranno fatte il 22 sul momento, e gli orari non sono stati dati.
Uffa!
Ho però in tutto questo avuto un piccolo colpo di fortuna. Una ragazza slovena con cui chiacchiero ogni tanto in pausa doveva andar via prima e mi ha chiesto, prima di andarsene, le date degli esami. Le ho detto 15 scritto e 22 orale e lei è inorridita, perché il 22 non ci sarà. Allora io le ho proposto di fare l’orale insieme il 15 dopo lo scritto. Abbiamo chiesto al professore e lui ha accettato e quindi non solo so con chi sarò in coppia, ma mi levo pure scritto e orale in una sera sola e il Martedì dopo sono libera! Hurrà!
Rientrata a casa non mi ricordo cosa ho fatto, ma la probabilità che sia morta sul divano con una serie e un jenever alla mela è alta!

Mercoledì lavoro da casa inclusivo di corsetta nel parco e yoga. La sera è venuta Rita a cena e ho preparato, col contributo dei miei amici di Lucca, una cenetta super toscana – cosa inusuale per me perché pur essendo nata e cresciuta a Lucca mia mamma è lombarda e quindi la cucina toscana non mi è poi così familiare. Bando alle ciance, ecco il menù!

  • Trio di antipasti: fettunta (col pane toscano fatto in casa), cecina e pappa al pomodoro
  • Zuppa di farro
  • Tortino di carciofi
  • Castagnaccio servito con la ricotta

Ecco qualche foto. Avevo anche preso una bottiglia di Chianti, ma Rita non beveva e quindi me la sono scolata da sola! La serata è stata carina, non ci vedevamo da tanto ed è stato bello chiacchierare un po’. E mi ha portato i taralli napoletani, con le mandorle!

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Giovedì ho introdotto alla cucina toscana i miei colleghi (portando in ufficio gli avanzi), e anche Bram, abbiamo cenato sul divano con la zuppa di farro rimasta guardando un film… che poi ci siamo ricordati di avere già visto! Si chiama Luca Tanzt Leise, in inglese Dancing Quietly, carino, non mi è dispiaciuto vederlo due volte!

Venerdì… è iniziato il weekend! La sera volevamo studiare per l’esame (lui italiano io spagnolo) ma dopo il lavoro eravamo tutti e due stanchi e alla fine abbiamo rifatto divano e film. Che film? Chi se lo ricorda? Io no! Ah ma sì invece. Abbiamo visto un vecchio film italiano: Una Giornata Particolare, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. L’avevo visto da adolescente e ovviamente vedendolo adesso ho capito tante cose che all’epoca mi erano sfuggite. Che film bello che è.

Sabato mi sono alzata presto e sono andata a correre. Questa cosa che ho cominciato a correre sta distruggendo le mie dormite del fine settimana! Devo trovare una soluzione. Comunque, correre è stato bello, sono arrivata a 15 minuti consecutivi senza pause! Rientrata mi sono fatta una doccia al volo e ho preparato la pasta pomodoro e gorgonzola, sarebbe venuto KOK a pranzo per poi aiutarmi, nel pomeriggio, a studiare spagnolo.
Studiare con lui è stato bello, e soprattutto utile. Credo di aver imparato di più in quattro ore con lui che in un semestre col professoraccio! E volevo anche dirvi che il passato remoto non mi piace ecco.
Verso le 18 ho raggiunto la mia collega Dagmara e la mia ex collega Maria che erano a bere qualcosa in un pub non lontano da casa mia. Ho finito col fare serata lì. Dagmara purtroppo è dovuta andare via abbastanza presto e siamo rimaste io e Maria, abbiamo parlato in spagnolo, mangiato male e bevuto troppo. È stata una bella serata ma ne avrei pagate le conseguenze!

Sabato notte ho infatti dormito malissimo, un po’ credo a causa della cena malsana un po’ causa ciclo. Diciamo pure che non ho dormito un cavolo perché stavo male. Domenica mattina ero uno zombie e allora, con grande tristezza, ho deciso di non andare a correre. Sono stata a casa buonina a studiare spagnolo.
Verso le 12 sono uscita con Bram. Siamo andati al mercato delle pulci a vedere se trovavamo qualcosa per la televisione, ma quando ci siamo arrivati si è messo a piovere e i venditori hanno velocemente messo in salvo tutti i mobili sotto ai tendoni, e quindi non abbiamo visto proprio un bel niente! Allora siamo andati a vedere i negozi dei mobili che ci sono in rue Haute, e dopo giorni che cerco solo “mobiletti stile industriale” mi si è improvvisamente aperto un nuovo mondo: quello dei mobili etnici! Ma quanto starebbe bene in un appartamento tutto acciaio e metallo un bel mobilone indiano tutto colorato?
Eravamo lì che valutavamo incredibili credenze dai colori sgargianti e dall’origine esotica (una sarebbe stato venduto all’asta, domani che nel frattempo è diventato oggi in orario lavorativo, chi ci va per me??) quando ci siamo resi conto che era ora di andare a pranzo. Avevamo prenotato a Le Wine Bar des Marolles, un posto che ormai dai miei racconti dovreste conoscere, lo nomino spesso perché lo adoro. In realtà essendomi svegliata un po’ cionca avevo valutato la possibilità di annullare la prenotazione, ma poi la gola aveva vinto. Ed eccoci quindi, e non ce ne siamo pentiti.
Il weekend hanno un menù pranzo a 15 euro, uno disponibile sia a pranzo che a cena a 30, e sennò si può ordinare à la carte. Il menù a 15 euro era di selvaggina e allora siamo andati su quello a 30. Covoni! Ci siamo sfondati col delizioso pane, il delizioso olio e le deliziose olive e poi a me sono arrivate delle seppioline in crema di peperoni da svenire e a Bram una terrina di lepre; e poi a me un pesciotto con guacamole e patate dolci e a Bram l’onglet à l’échalote, un piatto tipico belga. Col pesce io ho fatto un piccolo errore. Ho letto maquereau e ho pensato Bene è pesce, sarà bello delicato, col guacamole fresco poi, yum yum, e non ho guardato la traduzione. Ora il maquereau è pesce sì, ma è sgombro! Altro che delicato, buono era buono, ma la delicatezza era più o meno quella dell’aringa. È stato però servito col già menzionato guacamole, con un’insalatina e con un vino bianco fresco e un po’ asprigno che era la morte sua. Viva!
Stavamo esplodendo, ma il menù comprendeva anche, a scelta, o formaggio o dolce. Bram ha preso il formaggio, io il dolce. La mia torta al limone meringata era da svenire, ma anche i suoi formaggi non erano per niente male!
Rientrando abbiamo guardato un altro po’ di negozi di mobili (no success) e poi siamo andati ad esplodere a casa.
La serata è trascorsa al tavolino, così:

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E quella di ieri esattamente lo stesso. Piccolo aneddoto, prima di andare a letto.
Io: Bram, hai studiato l’imperativo?
Bram: Stai zitta!

Divano, film belli e film brutti, cene a casa e cene fuori, brunch, corse, spese e incazzature. Ah e la tarte tatin più buona del mondo!

gennaio 8, 2019

Non ho più scritto ma non è che abbia fatto chissà che.

Mercoledì 2 rientravo al lavoro, ma lavoravo da casa quindi il rientro è stato soft. Sono pure riuscita a andare a correre. La sera sono stata a casa con Bram, avevamo un po’ di avanzi della cena del 31 da usare e per usare il brodo, i porri, l’indivia belga e un po’ di formaggi ho preparato una fregola risottata che ci siamo mangiati sul divano guardando se mi ricordo bene gli ultimi episodi di The End of the F**ing World.

Giovedì 3 sono rientrata in ufficio, scordandomi peraltro una candela accesa a casa, fatti i dovuti conti abbiamo pensato che il peggio che sarebbe potuto succedere era una colata di cera sul pavimento e abbiamo deciso di non stare a tornare indietro. La sera quando siamo rientrati miracolosamente la candela era spenta e quindi non ci sono stati danni. Siamo entrambi arrivati a casa tardi e allora pizza e film sul divano. Abbiamo guardato To The Bone, un film un po’ particolare che tutto sommato mi è piaciuto. Il tema che tratta è l’anoressia, che è una cosa talmente lontana da me, dal mio modo di essere, dal mio rapporto col cibo, che proprio faccio fatica a capirla, a concepirla. Ma forse l’errore che faccio è pensare che il punto sia il cibo.

Venerdì lavoro e poi vietnamita, sono arrivata a casa tardi e abbastanza distrutta e Bram pure.
A seguito di quello che è successo in Italia in questi giorni un po’ di fantasmi del passato sono tornati a farmi visita, e non è stato piacevole trovarsi inaspettatamente ad averci di nuovo a che fare. Ora va un pochino meglio.
Insomma Giovedì serviva una serata coccole, e nessuno dei due aveva voglia di cucinare ma alla fine l’ho fatto io, ho improvvisato una pasta pomodoro e gorgonzola (e così ho salvato i pomodori e il gorgonzola) e ce la siamo mangiata sul divano guardando Fantastic Beasts and Where to Find Them. Era esattamente il film che ci voleva!

Sabato abbiamo provato ad aggiustare la doccia. Non abbiamo acqua calda, solo tiepida, e l’idraulico non è venuto ma ci ha spiegato al telefono cosa fare. Dovevamo smontare la doccia, trovare il pezzo difettoso e cambiarlo. La cosa si è rivelata più complicata del previsto e in corso d’opera Bram è dovuto uscire per andare a giocare a calcio e abbiamo finito col chiudere l’acqua e lasciarla chiusa dalle 11 alle 18 e cioè per tutto il periodo in cui lui era fuori. Questa cosa che le partite di calcio siano sempre il Sabato è una rottura di coglioni che non vi potete immaginare. I negozi in Belgio chiudono alle 18 (e cioè quando noi solitamente arriviamo a casa dal lavoro) e sono chiusi la Domenica, dunque se dobbiamo comprare qualcosa insieme l’unico giorno possibile è il Sabato, che però non è possibile perché c’è il calcio dimmerda, che palle! Ma non potevano giocare la Domenica?
Insomma, quando Bram è andato a giocare a calcio io sono andata a correre e poi ho fatto un giro per comprare un po’ di cose che mi servivano – tanto anche se andavo a casa la doccia non la potevo fare!
Ho comprato:

  • lo zathar, i baccelli di vaniglia e un’altra cosa che vi dico dopo in una épicerie deliziosa che si chiama Claire Fontaine
  • due maglioni in un negozio equo e solidale nel Marolles, col fatto che compro solo se sono sicura della provenienza ho due maglioni in croce e in Italia le mie amiche mi hanno fatto gentilmente notare che per una settimana ho usato lo stesso
  • una bottiglia di Prosecco buono, a fermentazione naturale, in un negozio che conosciamo sempre nel Marolles
  • la ricotta fresca, poi vi spiego perché, e la mortadella, dopo 10 anni finalmente ho trovato un negozio che ha la mortadella buona a Bruxelles
  • e forse basta?

Quando sono rientrata Bram non c’era ancora e l’acqua era ancora chiusa, e di conseguenza il riscaldamento non andava, e allora ho fatto una cosa bellissima: mi sono buttata sul divano con una copertina, la stupidissima serie che guardo quando sono da sola, una teiera piena di tè caldo e l’ultima cosa comprata da Claire Fontaine: una tarte tatin. Non era buona, di più. Era una roba da svenire. Volevo lasciarne mezza a Bram, ma era così buona che l’ho mangiata tutta!
Bram non è rimasto a bocca asciutta, però. Quando è finalmente arrivato col pezzo che serviva abbiamo sistemato la doccia (inutilmente: l’acqua è ancora tiepida) e riaperto l’acqua e poi io (dopo essermi finalmente fatta la doccia!) (fredda) ho preparato un aperitivo con i taralli, i formaggi, la mortadella e il Prosecco nuovo. Bram se l’è mangiato sbiaccato sul divano, io cucinando: ho fatto dei ravioli di farina di castagne ripieni di castagne lesse e ricotta che ho poi condito con burro e salvia.
E così ho salvato anche la farina di castagne, le castagne e la salvia!
Film della serata: Rango, un cartone che mi fatto, scusate il francesismo, proprio cagare.
Ecco una foto dei ravioli. Non erano male ma erano un po’ secchini. Come condimento ci sarebbe voluto qualcosa di un po’ più corposo del burro e salvia. Così strozzavano!

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Domenica è stata una giornata piena ma bellina.
Mi sono alzata presto e sono andata a correre. Questa cosa di aver messo la sveglia presto sia Sabato che Domenica mi ha traumatizzato, siamo a Martedì e sono due giorni che arrivo al lavoro in ritardo perché non riesco ad alzarmi! Presto vuol dire alle 9 eh.
Sono rientrata verso le 11, ho fatto una doccia super al volo lavandomi anche i capelli e bestemmiando per l’acqua fredda e poi sono uscita, avevo appuntamento a mezzogiorno al Café des Minimes con KOK e Daniele per brunch. Sono arrivata per prima e siccome dopo aver corso avevo una gran fame ho ordinato un succo e un cestino del pane (che è arrivato con crema al cioccolato, marmellata e, gioia e delizia, burro salato!) e ho ingannato l’attesa sgranocchiando.
Il brunch è andato avanti fino alle 15 ed è stato bello. Non vi immaginate un ricco buffet, si ordina al tavolo e non c’è tanta scelta. Sul menù ci sono un po’ di dolci, il cestino di cui sopra, delle salsicce locali, e poi un piatto con due œufs Bénédicte con patate, un’insalatina e a scelta pancetta o funghi o salmone affumicato. Noi abbiamo preso quello.

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Terminato il brunch sono andata a yoga e poi, verso le 18, sono finalmente rientrata a casa da Bram. Abbiamo sfatto l’albero di Natale, sistemato un pochino casa, poi io mi sono lisciata i capelli e truccata e siamo usciti a cena. Mi sono messa il maglione nuovo e una catenina comprata al mercatino di Natale di un tipo che volevo da tempo: col ciondolo con l’orologio (funzionante). Come quella del Bianconiglio!

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L’idea di uscire a cena era stata mia. Non è che ce ne fosse bisogno, ma se ceniamo a casa ceniamo sul divano davanti alla TV e alla fine non parliamo. Per questo avevo proposto, per una volta, di andare fuori. Niente di chic, siamo andati in un thai vicino casa in cui andiamo spesso carino e buono e non troppo caro. E abbiamo chiacchierato tutta la sera. Missione compiuta!

Da Lunedì le cose hanno cominciato ad andare un po’ mmmeh, cazzate eh, niente di preoccupante.
In pratica mentre io ero in Italia Bram ha comprato una cosa che secondo me non ci serviva senza consultarmi, e cioè una gigantenorme TV nuova. Che al momento è per terra perché non abbiamo un mobiletto TV. Siccome la TV per terra gli dà fastidio, è da quando siamo tornati che mi stressa perché compriamo un mobiletto TV.
Ora, io sto cercando di lentamente riportare l’appartamento dallo stato creato dai proprietari precedenti (chalet di montagna) allo stato originario (loft industriale – sto meditando di scrostare l’intonaco con le unghie per vedere se tante volte sotto ci fossero i mattoncini!). Questo implica che non si vada all’IKEA a comprare il classico mobiletto plasticone, ma che si faccia un’accurata ricerca in negozi di design e mercatini di seconda mano. Questo prende tempo, e Bram smania perché la TV è per terra e gli dà fastidio e continua a mandarmi link (in olandese – e io scrivo It’s in Dutch e glieli rimando indietro) a mobiletti classici che più classici non si può, che sono esattamente quelli che non voglio. Alla fine esasperata gli ho detto Senti, andiamo all’IKEA e vediamo che c’è, e quindi ieri dopo il lavoro siamo andati all’IKEA. All’IKEA ovviamente non c’era nulla e abbiamo perso due ore per niente, perdendo io la possibilità di fare la spesa e Bram l’allenamento di calcio. Siamo arrivati a casa tardi e nervosissimi e nessuno voleva cucinare. Alla fine ha fatto lui la pasta col tonno e l’abbiamo mangiata guardando Derry Girls, ma ero stanca e era tardi e nel tempo libero anziché fare qualcosa di produttivo ho cazzeggiato su Instagram, che è proprio un modo brutto e inutile di passare il tempo, e quindi sono andata a letto sentendomi estremamente nervosa e insoddisfatta.

Stamani mi sono svegliata incazzata. È Martedì ed è la mia giornata blindata, e cioè quella in cui è impossibile fare la qualunque: lavoro e poi vado al corso di spagnolo e quando arrivo a casa sono le 22, i supermercati sono chiusi e la serata è praticamente finita. E io la spesa quando la faccio? L’ho fatta stamattina, e infatti sono arrivata in ufficio alle 10!

 

29-30-31-1 e oggi è il 2

gennaio 2, 2019

Tornata Sabato 29, atterrata alle 11 a Charleroi, mi è venuto a prendere Bram. Ero stanca, sia fisicamente che psicologicamente, i giorni in Italia erano stati un po’ pesanti.
E quindi Sabato non ho fatto quasi nulla! Bram aveva fatto il ragù e a pranzo abbiamo mangiato quello, a cena manco me lo ricordo, quello che mi ricordo è che abbiamo trascorso una notevole quantità di tempo sul divano ^^

Domenica 30 pure abbiamo fatto poco, ma perlomeno abbiamo fatto la spesa per il 31 e siamo andati a correre insieme. Andare a correre con Bram significa metterci più tempo a uscire semplicemente perché lui si sveglia più tardi, ma anche avere più opzioni su dove andare perché lui ha la macchina! Siamo andati al parc du Cinquantenaire ed è stato bellino.

Lunedì 31 abbiamo cucinato insieme per la cena, saremmo stati a casa io e lui ed ecco il menù che avevamo previsto, così come l’avevamo buttato giù:

STARTERS

  • Mushrooms and chestnuts with za’atar
  • Lamb & pistachio patties
  • Sweet potato chips

PASTA

  • Fregola with witlof

SIDE

  • Spicy beetroot, leek & walnut salad

DESSERT

  • Stilton & white Port ice cream
  • Pear sorbet
  • Cantuccini salati con gorgonzola e mandorle
  • Sweet wine

Per le 17 avevamo fatto tutto quello che si poteva fare in anticipo… e a quel punto io mi sono intristita.

Boh. Non lo so perché succede. Credo semplicemente perché, a parte le uscite per spesa e correre, eravamo stati quasi tre giorni in casa senza far molto. E io ho bisogno di fare, altrimenti mi deprimo. È una cosa scemissima, e è per quello che ho tanta paura di invecchiare. Se a far niente mi deprimo, quando non lavorerò più, quando sarò vecchia e magari sola, che farò, mi sparerò?

È una sensazione brutta, che mi prende in realtà abbastanza di rado, stavolta non me la aspettavo e mi sono stupita, avevo passato le vacanze a sognare i quattro giorni a Bruxelles a casa con Bram senza programmi! E poi arrivano e io mi deprimo. Ma sarò locca!

Però insomma, visto che di tanto in tanto questa sensazione mi prende, la conosco e so come contrastarla. Basta uscire e fare qualcosa!
Certo il cielo grigio non è che proprio aiuti eh.

E insomma ho costretto un perplesso, ma fortunatamente coinciliante, Bram, a uscire a bere, due ore prima della cena dell’ultimo dell’anno!

Siamo andati all’Archiduc, un pub carino in centro. Dati il giorno e l’ora non c’era quasi nessuno. Questi pub di solito sono pienissimi e io adoro, adoro trovarli decontestualizzati (neologismo?). Ho preso un Margarita e Bram un Bourbon Sour e poi si stava tanto bene che abbiamo preso altri due Margarita e dopo ero bella contenta!
Basta poco che ce vo’?

Bram questo bisogno di uscire non ce l’ha (bon per lui) e non lo capisce. Per lui avremmo potuto bere a casa. L’alcool ce l’avevamo, ma fra bere io e lui in casa e uscire con le luci e la gente per me c’è tutta la differenza del mondo. Bere in casa non mi avrebbe risollevato il morale, uscire sì. Lui non lo capisce, non vede la differenza. Voi?

E comunque credo che tutta questa manfrina sia semplicemente la mia interpreazione personale del Chi siamo Dove andiamo Da dove veniamo O che si fa!

Ah, prima di andare all’Archiduc ci siamo fermati in un negozio figo, l’avevo dimenticato. E io mi sono comprata una borsa. Tre delle mie borse preferite hanno dato forfait nell’ultimo anno. Due le ho proprio dovute buttare, la terza no ma perdeva pezzi, e continuavo ad andarci a giro seminando striscioline nere. La borsa nuova è bellissima. Non vi dico quanto l’ho pagata, ma è fatta in Belgio e non in Cina e sono riuscita a farmi fare il prezzo dei saldi anche se i saldi non sono ancora cominciati.
E poi ho riavuto i soldi delle tasse! L’anno scorso ho lavorato solo mezzo anno ma ho pagato le tasse per tutto l’anno. Quest’anno l’ufficio finanze ha fatto il conguaglio e ora a Dicembre mi ha reso i soldi che avevo pagato e che non avrei dovuto pagare.
E io ora ho una borsa nuova!

Quando siamo tornati a casa ero un po’ allegrotta, che era esattamente quello che mi ci voleva. E no, non sono alcolizzata, non è che per sollevarmi dalla depressione devo bere, funziona anche fare una passeggiata o visitare un museo, ma il 31 Dicembre nel tardo pomeriggio non è che ci fosse poi tutta questa scelta. Poi a cena non ho praticamente bevuto, anche se avevamo tenuto da parte una bottiglia di vino bono, proprio perché avevo già bevuto prima e non ne avevo più voglia. Visto che non sono alcolizzata! ^^

Insomma, ero un po’ allegra e allora mi sono vestita e truccata per la cena.
Ho un po’ di vestitini che non metto praticamente più. Invecchiando mi è passata la voglia, mi sembra che mi stiano più stretti, che si veda la buzza, non mi ci sento più. Che poi peso uguale a 10 anni fa, forse anche un po’ meno, però boh, non mi trovo più a mio agio.
Ma per stare in casa sono perfetti! Siamo solo io e Bram, e chi se ne frega se si vede la buzza, e poi se proprio sto scomoda posso calciare via le scarpe o anche cambiarmi, e come è bellino vestirsi carina per semplicemente una serata romantica con le candele in casa io e lui?
E mi sono anche truccata, cosa che non dovrei fare per via dell’infiammazione cronica delle palpebre ma insomma per una volta chi se ne frega, e a fine Gennaio faccio 41 anni e non sono certo una figona, però ero contenta del risultato, diverso dal solito tuta e pezzuola, eccomi qua! Serissima, mamma mia! Ne ho anche una in cui sorrido ma si vedono tantissimo le orecchie a sventola (non per niente da piccola mia mamma anziché tesoro o amore mi chiamava Dumbo)!

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La cena è venuta così così.
Il primo antipasto, funghi e castagne al forno con scalogni e zahtar, era buonissimo.
Polpette buone ma non eccezionali, e la salsa di pomodoro non ci stava.
Patate mmmeh.
Fregola buona buona! L’ho risottata con l’indivia (witlof in olandese) e il brodo fatto, per la prima volta in vita mia, in casa!
Insalata bah, che vi devo dire, a me le rape proprio non piacciono, l’unico modo in cui riesco a mangiarle è crude, qua erano arrostite e quindi per me no. Comunque credo che le rape siano l’unica verdura che arrostita o lessata esce uguale identica (e cioè molle e disgustosa)!
Il sorbetto alle pere, fatto da Bram, era delizioso, ne abbiamo ancora in freezer e sono molto felice.
Il gelato al gorgonzola fatto da me aveva la consistenza del Pongo! Mi sa che ho sbagliato qualcosa con la gelatiera, probabilmente il programma. Ed è stata un’idea scema anche quella di ridurre le dosi.
Infine i cantuccini. Fatti io e cotti troppo poco, devo ancora prendere confidenza col forno. Quindi non erano croccanti.

Ecco! Gli antipasti li aveva preparati Bram, il primo e il secondo io e i dolci ve l’ho già detto. Vino dolce e divano con un film, e sapete che, a un certo punto mi sono resa conto che non mi interessava fare il brindisi di mezzanotte (anche se poi l’abbiamo fatto, con radio Studio Brussels), non mi importava della data, mi bastava essere dove ero, a casa con Brammeke sul divano col vino dolce e un film. Film che peraltro non abbiamo finito di vedere, perché come da copione io a metà mi sono addormentata!

Martedì 1 ci siamo svegliati con calma e siamo andati a correre nel parco di Tervuren, che è semplicemente magnifico. È un po’ fuori e Bram diceva che forse per lui non vale la pena di fare 20 minuti di macchina per mezz’ora di corsa, ma per me decisamente sì!

Tornati abbiamo pranzato con gli avanzi, abbiamo fatto la doccia e poi abbiamo finito di vedere il film, che era The Theory of Everything, sulla vita di Stephen Hawking. WOW, non per il film ma per lui, ma che mostro di intelligenza era?

Abbiamo guardato anche un paio di serie in questi giorni. Baby, che mi aveva consigliato KOK e che è pochi episodi e quindi l’abbiamo già finita; e The End of the F***ing World, che abbiamo iniziato ieri sera e che mi sono sognata stanotte!

Per le 15 eravamo corsi, docciati, mangiati, filmati, e di nuovo a me è presa la smania, avevo bisogno di uscire. Era tutto chiuso e pioviscolava e allora siamo andati al cinema. Bram sarebbe molto più volentieri rimasto sul divano a bere tè, e ho apprezzato che abbia fatto uno sforzo per accontentarmi, cioè no, non accontentare me, accontentare la mia follia! Abbiamo visto Shoplifters, in francese Une Affaire de Famille, nessuno dei due titoli secondo me rende la delicatezza del tema trattato. Il film sul momento mi ha lasciato perplessa, ma oggi ci sto ripensando e questo vuol dire che mi è entrato dentro, che qualcosa mi ha lasciato. Bene. Bello. Nota di colore, al cinema c’era un tizio da solo che ha passato tutto il film a russare sonoramente, e due ragazze che estremamente infastidite dalla cosa si sono alzate un paio di volte per andare a insultarlo. Una signora a un certo punto gli ha urlato, dall’altro capo della sala, Rentrez chez vous pour dormir! Sembrava di essere al mercato.

Quando siamo usciti dal cinema stavo un po’ meglio, ma per sicurezza abbiamo deciso di andare a fare una bevuta prima di rientrare. Siamo andati al Cobra e io mi sono sentita un po’ scema perché non avevano quello che volevo e allora ho preso un succo, ma considerando che quello che volevo ce l’abbiamo a casa in frigo avremmo potuto benissimo bere a casa! Anche se non è lo stesso.

La sera avanzi, serie, a letto a leggere una storiellina che ho scritto e inviato a un po’ di amici a Dicembre per poi rimanerci MALISSIMO perché solo uno mi ha risposto (grazie!), pensare che ci avevo messo sei mesi a scriverla. Ma Bram la sta apprezzando e questo mi rende molto felice. È in italiano, lui legge ad alta voce e io l’aiuto se non capisce, ogni tanto pronuncia qualcosa in maniera sbagliata e io lo correggo e poi viene fuori che invece era un errore di battitura mio!

Ultimissima cosa, mi ero dimenticata di una cosa buffa successa mentre ero in Italia.

Allora, io ho tutto qua. Tante gente che conosco che vive all’estero tiene dei vestiti, lo spazzolino, il pigiama… in Italia a casa dei genitori, ma io no. Dunque quando con Ila e Silvia si è deciso di andare alle terme si è posto il problema del costume.

Ho rufolato un po’ e ne ho ritrovato uno vecchissimo, a triangolino con i laccetti, rosso, pure carino, in una scatola. Sarà stato lì da vent’anni, ma la scatola era chiusa e quindi era pulito e in buone condizioni. Per buona misura gli ho dato una lavata, a mano, e l’ho messo ad asciugare. Solo che…

… solo che, per qualche misterioso motivo, lavandolo ha completamente perso l’elasticità! Si è allungato ed allargato tanto, tantissimo, lo slip all’improvviso sembrava un tendone da circo!

Speravo che asciugandosi sarebbe tornato normale, ma così non è stato. Il giorno dopo, quando ho provato a metterlo per andare alle terme, mi sono trovata davanti a due opzioni.
Opzione 1: se tiravo verso l’alto saliva fino alle ascelle e sembravo un sollevatore di pesi dei circhi di una volta, avete presente?
Opzione 2: se lasciavo il punto vita dove deve stare, il cavallo mi arrivava alle ginocchia.

Meno male che Silvia mi ha gentilmente prestato un costume suo!

Gli ultimi giorni a Bruxelles e poi Italia e poi di nuovo Bruxelles!

dicembre 30, 2018

Tornata! Post scritto ieri sull’aereo.

Alla fine non ho più scritto, ma perché gli ultimi giorni a Bruxelles non ho fatto tanto!

Lunedì lavoro e la sera a casa.

Martedì lavoro e poi corso di spagnolo. Non avevo punta voglia di andarci e quando ci sono arrivata e ho scoperto che non c’era neanche lezione ma una festa mi sono un poco imbizzarrita! Poi però mi sono calmata, e a dire il vero la festa è stata carina, avevano ricreato tutte le tradizioni del Natale spagnolo.

Mercoledì lavoro, corsetta, yoga, e la sera sono andata con Bram in un locale di cui il mio amico Andrea è diventato socio. Ombre e cicchetti, è stata una bella serata!

Giovedì lavoro fino a tardi, volevo chiudere un po’ di cose prima di partire per l’Italia. Sono arrivata a casa verso le 19. Valigia, cena e nanna presto, la mattina dopo la sveglia era alle 3!!

I voli delle 7 del mattino da Charleroi sono il male. La sveglia è stata traumatica! Quando mi sveglio così presto mi sembra sempre che il mondo sia un posto orribile. Poi passa eh! Per l’ora di pranzo ero a casa a Lucca. Nel pomeriggio non ho fatto molto, solo i biscotti di Natale con mia nipote Sofi, e la sera sono andata a letto presto perché ero cotta!

Sabato ho dormito e poi sono scesa a fare colazione. Casa a Lucca è una villetta con due appartamenti. Sopra vivono i miei genitori. Sotto mio fratello Roberto con sua moglie Ilaria e i loro bimbi Francesco (2) e Sofia (6) e, a giorni alterni, Martina (15), che a volte sta da loro a volte dal suo papà. Insomma quando sono a Lucca tradizionalmente faccio colazione giù coi bimbi, pranzo su coi miei genitori e ceno fuori coi miei amici. È quasi sempre così! Roby e Ila lavorano in ospedale e in genere o lavora uno o l’altro, dunque io faccio colazione cercando di chiacchierare con l’adulto di torno mentre i bimbi fanno un allegro fracasso. Dunque Sabato colazione giù, pranzo su, nel pomeriggio caffè con Lucio e la sera pizza al volo in città con mio fratello Alessandro. Pizza al volo perché poi suonava la sua ragazza (concerto natalizio gratuito di musica barocca, Elisa suona la viola), siamo andati ed è stato molto bellino!

Non so se vi ho mai parlato della mia famiglia? In breve (sennò non se ne esce).

La mia mamma si chiama Anna ed è originaria di Cremona. Ha studiato scienze naturali, ha insegnato per un po’, poi siamo arrivati noi.
Il mio babbo si chiama Angelo, e mai nome fu più ironico. Ha fatto il medico di famiglia per tutta la vita, poi a Agosto è dovuto andare in pensione e non si dà pace.
Io sono del 1978, e mi conoscete.
Roberto è del 1981. È sposato e ha due bimbi. Vive sotto ai miei genitori, in un appartamento separato. Sia lui che la moglie sono OSS.
Claudio è del 1982. Vive a Lucca con la sua ragazza, Valentina. OSS pure loro, si sono conosciuti tutti in ospedale!
Da notare che Roberto sarebbe laureato in lingue e Claudio in scienze e tecnologie per l’ambiente marino… alla fine nessuno dei due fa quello che ha studiato. Ah e fra Roberto e Claudio corrono esattamente un anno, un mese e un giorno!
E poi c’è Alessandro, che è del 1990. Fra me e lui ci sono quasi 13 anni! Ale fa ingegneria informatica. Gli manca solo un esame, ma ancora prima di laurearsi ha trovato lavoro e quindi adesso lavora (a Pisa, dove vive) e studia al tempo stesso. È un po’ stufo, ma dai Ale che ti manca poco! Sta da tantissimo tempo con Elisa, che è un po’ più piccola di lui ed è musicista (e fa dei befanini buonissimi, ne ho due pacchetti nello zaino, yum yum!).
Eccoci qua? Col punto interrogativo perché ora sono sull’aereo, e non so se a casa a Bruxelles ho foto in cui ci siamo tutti (risposta: NO).

Sapete che rispettiamo alla perfezione la legge di Mendel (che dice, più o meno, che il carattere dominante rispetto a quello recessivo si manifesta in una proporzione di 3 a 1)?

Tre mancini e una destra (io); tre con gli occhi chiari e uno con gli occhi scuri (Roby); tre con i capelli mossi, uno con i capelli lisci (Claudio); tre mori e uno biondo (sempre Claudio)!

Divago, divago, divago.

Un’altra cosa che ho fatto Sabato è stata correre. Pioveva, ha piovuto tutto il giorno, e per semplicità ho deciso di correre in giardino. Fra pozze d’acqua, rami e soprattutto muschio scivolosissimo non so come ho fatto a non ammazzarmi!

Domenica… era il 23. Ho pranzato a casa e nel pomeriggio sono uscita per un tè con Ilaria, Silvia e Veronica. La sera c’è stata la tradizionale cena di Natale con i miei amici, eravamo una quindicina e siamo andati fuori. Cena, scambio regali e poi quattro chiacchiere a casa di Valentina che insegna alle medie e ci ha deliziato con aneddoti di classe. È stata una bella serata!

Lunedì era la vigilia e mi sa che sono uscita solo per andare a correre. Stavolta ho provato a andare sul fiume, dove andavo da ragazzina. Non c’era nessuno e c’erano dei camper vuoti parcheggiati, dunque non ero tanto tranquilla. Poi mi ha chiamato il mio babbo (mentre correvo!) e mi ha detto Stai attenta che ci hanno trovato dei morti ammazzati. Poi il mio zio mi ha detto che ci sono i cinghiali. Ma?! A quel punto mi sono arresa, ho attraversato il ponte e ho corso in cerchio intorno al bar che c’è dall’altro lato.

La sera cena della vigilia e abbiamo cucinato io e Roberto, insieme! La casa in cui vivono lui e Ila era quella della mia nonna e quando lei era ancora viva la cena della vigilia si teneva sempre lì, e abbiamo voluto riprendere la tradizione. Abbiamo fatto gli stessi identici crostini che faceva lei (burro e salmone, gorgonzola e noci e maionese e capperi) e poi siamo andati sul semplice. Una pasta al forno con le verdure al posto dei ravioli di zucca fatti a mano, del pesce arrostito con patate e pomodorini, pandoro e panettone. E poi regali, e ovviamente delirio, e Bram che dall’Olanda mi manda un messaggio vocale che dice Buonasera! Sono Babo Natale, ho lasciato i regali davanto al camino!

Martedì era Natale, ed è stato come da tradizione. La tradizione prevede che vengano invitati gli zii di Balbano, e cioè il fratello del mio babbo con la sua famiglia. Mezz’ora prima del pranzo chiamano per dire che non vengono più. E poi invece vengono! Hurrà!
Che altro ho fatto il giorno di Natale?
Ah ma sì! Il tradizionale tè di Natale con i miei amici, a casa di Luigi! Quello in cui ci si raccontano i regali e gli aneddoti derivati dal pranzo in famiglia, che non mancano mai. Neanche stavolta siamo rimasti delusi! Credo che la palma quest’anno sia andata a KOK.

Un’altra cosa che ho fatto il giorno di Natale, ma anche quelli prima e pure quelli dopo e adesso, è stata pensare un sacco alle due turiste scandinave uccise in Marocco.
Con tutto il dispiacere per loro e per le famiglie, la domanda a cui non trovo risposta sostanzialmente è: dove tracci il confine fra sfortuna e incoscienza?
Le persone che sono morte ai mercatini di Natale, all’aeroporto, in metro, sono state sfortunate.
Se vai a fare trekking in Yemen, ecco, allora direi che sei un po’ incosciente.
Ma trekking in Marocco? In una zona turistica? È una cosa che avrei potuto fare anch’io?
Fondamentalmente è questa la domanda a cui non so rispondere. Quando sono andata in Marocco con Bram volevamo fare trekking. Poi il tempo era brutto, e siamo andati a Fez. Se l’avessimo fatto, come l’avremmo fatto? Avremmo preso una guida? Saremmo andati da soli? Non riesco a ricordarlo.
A colpirmi è stata la crudeltà della cosa. Questa non è una bomba al mercatino di Natale, queste hanno avuto tutto il tempo di rendersi conto dell’orrore di quello che stava succedendo. È questo che mi terrorizza. E poi in Marocco. Non è un paese che io percepisco come pericoloso, ci sono stata e ci tornerei. E quindi? Potrebbe succedere anche a me? Certo non credo che mi metterei a campeggiare da sola in montagna, se non altro per paura dei COBRA (i famosi cobra del Marocco), farei solo cose che io percepisco come almeno relativamente sicure, ma anche loro propbabilmente si sentivano sicure, e quindi, dov’è il confine?

Mercoledì era il 26. Sono andata a correre sulle mura e poi sono tornata a casa e mi sono messa a cucinare, avevo invitato per pranzo la mia amicona Ilaria con la sua bimba quattrenne, Elena.
Mentre cucinavo è rientrato il mio babbo. Aveva bevuto e ha iniziato a fare una delle sue scene in cui ce l’ha con tutti e urla, inveisce e spacca cose.
Allora, io con queste scene sono cresciuta, e infatti non è che abbia un gran bel ricordo della mia infanzia.
Però adesso sono cresciuta. Sono uscita di casa da tredici anni, da dieci vivo all’estero, ho pure fatto un percorso di un annetto con una psicologa che mi ha aiutato a capire certe cose e trovare il mio modo di affrontarle.
Quello che ho capito, in soldoni, è che se il mio babbo è così è così e basta, e io, la mia mamma e i miei fratelli non c’entriamo proprio niente.
Il risultato è che certe scene non le tollero, non le ammetto e non le accetto più. E in genere se succedono mentre sono in Italia vado via, esco o secondo come torno anche in Belgio (è successo, vabbè ero in macchina con Bram e la macchina era parcheggiata in giardino, partire era un po’ più facile che se sei con l’aereo!).
Mercoledì però non mi potevo muovere, perché stava arrivando Ilaria! Sono dunque stata zitta e ho continuato a cucinare mordendomi la lingua (non per paura o niente del genere, paura non ne ho più, ma semplicemente perché quando è così parlarci non serve a niente perché non è un grado di ascoltare). Il pranzo poi è pure andato bene, ma dentro io ero una bestia ed ero abbastanza decisa a cambiare il volo e rientrare in anticipo.
Poi nel pomeriggio io e Ila siamo scese per far giocare Elena con Sofia e Francesco e un pochettino mi sono calmata, e quando il mio babbo, che nel frattempo era collassato sul letto, si è svegliato, gli ho detto che io certe scene non le accetto e che se si fossero ripetute anche solo una volta sarei tornata in Belgio.
Poi sono andata a fare merenda con Ilaria e Elena e la sera sono andata a cena da Valù, e da quel momento in poi ho cercato di stare in casa il meno possibile. Tanto ormai mancavano solo due giorni, Giovedì e Venerdì.

Giovedì sono stata fuori tutto il giorno. La mia amica Ilaria e sua sorella Silvia, altra mia amicona, sono passate a prendermi alle 10 e siamo andate alle terme! Goduria e meraviglia! Mi sono sentita un po’ Leopardi, avete presente, che diceva che la felicità viene dalla cessazione del dolore? Senza gobba, però.
Siamo andata a fare colazione da Pane e Marmellata, un posticino delizioso vicino a casa mia. Io avevo già bevuto un caffè e mangiato un befanino in casa di Roby e a quel punto ero pronta per pizzette e spuma bionda!
E poi siamo andate a Bagni di Lucca. Avevamo fatto un sacco di ricerca per trovare delle terme adatte anche a Elena. Pistoia e Venturina sono all’aperto. A Firenze i bimbi non possono entrare. A Montecatini si può stare solo un’ora. A Pisa bisognava prendere il pacchetto completo con massaggio e altra roba per una cifra totale che si aggirava intorno ai cento euro a persona. Ecco perché alla fine siamo andate a Bagni di Lucca.
Le recensioni erano un po’ miste, si parlava di struttura fatiscente. Ma per noi era perfetta, era esattamente quello che volevamo! C’era una piscina di acqua calda circondata da sedie di plastica e con un tavolino con la tisana, e in acqua c’erano vari bottoni che attivavano getti diversi. La piscina era semi deserta, solo noi e una famiglia, ed era collegata agli spogliatoi e al ristorante. Ma che si puole volere di più? Unici piccoli nei, Elena piccina non toccava e andava tenuta in braccio per evitare che affondasse (ma lei si è divertita un sacco!), e al ristorante la temperatura era ambiente e a mangiare in accappatoio con sotto il costume bagnato mi sono congelata. Però è stata lo stesso una giornata bellissima!
Al ritorno mi sono fatta lasciare… al supermercato. Non per fare la spesa, ma perché lì mi avrebbero raccattato mio zio e mio cugino, verso le 17:30. Destinazione ospedale di Massa. La zia Nilde, la sorella della mia mamma, è stata operata prima di Natale, al cuore. L’operazione è andata bene, ma è stata bella grossa: sostituzione di due valvole e rimozione di un grumo di sangue. Sta bene, ma i primi giorni si sentiva come se le fosse passato sopra un camion ed è rimasta in ospedale una settimana, credo che sia andata a casa ieri. Io sono andata trovarla a Massa perché altrimenti non l’avrei vista! E l’ho trovata bene, in forma, in piedi, chiacchierava, parlava, era solo stufa di star lì, anche perché proprio quel giorno avrebbero dovuto mandarla a casa e poi invece avevano deciso di tenerla un giorno di più. Ormai conosceva a memoria tutti i quadri appesi nel corridoio dell’ospedale (cinque)! Siamo stati lì dalle 18:30 alle 20 ed è stato bello, sono contenta di essere riuscita a vederla.
A Lucca sono arrivata che erano le 21:30. Mi sono fatta lasciare a casa della mia amica Chiara, tutti i miei amici erano lì, avevano preso le pizze. La mia ormai era biscottata ma chi se ne frega, una serata con i miei amici non ha prezzo! E poi Chiara aveva fatto la cecina, e quella sì che era bona da stianta’! E niente, siamo stati lì fin verso mezzanotte a bere liquori fatti in casa e chiacchierare e poi mi ha riportato a casa PLP, e che altro ci vole?

Venerdì era ieri, e prima di pranzo c’è stata una scena molto simile a quella di due giorni prima, solo un poco più pacata, e questo perché stavolta sono rimasta calma io, e sono rimasta calma perché scatenare un casino mi sarebbe dispiaciuto per la mia mamma, e poi perché tanto per pranzo uscivo, via, via dalla gabbia di matti! Sono andata a pranzo con Ilaria, Silvia e Veronica in un agriturismo bellissimo un po’ fuori, verso Verciano, ed è stato fantastico, e di nuovo mi sono sentita un po’ leopardiana! Ma quando sono belle le mie amiche?

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Dopo pranzo ho salutato Ila e Vero, Vero questa volta l’ho vista poco, che peccato, e sono andata in città con Silvia, a fare un po’ di shopping pre partenza: l’olio (che mi ha regalato Silvia ^^) la farina di castagne, i cantuccini, il vin santo…
La sera sarei stata a casa, era l’ultima serata in Italia, stamani la sveglia era alle 6. Mentre ero in città mi ha telefonato il mio babbo e mi ha detto che aveva invitato a cena Alessandro ed Elisa e Roberto con i bimbi (Ilaria cognata lavorava). Ero davanti al Giusti e ho comprato la focaccia.
La mega cena in mio onore era una chiara offerta di pace. Sapete quei fidanzati che prima ti picchiano e poi ti comprano i regali? A me questo meccanismo non va bene, proprio per niente. Solo che… Un fidanzato lo molli, ma con un babbo che fai? È un meccanismo sbagliato, malato, contorto, ma romperlo è difficile, soprattutto considerando che se rompessi con lui dovrei praticamente rompere con tutta la famiglia (e gli altri sono simpatici e gentili!). Io vado via, che altro posso fare? Lui non cambia, non cambierà mai.

E ora sono sull’aereo, e mi dispiace se questo non è solo il post leggero che forse vi aspettavate ma il blog è da sempre uno specchio della mia vita e, cercando per quanto possibile di rispettare la privacy di chi mi sta intorno, io la mia vita racconto, e cerco di farlo onestamente.

E niente, stamattina sveglia alle 6 e a portarmi a Pisa sono stati i miei genitori e così siamo potuti partire da casa verso le 7, avessi preso l’autobus sarei dovuta uscire alle 5:50. All’aeroporto mi sono commossa e ho pianto vedendo tanti genitori che accompagnavano i figli come me, e quindi probabilmente un po’ strana sono anch’io. Ora sono atterrata e il cielo è grigio ma ad aspettarmi c’è Bram! La settimana in Italia è stata bella ma onestamente anche faticosa e io sono un po’ triste ma anche tanto contenta di tornare a casa!

Parco, amici, pensieri, brunch e aperitivo.

dicembre 17, 2018

Voilà, il mio proposito di scrivere tutte le sere è svanito in un battito di ciglia, d’altronde ci sono giornate così piene che riassumerle al volo sarebbe veramente un peccato – già Sabato non ho enfatizzato abbastanza quanto è stato bello vedere sia Serena che Mariano!

È stato un weekend pieno di amici.

Sabato sera sono andata a letto all’1 passata, allora Domenica ho messo la sveglia tardi con l’idea di andare a correre casomai nel pomeriggio (avevo appuntamento alle 12 con amiche per brunch). Però poi alle 9 mi sono svegliata e ho pensato, se faccio colazione al volo riesco a andare ora. Poi ho pensato, però sacrifico la mattinata con Bram, non ci vediamo mai, via non vado. Poi ho pensato, però ho mangiato un pastel de nata a colazione, mmmh, via vado! E sono andata.

Il parco ultimamente è spesso chiuso a causa di manifestazioni. Di solito si tratta dei gilet jaunes, stavolta si trattava del patto di Marrakech. Dunque di quattro volte che sono andata a correre al parco nel weekend:

  • una ci sono riuscita
  • una la metro non si è fermata, non ha neanche fatto l’annuncio, ha semplicemente saltato la fermata a piè pari
  • e due ho corso fra la polizia che si preparava e i cavalli (della polizia)!

Ieri il caso era il terzo e per evitare di avvicinarmi troppo ai cavalli ho fatto dei giri assurdi. Quando sono venuta via erano le 10:50 e per fortuna la metro era ancora aperta, credo che dopo l’abbiano chiusa.

Quindi sono tornata a casa, mi sono fatta la doccia e sono uscita. Avevo appuntamento al Cafè des Minimes, un posto delizioso nel Marolles, con Serena, Romina ed Emanuela. Tutte e quattro abbiamo vite abbastanze piene, loro hanno pure pupi. Riuscire a vederci è stato un regalo.

Emy è arrivata un po’ scossa.

Dunque, non so se avete letto che in Belgio il governo è finito in minoranza a causa del partito nazionalista fiammingo che ha tolto l’appoggio al governo attuale proprio a causa del patto di Marrakech.

Ieri a Bruxelles si tenevano una manifestazione dei nazionalisti fiamminghi contro il patto (che era stata inizialmente vietata ma poi hanno fatto appello) e una contro-manifestazione contro la manifestazione.

Emy è andata alla contro-manifestazione, e poi è venuta via per raggiungerci. Era in bici, da sola, quando ha incrociato la manifestazione. Erano in 5000 (che sono nulla, nulla, ma se te sei sola sono tantissimi) e lei si è fermata con la bici, li ha guardati e ha fatto il segno del pollice rivolto verso il basso. Erano lontani, Emy è coraggiosa ma non scema, e da lontano hanno iniziato a insultarla e tirarle petardi. Lo so che con gente così non ti dovresti neanche mettere, ma capisco anche Emy che non ce l’ha fatta a non fare nulla, e la stimo tantissimo. Non è successo niente, ma capirete che quando è arrivata tremava.

La buona notizia in tutto questo è che questi 5000 vigliacchi avevano in programma, mi ha raccontato sempre Emy, di andare al Parc Maximilen, che è quello in cui si ritrovano i migranti, a tonfarli. 500 migranti, che sono veramente nulla in un paese di 11 milioni di abitanti, e che non hanno fatto niente, contro 5000 stronzi. Vigliacchi, e pure codardi. Ma insomma la piattaforma cittadina di cui facciamo parte anche io e Bram si è attivata ed è riuscita a sistemare tutti i migranti nelle case della gente, di cittadini comuni che hanno offerto protezione e rifugio. E dunque il parco era vuoto!

Questo mi fa venire in mente che non vi ho più raccontato niente dell’ospitalità. Da quando viviamo a casa nuova non abbiamo più ospitato causa mancanza seconda camera, ma a casa vecchia nel periodo in cui non ho scritto un altro po’ di volte l’abbiamo fatto.

C’è stata un’esperienza strana che ci ha fermato per un po’. Una sera sono arrivati due cugini libanesi (fra parentesi, non ditelo a Bram ma uno era un fio, ma un fio..!). Simpatici, gentili, parlavano quel minimo di inglese che ci ha permesso di comunicare, abbiamo cenato insieme, hanno guardato la partita con Bram, insomma ci siamo trovati bene, così bene che abbiamo chiesto se volessero tornare la sera dopo. Tutti contenti ci ringaziano tantissimo e dicono di sì. La sera dopo tornano, e uno si mette a cucinare con me (ha preparato un tajine da svenire!) e l’altro in salotto a chiacchierare con Bram. Parlando sia io che Bram chiediamo come siano arrivati in Belgio. E danno due versioni diverse, due percorsi diversi. Uno dice barcone fino a Lampedusa, l’altro cita la rotta balcanica. E avevano detto di aver viaggiato insieme. Li confrontiamo e viene fuori che in realtà uno è algerino e uno marocchino, che sono a Bruxelles da anni, che hanno vissuto in uno squat ma adesso lo squat è stato chiuso e non sapevano dove andare e allora si sono uniti ai migranti del parco.

Ora al di là della perplessità iniziale io non me la sono presa più di tanto. Sei in una situazione diversa, meno disperata della maggior parte della gente che è approdata in casa nostra. Ma di fatto un posto dove dormire non ce l’hai neanche te. Insomma per me è stata una cosa un po’ spiazzante, molto inaspettata, certo scoprire che avevano mentito non mi ha fatto piacere, però ho capito le motivazioni, e alla fine da un certo punto di vista ci siamo trovati meglio con loro con cui potevamo comunicare e che hanno cucinato e lasciato la camera in cui hanno dormito in condizioni impeccabili che con altri con cui lo scambio è stato zero. Certo che non ospito per avere dei momenti di condivisione, non è quella l’idea, però insomma l’episodio per me non è stato gravissimo, il sistema è basato sulla fiducia e queste cose capitano. Bram si è incazzato come una iena però, e per un po’ non ha più voluto ospitare.

Dunque per un po’ non abbiamo ospitato. E non farlo era più facile. Meno organizzazione, meno discussioni con Bram che accetta di ospitare ma vorrebbe che la sua vita quotidiana non ne risentisse, e certo che un po’ ne risente, come fa a non risentirne, mica sono dei fantasmi.

Ma poi è uscito un articolo su La Stampa, questo qua:
https://www.lastampa.it/2018/01/04/esteri/un-migrante-a-casa-per-una-notte-cos-bruxelles-riscrive-laccoglienza-MGTLy36Joo0J1IcR41YvSM/pagina.html

E leggere l’articolo mi ha fatto ricordare quello che un po’ avevo dimenticato, e cioè quanto, oltre che faticoso, sia bello.

E quindi abbiamo riaperto le porte, e il vento ci ha portato dei ragazzi eritrei che hanno causato la mia comparsa improvvisa, in pigiama e ciabatte, nel ristorante etiope sotto casa, alle undici di sera, chiedendo se per favore per favore potevano vendermi un po’ d’injera – volevo accoglierli con un sapore noto; e dei ragazzi sudanesi con cui ci siamo trovati così bene che li abbiamo ospitati per tutto il weekend, lasciandoli a casa soli quando eravamo fuori. E adesso non mi ricordo più chi altro, ma sono contenta che abbiamo ricominciato. E dà dipendenza, più lo fai più lo vorresti fare.

Ecco, ho scritto un altro pezzettino per coprire il buco che c’è stato nel periodo 2017/2018 in cui praticamente non ho scritto mai, più o meno il periodo immediatamente successivo al viaggio.

Tornando a ieri, il brunch è stato molto piacevole, e anche buono! Serena, Romina e Emanuela sono delle persone belle e dovrei frequentarle più spesso.

Verso le 16 sono rientrata. E che ho fatto? Vediamo.
Ho fatto dei biscotti che poi ho nascosto per metterli sotto l’albero per Bram (quest’anno abbiamo deciso di non farci regali).
Ho lavorato al racconto.
Ho consultato un sacco di libri di cucina, insieme a Bram, per mettere insieme un menù per capodanno (saremo solo io e lui).
Ho cucinato dei ceci e messo insieme un aperitivo che abbiamo mangiato sul divano bevendo Bordeaux e finendo di guardare Colazione da Tiffany.

E poi sono andata a nanna.

Molto molto soddisfatta del weekend!

Volete vedere il look da sfigata con cui vado a correre? Eccolo qua! Notare l’accozzaglia di colori. Ma che mi sarà venuto in mente di comprare le scarpe rosa? Questa foto me l’hanno fatta due gentili giapponesine che passavano!

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Pranzi luculliani, pseudo mercatini e pesto di piquillo.

dicembre 16, 2018

Oggi.
Sveglia.
Colazione.
Corsa nel parco.
Doccia.
Pranzo da Little Asia con Serena. 12:30-15:30!! Essendo un’occasione unica ho preso il menù degustazione coi vini abbinati. Sono ancora piena!
Giretto su chaussée d’Ixelles, con tappa a uno pseudo mercatino di Natale giapponese che aveva solo kimoni.
A casa in teoria a riposarmi, in pratica a stendere lavatrici e cucinare. È venuto Mariano a cena, ecco cosa ho preparato:

  • antipasto misto di affettati, formaggi, anacardi e hummus fatto in casa
  • fusilli al pesto di piquillo
  • torta a strati di meringa alle noci, crema al caffè e cioccolato

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È stata una bella giornata! Però piena, non mi sono fermata un attimo!