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Sonno e Leiden ed effetti collaterali

novembre 16, 2017

OK mattinata un po’ difficile. E dovrei fare un sacco di cose che poi Venerdì e Lunedì sono in ferie (Italia). Ma ho sonno!

Ieri dopo il lavoro sono andata a Leiden e ho fatto serata con Gloria. Bello!! Stamattina poi mi sono alzata alle 5:30 e ho preso due treni un tram e una metro e per le 9 spaccate ero in ufficio (a vegetare) – nonostante il treno da Leiden abbia fatto 13 minuti di ritardo e io ne avessi solo 10 per cambiare – ma il treno da Rotterdam ne aveva 5 di ritardo e quindi tutto è andato a posto, hurrà!

A parte il sonno sto bene e non ho grosse novità. Sto prendendo la medicina per il parassita e mi dà dei simpatici effetti collaterali.
Il primo è che se bevo un sorso di vino divento rossa come un peperone e mi pigliano le caldane e in mezzo secondo sono briaa e poi mi sento male. Tipo uno sbornia, doposbornia e non-berrò-mai-più, ma l’intero circolo si verifica nel giro di mezz’ora! Ho scoperto che il farmaco contiene un principio che veniva dato agli alcolizzati per farli smettere di bere. Trattamento Ludovico n’hai?? (cit.).
Il secondo è una new entry e credo che dipenda dalla medicina perché non vedo da cos’altro potrebbe dipendere, ma in realtà non ne sono sicura. Il secondo è questo: sa tutto di ferro!! E quindi dimagrirai, direte voi. No, e quindi ingrasserò, perché nel tentative di trovare qualcosa che non sappia di ferro mangio di continuo!

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Crevée

ottobre 30, 2017

Welcome to Babylon

È buffo come certe parole mi escano in certe lingue.

È anche normale, credo. Ci sono parole che uso solo in un determinato contesto. Su un gruppo a cui mi sono recentemente unita su Facebook per esempio, e del quale vi parlerò più avanti, la lingua usata è il francese, e dunque tutto il vocabolario relativo all’argomento trattato nel gruppo mi esce spontaneamente in francese. Par contre, d’istinto la frase sopra l’avrei scritta così: Su un gruppo che ho recentemente joinato su Facebook… perché Facebook ce l’ho in inglese, e non so quale sia la parola italiana usata per segnalare l’annessione a un gruppo ma quella inglese è join!

Vale un poco anche per la lettura. In linea di massima preferisco leggere in italiano. Ma se l’italiano non è disponibile e devo scegliere fra inglese e francese la mia preferenza va all’inglese che conosco meglio. Con un’eccezione: le bandes dessinées, i fumetti cioè. Che ho scoperto come genere letterario in Belgio e che ho iniziato a leggere in francese e ormai mi sono abituata e quindi quando compro una graphic novel la mia preferenza va al francese!

Faccio anche un gran mescolone fra francese e spagnolo.

Ve l’avevo detto che siamo tornati sui banchi?

Rientrati dal viaggio avevamo deciso di iscriverci a un corso di spagnolo, per non perdere quanto appreso in Sudamerica e un pochino, confesso, anche per avere diritto al congé éducation, e cioè ai 10 giorni di ferie in più a cui hai diritto in Belgio se fai un corso riconosciuto dallo stato – perché altrimenti, visto che in Belgio il numero di giorni di ferie che ricevi nell’anno X è basato sul numero di giorni in cui hai lavorato nell’anno X-1, nel 2018 di ferie ne avremmo avute ben poche!

Andiamo a iscriverci, facciamo il test che assessa (ho deciso di scrivere come penso in questo post!!) il livello e assegna all’anno corrispondente, io ne esco con un’iscrizione al secondo anno di spagnolo e Bram, colpo di scena, con un’iscrizione al TERZO anno di… italiano!!!

Tutto si è mescolato nel mio cervello e mentre io ora compongo creative frasi che mescolano francese maccheronico con spagnolo ancora più maccheronico (un grande classico è Je viens también) Bram mi pone complicatissime domande di grammatica italiana e si scazza perché spesso non so la risposta!

E questa era una delle mie piccole novità.

Casa

Che stiamo comprando casa lo sapete già, la cosa va a rilento ma noi non abbiamo fretta.

Chagas

Un’altra piccola novità, non tanto bella purtroppo, è che su Chagas non avevo capito un cazzo. Un titolo alternativo per questo long due post infatti era “Chagas: non avevo capito un cazzo”. Ma poi tante cose sono successe e Chagas nella mia testa è passato in secondo piano, il che è un bene secondo me perché tanto non c’è nulla che io possa fare.

In sostanza il discorso è questo. Complice il fatto che la dottoressa deve decisamente migliorare la sua abilità nell’uso delle emoticons perché accanto alla scritta “È negativo” aveva messo una faccina sorridente, io avevo interpretato la cosa come negativo = il parassita non c’è. Invece ‘sta ceppa di minchia, sarebbe stato meglio se il test fosse stato postitivo!

Perché a quanto pare una volta che sei entrata in contatto col parassita il parassita c’è, non è che se ne va.

Per un annetto resta nel sangue, e finché è nel sangue la cura è efficace al 100%. Se non è più nel sangue vuol dire che…
… che si è già andato ad annidare nel cuore o nell’intestino, dove a lungo andare (si parla di 20/30 anni) può fare dei danni seri. Se si è già annidato l’efficacità della cura sta fra il 60% e il 100%.

Chiaro fin qui?

Dunque io sto facendo una cura che non si sa se funzionerà. E non c’è modo di saperlo, perché il parassita è ‘na roba minuscola che non si vede e gli anticorpi una volta che ce li hai ce li hai per sempre, non è che se la cura funziona spariscono!

Epperò…

Epperò, oltre a una probabilità fra il 60% e il 100% che la cura funzioni, c’è anche una gran bella probabilità del 90% che se anche la cura non funziona il parassita non si svegli mai. Cioè rimanga per sempre nella sua capannina e non decida mai di costruirsi l’attico.

Non negherò che quando ho avuto la notizia sono rimasta un poco scioccata. Insomma non è proprio il massimo sapere di dover vivere con una bomba a orologeria da qualche parte!

Però boh, poi il fatto di non poterci far nulla ha preso il sopravvento, e poi altre cose sono successe, e alla fine ho semplicemente smesso di pensarci. Strano un atteggiamento così zen da parte mia, eh? Necessità sfrutta ingegno!

Una cosa a cui ho pensato e che forse farò è prendere, se riesco, un appuntamento per un secondo consulto in Italia. Resto ferma nella mia decisione di non leggere NIENTE su Internet, ma ho scoperto che c’è una clinica a Verona che si occupa di malattie tropicali. Vedremo.

Infine, sarei curiosa di sapere dove minchia l’ho preso! Cioè dove l’insettaccio mi ha punto. Perché se la cosa fosse successa nel corso del viaggio il parassita sarebbe stato ancora nel sangue e quindi deve essere una cosa più vecchia. Boh!

Ultimissima cosa su Chagas, stavolta davvero, ho fatto un altro esame del sangue che dovrebbe confermare l’assenza del parassitaccio nel sangue e sto aspettando il risultato. Quanto sarebbe bello se venisse fuori che si sono sbagliati e che in realtà la bestia è recente e sta ancora nel sangue e quindi la cura sarà efficace al 100%?? ^^

Aggiornamento prima di pubblicare, anche il secondo esame del sangue è risultato negativo. Mai ‘na gioia!

CELEBRATIONS

Ma veniamo alle cose belle! C’è stato il compleanno di Bram e le Piccoline hanno come al solito organizzato una bella settimana di festeggiamenti.

Il compleanno era il 7, cadeva di Sabato, ma il Sabato lui non c’era, era in Olanda al weekend padre-figlio di cui forse i più vecchi e attenti lettori di questo blog si ricorderanno! Dunque ecco cosa hanno organizzato quelle Piccolette.

Giovedì 5 l’hanno portato a cena fuori nelle Marolles.

Venerdì 6 gli hanno fatto trovare la colazione pronta, e insieme c’erano una busta e un barattolo da aprire il giorno dopo.

Sabato 7 lui era in Olanda, ha aperto il barattolo e ci ha trovato dei biscotti ai pinoli, vino dolce e uvetta.

Domenica 8 è tornato e oltre a delle polpette di patate, zucchine e menta ha trovato la sua camera trasformata in una SPA con musica, candele e olio per massaggi!

Lunedì 9 c’era una torta (di carote e mandorle) ad aspettarlo per colazione, e poi c’era anche un bigliettino con un indovinello che l’ha condotto fino a un piccolo libro di cucina che voleva da un po’.

Martedì 10… c’era una bellissima borsa di stoffa raffigurante la food map of Italy pronta per raccogliere i suoi libri di italiano ed andare a scuola! L’ho presa su questo sito e mi permetto di fare pubblicità perché Jodi è in una situazione difficile al momento e se volete potete aiutarla scegliendo una delle sue bellissime creazioni magari come regalo di Natale. Io personalmente ho comprato la borsa con la mappa dell’Italia per Bram e il poster con la mappa del Giappone per una collega e entrambi sono stati molto contenti.
Ecco il sito di Jodi, a cui sono eternamente debitrice perché mi ha aiutato a orientarmi in quel labirinto di cibo che è Saigon:
https://www.legalnomads.com/

Mercoledì 11… oh, sì! Mercoledì 11 le Piccoline hanno organizzato il Ristorante Segreto per lui e un amico! Io sono stata in cucina e una mia collega ha fatto la cameriera ed ecco il menù, che è stato servito con birre artigianali italiane abbinate fornitemi da un piccolo ristorante romano qua a Bruxelles a cui avevo inviato il menù in anticipo:

APERITIVO

  • comme des frites – patatine fritte al forno con paprika affumicata e aglio e aioli di patate

ANTIPASTI

  • carpaccio di polpo all’olio e pepe nero con avocado e pomodori, servito in un rotolo aperto di carta da musica
  • ceviche di branzino con coriandolo e patate dolci
  • ceviche di branzino con basilico e mango, e il suo gapzacho di mango e zenzero

INTERMEZZO

  • focaccia di Recco

PRIMO

  • linguine con crema di zucchine e caprino; le bucce delle zucchine e i gambi del prezzemolo fritti; gocce di olio al prezzemolo; e mandorle tostate

SECONDI E CONTORNI

  • roastbeef di tonno fresco su purè di sedano rapa con carciofi e ramerino al forno (e parecchie altre cose che ora non mi ricordo)
  • spinaci freschi saltati con olio-aglio-peperoncino e salsa di soia
  • San Pietro e erbe aromatiche in riduzione di succo d’arancia e bacche di pepe rosa
  • sgombro su purè di patate al lime con melanzane fritte, spicchi di pomelo, sciroppo di arance candite, prugna secca e carote al balsamico
  • insalata di iceberg, spicchi di mandarino, wasabi peas (non ho idea di come si chiamino in italiano!) e noodles scrocchiolanti; con condimento classico vietnamita e cioè aglio tritato, succo di lime, zucchero, salsa di pesce e peperoncino

DOLCE

  • gelato di noccioline e caramello fatto in casa con 1. salsa al cioccolato, 2. noccioline caramellate e 3. cialde al ferro.

È stata una serata bellissima!

Giovedì 12 Bram ha ricevuto un biglietto aereo. Ma la destinazione era coperta!

Venerdì 13 ha ricevuto una prenotazione per un B&B. Ma il nome era nascosto!

Venerdì dopo il lavoro si è dunque recato all’aeroporto senza sapere dove sarebbe andato.

Venerdì 13 verso le 22 un Orso e una Piccolina passeggiavano, ancora una volta, per le calli di Venezia. Percorrevano ponti e si perdevano nella nebbia tra la terra e l’acqua della laguna ed erano, ancora una volta, incredibilmente felici.

Sabato e Domenica sono stati un volo. Una corsa fra ombre, cicchetti, canali, piazzette nascoste, acqua, l’Arsenale, i leoni, la Biennale, i giardini, e ancora calli, ponti, chiese, archi, squeri e soprattutto tanta, tanta felicità. Ah e Sabato 14 il pacchetto comprendeva anche un buono per un cicchetto e un’ombra o Spritz!

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Domenica 15 siamo rientrati tardi, stanchi morti ma felici, e Bram ha trovato il regalo finale, che era la SNES e che sono diventata scema per trovare! Avrei un aneddoto al proposito ma questo post non finisce più…

Non l’avevo ancora scritto perché stavo aspettando di avere il tempo di organizzare le foto della cena e di Venezia per pubblicarlo. Ma è a questo punto diventato evidente che questo tempo io non ce l’avrò MAI. Perché…

Fight, fight. Run, run.

… perché ultimamente abbiamo iniziato ad ospitare di tanto in tanto dei migranti per la notte, e questa cosa ha assorbito tutta la mia testa, tanto del mio tempo e una gran parte delle mie energie.

Si tratta di un’iniziativa cittadina, nata in maniera spontanea per sopperire a un bisogno che c’è e di cui il governo non si occupa e che si è diffusa tramite… Facebook! Il gruppo di cui parlavo sopra, quello che ho joinato recentemente, è il gruppo dedicato all’alloggio dei migranti.

Non ricordo come ne sono venuta a conoscenza. So che ne ho sentito parlare, poi a un certo punto una mia collega che già lo faceva mi ha aggiunto al gruppo e da quel momento la mia homepage ha cominciato ad essere costantemente piena di post di gente entusiasta che raccontava la propria esperienza di accoglienza, e in serata di post da parte dei volontari che gestiscono la cosa, del tipo “Su! Ci sono ancora 10 ragazzi al parco e fa freddo! Volete davvero lasciarli dormire qui?”.

Complice il leggere le esperienze positive su Facebook, complici i racconti diretti di amici che l’hanno fatto, la voglia di provarci è cresciuta dentro di me fino a diventare quasi un bisogno. Cioè io non ce la posso fare a pensare che c’è gente che è fuggita da situazioni terrificanti e che rischia di dormire per strada al freddo e al gelo e che io potrei aiutarli semplicemente tirando due materassi per terra e che non lo faccio… perché, esattamente?

Ho dunque cominciato a sfrantumare i coglioni a Bram, che come potete immaginare non avendo come me una continua esposizione al fenomeno ed essendo in generale meno entusiasta di me del Mi casa es tu casa, nicchiava.

L’appartenza al gruppo mi ha permesso però di venire a conoscenza di alcuni degli aspetti legali della cosa. Per esempio, ci sono dei rischi ad ospitare un migrante clandestino? La riposta è no, finché lo prendi semplicemente a dormire tu non corri nessun rischio, in Belgio almeno. Certo se inizi a chiedergli di pagare l’affitto allora il discorso cambia!

Venerdì di due settimane fa stavamo rientrando in macchina da uno spettacolo circense (bellissimo fra parentesi), Bram guida, io apro Facebook e vedo l’ennesimo appello È tardi, fa freddo e c’è sempre gente senza un posto per dormire. Dico a Bram Andiamo al parco, possiamo portare a casa due persone e tirare dei materassi in salotto. Bram nicchia, alla fine un po’ scazzato mi dice Se lo vuoi fare fallo ma ti occupi di tutto te e inverte la marcia e si avvia verso il parco.
Io provo a chiamare il numero di contatto che però in quel momento risulta non disponibile, e mentre stringo il telefono tremo.

Perché è una cosa che voglio fare ma che mi spaventa, perché non l’abbiamo mai fatto prima, perché non ci siamo organizzati, perché in salotto ci sono computer e tablets in giro, perché KOK è già a letto e uno dei materassi e tutte le coperte sono in camera sua, perché tutta questa iniziativa è basata sulla fiducia e questa è l’unica garanzia che c’è.

Provo tre volte e mentre chiamo sono tesissima, il numero è sempre non disponibile e alla fine decido No, stasera non lo facciamo, magari domani, decidendo in anticipo e preparando la casa con calma.

Torniamo a casa da soli, dunque. Ma la tensione ha lavorato sulle spalle e la mattina dopo io mi sono svegliata COMPLETAMENTE bloccata! Per un’intera settimana ho avuto la sensazione di avere addosso un’armatura medievale! Adesso sono passati 10 giorni e va meglio, ma ancora sbloccata completamente non sono!

Il giorno dopo ci siamo organizzati e con le dita che tremavano ho scritto per la prima volta sulla pagina Facebook “Disponibilità in centro per due persone da stasera fino a domattina se c’è qualcuno che può portarle qui”.

Eh già, perché non ci sono solo i volontari che organizzano e quelli che accolgono. Esiste anche un’altra categoria ed è importantissima: gli autisti. Persone che non possono ospitare ma che vogliono aiutare, e allora fanno avanti e avanti per portare gli ospiti dal parco alle famiglie ospitanti e indietro.

E quindi niente, Sabato sera io ero a cena fuori con Bram e altri amici vicino a casa e all’improvviso il mio telefono squilla e è una signora che mi dice “Buonasera, ho due ospiti per lei”!
Corro, corro, in 5 minuti sono sotto casa e c’è una macchina che mi aspetta, e dalla macchina escono M., eritreo, e A., etiope.
A. è timido e stanco e non abbiamo nessuna lingua in comune e si butta immediatamente sul materasso e crolla, M. invece se la cava coll’inglese e col tedesco e mi chiede se può farsi una doccia e mangiare qualcosa, con un gran sorriso e gli occhi neri che brillano. Lo accompagno al piano di sopra e gli do asciugamano, shampoo, balsamo, bagnoschiuma… e nella confusione anche un pettine a denti fitti, senza far caso al fatto che è rasta!!

Dopo la doccia M. mi raggiunge in cucina. Bram nel frattempo è rientrato e visto che parla tedesco finisce col chiacchierarci lui.

La storia è quella classica: Eritrea, Etiopia, Sudan, Libia e quello che con essa viene, e poi barca, Lampedusa, Milano, e più su. Due anni in Germania, a vivere per strada. E poi la decisione di cercare di raggiungere l’Inghilterra, nascondendosi nei camion, nel frigo.

Sembrano avere tutti il mito dell’Inghilterra. Tutti vogliono andare lì. C’è questa idea diffusissima che lì si riesca a lavorare anche senza documenti, a nero cioè. Non so quanto sia vero, non so niente di queste cose, ma loro sono convinti. Ma con la Brexit che si avvicina?

Domenica mattina ho riaccompagnato M. e A. al parco e la sera M. ci ha telefonato chiedendo se poteva tornare con un amico. Abbiamo detto di sì ed è arrivato con I., un altro ragazzo etiope. Non avevano fame (al parco fra le varie c’è anche un’associazione che si occupa dei pasti, si chiama Belgian Kitchen) dunque doccia, codice della WiFi e a letto presto.

Lunedì mattina dopo colazione siamo usciti insieme, io al lavoro e loro sul tram per il parco (ho comprato loro il biglietto perché se ti fermano e sei senza biglietto ti chiedono i documenti, e allora sì che son cazzi).

Da lì in poi per me è diventata una sorta di ossessione, nel senso che una volta visto quanto era facile io avrei ospitato tutte le sere. Bram no, e alle fine la prima sera in cui abbiamo di nuovo dato la disponibilità è stata Giovedì. Sono arrivati Z., algerino, e S., egiziano.
S. è sceso dalla macchina guardando per terra e per circa un’ora non ha avuto il coraggio di guardarmi in faccia. Solo dopo la doccia sono riuscita a strappargli uno sguardo e un sorriso. Piango se ci ripenso.
Z. aveva vissuto in Inghilterra, parlava inglese e con lui ho chiacchierato un bel po’.

Fino ad ora gli abbinamenti sono sempre stati organizzati (dai volontari) in modo che uno dei due parli almeno una lingua europea e che fra loro si capiscano. Tipo in questo caso Z. parlava inglese, S. no ma entrambi parlavano arabo, quindi fra loro potevano comunicare e Z. poteva fare da traduttore per me.

Venerdì io avrei voluto ospitare di nuovo ma Bram non era tanto propenso. Faceva tanto freddo e le famiglie ospitanti erano poche, perché Mercoledì in Belgio è festa e tanti fanno ponte lungo. Alla fine non abbiamo ospitato Venerdì (e io mi sono un po’ scazzata anche se so che non dovrei). Ma Sabato sì!

Sabato sono arrivati G. e I., due cugini fuggiti dal Darfur (Sudan). Anche loro passati dall’Italia, anche loro in rotta verso l’Inghilterra. Solo che… Dublino, mi ha detto I., e mi ha mostrato le dita, triste.

Italy good, dicono tutti, but no work.

Avevano un telefono in due.

Bon, questi erano i fatti, molto molto in breve.
Poi ci sono la logistica e tutte le emozioni.

La cosa che mi rende immensamente triste è il fatto che la maggior parte di queste persone vuole solo una cosa, ed è la possibilità di una vita dignitosa. Vogliono avere la possibilità di provare a lavorare e guadagnarsi da vivere, non chiedono altro. Una cosa che per noi è ovvia. E nel loro paese non possono farlo, per una situazione o per un’altra. Quando ho chiesto a G. e I. cosa facessero in Sudan mi hanno risposto In Sudan, nothing. Fight, fight. E l’Europa non li prende. Sono clandestini, passano la vita a scappare e a nascondersi dalla polizia. Police, mi ha detto M. la prima sera, Run, run.

Ma che vita è?

Dal punto di vista emotivo questa cosa ha avuto un impatto abbastanza forte su di me.

E dal punto di vista pratico?

Dal punto di vista pratico, le camere da noi sono due e in una dormiamo io e Bram e nell’altra KOK, quindi quando ospitiamo mettiamo dei materassi in salotto; il che significa, però, che quando ospitiamo noi non abbiamo più un salotto. Domenica mi sono svegliata presto e volevo alzarmi e far cose, ma le uniche stanze in cui non dormiva nessuno erano il bagno e la cucina!

La prima notte in cui ho gente nuova in casa non dormo, dopo 4 volte l’ho imparato. Solo quando c’erano i due ragazzi sudanesi ho dormito, chissà perché, loro mi hanno ispirato fiducia immediatamente.

Non è successo assolutamente niente di brutto. Tutti sono stati gentili e sorridenti, tutti hanno spontaneamente sfatto il letto e piegato le lenzuola prima di andarsene. I due ragazzi sudanesi hanno allagato il bagno per farsi la doccia ma non è colpa loro, è colpa mia che non gli ho spiegato come mettere la tenda per evitare di allagare. Gli ospiti etiopi ed eritrei non prendevano un foglio di carta da cucina, prendevano un quarto di foglio e se lo dividevano.

Fra un ospite e l’altro lavo tutto a 95° e sbatto cuscini e materassi. È bello ospitare, ma è anche un po’ faticoso. Ieri ho lavato insieme, a 95°, degli asciugamani bianchi e una coperta rossa e ora è tutto color salmone!

Anche se, come mi ha fatto notare Silvia, quella con le bestie nel corpo sono io! E quindi forse dovrei lavarmi io a 95°. Ahahah.

Sono un po’ stanca. Ieri sera è stata la prima volta in cui è stato non solo Bram a volersi prendere una pausa dall’avere gente in casa, anch’io ne sentivo il bisogno, forse perché gli ultimi due ospiti sono stati particolarmente impegnativi (ci abbiamo messo mezza giornata ad asciugare il bagno). Ci siamo messi sul divano con un film e una tazza di tè e per la prima volta da quando abbiamo iniziato non mi sono sentita in colpa ma me la sono semplicemente goduta. Devo trovare un equilibrio. Lo troverò.

Ieri sera abbiamo cenato con KOK e PLP ed è stato bello.

Che altro?

Ho anche fatto un bel po’ di cose ultimamente. Bruxelles come sempre offre tanto. Sono stata a teatro con una collega e anche con KOK, entrambi gli spettacoli molto molto carini. Al circo e al concerto dei Sigur Ros con Bram. Ho visto Andrea, sono venuti Francesco e Serena a cena, con Emma. Ho visto Romina e Clorinda che non vedevo da prima del viaggio, Clorinda nel frattempo ha avuto due gemelle e Romina ha trasformato la sua casa in un fantastico porto di mare! Abbiamo visto spesso gli amici di Bram, e poi c’è KOK che vive con noi e per me va benissimo perché sia lui che PLP sono famiglia. Ah e siamo anche andati a un concerto a Arnhem, in Olanda, e il fratello di Bram che vive lì è venuto con noi. Ah OK, ho un piccolo aneddoto qua. Dunque

Aneddoti

Dunque dunque, il giorno in cui siamo andati ad Arnhem è andato così. Siamo partiti da Bruxelles in macchina dopo il lavoro e per le 18 eravamo a Anrhem. I genitori di Bram vivono vicino e ci hanno raggiunto per cenare insieme prima del concerto.
Avevamo avuto da poco la notizia che la nostra offerta per la casa era stata accettata e i genitori di Bram ancora non lo sapevano. Sapevo che Bram gliel’avrebbe detto, ma conoscendolo dopo un po’ mi è venuto il terrore che facesse una lunga premessa del tipo “Abbiamo qualcosa da dirvi, c’è una bella novità nelle nostre vite…” e che tutti pensassero che fossi incinta. Allora per evitare questa ipotetica imbarazzante situazione ho deciso di interrompere una conversazione che si stava svolgendo in olandese strillando in inglese “ABBIAMO COMPRATO CASA!”… così, dal nulla, e attirando l’attenzione di tutto il locale!
Dopo Bram mi ha detto che sono scema perché per paura che lui dicesse una cosa e per paura che altri interpretassero questa cosa ho creato una situazione ackward. Cioè non so se mi sono spiegata, il succo del suo discorso era che mi faccio film mentali. A volte quando inizio un discorso dicendo “Ho pensato…” lui mi interrompe dicendo “Again??” ^^

Poi poi poi, le medicine per il parassitaccio sono state ordinate in Svizzera e quando sono arrivate il medico mi ha inviato un’email che potevo andarle a prendere. Ma non ha specificato giorno e ora e allora ho chiamato l’ospedale e volevo dire:
“Ho ricevuto un’email che LE MEDICINE che avete ordinato per me dalla Svizzera sono arrivate. Quando posso venire a ritirarle?”
Solo che mi sono incasinata col francese e per sbaglio ho detto:
“Ho ricevuto un’email che I MEDICI che avete ordinato per me dalla Svizzera sono arrivati. Quando posso venire a ritirarli?”
(médicaments/médecins)
(mi hanno trasferito a un altro servizio mettendomi con la musica in attesa)

Sempre francese, l’altro giorno al supermercato ho chiesto un sacchetto e la commessa mi ha detto “Non ce l’ho, ma se vuoi ti do un cucchiaio”.
Attimo di perplessità (con lei che mi sventolava davanti ‘sti cucchiai di plastica dicendo Lo vuoi o no?) e poi ho capito che io avevo detto sachet e lei aveva capito fourchette (forchetta).

Infine, infine, ne avevo un altro ma ora non mi viene in mente… Ah sì, la SNES.
Dunque, Bram voleva la SNES per il suo compleanno. È una mini console della Nintendo in edizione limitata con sopra un po’ di vecchi giochi classici. Sarebbe uscita il 29 Settembre e già da inizio Settembre non si poteva neanche più pre-ordinare perché tutti i pre-ordini erano sold out.
Io però non mi sono arresa. Cerca cerca, ho trovato un sito chiamato Stock Informer che ti manda un’email quando l’oggetto che stai cercando diventa disponibile – tipicamente, se qualcuno annulla un pre-ordine.
La prima volta che mi è arrivata un’email da Stock Informer c’erano un paio di SNES disponibili su Amazon France. Non ho visto l’email subito e quando l’ho aperta era troppo tardi.
La seconda volta la disponibilità ce l’aveva Tesco. Solo che Tesco spedisce solo in UK. Ho contattato l’amico di Bram che vive a Cardiff, gli ho creato un profilo Tesco, ho fatto partire l’ordine… e niente, era già andata.
La terza volta ero nel mezzo di una teleconferenza quando lo schermo del PC ha fatto BLINK! Stock Informer.
Ho professionalmente e cortesemente dichiarato “Scusate ho un’emergenza, vi richiamerò il prima possibile” e ho delicatamente messo giù il telefono.
SNES!

That’s all folks

Crevée vuol dire esausta. Scusate se non ho risposto agli ultimi commenti, non ce l’ho fatta neanche a fare questo. Però sto bene. Il fatto di essere super impegnata mi impedisce di farmi troppe seghe mentali!

Ogni tanto mi chiedo da dove mi venga questo grosso senso, quasi bisogno, di accoglienza. Ce l’ha anche uno dei miei fratelli. Credo da mia mamma, perché da mio papà no di sicuro!

Ieri ho visto una cartolina. C’era scritto, in francese e in olandese, “Il y a un vent dans la maison”, c’è un vento nella casa. Bram mi ha spiegato che è un gioco di parole e che in olandese vent vuol dire un’altra cosa.
Ma io ormai mi ero innamorata del concetto di una casa piena di vento. Me la sono immaginata aperta, con le tende che si muovono e un vento benigno che soffia e smuove le cose e porta aria di mare e di cambiamento e persone.
L’ho comprata. Voglio farla incorniciare e appenderla nella nostra nuova casa.

Giunta anche l’email numero 2

settembre 29, 2017

NEGATIVO!

Negativo vuol dire che sono stata in contatto col parassita ma che non ce l’ho a giro. Devo comunque curarmi, ma non muoio. Cioè per ora no. Prima o poi sì. Credo!

Brevissimo update

settembre 28, 2017

Causa temporanea permanenza di KOK a casa nostra tornano le avventure pinguine, siete felici?
Dunque un Pinguino ieri ha gentilmente svuotato la lavastoviglie e ha messo la roba negli scaffali.
Peccato che la lavastoviglie fosse da fare…

Breve update sulle emails:

Numero 1 giunta, 1 volo cancellato (su 6, poteva andar peggio, e non è quello che temevo)
Numero 2 non pervenuta
Numero 3 giunta, hanno accettato!

A bug is bugging me

settembre 22, 2017

Credo di dovermi arrendere: non ho tempo di scrivere. E sì che di cose da scrivere ne avrei!!

In breve.

Sono stata a Kiel, nel nord della Germania, vicino alla Danimarca, per lavoro. Kiel è brutta perché essendo un porto importante è stata bombardata durante la seconda guerra mondiale ma a me è piaciuta perché è sul mare e mi ha raccontato storie di mercanti, naviganti e sognatori. Da quando sono tornata dal viaggio mi manca tantissimo l’acqua.

Bram mi ha raggiunto il Venerdì sera e abbiamo passato il weekend a Amburgo. il Sabato pioviscolava e io ero distrutta quindi mmmeh, ma la Domenica c’era il sole e io mi ero ripresa ed è stato bello.

La mia vicina ha compiuto 100 anni ed è stata organizzata una festa di quartiere per lei, in strada, con tutti i vicini, la musica, la torta e pure delle danze medievali. Io ho portato degli spritz (i biscotti, non il detestabile cocktail chimicone) salati con noci e curry, in una crema di yogurt e sumac, e c’era lo spumante e mi sono sentita a vostra scelta nella corte parigina in cui abita Céline in “Before Sunset” o nel quartiere in cui vivono i Malaussène!

Venendo a cose meno amene, sto aspettando 3 email importanti.

Numero 1. Ryanair sta cancellando voli e io ne ho 3 prenotati, di cui 1 a sorpresa per il compleanno di Bram. Questa spero che non arrivi!

Numero 2. Quando siamo tornati ho voluto fare per scrupolo un po’ di test per malattie tropicali che non danno sintomi. Bram tutto negativo, io positiva per Chagas. Positiva vuol dire che ho gli anticorpi, se sono semplicemente stata in contatto con la bestiaccia o se si è infiltrata ancora non si sa, e quello che sto aspettando è l’email con i risultati del secondo esame del sangue che dovrebbe fare chiarezza. La prospettiva é 2/3 mesi di cura, con bestia o senza bestia, se il contatto c’è stato da meno di un anno; un gran casino se il contatto c’è stato prima.

Non ho letto niente su Chagas perché non mi voglio imparanoiare (quindi se vi incuriosite e andate a leggere non mi dite nulla, grazie) e non voglio sentire discorsi a cazzo tipo “Eh così impari a viaggiare” perché l’insettaccio è presente anche in Europa (e anzi, se ci sono entrata in contatto nel corso del viaggio va benissimo, perché allora sarebbe una cosa recente)!

Numero 3. Abbiamo fatto un’offerta per comprare un appartamento in centro. Ve l’avevo detto che stiamo cercando casa da comprare? Non è l’appartamento ideale quindi abbiamo fatto un’offerta più bassa di quel che chiedono, con l’idea se accettano bene se non accettano bene lo stesso.

Che altro? C’è stata la giornata senza auto e sono venuti a pranzo degli amici di Bram con bimbi. Abbiamo pranzato a casa (vari antipasti, pasta al ragù, insalata di erbe, vari dolci e le fragole) e poi siamo usciti in giro per Bruxelles. C’era il sole, c’erano un sacco di iniziative in giro e c’era una bella atmosfera!

Eccohoscrittooralavorociao!

E senza benzina, né gasolina…

agosto 29, 2017

Capita di tanto in tanto che qualcuno mi chieda “Come si vive in Belgio?”.

È impossibile rispondere, perché al di là di poche cose oggettive la qualità della propria vita in un determinato luogo è determinata da tantissimi fattori sia esterni che personali che variano da persona a persona.

Hai amici qui?
Cosa è importante per te?
Ti interessa la vita sociale, hai bisogno del mare, non puoi vivere senza le montagne, vuoi un buon sistema educativo?

Io stessa ho attraversato fasi differenti. All’inizio ero felice, il fascino della novità; poi sono stata un po’ “Ma che ci faccio qui?”; e adesso credo di aver raggiunto un equilibrio in cui sto qui per scelta perché anche se non tutto è perfetto ci sto bene.

Una delle cose che mi fanno star bene è il tessuto sociale. Gli amici-famiglia che ho qui, Serena e quei Pinguini sono i primi che mi vengono in mente, ma ce ne sono anche altri. Mariano, che grazie alle dimensioni ridotte di Bruxelles Sabato è passato con un preavviso (mio) di 5 minuti a prendere un caffè e poi la sera è tornato a cena. Patty, che è stata il caposaldo dei miei primi anni qua e poi se ne è andata, e adesso è tornata e le situazioni sono diverse e ci vediamo meno ma ancora ci vediamo; le mie colleghe, che non vivono a Bruxelles ma con cui condivido spesso e volentieri bevute post lavoro e ramen; gli amici di Bram, che sono amici di Bram e non miei ma che col tempo sono diventati importanti, alcuni importantissimi, anche per me; e ho detto solo qualche nome a caso e sicuramente me ne sono scordata tanti e mi fermo qui prima di offendere qualcuno. Ah beh Rossella, e anche Angela anche se la vedo meno! E Daniele ♥

Questa cosa mi è venuta in mente perché stamattina Spotify mi ha sparato a sorpesa una canzone di Rino Gaetano che non ascoltavo da tempo e che mi ha fatto tornare in mente gli anni in cui ho vissuto a Firenze. È un periodo a cui non ripenso spesso, forse perché non lo ricordo come proprio il più fantastico della mia vita, ma anche perché di natura io sono conservatrice ma non nostalgica e mi irrito quando la gente mette su Facebook le foto di 20 anni fa e tutti a commentare Ooohhh come eravamo..! Però insomma stamattina ci ho ripensato e mi sono tornate in mente delle cose belle.

Il periodo più di merda della mia vita è stato probabilmente quello prima di trasferirsi a Bruxelles, anche noto come il periodo in cui andavo in ufficio piangendo tutti i giorni (e un giorno era Martedì grasso e sono andata in ufficio vestita da elfo con le orecchie a punta e poi piangevo e la mia collega Donella a un certo punto mi ha detto Francesca, o la smetti di piangere o almeno levati quelle orecchie!).

A Firenze non mi ero fatta tanti amici perché la maggior parte dei miei colleghi erano sì fiorentini ma non abitavano a Firenze, abitavano a Pontassieve o a Sesto Fiorentino o altro, e dopo il lavoro tornavano lì quindi che si uscisse insieme era raro. A Firenze vivevamo io e Francesco.

Che però a un certo punto ci siamo lasciati. E io non lo volevo dire ai miei perché non volevo farli preoccupare (e anche perché sapevo che il mio babbo me l’avrebbe menata, dovete sapete che il mio babbo ha così paura che io rimanga sola che accetterebbe come genero chiunque e veramente chiunque pur di non vedermi da sola – e poi ci si chiede da dove venga la mia sindrome dell’abbandono!). E inoltre nonostante la storia fosse finita da mo’ e quindi lasciarsi fosse Cosa Buona e Giusta e anzi l’avremmo dovuto fare prima, che sindrome dell’abbandono sarebbe se io non ci avessi subito ripensato e avessi fatto tragedie greche una volta appreso che lui invece (giustamente, ma vammelo a spiegare) a tornare indietro non ci pensava neanche? E questo spiega le giornate passate in ufficio a piangere.

E insomma, io non volevo dirlo ai miei e quindi dove vivevo? A Firenze non potevo rimanere e a Lucca non volevo tornare. Allora ho fatto così. Ho proposto a Francesco questo folle e malsano accordo: io avrei continuato a vivere nella casa di Firenze dal Lunedì al Mercoledì (perché il Lunedì sera e il Mercoledì sera facevo yoga al circolino ARCI, con un’insegnante fantastica che adoravo e che mi manca molto) e lui ci poteva stare dal Giovedì alla Domenica. Lui ha accettato. Il weekend andavo a casa dei miei, mi rimanevano un paio di notti da coprire.

È lì che la mia rete di amici si è attivata.
Ho dormito a casa della Donella a Pontassieve e ho dormito dall’Ida, che abitava in campagna in una sorta di comune sopra a un fienile.
Ho dormito varie volte da Valentina (pratico visto che abitava a Pescia), i suoi genitori in quel periodo non c’erano e io le mandavo un messaggio quando uscivo dal lavoro e lei mi faceva trovare la cena pronta.
Ho dormito a casa di Gianpaolo più di una volta (ancora più pratico, stava a Castelfranco di Sotto!!), con i suoi genitori, e la sua mamma la mattina mi preparava i panini con la frittata da portarmi al lavoro ♥

Insomma è stato un periodo brutto a cui non ripenso spesso, ma stamattina mi è tornato in mente e mi sono resa conto che invece è stato anche un bel po’ bello. Ci sono state tante, troppe bevute (ma ci volevano!) e tante serate al Be Bop, dove suonava una band che faceva cover di Rino Gaetano e io mi ero un po’ innamorata del bassista. Ed ecco il ricordo che ha fatto partire questo post.

Tutto il resto è storia!

E insomma adesso è Estate e io sono a Bruxelles, e vedo amici e faccio cose.

La settimana scorsa c’era un festival gratuito nel parco, concerti a pranzo e la sera, e la sera ci siamo andati con amici di Bram (prima abbiamo cenato da noi in terrazza, una delle nostre famose cene al buio perché siamo pigri e non abbiamo mai messo le luci in terrazza) ed è stato bellissimo e io ho scoperto una nuova band che mi piace tanto, si chiamano Girls in Hawaii.

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Da Sabato sono sola, Bram è in Toscana con amici e torna domani e io pensavo Che bello un po’ di giorni da sola e invece mi manca!

Siamo stati a vedere uno spettacolo a Les Brigittines ed era un po’ bello e un po’ strano (ma il posto è così bello che ci vado volentieri anche per spettacoli strani, una volta l’anno magari, non di più).

Mi sono iscritta al corso di spagnolo e mi hanno messo direttamente al secondo anno, allora tutto quel parlare spagnolo maccheronico in Sudamerica a qualcosa è servito!

Domenica sono stata al museo del fumetto con Flanzo, Selena e la Piccina. Io adoro andare al museo del fumetto perché l’edificio che lo ospita è un vecchio grande magazzino completamente in stile art nouveau ed è meraviglioso, e l’esposizione su Gipi era bellissima.

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Ah c’è stato anche il festival di circo e arti di strada nel parco!!! Gratuito pure quello. Ci sono andata da sola e con una mia collega e con il mio amico Johannes e abbiamo visto un sacco di spettacoli uno più bello dell’altro, pieni di poesia e di magia. Meraviglia!

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Ah ho anche cucinato. Per Céd e Steph antipasto misto, pasta con pesto, pomodorini arrostiti e pinoli tostati, insalatona (foto sotto) e gelato. Per Mariano&fio antipasti misti (taralli con affettati e formaggi; pinzimonio; crostini avocado e burrata; bastoncini di sedano col gorgonzola; tartellette con pomodorini e cipolle caramellate), pasta fredda al pesto di spinaci e pistacchi arrostiti, insalata di melanzane con peperoncini e aglio nero e Victoria sponge cake con fragole passate in padella con limoncello e balsamico.

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Io amo Agosto a Bruxelles. Non vorrei essere in nessun altro posto.

A Gennaio potrei essere in un altro posto, però. Dopotutto i 40 anni non si compiono tutti gli anni!
Tipo in Sri Lanka. Tipo dal 6 al 28 Gennaio. Non abbiamo ancora prenotato niente, eh. Però mi sa che il finale sarà più o meno quello.
Si riparte!

Estate a Bruxelles. Il ritorno.

agosto 14, 2017

Sto facendo fatica a scrivere del viaggio ma ho fatto talmente tante cose da quando sono rientrata che se non scrivo almeno di quelle mi scordo tutto.

Sono andata un weekend in Italia e siamo andati insieme un altro weekend in Olanda.

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Un weekend l’ho passato a cucinare, perché il Lunedì sera avrei fatto il Ristorante Segreto da me per Rossella e Lorenzo. Bram ha fatto il cameriere ed è stato licenziato dopo una sola serata. C’è stata una Catastrofe che ha reso necessaria l’attivazione immediata di un Business Continuity Plan. Alla fine è andato tutto bene e il menù è stato questo sotto.

CESTINO DEL PANE

  • Panini all’olio
  • Focaccia alle olive
  • Pizzettine da forno

APERITIVO

  • Prosecco
  • Mini gazpacho di avocado
  • Mini bicchierino di quinoa saltata
  • Capesante in curry penang

ANTIPASTO

  • Sformatino di zucchine su zabaione salato

PRIMO

  • Spaghetti con i gamberi marinati nel succo d’arancia e gli asparagi

SECONDO E CONTORNO

  • Filetto di pesce al cartoccio con julienne di verdurine profumate, fettine di lime e timo fresco
  • Insalatina semplice

DOLCE

  • Tiramisù leggero ai lamponi (leggero perché ho usato ricotta anziché mascarpone, e più albumi che tuorli)
  • Crostata crema e frutta (perché mi serviva qualcosa in cui piantare la candelina)
  • Biscottini di frolla e qualche frutto di bosco per decorare

DA PORTARSI VIA PER COLAZIONE LA MATTINA DOPO

  • Plumcake al cioccolato e caffè

Tanti altri weekend li abbiamo passati a pulire ed aprire scatoloni. Le subcoinquiline tanto carine hanno lasciato la casa non esattamente pulita, ecco. Ma tipo che ho messo una mano in un mobile per prendere un bicchiere e mi sono ritrovata in mano dei vetri. Poi però ci siamo accorti che le avevamo giudicate male, non avevano lasciato solo casino ma anche dei regali. Tipo delle croste di caciotta marce nella credenza!
Abbiamo anche visto amici, principalmente Selena e PLP che sono qui adesso, e poi gli amici di Bram.

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Altri amici ci sono venuti a trovare e sono ancora qui, ho fatto il Ristorante Segreto anche per loro, Venerdì scorso. Per l’occasione ho aperto un indirizzo email da usare per le prenotazioni. Il ristorante si chiama Little One and Bear, ma littleonenadbear@gmail… era già preso e allora ho messo littleoneandbear2016 pensando al fatto che il ristorante esiste dal 2016, salvo poi accorgermi che l’avevo fatto per la prima volta nel 2015! Vabbè.
Ecco quello che ho cucinato per Manuel e Gloria. Menù Giro del Mondo, e stavolta il cameriere l’ha fatto PLP.

MEXICO
(tortilla, peperoncini verdi, coriandolo)

  • Margarita & chilli verde

THAILANDIA
(foglie di menta; latte di cocco; curry)

  • Insalata di manzo thai
  • Zuppa con lemongrass e funghi
  • Curry penang con asparagi e mangiatutto

ITALIA
(ricotta, scorza di limone, battuto di erbette fresche)

  • Ravioli fatti in casa al pesto bastardo

MEDIO ORIENTE
(noce moscata e cannella; patate dolci; dragoncello, aneto e basilico)

  • Kofta
  • Insalata di erbe aromatiche e mandorle
  • Insalata di patate e fichi

SAMOA
(mango, vaniglia, lime)

  • Mousse di mango

Abbiamo approfittato e stiamo approfittando insieme dell’Estate a Bruxelles. Io adoro essere a Bruxelles d’Agosto perché non fa troppo caldo e ci sono sempre una miriade di cose da fare. Sabato siamo andati a vedere la mostra di Steve McCurry alla Bourse, sapevo che mi sarebbe piaciuta ma mi è piaciuta ancora di più. Ieri Indies Keeping Secrets festival, tre concerti nel corso della giornata, artisti e luoghi comunicati solo all’ultimissimo minuto. È stata un’edizione baciata dalla sorte, il sole splendeva e tutti e tre i concerti sono stati favolosi. Fra l’uno e l’altro abbiamo esplorato Jette, un quartiere che non conoscevamo per niente e che è stato una bella sorpresa!
E poi abbiamo presto i biglietti per un po’ di concerti e festival e anche aerei, e insomma good things are on the way.

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E io? Come è stato il rientro?
In breve.
Il primo weekend (siamo atterrati di Venerdì) bene, a casa mia vecchia coccolati da PLP (e anche da Neil che ci ha raccattato all’aeroporto), contenti.
I primissimi giorni così così, un po’ spersa, attaccata al viaggio, in cerca di nuove cose senza sapere cosa. Ma è durata pochissimo. Il Lunedì sera sono scoppiata a piangere quando mi hanno detto che il ristorante vietnamita in cui volevo cenare non aveva posto, il Mercoledì camminando sotto il sole verso un aperitivo con le mie colleghe e la musica nelle orecchie mi sono sentita felice, e questa sensazione non mi ha più abbandonato.
Ad abbandonarmi è stato, in un certo senso, il viaggio. Tolti i primi giorni è come se il mio cervello l’avesse cancellato, la sensazione era quella di non averlo fatto, che non fosse mai successo. Sapevo che era questione di tempo, che avrei solo dovuto aspettare e far sì che i ricordi trovassero un posto nella mia testa per capire cosa mi abbia lasciato questa esperienza. E dopo un mese di semi negazione, che ho accettato con pazienza e tranquillità, questo fine settimana, improvvisamente, la prima sensazione: nostalgia struggente.
L’ho accolta con gioia, la preferisco al niente, e la osservo chiedendomi come evolverà e a cosa porterà, se a solo dei bei ricordi o se magari ad altro. Chissà!