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14-18 Settembre a Procida

settembre 18, 2019

Post scritto a pezzi e bocconi fra Lunedì 16 e Mercoledì 18 Settembre.

Prima parte: pensieri sparsi

È Lunedì 16 Settembre, sono a Procida e non so dirvi se questa isola mi piace o no, ancora non mi sono fatta un’idea. È diversa da come me la aspettavo, meno semplice, meno laid back. Siamo venuti in un periodo strano, non è più alta stagione ma è ancora estate.

Siamo arrivati Sabato, e abbiamo trovato il traffico del weekend. Turisti maleducati, operatori probabilmente stanchi dopo la stagione e poco propensi al sorriso.

La Domenica sera, come per incanto, tutti i turisti sono spariti, quantomeno quelli locali che vengono per il weekend. Siamo rimasti noi e pochi altri stranieri.

Sono straniera, io? Mi sento tale, sempre di più. Un po’ perché siamo in Campania e io sono cresciuta in Toscana, non capisco il dialetto anche se dovrei averlo nel sangue, mio nonno materno era di Napoli, e che buffo che per uno strano rigirio mia mamma sia nata a Cremona, io a Lucca, e se avessi deciso di avere dei figli questi sarebbero nati a Bruxelles – e invece ci fermiamo qua.

È un tema che mi affascina, per ovvi motivi, quello dell’immigrazione. Mi ero piantata, negli ultimi mesi, su un libro che non mi piaceva ma che mi ero imposta di finire. Che idea sciocca! Mi ha fatto perdere il piacere di leggere, per mesi piuttosto che prendere in mano quel libro la sera a letto mi addormentavo sul cellulare. Che stupidata, che perdita di tempo, non era neanche un libro di quelli che ti “lasciano” qualcosa. Adesso l’ho finito ed è una festa. Posso leggere quello che voglio! Qualcosa che mi piaccia! Di leggero o di profondo, ciò che mi va! Mi sento come se fossi davanti a un ghiotto buffet infinito e avessi la possibilità di scegliere quello che voglio, quanto voglio.
Ieri ho letto Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen, l’ho trovato qua. Mi ero portata due libri ma questo mi ha chiamato e io ho ascoltato, l’ho comprato e divorato in un pomeriggio sulla spiaggia mentre Bram nuotava. Non c’era un angolo d’ombra, la spiaggia era tutta al sole e io sono sopravvissuta tuffandomi ogni tanto e leggendo.
Il libro mi ha portato al fresco, nelle atmosfere fredde e cupe della Danimarca e delle isole Far Oer. Si tratta di una storia di una famiglia: l’autrice è nata in Danimarca e sua mamma pure, ma i nonni no, le radici neanche tanto lontane sono su quelle isole remote. Non so neanche pronunciare il mio nome!, si lamenta la ragazza, e parte per un viaggio alla ricerca della sua storia, delle sue radici, di se stessa. Mi è piaciuto un sacco.

Anche se sono italiana mi sento più vicina agli immigrati che ai locali, qua. La sensazione è quella che gli immigrati mi accetterebbero, perché sono una di loro.

Procida è stata prenotata in fretta, una Domenica mattina d’estate al ritorno da Taiwan. Dovevo (devo) andare per lavoro a Napoli, abbiamo deciso di attaccarci qualche giorno di ferie ed eccoci qua. Tanto avevamo organizzato Taiwan nei minimi dettagli, quanto abbiamo organizzato Procida in due minuti. Sono stata fiera di noi, Guarda come siamo efficienti. Giunti, abbiamo scoperto di non aver prenotato il paesino dei pescatori ma il porto turistico. Ma va bene, adesso i turisti se ne sono andati. La spiaggia su cui ho letto il libro ieri è vicina al nostro albergo, è carina, ma nel pomeriggio è completamente esposta al sole. Non ci eravamo resi conto che è alto, stiamo ancora prendendo le misure. Su quella in cui siamo ora c’è ombra e si sta bene. Ci hanno girato una scena del film “Il postino”, pare. Di Lunedì all’ora di pranzo è calma e tranquilla. Bram è sparito in acqua come al solito, sulla sabbia vicino a me zampetta un gabbiano.

Abbiamo camminato per arrivare qua. Procida è piccola, si percorre da un capo all’altro in quaranta minuti a piedi. Il problema è che anche le strade sono piccole, minuscole, e ogni volta che passa una macchina bisogna spiaccicarsi contro i muri a lato della strada. Dietro ai muri ci sono delle mega ville, ce ne sono un sacco qua, con degli enormi cancelli blindati; e chi dice mega villa per me dice potenziale cane. Ecco dunque che vediamo le macchine arrivare e Bram si spaccica contro il cancello e io esito, resto in mezzo alla strada, ho paura ad avvicinarmi. La passeggiata fin qua per me è stata un incubo, l’ansia è cresciuta fino a diventare una palla che quasi mi impediva di respirare. Ve l’ho detto che Bram ha inventato una canzone che canta per calmarmi? È in italiano e fa così (dovete cantarla in italiano con un forte accento olandese): I caniii sono tutti mortiii, tutti i caniii sono mortiii…
Un po’ funziona!

Ma insomma, ma in questi giorni che abbiamo fatto? Vediamo se me lo ricordo, se non faccio confusione.

Seconda parte: brevi cronache procidane

Siamo arrivati Sabato 14. Aereo, panino al porto di Napoli, traghetto, autobus pieno, rissa sfiorata, l’arrivo a Procida, quando abbiamo preso possesso della nostra camera in un alberghetto davanti al porticciolo turistico erano circa le 17. Valigie sfatte e via a correre, o più precisamente a schiattare, fra salite e discese con vista mare. La corsa ha scacciato il malumore, la doccia ha lavato via la stanchezza, aperitivo, cena da Mariano e a letto presto ubriachi di caprese (il dolce, non l’insalata) bianca e liquori fatti in casa. Un limoncello scuro fatto con lo zucchero caramellato e un, se non erro, cedrello, buonissimi entrambi, se li avessero venduti li avrei portati in Belgio!
Lungo la via del ritorno ho visto un signore bellissimo, sulla settantina, con jeans aderenti, camicia nera e lunghi capelli bianchi. Non l’ho più incontrato, che peccato!

Domenica mattina giretti: acquisto panini, frutta, capata in libreria alla ricerca di un libro che ci spiegasse Procida. L’abbiamo trovato, e abbiamo trovato anche un gentile signore che Procida ce l’ha raccontata.
È caratteristica mia, chi mi conosce lo sa, cercare di rimandare il più possibile il momento della spiaggia. A me piace andare in spiaggia verso le 18, quando il caldo se ne è andato, quando il mare assume quel colore fra il grigio e il blu che amo. Stranamente la maggior parte della gente non ha i miei stessi orari, e Bram purtroppo non fa eccezione. Sono riuscita a tirare fino alle 14, non oltre, ed è stato così che ho trascorso il pomeriggio di lettura e tuffi di cui vi ho già parlato. Doccia, aperitivo, cena, nanna, che altro? Ah sì, siccome siamo dei pensionati facciamo la passeggiatina digestiva dopo cena, e siamo passati davanti a una chiesa e mi è cascato l’occhio sui dieci comandamenti, non li leggevo da tempo e mi sono resa conto, ma sono maschilisti!

Lunedì di mare. La mattina colazione e via in spiaggia alle 10, che dai e dai l’abbiamo capito che la mattina quella vicina al nostro albergo è in ombra.
Senza il costume, a leggere insieme il libro nuovo per scoprire Procida e capire come muoversi. La lettura è stata interessante e ci ha dato idee. Un grappolo d’uva, un pezzo di pizza e via a Cala del Pozzo Vecchio, la spiaggia da cui ho scritto la prima parte di questo post, Bram ha nuotato e io ho scritto fino a che non è arrivato il sole, poi siamo scappati. Abbiamo raggiunto Chiaia, ma era al sole, e allora siamo andati sempre a Chiaia ma un po’ più in là, e qua Bram ha nuotato nuotato nuotato e io ho letto letto letto e quando ho alzato lo sguardo era buio (solo perché la spiaggia era in ombra, in realtà erano le 17) e sulla spiaggia ero rimasta solo io! E così siamo andati a Corricella, il porto dei pescatori, grazioso, anche se a livello di ristoranti l’ho trovato più turistico del porto turistico! Abbiamo prenotato per cena alla Lampara. Erano le 18 e avremmo cenato alle 20 (ci siamo sempre solo noi e i turisti tedeschi!) e in teoria saremmo dovuti rientrare per farci la doccia, ma in pratica il nostro albergo distava 40 minuti a piedi; e allora abbiamo fatto un aperitivo così come eravamo, sudici e sabbiosi, e poi siccome non era ancora l’ora di cena ci siamo comprati una birra al supermercato e abbiamo aspettato le 20 in una piazzetta che ci piaceva, bevendo e chiacchierando!
A casa dopo cena siamo tornati a piedi. Di Lunedì sera verso le 23 in giro ci sono meno macchine e dunque camminare nelle viuzze strette è un poco più piacevole. Bisogna tuttavia fare attenzione alla fauna locale, e cioè alla Gioventù Bruciata. Per fortuna non ci hanno spiaccicato!

Martedì con un po’ di errori: anziché un Greco di Tufo ho ordinato un Greco di Tofu; ho chiesto all’autista dell’autobus se andasse a Case Terrate, intendendo Terra Murata; e infine ho domandato se fosse possibile visitare il palazzo di Alvise, che sarebbe palazzo d’Avalos! Ah la demenza che avanza!
Martedì di turismo dunque, e qualche riflessione. Intanto, meno male che abbiamo comprato il libro. Perché abbiamo visitato l’abbazia di San Michele, e l’opuscolo che ci hanno dato raccontava un decimo di quel che raccontava il libro. Descriveva in maniera sommaria i dipinti, ma non raccontava niente della storia. Ripensando alla gita che ho fatto sul Great Britain a Bristol ho sentito la differenza in modo stridente. L’abbazia ha molto più passato alle spalle, ma l’unica cosa che ti danno è un opuscolo su navate e transetti.
La biblioteca e i sotterranei non si potevano visitare, chiusi per restauri da quattro anni. Museo chiuso, palazzo d’Avalos visitabile solo nel weekend tramite visita guidata che va prenotata in anticipo. Quanta ricchezza e che peccato, che spreco! Ah abbiamo visitato anche l’unica altra cosa aperta e cioè la casa di Graziella: è un’inculata, non ci andate.
Venendo via ci siamo imbattuti, con mia gioia, in un altro tipo di ricchezza: un alimentari fornitissimo, da cui siamo usciti con un panino con prosciutto cotto, mozzarella di bufala e melanzane al funghetto e uno strapieno di mortadella e pomodori! Solo a me, quando sento l’espressione “panino imbottito”, viene in mente Poldo?
Carine anche le stradine nella parte alta di Procida, Terra Murata e dintorni. Qua si riesce a camminare, ci sono vicoli deliziosi e corti nascoste con i panni stesi ad asciugare. Mi immagino delle gran cene in quelle corti, chissà se le fanno? A Ischia, la nostra prossima destinazione, dovremmo poter cucinare. Spero che sarà così.
Non ho parlato del mare. È una tavola. Pulito, calmo, trasparente. Niente meduse, niente raganelle. È perfetto!
Bram sostiene che io sia la più bianca di tutta la spiaggia. Mi sa che ha ragione.
Per pranzo siamo andati in spiaggia. Abbiamo provato prima Punta Lingua, ma si è rivelata tutta sotto il sole, e poi Silurenza, perfetta! Abbiamo trascorso il pomeriggio lì, Bram a fare il pesce e io a fare la sirena (ahah) leggendo, nuotando e immergendomi ogni tanto per sopravvivere al caldo!
Per rientrare abbiamo preso l’autobus, che io di rischiare di farmi spianare ne avrei abbastanza, e quando siamo arrivati in albergo erano le 18:20 e abbiamo deciso di andare a correre. Stavolta ero decisa a non farmi fermare né dalle salite né dai cani, ma tempo dieci minuti non ti becchiamo un cane abbaione e forse non legato? Io bloccata, Bram arrabbiato, ci siamo ritrovati a fare stretching sulla spiaggetta sotto casa, e non abbiamo beccato un tramonto da levare il fiato? Solo noi e una palla rossa.
Per l’aperitivo non c’è stato tempo (e rimarrò col rimpianto di non aver fatto un aperitivo col vino e i taralli al tramonto su quella spiaggia, li avevamo pure comprati), doccia e a cena. Siamo andati alla Pergola, lì si mangia il coniglio, tipico di qua, quando siamo arrivati entrambi eravamo stressati perché eravamo andati a piedi e io ho avuto tutto il tempo paura dei cani! Ma poi ci è presa la ridarella stupida, il vino della casa non ci piaceva e abbiamo ordinato una bottiglia, il primo cameriere ha portato via il primo vino e con esso i bicchieri, il secondo cameriere ha portato il secondo vino e quando ha fatto per versarcelo si è accorto con sgomento che non c’erano i bicchieri, e a me è balenata l’idea di dirgli che i bicchieri non ci piacevano e li avevamo buttati nel cespuglio dietro, o di rassicurarlo dicendo Non ci servono, beviamo al collo! La Pergola è un po’ chic. È sotto a un limoneto, si mangiano la parmigiana di melanzane e gli ziti al ragù di coniglio, le porzioni sono abbondanti e io non sono riuscita a finire e mi sono portata via una vaschetta. Il vino l’abbiamo finito però, e al ritorno i cani sembravano molto meno spaventosi!
Bram è molto simpatico. Esempio. Siamo al mare. Bambino sta facendo il bagno, mamma lo chiama perché esca, Paolo! Paolo! PAOLOOOOO!, bambino non la caga di striscio e resta in acqua, le urla della mamma aumentano di volume. Bram si gira verso di me e serissimo commenta, scuotendo la testa: Paolo doesn’t give a shit about what his mother says…

Mercoledì, ultimo giorno a Procida, preleviamo dello yogurt e della frutta dal buffet dell’albergo e andiamo a far colazione in spiaggia. Sono le 9, si sta da Dio e ci siamo solo noi. Ma perché non l’abbiamo fatto tutte le mattine?! Abbiamo anche svaligiato una libreria  cioè, ho anche svaligiato una libreria. Come farò con la valigia non lo so.

RIASSUNTO

Inizialmente Procida non mi ha preso ma poi mi è piaciuta, soprattutto a partire dalla Domenica sera quando la maggior parte dei turisti sono spariti e l’isola ha lentamente iniziato a riprendere il ritmo normale. Ci tornerei, ma in stagione ancora più bassa. Non so se starei nella parte più vecchia, quella vicina a Terra Murata, più vivace e dove si può camminare senza rischio di farsi investire, o dove siamo stati questa volta, da Crescenzo al porto turistico, con l’indiscutibile vantaggio di avere una spiaggia deliziosa e poco frequentata (Lido di Procida) a un minuto a piedi dall’albergo. Forse tutto sommato da Crescenzo. Di certo se tornassi indietro farei colazione su quella spiaggia tutte le mattine e aperitivo tutte le sere, io Bram e una bottiglia di vino, e invece l’aperitivo alla fine non ce l’abbiamo fatto mai, al bar con vista spiaggia sì, in spiaggia appollaiati su uno scoglio no! Che altro? Non mi sono piaciute le ville, c’è pieno di mega ville con mega cancelli blindati, immagino appartengano a gente della zona che ci viene solo per le vacanze, ma dietro a quei cancelli blindati che c’è? Forse un cane? Oh, questo mi fa venire in mente un altro piccolo aneddoto. Una sera camminavamo e davanti a noi c’era una coppia con un cane al guinzaglio. A un certo punto sono passati vicino a un gatto, il cane ha preso ad abbaiare forsennatamente e il gatto si è irrigidito tutto, avete presente quando si gonfiano e incurvano la schiena? Ecco, Bram si è girato e ha visto me nella stessa identica posizione!

Basta, ecco un po’ di foto!

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INFO

Abbiamo dormito da Crescenzo, abbiamo speso 216 euro per quattro notti con la colazione.
Abbiamo mangiato da Mariano, alla Lampara e alla Pergola. Spesa per due antipasti, due primi e mezzo litro di vino della casa fra i 60 e gli 80 euro (80 l’ultima sera che abbiamo preso la bottiglia), che rispetto ai prezzi medi italiani mi è sembrato un po’ tanto.

Cardiff day 5 and last. Il castello di Cardiff!

settembre 15, 2019

Allora, intanto una cosa della Domenica sera a Cardiff che avevo dimenticato. Quando Alex è andato a letto ho chiesto a Dan e Ari se potevamo fare una partita a Hearts, perché non ci giocavo dai tempi dell’Islanda e avevo dimenticato le regole. Abbiamo iniziato a giocare… e tempo tre minuti eravamo di nuovo in Islanda, noi quattro, senza che il tempo fosse passato, senza che niente fosse cambiato!

Fast forward.

Il Lunedì era il nostro ultimo giorno a Cardiff.

Io e Bram ci siamo svegliati non troppo tardi e siamo scesi a far colazione al posto sotto casa, io decisissima a prendere il sourdough col burro salato E ANCHE uno dei crostoni buonissimi, e siccome c’erano due crostoni che volevo provare Bram avrebbe dovuto fare lo stesso, sono machiavellica ah! Solo che.

Solo che non avevo previsto una cosa, e cioè che dopo il pane tostato e il cappuccino saremmo stati entrambi pieni! E quindi si impose una pausa e si pose un dilemma. Andare a visitare il castello di Cardiff agili e scattanti dopo una colazione leggera o mangiare fino a scoppiare e rischiare di non vedere il castello? Indovinate cosa ho scelto? Ma è ovvio, la seconda opzione!

Non fosse che avevano finito i fagioli affumicati, componente essenziale di uno dei due crostoni che avevo puntato. E, o fagioli affumicati o morte. E fu così che si andò per la prima opzione!

E si fece bene. Perché il castello di Cardiff mi è piaciuto un sacco! È un altro di quei monumenti che non avevano mai visitato perché quando andiamo a trovare Dan e Ari di solito stiamo con loro, stavolta avevamo tempo da soli e allora!

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Il castello mi è piaciuto perché è bello, è composto da parecchi edifici di epoche diverse, ma soprattutto perché è parte della città, ha avuto un importante ruolo nella storia di Cardiff, in periodi e momenti storici diversi, e tutto era spiegato e raccontato bene.

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Un edificio è normanno, un altro è vittoriano, altri non mi ricordo.

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È stato proprietà di varie famiglie che hanno influenzato la vita e lo sviluppo di Cardiff. E non si parla di chissà quanti anni fa, è stato anche rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale!

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Terminata la visita abbiamo raggiunto Dan per un ultimo pranzo sul mare, e poi con calma siamo andati a recuperare i bagagli e infine alla stazione. Per andare a casa abbiamo fatto una strada nuova, sull’acqua. L’acqua! Quello che mi manca a Bruxelles. Ecco Bram che fa amicizia con dei pennuti.

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E questa è la stazione. Mi piace tanto la scritta GREAT WESTERN RAILWAY. Mi parla di tempi lontani, in cui il treno era un’incredibile innovazione tecnologica (o magari per alcuni una diavoleria moderna)!

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E poi basta. Siamo arrivati a Bruxelles tardi e siamo andati a nanna. Il weekend non era partito sotto ai migliori auspici, ma alla fine è stato proprio bello. Hurrà!

QUALCHE INFO SU CARDIFF E BRISTOL

A Cardiff abbiamo dormito al Pontcanna Inn. Abbiamo speso 132 euro per due notti, in totale. Ci siamo trovati bene.
Prima cena a Cardiff con Dan e Ari sempre lì, spesi 28 euro in due e mangiato bene.
Il posto in cui abbiamo dormito a Bristol si chiama Brooks Guesthouse. 62 euro per una notte. Carino, pulito e centrale.
Pranzo a Bristol al mercato, e anche colazione il giorno dopo, da Ahh Toots. Prezzi non pervenuti, ma non era particolarmente caro (ed era buonissimo).
Cena a Bristol da Urban Tandoor. 52 euro. Siamo usciti che stavamo scoppiando ma non mi ha esaltato.
Pranzo a Bristol nel quartiere di Clifton da Fishers. 36 euro in due, buono!
Rientrati a Cardiff, cena con Dan e Ari (e tutti i fan del rugby) in un pub chiamato The Cricketers. 33 euro, mmmeh.
Sunday roast al pub 69 euro in cinque, il nome del pub lo chiedo a Bram (chiesto: Maltsters Cardiff) quando atterriamo.

Eh già, perché siamo di nuovo su un aereo! Stiamo andando a Napoli, ma è per lavoro, poi vi spiego!

Cardiff day 4. Mercati sul fiume, corse nel parco e Sunday roast. #noncelapossofare #celapossofare

settembre 10, 2019

Domenica mattina io, Bram e Dan ci siamo svegliati non troppo tardi. Ari dormiva ancora, e allora noi abbiamo preso Alex e siamo andati prima a far colazione sotto casa e poi al mercato. L’idea era quella di far colazione al mercato, nel posto sotto casa io volevo solo prendere un caffè e qualcosa tipo un biscotto giusto per non bere il caffè a stomaco vuoto che ultimamente mi dà fastidio (uffa). È finita a cappuccino e pain au chocolat, cosa proprio stupida perché poi mi sono accorta che sul menu c’era una delle mie cose preferite al mondo: sourdough tostato con burro salato! Per fortuna enorme fortuna Dan l’ha ordinato per Alex e Alex non l’ha finito, e così ho potuto avventarmici io! Sul menù c’erano anche un sacco di crostoni interessanti e io mi sono ripromessa di tornarci per colazione il giorno dopo.

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Poi siamo andati al mercato. Il mercato è piccolino ma deliziosetto ed è sul fiume e quando sono a Cardiff io ci voglio sempre andare. Al mercato non ho fatto la seconda colazione che mi ero ripromessa ma ho comprato delle marmellate, un pane alle noci e un succo di pera!

Dopo il mercato abbiamo fatto un giro nel parco e poi abbiamo raggiunto Ari a casa. Io volevo tantissimo mangiare il Sunday roast e sono stata accontentata: ci siamo preparati, siamo usciti tutti e siamo andati a caccia!

Abbiamo girato vari posti, ma erano tutti chiusi o pieni. In uno c’erano tantissimi indiani in abiti tradizionali e io ho pensato Toh che buffo, anche gli indiani si sono convertiti al Sunday roast, e invece poi è venuto fuori che l’intero locale era prenotato per una festa privata (indiana perlappunto!). Alla fine ci ha preso un pub, carino e child friendly, e io ho finalmente avuto il mio Sunday roast. Non era male ma neanche WOW, era molto più buono quello di Dan che era… vegetariano! Uffa lo vorrei tipo ora, tipo stasera per cena!

Dopo pranzo Bram e Dan hanno portato Alex a fare un giro col passeggino nella speranza che si addormentasse e io e Ari siamo andate a prendere il tè! Con un dolcetto! Ma di nuovo ho sbagliato, il suo scone era molto più buono del mio millefoglie, uffa uffa! Nel caso ve lo stiate chiedendo, l’idea di dividersi è stata mia, perché era abbastanza evidente che io e Ari volevamo tè e dolcetto e Bram e Dan no, e allora che ne senso aveva che portassimo tutti a spasso Alex mentre magari la pasticceria chiudeva? Che OK le piccole incazzature, ma insomma un po’ di senso pratico ci vuole! ^^

Il pub era vicino alla cattedrale

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e allora dopo siamo andati a piedi fino alla cattedrale, e a piedi lungo un sentiero di campagna siamo pure rientrati. Tutto tanto bello, e mi sono resa conto che Cardiff è più grande di quel che pensavo!

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Giunti a casa io e Bram ci siamo cambiati e siamo andati a correre nel parco. Che meraviglia!!! Fra una cosa e l’altra si erano fatte circa le 20 e c’era ancora luce ma in giro non c’era quasi nessuno, avevamo il parco tutto per noi! Uno spettacolo, veramente. Quanto sarebbe meraviglioso avere un parco così vicino a casa a Bruxelles? Ultimamente sento tanto la mancanza della natura, per esempio ho preso l’abitudine di scendere dalla metro una fermata dopo solo per camminare per pochi minuti in un parco. E mi sto rendendo conto di una cosa, e cioè che quello che cerco non è tanto il verde quanto il silenzio.

Tornati a casa ci siamo fatti una doccia. Alex era già in pigiama e quando ci ha visto è corso incontro a Bram correndo, bellino! Sembra un bel bimbo felice, e Dan e Ari sono abbastanza distrutti (nessuna delle due famiglie è vicina) ma anche contenti. Io e Bram avremmo dormito su dei materassi per terra in salotto e quindi abbiamo passato la serata tutti e quattro per terra a chiacchierare e giocare con Alex, e per l’ennesima volta ho pensato che per sopravvivere a un piccino ci voglia una comune!

Bristol day 2, Cardiff day 3. Torte, ponti sospesi e festa, festa fino al mattino!

agosto 30, 2019

Il Sabato mattina è iniziato molto bene e cioè è iniziato così, con colazione qui:

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Il posto è lo stesso del pranzo del giorno prima, le torte mi erano rimaste nel cuore e ci ero voluta tornare. Cappuccino e poi torta di cioccolato e barbabietola per me e di banana e caramello per Bram, deliziose entrambe!

Altro giretto al mercatino e poi a piedi fino a Clifton, un quartiere di Bristol a una quarantina di minuti dal centro, quasi un paesino a sé. Era uscito il sole e abbiamo camminato con calma.

Prima in centro a Bristol, passando monumenti, arte di strada (Bristol è il regno di Banksy – questo sotto ovviamente non è lui) e stradine che paiono quasi di campagna

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e poi attraverso un parco spettacolare, in cui se vivessi a Bristol andrei probabilmente a correre sempre!

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Cardiff non mi ha mai fatto pensare “Mi piacerebbe vivere qui”; Bristol sì, immediatamente!

Anche il quartiere di Clifton mi è piaciuto (sono hipster nell’anima, che ci volete fare). C’era tanta gente in giro, c’erano un sacco di posti dall’aria invitante per mangiare, c’erano tanti negozietti carini. In uno di beneficenza ho comprato, di seconda mano, un vestitino sexy (che mi metterò solo in casa ma vabbè, cosa buffa, me lo sono provato e ho chiesto a Bram “Lo compro?”, e mentre lui mi rispondeva ho visto sullo sfondo un anziano signore che faceva di sì con la testa, con entusiasmo!) e un libro di ricette indiane che non vedo l’ora di sperimentare. Ho trovato anche una stella. L’anno scorso ho perso il mio ciondolo preferito, a forma appunto di stella, e non ero più riuscita a trovarne un altro non dico uguale ma che mi piacesse. A Clifton l’ho trovato, è una stella marina ed è bellissima.

Ma a Clifton non ci sono solo negozi. A Clifton c’è anche, e soprattutto, il ponte sospeso di (giustappunto) Clifton! Indovinate un po’ chi l’ha progettato (anche se non è riuscito a portarlo a termine)?

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Anche qua c’era un piccolo museo, modesto ma con un sacco di storie interessanti sul ponte, sulla sua costruzione e anche sulle persone che ci sono passate e che hanno fatto cose strane (tipo un acrobata, un’aspirante suicida che però poi ci ha ripensato…). Di nuovo molto, molto interessante, un modo di vedere il ponte come una cosa viva e con una storia e non solo come un monumento. Fra l’altro quando è stato costruito non c’erano le macchine, e non era stato costruito con il peso delle macchine in mente, eppure è stato costruito così forte che riesce a sopportarle! Mamma mia questo post è scritto coi piedi, vabbè avete capito.

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Dopo il ponte siamo andati a pranzo, in un posto delizioso chiamato mi pare Fishers. Cucina di pesce ma all’inglese e cioè non proprio leggerissima: pâté di sgombro per me e gamberi fritti per Bram come antipasto, crocchettone di salmone per me e tonno troppo cotto per Bram come piatto principale!

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Il pranzo è stato non delicato ma buono e piacevole, e dopo pranzo abbiamo deciso di tornare in centro per poi prendere il treno e andare a Cardiff. Io ero un po’ sulle spine perché era Sabato, giorno non lavorativo, e dopotutto in UK eravamo andati per andare a trovare Dan e Ari e presentarsi alle 18 del Sabato sera (cosa che peraltro alla fine abbiamo fatto) mi sarebbe sembrato parecchio maleducato anche considerando che le ultime notti avremmo dormito da loro (perché i prezzi degli alloggi a Cardiff, in onore del weekend e della partita di rugby, erano schizzati alle stelle!)… ma Bram era tranquillo e alla fine ho pensato, Sai che c’è, se va bene per lui va bene anche per me!, e così siamo andati a piedi.

La camminata è stata lunghina ma molto bella, stavolta non siamo passati dal parco ma dall’acqua. E di nuovo ho pensato, Mi sa che sarebbe bello vivere qui!

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Guardate un po’ chi c’è sullo sfondo nella foto sotto, la riconoscete?

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Quando siamo arrivati alla guesthouse ero tanto stanca e per andare alla stazione avrei molto voluto prendere l’autobus. Ma non avevamo più pounds e per comprare il biglietto sull’autobus servono gli spiccioli, e allora gambe in spalla e trottare! Sul treno poi ho dormito. So long Bristol, speriamo di rivederti presto!

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Quando siamo arrivati a Cardiff l’abbiamo trovata in festa. La partita era finita, il Galles aveva vinto e c’era gente in rosso ubriachella e festeggiante ovunque ovunque ovunque, tanto che non si riusciva a camminare! E noi con le valigie in mezzo a quel casino! Eccomi rifugiata davanti a un’aiuola, ma quanto sono belli i parchi inglesi (gallesi)? Ignorate i capelli alla canis penis (alla cazzo di cane).

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Dan, Ari e il pupo erano al pub e li abbiamo raggiunti lì. Abbiamo passato la serata a chiacchierare, bere e mangiare, prima al pub e poi a casa, ed è stata una serata bella. Ari e Alex a un certo punto sono andati a letto e io, Dan e Bram siamo rimasti a ciacolare fino alle 3 del mattino!

Cardiff day 2, Bristol day 1. Benvenuti a bordo della ss Great Britain!

agosto 26, 2019

Questa sono io, quella che ho addosso è la maglia che ho comprato a Cardiff, quella che ho sul braccio è la giacca presa sempre lì, quella sulla sfondo è la mano di quel demente di Bram!

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Venerdì ci siamo svegliati con l’idea di andare da qualche parte, un po’ perché avevamo ben cinque giorni e valeva la pena sfruttarli un po’ perché non eravamo sicuri di essere i benvenuti a Cardiff. In Galles c’è un sacco di natura e ci sono tanti paesini deliziosi, che però non sono facilissimi da raggiungere senza una macchina – e in più le previsioni davano pioggia pioggia pioggia tutto il giorno. Abbiamo allora deciso di andare verso l’Inghilterra, e la scelta è caduta su Bristol. Sentita nominare ma mai stata, scelta solo in base al solito discorso che se anche piove di solito qualcosa da fare in una città c’è!

Prima però colazione. A Cardiff c’era Rhodri, il fratello di Dan, che ci ha gentilmente raggiunto per fare colazione insieme nel pub in cui stavamo.
Bram e Dan si sono conosciuti tramite Rhodri: Bram e Rhodri hanno fatto l’Erasmus insieme a Venezia, Dan è andato a trovate il fratello e voilà! Tutto questo succedeva, mmmh, una ventina d’anni fa?
Bram e Rhodri non si vedevano forse non da allora ma comunque da un bel po’, e quanto a me io Rhodri non l’avevo proprio mai incontrato. Abbiamo fatto colazione insieme chiacchierando e mi è piaciuto tantissimo!

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Dopo colazione (il solito crostone con l’avocado per me e pan brioche tostato con chorizo per Bram, entrambi buonissimi) Bram è uscito a fare un giro con Rhodri. A Cardiff c’era anche il babbo di Rhodri e Dan (Rhodri e il padre vivono sull’isola di Man – e c’è anche un terzo fratello, che vive in Vietnam) e Bram ci teneva a salutarlo. Io sono andata a prepararmi a fare le valigie, e quando Bram è tornato siamo partiti.

Abbiamo preso il treno intorno alle 12 e per le 13 eravamo a Bristol!

Avevo lasciato prenotare una guesthouse a Bram perché io mi ero infilata in un circolo mentale in cui tutte erano potenzialmente piene di bedbugs e non riuscivo a sceglierne nessuna, e non sapevo cosa avesse prenotato alla fine – fra le varie che avevamo preso in considerazione ce ne era una che era una barca! Abbiamo preso l’autobus, facendoci inculare perché abbiamo comprato il pass giornaliero pensando che durasse 24 ore e invece durava solo fino alle 4:29 (?) del mattino dopo, e ci siamo diretti verso il centro.

La guesthouse mi è piaciuta subito! Bella, centralissima, pulita, perfetta. La stanza era già pronta, quindi abbiamo mollato le valigie e siamo usciti a pranzo. Pioveva, ma proprio davanti alla guesthouse c’era un mercato coperto! Ma che si può volere di più? L’abbiamo percorso, l’abbiamo studiato, e alla fine la scelta è caduta su un posticino delizioso chiamato Ahh Toots. Zuppa di melanzane arrostite con pane fatto in caso, sausage roll e vista su graziosissimo negozio di piante. Oh quanta bellezza, e quanta bontà!

Dopo pranzo volevamo andare a visitare una barca-museo, ma prima siamo rimasti incastrati in un mercatino e a me è rimasta attaccata una maglietta con le giraffe (di bambù ed equa e solidale, hurrà!) ehm ehm. Poi però siamo andati (sotto la pioggia – e, ironicamente, in barca) dalla barca!

La barca si chiama ss (steam ship, barca a vapore) Great Britain e ha una storia abbastanza incredibile. È stata progettata da un signore che si chiama Brunel, e che viene considerato un grande ingegnere e se non erro anche il primo ingegnere e forse anche il più grande ingegnere di tutti i tempi, o se non il più grande almeno il più visionario. Brunel ebbe due idee estremamente innovative per i tempi: convinse tutti a costruire la barca in ferro anziché in legno (rendendola di conseguenza più leggera – ma anche più soggetta alla ruggine) e la equipaggiò con… un’elica! La ss Great Britain è considerata “the great, great, great, great-grandmother of virtually all modern ships”; Brunel’s idea was so successful that it transformed ship-building and international travel; this ship is uniquely important, and she has never been forgotten.
E davvero non è stata dimenticata mai! Vedrete!

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La giornata era miserabile, pioveva e tirava vento, ma noi l’abbiamo passata tutta dentro alla barca e ci siamo divertiti un sacco! Questa sotto sono io che faccio la scema con l’ancora!

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Nella prima parte della struttura c’era il museo, che raccontava per bene tutta la storia della barca; e la storia era raccontata in modo da potersi immedesimare. Viaggiamo indietro nel tempo a bordo della ss Great Britain!
Ecco il menù del banchetto d’inaugurazione, nel 1843.

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Benvenuti nel 1845! Oggi andiamo da Bristol a New York. La ss Great Britain è al momento la nave più lunga del mondo, e il primo transatlantico in ferro a compiere questo tragitto. Ci metterà 14 giorni ad attraversare l’Atlantico.

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E adesso siamo nel 1852! La barca va in Australia e trasporta i primi ricchi turisti e ragazzi di buona famiglia mandati a studiare in Inghilterra; ma anche, e soprattutto, migranti in cerca di fortuna. Scegliete una carta e impersonate un personaggio, sarete un passeggero di prima classe, un poveraccio costretto a viaggiare nell’ultima o un membro dell’equipaggio? A me è toccata una cameriera alcolizzata, che non appena giunti in Australia è stata licenziata!

C’erano documenti storici, diari di bordo e soprattutto c’erano le storie, quel che si sa, dei passeggeri. Ecco due pagine del diario di un passeggero della classe più bassa.

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Ho spulciato le liste, ero curiosa di vedere se fra i migranti ci fossero anche degli italiani. Ovviamente c’erano.

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Dal museo si aveva accesso al ponte, e dal ponte si poteva scendere nella pancia della barca (io che sono scema ovviamente non l’avevo capito e dal ponte sono rientrata nel museo e Bram non mi trovava più!). Tutto era rimasto, o era stato ricostruito. Le cabine, le sale, i lettini minuscoli, che mi sono chiesta come facesse la gente a dormirci. Questa sono io che faccio la scema in cucina (dopo che Bram mi ha ritrovato).

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Avevano piazzato in qua e in là dei manichini in abiti d’epoca e c’erano anche degli effetti sonori. Ho fatto un salto alto tre metri quando in una brandina ho trovato un cinese… vero, che si faceva una foto! Che spavento!!

Leggere, vedere, immedesimarsi in quegli anni è stato interessantissimo. Ci abbiamo passato tutto il pomeriggio. Piccolo aneddoto, quando ho scelto un personaggio da impersonare ho scelto una donna di 40 anni (la cameriera alcolista giustappunto!) e il gentile gentilissimo signore che badava il museo mi ha detto Oh che buffo, la gente di solito sceglie un personaggio più o meno della propria età, ma te non puoi avere 40 anni! Grazie signore, grazie!

La traversata durava un bel po’

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e a giudicare dagli scritti (e anche a vedere gli spazi a dire il vero)

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non doveva essere proprio comodissima!

Quante storie su quella barca, nel corso di quei viaggi. Amori, liti, speranze e anche morti. Un’intera novella, Lady Anna di Anthony Trollope, è stata scritta nel corso di una delle traversate! Da Wikipedia:
Alexander Reid, scrivendo nel 1862, registrò alcune statistiche di un tipico viaggio. La nave, con un equipaggio di 143 persone, partì da Liverpool il 21 ottobre 1861, trasportando 544 passeggeri (compresa la squadra inglese di cricket che fu la prima a visitare l’Australia), una mucca, 36 pecore, 140 suini, 96 capre e 1114 polli, anatre, oche e tacchini. Il viaggio a Melbourne (il nono) durò 64 giorni, durante i quali il miglior giorno di navigazione fu di 354 miglia e il peggiore di 108. Con venti favorevoli la nave viaggiava a vela da sola, ritirando l’elica dall’acqua. Tre passeggeri morirono durante il viaggio. Il capitano era John Gray, uno scozzese, che aveva ricoperto la carica da prima della guerra di Crimea.

Ed eccoci al 1884. La barca non fa più traversate, ma non è neanche in pensione: è stata dotata di vele e si trova adesso al largo delle isole Falkland, ove svolge la funzione di deposito, nave di quarantena e mezzo per il trasporto del carbone.

1970. La ss Great Britain è naufragata, è in fondo al mare al largo della Patagonia! Ma non si può lasciare lì, è stata una nave troppo importante! È arrugginita, è bucata, è rovinata, ma viene messa su una squadra di salvataggio. Le operazioni prendono il via a Febbraio 1970 e il 5 Luglio la grande nave arriva a Bristol!

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2019. Una Piccolina e un Orso la visitano, e se ne innamorano!

Ed ecco questa era la storia della ss Great Britain, spero che vi sia piaciuta!

Tornati sulla terraferma ci siamo fermati in un pub per una birra e poi siamo andati a cena. Io avevo una tremenda voglia di cibo indiano e Bram mi ha gentilmente trovato un ristorante! Abbiamo mangiato OK, non male ma neanche WOW. Il posto mancava un po’ d’atmosfera. Quando siamo usciti non pioveva più e noi stavamo esplodendo. Allora siamo andati a fare una passeggiata per digerire e poi a nanna, pronti per nuove avventure il giorno dopo!

Cardiff day 1. Il verde dei prati, il giallo del sole e l’azzurro del mare!

agosto 17, 2019

La giornata di ieri (che tempo che pubblico è diventato l’altro ieri) è cominciata bene, con colazione al pub! All’inizio non ce la volevano dare perché era fino alle 10 ed erano le 10, ma poi li abbiamo convinti. Pane tostato con avocado e parecchie altre cose interessanti per me e full English breakfast per Brammy, entrambe erano buonissime e infatti adesso scrivo dal letto ma non vedo l’ora di scendere a fare colazione! Poi siamo usciti, era una bella giornata di sole, e siccome siamo lenti lenti come due piselli quando siamo usciti era già mezzogiorno!

Ci siamo diretti verso il fiume attraversando un parco verdissimo e abbiamo preso il traghetto che porta alla marina. Essendo da soli (Dan a Ari lavoravano) per una volta potevamo fare tutte le cose turistiche che per Dan e Ari, visto che ci vivono, non sono interessanti! La marina era in festa, e non per un particolare motivo ma solo perché era una bella giornata (il 15 in UK è un normale giorno lavorativo).

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Abbiamo passeggiato un po’ fermandoci in vari posti e poi abbiamo scovato un bar sul mare. Sarebbe stata ora di pranzo, erano circa le 14, ma dopo la grossa grassa colazione non avevamo fame; e così ci siamo limitati a una birra e un mini vassoio di formaggi. Si stava proprio bene!

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Dopo il mini pranzo ho convinto Bram a fare un giro sulla ruota panoramica con vista sulla baia, carino. Poi siamo andati verso il centro, io avevo bisogno di una giacca: nel casino della partenza avevo dimenticato di portarla, e il tempo inglese non perdona! Siamo andati a piedi, con una passeggiata di mezz’ora attraverso colorati quartieri popolari. Il mio stomaco brontolava ma per pranzare ormai era tardi, ci saremmo rovinati la cena; e quel bel concetto che c’è in Italia e cioè il bar, dove puoi comprarti un panino piccolo al volo e non devi per forza sederti per un pasto di tre portate, all’estero non esiste. Mi sono pentita di non aver pranzato nel posto sul mare. Non mi ispirava molto, ma magari invece era buono! Chissà! Non importa, tanto stasera mangiamo indiano, yum yum!

Missione giacca compiuta e ho comprato anche dei trucchi, che i miei erano nella valigia rubata, e una maglia fatta in Galles con materiali riciclati. Mi piace un sacco!

Abbiamo attraversato il centro e le gallerie con gli archi, ci siamo comprati due banane e siamo rientrati in albergo. Ci siamo cambiati e via a correre nel parco! Non correvo da inizio Giugno, prima Taiwan e poi scarpe in quarantena, e ce l’ho fatta senza problemi e sono stata molto contenta! Ma poi, ma quanto è bello correre nei parchi inglesi verdi, rigogliosi e pieni di fiori? Un punto in più per Cardiff!

Fatta una doccia siamo sceso nel giardino del nostro pub, avevamo appuntamento lì con Dan e Ari (e Alex, che è il pupo, ha 18 mesi).

Io ero abbastanza tesa: il fatto che dopo mesi che dicevamo che se volevano potevamo andare in albergo e che loro rispondevano di no e che poi all’ultimo minuto, il giorno della partenza, ci avessero chiesto di andare in albergo senza una chiara spiegazione e senza scuse non mi era tanto andato giù e avrei voluto che se ne parlasse e che ci spiegassero, non che si facesse finta di niente. La situazione la posso capire e non ho problemi ad andare in albergo anche all’ultimo se c’è un motivo, ma me lo spieghi o almeno mi dici che ti dispiace, no? Per Dan e Bram questa cosa non era necessaria. Sono creature logiche e razionali, uno ha detto Andate in albergo? e l’altro ha detto OK! e per loro è finita lì. Per me, poco logica e molto irrazionale, funziona in maniera un po’ diversa. E Ari? Ari boh, mi è sembrata un po’ persa nei suoi pensieri, poco presente.

La cena comunque è stata carina, vedere Dan e Ari è sempre bello! Dopo cena siamo passati da loro e siamo stati un po’ lì a chiacchierare, per quanto sia possibile chiacchierare con un 18mesenne in giro. Bram c’è rimasto un po’ male, ma magari ci rifaremo nel weekend! O magari la prossima volta, dopotutto queste sono fasi, i bimbi poi crescono e le situazioni cambiano!

Quando siamo rientrati al pub era ancora abbastanza presto. Ma il vantaggio di dormire in un pub è che non devi uscire per farti un’ultima bevuta prima di andare a letto! E bevuta fu.

Cardiff day 0. La partenza. Ovvero, di come siamo finiti a dormire in un pub!

agosto 15, 2019

E così siamo a Cardiff, e siamo a dormire in un pub! How quirky is that? È carino e soprattutto non ci sono bestie nel letto (ve lo so dire con sicurezza perché mentre Bram si faceva la doccia io ribaltavo il materasso), hurrà!

Dovevamo dormire dagli amici di Bram, quelli con cui siamo stati in Islanda, ci eravamo messi d’accordo mesi fa, ma IERI mentre stavamo partendo ci hanno scritto chiedendoci se potevamo andare in albergo perché il loro bimbo non aveva dormito (!!), e così l’abbiamo allegramente presa in culo: avevamo preso un giorno di ferie in più per risparmiare sul treno, e ci siamo trovati a dover pagare per un albergo.

Oh, well. We’ll do our best to make the best out of it. Intanto, visto che l’albergo è anche un pub, appena arrivati (ieri sera alle 23) ci siamo fatti un gin and tonic! 😎

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