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Ecuador. Canoa. Un post insulso. Sotto c’è Otavalo che è più bellino!

giugno 18, 2017

Martedì 6 Giugno

A Canoa siamo arrivati nel tardo pomeriggio. Come Mompiche Canoa è sulla costa (del Pacifico ovviamente), ma la zona in cui si trova Canoa è stata completamente devastata da un terremoto appena un anno fa e ancora si sta lavorando per ricostruire.

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La prima sera non abbiamo fatto molto. Una passeggiata in spiaggia

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e una birra sul tetto del B&B, sbiaccati sulle amache con vista mare.

Cena pure nel B&B, i proprietari sono spagnoli e si mangiava bene.

A letto un po’ delusi perché a Canoa eravamo andati anche perché volevamo visitare una fattoria organica nei dintorni ma nonostante innumerevoli tentativi non eravamo riusciti a raggiungerli per mettersi d’accordo!

Mercoledì 7 Giugno

Mattinata partita col botto. Appena sveglia, ancora a letto in pigiama, ho riprovato a telefonare alla fattoria senza troppe speranze. E invece, sorpresa, hanno risposto! Volevamo fare un tour di 3 giorni e ci hanno detto Certo che lo potete fare, anzi, perché non venite ora?, e mentre rispondevo Oddio non so, dovrei chiedere al B&B perché avevamo prenotato due notti ho finito il credito e è caduta la linea!
Siamo usciti di corsa, in pigiama, e abbiamo trovato una farmacia che faceva anche ricariche telefoniche. Ho richiamato e il tizio al telefono mi ha detto Tranquilla, venite pure domani e io ho risposto Oh meno male, perché siamo ancora in pigiama!! e lui ha riso molto!
Ma non è finita qui. Perché siamo tornati al B&B e ci siamo seduti belli rilassati a fare colazione e nell’istante in cui stavo per addentare la mia bella tortilla espagnola è passato un tizio con un materassino in mano e ha urlato Prestooooo lo
yoga gratis sul tetto sta per cominciareeeee!
Ora, io mi ero giustappunto svegliata con un po’ di mal di schiena e una sessione di yoga mi avrebbe fatto proprio bene. Però anche la tortilla mi avrebbe fatto proprio bene. E alla fine quest’ultima ha vinto!

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La giornata è trascorsa fra spiaggia e pianificazione. Abbiamo prenotato un paio di voli e finalizzato le ultime tappe del viaggio. Per pranzo panino al B&B e per cena non mi ricordo… ah sì, abbiamo cenato in spiaggia, anelli di cipolla fritti per Bram e guacamole con chips di banana per me!

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INFO

A Canoa siamo stati da Amalur. Raccomandato!

Ecuador. Un salto indietro: Otavalo, Ande e laghi.

giugno 16, 2017

Scrivo da una fattoria in cui trascorreremo 3 giorni senza WiFi e che io mi immaginavo come le fattorie olandesi tutta bellina e ordinata e invece è selvaggia e in mezzo a una sorta di giungla tropicale! Non oso pensare a quali bestie saranno nella nostra camera stanotte. Una per tutte, prima abbiamo visto una tarantola grossa come il palmo di una mano e pelosissima (non in camera sennò sarei svenuta e non sarei qui a scrivere)!

Dunque, di che scrivo? L’ultimo posto in cui siamo stati è Canoa, ma non abbiamo fatto granché e non ho le foto. Non ho ancora scritto del primo posto in cui siamo stati in Ecuador: Otavalo!

Martedì 30 Maggio (parte seconda)

Allora, l’entrata in Ecuador dal nostro punto di vista è stata trionfale perché abbiamo passato il confine fra Colombia ed Ecuador… a piedi! Che emozione!

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Dalla prima città in Ecuador abbiamo preso il pullman per Otavalo. Lungo la via la polizia ci ha fermato e ha controllato tutti i bagagli. Non penso fosse un caso il fatto che sia successo proprio quando arrivavamo dal confine con la Colombia…

Otavalo è una cittadina nelle Ande famosa per un mercato che si tiene più o meno tutti i giorni ma che è molto più ampio il Sabato. Noi ci siamo arrivati di Martedì e devo dire che la cittadina lì per lì mi ha un po’ deluso, me la aspettavo più carina. Solo lì per lì però!

La prima sera abbiamo fatto un giretto e bevuto una birra nella piazza principale (identica alla piazza principale di Jardin e a quella di Salento e a quella di un sacco di altri paesini nelle Ande). Ah e abbiamo anche fatto la spesa e cucinato nella cucina dell’ostello. Una semplicissima pasta con carote, peperoni, cipolla e pomodori… pare che in Ecuador non si trovino altre verdure!

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INFO

Abbiamo bevuto la birra da Cava Caran. Nella piazza principale, carino!

Mercoledì 31 Maggio

Ci siamo alzati presto per andare al mercato. Non il famoso mercato di Otavalo del Sabato, ma una piccola parte di questo che si tiene tutti i giorni nella piazza principale (la versione grande prende anche tutte le vie). C’era inoltre, in un’altra piazza, un mercato più piccolino, che si tiene solo il Mercoledì e non è turistico ma locale.

Il mercato piccolino era carino perché era locale, ma vendeva poche cose graziose e per il resto paccottiglia. Paccottiglia chiaro e tondo, marca vera e marca finta esposte entrambe senza problemi!

Al mercato più grande e più turistico ci siamo un po’ perplessi. Cose carine c’erano, ma tutti cercavamo di incularci. Perché mi devi dire che un maglione è 100% alpaca se sappiamo sia io che te che non lo è? È bellissimo e te lo compro lo stesso, ma non pretendere che la qualità sia più alta di quella che effettivamente è!

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Non abbiamo comprato il maglione che vedete in foto. Non abbiamo comprato niente a dire il vero, eravamo un po’ storditi dall’assalto subito e ci siamo riservati di pensarci e ripassare, tanto quel mercato c’è tutti i giorni. Abbiamo invece comprato qualche souvenir al mercatino più piccolo e locale, e delle more selvatiche da lei:

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Attenzione, le immagini che seguono potrebbero urtare la sensibilità di alcuni!

Al mercato piccolo abbiamo anche mangiato. Un piatto unico che conteneva carne, mais, una sorta di frittelle, insalata e non so che altro.

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Nel pomeriggio siamo andati a piedi a Peguche, un paesino che dista un’oretta a piedi da Otavalo e che è famoso per una cascata e per gli artigiani. La camminata per arrivare a Peguche non è un granché, su una strada normalissima lungo i binari del treno; ma la cascata merita. È in una location fantastica, tipo bosco delle fiabe, con sentierini, ponticelli e bambini mezzi nudi che corrono in qua e in là. Per il tipo di vestiti in Italia sarebbero considerati alternativi, qua sono semplicemente ecuadoriani!

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Poi siamo andati a visitare il paesino. Che ci ha deliziato per quanto era semplice e carino. E che ha fatto sì che uno dei miei sogni dall’inizio del viaggio si avverasse. Vedete, ogni volta che ci spostiamo in autobus passiamo un sacco di piccoli paesini sconosciuti che non stanno sulla LP e ogni volta vorrei saltar giù ed esplorarli ma ovviamente non posso e resto sempre con un fumetto a forma di punto interrogativo sulla testa. Ecco Peguche era un po’ uno di questi paesini!

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A Peguche abbiamo fatto un giretto e anche shopping.
Bram si è comprato il famoso maglione, grigio però, blu non c’era la taglia. In un negozio incantato, in cui lavorava una signora che sembrava un elfo. Quando non vendeva stava al telaio. È rimasta molto impressionata dal mio golf (comprato in Cile) e me l’ha fatto togliere per studiarsi il modello!
Siamo anche entrati nella casa di una famiglia di artigiani e ci siamo incantati a guardare le loro creazioni, senza purtroppo comprare niente perché si trattava di tessuti da appendere che non avremmo saputo dove mettere.
Siamo infine andati a trovare una famiglia di fabbricanti di strumenti musicali. Qua io non volevo andare perché sapevo già che non avrei comprato niente e mi scocciava disturbarli per niente. Però siamo andati e ebbene, facevano delle cose così belle che ne siamo usciti a mani piene!

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Mi sto un pochetto ponendo il problema dei souvenir perché mi rendo conto che tante cose che hanno un valore incredibile per me, perché legate a volti ed esperienze vissute, non potranno mai avere lo stesso valore per i destinatari. Ma non sopporto l’idea che quella per me è una storia venga vista come, che so, un pezzo di legno. Sto pensando di accompagnare ad ogni regalino la stampa di una delle foto di Bram o un piccolo estratto dal blog, per contestualizzare.

Bon! Rientrati a Otavalo abbiamo fatto un aperitivo

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e poi ci siamo comprati un formaggino da aggiungere alla pasta avanzata dal giorno prima per variarla un po’. Il formaggino non era molto buono e la pasta beh, se sembra scotta è perché lo era!

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Giovedì 1 Giugno

Sveglia presto e autobus per la Reserva Ecologica Cotacachi Cayapas!

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Nella riserva c’è un lago se non erro di origine vulcanica. Il lago si vede molto bene da un punto panoramico vicino all’entrata.

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Si può osservare il lago dal punto panoramico per poi tornare indietro, se ne può fare il giro in barca oppure ci si può girare intorno scarpinando per 6 ore a 3200 metri.
Indovinate per quale opzione ero io e quale invece ha scelto quel malvagione di Brammeke?
Io ero per il giro in barca per due motivi. Il primo si chiama Pigrizia e il secondo si chiama Ladri Lungo il Percorso. Non lo dico io, lo dice la LP!

L’autobus ci ha lasciato al terminal e un simpatico tassista di nome Victor Hugo ci ha portato all’ingresso. Da lì abbiamo scarpinato!

Mi sono resa conto che vi racconto delle camminate che facciamo ma non menziono la durata. Valle del Colca 6 ore, questa pure ma uno veloce ce ne mette 3. Noi camminiamo con calma, mangiamo panini, facciamo foto…

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La camminata è stata molto molto bella e anche molto molto faticosa, in buona parte per l’altitudine. Mi sono stancata tantissimo!

In certi punti ero terrorizzata dai potenziali ladri. Eravamo soli sul percorso! In certi punti ero stanca, e non volevo più camminare, e in certi altri punti ero un po’ arrabbiata con Bram che mi ci aveva portato.

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“Cerca di essere la persona che vorresti essere”, si sente dire ogni tanto. Io questo detto non l’ho mai capito. Però da anni, da quando ho cominciato a uscire con Bram, ho in mente un personaggio che si chiama “the cool girlfriend”.
The cool girlfriend è la fidanzata che vorrei essere io. Una che non è gelosa (adesso non lo sono più ma all’inizio se vi ricordate lo ero, non di altre ragazze ma dei suoi spazi senza di me), che si sveglia sempre di buon umore, che affronta il nuovo e il diverso con apertura mentale e meraviglia, che sa ironizzare sulle situazioni negative e mantenere la calma quando si arrabbia… insomma lei è proprio ganza, io un po’ meno!
Quando eravamo a Otavalo, non so bene come mi è venuto in mente, ho deciso di provare a impersonare the cool girlfriend, a essere cioè la persona che vorrei essere.
Sembra scemo ma sapete che c’è? Ha funzionato! Non solo sono andata più d’accordo con Bram in quei giorni, ma sono anche stata meglio io. Più positiva, più felice. Happy Go Lucky, si direbbe in inglese!
E niente, è una cosa scemina e non sempre ho voglia, mi viene spontaneo ed è più semplice mettere il muso quando sono arrabbiata che fare uno sforzo per comportarsi come the cool girlfriend, però le volte che l’ho fatto i risultati sono stati talmente buoni che vorrei provarci più spesso. Magari non solo con Bram, magari anche nella vita di tutti i giorni, potrei cercare di essere la versione migliore di me!

Tutto questo per dire che del mio esperimento a Bram non ho detto niente, però nel corso della camminata sono riuscita a stare positiva anche se ero stanca e in certi momenti avevo voglia di mandarlo affanculo per avermi portato a scarpinare fra i briganti a 3200 metri!
E quindi la camminata è stata proprio bellina.
Per non sentire la fatica abbiamo messo in piedi delle Strategie.

Una Strategia che funziona molto bene con me è quella del Quando arrivi lì puoi mangiare un panino. Ah già non vi ho detto che avevamo trovato un posto a Otavalo che faceva dei panini da asporto orgasmici!

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Un’altra Strategia era Cantare. Abbiamo cantato un sacco. Tanto gli unici scemi sul sentiero eravamo noi!

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Un’altra ancora era Contare i Fiorellini. Ne abbiamo visti più di 50 tipi diversi!

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Ah c’era anche una Strategia che mi faceva molto ridere, ed era dire fuckaduck ogni volta che ci trovavamo davanti all’ennesima salita inaspettata!

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Cammina cammina ci siamo imbattuti in un campo di grano. Le spighe danzavano, mosse dal vento, e noi ci sentivamo il cuor contento, e quindi non c’è più stato bisogno di strategie!

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Verso la fine del percorso dal nulla è sbucato fuori un cane. Ci si è piantato davanti a orecchie ritte e non c’era verso di capire che intenzioni avesse. Ci siamo un po’ spaventati, ma poi io ho avuto la brillante idea di tirargli un panino al formaggio che non mi ci andava più e da lì in poi siamo stati amici!

Ho mugugnato e fatto pipponi ma non ho molto parlato della bellezza della sfacchinata. Ecco un po’ di foto! E ho anche una domanda per voi: ma quelli che si raccomandano di portarsi tre o quattro litri d’acqua a testa quando si va a camminare, ma hanno uno sherpa personale?

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‘Sto post non finisce più. Tornati all’inizio del percorso siamo passati dal centro visitatori per andare in bagno. All’ingresso c’era (come sempre qua) quella che in Belgio viene comunemente chiamata madame pipi, e cioè una signora che ti chiede fra i 20 e i 50 centesimi e in cambio ti dà la carta igienica. In questo caso si trattava di una ragazzina, che per ingannare il tempo faceva braccialetti di perline. Per incoraggiare la sua piccola attività imprenditoriale gliene ho comprato uno (e anche perché mi piaceva) e da allora Bram mi prende per il culo e mima immaginarie conversazioni del tipo “Da dove viene quel bracciale, ricordo di viaggio? Da un mercato in cima a un monte? Da una spiaggia nel deserto? Dall’arte di uno sciamano?” “Ehm, no. Da un bagno!”.

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Poi abbiamo chiamato Victor Hugo e ci siamo fatti portare a Cotacachi, un paesino vicino che è famoso per i prodotti di pelle e che incidentalmente è anche il paesino di Victor Hugo. Che lungo la via ha chiacchierato un sacco e ci ha raccontato che nel paesino tutti si conoscono e si aiutano e se per esempio uno sta costruendo casa la Domenica tutti vanno ad aiutarlo e portano musica e birre e fanno festa. E a dimostrazione del fatto che si conoscono tutti lungo la via ha caricato una famiglia che sennò sarebbe andata a piedi nel retro del cassone. Li ha portati e poi li ha scesi davanti a casa e avevano un maiale nero!

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Ooohhh, ci avviciniamo alla fine della giornata. A Cotacachi abbiamo fatto un giretto e poi abbiamo preso l’autobus locale (gli autobus locali a Otavalo e dintorni sono qualcosa di semplicemente spettacolare!) e siamo rientrati a Otavalo. Quando siamo arrivati a Otavalo eravamo stanchi e affamati e non appena abbiamo visto un posto pieno di locali ci siamo entrati. Il posto si è rivelato una pizzeria! E quindi pizza fu! E che dire, ovvio che verrebbe da pensare di no, ma la realtà è che è stata una delle esperienze più locali che abbiamo fatto visto che la pizzeria era piena zeppa di famiglie ecuadoriane e di turisti c’eravamo solo noi!

INFO

I panini ce li siamo comprati da Sabor Vazco e la pizza l’abbiamo mangiata da Oskar. Non era eccezionale ma si faceva mangiare!

Venerdì 2 Giugno

Ci siamo svegliati presto e con le idee chiare siamo andati al mercato e abbiamo contrattato quello che avevamo deciso di comprare! Poi abbiamo preso l’autobus e la nostra giornata dell’orrore è cominciata, quella che vi ho già descritto e che è terminata a playa Escondida! Di playa Escondida e di Mompiche vi ho già raccontato quindi il prossimo post sarà Canoa.

Chiudo con qualche foto di Otavalo, che se non si fosse capito ci è piaciuta proprio tanto: la piazza principale, una via e il giardino del nostro B&B!

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INFO

A Otavalo siamo stati all’Hostal Riviera Sucre e ci siamo trovati bene!

Nelle ultime 48 ore

giugno 11, 2017

Ho dormito, tutta nascosta sotto al lenzuolo testa compresa, con 4 pipistrelli in camera che hanno passato la notte a svolazzare e cagare ovunque.

Sono stata su un’isola che non si può raggiungere in barca, e neanche a piedi e nemmeno nuotando, solo strisciando nel fango. Abbiamo strisciato con la TV nazionale che ci riprendeva.

Ho avuto il più grosso shock culturale di tutto il viaggio, in un contesto in cui non me lo sarei mai aspettato.

More to come soon…

Ecuador. Mompiche. Oceano mare.

giugno 7, 2017

Sabato 3 Giugno

Da playa Escondida siamo venuti a Mompiche. L’ha scelto Bram, a me pareva un po’ mmmhe. E invece ce ne siamo innamorati!

Mompiche è un minuscolo paesino sulla costa. Non c’è nulla, neanche una strada asfaltata.

Però c’è una spiaggia lunga lunga che alla mattina è piccola e al pomeriggio è grande (alta marea, bassa marea), con al tramonto i bambini che giocano.

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Ci sono un po’ di ostelli e qualche ristorante, dove i ristoranti sono baracchine sulla spiaggia.

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Ci sono i pescatori, e hanno delle barche e gli uccelli che ci girano intorno.

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E poi ci sono le onde, che sono quelle che hanno fatto di Mompiche una meta turistica, per i surfers. Ma è un turismo scrauso, di sacchi a pelo e ostelli. E quindi il paesino non è cambiato, le strade non sono asfaltate, dopo le 21 da fare non c’è niente. Si può prendere un libro, o stappare una birra, o andare in spiaggia a guardare le barche.

La prima sera siamo rimasti all’ostello.
Abbiamo chiacchierato un sacco con la cuoca, una giovane ragazza argentina di origini neanche a dirlo italiane. Ci ha raccontato che la nonna, abruzzese, è venuta via dall’Italia a 10 anni ed è riuscita a tornarci solo a 80. E che lei, che è di Rosario, è stata in Italia grazie a un programma di scambio, e ha avuto la possibilità di andare in Abruzzo e conoscere i parenti! Che cosa fantastica. A quanto pare era partito un intero gruppo dall’Argentina verso l’Italia, con 3 fortunati passeggeri per ogni città: 3 di Rosario, 3 di Buenos Aires, 3 di Mendoza… e così via!
Abbiamo conosciuto anche, e chiacchierato un sacco e cenato con, una coppia di ragazzi cileni molto simpatici, giornalista lei e insegnante di yoga lui. Abbiamo parlato tanto ed è stato super interessante, e tutto il tempo in spagnolo!! Ovvio che non abbiamo capito tutto tutto, ma la maggior parte sì!
Infine, abbiamo soccorso con alcool e cerotti un giovane alternativo che andando in giro scalzo si era sfrantumato il ditone!

Domenica 4 Giugno

La giornata è trascorsa lenta e bella. Abbiamo fatto colazione in un posto carino vicino all’ostello (indovinate qual è la mia)

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e poi siamo andati a passeggiare in spiaggia, anche questa proprio dietro l’ostello. Faceva caldo ma era nuvolo, quindi si stava bene. È questa la spiaggia che preferisco!

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Nell’ultima foto Bram mi diceva: Salta! Ma io non volevo saltare, perché avevo paura di schizzarmi tutta l’acqua addosso!

In spiaggia abbiamo anche pranzato. Siamo stati fermati da un signore (si vede in una della foto sotto, quando bello è?) che ci ha raccontato di essere di Muisne, un’isoletta vicina a Mompiche, e di avere un ristorante di pesce fresco sulla spiaggia solo per il weekend (e solo a pranzo). In genere se mi fermano è la volta buona che tiro a dritto, però boh, lui ci ha convinto. Ispirava fiducia e inoltre avevamo già visto varie volte i pescatori uscire, rientrare, riparare le reti, insomma sulla freschezza del pesce non avevamo dubbi. Abbiamo deciso di correre il rischio e siamo stati premiati, quel risotto ai frutti di mare (che ci siamo divisi perché era una quantità gigante) era buonissimo!

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King of the Beach

Dopo siamo tornati all’ostello per darci una sciacquata e programmare un po’, la fine del viaggio inizia ad avvicinarsi e l’approccio Oggi qui domani chissà inizia a funzionare meno. Quella fava lessa di Bram mi fa le foto mentre mi sciacquo i piedi!

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In serata siamo tornati a cena dove avevamo fatto colazione. Prima però siamo andati a passeggiare un altro po’ sulla spiaggia. E l’abbiamo trovata diversa dalla mattina. Andata l’alta marea, benvenuta bassa marea, circa 50 metri di spiaggia in più. Abbiamo giocato coi granchi, guardato i bambini inseguire un pallone.

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Quando siamo rientrati Bram si è fatto una doccia. Lo scarico dell’acqua era bloccato dalla sabbia e ci siamo ritrovati tutta l’acqua in camera. Era acqua stagna e dunque oltre a bagnare puzzava pure! Bram è diventato una bestia e nel tentativo di impersonare “the cool girlfriend”, personaggio di cui poi vi racconterò, sono andata io a chiamare il responsabile. Il responsabile si era appena seduto davanti a un piatto di pasta fumante e gli ho detto che poteva venire dopo cena. Poi sono tornata da Bram e Bram ha sbraitato Perché non gli hai detto di venire subito?, e io ho risposto Perché gli si freddava la pasta. Non so, a me è sembrato logico, a voi no? Poi il responsabile è venuto e io gli ho detto Vedi, è tutto bagnato e anche il profumo non è che sia proprio il massimo e lui mi ha risposto Non ti preoccupare come se a puzzare a quel modo fossi stata io! Alla fine ci ha dato un’altra stanza, più carina e con l’aria condizionata e così siamo andati a letto contenti.

INFO

Colazione e cena da Chocolata, pranzo sulla spiaggia!

Lunedì 5 Giugno

Avevamo sentito parlare di una spiaggia nera e siamo andati a cercarla. E l’abbiamo trovata!

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Lungo la via ci siamo fermati a giocare coi granchi. Ma quanto sono buffi? Stanno tutti lì e appena ci avviciniamo si buttano nei loro buchi. Ogni tanto ce n’è uno che non riesce a raggiungere la propria casina e va nel panico, e allora prova a entrare in quelle altrui ma puntualmente viene ributtato fuori!

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Abbiamo visto anche i pescatori. Pulivano il pesce e gettavano i resti in mare, per i pellicani.

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Una cosa mi ha fatto un po’ tristezza. Sulla spiaggia c’erano un po’ di pesci palla abbandonati. Mi sa che finiscono nelle reti ma che i pescatori non li vogliono mangiare per via della tossina velenosa. Neanche gli uccelli li mangiano. E quindi muoiono per niente!

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Sulla spiaggia nera Bram si è buttato in acqua, io come sempre sono rimasta ad aspettarlo. Ma era difficile, perché era alta marea e l’acqua arrivava ovunque e perché si moriva di caldo. Allora l’ho raggiunto. C’erano delle onde alte e ci abbiamo giocato, un po’ come i surfers ma senza la tavola. È stato divertente! Non me lo aspettavo! Così tanto che siamo rimasti in acqua un sacco e ci siamo bruciati. Fave che siamo.

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Siamo rientrati dal mare affamati e siamo andati a pranzo.
In Ecuador esistono il desayuno (colazione) e l’almuerzo (pranzo), ma non esiste la cena (cena!), sostituita da una pequeña merienda. L’almuerzo è dunque il pasto principale. Costa poco, sui 3 dollari, e consiste in una zuppa seguita da un piatto con riso, carne o pesce e se si ha fortuna qualche foglia di insalata (se non si ha fortuna pataccone!).

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Bram ha preso l’almuerzo del giorno

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mentre io ho ordinato dal menù un piatto à la carte

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che si è rivelato buonissimo ma anche pesissimo!
Trattavasi di filete de pescado al ajillo, ajillo è il nome della salsa se non erro. Mi sono resa conto solo dopo che quella che qui poeticamente chiamano crema de leche altro non è che panna. Cioè praticamente mi sono mangiata una ciotola di panna! Ci credo che ero piena!

Mentre pranzavamo è passato il supermercato.

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Il pomeriggio è trascorso tranquillo tra doccia, pianificazione (ci siamo quasi!), birra e foto sceme. Questa sono io con i capelli appena lavati e non ancora scompigliati, come usciamo si riempiono di sole sabbia e sale e si attorcigliano tutti!

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La pianificazione ha preso un sacco di tempo. Ne siamo usciti solo per bere una birra nel portico e andare a cena. La cena è stata una fantastica sorpresa!

Camminando nel paesino la sera prima eravamo passati davanti a un ristorante messicano. Era in una viuzza secondaria e non sembrava illuminato quindi boh. Però dovete sapere che il cibo messicano in Sudamerica per me è quello che era il cibo indiano in Asia. Ossia: lo voglio!! E così siamo andati.
E ci siamo ritrovati in un posto fantastico!

Semplice, con pochi tavolini di legno al piano superiore circondati dalle foglie degli alberi. Davanti a noi il bancone, dunque vista sull’azione! E poi, il vero valore aggiunto del locale: il cuoco! Un signore messicano innamorato del suo paese e del suo lavoro, che ha passato buona parte della serata al tavolo con noi a raccontarci storie di pomodori nascosti in un guscio di foglie, di mole e di città da visitare. Un sogno! E il cibo era buonissimo, e i succhi pure!

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Ah già, non vi ho più aggiornato sui succhi. Breve aggiornamento: in Colombia ci sono ma li allungano (con acqua o latte), in Ecuador sono naturali e sono freschi e deliziosi! Hurrà!

Ah già, non vi ho detto della mia ossessione per il Messico. Dunque, vi ricordate no che quando abbiamo iniziato a organizzare il viaggio Bram voleva andare in Asia e io in Sudamerica? Ecco, è venuto fuori che non avevo un’idea proprio precisa di cosa volessi vedere in Sudamerica. E quando eravamo a Buenos Aires nel B&B brutto e cattivo e io ero triste e piangevo Bram mi diceva Ma sei voluta venire te in Sudamerica! Ma cosa avevi in mente in Sudamerica?, e io Sigh… il Messicooooo! Buuuh!, e Bram Ma allora sei cretina, il Messico non è in Sudamerica!!, e io Buuuuuhhh, non sono felice qui!, e Bram OK. Ho una fia scema.

Ah già, non vi ho detto dell’amore per il cibo che ci è stato mostrato nel corso della giornata. A pranzo il signore del pescado è venuto a farmi vedere come pescare la salsa (la panna!) col cucchiaino; a cena il cuoco messicano ha insistito che per gustare appieno il taco dovevo mangiarlo per forza, rigorosamente, assolutamente, con le mani! Ora dovete sapere che io non mangio mai niente con le mani. Neanche la rosticciana, neanche le ali di pollo, neanche il croissant. Ma il cuoco mi aveva conquistato (me ne sono un po’ innamorata, non ditelo a Bram) e mi sono fatta convincere!

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Che altro? Nanna, e la mattina dopo partenza per la tappa successiva: Canoa!

INFO

Abbiamo pranzato da Doña Gloria e cenato a La Casona del Chef – El Rincon Mexicano. Raccomandati entrambi!

Martedì 6 Giugno

Ci siamo alzati presto (ma neanche tanto) e abbiamo preso il primo dei 4 autobus che ci avrebbero portato a Canoa. Sotto un po’ di foto di Mompiche, in caso vi steste immaginando un grazioso paesino di pescatori con l’acciottolato e le casine colorate… ecco, anche no! Notare in particolare il tizio che scende dall’autobus in calzoncini, canottiera e machete.
Il paninello era ripieno di dulce de leche e era buono!

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INFO

A Mompiche siamo stati al KIWI Hostel. Perfetto per backpackers senza troppe pretese!

Ecuador. Di paradiso e granchi.

giugno 4, 2017

Vorrei raccontarvi dell’arrivo in Ecuador e di Otavalo, ma intanto finisco di scrivere delle nostre pazze corse in autobus.

Intanto la buona notizia: ieri siamo arrivati al terminal degli autobus di Esmeraldas alle 18:15 e alle 18:45 c’era un autobus non per Atacames ma per Tonchigüe, ancora meglio perché più vicina a dove dovevamo andare! Ed essendoci un po’ di tempo fra un autobus e l’altro sono anche finalmente riuscita a fare la pipì (la tenevo da 7 ore!!). Altra bella cosa, prendendo l’autobus al terminal siamo riusciti a sederci, e pure vicini!

Il quarto autobus della giornata si è rivelato il più folcloristico di tutti. Oltre a essere pieno strapieno, oltre ad avere i soliti venditori, aveva la musica appalla E un cantante di strada che per sovrastarla strillava a pieni polmoni!

A Tonchigüe siamo arrivati verso le 20. Era buio e avevamo ancora bisogno di una camionetta aperta o di un tuk tuk per arrivare dove dovevamo. Il primo tuk tuk a cui ci siamo rivolti ci ha sparato 20 dollari (in Ecuador usano il dollaro americano perché la loro moneta valeva quanto la carta straccia…) poi scesi a 15, comunque tanto per dovevamo andare. Abbiamo rifiutato… e siamo rimasti lì come peri, perché non è che ci fosse molta altra scelta.
Ma poi è arrivato Fernando!

Fernando era un altro tuk tuk driver, fra l’altro amico del primo, che ci ha proposto di portarci per 10, la cifra corretta. Io ho esitato un po’ perché non ero sicura che mi ispirasse fiducia ed era buio, ma non è che avessimo molta scelta e quindi abbiamo incrociato le dita e siamo andati con lui. Fernando ha guidato su una strada sterrata e piena di buche con la luce che si spegneva ogni pochi minuti e ci ha portato a destinazione e una volta arrivati gli abbiamo dato 15 dollari, i 10 pattuiti più 5 per far riparare la luce!

Ma dov’è che dovevamo andare? A playa Escondida, la spiaggia nascosta.

Playa Escondida è una riserva naturale sulla spiaggia. L’aveva scovata Bram e aveva organizzato tutto lui. E ora, colpo di scena: non appena ci siamo arrivati io l’ho detestata!

L’ho detestata perché mi è immediatamente sembrata un luogo per ricchi turisti, con spiaggia privata e casette di legno con vista. Inoltre siamo arrivati alle 20:30 stanchi morti e affamati e la proprietaria (canadese), che non aveva risposto alle nostre telefonate né ai nostri messaggi quando da Tonchigüe cercavamo disperatamente di contattarla per capire come raggiungere la spiaggia, ci ha accolto con “Non potete cenare, il ristorante è già chiuso”! Riuscite a immaginare la mia faccia? Era tutto il giorno che sognavo una cenetta romantica coi piedi nella sabbia!
Siamo entrati in camera che io avevo un diavolo per capello e per evitare di mettermi a litigare mi sono buttata sul letto con un libro e tempo pochi minuti mi sono addormentata. Dopo un’oretta mi sono svegliata e sono entrata nella doccia… per scoprire che era fredda. A questo punto ho avuto un attimo di crisi e mi sono fatta un piccolo pianto nella doccia. Però mi sono lavata lo stesso!

La stanza in cui dormivamo era ampia e aperta, aperta nel senso che era tipo un bungalow di legno con il tetto rialzato e le pareti fatte di stecchi di bambù messi vicini ma non attaccati… non so se mi sono spiegata, insomma il succo è che in camera avevamo uno zoo!
In camera c’erano inoltre una doccia e un lavandino, ma non il bagno. Il bagno era fuori ed era ecologico (cioè era tipo un buco per terra, poi magari metto foto, lo sciacquone consisteva in un secchio pieno di sabbia e pezzettini di corteccia) e puzzava orribilmente.
Comunque, la doccia fredda e la toilette puzzona non erano niente rispetto al gravissimo affronto di avermi negato la cena. Bram ha mangiato una banana, io sono strisciata sotto alla zanzariera (mi piace tanto dormire sotto alla zanzariera, mi fa cuccia!) e mi sono addormentata affamata e incavolata, ma…
… ma cullata dal suono del mare.

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Il risveglio è stato presto (6:30, grazie pareti aperte che lasciate filtrare la luce!) ma bello. Vista mare e rumore onde, da sotto alla zanzariera mia adorata. Momento molto idilliaco, siamo rimasti un po’ a letto a leggere e cazzeggiare. Poi però…

Poi però ci siamo alzati. E abbiamo trovato le banane rimaste, che Bram aveva lasciato su un tavolo vicino alla finestra, smangiucchiate. E accanto c’erano delle cacchette nere. Aaahhh leptospirosi!!! Abbiamo buttato tutto e lavato col sapone qualunque cosa si trovasse nei paraggi.
Più tardi Bram mi ha confessato di aver visto anche uno scarafaggio e un ragno enorme. Bram è stato molto, molto saggio ad aspettare che fossimo lontani per dirmelo.

Poi siamo scesi a fare colazione. Ah, dimenticavo, per lo zoo, ehm, per la camera!, pagavamo 25 euro a testa senza colazione. Scendiamo, ci sediamo al tavolino con vista mare e dopo poco appare una signora che per un po’ non dice nulla e poi ci chiede, in spagnolo, Colazione completa o no? E noi: Cosa comprende la colazione completa, e quanto costa? Sospiro. Sparisce, dopo un po’ torna: Pane e marmellata, caffè, succo, 5 dollari a testa. Bram chiede se non ci sia della frutta, lei dice che ci può fare una macedonia con lo yogurt, diciamo di sì, poi scopriamo che la dovremmo pagare a parte, diciamo di no. Alla fine la colazione arriva e ci sono anche le stramaledette uova affrittellate che qua ti propinano ovunque e tutti i santi giorni a colazione. Mah. Quando vediamo la gente intorno a noi che mangia pancakes chiediamo, Ma c’erano anche i pancakes? Sì. Ma perché non ce l’ha detto? Sì. Insomma una versione alternativa degli asiatici che dicevano sempre No, ma il risultato è identico!

Prima di rientrare in camera le chiediamo a che ora sia il pranzo. Quando volete, cosa volete? Gamberi, pesce..? Proviamo a indagare ma non c’è verso di scoprire se sia stia parlando di riso con gamberi o gamberi fritti o grigliata o che, e soprattutto non c’è modo di sapere il costo. Ci rinunciamo e torniamo in camera.
Che si fa? Questo posto (oltre a essere in culo al mondo) è bellissimo, ma è anche caro e il servizio fa schifo. Sono le 11. Restiamo o partiamo? A che ora è il check out? Non si sa.

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Scendo a chiedere, pronta a incazzarmi se necessario, e di Judith non c’è traccia, la signora spagnola continua a non proferire parola… epperò c’è Marianella, una dolcissima ragazza ecuadoriana che sta facendo il pane e che parla un italiano perfetto perché ha vissuto in Italia. Ma soprattutto, parla! Finalmente qualcuno che ci dà qualche informazione!

Scopro che il check in è alle 12, che i gamberi vengono preparati con latte di cocco e verdure con una ricetta tipica della comunità afro-ecuadoriana e che il piatto costa 9 o 10 dollari. Hurrà!

Torno da Bram con le informazioni ricevute e visto che nel frattempo si è messo a piovere decidiamo di pranzare e poi andarcene. Scendiamo per dirlo e altro colpo di scena, Marianella è sparita nel nulla! E di Judith non c’è traccia, e la signora delle colazioni non parla. E no, non è il nostro spagnolo, siamo riusciti a comunicare con tutti tranne lei!

Di nuovo in camera. Facciamo le valigie. Vorremmo anche prenotare un posto per dormire nella località successiva ma la WiFi non funziona e quindi nada. Scendiamo con le valigie e scopriamo che Marianella è riapparsa!

E quindi pranziamo lì. E il piatto tipico, che si chiama encocado, viene preparato dalla signora delle colazioni ed è buono. E Marianella ha fatto la focaccia con le cipolle e ce ne porta un po’ ed è buona pure quella e per me sa di casa, e quanto era che non sentivo un sapore di casa.

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E dopo pranzo smette di piovere e facciamo una passeggiata sulla spiaggia e raccogliamo conchiglie e giochiamo coi granchi che qua sono rossi e venire via ci dispiace un po’.

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Un piccolo e delizioso video granchioso che ha fatto Bram si trova qui. Al solito, per far funzionare il link bisogna togliere l’asterisco prima e quello dopo. Il rumore che si sente è l’oceano.

*https://youtu.be/asbgel-Fwfs*

Che dire? La riserva è un posto spettacolare e ci sarebbero state un sacco di cose da fare, sia in mare che nella natura. Ma fra la pioggia, la pessima gestione e il costo, a malincuore abbiamo deciso di andarcene. Avrebbe potuto essere un’esperienza completamente diversa, peccato. Il posto è paradisiaco, ma purtroppo non basta che un posto sia paradisiaco a farne un paradiso.

Chiamiamo il fidato Fernando e ce ne andiamo con lui. Gli domandiamo di lasciarci al terminal degli autobus, abbiamo deciso di andare a Mompiche. Lui la interpreta a modo suo e ci lancia nel portico di casa di una famiglia locale dicendoci “Quando passa l’autobus sventolate una mano”. La famiglia ci accoglie di buon grado, passiamo una buona mezz’ora a parlare di calcio col figlio, figlio che poi si rivela anche padre, iniziano giovani qua!

E poi arriva l’autobus, e ci montiamo al volo ed è il solito casino di persone e musica (suavemente, bé-sa-me!) e di nuovo mi cedono il posto, un ragazzino questa volta, è la terza volta in due giorni, sono carica come un mulo e accetto con gratitudine.

SAMBA!

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INFO

Il posto in cui siamo stati è l’Hotel Playa Escondida. Noi non ci siamo trovati bene, ma la riserva è una meraviglia e merita!

I racconti di questo viaggio si mescolano con quello che sta succedendo in Europa (e non solo). Abbiamo passato la notte alla Reserva Ecologica Rio Blanco a leggere di Manchester. Questa rimarrà per sempre legata a Londra.

Ecuador. Pensieri da un autobus che corre nella giungla

giugno 2, 2017

Allora. Vorrei buttare giù qualche conclusione finale sulla Colombia ma credo che l’attuale situazione meriti qualche parola. Dunque, da dove inizio?

A leggere la LP e i vari blog di viaggiatori pare che derubare i turisti sugli autobus in Ecuador sia sport nazionale. Speravo che con la Colombia la cosa fosse finita, e invece no.

Io sono contenta di viaggiare in autobus anziché in aereo. Mi piace di più, spendo meno, vedo paesaggi, inquino meno, non ho problemi di bagaglio (non so bene come sia potuto succedere ma il mio sacchettino dei souvenir si è lentamente ma inesorabilmente trasformato in un bagaglio a sé stante, ehm ehm!).

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Però dopo tutte le cose che abbiamo letto ci siamo un po’ imparanoiati. Alla fine io mi sono organizzata come segue.
Ai miei piedi (sono seduta su un autobus, giutappunto) sacchetto con roba che se mi rubano non piango.
Zaino con cose di valore: in braccio, e le braccia intorno (mi sta premendo sulla vescica e mi scappa la pipì!!).
Souvenir: sparsi fra valigia (che è nella stiva) e suddetto zaino.

Che poi, parliamone. Cosa ci possono rubare?
Soldi e carta di credito sarebbero una rottura di palle, ma una rottura di palle rimediabile.
Passaporti sarebbe una rottura di palle / una tragedia. Ma non credono puntino a quelli.
Vestiti e scarpe chissene, magari se mi rubassero le scarpe da trekking mi dispiacerebbe ecco, ma ce le ho addosso, direi che se riescono a rubarle se le meritano!
Souvenir. Ecco questo sì che mi dispiacerebbe da morire. Si tratta di un bagaglio di poco valore materiale ma immenso emotivo. Sono ricordi, raccontano storie, hanno volti di persone. Mi scoccerebbe di più se mi rubassero i souvenir che la carta di credito! Perché la seconda è rimpiazzabile, i primi no.

Parliamo anche degli autobus stessi. Come faccio a descriverli? Sono autobus normali, pure grossi, tipo quello che va da Lucca a Firenze, ma stipati all’inverosimile. Ci sono i passeggeri ma ci sono anche i venditori. I commedianti, i truffatori. Chi è a caccia di soldi non resta sull’autobus, sale e scende. I venditori si fanno l’autobus in su e in giù, schiacciando piedi e bagagli, urtando teste e spalle. Vendono bibite fresche, acqua, mango, banane fritte, paste, succo d’arancia e per succo d’arancia intendo caraffa in una mano e bicchieri di plastica nell’altra, gelati tenuti in mano e sono nudi (i gelati non i venditori), senza carta. Io ogni volta vorrei comprare tutto, ma che vita è, su e giù in questo inferno per 50 centesimi se va bene?
Sul primo autobus che abbiamo preso in Ecuador, vicini al confine con la Colombia, è salita la polizia, ci ha fatto aprire gli zaini. Bram per raggiungere il suo ha spostato una scatola di cartone legata con uno spago, quella ha fatto PIO PIO PIO.
Ma lo spettacolo più bello è la gente. Abiti, decorazioni e colore della pelle continuano a cambiare. Gonne lunghe a motivi etnici, camicette ricamate, copricapo che para pioggia e sole. Miele, caramello, cioccolato. Colori vivaci nel caso dei membri di alcune tribù, e l’autista che si lamenta perché sporcano i sedili.
In Ecuador, lo confesso, a volte abbiamo difficoltà a distinguere gli uomini dalle donne. Capelli lunghi e neri, raccolti in una coda o in una una treccia spessa. Si riconoscono bene invece i bambini, le neonate hanno gli orecchini, col buco. A me sembra una barbarie ma sono culture diverse, non posso giudicare.

Ma è della situazione in cui ci troviamo oggi che volevo parlare. Ho cambiato autobus fra il pezzo sui furti e quelli sugli autobus, si sente? Mi accorgo di aver cambiato tono. L’autobus su cui sono ora mi piace di più.

Eravamo a Otavalo, nelle Ande. Volevamo andare vicino ad Atacames, sulla costa più a nord. E nel mezzo?
Normalmente da Otavalo si va a Quito, la capitale, che è più a Sud e quindi logisticamente non avrebbe senso ma tutti gli autobus passano da lì. Ma noi a Quito non volevamo andare, abbiamo chiesto, ci hanno detto Andate a Ibarra, da lì a Esmeraldas, da Esmeraldas a Atacames. A che ora è l’autobus da Otavalo a Ibarra? Oh ce ne sono tanti, ogni 5 minuti. E da Ibarra a Esmeraldas? Ah, questo non lo so.
Non sanno, non sanno mai. Su Internet non si trova niente e chi abita a A sa come andare da A a B ma da B in poi il vuoto, finisce il mondo, inizia il niente. È un terno al lotto, una giostra che non si sa quando passi, venghino signori venghino!
E così stamattina siamo andati a Ibarra, e stavolta la lotteria l’abbiamo persa perché quando siamo arrivati a Ibarra di autobus per Esmeraldas non ce n’era.

E quindi abbiamo chiesto. Le informazioni non erano chiare, Andate a Quito, partite stanotte (no cazzo no, io di notte in Ecuador non voglio viaggiare!), andate domattina. Bram si è spazientito, io sono rimasta, ho chiesto di parlare più lentamente, con dolcezza.
E alla fine ho capito, ho capito che da Ibarra potevamo prendere un autobus per San Lorenzo e poi un altro per Esmeraldas. San Lorenzo è una città nella giungla che sulla mia cartina dell’Ecuador è stellata con l’etichetta “river blindness” perché vicino al fiume prolifica una zanzara che trasporta un parassita che porta alla cecità. L’autobus stava partendo, ma stava proprio nel senso che era già in marcia, ci siamo saliti al volo.

Posti a sedere non ce n’erano ma un ragazzino si è alzato e mi ha ceduto il posto, e sapete che c’è? Non mi lamenterò più quando mi chiamano signora.

Ed è stato così che mi sono trovata nella situazione in cui ero quando ho iniziato a scrivere. Su un autobus per chissà dove fra un venditore e un commediante.

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Il commediante ha esordito dicendo Forse mi avrete visto in TV, sono il figlio del presidente, ho partecipato a Ecuador’s Got Talent. E poi si è messo un vestito da donna e a un certo punto si è avvicinato a Bram e l’ha abbracciato e Bram ha passato la successiva mezz’ora a controllarsi tutte le tasche per vedere se gli aveva fregato qualcosa!

Dopo un paio d’ore, e tutto è stato così frenetico che sono le 17 ed è da stamattina che io non faccio la pipì, l’autista ha urlato CALDERONE! o almeno io ho capito così, e è venuto fuori che dovevamo cambiare autobus lì per andare a Esmeraldas, e Presto correte che l’autobus sta arrivando!, e siamo rotolati giù e abbiamo recuperato le valigie e poi Bram me le ha mollate TUTTE e mi ha detto Ciao io vado in bagno! (cioè al lato della strada), questo mentre l’autobus per Esmeraldas si avvicinava.

Mi è preso il panico. L’autobus partiva e io da sola non ce la facevo a portare tutto! Alla fine ho mollato lì le valigie da stiva e sono salita con in mano tre zaini, fra cui quello di Bram che credo che di nascosto collezioni pietre ripiene di piombo, e il famoso sacchettino dei souvenir.
L’autobus era pieno, pieno, pieno, c’era gente ovunque, seduta e in piedi e incastrata, tutti color cioccolato tranne me, e io non riuscivo ad avanzare, non riuscivo a trasportare i bagagli e in più stavo sudando come un maiale visto che ero nella giungla tropicale coi vestiti che avevo nelle Ande! Ho urtato tutti, ho dato zainate in faccia alla gente, ho provato a mettere su lo zaino di Bram e quello è cascato in testa a uno, ho detto Disculpe più volte di quante si possano contare, ho pensato Basta non ce la faccio più mollo tutto qui e se ci devono derubare che si servano!, e in quel momento un signore coi pantaloni da lavoro e gli stivali di gomma si è alzato, mi ha sorriso e mi ha ceduto il posto.

E quindi ora sono qui. Seduta su un autobus che corre tra giungla e villaggi e i villaggi sono terra e baracche di legno col tetto di lamiera e accanto a me c’è una signora che non sfigurerebbe in un romanzo di Jorge Amado e dall’altro lato ho la figlia che sta comprando del formaggio da un venditore che lo tiene in sacchetti di plastica e ne ha rotto uno per farglielo assaggiare, e prima o poi arriveremo a Esmeraldas e dopo chissà? Se non c’è l’autobus per Atacames ci toccherà dormirci, e mi farebbe pure figo dire Sono a Esmeraldas (solo il nome!!) la città nella giungla! non fosse per questo piccolo particolare che la LP dice che è la città più malfamata di tutto l’Ecuador (le esatte parole sono ugly, dirty and dangerous). Ma mamma non ti preoccupare, male male prendiamo un taxi e andiamo diretti in albergo!

Oh dimenticavo, poco fa è salita una ragazza bellissima. Alta, snella, con un vestitino bianco semplice che fa risaltare la pelle color caramello, le infradito, i capelli legati in uno chignon tenuto fermo da una piccola ghirlanda di fiorellini bianchi. È Garota de Ipanema, ecco chi è!

Stiamo passando dei panorami che non ve li immaginate. Una meraviglia. Rigogliosissimo verde, cascate, intere famiglie sedute sotto al portico. La gente vive in posti che per me cittadina sono inconcepibili per quanto sono isolati. Vorrei scendere dappertutto e scoprire e conoscere ed esplorare!

Colombia. Empanadas a Popayan, noccioline a Ipiales. E poi…

giugno 2, 2017

Sabato 27 Maggio

Da Salento siamo andati a Popayan (cioè da Salento siamo andati a Armenia, da Armenia a Cali e da Cali a Popayan ma vabbè). Volevamo dirigerci verso l’Ecuador ma la distanza era troppa per poter far tutto in una botta sola, abbiamo dunque scelto due tappe intermedie: Popayan e Ipiales.

A Popayan, che è una bianca cittadina coloniale, siamo arrivati in serata. Abbiamo fatto il check in nel posto che avevamo prenotato e che si è rivelato… una casa di studenti!, molto carina, e poi siamo usciti a cena. La casa non era in centro e noi eravamo stanchi, così siamo rimasti in zona.

Siamo finiti in un ristorante un po’ strano. A vederlo era super scicchettino, ma un po’ “vorrei ma non posso” (o wannabe!). Il nome era spagnolo ma il menù si è rivelato di ispirazione italiana, ma italiano sudamericano, tipo pasta fatta in casa ma fatta male con frutti di mare, panna e caciotta! E poi c’era uno scarafaggio enorme sul muro. Devo dire che dopo mesi di viaggio ho smesso di associare gli scarafaggi alla mancanza d’igiene, in un posto come quello tutto aperto come fai a tenerli fuori? Però era strano il contrasto, il posto tutto carino e la bestia!

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INFO

Il posto in cui abbiamo cenato si chiama La Mansión. Ha aperto da poco, avremmo potuto lasciargli la prima recensione ma abbiamo avuto pietà!

Domenica 28 Maggio

Ci siamo svegliati presto e siamo andati in centro a piedi. La casa di studenti era economica e non prevedeva la colazione, e credo fosse forse la prima volta in tutto il viaggio in cui non era inclusa. Ho deciso di prendere la palla al balzo e cercare un croissant come si deve che, si sarà capito a questo punto, è la cosa che mi manca di più. Ah! Illusa! Di Domenica (e oltretutto era un weekend lungo, il Lunedì era festivo) era tutto chiuso e siamo finiti in un fast food con un succo di frutti surgelati e una fetta di torta troppo dolce a guardare… il Giro d’Italia! Non so se avete presente, se la giocavano un olandese e un colombiano ed è arrivato primo, ma proprio all’ultimo, l’olandese. Nel bar c’era grande tensione e Bram si è ben guardato dal rendere nota la sua nazionalità! Io invece che sono italiana l’ho detto con orgoglio a tutti, ma non interessava a nessuno.

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Dopo colazione abbiamo fatto un giro. Ecco un po’ di foto di Popayan. Non è male, no?

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Poi ovviamente abbiamo litigato, perché Bram voleva salire fino a un punto panoramico ma io avevo letto che lì ti derubano e non ci volevo andare. Lui si è sfavato e io gli ho detto “Ma se ci vuoi andare vai da solo e ci troviamo dopo” e allora ci siamo separati dandoci appuntamento a casa. Ma Popayan è così piccolina che tempo mezz’ora ci siamo ritrovati, e la temporanea separazione è stata cosa buona perché dopo eravamo tutti felici e innamorati!

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Dopo volevamo andare a pranzo. Ma, indovinate un po’? Tutto chiuso. Abbiamo girellato un po’ invano, alla fine ci siamo arresi e siamo andati verso casa sperando di trovare un supermercato aperto per poter fare la spesa e cucinare. E invece abbiamo trovato questo!

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Erano delle mini empanadas fatte e fritte sul momento. Deliziose! Ce ne siamo comprate 4, e poi altre 4, e poi 4 ancora!

La spesa poi l’abbiamo fatta comunque. Abbiamo trovato un mercato fantastico

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e ci siamo comprati un sacco di frutta e verdura e anche la pasta e l’olio. Poi siamo andati a casa e questo è stato il pranzo

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e questa la cena (l’ha preparata Bram ed era buonissima, ricetta sull’altro blog)

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e questa è una foto che ha fatto Bram quando è uscito a comprare le birre

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e nel mezzo pianificazione pianificazione pianificazione * e anche un po’ di relax!

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* Io mi sono letta l’intera LP dell’Ecuador in un pomeriggio. Tutta. Sì, sono una freak!

INFO

A Popayán siamo stati all’Estiba House. Ci siamo trovati bene!

Lunedì 29 Maggio

Giornata di viaggio, ci siamo alzati all’alba per raggiungere Ipiales! Il viaggio è lungo, 8 ore, e a Ipiales siamo arrivati sul tardi e stanchi.

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Siamo usciti a fare un giro e devo dire che la città non ci ha impressionato troppo favorevolmente. Città di confine, aria poco raccommandabile, forse ci siamo imparanoiati noi, nel dubbio abbiamo preferito non rimanere fuori una volta che si è fatto buio e siamo finiti nella nostra camera con vista Ande con due birre e un pacchetto di noccioline, al tramonto.
Ma in fondo che ci serve di più? Era l’ultima notte in Colombia, aveva un fascino che niente poteva portarci via!

La cena è stata talmente triste da essere surreale e diventare divertente. Nel ristorante dell’albergo, unici clienti presenti, sedie di plastica arancione, cibo pessimo e Men of Honor (in spagnolo) in TV!

Martedì 30 Maggio

Sveglia presto, colazione in albergo all’altezza della cena (…) e poi in gita al Santuario de Las Lajas, questo qua!

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Il santuario è affascinante, in parte incastonato nella pietra della montagna che lo circonda. E il setting è incredibile. Avremmo voluto visitare il museo per saperne di più ma l’abbiamo trovato chiuso. Due preti ci hanno promesso che avrebbero chiamato il custode e poi hanno detto a Bram “Dumoulin!”, così dal nulla e lui per lì non capiva.
Più tardi sono venuti a cercarci per dirci che il custode era arrivato, ma a me nel frattempo era venuto un misterioso mal di pancia (che così come è venuto fortunatamente se ne è anche andato) e volevo andare a casa!

Le vie intorno al santuario pullulano di negozi di souvenir, ma doveva essere un giorno particolare perché i negozi erano quasi tutti chiusi e le vie deserte. Buffo.

Camminando piano siamo tornati all’albergo e abbiamo recuperato le valigie.

E poi…

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Ma questa è un’altra storia, e bisognerà raccontarla un’altra volta.

INFO

A Ipiales siamo stati all’Hotel Avanty. Bleah!!